Cosa nostra affari loro by BrandalJaclson

VIEWS: 79 PAGES: 4

									Cosa nostra affari loro
2
commenti



Gli incontri con i boss. I patti segreti. Le minacce. I pagamenti. Gli appoggi elettorali. Gli atti del
processo disegnano le relazioni pericolose di Marcello Dell'Utri

di Peter Gomez e Marco Travaglio
L'Espresso, 26 dicembre 2004

Quando in tv gli hanno chiesto: «Dottor Dell'Utri, esiste la mafia?», lui ha detto: «Le risponderò
con una frase di Luciano Liggio: se esiste l'antimafia esisterà anche la mafia». Era il 1999, alla
conclusione del processo di Palermo e alla sua condanna a nove anni di reclusione per concorso
esterno, mancavano ancora più di 200 udienze. Ma quella trasmissione, condotta da
Michele Santoro, sarebbe stata l'unica interamente dedicata allo strano caso di un uomo a suo agio
sia tra i libri antichi che tra capibastone e mammasantissima di ogni ordine e grado. Eppure davanti
al tribunale che ha condannato l'ideatore di Forza Italia per essere stato il referente prima finanziario
e poi politico di Cosa Nostra per anni, al contrario di quello che sostengono le difese, non si è
discusso di pentiti, ma di fatti. Che emergono da intercettazioni, pedinamenti, filmati, documenti e
testimonianze. Di rapporti con i boss ammessi persino dall'imputato. Ecco i principali.

5 marzo 1974
Marcello Dell'Utri si dimette dalla Sicilcassa per andare a lavorare a Milano da Silvio Berlusconi.
Per lui si tratta di un ritorno. Negli anni '60 aveva già allenato una squadra di calcio sponsorizzata
dal futuro Cavaliere. Adesso invece è il segretario particolare di Silvio. Cura la ristutturazione
della villa di Arcore e fa assumere come fattore Vittorio Mangano. Come racconterà lui stesso,
Mangano, che già conosceva, gli è stato consigliato da «l'amico di una vita» Gaetano Cinà: il
proprietario di una lavanderia palermitana, imparentato attraverso la moglie con i boss Stefano
Bontade e Mimmo Teresi. Secondo i pentiti, le intercettazioni ambientali e il tribunale che lo ha
condannato a sette anni, Cinà fa parte della famiglia mafiosa di Malaspina. Mangano quando arriva
a Milano è già stato tre volte in carcere. Nel 1967 era stato pure diffidato come «persona
pericolosa», poi era finito sotto inchiesta per reati che vanno dalla ricettazione alla tentata
estorsione e nel 1972 era stato fermato in auto con un mafioso trafficante di droga. Ad Arcore,
Mangano porta a scuola i figli di Berlusconi e cura la sicurezza della villa, liberando ogni sera sei
grossi mastini napoletani. Siamo negli anni dei sequestri di persona. I pentiti sostengono che la
funzione di Mangano, mafioso della famiglia di Porta Nuova, era quella di garantire Berlusconi dai
rapimenti. Lo stesso Berlusconi ammette di aver trasferito la famiglia in Spagna per qualche mese,
in seguito a una serie di minacce e un attentato avvenuto nella villa milanese di via Rovani nel
maggio del '75. Il boss Francesco Di Carlo, un padrino di casa nel bel mondo palermitano, dice di
aver partecipato a un incontro tra Bontade, Teresi, Cinà, Dell'Utri e Berlusconi al termine del quale
si parlò del ruolo di Mangano. Stando a un rapporto della Digos del 1984, Mangano restò ad Arcore
due anni, durante i quali fu arrestato altre due volte per scontare condanne per truffa, porto di
coltello e ricettazione. Da un foglio di dimissioni dal carcere risulta che Mangano, ancora il 6
dicembre 1975, eleggeva domicilio sempre ad Arcore, in via Villa San Martino 42. Ma nonostante
gli arresti, nessuno lo licenziava. In un rapporto dei Carabinieri di Arcore del 30 dicembre 1974 si
legge: «Dell'Utri (...) ha chiamato Mangano pur essendo perfettamente a conoscenza (...) del suo
poco corretto passato». Mangano, interrogato in aula prima della morte, avvenuta nel 2000, dirà
che spesso lui e la moglie cenavano con i Berlusconi. In quei mesi, secondo i pentiti, Berlusconi
comincia a versare denaro a Cosa Nostra. Un ex socio di Dell'Utri, Filippo Alberto
Rapisarda, sostiene che l'intervento di Marcello servì per ridurre le pretese della mafia. Dell'Utri
ammetterà di averglielo detto, ma solo per vanteria. Non saprà spiegare però perché le minacce
cessarono.

1976
Mangano lascia Arcore, ma continua a gravitare su Milano. Vive all'hotel Duca di York dal quale
gestirà il traffico di droga per conto della mafia. Per questo verrà arrestato nel 1980 e poi
condannato.

24 ottobre 1976
Il boss Antonino Calderone festeggia il compleanno al ristorante le Colline pistoiesi di Milano. Al
suo tavolo ci sono Mangano, i boss Nino e Gaetano Grado e Dell'Utri. Lo ammetterà pure Dell'Utri,
anche se dirà che Mangano non gli presentò i commensali.

1977, estate-autunno
Dell'Utri pensa di prendere un anno sabbatico per studiare teologia. Berlusconi infatti non lo vuole
promuovere: «Era perplesso sulle mie capacità manageriali». Così si dimette e va a lavorare da
Rapisarda, un imprenditore buon conoscente dei vertici di Cosa Nostra dell'epoca e proprietario
dell'Inim, in quegli anni considerato il secondo gruppo immobiliare Italiano. Già nel 1987
Rapisarda sosterrà di averlo assunto perché era sponsorizzato da Cinà «uno a cui non si poteva dire
di no». Nello stesso interrogatorio Rapisarda accuserà Dell'Utri di aver poi riciclato soldi di
Bontade e Teresi nella Fininvest. Nonostante le pesanti affermazioni non verrà denunciato per
calunnia e invece, a partire da 1988, tornerà amico di Dell'Utri. Creerà con lui quattro società
immobiliari e gli presterà 2 miliardi di lire. Dell'Utri nega la sponsorizzazione di Cinà, ma ammette
di aver incontrato nel '77 Rapisarda assieme a Tanino. Un giornalista amico di Cinà testimonia però
che la raccomandazione ci fu.

1978-79
Dell'Utri lavora all'Inim. Ma il gruppo va in bancarotta. Rapisarda fugge latitante in Venezuela,
dove è ospite dei narcos mafiosi Caruana-Cuntrera. Poi vola a Parigi utilizzando un documento
intestato ad Alberto Dell'Utri, il gemello di Marcello. Nel 1997-98 da intercettazioni telefoniche
disposte contro ex dipendenti di Rapisarda emergerà come all'improvviso molti di loro, in
prossimità della convocazione in Procura come testimoni, abbiano ottenuto abitazioni nella
berlusconiana Milano 3 (in un caso) o contratti o promesse di contratti da Pagine Utili. Per i pm è
un episodio di inquinamento probatorio.

14 febbraio 1980
In un'indagine di droga viene intercettata una conversazione tra Mangano e Dell'Utri. Mangano dice
di avere «un affare» da proporre. Dell'Utri: «Questi sono bei discorsi». Poi Mangano parla di un
secondo affare «per il suo cavallo». Ma Dell'Utri spiega di non avere soldi e al suggerimento di
chiederli «al suo principale, Silvio», risponde: «Iddu non sura» (lui non sgancia). Infine si
accordano per vedersi «al solito, in via Moneta».

19 aprile1980
Si sposa a Londra Jimmy Fauci, un pregiudicato che gestisce il narcotraffico dei Caruana. Alle
nozze partecipano Di Carlo e Teresi, Cinà e Dell'Utri. È lui stesso a confermarlo sostenendo però di
esserci stato portato per caso da Cinà.

1983
Secondo i pentiti, l'onorata società torna a perseguitare il Cavaliere con richieste di denaro sempre
più pesanti del clan Pullarà. Berlusconi, reduce da una serie di affari immobiliari in Sardegna con il
faccendiere legato alla mafia Flavio Carboni, richiama Dell'Utri alla Fininvest e, nonostante il
disastro del gruppo Inim, lo promuove numero uno di Publitalia. Per i pm, non ha scelta: Dell'Utri,
tramite Cinà, sigla una nuova tregua con Cosa Nostra.

1986
Stando ai pentiti, Toto Riina diventato capo dei capi dopo aver fatto fuori Bontade e i suoi uomini,
scopre i rapporti dei Pullarà con Dell'Utri: indispettito per non essere stato informato, li mette da
parte e affida a Cinà la gestione esclusiva di quel canale. Il suo obiettivo dicharato è agganciare
Bettino Craxi e dare una lezione alla Dc, non più affidabile. Nell'87 in Sicilia si verificherà un
travaso di voti.

28 novembre 1986
Scoppia un'altra bomba in via Rovani. Berlusconi chiama Dell'Utri (intercettato): «È stato
Mangano... una cosa > rozzissima, ma fatta con molto rispetto, quasi con affetto...». Poi dice che gli
dispiacerebbe «se i carabinieri, da questa roba qui, fanno una limitazione della libertà personale a
lui (Mangano)». Due giorni dopo Dell'Utri riceve la visita di Cinà e, con Tanino al fianco, chiama
Silvio per rassicurarlo: «Tanino mi ha detto che (Mangano) assolutamente è proprio da escludere.
Poi ti parlerò di persona». Per i pentiti l'attentato faceva parte della strategia di riavvicinamento di
Riina. Altre intercettazioni rivelano che Cinà da quel giorno è spesso a Milano e che per il Natale
regala una cassata di 12 chili a Berlusconi. I buoni rapporti Fininvest-mafia sono poi confermati,
per i pm, da un'agenda, sequestrata alla famiglia mafiosa di San Lorenzo, in cui i boss tenevano i
conti. Accanto alla voce Canale 5 compare una cifra e la dicitura «regalo». La mafia però non si
accontenta. Punta a Craxi, non ai soldi.

17 febbraio 1988
Berlusconi chiama l'immobiliarista Renato Della Valle (intercettato): «Devo mandare via i miei
figli perché mi hanno fatto delle estorsioni in maniera brutta. Una cosa che mi è capitata altre volte,
dieci anni fa (...) siccome mi han detto che, se entro una certa data, sei giorni, non faccio una roba,
mi consegnano la testa di mio figlio ed espongono il corpo in piazza del Duomo, allora ho deciso: li
mando in America». Che cosa doveva fare Berlusconi? Perché non denunciò l'accaduto?
Impossibile saperlo: il premier in tribunale si avvarrà della facoltà di non
rispondere.

1990, gennaio-febbraio
Il gruppo torna nel mirino. A Catania avvengono una serie di attentati contro la Standa (Fininvest)
e Rinascente (Fiat). La Fiat ammetterà di aver pagato per farli cessare. La Fininvest invece nega e
non si costituirà parte civile al processo. Per i pm, il vero obiettivo è sempre avvicinare Craxi. Vari
pentiti e un teste dicono che Dell'Utri incontrò i boss Salvatore Tuccio e Nitto Santapaola per
accordarsi. E a partire da quel periodo Dell'Utri risulta volare spessissimo a Catania.

1991
Mangano esce di prigione. Vuole riprendere in esclusiva il legame con Dell'Utri. Ma Riina invia il
boss Totò Cancemi a dirgli di farsi da parte. Dice Cancemi: «Dell'Utri inviava 200 milioni all'anno
a Cinà, che tramite (i boss) Di Napoli e Ganci li dava a Riina, che li smistava alle famiglie».

1992, gennaio-febbraio
Vincenzo Garraffa, senatore Pri e presidente della Pallacanestro Trapani, riceve la visita del
capomafia Vincenzo Virga. «Mi manda Marcello», spiega Virga venuto a reclamare 700 milioni per
conto di Dell'Utri. Nel maggio 2004 il fatto è stato accertato dal Tribunale di Milano. Dell'Utri e
Virga sono stati condannati a due anni per tentata estorsione.
1992, maggio-giugno
L'ex dc Ezio Cartotto (sentito come teste) è ingaggiato in segreto da Dell'Utri per studiare
un'iniziativa politica in previsione del crollo dei partiti amici a causa di Tangentopoli.

15 gennaio 1993
Arresto di Riina. La mafia, coi vecchi referenti politici alle corde (compreso l'agognato Craxi),
pensa di fondare il partito Sicilia Libera, con i cui esponenti (risulta da agende e tabulati telefonici)
Dell'Utri è in contatto.

1993, estate
Bernardo Provenzano, secondo il boss Nino Giuffrè, abbondona l'idea di Sicilia Libera e stringe un
patto elettorale con Dell'Utri: fine delle stragi in cambio dell'alleggerimento delle indagini, del 41
bis, e di una nuova legge sui pentiti.

12 luglio 1993
Berlusconi, racconta l'ex condirettore de "il Giornale" Federico Orlando, faxa un decalogo con la
"linea" da seguire. Uno dei punti forti è l'attacco ai pentiti e al reato di associazione mafiosa.

1993, novembre
Mentre Berlusconi crea Forza Italia, Dell'Utri vede Mangano a Milano (risulta dalle agende del
senatore). Con l'arresto di Riina l'ostracismo nei suoi confronti è caduto. Mangano anzi è stato
promosso capofamiglia di Porta Nuova. Verrà presto riarrestato e condannato all'ergastolo per
omicidio e mafia.

31 dicembre 1998
Dell'Utri viene filmato dalla Dia mentre incontra un collaboratore di giustizia messinese, Pino
Chiofalo, organizzatore di un complotto per screditare i pentiti che accusano il senatore e i boss. Nel
film lo si vede mentre gli consegna dei regali. Chiofalo, arrestato, confessa: «Dell'Utri promise di
farmi ricco».

1999
Dell'Utri si candida alle europee. Una microspia capta la voce di uno stretto collaboratore di
Provenzano, Carmelo Amato, mentre raccomanda più volte ai picciotti di votarlo. Per esempio il
22 maggio: «Ora a questo si deve portare in Europa: Dell'Utri. Sì, qua già si stanno preparando i
cristiani (i mafiosi, ndr)». Anche Cinà, chiamato "zio Tano", viene intercettato. E addirittura
ammette di essere un uomo d'onore: «Carmelo, vedi che io sono combinato (mafioso ndr) come te»,
dice.

13 maggio 2001
Dell'Utri viene rieletto. Nelle intercettazioni in casa del boss Giuseppe Guttadauro si sente il
capomafia dire: «Con Dell'Utri bisogna parlare», anche se «alle elezioni del '99 ha preso degli
impegni, e poi non s'è fatto più vedere». Poi Guttadauro aggiunge che Dell'Utri si era accordato di
persona con Gioacchino Capizzi, l'anziano capomandamento della Guadagna, lo stesso clan di cui
facevano un tempo parte Bontade, Teresi e i fratelli Pullarà. Per Dell'Utri è il passato che ritorna.
Anzi che non se ne è mai andato.

								
To top