Siamo un gruppo di soci di varie cooperative edilizie
che hanno edificato alla Romanina ed abbiamo molti problemi inerenti l’acquisto delle nostre prime case. Ci siamo decisi a scrivervi perché vorremmo portare agli occhi di tutti - tramite i mass media - quel che sta accadendo, affinchè qualcuno ci dia una mano. Abbiamo scritto a mezzo mondo, siamo stati ricevuti alla Regione Lazio (dove ci hanno risposto che ogni ingerenza tra i rapporti intercorrenti tra soci e cooperative “non è normata”) al comune di Roma (che avendo dettato disposizioni doveva verificare il sistema di gestione delle cooperative) al Ministero dei LL.PP. ( che pur ammettendo che il nostro problema non è un caso isolato e che la cooperativa era già stata segnalata, indica la responsabilità degli enti locali che non agiscono tempestivamente e ci ha consigliato a fronte di gravi inadempienze di rivolgerci all’autorità giudiziaria) senza nessun risultato… una pacca sulla spalla e tutto finisce nel dimenticatoio o addirittura fanno finta di nulla e nemmeno ti rispondono. Tra il 2001 e il 2002 abbiamo aderito al consorzio di cooperative: per essere soci dovevamo possedere i requisiti soggettivi per l’accesso agli alloggi ERP, cioè dovevamo essere lavoratori dipendenti e il nostro reddito famigliare non doveva superare i limiti della terza fascia per l’accesso ai benefici dell’edilizia agevolata. Le nostre cooperative erano assegnatarie di un programma costruttivo da realizzare ai sensi dell’art. 9 della legge 493/93, localizzato nel Piano di Zona D5 Romanina (parliamo della periferia sud di Roma non del quartiere Parioli), a seguito del quale ogni socio ha sottoscritto un contratto di prenotazione alloggio in proprietà nel quale credeva fossero stati riportati con chiarezza e trasparenza tutti gli elementi necessari ad individuare la scelta fatta nonché gli obblighi del socio e quelli della cooperativa. Il piano finanziario determinò fin dall’inizio dei lavori il costo complessivo dell’alloggio prenotato “chiavi in mano” salvo quanto riportato al punto c) delle Condizioni Generali, unico documento consegnatoci insieme al contratto di prenotazione. In detto contratto di prenotazione era ben evidente che contestualmente alla consegna delle chiavi avremmo dovuto sottoscrivere un contratto di locazione della durata di otto anni (atto fittizio, così lo chiamarono, perché il relativo canone di locazione lo avremmo pagato con la rata di mutuo che ciascuno di noi avrebbe preso in accollo) e perfezionato il trasferimento di proprietà anche se con efficacia differita a otto anni ed un giorno data, mediante rogito notarile. Queste le uniche informazioni ricevute in proposito, nessuno ci ha spiegato cosa c’era dietro: il tempo passava ed il famoso contratto di locazione non si vedeva ne tantomeno il rogito notarile e soltanto da poco tempo dopo numerose lettere scritte ai suddetti enti e dopo esserci rivolti ad un legale per tutelare i nostri interessi, siamo riusciti a sapere che le cooperative avevano partecipato ad un bando della Regione Lazio per ottenere finanziamenti, dichiarando che avrebbero costruito immobili da concedere esclusivamente in locazione - per un periodo non inferiore ad otto anni - e che detti alloggi erano soggetti alle disposizioni di cui ai commi da 3 a 8 dell’art. 8 della legge 179/92, per risolvere le esigenze abitative di particolari categorie di utenti in possesso dei requisiti soggettivi (lavoratori dipendenti che abbiano versato i contributi previsti dal primo comma dell’art. 10 della legge 60/1963-Gescal) necessari per essere assegnatari di alloggi economici e popolari. Trattandosi di edilizia agevolata/convenzionata, gli immobili erano realizzati su aree che il Comune di Roma aveva concesso in diritto di superficie per 99 anni rinnovabili, mediante stipula di apposita convenzione ai sensi dell’art. 35 della legge 865/1971 e le cooperative per la realizzazione di detti alloggi sono inopportunamente ricorse alla disciplina normativa di cui all’art. 9 della legge 493/93 che fa espressamente riferimento ad interventi di recupero edilizio e non alla diversa ipotesi di costruzione di alloggi destinati all’assegnazione in proprietà, come prevede, invece, la legge 179/92.
Come detto, quindi, gli appartamenti pur risultando di proprietà delle cooperative non potevano formare oggetto di vendita prima di otto anni, soltanto allo scadere del suddetto periodo le cooperative avrebbero potuto vendere… ma a prezzi calmierati, in realtà li hanno promessi in vendita ancor prima di essere realizzati e al doppio se non al triplo rispetto a quanto stabilito dalla convenzione comunale, di cui tutti noi eravamo all’oscuro. Durante le trattative per l’acquisto degli appartamenti, ci hanno fatto apportare modifiche all’interno degli stessi (pagate naturalmente a parte e profumatamente) non hanno mai fatto menzione delle limitazioni inserite nella convenzione, dando per scontato che noi acquirenti fossimo a conoscenza di cosa significa acquistare una casa in un piano di zona di edilizia agevolata/convenzionata, di cosa fosse la legge 167/62, la legge 493/93 ecc. mentre soltanto recentemente siamo venuti a conoscenza che l’edilizia agevolata/convenzionata - frutto appunto di convenzioni tra costruttori e Comune consiste nel fare uno sconto a chi costruisce, in cambio le cooperative sono vincolate a vendere ad un prezzo calmierato. Per questi appartamenti non è stato così e noi ci chiediamo di chi è la colpa? Il comune di Roma dov’era quando le
cooperative vendevano a convenzionato?
prezzi
superiori
rispetto
al
prezzo
A nostro avviso sono state commesse ripetute violazioni, nelle quali si riscontrano atti di illeicità e illegittimità soprattutto a causa della sconcertante ambiguità dell’operato degli amministratori, che erano obbligati al pieno rispetto delle disposizioni emanate in materia, dalla Regione Lazio e dal Comune di Roma, in adempimento delle leggi di finanziamento. Abbiamo urgente bisogno di qualcuno che venga in nostro aiuto perché non è possibile che gli appartamenti che ci sono stati (per fortuna) consegnati e nei quali abitiamo da tre anni possano essere destinati sia all’assegnazione in proprietà che alla locazione. Se per assurdo fossimo effettivamente tenuti a stipulare entrambi i contratti, l’unico risultato certo sarebbe di gravarci di un duplice onere, per essere costretti a versare, oltre il prezzo d’acquisto (in alcuni casi già del tutto saldato) anche un immotivato canone di locazione. Ma che legge è questa? Hanno giocato con la nostra inesperienza, si sono approfittati della nostra fiducia, abbiamo sbagliato per ignoranza e ingenuità e…… non sappiamo come sanare questa situazione. Simili disavventure sono tipicamente italiane, solo da noi abbondano i furbi e troppo spesso la fanno franca. Ci chiediamo come è possibile dare la possibilità a questi individui di amministrare grandi somme di denaro senza un minimo di tutela per dei poveri cristi che hanno fatto e continuano a fare sacrifici per una casa? E’ una vera crudeltà verso i più deboli.
Abbiamo bisogno d’aiuto
perché, chi come noi “compra” con lo sconto (soltanto 20.000 euro) negli anni che verranno, in caso di vendita, è tenuto a cedere l’alloggio allo stesso prezzo stabilito dalla convenzione, rivalutato in base all’inflazione, per cui non potendo rivendere a prezzi di mercato si passa da una agevolazione ad una discriminazione. Non ci stiamo lamentando perché non potremo rivendere (quando?) ai prezzi di mercato - quella sarebbe solo speculazione - ma perché abbiamo versato nelle casse delle cooperative centinaia di migliaia di euro per non ritrovarci nulla, solo un pugno di mosche in mano…. in quanto proprietari di niente!!!!
Dove sono finiti i nostri soldi?
La cosa che ci fa più rabbia è che sono state usate aree pubbliche per affari privati e la Regione Lazio e il Comune di Roma che hanno dettato disposizioni in materia, non sono intervenuti con controlli più rigorosi (ci domandiamo come mai?), queste case destinate alle fasce sociali più deboli sono state, invece, fagocitate dai soliti furbi e delinguenti.
Pretendiamo chiarezza
qualcuno ci dovrà pur spiegare se le cooperative possono fare ciò che vogliono.
Chi dobbiamo interpellare per ottenere intervenire per regolarizzare la situazione?
giustizia?
Chi
deve
La casa è un diritto di tutti
non possiamo sempre sottostare ai ricatti delle cooperative: sono venute a sapere che ci stiamo attivando a tutti i livelli per chiedere che vengano tutelati i nostri diritti e di conseguenza ci minacciano di buttarci fuori dalle nostre case pur avendo adempiuto a tutte le nostre obbligazioni, ricordandoci che siamo dei semplici locatari in quanto loro sono i proprietari degli immobili, ci chiedono continuamente denaro oltre quello pattuito nei contratti di prenotazione alloggio in proprietà, facendoci pagare di tutto: dal mutuo intestato alle cooperative e poi ribaltato ai soci, senza nessuna certezza che quanto da noi versato vada a coprire esattamente le quote di mutuo di ciascuno di noi, dalle OO.UU., all’assicurazione decennale fabbricato in un unica soluzione a prezzi proibitivi. Creano disparità di trattamento tra soci: quale montare piastre solari solo ad alcuni, far pagare l’ICI con aliquota maggiorata del 7 per mille e senza detrazione per la prima casa solo ai soci che hanno alzato la testa (messo anche per iscritto in una lettera in nostro possesso nella quale dichiarano che trattasi di legittima determinazione della cooperativa conseguente alla chiara posizione assunta dai soci che si sono rivolti alle istituzioni per chiedere chiarimenti) addebitare le spese condominiali in parti uguali senza tener conto degli effettivi consumi e dei millesimi degli alloggi, hanno predisposto per l’innaffiamento dei giardini condominiali e di quelli privati l’impianto dell’acqua potabile con notevole spreco, non curandosi del fatto che sia vietato dalla legge, ecc. e stanno cercando di metterci gli uni contro gli altri, ecc. Siamo vittime di una cattiva amministrazione, tutti i soggetti coinvolti in questa operazione hanno tratto un ingiusto profitto dalla loro inqualificabile condotta che è servita soltanto a perseguire un preciso disegno criminoso finalizzato ad
una truffa nei nostri confronti.
Ci rivolgiamo a voi per avere giustizia, non possiamo continuare a vivere nella rabbia e nei soprusi, qualcuno dovrà pure tirarci fuori da una situazione dove imperano l’affarismo, la furbizia e l’indifferenza verso le condizioni di vita di famiglie normali, coinvolte loro malgrado in una truffa basata sullo sfruttamento dell’edilizia pubblica venduta come proprietà privata. Questo spregiudicato modo di vendere case ha come unico scopo quello di fare cassa sulla pelle di centinaia di cittadini, facendo diminuire diritti e garanzie e alimentando l’infittirsi di una speculazione edilizia che ha determinato prezzi grandemente superiori ai valori reali degli alloggi del tipo economico e popolare e soprattutto dalla portata della stragrande maggioranza dei soci. Questa situazione è diventata insostenibile per tutti e se qualcosa
non ha funzionato come doveva è un sintomo dello sfascio della P.A. e soprattutto della inefficienza degli organi di vigilanza.
LA CASA E’ UN DIRITTO SOCIALE E QUESTA LETTERA DEVE ESSERE INTERPRETATA COME TUTELA DEI DIRITTI DEI SOCI … ESASPERATI.