Firenze, febbraio 2006
La storia infinita degli inceneritori della Piana di Firenze-Prato-Pistoia
L’inceneritore di San Donnino
Per comprendere al meglio il contesto storico e sociale nel quale si è sviluppata la lotta agli
inceneritori della Piana tra Firenze, Prato e Pistoia, è necessario un breve cenno all‟antefatto che ci
riporta agli anni tra il 1973 e l‟‟86. La storia dell‟inceneritore di S. Donnino parte da una situazione
di forte degrado ambientale venutasi a creare negli anni nella zona umida ai confini tra i comuni di
Campi Bisenzio e Firenze. A seguito dei selvaggi prelievi di terreno eseguiti nel corso degli anni
‟60, si erano infatti venute a creare delle vere e proprie voragini che si pensò di riempire di detriti e
“rifiuti”, trasformandole in poco tempo in discariche abusive.
Sembrò naturale alle amministrazioni destinare in seguito quell‟area a discarica vera e propria per
poi indicare il sito come adatto alla costruzione di un inceneritore.
Ci preme sottolineare che, come quello previsto adesso nella Piana, anche l‟impianto di S. Donnino
fu affidato interamente al gestore pubblico, l‟ASNU, e, si diceva, le sue emissioni rientravano nei
termini di legge. Niente di nuovo sotto il sole.
L‟impianto inizia la sua attività nel 1973, dopo poco, anche in seguito al disastro di Seveso, si
iniziano a studiare gli effetti delle diossine sull‟organismo umano, giungendo alla conclusione che
anche minime percentuali risultano intollerabili.
Di fronte al rifiuto degli amministratori di ammettere che dai camini dell‟impianto esce diossina, si
costituisce un comitato di salute pubblica che sollecita controlli sui fumi e le scorie
dell‟inceneritore.
Dopo varie vicende in cui gli amministratori continuano a negare ogni possibilità di rischio
rappresentata dall‟impianto, si riesce a far intervenire l‟Istituto Superiore di Sanità che ne decreta la
pericolosità a causa della presenza di diossina rilevata nei fumi e nei terreni in quantità al di sopra di
quelle tollerabili. E‟ il 1986, l‟inceneritore ha funzionato per 13 anni. La Regione dispone che sui
terreni circostanti l‟impianto non si possano coltivare ortaggi e prodotti agricoli né allevare
bestiame. Le scorie, oltre 500.000 tonnellate, vengono intombate e successivamente solo in parte
bonificate, in buona percentuale hanno contaminato la falda sottostante.
La vicenda dell‟inceneritore di S. Donnino avrà anche strascichi giudiziari da cui i responsabili
usciranno assolti.
Tempi nuovi, soluzioni vecchie
Dalla petizione popolare al documento dei medici di base
Nel 2000 i cittadini vengono a sapere dai giornali che il nuovo Piano Provinciale di gestione dei
rifiuti prevede la costruzione di un inceneritore di nuova generazione in località Osmannoro presso
Ponte di Maccione, nel territorio comunale di Sesto Fiorentino, nelle immediate vicinanze dei centri
abitati di San Donnino e Campi Bisenzio. L‟impianto dovrà bruciare 400 t/giorno pari a 135000
t/anno.
Nessun confronto pubblico organizzato dagli amministratori per informare le popolazioni
interessate, nessuna disponibilità a mettere in discussione una decisione che risulta presa.
Si costituisce, dal vecchio comitato di S. Donnino, il Coordinamento dei Comitati della Piana, che
raggruppa comitati già esistenti a Brozzi, il comitato contro l‟ampliamento dell‟aeroporto di
Peretola, altri comitati di Sesto Fiorentino e Campi Bisenzio. Ci si avvale delle competenze tecniche
di esperti che fanno parte di Medicina Democratica e dei comitati di Lucca, Prato e Pistoia.
A seguito di una petizione in cui si chiede di rinunciare alla costruzione del nuovo impianto, si
raccolgono 14.400 firme, regolarmente depositate presso i comuni di Firenze, Sesto e Campi, presso
la Provincia e la Regione. Nessun segno di vita da parte degli amministratori. Successivamente 56
medici di base operanti nella Piana, poi divenuti 130, sottoscrivono un documento nel quale si
dicono fortemente preoccupati per la salute dei cittadini dalla decisione di costruire un impianto di
tale pericolosità in un ambiente già tanto provato da numerose fonti inquinanti come l‟aeroporto
„Vespucci‟, le grandi vie di comunicazione Pratese e Pistoiese e le autostrade A1 e A11, in seguito
sorgeranno i centri commerciali attrattori di traffico come IKEA e „I Gigli‟ . Neanche i pareri dei
medici riescono ad ottenere un commento da parte dei decisori.
La Valutazione di Impatto Sanitario
Intanto, siamo nel 2001, la Provincia commissiona all‟ARS (Agenzia Regionale di Sanità), uno
studio di Valutazione di Impatto sanitario (V.I.S.), per verificare lo stato di salute dell‟ambiente e
delle popolazioni che saranno interessati dall‟impianto. Lo studio mette in luce un situazione critica
dal punto di vista sanitario, specie se rapportata alla media della provincia, che pure non è delle più
sane. Si riscontrano eccessi di malattie respiratorie, linfomi „non Hodgkin‟, asma e altro.
Nel documento, inoltre, sono contenute affermazioni come „la quantità di diossine è destinata ad
aumentare notevolmente in ragione della presenza del termovalorizzatore‟ (pag.47) e lo stesso
dicasi per altri inquinanti come metalli pesanti e altro. Ma secondo gli amministratori lo studio dà
„semaforo giallo‟ e si può proseguire con l‟iter burocratico. Nel frattempo i comitati organizzano
incontri pubblici per informare le popolazioni sul loro stato di salute e sui percorsi istituzionali, a
questi partecipano talvolta i sindaci di Campi Bisenzio e di Sesto Fiorentino, il sindaco di Firenze
non ha mai partecipato ad un incontro pubblico sull‟inceneritore. Si organizza anche una
manifestazione a cui partecipano oltre mille persone (date per non confondersi con le ultime manif.
E per cadenzare il percorso?)
Intanto Medicina Democratica organizza un convegno nel quale epidemiologi e tecnici illustrano le
problematiche sanitarie delle zone sottoposte a fonti inquinanti, anche rappresentate dagli
inceneritori (Villa Pozzolini con….).
Il Piano provinciale viene adottato e successivamente approvato, i comitati, dopo aver presentato le
osservazioni previste dalla prassi, impugnano l‟atto insieme a WWF e ricorrono al TAR.
Nel 2002-2003 esce la seconda fase della V.I.S. , che continua a mettere in luce la problematicità
ambientale e sanitaria della Piana.
Il coordinamento continua ad organizzare assemblee e manifestazioni, confronti. Si organizza a
Peretola un convegno sugli effetti degli inquinanti atmosferici sulla salute, con particolare
riferimento alle emissioni degli inceneritori. Nessuno degli amministratori invitati ha ritenuto
opportuno presenziare.
Il prof. Connett e la ‘Strategia rifiuti zero’
Tramite l‟associazione Ambientefuturo di Lucca e i Comitati popolari liguri e toscani per la difesa
dell‟ambiente di Prato e Pistoia, si viene a sapere che il prof. Paul Connett, docente di Chimica e
Tossicologia presso la St.Lawrence University di New York, viene spesso in Italia a tenere
conferenze sulla nocività degli inceneritori e sulla „Strategia rifiuti zero‟ che, già adottata in alcune
città come San Francisco e Camberra, prevede l‟attivazione di percorsi che, in tempi relativamente
brevi, portino alla riduzione totale della produzione dei rifiuti e al loro completo riutilizzo e riciclo.
Si tratta, in estrema sintesi, di un progetto che, partendo dalla volontà politica degli amministratori
di mettere in atto politiche virtuose che mirino veramente alla riduzione della produzione dei rifiuti,
prevede accordi con le industrie che non devono produrre ciò che non è riciclabile e chiudere i loro
cicli produttivi, accordi con la grande distribuzione per la riduzione al minimo degli imballaggi e la
loro totale riciclabilità, oltre all‟abbandono dell‟usa e getta e all‟incentivazione massima del reso. Si
tratta poi, ovviamente, di cambiare lo stile di vita delle persone che devono fare più attenzione a
cosa e quanto consumano educandole alla raccolta differenziata di tutti i “rifiuti” che vengono
prelevati direttamente dalle abitazioni col sistema del „porta a porta‟ abolendo il cassonetto,
destinato comunque a deresponsabilizzare e a trasformarsi in mini-discarica.
Il coordinamento organizza incontri pubblici con il prof. Connett che illustrerà la strategia „rifiuti
zero‟ anche alla Commissione ambiente del Comune di Firenze.
Ultimi sviluppi e alternative concrete
Nel gennaio 2005 esce la terza e ultima fase della V.I.S., dalla quale emerge con estrema chiarezza
una situazione sanitaria nella Piana assai allarmante. Nel documento si arriva a suggerire di
cambiare la collocazione dell‟impianto in modo da situarlo nella zona di „Case Passerini‟, a poche
centinaia di metri dal luogo proposto in precedenza, dove è già presente una discarica e che risulta
meno densamente popolata (ma più vicina a fabbriche e laboratori in cui sono occupate migliaia di
persone). Si torna a parlare di patologie respiratorie e tumorali in percentuali assai superiori a quelle
della media provinciale, diffuse in particolare nei centri di S. Donnino, Peretola, Brozzi e lungo la
via Pistoiese.
E‟ di questo periodo la pubblicazione di uno studio del prof. Biggeri dell‟Università di Firenze che
mette in relazione l‟incremento di sarcomi e linfomi non Hodgkin nella zona di San Donnino con le
emissioni del vecchio inceneritore.
Ancora una volta è toccato ai comitati informare i cittadini, poiché gli amministratori, neanche
quelli direttamente responsabili della salute pubblica, non si sono mai pronunciati.
Sono ormai due anni che il Coordinamento dei comitati della Piana, insieme ai comitati di Prato,
Pistoia e Lucca, ha elaborato un progetto pilota per attuare, anche in via sperimentale, la raccolta
differenziata col sistema del „porta a porta‟, che in altre parti d‟Italia ha dato ottimi risultati. A
Treviso, per esempio, il Consorzio Priula, che raccoglie oltre 20 comuni con un bacino di utenza di
oltre 200 mila abitanti, è arrivato al 70% di raccolta differenziata in meno di due anni. Questo, per
noi, significherebbe non essere dipendenti dalle discariche e attuare una vera politica virtuosa tesa
al cambiamento degli stili di vita dei cittadini e alla loro educazione al recupero delle risorse
naturali. Vogliamo ricordare che un impianto di incenerimento produce il 30% di rifiuti altamente
tossici, tra scorie e polveri, che risulta assai problematico smaltire (ecco perché quelle
dell‟inceneritore di Brescia vengono portate in Germania, nelle miniere di salgemma, alla faccia del
principio di responsabilità tanto sbandierato dai nostri amministratori), oltre che costoso.
E‟ degli ultimi mesi l‟elaborazione di un piano per il trattamento a freddo della frazione residuale
dei rifiuti, procedimento che, accompagnandosi alla raccolta differenziata spinta, permette di
trattare il residuo utilizzando tecnologie italiane, incentivando l‟occupazione e riducendo al minimo
l‟impatto ambientale degli impianti di trattamento con costi del tutto competitivi.
La risposta degli amministratori è stata quella di continuare con il progetto di costruire l‟impianto a
„Case Passerini‟, proporre un nuovo impianto in località „Il Calice‟, al confine tra Prato e Pistoia,
ampliare il vecchio inceneritore di Montale in provincia di Pistoia e quello di Selvapiana, nei pressi
di Pontassieve, a sud di Firenze.
Nel 2005-2006 il movimento di lotta contro gli inceneritori si arricchisce di nuovi apporti: i
cittadini, grazie alla forte campagna informativa degli ultimi anni e anche di fronte all‟arroganza
delle istituzioni, iniziano una mobilitazione assidua e sempre crescente, mai tesa, ottusamente, ad
impedire che gli impianti vengano costruiti „nel proprio giardino‟, ma ostinata nel chiedere nuove
pratiche di gestione dei rifiuti e una seria politica di prevenzione a carattere regionale, e non solo.
Nel mese di ottobre viene organizzata una manifestazione a Campi Bisenzio che vede la
partecipazione di cinquemila persone e in seguito alla quale il sindaco rivede le proprie posizioni e
si oppone con tutta la Giunta all‟impianto di „Case Passerini‟, il mese successivo, a Prato, in tremila
scendono in piazza per dire no alla proposta di costruire il nuovo impianto al confine con Firenze.
In dicembre ancora migliaia a Sesto Fiorentino contro la politica provinciale e regionale. Nello
stesso mese, a distanza di pochi giorni, i comitati di Prato e Pistoia e quelli locali organizzano una
grande manifestazione ad Agliana, in provincia di Pistoia, contro la proposta di costruzione
dell‟impianto di „Calice‟ e l‟ampliamento di quello di Montale.
Ha carattere regionale (meglio interprovinciale?) l‟ultima manifestazione, quella del 28 gennaio,
che raccoglie tutti i comitati di Firenze, Prato, Pistoia e porta in piazza diecimila persone che
chiedono una politica di gestione responsabile che tenga conto delle istanze dei cittadini e degli
apporti di pratiche e tecnologie veramente innovative e non destinate ad innescare meccanismi
perversi nei rapporti consumi-produzione di rifiuti-smaltimento come è quella degli inceneritori.
Al momento gli amministratori si mostrano ancora del tutto sordi di fronte alle proteste e alle
proposte dei cittadini e di alcuni schieramenti politici. La vicenda di S. Donnino non ha insegnato
niente, non ha insegnato che non esistono inceneritori sicuri, non ha insegnato che ci sono parti di
territorio che proprio per la loro storia hanno diritto ad essere tutelate più di altre, non ha insegnato
che il problema dei “rifiuti” non può essere rimosso trasformandoli in fumo e cenere ma deve, e
può, essere risolto cambiando mentalità, cambiando il modo di concepire il ruolo dei cittadini e
avendo il coraggio di cambiare un tenore di vita che il nostro pianeta non può più sostenere.
Con affetto un gruppo di “noglobalcontestatorianarcoinsurrezionalisti”
Coordinamento dei Comitati della Piana
Comitato Civico di Campi Bisenzio
Coordinamento dei comitati per la salute della piana Fi-Po-Pt
Comitato contro l‟inceneritore di Selvapiana