Leggere i 3 racconti
Il gomitolo bianco La giubba rattopata Yasmine
QUANTE DONNE PUOI DIVENTARE?
Per le bambine (ma anche per i ragazzi)
3 racconti inediti di Adela Turin che propongono altri modelli
I primi due racconti, “Il gomitolo bianco” e “La giubba rattoppata”, destinati ai più piccini, riprendono la struttura e lo scenario delle fiabe tradizionali. La scelta di questo linguaggio, che ha l’autorevolezza di un sapere antico, rispecchia la volontà di avvertire i bambini che i racconti contengono, come le storie classiche a cui si ispirano, un insegnamento o una morale.
Il gomitolo bianco
Le configurazioni obbligate del racconto tradizionale in questa storia sono state rispettate: il lutto iniziale, la successiva prova iniziatica e la felice soluzione che ne deriva. “Che mia madre si sia sbagliata?” si domanda Rosamunda. La figura della madre in questo racconto è infatti mostrata nella sua ambivalenza. Madre amorosa, fino all’ultimo istante della sua vita preoccupata del destino delle sue figlie, è tuttavia anche complice inconsapevole dell’ordine patriarcale quando trasmette a Rosamunda un sogno romantico – idealizzato dalla seta bianca e dal ricordo di una principessa. Il gomitolo bianco, che rappresenta il suo augurio alla figlia cadetta di raggiungere la felicità attraverso il matrimonio, conduce Rosamunda a una triste esperienza e a una prova crudele: la decisione di amputarsi un dito per ritrovare la sua libertà. Ma sarà di nuovo il gomitolo (potremmo dire che è ancora la madre, ora consapevole di averla spinta verso una scelta ingannevole) a guidarla nel suo ritorno a casa. L’aridità di una vita confortevole ma inoperosa, poi la scoperta della creatività e del lavoro co me fonte di felicità sono i punti importanti del racconto da mettere in evidenza. La solidarietà femminile è un altro tema da sviluppare. La figura di Ludovico, donnaiolo inveterato, e la delusione sentimentale di Rosamunda permetteranno di ascoltare come i bambini si esprimono sulla coppia e sull’amore. I dettagli sugli acquisti delle due sorelle al mercato, potranno introdurre l’argomento della nutrizione: che cos’è un cosciotto d’agnello, il rosmarino, i cipollotti selvatici, il basilico, la salvia, come si fa una zuppa di pane?
Si potrà anche, attorno a questo racconto, facendo scegliere o realizzare ai bambini il misteriosa tinta «che non è né verde né blu», giocare con i colori facendo, al tempo stesso, prendere coscienza del loro valore simbolico. Scoprire il significato del bianco: purezza, innocenza, nozze, ma anche, nella gerarchia dei colori, modestia, giovinezza (cintura bianca del judo, pista bianca per lo sci). Scoprire la priorità del rosso, il colore per eccellenza, del sangue, della vita e della forza, quello del gomitolo più grande che con naturalezza viene assegnato alla sorella maggiore. Viene sviluppato il tema dell’acquisizione di una tecnica come risorsa di indipendenza: il lavoro sfibrante e mal pagato delle tre sorelle nella prima parte del racconto, potrà trasformarsi, grazie al talento per il disegno di Rosamunda e agli studi di chimica di Stella, in lavoro specializzato, creativo e redditizio. Sarà facile per i bambini immaginare che Stella, la chimica, troverà la formula delle tinture, che Rosamunda farà i disegni, che le due sorelle più grandi, di cui conosciamo l’abilità come ricamatrici e filatrici, faranno la loro parte e che le quattro ragazze alla fine della storia avranno una piccola impresa di tessitura e una vita confortevole. Questo progetto di lavoro comune tra le quattro ragazze, felice conclusione del racconto, propone un’alternativa plausibile al matrimonio e alla vita di famiglia, scelta che i libri (come anche la madre di Rosamunda) presentano alle bambine come il loro destino unico e altamente desiderabile.
La giubba rattoppata
Il falegname e sua moglie con i loro diversi desideri (un figlio per avere un aiuto nel lavoro, una figlia per tenere in ordine la casa) rappresentano l’idea dominante, veicolata dagli albi e soprattutto dai documentari sui mestieri: per le donne ci sono i lavori di casa e, al limite, dei mestieri insignificanti, per gli uomini un lavoro decoroso e remunerato. All’età in cui i bambini si fanno domande sul loro avvenire, l’interdizione alle ragazze del sogno di diventare qualcosa che non sia una casalinga madre di famiglia (o tutt’al più hostess, infermiera o … ballerina classica) è in totale distonia con una società che, sebbene lentamente, apre alle donne le porte di tutte le professioni e mestieri. Servendosi dei dispositivi tipici dei racconti tradizionali, «La giubba rattoppata» vuole parlare
bambini di due temi importanti, che si completano: la definizione di “femminilità” che prevale nella nostra cultura (data nella descrizione fatta dalla strega degli elementi che compongono il collare magico) e l’attribuzione sessuata di mestieri e professioni che i libri per i giovani fanno apertamente o di soppiatto. «La giubba rattoppata» può servire ad aprire con i bambini il dibattito sul discorso dominante, che attribuisce caratteristiche e comportamenti (e dunque mestieri e destini) diversi agli uomini e alle donne, presentandoli, tacitamente o in modo esplicito, come il risultato di una differenza voluta dalla natura. Questo racconto, che attribuisce a Celeste un mestiere considerato maschile (falegname, ebanista), ci dice anche che lei è sensibile alla musica ed è una donna che il “principe azzurro” può amare e sposare. Il fatto che Celeste, pur sposando un uomo ricco, continui a esercitare una professione che l’appassiona e preservi la propria indipendenza, così come il fatto che Celeste e Cinabro si sposino ma scelgano di non vivere insieme, sarà utile per verificare le opinioni dei bambini sull’amore e sul matrimonio. Celeste e Cinabro sono infatti un’alternativa alla coppia genitoriale che i bambini vedono sulle pagine dei libri, composta da una donna schiava domestica in grembiule, spesso di malumore, e da un uomo che guarda il calcio in TV, tenuti insieme da una misteriosa legge gerarchica. La posizione della madre di Celeste, che inizialmente rimpiange che sua figlia «non sia come le altre ragazze», ma che alla fine è costretta a rivedere le sue idee, così come l’evoluzione degli abitanti del villaggio, dapprima sconcertati e infine costretti ad ammettere che Celeste e Cinabro sono felici e si amano molto, propone ai bambini una riflessione sul fatto che un cambiamento dei costumi e un superamento dei pregiudizi è possibile. Penseranno i bambini che la saggia Viridiana, che tra l’altro ha il potere di leggere nel pensiero (sa sempre in anticipo che cosa le verrà richiesto), aveva previsto che il collare sarebbe finito sulla giubba di Cinabro? L’ha confezionato di proposito? Le caratteristiche, considerate femminili, che divengono componenti del collare, non sono in fondo semplici virtù umane? Queste domande e molte altre potranno essere l’occasione per aprire con i bambini un dibattito sui ruoli nella famiglia e nella società. Dicendo loro che non c’è un solo modo di essere donne o uomini, che non vi sono, o che sono molto pochi, i mestieri maschili e i mestieri femminili e che non c’è un solo modo di vivere la coppia e l’amore, Celeste e Cinabro trasmettono ai bambini un messaggio discordante rispetto a quello che domina negli albi.
Yasmine
Ispirato al linguaggio e allo scenario delle Mille e una Notte e ambientato nel contesto di un Islam raffinato e colto, abitato da esseri umani, ma anche da fate e da djinn, Yasmine sviluppa, in un testo più lungo e articolato, gli stessi temi dei due primi racconti: l’indipendenza attraverso il lavoro, la libertà di scegliere la propria vita, la solidarietà femminile. Destinato, rispetto ai primi due racconti, a ragazzi più grandi, questo racconto denuncia, insieme con il sessismo, anche il razzismo: l’interdizione agli umani di mischiarsi ai djinn. In «Yasmine» si scoprono usanze sessiste e oscurantiste (i matrimoni imposti, gli harem, l’interdizione ai medici di visitare le donne…) ma si trovano anche un padre illuminato che procura alla figlia un’istruzione completa, delle giovani donne che scelgono il loro avvenire ed esprimono il loro talento, un giovane uomo che le ama e le rispetta. Come la maggior parte delle storie delle Mille e una notte, «Yasmine» è un racconto a scatole cinesi. In primo piano la storia di un’amicizia e di un amore, di una scelta di vita e dell’apprendistato di un mestiere. Sullo sfondo, la narrazione di un incrocio di razze: Yasmine, per metà umana e per metà djinn, si divide tra due culture e tre classi sociali: figlia di un commerciante del Besestan e di una djinn, sposerà un principe persiano. Come è frequente nelle Mille e una notte, i personaggi femminili del racconto sono forti, indipendenti e coraggiosi. Modelli stimolanti, diversi da quelli che i libri insistono a proporre alle ragazze.