PROGETTO AGRICULTURA by ieO2oF63

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									                 PROGETTO AGRICULTURA
STUDIO DI FATTIBILITA’ DI UN PROGETTO PILOTA DI INTEGRAZIONE DI BENI E
              SERVIZI CULTURALI NELLA PROVINCIA DI LODI




                               Preparato per




                     Settore Beni Culturali, Archivi e Biblioteche




                                 febbraio 2002
Lo studio è stato realizzato da Fitzcarraldo s.r.l

                 Coordinamento
                  Francesca Sereno



               Gruppo di ricerca
         Alessandra Gariboldi, Maria Palermo




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                                             INDICE



PREMESSA                                                                   Pag. 4
SEZIONE 1 – ANALISI DEL CONTESTO                                           Pag. 9
    1.1 Alcuni indicatori socio-economici                                  Pag. 9
    1.2 L’offerta e i consumi culturali                                    Pag. 15
    1.3 Turismo e tempo libero                                             Pag. 20
    1.4 Punti di forza del territorio e confronto con ambiti competitivi   Pag. 23
SEZIONE 2 – LO SCENARIO DI RIFERIMENTO                                     Pag. 26
    2.1 Il quadro normativo                                                Pag. 26
    2.2 Le esperienze maturate                                             Pag. 32
SEZIONE 3 – L’IPOTESI PROGETTUALE                                          Pag. 41
SEZIONE 4 - UNA SPERIMENTAZIONE: PAESAGGI CON FIGURE                       Pag. 46
    4.1. Ideazione                                                         Pag. 46
    4.2. Pianificazione                                                    Pag. 49
    4.3. Realizzazione                                                     Pag. 52
    4.4. Valutazione                                                       Pag. 53
SEZIONE 5 – L’ADESIONE DEI MUSEI ETNOGRAFICI ALLA RETE                     Pag. 58
SEZIONE 6 – LINEE GUIDA PER LO SVILUPPO DI “AGRICULTURA”                   Pag. 64
ALLEGATI                                                                   Pag. 65




                                                                                     3
                                            PREMESSA

La Regione Lombardia ha affidato alla Provincia di Lodi l’incarico di realizzare uno studio di
fattibilità per un progetto pilota di integrazione di beni e servizi culturali, finalizzato a potenziare
l’offerta dei servizi alla comunità locale e favorire lo sviluppo del turismo culturale.
La realizzazione dello studio di fattibilità, secondo quanto previsto dallo schema di accordo tra la
Regione Lombardia e la Provincia di Lodi, si avvale della collaborazione di due partecipanti al
corso “Progettisti dello sviluppo di sistemi culturali integrati” (promosso dalla Regione Lombardia
e dall'Enaip Lombardia) e della consulenza della società Fitzcarraldo srl di Torino.
Il corso “Progettisti dello sviluppo di sistemi culturali integrati”, svolto nel periodo ottobre 2000-
giugno 2001, si è articolato in tre fasi:
    1. fase teorica, che ha fornito strumenti di metodologia progettuale con l’approfondimento di
        diverse materie relative al settore dei beni e servizi culturali;
    2. “cantiere”, all’interno della quale si è applicato quanto acquisito ad una realtà specifica
        individuata nel territorio lodigiano;
    3. stage, che, con l’obiettivo di identificare strumenti al servizio della progettualità di sviluppo
        locale, ha approfondito il percorso della fase “cantiere”. Tre partecipanti del corso, secondo
        quanto convenuto tra Provincia di Lodi e EnAIP-Lombardia, hanno svolto il loro stage
        formativo all’interno del Settore dei Beni Culturali, Archivi e Biblioteche.


Al termine dello stage due partecipanti hanno ottenuto l’opportunità di proseguire il loro percorso
formativo all’interno del Settore Beni Culturali della Provincia di Lodi grazie ad una “borsa lavoro”
assegnata dalla Regione Lombardia secondo criteri di merito e coerenza con gli obiettivi formativi
del corso.
La ricerca svolta all’interno del percorso didattico del corso aveva evidenziato alcune potenzialità
del Lodigiano, attraverso interviste a testimoni privilegiati e mediante l’analisi dei dati socio-
economici. I principali punti di forza emergenti possono essere così riassunti:
    1. Identità locale legata all’agricoltura.
    2. Risorse paesaggistico-ambientali.
    3. Tradizione gastronomica.




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La specificità della vocazione agricola è confermata dalla presenza di 6 musei (su un totale di 20)
legati all’agricoltura1.
Alla luce dell’analisi del contesto di riferimento e dei punti di forza indivduati, i partecipanti al
corso hanno formulato l’ipotesi di creare una rete museale legata all’agricoltura.
Tale ipotesi, definita “Progetto AgriCultura”, è stata sottoposta ad alcuni referenti della Regione
Lombardia2 e della Provincia di Lodi3 . Essi hanno condiviso l’idea di individuare un progetto che,
pur attribuendo ai musei etnografici il ruolo di protagonisti, coinvolga anche altre risorse del
territorio che possono contribuire alla valorizzazione del Lodigiano: gli aspetti paesaggistici, la
cultura gastronomica, le piste ciclabili, la storia e le tradizioni locali4.


Le principali finalità della creazione di una rete tra i musei agricoli del Lodigiano sono da un lato il
rafforzamento dell’identità territoriale in un contesto riscoperto e valorizzato nella sua specificità,
dall’altro l’attivazione di processi di miglioramento dell’offerta museale al fine di accrescerne la
fruizione. La possibilità di un approccio integrato ai musei legati alla tradizione agricola si colloca
come     microprogetto      all’interno    del   Sistema     Museale      Lodigiano,      proponendosi      come
sperimentazione ed esperienza pilota per le altre istituzioni coinvolte nel Sistema.
Oggetto specifico dello studio di fattibilità è quindi la forma di collaborazione tra i musei agricoli
lodigiani con particolare attenzione ai seguenti aspetti:
    -   modalità di coordinamento,
    -   soluzioni organizzative e gestionali,
    -   attività di integrazione mirate alla valorizzazione dell’offerta museale (promozione
        attraverso la cooperazione con altri soggetti culturali e turistici del territorio, forme di
        comunicazione),
    -   modalità di coinvolgimento di altri attori locali,
    -   opportunità di finanziamento (pubblico e privato),
    -   condizioni per la collaborazione in merito ad altre attività quali ad esempio
        inventariazione/catalogazione, conservazione, didattica, studio e ricerca, etc.
    -   compatibilità con le disposizioni previste per il sistema museale lodigiano e con le direttive
        regionali in materia di beni culturali.


1
  Si veda a questo proposito la sezione di analisi dedicata ai Beni Culturali.
2
  Arch. Vichi Cannada, dirigente dell’Osservatorio culturale e reti informative e D.ssa Giuliana Marangon.
3
   Dr. Maurizio Margutti, Responsabile del Settore Beni Culturali, Archivi, Biblioteche, e Dr.ssa Fede Costa,
Responsabile del Settore Istruzione, Promozione culturale, Sport, Turismo.
4
   Questo orientamento è stato approvato e condiviso anche dall’assessore alla cultura della Provincia di Lodi, dr.
Nalbone e dall’assessore al turismo, dr. Manfredi.


                                                                                                                 5
        Il percorso dello studio ha riguardato le seguenti fasi:


1) Approfondimento del contesto territoriale e analisi dello scenario di riferimento (quadro
    normativo e casi di sistemi museali)


Lo studio di fattibilità è stato attivato approfondendo l’analisi del territorio e definendo l’ambito di
riferimento relativo allo scenario normativo che si sta delineando a livello nazionale e regionale in
materia di sistemi museali ed in relazione all’attivazione di esperienze di successo in Italia e
all’estero.


2) Definizione preliminare di un’ipotesi progettuale


I dati raccolti e gli elementi emersi dai contatti avuti con gli interlocutori locali hanno permesso
l’elaborazione di alcuni possibili contenuti del progetto. La scelta è ricaduta sull’individuazione di
alcune forme di valorizzazione dei musei agricoli legate all’aumento di visibilità. Ai fini di
incentivare la fruizione dei musei è stata formulata l’ipotesi di costruire itinerari concernenti visite
guidate, degustazioni, acquisti di prodotti locali tipici, eventi di spettacolo.


3) Sperimentazione di un’iniziativa di integrazione tra i musei etnografici


Dalla collaborazione con la Responsabile del Settore Attività Produttive della Provincia di Lodi,
d.ssa Adele Anacleti, è emersa l’opportunità di sperimentare questo approccio all’interno della
rassegna “Arte e lavoro”, svolta dal 30 settembre al 14 ottobre 2001. E’ stato così ideato per il 7
ottobre 2001 un evento itinerante, una “domenica per i musei”, che si è sostanziato in percorsi di
visita nei musei agricoli accompagnati da momenti narrativi relativi alla tradizione ed alla memoria
del mondo contadino e da degustazioni di prodotti tipici locali.


4) Tavole rotonde con i referenti della Regione Lombardia e alcuni testimoni di esperienze di
    sistemi museali efficaci


A seguito dell’esperienza della “giornata itinerante”, ipotizzando i possibili sviluppi di AgriCultura,
soprattutto all’interno dello scenario nazionale e regionale venutosi a delineare e nell’ambito della
costituzione in itinere del Sistema Provinciale, si è ritenuto opportuno dar luogo ad alcuni momenti
di incontro destinati a:


                                                                                                      6
-      Responsabili dei musei agricoli ai fini di definire il ruolo della rete etnografica e il suo rapporto
       con il sistema provinciale, verificando l’interesse dei musei etnografici a collaborare tra loro e le
       relative modalità di cooperazione.
-      Tutti gli operatori museali lodigiani ai fini di acquisire: indicazioni sulle modalità di
       funzionamento di un Sistema Museale; strumenti necessari per un sistema museale efficiente ed
       efficace; indicazioni e strumenti per l’adeguamento dei musei ai nuovi standard attraverso il
       confronto e il dibattito con alcuni interlocutori regionali e con altri soggetti, testimoni di
       esperienze di sistemi museali.


Programma degli incontri
    Data                          Argomento                Interventi                                           Partecipanti
    17 dicembre 2001   Le     prospettive    della    Rete Maurizio Margutti – Provincia di Lodi                Musei etnografici
                       Etnografica     all’interno     del Settore Beni Culturali, Archivi e Biblioteche
                       Sistema Museale Lodigiano           Francesca Sereno - Fitzcarraldo
    16 gennaio 2002    Il     ruolo    della     Regione Alberto Garlandini – Regione Lombardia                     Tutti i musei
                       Lombardia nello sviluppo dei Struttura Sistemi Museali                                         lodigiani
                       sistemi museali
                       I requisiti di funzionamento Teresa Medici – Regione Lombardia
                       per i musei: l’atto di indirizzo Staff Supporto tecnico per la promozione e il
                       e gli orientamenti regionale        controllo degli standard di qualità nei musei
                       La catalogazione                    Enzo Minervini – Regione Lombardia
                                                           U. O. Catalogazione e sistemi informativi
                                                           documentari e multimediali
    21 gennaio 2002    Casi di sistemi museali:            Antonella Pinna – Regione Umbria                         Tutti i musei
                       - Il Sistema Museale Umbro Responsabile Sezione Musei e Mostre del                             lodigiani
                       - Il Sistema Museale Veneto Sistema museale umbro
                            e l’esperienza                 Luca Baldin – Membro della Giunta Esecutiva
                            dell’Associazione delle        del Comitato Italiano dell’ICOM, coordinatore
                            Chiese di Venezia              dei musei del Veneto, responsabile scientifico del
                                                           centro di documentazione sui musei del Veneto e
                                                           per la Fondazione Mazzotti e la Regione Veneto
                                                           dell'organizzazione delle "Conferenze regionali
                                                           dei musei del Veneto".
    6 febbraio 2002    Gli obiettivi e le attività della Maurizio Margutti – Provincia di Lodi                  Musei etnografici
                       rete etnografica                    Settore Beni Culturali, Archivi e Biblioteche
                                                           Francesca Sereno - Fitzcarraldo




                                                                                                                                    7
5) Messa a punto della proposta progettuale


Un primo incontro con il funzionario dei Beni Culturali della Provincia di Lodi e con i responsabili
dei musei agricoli ha messo in luce la volontà e l’esigenza di collaborazione e cooperazione per
obiettivi specifici al fine di perseguire una sempre maggiore specializzazione dei musei
dell’agricoltura che converta con un sottosistema o con una rete tra gli stessi musei.
L’incontro finale ha avuto come scopo la verifica della condivisione dei responsabili dei musei
etnografici a partecipare alla “rete agricola” nonché ad ipotizzarne gli obiettivi e le attività.
Sulla base delle indicazioni emerse sono state definite le linee guida di sviluppo del progetto
“AgriCultura”.




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                                            SEZIONE 1
                                ANALISI DEL CONTESTO

Il punto di partenza dello studio di fattibilità è l’analisi dell’ambito territoriale di riferimento, già
elaborata dai partecipanti al corso EnAIP-Regione Lombardia. In questa sede si è proceduto a
riprendere le principali indicazioni emerse durante il “cantiere” approfondendo alcuni aspetti in
modo più finalizzato rispetto agli obiettivi del progetto. Sono state quindi reperite ulteriori
informazioni sia di tipo quantitativo che qualitativo che hanno così guidato passo per passo le scelte
progettuali e favorito la formulazione di attività più mirate.


1.1 Alcuni indicatori socio-economici


Per definire il contesto lodigiano sono stati considerati alcuni indicatori, riportati di seguito, relativi
alla conformazione geografico-morfologica, alla distribuzione popolazione e alla qualità della vita
(sia dal punto di vista ambientale che da quello economico). L’insieme di questi aspetti ha permesso
una lettura dell’ambito di riferimento del progetto, mettendo in luce i punti di forza e di debolezza
che potrebbero condizionarne la realizzazione.


Il territorio della Provincia di Lodi si configura come una “striscia” di terra lunga e stretta che si
estende nella zona meridionale della Lombardia, al confine con l’Emilia Romagna.
La superficie territoriale (pari a 782,36 Kmq5) rappresenta il 3,3% dell’intera superficie regionale e
confina a nord con la Provincia di Milano, a ovest con quella di Pavia, a sud con quella di Piacenza
e a est con quella di Cremona. Dal punto di vista morfologico il territorio lodigiano è
prevalentemente pianeggiante, delimitato dai fiumi Adda (a est), Lambro (a ovest) e Po (a sud) e
attraversato da numerosi canali (il più importante è il canale della Muzza) che hanno fatto di questa
terra un ambiente favorevole per lo sviluppo agricolo.


Il clima, come nel resto della pianura Padana, è caratterizzato da un elevato tasso di umidità e di
precipitazioni che non si discosta, comunque, dalle medie regionali. Tali condizioni climatiche
limitano la fruizione delle risorse ambientali del territorio ad un periodo ristretto dell’anno.




5
    Fonte: Istat

                                                                                                         9
IL TERRITORIO LODIGIANO




Fonte: http://www.apt.lodi.it/




Il sistema dei trasporti del Lodigiano è caratterizzato da un’importante rete di collegamenti nella
direttrice Nord – Sud (in sostanza sulla linea Milano-Piacenza) e da un’altra ad uso prevalentemente
locale nella direttrice Est – Ovest.




                                                                                                 10
La rete viaria è costituita dalle seguenti infrastrutture:
      -   Autostrada A1 del Sole Milano-Bologna che attraversa il territorio da nord a sud ed è
          accessibile tramite i caselli di Lodi e Casalpusterlengo;
      -   S.S. n°9 Via Emilia che attraversa da nord a sud il territorio, toccando Lodi e
          Casalpusterlengo e incrociando l’autostrada A1 al casello di Piacenza Nord. Collega San
          Donato Milanese, Melegnano, Lodi, Casalpusterlengo, Codogno, Piacenza. La via Emilia è
          insieme all’A1 la principale via di collegamento del Lodigiano con Milano;
      -   S.S. n°235 Pavia–Brescia che, passando per Crema da nord-ovest a sud-est incrocia la via
          Emilia a Lodi, l’autostrada A1 a Borgo San Giovanni (casello di Lodi), e tocca S. Angelo
          Lodigiano.
      -   S.S. n° 234 Pavia-Cremona che attraversa il basso lodigiano su un asse est-ovest.


Per quanto riguarda i collegamenti ferroviari, le principali stazioni sono quelle di Lodi e Codogno,
sulla linea Milano-Mantova e Milano-Bologna, (nei giorni feriali vi sono circa una ventina di treni
che sostano sia a Lodi sia a Codogno6). I collegamenti ferroviari più frequenti e diretti sono quelli
con Milano e Piacenza, mentre con Pavia non c’è collegamento diretto.


Il sistema dei collegamenti nel Lodigiano sia al suo interno che verso i poli limitrofi è in parte
costituito anche da una rete di autolinee7 che convergono principalmente su due poli: Milano e
Lodi. Queste aziende di trasporti effettuano le connessioni tra Codogno e comuni limitrofi, ad
eccezione dell’autolinea AGI che percorre un tracciato più esteso con fermate a Metanopoli, Lodi,
Piacenza e Parma. Tutti gli altri comuni sono collegati direttamente con Milano da linee che
utilizzano prevalentemente la via Emilia (altre si servono dell’autostrada riducendo sensibilmente i
tempi di percorrenza).


Nel complesso il traffico è scorrevole tranne che nelle ore di punta, soprattutto sulla via Emilia e
nell’area del casello autostradale di Lodi. Secondo i dati della Camera di Commercio di Lodi, si
stima un livello di traffico complessivo intorno a 20.000 veicoli al giorno.
Sono in atto studi e ricerche volte a individuare una strategia di miglioramento globale del sistema
di mobilità territoriale, che si concretizzano principalmente nella:
      -   ristrutturazione della tangenziale di Lodi (problema locale di traffico cittadino);
      -   costruzione di un secondo ponte sul fiume Adda (a Crotta d’Adda, per decongestionare il
          traffico sulla strada statale 234 proveniente da Cremona).
6
    Fonte: Orario Nuovo Grippaudo Nord Italia
7
    Le principali autolinee che operano nel Lodigiano sono: SISA, SISA FORTI, STEA, STAR, AGI, SISA STAR.

                                                                                                            11
Per quanto riguarda la popolazione e la struttura amministrativa, la Provincia di Lodi è costituita
da 61 comuni, molti dei quali piccolissimi polverizzati sul territorio e con una superficie media pari
a 12,8 kmq, in cui risiedono complessivamente circa 196.000 abitanti8, pari al 2% della popolazione
lombarda. Si tratta di una popolazione in crescita che dal 1996 al 1999 è passata da 191.701 a
195.720 abitanti (l’incremento medio annuo è circa dello 0,7%, in linea con quello regionale). Tale
incremento demografico è da attribuire essenzialmente alla componente migratoria, cioè
all’assorbimento della popolazione in uscita dall’area metropolitana milanese.


La popolazione provinciale si concentra nel capoluogo (21%) e in pochi altri comuni (Codogno,
Casalpusterlengo, Sant'Angelo Lodigiano) in ciascuno dei quali si registra una popolazione
superiore ai 10.000 abitanti.
Più della metà della popolazione provinciale risulta distribuita su tutto il territorio nei comuni
rimanenti, aventi un numero di abitanti per lo più compreso fra 1.000 e 5.000.


           POPOLAZIONE DEI COMUNI DELLA PROVINCIA DI LODI
                                               TOT             % SU POP
                  COMUNI
                                             POLAZIONE        PROVINCIALE
    Lodi                                             41.389            21%
    Codogno                                          14.285               7%
    Casalpusterlengo                                 13.972               7%
    Sant’Angelo Lodigiano                            12.076               6%
    Comuni (49) con 1.000 – 5.000 abitanti        110.206              57%
    Comuni (8) con meno di 1.000 abitanti             3.792               2%
    TOTALE PROVINCIA                              195.720             100%
Fonte: Istat (Dati al 31-12-1999)



Questa struttura demografica polverizzata sul territorio origina una bassa densità della
popolazione assai inferiore a quella regionale (circa 250 ab/km2 contro 380 ab/km2).


L’indice di vecchiaia della provincia (1,4) nel suo insieme risulta simile a quello della Lombardia
anche se leggermente più elevato di quello nazionale. Anche il tasso di natalità provinciale è simile
a quelli regionale e nazionale (0,91%), mentre il tasso di mortalità risulta nel medesimo confronto



8
    Fonte Istat

                                                                                                   12
piuttosto elevato (Lodi, con 1,07%, è tra le province a più alto tasso di mortalità nella regione dopo
Mantova, Cremona e Pavia).


La qualità della vita nella provincia di Lodi, secondo le classifiche elaborate a livello nazionale da
Il Sole24Ore9, risulta in declino passando dalla 46a posizione nel 1998 alla 68a nel 2000 e
collocando il Lodigiano all’ultimo posto delle province lombarde.
Gli indicatori che incidono su tale situazione sono prevalentemente quelli relativi alla ricchezza e ai
consumi, che pur non rivelando forti squilibri socio-economici, sono comunque inferiori alla media
regionale.


Il reddito pro-capite, calcolato sull’ammontare pro-capite del valore aggiunto, (con un valore di
32,8 milioni di lire) colloca la provincia di Lodi all’ultimo posto in Lombardia e al 62° posto nella
classifica nazionale, la cui media risulta maggiore (36,9 milioni di lire).


Il tasso di disoccupazione della provincia di Lodi è stimato pari al 6,7%, valore nettamente
inferiore a quello medio italiano (11,4), ma piuttosto alto se raffrontato a quello della Lombardia
(4,8). La classifica de Il Sole 24Ore, che prende in considerazione le persone in cerca di lavoro in
rapporto alle forze lavoro, vede Lodi al 40°posto, vale a dire solo il 5,86% è in cerca di lavoro
(rispetto all’ 11% della media nazionale). Tuttavia Lodi è ancora una volta l’ultima delle province
lombarde.


La situazione è invece migliore per quanto riguarda la sicurezza e l’ordine pubblico (la criminalità
non rappresenta nel territorio lodigiano un’emergenza sociale, mantenendosi su valori ben inferiori
alla media regionale e nazionale) e la qualità ambientale.
Relativamente a quest’ultima, una classifica di Legambiente indica che la provincia Lodi, rispetto al
1999, anno in cui era al 35° posto, ha risalito parecchie posizioni collocandosi oggi al 13°posto,
settima provincia lombarda10.


Se per le aree pedonali Lodi non può competere (esistono solo zone a traffico limitato), per quanto
riguarda la presenza di piste ciclabili (metri/abitanti) la provincia di Lodi occupa un’ottima
posizione nella classifica, in cui si situa 4° tra le province lombarde e 15° nella classifica generale.

9
     Classifica definita sulla base delle e da gruppi di indicatori riguardanti tenore di vita, affari e lavoro, servizi e
ambiente, popolazione, offerta culturale e di intrattenimento.
10
  Per la qualità dell’aria Lodi è al 6° posto tra le province lombarde e non ha mai superato la soglia per l’anidride
carbonica.

                                                                                                                       13
Numerosi sono infatti gli itinerari ciclabili: essi rappresentano un apporto interessante per lo
sviluppo turistico del territorio, grazie ad una fitta rete di piste che assume il significato di una vera
e propria infrastruttura. La rete ciclabile ormai completata, dispone infatti di 75 Km di percorsi
riservati all’interno di aree di grande interesse paesaggistico.


Per ciò che concerne gli aspetti imprenditoriali, nella provincia di Lodi le imprese attive al 30
giugno 2000 risultavano 13.825, per un’incidenza complessiva pari all’1,9% del totale lombardo ed
allo 0,3% di quello nazionale.
Dal punto di vista dimensionale, vi è una preponderanza delle piccole e medie imprese; le ditte
individuali costituiscono il 63% del totale, seguite dalle società di persone con il 23% e dalle società
di capitale con il 12%11.. Il 58% delle aziende registra un fatturato inferiore al miliardo di lire, il
28% realizza da uno a cinque miliardi; solo 14 imprese (1%) superano i 50 miliardi. Le aziende con
meno di 10 dipendenti costituiscono circa il 94%, quindi la maggioranza, e solo il 6% delle aziende
si colloca nella classe dimensionale tra 10 e 99 addetti.
Pur esistendo un rapporto di 7,9 imprese per 100 abitanti, inferiore alla media italiana (9,7), negli
ultimi anni la provincia Lodi si è rivelata piuttosto dinamica, registrando un elevato rapporto tra il
numero di nuove imprese e quello di imprese cessate, che la colloca al 19° posto della classifica
generale e al 1° delle province settentrionali.
Una peculiarità della struttura imprenditoriale lodigiana è costituita dalla significativa presenza di
imprese di costruzione (18%) che presentano anche il più alto tasso di natalità (2,27), oltre che dal
peso consistente delle attività agricole, che rappresentano il 12% del totale 12.



Il settore industriale è caratterizzato dalla presenza di numerose aziende diffuse sul territorio, legate
alla trasformazione di prodotti agricoli, soprattutto industria casearia e alimenti zootecnici; sono in
genere aziende fortemente specializzate anche se di piccole dimensioni, ma con una spiccata
capacità di operare su mercati esteri.


Il territorio lodigiano fa parte del macro-distretto zootecnico ed agroalimentare lombardo-emiliano
che detiene la leadership nazionale sia nell’allevamento e nella lavorazione lattiero-casearia, che
nella trasformazione delle carni. L’elevata vocazione agro-zootecnica, non solo sotto il profilo
produttivo, ma anche dei servizi alle imprese e delle attività di ricerca scientifica, è alla base della

11
  Banca dati Ulisse – Infocamere - bilanci 31/12/99
12
   A questo proposito vanno segnalati alcuni elementi: l’alto numero delle aziende agricole a condizione
prevalentemente famigliare, la presenza di 5 Centri di Ricerca di fama nazionale, l’alto numero di capi di bestiame e la
prevalenza dei settori zootecnico e di trasformazione lattiero-casearia.

                                                                                                                     14
realizzazione di un nuovo Polo Universitario a Lodi che attualmente prevede l’insediamento del
corso di Laurea in Scienza e Tecnologia delle Produzioni animali e di quello in Biotecnologie, che
in futuro ospiterà l’intera Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università Statale di Milano.
Al progetto del Polo Universitario è collegato inoltre quello di un Centro per la Ricerca e lo
Sviluppo Tecnologico in Campo Zootecnico ed Agroalimentare allo scopo di favorire la
formazione di legami stabili e sinergici fra Istituzioni di ricerca pubbliche e private, aziende ed
associazioni imprenditoriali nonchè il collegamento con l’insediamento universitario. Ciò
consentirà lo sviluppo di azioni di trasferimento tecnologico alle imprese agro-zootecniche sia della
provincia che extra-territoriali.


1.2 L’offerta e i consumi culturali


Lo studio del territorio lodigiano ha evidenziato un tessuto di emergenze paesaggistiche, storiche e
culturali (castelli, abbazie di vari ordini, cascine che rappresentano nuclei fondamentali del
patrimonio agrario, prestigiose ville) riconducibile ai seguenti gruppi di beni culturali e ambientali:
        I castelli e le rocche medioevali e rinascimentali: gli edifici viscontei a Lodi, il Castello di
         S. Angelo Lodigiano, il Briandrà-Trecchi a Maleo e il Castello Borromeo a Camairago.
        I santuari mariani: il santuario della Madonna dei Cappuccini a Casalpusterlengo, quello
         della Madonna della Fontana a Camairago e il santuario della Madonna di Caravaggio a
         Codogno.
        Le cascine: le case coloniche di più complessa articolazione attorno alla corte centrale si
         concentrano soprattutto nelle zone di Castiraga-Vidardo e Sant’Angelo Lodigiano-
         Graffignana.
        Le ville e i palazzi nobiliari: si segnalano, tra le altre, Villa Litta che ha sede nel paese di
         Orio Litta o Villa Pertusati a Comacchio.
        Le aree naturalistiche: sono presenti il parco Adda Sud che segue per circa 60 km, nella
         parte est della provincia, il basso corso dell’Adda fino all’immissione del Po e la Riserva
         naturale delle Monticchie che si estende per 250 ettari a sud ovest nel comune di Somaglia,
         in un’area anticamente paludosa e progressivamente bonificata. All’interno del parco Adda
         Sud, si trovano inoltre le aree attrezzate della Tenuta del Boscone e il parco Ittico
         Paradiso13.


13
  Queste sono rispettivamente una riserva naturale di 300 ettari a cavallo tra la provincia di Cremona e quella di Lodi,
che fornisce una serie di servizi agrituristici ai visitatori (dalle attività didattiche per le scuole al ristorante), e un’area in
cui sono stati ricreati numerosi ambienti fluviali e palustri in una struttura naturalistica destinata all’accesso al pubblico

                                                                                                                               15
        Il percorso paesaggistico rappresentato dalla via Francigena che entra                             nel territorio
         lodigiano in località Ponte di Mariotto, al confine tra la provincia di Pavia ed il comune di
         Orio Litta. Da Orio Litta conduce al guado di Corte S. Andrea, punto in cui il grande
         ostacolo del Po veniva superato.


Quanto all’offerta museale nel Lodigiano14, essa comprende 20 musei che rappresentano un
insieme composito al cui interno si trovano musei storico- artistici, etnografici, scientifici fino ad
arrivare alle aree naturalistiche che, integrandosi con la tradizione agricola, caratterizzano
fortemente il territorio.
Complessivamente nel 2000, secondo quanto riportato dall’APT, i visitatori nei 12 musei di cui
sono disponibili i dati sono stati 23.499.
L’utenza è prevalentemente costituita da scolaresche: il periodo di maggiore affluenza è, infatti,
quello primaverile.
Dall’analisi emergono due poli principali di offerta e consumo strettamente museale, anche se di
dimensioni limitate: Lodi e Sant’Angelo Lodigiano.
I musei più frequentati si trovano a S. Angelo Lodigiano (vantano complessivamente quasi 13.000
visitatori) e sono ospiti nel castello Morando Bolognini15, che rappresenta un polo dell’offerta
culturale della provincia: il Museo del Pane, il Museo lombardo di Storia dell’Agricoltura e Centro
Studi e Ricerche per la Museologia Agraria; il Museo storico-artistico Morando Bolognini.
A Lodi sono presenti musei di proprietà quasi esclusivamente ecclesiastica (Museo del Tesoro
dell’Incoronata, Museo di Scienze Naturali, Museo Diocesano di Arte Sacra e il piccolo Museo dei
Popoli). In particolare, il Museo del Tesoro dell’Incoronata, ha sede nel tempio stesso che
rappresenta uno dei monumenti più prestigiosi della città e dei più significativi del Rinascimento
Lombardo. Diverso il caso del Museo Civico (l’unico di proprietà del comune di Lodi) e del Museo
Paolo Gorini (di proprietà dell’A.S.L.). Il Museo Civico, comprendente pinacoteca, sezione
ceramica e archeologica è aperto esclusivamente il fine settimana, così come la maggior parte delle
altre sedi espositive.
Gli altri comuni della provincia ospitano prevalentemente musei etnografici: il Museo Agricolo a
Cavacurta, il Museo del Lavoro Povero e della Civiltà Contadina a Livraga e a Cavenago d’Adda.
Le visite avvengono solo su prenotazione e, per ciò che concerne il caso di Cavenago, il museo
risulta ancora in fase di allestimento.

14
    Fonti: Censimento Sedi Museali del Lodigiano (dati aggiornati ottobre 2000) a cura della Provincia di Lodi, Servizio
beni Culturali e il Terzo Quaderno Statistico Musei di Lombardia, elaborato da Regione Lombardia, Direzione Generale
Cultura.
15
   Il numero di visitatori è calcolato complessivamente perché vi è un unico biglietto che permette l’accesso a tutti e tre i
musei ospitati dal castello Bolognini.

                                                                                                                         16
I MUSEI LODIGIANI
           DENOMINAZIONE                                LOCALITA'                          PROPRIETA'
Musei artistici-archeologici
Museo Civico                                     Lodi                             pubblica
Museo del Tesoro dell'Incoronata                 Lodi                             pubblica
Museo Diocesiano d' Arte Sacra                   Lodi                             ecclesiastica
Raccolta d'arte Lamberti                         Codogno                          privata
Mostra permanente di antiquariato                Orio Litta                       privata
Museo Morando Bolognini                          Sant'Angelo Lodigiano            privata
Musei demo-etno-antropologici
Piccolo Museo dei Popoli                         Lodi                             ecclesiastica
Museo agricolo                                   Cavacurta                        ecclesiastica
Museo della civiltà contadina                    Cavenago d'Adda                  pubblica
Museo del lavoro povero e della civiltà          Livraga                          pubblica
Ecomuseo della cascina Grazzanello
contadina                                        Mairago                          privata
Museo Lombardo di storia dell'agricoltura        Sant'Angelo Lodigiano            privata
Museo del Pane                                   Sant'Angelo Lodigiano            privata
Musei monotematici
Museo Cabriniano                                 Codogno                          ecclesiastica
Casa Natale di S.Francesca Cabrini e Centro di   Sant'Angelo Lodigiano            ecclesiastica
Musei naturalistici-scientifici
documentazione cabriniano
Museo di scienze naturali del collegio S.        Lodi                             ecclesiastica
Francesco Gorini
Museo Paolo                                      Lodi                             pubblica
Museo della Fotografia "Paola e Giuseppe         Cavenago d'Adda                  privata
Museo di
Bescapè" Storia Naturale                         Senna Lodigiana                  privata
Aree naturalistiche
Parco dell'Adda Sud                                                               parco regionale - gestione consortile
Riserva Naturale Tenuta Boscone                  Camairago                        parco regionale - gestione privata
Riserva Naturale delle Monticchie                Somaglia                         parco regionale - gestione comunale
Parco Ittico Paradiso                            Zelo Buon Persico                parco regionale - gestione privata
                                                                                  con WWF


Le biblioteche16 costituiscono una infrastruttura culturale e di informazione diffusa sull’intero
territorio. La percentuale dei comuni con biblioteche civiche (46) sul totale (61 comuni) è del 75%,
una delle più alte in Lombardia dopo le province di Milano, Bergamo, Cremona e Mantova. Il
Lodigiano vanta in questo senso l’esistenza di un Sistema Bibliotecario (costituito con delibera del
Consiglio Provinciale sotto forma di convenzione ex lege 81/85) che riunisce attualmente 39
biblioteche comunali. Ogni biblioteca è tenuta a versare una quota annuale che le permette di
usufruire dei servizi centralizzati del sistema stesso, i quali si articolano in servizio di catalogazione
centralizzata e servizio di prestito interbibliotecario. Si stanno, inoltre, studiando altri servizi e,
parallelamente, si stanno informatizzando le biblioteche ancora prive di attrezzature tecnologiche.

16
   Fonte principale di informazione sul panorama delle biblioteche nel lodigiano è la pubblicazione “Le biblioteche
Comunali della Lombardia. Dati statistici ed indicatori. Censimento al 1996”, elaborato da Direzione Generale Cultura,
Servizio Bibliotecario e Sistemi culturali integrati e i dati forniti dall’Osservatorio culturale Regione Lombardia.

                                                                                                                    17
Nel Lodigiano sono presenti cinque teatri, dislocati in diverse località della provincia. A Lodi si
trovano il Teatro alle Vigne (418 posti) di proprietà comunale, che offre una stagione piuttosto ricca
di prosa, di musica concertistica e di rappresentazioni rivolte alle scolaresche e il Teatro al Viale, di
proprietà parrocchiale ma gestito dall’Associazione Sipario sull’Adda B. Placido; quest’ultimo è la
struttura più grande della intera provincia con 540 posti ed è utilizzato anche come sala
cinematografica. Per quanto riguarda gli altri comuni, a Casalpusterlengo è presente un Teatro
comunale, a Codogno il Caffè Teatro e a Sant’Angelo Lodigiano il Teatro Cupolone, anch’esso
pubblico, con 450 posti a sedere.


L’analisi sull’offerta ed il consumo di cinema nella città di Lodi e nella sua provincia mette in
evidenza la presenza sul territorio di 24 sale cinematografiche. Il numero comprende anche le
strutture parrocchiali e i cinema estivi. Un ruolo rilevante è giocato dal multiplex Cinelandia (6
sale) che contribuisce notevolmente ad incrementare il consumo di spettacoli cinematografici. Un
segnale dell’interesse per il cinema nel lodigiano è certamente la rivista di settore (cartacea e on
line) Quarto Potere distribuita, oltre che nella provincia di Lodi, a Milano, Pavia, Melegnano e
Roma. Nello stesso ambito si colloca il Lodi Film Festival, gestito dall’omonima associazione attiva
dal 2000, che organizza inoltre eventi collaterali come rassegne e incontri con approfondimenti sul
mondo del cinema.


Nella provincia di Lodi si contano 61 associazioni culturali-sociali-ricreative, tra cui 5 che
promuovono il teatro, 11 che promuovono la danza e/o la musica sia con l’organizzazione di corsi
sia con la realizzazione effettiva delle attività.


Il consumo di spettacolo nel Lodigiano è fortemente condizionato dalla vicinanza con Milano, polo
attrattivo di tutta la regione per quanto riguarda lo spettacolo e la cultura in generale.
Nel 199817 nella provincia di Lodi sono stati venduti complessivamente 43.200 biglietti per gli
spettacoli di teatro e musica, per una spesa totale pari a £ 672.704.000. Le rappresentazioni sono
state in totale 218. Il genere di spettacolo maggiormente rappresentato e frequentato risulta essere la
prosa, seguita dai concerti di musica leggera. Lodi è l’ultima provincia della Lombardia per
spettacoli offerti, ma il dato va legato alla popolazione e alle dimensioni del territorio analizzato:


17
  Fonte: SIAE Lo Spettacolo in Italia, 1998. I dati sono stati analizzati durante la fase “cantiere” del corso EnaIP: ad
oggi sono disponibili i dati SIAE relativi al 1999, che non presentano sostanziali differenze.



                                                                                                                           18
l’affluenza media di spettatori per ogni rappresentazione, pari a circa 200 biglietti per spettacolo, è
nettamente inferiore alla media nazionale e lombarda. Risulta superiore a quella di altre province
quali Lecco e Mantova in proporzione al numero delle rappresentazioni realizzate tra il ’96 e il ’98.
Nella classifica nazionale stilata dal Sole 24 Ore per l’anno 1999 relativa alla spesa media pro
capite per spettacoli teatrali e musicali, Lodi risulta all’ 81° posto su 103 province analizzate.


L’analisi dei dati SIAE evidenziano che nel complesso, la spesa del pubblico per tutti gli spettacoli
aumenta sia nella provincia di Lodi che in Lombardia nel suo insieme.
Nel 1998 è significativo però che, mentre in Lombardia il cinema occupa il 22% della spesa totale,
nel lodigiano questa percentuale sale al 31%.
L’aumento dell’offerta e del consumo di cinema soprattutto nel 1998 (comune a tutta l’Italia, forse
per il cosiddetto “effetto Titanic”) è stato notevole a Lodi. Da un lato sembra emergere una
domanda prima inespressa, dall’altro si consolida un’autonomia della provincia nell’offerta d
spettacoli.


La provincia lodigiana, per quanto concerne l’industria culturale, rispetto alle altre realtà
lombarde, si trova in una posizione marginale in relazione ai dati sulla produzione e pubblicazione
di libri, periodici e opere in genere.
Se per i quotidiani locali il punto di riferimento è Il Cittadino, per l’informazione radiofonica Radio
Lodi riveste un ruolo centrale per l’ambito locale.
Va inoltre segnalata la presenza di un’agenzia stampa e di una società di pubblicità stampa
quotidiana e periodica, Pubblimedia, provider che gestisce “Lodionline” ed offre molteplici servizi
web alle imprese.
La produzione culturale non pare essere uno dei settori consistenti dell’intera economia lodigiana ed
il consumo di prodotti culturali, ad eccezione dei periodici, è inferiore alla maggior parte delle
realtà limitrofe.
Tutte le attività legate ai vari settori dell’industria culturale, siano essi editoria o produzione
multimediale, si concentrano nella singola città di Lodi e solo Casalpusterlengo e S. Angelo
Lodigiano spiccano tra le altre realtà comunali di minori dimensioni.




                                                                                                     19
1.3 Turismo e tempo libero


L’attenzione per lo sviluppo turistico del Lodigiano nasce anteriormente alla costituzione della
stessa Provincia: già nel 1987 nasce l’Azienda di Promozione Turistica del lodigiano 18. Fra le
attività svolte dall’APT del Lodigiano in questi 15 anni, oltre alle varie pubblicazioni, sono da
segnalare la nascita della Rassegna gastronomica del Lodigiano nel 1989, l’inaugurazione della
collana “Appuntamenti con l’Arte nel Lodigiano” nel 1990, la guida “Tra rosse presenze e verdi
silenzi” nel 1992, il progetto “turista in bicicletta” nel 1993, le manifestazioni nel 1996 per il
bicentenario della Battaglia del Ponte di Lodi (che aprì a Napoleone la strada verso Milano), la
predisposizione del sito internet “Lodi On Line” sempre nel 1996.
I dati dell’APT relativi ad arrivi e presenze mettono in luce che nel 2000 sono giunti nella provincia
di Lodi 67.763 turisti che hanno soggiornato mediamente 3,04 giorni (in linea con la media
lombarda, che registra una permanenza media di turisti pari a 3 giorni). I dati del primo semestre
2001 sembrano indicare comunque un aumento tanto del numero di arrivi (6,3% in più), quanto
della permanenza media (da 3,04 a 4 giorni).
I flussi turistici provinciali si sono mantenuti piuttosto costanti negli anni con picchi, sia di arrivi
che di presenze, nei mesi di settembre, ottobre e novembre, dovuti per larga parte alle iniziative,
come la rassegna gastronomica, che si realizzano in questo periodo. Sembra tuttavia di rilevare un
trend positivo del settore turistico, indicato dalle presenze alberghiere del primo semestre 2001,
aumentate del 25,6% rispetto all’analogo periodo del 2000.
Per quanto riguarda l’offerta ricettiva, nel Lodigiano le strutture alberghiere sono 26, di cui 7 nel
capoluogo, per un totale di 1.189 posti letto: questa dotazione pur essendo ridotta è comunque
superiore a quella di altre province quali ad esempio Cremona.


Le strutture extra-alberghiere sono poco numerose: si registrano un ostello nel comune di
Mairago, gestito dal Comune, e quattro Agriturismi dove è possibile anche pernottare.
Secondo quanto rilevato dall’APT, interessante è la crescita del settore “bed & breakfast” (Lodi 17
posti letto, Borghetto 6, Graffignana 3, San Colombano al Lambro 21) che nel solo primo semestre
del 2001 ha raggiunto 286 presenze, con un aumento del 271% rispetto a quelle dell’intero anno
2000 (77 presenze).

18
   APT del Lodigiano “I primi 10 anni di promozione turistica nel lodigiano” – 1997
L’APT è deputata all’espletamento delle attività di promozione e propaganda delle risorse turistiche locali, di
informazione e di accoglienza ai turisti. Il territorio oggetto dell’attenzione dell’APT comprende comuni che poi non
sono rientrati nel territorio della provincia quali Cerro al Lambro, Paullo, San Colombano al Lambro, San Zenone al
Lambro, Tribiano. Nell’analisi dei dati dell’APT si tiene dunque conto anche di queste zone, mentre i dati dell’ISTAT o
di altre fonti fanno invece riferimento ai soli comuni della provincia.

                                                                                                                    20
L’antica vocazione agricola del territorio ha sempre avuto un’importanza fondamentale
nell’economia e nella società lodigiana tanto da diventare oggi un fattore di “sviluppo possibile” da
recuperare e valorizzare all’interno di una lunga tradizione. In questo senso i prodotti della natura,
quelli coltivati con tecniche tradizionali, e i prodotti di artigianato locale, sono diventati prodotti
lodigiani riscoperti all’interno di numerose iniziative enogastronomiche, nelle fiere, nei mercati e
nelle sagre.
Manifestazioni, rassegne e tradizioni popolari le cui origini risalgono alla vita contadina si ripetono
ogni anno ricreando atmosfere e suggestioni mantenute intatte nel corso degli anni.


Appuntamenti importanti nella realtà lodigiana sono:
        la festa di S. Bassiano, patrono della città (19 gennaio), durante la quale si ripete l’antico rito
         della donazione dei ceri alla tomba del santo e avviene la distribuzione del piatto tipico la
         “buseca” (trippa);
        l’Antica Fiera di S. Lucia (8-12 dicembre);
        la Festa per la Fondazione di Lodi (3 agosto);
        il Palio dei Rioni (settembre) che si conclude nella piazza principale di Lodi con la parata in
         costume e la corsa dei cavalli di ferro spinti a mano;
        la Rassegna Gastronomica (ottobre-novembre) promossa dall’APT e da alcuni tra i
         ristoranti di Lodi che propongono un menu ricco di piatti tipici lodigiani, tra i quali la “raspa
         dura” (grana lodigiano) e la “turta de lod” (torta di lodi)19.
        la sfilata delle carrozze d’epoca (3° domenica di settembre) e moltissime altre
         manifestazioni che si rinnovano ogni anno in quasi tutti i comuni della provincia (vedi
         allegato).


Momenti di grande richiamo sono poi rappresentati dalla Fiera agricola di Codogno che propone
esposizioni e conferenze sul mondo dell’allevamento e dell’agricoltura (richiamando migliaia e
migliaia di visitatori professionali da tutte le regioni vicine), e dalla Fiera Provinciale
dell’Agricoltura, Commercio e Artigianato di Borghetto Lodigiano che ospita rappresentanti del
mondo dell’agricoltura, dell’industria zootecnica e dell’artigianato. Nell’ambito di quest’ultimo va




19
  Nel 2000 i partecipanti sono stati circa 53.000 e da un’indagine sul turismo del Lodigiano pubblicata dall’APT risulta
che la maggioranza dei partecipanti alla rassegna sono milanesi.

                                                                                                                     21
segnalata la caratteristica produzione della ceramica lodigiana, alla quale è stata dedicata anche una
parte nel Museo Civico di Lodi20.
Si segnalano inoltre le numerose iniziative fieristiche di San Colombano, che non fa parte della
provincia lodigiana, ma è inserita nel comprensorio dell’APT, sui prodotti principali delle colline
(celebri le fiere delle ciliegie, in maggio e la rassegna provinciale dell’uva in settembre).


L’artigianato è ancora un settore dell’economia lodigiana in forte crescita soprattutto relativamente
alle attività artistiche tradizionali. Ogni due anni l’artigianato del territorio presenta la sua
produzione artistica, tradizionale, di consumo e ad alta tecnologia nel Moart Mostra di artigianato
Lodigiano, che si tiene a Lodi ai primi di ottobre. Significative ed esemplari testimonianze
dell’artigianato artistico nel territorio sono in particolare: la ceramica                            vecchia Lodi con
caratteristica decorazione a fiori o a soggetti originali su disegno esclusivo; il ferro battuto (cancelli,
balconi, oggetti d’arredo) e l’oreficeria, soprattutto a Graffignana, dove si realizzano gioielli unici
su disegno di grandi artisti.


La tradizione mercantile del Lodigiano è antichissima e risale addirittura all’epoca romana:
numerosi sono i mercati che si tengono in tanti centri piccoli e grandi del territorio. I quattro
mercati settimanali di Lodi (martedì, giovedì, sabato e domenica), il mercato del lunedì di
Casalpusterlengo e quello del martedì a Codogno, hanno segnato dal medioevo il ritmo
dell’economia agricola della bassa padana, soprattutto per la fissazione dei prezzi del latte, dei
vitelli, dei formaggi e dei suini.


Concludendo l’analisi con le attività di intrattenimento, nel 1999 la spesa per abitante per
assistere a spettacoli sportivi nella provincia di Lodi è stata di £ 3.272, decisamente inferiore
rispetto alla media regionale pari a £ 8.753, posizionandosi pertanto come nona provincia su undici,
seguita da Pavia e Sondrio e all’86° della graduatoria nazionale. È un indicatore abbastanza costante
negli ultimi 5 anni, con una punta massima registrata nel 1996.
Anche gli spazi e le strutture per la pratica dello sport non sono molte: secondo i dati del Sole 24
Ore nel Lodigiano sono presenti 8,69 palestre ogni centomila abitanti, nona provincia nella
graduatoria lombarda.
I dati della SIAE relativi agli intrattenimenti vari, rivelano che la provincia di Lodi occupa l’ultimo
posto per spesa del pubblico, con una incidenza percentuale dell’1% rispetto al totale lombardo.



20
     All’artigianato è stato dedicato anche uno studio Ricerca sull’Artigianato Artistico Lodigiano

                                                                                                                   22
Una ricognizione dei locali dedicati al tempo libero dei giovani hanno messo in evidenza l’esistenza
di tredici discoteche distribuite nei comuni di Lodi, Codogno e Casalpusterlengo. Anche per quanto
riguarda gli esercizi di ristorazione la massima concentrazione viene registrata a Lodi, che riveste il
ruolo di polo attrattivo per l’intera provincia seguita da Codogno e S. Angelo Lodigiano.


1.4 Punti di forza del territorio e confronto con ambiti competitivi


Il Lodigiano può costituire una meta escursionistica per i residenti di zone relativamente vicine:
Milano, Pavia, Cremona e Crema, Piacenza. Gli abitanti di queste zone possono infatti trovare ad
una breve distanza (meno di un’ora di tragitto in automobile) un’offerta turistico-culturale composta
da risorse paesaggistico-ambientali: parchi fluviali (Parco Adda Sud, Riserva naturale delle
Monticchie, tenuta del Boscone) e 75 Km di percorsi ciclabili, tradizione gastronomica, patrimonio
storico-artistico (musei, chiese, monumenti, castelli, cascine), sagre e manifestazioni legate alla
vocazione agricola e religiosa.
L’area del Lodigiano è tuttavia circondata da fortissimi poli competitivi, costituiti sia da città d’arte,
quali Bergamo e Pavia, sia dal polo per eccellenza per tutti i settori legati alla cultura costituito da
Milano, che dista da Lodi città solo 30 km. Questi ambiti non solo creano una forte attrazione
centrifuga per i potenziali visitatori del Lodigiano, ma anche diventano motivo di spostamento ed
gravitazione per i residenti stessi.


In primo luogo Milano costituisce un forte polo attrattivo per tutti i generi di offerta culturale: beni
storico-artistici-architettonici tra cui 48 musei di diverse tipologie e spazi espositivi (Palazzo Reale,
il Castello Sforzesco, il museo Poldi Pezzoli, la Pinacoteca di Brera, la Triennale il Museo
Leonardo da Vinci, solo per citarne alcuni). L’offerta teatrale oltre al Teatro alla Scala, tempio
internazionale della musica e della danza, comprende più di 20 teatri che offrono spettacoli di prosa,
musical, jazz, folk e pop, 2 teatri specifici per bambini e 2 cabaret. L’offerta cinematografica
include 32 cinema di cui 10 multisala. Da segnalare in provincia la multisala Arcadia di Melzo con
5 sale di proiezione e il multiplex Kinepolis a Pioltello con 14 schermi.


Il territorio pavese si caratterizza invece per un’offerta turistica simile a quella lodigiana; oltre agli
itinerari del Parco del Ticino, ricordiamo la Lomellina, pianura alluvionale con il caratteristico
paesaggio a risaie, e la zona dell’Oltrepò con le sue colline, i boschi e i vigneti. Queste
caratteristiche la rendono un possibile concorrente del Lodigiano sia per le risorse ambientali che
come meta eno-gastronomica. Attrattiva del territorio pavese è la Certosa rinascimentale situata a 9

                                                                                                       23
km da Pavia21. Il capoluogo dal canto suo è percepito come una città dalle forti connotazioni
storiche ma anche di buona vivacità culturale dovuta alla presenza dell’Università: Pavia offre un
patrimonio storico artistico di indubbio interesse e la fervida attività di programmazione culturale,
che soddisfa la richiesta interna, è caratterizzata da molteplici rassegne musicali, cinematografiche e
teatrali.


Crema dista solo 16 Km da Lodi e non più di 40-50 km dalle più importanti città padane (Milano,
Bergamo, Brescia, Cremona, Piacenza e Pavia) con le quali è ben collegata. La città è sede di
importanti attività commerciali, agricole e industriali ed è caratterizzata da un centro storico
compatto d’impianto medievale, ricco di monumenti, attorniato di castelli dislocati nei dintorni.


Posta a soli 55 Km da Lodi, Cremona rappresenta sul piano dell’offerta culturale e per la qualità
della stratificazione storico-culturale un polo di riferimento turistico indubbiamente interessante.
L’offerta museale è ricca e organizzata nel Sistema museale della città, comprendente 5 musei di
diverso genere con proposte d’itinerari diversificati e biglietti cumulativi, oltre ad altre 3 strutture
esterne al Sistema; la programmazione delle mostre di questi musei è ottima e di elevata qualità.
Cremona offre inoltre una programmazione varia dal punto di vista teatrale, garantita dalle stagioni
dei tre teatri cittadini, tra i quali lo storico teatro Ponchielli che propone una stagione di prosa e una
concertistica, oltre a una vivace attività musicale (musica classica, concertistica, jazz).


Posta a 35 Km da Lodi, Piacenza, è una città con un centro storico assai vasto, punteggiato da
numerosi e pregevoli palazzi e chiese prevalentemente in stile romanico e gotico; nel tessuto
urbano, inoltre, si inserisce anche il vasto Parco Montecucco. L’offerta museale, comprendente 5
musei, è abbastanza ricca ma limitata all’ambito storico-artistico. Attrattiva dei dintorni di Piacenza
sono i numerosi castelli inseriti in un circuito di visita.4


L’analisi del contesto locale confrontata con quella delle aree limitrofe evidenzia che il Lodigiano,
dal punto di vista turistico-culturale presenta elementi di interesse riassumibili in:
-     Identità locale legata all’agricoltura, nonché atmosfera in gran parte “integra” di un contesto
      ancora poco urbanizzato, dove sono ancora presenti segni di un passato recente di vita
      contadina.
-     Vicinanza e ottimi collegamenti con Milano, che può costituire un interessante bacino d’utenza
      di riferimento per          avviare processi di valorizzazione del territorio; per i cittadini
21
     Fonti : Guida d’Italia, Lombardia, De Agostini; Guida Lombardia, Touring club; www.comune.pv.it
4
    Fonti: Guida Touring club; Guida Mondatori, città d’arte della Pianura Padana, 2000; www.comune.piacenza.it

                                                                                                                  24
    “metropolitani” il Lodigiano può rappresentare un’occasione di rivisitazione del mondo rurale e
    di contatto con la natura (si pensi alle aree naturalistiche e ai percorsi ciclabili).
-   Tradizione gastronomica, testimoniata dalla presenza di iniziative mirate alla valorizzazione di
    prodotti tipici di grande richiamo (prime fra tutte la Rassegna Gastronomica).
-   Un patrimonio artistico-culturale degno di attenzione, seppure di dimensioni contenute (si pensi
    al Tesoro dell’Incoronata, al Museo Civico, alla Raccolta d’Arte Lamberti, al Castello
    Bolognini, tanto per citare alcuni esempi).


A fronte di ciò, è pur vero che, se da un lato il Lodigiano può rappresentare una meta escursionistica
per i residenti nelle aree limitrofe, dall’altro sono emersi anche elementi di debolezza che
potrebbero minacciare il successo di un progetto di sviluppo culturale integrato:
-   scarsa sensibilizzazione della comunità locale riguardo alla valorizzazione del territorio
-   poca disponibilità da parte degli agricoltori ad aprire le cascine (ancora in piena attività) anche
    ad uso turistico.
-   scarsa identità provinciale/senso di appartenenza dei comuni all’ambito della Provincia.
-   musei aperti prevalentemente nel week-end.
-   scarsa segnaletica turistica.


I giovani sembrano non possedere la “memoria storica” della loro terra: faticano ad identificarsi con
la vocazione agricola, mentre sono naturalmente attratti dalla vasta offerta di intrattenimento e
svago proposta dall’area milanese. Inoltre non si sono individuati interlocutori locali
particolarmente attivi (legati al mondo dell’associazionismo e della scuola, ad esempio) che
agiscano da “mediatori/facilitatori” nei confronti della popolazione lodigiana in direzione di un
avvicinamento al proprio territorio e alle proprie tradizioni. Questo è senza dubbio un aspetto
significativo: l’attivazione di azioni di sviluppo di un territorio, mirate al rafforzamento
dell’identità, non può prescindere dal senso di appartenenza degli abitanti ai propri luoghi di
riferimento e dalla sensibilizzazione nei riguardi delle risorse culturali locali. Oltre all’APT, la
maggior parte delle manifestazioni sono promosse dalla Provincia, dai Comuni e dalle Pro-loco, che
spesso, tra l’altro, tendono a sovrapporre le loro proposte segnalando una scarsa attitudine a creare
sinergie ed economie di scala.
Ciònonostante la scarsa propensione a progettare interventi di valorizzazione culturale/ambientale
con una visione “sistemica” rappresenta anche una lacuna da colmare anche attraverso la
sperimentazione di un progetto culturale innovativo.



                                                                                                    25
                                                 SEZIONE 2
                            LO SCENARIO DI RIFERIMENTO

L’ipotesi di creare una rete dei musei legati alla tradizione agricola del Lodigiano, scaturita
dall’idea di valorizzarne l’offerta, si colloca in uno scenario normativo nazionale e regionale
particolarmente dinamico che produrrà effetti sulla gestione dei musei e, in generale, dei servizi
culturali resi al pubblico.
In questa sezione si analizza il panorama legislativo di riferimento e le esperienze maturate in tema
di sistemi museali. A supporto dell’analisi, si sono rivelati particolarmente utili gli incontri del 16 e
del 21 gennaio 2002, cui hanno presenziato rispettivamente alcuni rappresentanti della DG Culture
Identità e Autonomie della Regione Lombardia22 e i rappresentanti del sistema museale dell’Umbria
– dottoressa Antonella Pinna - e del Sistema Museale Veneto - dottor Luca Baldin.


2.1 Il quadro normativo


A partire dalla seconda metà degli anni Novanta una serie di innovazioni legislative ha modificato il
quadro delle competenze nel settore culturale, ampliando i compiti delle Regioni e delle autonomie
locali e riformando l’assetto del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
Uno sguardo di insieme a questa serie di norme rivela come alla base dell’attività legislativa si
situino alcune linee guida di carattere più generale (non riferite cioè esclusivamente all’ambito dei
beni culturali) che sono essenzialmente:
1. la tendenza al decentramento di alcune funzioni, e particolarmente dei servizi a carattere locale,
2. la necessità di cooperazione e coordinamento delle attività tra Stato e amministrazioni locali,
3. la volontà di perseguire criteri di efficacia e efficienza nella gestione della cosa pubblica.


     E’ in questo senso che va inteso lo sforzo di individuare criteri di valutazione e soglie minime di
funzionamento (standard) per le attività facenti capo alla pubblica amministrazione; ed è sempre in
questo senso che vanno interpretati i tentativi di elaborare nuove forme di coordinamento e
strumenti di gestione per i soggetti operanti nel settore dei beni culturali.




22
  Alberto Garlandini –Dirigente della Struttura Sistemi Museali
Teresa Medici –Staff Supporto tecnico per la promozione e il controllo degli standard di qualità nei musei
Enzo Minervini – U. O. Catalogazione e sistemi informativi documentari e multimediali

                                                                                                             26
La prima apertura a nuovi scenari di sviluppo è fornita dal d.lgs. 112/1998 "Conferimento di
funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I
della legge 15 marzo 1997, n. 59".
Il decreto ha infatti riformato le competenze anche nel settore dei beni culturali– (TITOLO IV,
Capo V), prevedendo anche in quest’area il conferimento di alcune competenze23 alle Regioni,
Province e Comuni di musei e altri beni culturali, secondo il principio di sussidiarietà. A seguito di
tale normativa, le Regioni sono chiamate a legiferare in materia ed al contempo si potenzia il ruolo
di Province e Comuni come agenti sul territorio dei processi di gestione e di valorizzazione del
patrimonio culturale.
Nello stesso decreto (art. 150) si introduce per la prima volta il concetto di standard minimi di
gestione, prevedendo la definizione di criteri tecnico-scientifici da osservare nell’esercizio delle
attività dei musei, con l’obiettivo generale di perseguire la cultura di qualità della gestione.
          Il nuovo compito di governo territoriale che le Regioni sono chiamate a svolgere nell’ambito
della gestione del patrimonio culturale, secondo quanto previsto dal d.lgs. 112/1998, riguarda
proprio i compiti di indirizzo, coordinamento, programmazione negoziata e il coinvolgimento di
Province e Comuni nelle funzioni gestionali, promovendone l’esercizio attraverso forme associate.
In ottemperanza a quanto stabilito dal suddetto decreto, le Regioni dovranno rivedere la propria
legislazione in materia di beni culturali. Allo stato attuale, pur non avendo ancora approvato una
legge specificamente dedicata al riordino della materia, molte regioni hanno elaborato atti con
valore normativo (delibere, PRS, articoli di legge sul riordino delle competenze tra enti locali) che
forniscono comunque indicazioni sulle linee di sviluppo che si intendono seguire.


          Il Testo Unico dei beni culturali d.lgs. 490/1999, sistematizzando l’intera materia, oltre a
sancire la cooperazione tra Stato e Autonomie locali, individua gli ambiti in cui tale coordinamento
si esplica: tutela, gestione, valorizzazione e promozione. In questo quadro, benché la tutela resti
nelle mani dello Stato e agli enti territoriali si riservino le restanti funzioni, si definisce un criterio di
cooperazione a tutti i livelli.
          A questa nuova prospettiva basata sulle attribuzioni di competenze decentrate contribuisce
infine la legge 142/1990 (“Ordinamento delle autonomie locali”), abrogata e sostituita dal d.lgs.
267/2000, che introduce forme e strumenti di autonomia gestionale e organizzativa tra gli enti
locali.




23
  La funzione essenziale, la tutela, rimane statale. Alle regioni verrebbero trasferite la gestione e la valorizzazione,
competenze comunque concorrenti tra Stato e regione nell’ambito di Beni di proprietà statale.

                                                                                                                     27
         L’ultimo intervento per la definizione di questo nuovo scenario viene dal decreto del
Ministro il 10 maggio 2001 che ufficializza l’Atto di indirizzo sui criteri tecnico-scientifici e
sugli standard di funzionamento e sviluppo dei musei. Questo rappresenta un notevole contributo
alla regolamentazione delle attività degli istituti museali. Le disposizioni in esso contenute sono le
basi su cui le Regioni italiane stanno lavorando per definire i requisiti di accessibilità ai sistemi
museali regionali e ai contributi finanziari in materia di musei di Enti Locali e di interesse locale.
L’importanza di questo documento risiede in almeno due aspetti distinti:
1) l’adeguamento a tali criteri da parte dei singoli musei diverrà in futuro una condizione di
     accessibilità ai contributi finanziari in materia di musei di Enti locali e di interesse locale;
2) l’individuazione di funzioni, ambiti24 e procedure a carattere generale dei musei costituirà un
     prezioso strumento ai responsabili degli istituti museali, fornendo indicazioni per valutare e
     migliorare la gestione delle proprie attività.


Tra le prime regioni25, la Regione Lombardia ha colto le opportunità offerte dalla normativa
nazionale promulgando la l.r. 1/2000 sul riordino delle competenze degli enti locali, nella quale
tra le altre cose si fa esplicito riferimento ai sistemi museali, delegando quelli di interesse locale alle
Province, come formula in grado di garantire un efficace impiego delle risorse culturali intese come
fattore di identità e di sviluppo del territorio.
Quella che può emergere come una semplice forma di gestione associata, un’organizzazione a rete
che metta in comune una parte delle proprie risorse e delle proprie funzioni al fine di migliorare il
servizio che offre alla collettività sfruttando economie di scala, si delinea come il nucleo
organizzativo per una visione più ampia e integrata del territorio che pone maggiormente l’accento
sugli aspetti della fruizione. E’ quanto emerge dal confronto con la l.r. 35/1995 che promuove la
creazione di sistemi culturali integrati, cioè reti composte dai soggetti operanti nel territorio che,
attraverso i nuovi strumenti di coordinamento forniti dalla normativa nazionale, tendano non solo ad
una gestione più efficace delle risorse culturali ma anche ad uno sviluppo del territorio che le ha
prodotte, ampliando dunque quantitativamente e qualitativamente le possibilità di fruizione da parte
dei cittadini e creando ricadute anche in termini occupazionali e di sviluppo. In questa logica
sistemica, in cui reti di beni e servizi culturali sono integrati con il territorio, i musei assumono un
ruolo fondamentale.




24
   L’atto di indirizzo definisce gli ambiti che compongono le attività di un museo: Status giuridico e risorse finanziarie,
Struttura e personale, Sicurezza e gestione delle collezioni, Rapporto con il pubblico e con il territorio.
25
   La sola altra regione che abbia promulgato una legge analoga (L.r. n°18/2000) è l’Emilia-Romagna.

                                                                                                                        28
        Presupposto per una buona gestione del patrimonio e della sua valorizzazione è la sua
conoscenza organica, coerente e condivisa a fini conservativi e di ricerca, il cui strumento operativo
è la catalogazione26. La catalogazione costituisce il mezzo conoscitivo basilare per il corretto ed
efficace espletamento delle funzioni legate alla gestione del territorio ai fini del conseguimento di
reali obiettivi di tutela ed è strumento essenziale di supporto per la gestione e la valorizzazione del
patrimonio immobile e mobile nel territorio e nel museo, nonché per la promozione e la
realizzazione delle attività di carattere didattico, divulgativo e di ricerca. Il citato decreto 112/1998
assicura che questo avvenga secondo i criteri individuati dall’ICCD, cosicché tutte le informazioni
raccolte sul territorio (a tal fine le regioni costituiscono sistemi informativi regionali) possano in
futuro confluire nel Sistema Informativo del catalogo generale (nazionale).
        La Regione Lombardia ha provveduto al proprio compito di collaborazione alla
catalogazione del patrimonio nazionale con la creazione del SIRBeC (Sistema Informativo
Regionale Beni Culturali) che individua i criteri e stabilisce lo stanziamento di fondi per la
catalogazione coerente ed omogenea del patrimonio lombardo. Recependo poi la normativa
nazionale e coerentemente con il principio di sussidiarietà, tale compito viene operativamente
affidato alle Province.
        La complessità e l’articolazione delle schede catalografiche elaborate a tal fine, ha reso
necessaria anche l’individuazione di figure professionali di alto profilo specificamente preparate a
svolgere operativamente il lavoro di catalogazione. E’ per questo motivo che, indipendentemente
dall’esistenza di inventari e cataloghi già realizzati dai responsabili dei musei, le Province dovranno
provvedere, incaricando i soggetti che corrispondano alle suddette qualifiche professionali, alla
schedatura dei beni mobili e immobili del territorio.
La catalogazione inoltre, secondo i criteri individuati nell’Atto di indirizzo sui criteri tecnico-
scientifici e sugli standard di funzionamento e sviluppo dei musei, è fattore condizionale alla
definizione di soggetti culturali operanti sul territorio: il fatto che la propria collezione sia
catalogata è dunque uno dei requisiti minimi per accedere al sostegno e ai finanziamenti previsti
dalla normativa.
In quest’ottica la Regione Lombardia sta provvedendo alla definizione degli standard minimi di
funzionamento che andranno adottati dai musei lombardi, partendo da una ricognizione degli enti
mirata a definirne il ruolo: “musei” (con funzioni di conservazione, ricerca, didattica) o “raccolte”
(con la sola funzione di conservazione) .




26
 . In questi termini si esprime la Conferenza permanente per i rapporti tra Stato e Regioni, in attuazione dell’art. 149,
comma 4, lettera e) del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112.

                                                                                                                      29
A supporto della attività dei responsabili della gestione di musei e biblioteche, la Regione ha
promosso la realizzazione di un’indagine sui profili professionali operanti nel settore dei beni
culturali27 con l’intento di fornire un riferimento concreto per la "misurazione" della qualità dei
servizi, anche in una logica di rete, e la selezione/valutazione di nuove risorse professionali da
inserire nei servizi stessi.

Dal 1° Gennaio 2002 la Regione Lombardia ha istituito il settore Sistemi Museali il cui dirigente,
Dottor Alberto Garlandini, ha illustrato in quali ambiti il settore di sua competenza si concentrerà
per l’erogazione dei fondi nei prossimi due anni: questi saranno in una prima fase dedicati al
cofinanziamento di studi di fattibilità per la progettazione di sistemi museali nelle province
lombarde, e successivamente al cofinanziamento della fase di start up di tali sistemi.
Per il finanziamento di attività di sistema vere e proprie, in assenza di una normativa ad hoc, allo
stato attuale delle cose e per il finanziamento di singoli progetti in ambito culturale si può fare
riferimento ad alcune leggi regionali sui beni culturali attualmente in vigore. Queste sono, in breve:


       - l.r. 33/91 che istituisce il Fondo per la Ricostituzione delle Infrastrutture Sociali in
Lombardia (FRISL): tra le attività finanziabili, ci sono il recupero, la salvaguardia, la valorizzazione
e la fruizione dei beni destinati ad attività culturali, oltre che la realizzazione, ristrutturazione o
adeguamento di sedi museali;
       - l.r. 39/74 su musei di enti locali o di interesse locale, che finanzia progetti di restauro di beni
musealizzati, riallestimenti, attività didattiche, catalogazione, etc.;
       - l.r. 39/84 che finanzia attività volte alla tutela del patrimonio edilizio storico (che può
includere il recupero delle sedi museali);
       - l.r. 39/91 che promuove e finanzia gli interventi di riqualificazione degli spazi urbani
(include gli adeguamenti delle strutture di interesse pubblico, quindi anche delle sedi museali);
       - l.r. 35/95 che promuove la realizzazione di sistemi culturali integrati: il fondo può destinarsi,
tra le altre cose, a restauri, sviluppo delle infrastrutture, sviluppo dell’offerta culturale;
       - l.r. 9/93 che finanzia attività di promozione educativa e culturale (finanzia tra l'altro mostre,
convegni, seminari, rassegne, formazione e aggiornamento operatori culturali, attività di ricerca,
studio e documentazione).




27
  Le professionalità operanti nel settore dei servizi culturali – i musei lombardi, Regione Lombardia – IREF, ottobre
2001

                                                                                                                    30
La Provincia di Lodi si trova oggi, al pari delle altre province lombarde, a dover gestire
l’adeguamento dei musei di propria pertinenza agli indirizzi forniti dalla Regione Lombardia.
La prima delle sue nuove competenze è quella di provvedere operativamente alla catalogazione di
tutti i beni del proprio territorio, secondo i criteri e gli indirizzi dati dalla Regione (criteri di
schedatura e qualificazione dei catalogatori). Tra le prime, la Provincia ha recentemente concluso
la precatalogazione del patrimonio immobile del Lodigiano e si accinge ora ad intraprendere quella
del patrimonio museale.
Al fine di svolgere questa funzione la Provincia di Lodi ha recentemente ottenuto i finanziamenti
resi disponibili dal fondo del Sirbec.
Per rispondere al compito cui è chiamata dalla l.r. 1/2000, quello cioè di concorrere allo sviluppo
del territorio attraverso la valorizzazione e la promozione del patrimonio culturale, la Provincia si è
attivata per promuovere la creazione del Sistema Museale del Lodigiano.
E’ in questa prospettiva che nel maggio 2001 è stato sottoscritto un protocollo di intesa con i
responsabili dei 19 musei presenti nel Lodigiano che individua gli obiettivi generali del sistema: il
coordinamento delle attività dei soggetti aderenti, la gestione in forma associata dei servizi
intermuseali, la promozione dell’informazione sui musei, la collaborazione tra il mondo della scuola
e i musei e le attività di promozione e valorizzazione del patrimonio culturale, in special modo
quello museale, con particolare attenzione al turismo di carattere culturale.
Il protocollo di intesa definisce inoltre le condizioni generali per la partecipazione al sistema,
restringendola a:
   -   enti che gestiscono musei già rientranti negli standard regionali,
   -   enti che gestiscono musei, regolarmente funzionanti e aperti al pubblico, che siano in
       possesso dei requisiti di funzionalità delle sedi e di interesse artistico o scientifico delle
       raccolte,
   -   enti che gestiscono musei che gestiscono aree naturalistiche, qualora svolgano un’attività di
       tutela, conservazione e valorizzazione del patrimonio naturalistico del territorio
   -   enti che intendono costruire strutture museali.


Attualmente la Provincia sta elaborando soluzioni da studiare in collaborazione con i singoli musei
per rendere operativo tale accordo. In questo quadro, un primo significativo sforzo di
coordinamento ha portato alla realizzazione, curata dalla Provincia di Lodi, di una breve guida che
raccoglie le informazioni essenziali relative a tutti i musei, parchi e aree naturalistiche della
provincia che hanno aderito al sistema.



                                                                                                    31
2.2 Le esperienze maturate


            Negli ultimi dieci anni molti enti hanno preceduto la normativa nazionale, promuovendo a
vari livelli la creazione di sistemi tra i musei di propria competenza territoriale. Da una ricognizione
di massima della situazione italiana, emerge chiaramente un panorama vivo e in continua
evoluzione che lascia supporre un futuro sviluppo di esperienze di questo tipo.
Premessa fondamentale da cui partire è una definizione di ciò che si intende per rete e per sistema.
Questi termini, mutuati da discipline tecnico-scientifiche, da un lato, e filosofiche, dall’altro, si
prestano, infatti, a molteplici interpretazioni. In generale i soggetti che compongono rete e sistemi
possono essere di proprietà diverse (pubblica o privata) e condividono gli obiettivi generali di
efficienza (ottenuta attraverso lo sfruttamento di economie di scala) e di cooperazione (ad esempio
volta a migliorare la qualità dell’offerta o ad ottenere la stabilità dei finanziamenti).
          Nell’analisi dei sistemi museali presi ad esempio e delle possibili forme di coordinamento tra
i soggetti che li compongono, si farà quindi ricorso a questi termini secondo le accezioni sotto
descritte, che volgono a chiarire il punto di vista adottato in questo testo:
     -     La rete è una trama di relazioni cooperative realizzata attraverso progetti collaborazione tra
         entità istituzionalmente autonome in assenza di una direzione e di un controllo unitario28. Le
         relazioni, formali e informali, tra le parti della rete non sono gerarchizzate, sono basate sui
         sistemi di comunicazione, e hanno lo scopo di creare benefici comuni ai partecipanti attraverso
         la condivisione e lo scambio di idee, di esperienze e di risorse. La rete può esplicarsi a
         qualunque livello, si compone di elementi omogenei per tipo di attività (core function) e non ha
         necessariamente una dimensione territoriale. Una rete, per quanto dotata di procedure di
         coordinamento formalizzate, non dà vita ad un’entità terza.
     -     Un sistema è un insieme di “relazioni interorganizzative che intercorrono fra le parti per
         raggiungere obiettivi non conseguibili da ciascuno separatamente”29. In sostanza si tratta
         sempre di soggetti che, mantenendo la propria autonomia, mettono in comune delle risorse
         (economiche, scientifiche, umane) al fine di ottimizzarne il risultato sfruttando economie di
         scala, ma il risultato delle attività di un sistema è maggiore della somma dei risultati
         raggiungibili dalle singole parti. E’ possibile che la collaborazione tra le parti del sistema si basi
         su semplici meccanismi di coordinamento, ma altrettanto spesso può ricorrere alla creazione di
         un organismo autonomo che si occupi della gestione delle attività specifiche del sistema stesso.


28
   Si veda in proposito Silvia Bagdadli, Le reti di musei – L’organizzazione a rete per i beni culturali in Italia e
all’estero, Milano, Collana CRORA ed. Egea, 2001.
29 Si veda la ricerca a cura del Centro Studi del Touring Club Italiano, Sistemi museali in Italia: analisi di alcune
esperienze, Milano, TCI, 2000

                                                                                                                  32
     Il sistema infine, diversamente dalla rete, ha una connotazione fortemente territoriale: il legame
     intrinseco tra i soggetti che lo compongono, che possono essere disomogenei per tipo di attività
     (core function distinte come ad es. musei, teatri e aziende di trasporto pubblico), è anzi spesso
     proprio l’identità territoriale.


         Con l’obiettivo di delineare un quadro di come le amministrazioni locali abbiano
concretamente interpretato i concetti di rete e sistema applicandoli al settore museale e culturale in
genere, si è proceduto all’analisi di alcune esperienze significative, sia perché attivate da lungo
tempo, sia per l’originalità della formula adottata. I casi presi in esame sono stati selezionati in
funzione dell’interesse della formula che hanno utilizzato per realizzare il coordinamento tra gli
istituti coinvolti: la veste giuridica (dalla istituzione di comitati con funzioni consultive alla
creazione di organismi ad hoc), la qualità e quantità delle attività gestite in modo integrato (dalla
sola attività di comunicazione alla gestione integrata di tutti i servizi), il grado di integrazione con
altre risorse del territorio, eccetera. Nel panorama individuato30 figurano anche due esperienze
europee che risultano particolarmente interessanti per la soluzione gestionale adottata (in particolare
la rete dei musei civici di Strasburgo) e per il ruolo assunto dal sistema anche nelle attività più
strettamente scientifiche dei musei coinvolti (Sistema del Museu de la Ciencia i de la Tecnica de
Catalunya) arrivando ad influire sull’assetto delle collezioni.


         In Italia, alcune regioni31, pur lontane dall’aver adeguato la legislazione regionale a concetti
relativamente nuovi per i beni culturali come quello di standard qualitativi o di gestione associata
fanno menzione a livello normativo (con leggi o atti di programmazione) alla creazione di sistemi
museali. In altre regioni, come il Friuli Venezia Giulia o la Campania, si rilevano segnali di
sperimentazione (come il Sistema Museale della Carnia, composto da musei e altre realtà
“premuseali” del Friuli o la Artecard di Napoli, un biglietto integrato che consentirà l´accesso a 6
musei metropolitani, l´uso di tutta la rete urbana di trasporto pubblico e sconti su vari acquisti).
Altre regioni infine, hanno attivato sul territorio diversi progetti pilota.




30
   Le schede dei casi presi in esame (in allegato), strutturate al fine di rendere meglio comparabili realtà estremamente
diverse tra loro, si articolano in tredici sezioni: Origine e motivazione, Anno di attivazione, Ente promotore, Normativa
di riferimento, Musei aderenti, Strumento di attivazione, Modalità di attuazione, Attività svolte dal sistema, Organi per
il funzionamento, Finanziamenti, Collaborazioni esterne, Risultati e Prospettive. L’osservazione delle esperienze
analizzate, consente di fare alcune considerazioni di ordine generale sulle motivazioni che hanno spinto a mettersi in
rete, sulle attività messe in comune, sui meccanismi di coordinamento attivati e infine sui risultati ottenuti e i problemi
riscontrati .
31
   E’ il caso di Calabria (l.r. 35/95: l’art.1 comma 2b “la regione si propone la progressiva costituzione e attivazione di
un sistema museale regionale integrato e funzionalmente unitario, articolato su scala provinciale), Lazio e Abruzzo.

                                                                                                                        33
         Tra queste, uno dei casi di maggior rilevanza, soprattutto in considerazione dell’entità dei
progetti attivati, è quello del Sistema Museale del Veneto32. Come vedremo più avanti, il caso del
Veneto rappresenta bene il ruolo assunto dalla Regione nella incentivazione alla creazione di
sistemi museali sul suo territorio. La Regione Toscana segue una linea simile, attraverso
l’attivazione del Sistema dei Parchi della Val di Cornia (gestito da una s.p.a. di cui la Regione è
socia) e del Sistema Museale Senese, oltre alla formulazione di una serie di altri progetti che,
sebbene diversi tra loro, sono caratterizzati dalla stesso approccio “sistemico”33.
         Un caso particolare, per le ridotte dimensioni e per l’alto grado di omogeneità raggiunta dai
musei che lo compongono, è il Sistema museale dell’Umbria, che, attivato nel 1990, è ancora oggi
un esempio di riferimento per altri ambiti territoriali. Attualmente, la regione sta tentando di
riformulare una legge, anche in considerazione del mutato quadro istituzionale, che alleggerisca il
ruolo della regione all’interno del sistema, agevolando l’aggregazione di sottogruppi di musei
(fenomeno già in atto, come dimostrano i sistemi cittadini di Todi e Perugia e, soprattutto, la
Convenzione Intercomunale Valle Umbra Sud).
         In Piemonte si assiste ad un sistema a carattere regionale che, nato originariamente nel
capoluogo come sistema metropolitano, coinvolge oggi 40 musei metropolitani e 39 musei sparsi
sul territorio regionale.
         La Regione Marche è attualmente in una fase di elaborazione di una legge ad hoc: sulla
base del concetto di museo diffuso ha attivato vari sistemi territoriali come quello dei Piceni,
l’Associazione Sistema museale della Provincia di Ancona e quella in via di realizzazione della
Provincia di Macerata, o tematici, come la rete dei musei demoantropologici.


       Pur rilevando dalle esperienze attivate che “fare sistema” è un modello che si va diffondendo
con modalità, applicazioni e contenuti sempre differenti nei diversi ambiti territoriali, un tratto che
sembra accomunare le diverse interpretazioni del sistema è il fatto di mettere l’accento sulla
fruizione: l’obiettivo non è solo la tutela o la conservazione degli oggetti, ma un insieme di azioni
che tendono alla loro utilizzazione e valorizzazione in processi di produzione e diffusione della
cultura.

32
   All’interno della regione sono attualmente attivati o in via di realizzazione il Sistema Bibliotecario Museale della
Provincia di Venezia, il Sistema Museale della Provincia di Padova, il MUTIV (una rete dei musei dell’industria
vicentina), la rete dei musei civici agli Eremitani di Padova, la rete dei Musei Civici di Venezia, quella dei Musei Civici
di Vicenza, quella dei Musei Civici di Verona (anch’essa oggetto di approfondimento), la rete dei Musei Civici di
Treviso, Musei Civici di Vittorio Veneto, il sistema dei Musei dell’Università degli Studi di Padova, il Sistema Museale
della Lessinia, il sistema territoriale dei Musei della Grande Guerra, CHORUS (Associazione delle chiese di Venezia),
il progetto “Chiese vive” di Verona.
33
   Il Piano integrato dei Castelli, borghi e pievi della Lunigiana; il Progetto integrato Sorano-Castellazzara-Pitigliano; il
Progetto Santa Maria della Scala di Siena; il Sistema museale del Mugello e l’Ecomuseo della montagna pistoiese; il
Piano coordinato della Val d’Orcia; l’Ecomuseo dell’alabastro.

                                                                                                                         34
       Innanzitutto è interessante notare come tutte le reti e i sistemi considerati siano stati attivati o
comunque progettati prima dell’entrata in vigore non solo del Testo Unico sui beni culturali (1999),
ma anche delle leggi cosiddette “Bassanini” (a partire dal 1998). A parte casi pionieristici come
quello umbro (istituito con legge regionale nel 1990), la maggior parte delle realtà oggi attive si è
costituita a partire dalla metà degli anni ’90.
       Ciò mette in luce innanzitutto che il consolidamento e la “messa a regime” dei sistemi sono il
risultato di un processo pluriennale. L’attivazione dei sistemi museali più noti e meglio funzionanti,
di cui sono apprezzabili gli effetti, risale infatti a qualche anno.
Emerge inoltre una riflessione sulle motivazioni che hanno dato luogo a forme associate di gestione,
frutto di esigenze concrete maturate e condivise da tutti i soggetti coinvolti e non mera applicazione
di normative istituzionali. In altre parole gli enti che hanno recepito il sorgere di questa esigenza dal
proprio territorio, non hanno atteso che la legge nazionale fornisse indicazioni sulle formule di
gestione più appropriate per garantire conservazione e valorizzazione del patrimonio diffuso tipico
del territorio italiano.
        Lo strumento con cui si sono stabilite le collaborazioni tra i musei, con la
mediazione/coordinamento dell’ente locale di riferimento, è spesso la convenzione34. Essa non è
che un modo di formalizzare l’assunzione di un impegno reciproco delle parti a vari livelli: dalla
decisione di programmare e realizzare una comunicazione congiunta (creazione di un logo, di un
sito web, di materiale divulgativo comune, ecc) alla creazione di organismi permanenti con funzioni
consultive o decisionali (nella forma di comitati, conferenze o assemblee, composte da
rappresentanze dei soggetti aderenti al sistema) relativamente alle attività che le parti coinvolte
hanno stabilito di gestire o anche solo di programmare congiuntamente. La convenzione offre il
vantaggio di essere uno strumento piuttosto flessibile: le deliberazioni ivi contenute possono infatti
anche essere di indirizzo, mentre i contenuti che di volta in volta vanno definendosi possono essere
oggetto di ulteriori convenzioni più specifiche35. La validità (normalmente da 2 a 4 anni), permette
che l’accordo sia rinnovabile ed eventualmente modificabile sul medio o lungo periodo36.
        Rimandando ad una lettura più dettagliata nelle schede in allegato, i casi esaminati
suggeriscono che la natura della collaborazione tra musei dipende in gran parte dalla estensione e
dalla natura amministrativa del territorio nel quale si esplica. In generale però in tutti i sistemi


34
    Fa eccezione l’Umbria, il cui sistema museale è istituito da una Legge regionale. Ciò nondimeno, le collaborazioni
tra soggetti locali all’interno della regione verso cui l’ente territoriale è sempre più orientato, sono sancite da
convenzioni.
35
   E’ il caso del sistema metropolitano torinese in cui, a partire da una convenzione quadro, l’Associazione Torino Città
Capitale stipula individualmente una convenzione con ogni museo che aderisce al sistema.
36
   Non altrettanto flessibile è la legge, che per essere modificata richiede un intervento legislativo che ne abroghi o
integri le parti rivelatesi inadeguate.

                                                                                                                      35
analizzati il coordinamento è iniziato tra un numero di musei che nel tempo è andato aumentando,
in alcuni casi ampliando la collaborazione anche a soggetti non strettamente museali.
         Nei sistemi su base regionale, il ruolo dell’ente promotore (l’ente territoriale) è quello di
volano per le iniziative locali più che di coordinamento operativo delle attività. Il caso più
rappresentativo è quello del Veneto che, soprattutto attraverso una preventiva e continua attività di
sensibilizzazione e formazione degli operatori, fornisce supporto tecnico e finanziario alle iniziative
che propongono gestioni associate tra i musei a livello locale. Questo approccio, dovuto in gran
parte alla numerosità delle realtà culturali della regione (243), stimola la creazione di quelli che
potremmo definire “sottosistemi”, aggregazioni di alcuni istituti il cui legame può essere
rappresentato tanto dall’affinità tematica come dall’appartenenza ad un un’unica area geografica.
In generale i sistemi regionali sono macro-sistemi, ad eccezione dell’Umbria, la quale, per le ridotte
dimensioni del proprio territorio (due sole province) e attraverso il coinvolgimento diretto della
Regione, ha raggiunto un ragguardevole livello di integrazione tra i musei: dei 70 musei dell’intero
territorio regionale, ex lege tutti parte del sistema, i 39 che vi aderiscono attivamente hanno adottato
standard di gestione comuni e hanno attivato servizi poi affidati in concessione a cooperative.
         I sistemi su scala provinciale e metropolitana, invece, hanno una funzione di coordinamento
operativo e gestionale più che di indirizzo. Questo diverso coinvolgimento trova conferma nel fatto
che i comitati di programmazione, quando non gli organi di gestione, sono sempre presieduti da un
rappresentante (amministratore o dirigente del settore competente) dell’ente promotore.
         Relativamente ai sistemi provinciali, dai casi considerati emerge un quadro piuttosto vario,
ancora una volta legato alle dimensioni del territorio cui si riferiscono. Le province di Ravenna,
Modena e Siena hanno raggiunto gradi di integrazione alquanto differenti in termini di attività di
fatto condivise, ma sono tutte accomunate da una serie di scelte che sembrano rispondere bene alle
esigenze delle realtà di dimensioni medio piccole37.
Tutti i sistemi infatti si inquadrano in una legge regionale che ne prevede l’attivazione, tutti hanno
creato un organo di programmazione composto da rappresentanti della Provincia e dei singoli
musei, tutti funzionano grazie al cofinanziamento di Regione, Provincia ed enti proprietari dei
musei (spesso si tratta dei comuni). Gli organi di gestione delle attività di sistema sono centralizzati
nel caso di Ravenna e Modena (che a questo scopo hanno creato dei comitati), mentre rimangono di
diretta competenza dei musei nel caso di Siena (benché spesso questi diano in concessione la
gestione dei servizi, cosicché alle direzioni dei musei non resta che coprire il disavanzo di gestione).

37
  Il numero dei musei facenti parte dei sistemi in questione è infatti piuttosto esiguo (25 a Ravenna, 24 a Siena). Fa
eccezione il caso di Modena che ha del resto fatto rilevare problemi nella gestione delle attività a causa dell’elevato
numero di partecipanti (60): tra le prospettive che si aprivano alla fine del 2000, figurava quella di studiare una formula
che snellisse i processi decisionali all’interno del sistema, dando maggior potere operativo agli organi di
programmazione.

                                                                                                                        36
La provincia di Siena ha inoltre un’altra particolarità: la costituzione del sistema è avvenuta
attraverso la sottoscrizione di un accordo di programma, nel quadro del quale si sono poi stipulate
quattro convenzioni tra i musei tematicamente affini. In tal modo si sono avviati quattro
sottosistemi di musei che condividono oltre all’area di interesse scientifico, anche le relative
problematiche specifiche (ad es. i problemi di conservazione di un museo storico artistico, affatto
differenti da quelle di uno etnografico o naturalistico). Tra i risultati di maggior rilievo di questa
collaborazione figura la promozione di percorsi intramuseali. La formula per sottosistemi sembra in
questo caso interessante soprattutto se si considera il numero piuttosto esiguo degli istituti coinvolti
(24).
        Vi sono infine sistemi museali metropolitani che, forse anche grazie alle dimensioni
circoscritte, sono più integrati con altre risorse del territorio. Come considerazione generale,
sembrerebbe più facile l’instaurazione di rapporti con l’esterno (enti non strettamente museali, né
necessariamente culturali) nei casi in cui l’identità territoriale (in questo caso l’appartenenza ad un
nucleo urbano) è più consolidata. Su una scala dimensionale ridotta, è minore il problema del
coordinamento interistituzionale, dal momento che in ambito cittadino la competenza sul
patrimonio museale, salvo che per i beni di proprietà dello Stato, spetta all’amministrazione
comunale (in alcuni casi, come a Verona, il problema è del tutto inesistente giacché i musei della
città sono tutti civici).


        Per quanto riguarda le attività condivise dai musei (siano esse di programmazione o di
gestione), il primo dato che emerge è che queste possono essere complementari e non
necessariamente sostitutive di quelle svolte individualmente dai singoli istituti (è il caso dei musei
bolognesi, che accanto alla propria politica di comunicazione, partecipano alle attività di
comunicazione del sistema programmate da “Bologna dei Musei”).
        Il livello di accordo, e quindi di collaborazione, più facile da raggiungere riguarda le attività
di comunicazione. In tutti sistemi considerati la comunicazione è gestita congiuntamente. Per molti
dei casi considerati inoltre, quando il coordinamento sia esteso ad altre attività, il processo,
avvenuto per gradi, è iniziato proprio a partire da questo ambito. Questo induce a una
considerazione di ordine generale sul tipo di attività sulle quali più facilmente si giunge ad una
collaborazione. L’adesione ad un sistema comporta indubbiamente la rinuncia ad una parte della
propria autonomia. Su attività come appunto la comunicazione, è più agevole raggiungere un
accordo giacché, di norma, è una delle funzioni più carenti nei nostri musei. Il fatto di condividerne
i costi, nonché i benefici, spesso non solo non interferisce con le attività scientifiche,



                                                                                                      37
tradizionalmente privilegiate nei musei, ma addirittura fornisce loro l’opportunità di avere un
servizio che da soli non avrebbero avuto i mezzi per attivare.
Nel 75% dei casi considerati sono gestite congiuntamente anche le attività di promozione38, che
comportano un grado di integrazione superiore a quello della mera comunicazione (accordarsi su
orari di apertura, avere peso sufficiente per stipulare accordi con soggetti terzi come aziende
trasporti, ecc)
        Solo la metà dei sistemi studiati ha incentrato la propria collaborazione anche su attività di
servizio alla struttura (catalogazione, restauro, adeguamento strutturale delle sedi, ecc.) mentre
nessuno ha attivato collaborazioni a livello scientifico. I casi in cui la collaborazione ha come fulcro
i servizi alla struttura sono quasi sempre di ambito regionale: questo si spiega soprattutto con il fatto
che i costi per lo sviluppo di queste attività sono decisamente superiori a quelli richiesti per
l’attivazione di servizi volti alla fruizione, e richiedono quindi una disponibilità di risorse che
difficilmente gli enti locali possono mettere in campo.
Esistono esempi di gestione totalmente accentrata solo nei casi in cui i musei aderenti al sistema
abbiano lo stesso proprietario (ad esempio i musei civici di Verona): in questo caso, benché
l’integrazione tra gli istituti sia massima, sembra improprio parlare di sistema, in quanto l’ente
proprietario non fa che proseguire nella normale attività di gestione dei beni di sua proprietà, solo
con criteri di programmazione coordinata e ponendo l’attenzione agli aspetti legati alla fruizione.
Sembra un cambiamento di visione all’interno dell’ente, più che un vantaggio derivante dalla
gestione associata. Il caso dell’Umbria è almeno in parte diverso poiché la gestione, benché
standardizzata secondo le indicazioni dell’ente territoriale e benché la maggior parte dei musei sia
gestita da una stessa cooperativa, non è di fatto centralizzata.


        Infine si segnalano due sistemi museali attivati rispettivamente in Alsazia e in Catalunya
che, seppure attivati in due ambiti culturali e istituzionali diversi da quelli italiani, risultano
interessanti per la formula organizzativa e gestionale che hanno adottato.
Il primo è il caso dei musei civici di Strasburgo, per gestire i quali il Comune, proprietario di tutti
gli istituti, ha elaborato una struttura piuttosto rigida e accentrata (un unico direttore) che garantisce
una fortissima integrazione, non solo a livello di servizi all’utenza, tra i musei coinvolti. Il caso di
Strasburgo è interessante poiché alla riorganizzazione delle attività ha affiancato una riattribuzione
delle responsabilità: la creazione della rete ha fornito cioè l’occasione di introdurre trasformazioni
alla struttura organizzativa. I vantaggi prodotti dall’aggregazione sono stati essenzialmente la

38
  Per promozione si intendono tutte quelle attività che, attraverso la fornitura di benefit (forme di sconto, agevolazioni
nell’acquisto di altre forniture, come prodotti editoriali o uso di trasporti pubblici, ecc), stimolino la fruizione
dell’offerta e la fidelizzazione degli utenti.

                                                                                                                       38
diversificazione delle entrate, attraverso l’ampliamento dei servizi offerti, la riduzione dei costi
gestionali, l’aumento del numero di visitatori, ottenuto attraverso la comunicazione congiunta e
l’approntamento di nuove politiche tariffarie, e infine riflessi positivi sull’offerta turistica, grazie
anche alla rinsaldata collaborazione con l’ufficio turistico locale.
Il caso del sistema dei musei della scienza e della tecnica di Terrassa è infine particolarmente
interessante per la strutturazione che si è dato. Il sistema è composto da un museo principale, da
musei sede, musei sezione e musei collaboratori39. Lo schema è quindi quello di un centro forte
(reso tale anche dalla normativa catalana che lo include nella categoria di “museo nazionale”, la
massima qualifica delle quattro possibili che i legislatori hanno stabilito per le raccolte museali) che
può avvalersi di maggiori risorse finanziarie e ha rapporti differenziati a seconda della categoria di
soggetti a cui si riferisce. A parte i musei sede, di proprietà del museo principale, nel caso dei musei
sezione la collaborazione è così stretta che di fatto le collezioni sono state riallestite in funzione di
un progetto scientifico che prevede la tematizzazione delle raccolte: in questo modo si sono evitate
le sovrapposizioni e quindi la concorrenzialità delle risorse museali. Esiste poi un secondo livello di
collaborazione, limitata al piano della visibilità, con i musei collaboratori. Questa struttura
coordinata per gradi (che concretamente si risolve nella distinzione tra programmi obbligatori, cui
tutti debbono aderire, e facoltativi), ha portato buoni risultati soprattutto in termini di visibilità e di
miglioramento dell’offerta culturale, sebbene dia alcuni problemi di coordinamento dovuti
all’ampia autonomia lasciata alle singole strutture.


         I risultati ottenuti dai sistemi analizzati in questa sede sembrano incoraggianti: aumento del
pubblico, miglioramento qualitativo e quantitativo dei servizi culturali, riqualificazione di sedi
museali e discreti risultati in termini di occupazione diretta. Una conferma di questo viene dal
costante aumento non solo delle sperimentazioni in questo senso, ma anche dal fatto che le stesse
collaborazioni tendono nel tempo ad un allargamento dei soggetti coinvolti e/o delle attività
condivise.
         I problemi riscontrati più di frequente riguardano invece gli strumenti e i costi di
coordinamento: in alcuni casi il numero elevato di soggetti aderenti rallenta i processi decisionali, in
altri si riscontrano difficoltà di comunicazione all’interno della rete, in altri ancora i singoli istituti
faticano a rinunciare ad una parte della propria autonomia, risentendo di un approccio che viene
percepito come “calato dall’alto”.
In generale i casi di maggior successo in termini di risultati ottenuti, sono quelli che si sono fondati
su una forte motivazione dei soggetti coinvolti (con un uso accorto degli strumenti di
39
  Questa strutturazione è possibile anche in virtù della legislazione catalana, che nel proprio territorio distingue a priori
i musei in categorie, a seconda delle attività che svolgono e del loro grado di interesse per la Catalunya.

                                                                                                                          39
programmazione negoziata e coordinamento interistituzionale, oltre che con la formazione degli
operatori) e che hanno incentrato le attività del sistema sugli aspetti legati alla visibilità e alla
fruizione.
       Alla luce di quanto detto, non c’è dubbio che nella creazione di sistemi museali è importante
sia promuovere la formazione professionale, sia l’uso di modelli efficaci ed efficienti di gestione dei
musei e porre grande attenzione al miglioramento dell’accessibilità da parte dei visitatori e al loro
coinvolgimento. Lavorare per la costituzione di reti o sistemi museali vuol dire dunque creare
sinergie e valore aggiunto tra i vari soggetti che ne fanno parte: è perciò importante chiarire e
specificare le necessità, le aspettative e le competenze, gli obblighi e le responsabilità tra i diversi
partecipanti al sistema.




                                                                                                     40
                                                    SEZIONE 3
                                    L’IPOTESI PROGETTUALE


Il progetto “AgriCultura” nasce dall’idea di promuovere il Lodigiano attraverso la valorizzazione
delle potenzialità del territorio quali la peculiare vocazione agricola, le risorse culturali e ambientali
(musei, parchi e aree naturalistiche), la tradizione gastronomica.
L’intento è quello di favorire lo sviluppo locale facendo leva sull’elemento distintivo
dell’agricoltura, fattore di identità testimoniato40 dai musei etnografici, dagli aspetti paesaggistici e
dalla tradizione culinaria. Inoltre, l’agricoltura non solo rappresenta l’identità culturale del
Lodigiano, ma costituisce anche uno dei settori chiave dell’economia locale. In quest’ottica
“AgriCultura” vuole porsi come un progetto finalizzato non solo alla “conservazione della
memoria” ma anche al “rilancio di processi innovativi”.
Il progetto, pur attribuendo ai musei il ruolo di protagonisti in quanto “luoghi di lettura del
territorio”, si propone di attivare il coordinamento operativo in una logica di “sistema culturale
integrato”, cioè di integrazione tra attori, pubblici e privati, e risorse che possono contribuire al
raggiungimento degli obiettivi che lo stesso si pone.


La rete etnografica potrebbe quindi configurarsi come una struttura dinamica in cui i cui nodi sono
costituiti dai musei che interagiscono con l’ambiente stabilendo relazioni con soggetti diversi
(individui, organizzazioni pubbliche/private). Si ricorda che i musei etnografici lodigiani sono:


                        DENOMINAZIONE                                        LOCALITA'               PROPRIETA'
     Museo Lombardo di Storia dell'Agricoltura                           Sant'Angelo               privata
     Museo del Pane                                                      Sant'Angelo               privata
                                                                         Lodigiano
     Museo del Lavoro Povero e della Civiltà Contadina                   Livraga                   pubblica
                                                                         Lodigiano
     Ecomuseo della Cascina Grazzanello                                  Mairago                   privata
     Museo Agricolo                                                      Cavacurta                 ecclesiastica
     Museo della Civiltà Contadina                                       Cavenago d'Adda           pubblica




40
   Questo visione è condivisa anche dal Piano Agricolo Triennale della Provincia di Lodi: “(...) Tra questi settori, una
particolare rilevanza assume certamente quello dell’agricoltura, per le implicazioni che tale attività riveste sia in campo
economico che per un equilibrato sviluppo del territorio, per il quale essa funge da presidio attivo ed insostituibile,
assumendosi il delicato compito di perseguire prospettive di crescita e di benessere sociale secondo modelli di
sostenibilità che garantiscano il mantenimento e la valorizzazione di beni essenziali per l’intera collettività, quali
l’ambiente, il paesaggio, la salute e, non ultima, l’identità culturale che risiede nelle tradizioni e nei beni culturali di cui
è tuttora ricca la nostra terra.”

                                                                                                                            41
La ricognizione dei musei agricoli lodigiani41 ha evidenziato i loro punti di forza e gli elementi di
criticità che potrebbero condizionare la fase di definizione della rete etnografica.
In primo luogo il Castello Bolognini assume il ruolo di leadership in quanto ospita le istituzioni più
strutturate. Il Museo Lombardo di Storia dell’Agricoltura e il Museo del Pane sono all’interno di un
prestigioso edificio che già di per sé è luogo di attrazione per i turisti, hanno il maggior numero di
visitatori, l’accesso agli allestimenti è a pagamento con biglietto unico (pur facendo capo ad enti
diversi), si avvalgono di guide museali. Entrambi hanno intrecciato un tessuto di relazioni
soprattutto all’esterno del territorio lodigiano: il Museo di Storia dell’Agricoltura collabora con altre
sedi museali dello stesso tipo, sia nazionali che internazionali, il Museo del Pane con l’Istituto
sperimentale della cerealicoltura, con l’Associazione Nazionale Panificatori e il Centro di Ricerche
del Ministero dell’Agricoltura. Il Museo lombardo di Storia dell’Agricoltura è un museo
agroetnografico, il suo fondo è costituito, oltre che da oggetti d’uso quotidiano e strumenti di
lavoro, da reperti archeologici, ricostruzioni ambientali e modelli ricostruiti. L’allestimento
permette diverse tipologie di percorso. La gestione di questo museo ha inoltre dimostrato interesse
per i rapporti con il territorio rurale che lo circonda, concretizzatosi in alcune iniziative come
l’elaborazione di itinerari42.
Il Museo del Pane è invece una raccolta tematica di pani e strumenti per la panificazione distribuiti
in un allestimento fisso con un percorso lineare unico. Entrambi sono aperti solo da marzo a ottobre
e il loro principale target di riferimento sono le scolaresche.


Il Museo Povero della Civiltà Contadina di Livraga e l’Ecomuseo di Mairago sono accomunati dalla
collocazione all’interno di edifici rurali storici (la Cascina Croce e la Cascina Grazzanello) che
mantengono pressoché intatta l’ambientazione originaria. Il punto di forza di queste due sedi risiede
proprio nella capacità di far rivivere l’atmosfera della vita rurale, unita alla forte motivazione dei
loro responsabili che con gran parte di lavoro volontario si impegnano a valorizzare le loro raccolte
e i loro spazi. In entrambi i casi si tratta di sedi espositive relativamente piccole (l’area visitabile al
coperto è limitata ad un solo ambiente). Il Museo povero della civiltà contadina, di proprietà del
Comune di Livraga, è gestito dall’Associazione Amici del Museo che svolge sia attività prettamente
museali (manutenzione, inventariazione, organizzazione di mostre) che attività collaterali (feste
tradizionali, degustazioni, etc.). Oltre a strumenti di lavoro e oggetti di uso quotidiano,




41
   In allegato sono riportate le schede dei musei corredate da interviste ai responsabili effettuate durante la fase di
cantiere del corso “Progettisti per lo sviluppo di sistemi culturali integrati” (ALLEGATI 3.1-3.6)
42
   Un esempio è l’itinerario tematico “Il territorio come luogo della memoria” che prevede un percorso che partendo dal
museo si articola attraverso il passaggio per tre cascine situate tra il lodigiano e il pavese.

                                                                                                                    42
l’esposizione, lineare e fissa, è arricchita da tre diorami. Le visite guidate sono effettuate dal sig.
Mazzocchi, proprietario della collezione, abile a suscitare curiosità ed interesse presso gli utenti.
La Cascina Grazzanello svolge ancora la sua attività agricola (la tenuta è coltivata a cereali,
leguminose, foraggiere ed alberi ad alto fusto), e grazie all’interesse e alla passione personale del
proprietario, Spartaco Corvi, oltre all’esposizione di oggetti e attrezzi del lavoro contadino offre
anche una serie di iniziative didattiche volte all’avvicinamento delle scuole al contesto storico -
ambientale locale. L’attività didattica, vero valore aggiunto della cascina, si rivolge unicamente alle
scolaresche alle quali vengono offerti percorsi differenziati in base all’età e ai programmi svolti
durante l’anno scolastico, guidati da universitari volontari. Oltre agli oggetti musealizzati all’interno
della vecchia stalla, la cascina ha una serie di altri ambienti altrettanto interessanti e che a pieno
titolo la definiscono come “ecomuseo”: la “casa del contadino”, ambiente che testimonia delle
abitudini contadine fino a pochissimi decenni fa, una serra e un forno a legna destinati alle attività
dei bambini, un mulino ad acqua, aule destinate alla didattica. Anche questi ultimi due musei, la cui
utenza è prettamente se non esclusivamente scolastica, sono aperti solo da marzo a ottobre.


Il Museo della Civiltà Contadina di Cavenago d’Adda è ancora in allestimento. Anche in questo
caso la collezione è il risultato della passione e motivazione del sindaco, Ferruccio Pallavera, che ha
raccolto un migliaio di oggetti e attrezzi del lavoro contadino, con l’obiettivo di conservare la
testimonianza della vita rurale della zona. Frutto di donazioni o di concessioni in comodato gratuito,
il fondo di questa futura raccolta deve essere ancora inventariato, fatto da tenere in considerazione
nell’ipotizzare una collaborazione tra i musei.


Il Museo Agricolo di Cavacurta, situato all’interno del convento dei Padri Serviti, consiste in una
raccolta di circa 200 strumenti del lavoro agricolo. Il Direttore, don Cremascoli, dimostra scarso
interesse ad essere coinvolto in progetti “in rete” forse per il timore dell’inadeguatezza delle propria
struttura. Ciò ha comportato la mancata adesione al protocollo di intesa tra la Provincia di Lodi e gli
altri musei per la costituzione del Sistema Museale Provinciale.
La sola attività di comunicazione messa in atto dai musei, quando presente, è la realizzazione di una
brochure informativa, senza peraltro garanzie di una efficace distribuzione.
Alla luce di queste considerazioni, la scelta progettuale preliminare è consistita nel progettare e
sperimentare iniziative che contribuiscano alla visibilità e alla promozione dei musei attraverso
un’azione congiunta con altre proposte turistico-culturali.




                                                                                                        43
La strategia di operare sull’aspetto della fruizione è frutto di alcune valutazioni:
    -   altri tipi di interventi volti a migliorare l’offerta museale (adeguamenti strutturali, interventi
        gestionali e organizzativi, etc.) necessitano di maggiori risorse finanziarie, tempi lunghi di
        realizzazione, profili professionali adeguati;
    -   l’aspetto di visibilità e aumento di visitatori può creare un effetto più immediato di
        coinvolgimento e sensibilizzazione degli operatori museali agricoli, che cogliendo risultati
        in tempi più ridotti, sono maggiormente stimolati a riflettere sulle opportunità di operare in
        rete; tra l’altro la prima attività del costituendo Sistema Museale Lodigiano è stata proprio
        un’attività di comunicazione: la guida ai musei;
    -   lo studio di esperienze maturate in Italia e all’estero ha infine avvallato questa scelta
        rivelando la prevalenza di attivazioni di reti e sistemi museali attraverso strumenti di
        marketing e comunicazione.


L’obiettivo di aumento di visibilità dei musei etnografici è indirizzato sia verso la comunità locale
che verso i “non-lodigiani”. Il conseguimento di una maggiore partecipazione dei Lodigiani si
colloca nell’ottica di rafforzare il senso di appartenenza al proprio territorio, di renderli partecipi del
processo di sviluppo locale attraverso le proprie risorse culturali. La capacità di attrazione degli
escursionisti, residenti fuori dai confini provinciali, è invece finalizzata ad incentivare forme di
turismo culturale, facendo leva sulla possibilità di conoscere le tradizioni della civiltà rurale,
calandosi nella realtà del paesaggio agricolo, vivendo l’atmosfera di un mondo poco conosciuto, per
molti versi sostanzialmente paragonabile ad un “viaggio nel tempo”.


Sulla base di questi elementi, è stata formulata l’ipotesi di costruire itinerari nei musei, affiancando
alle visite guidate anche altre attività che possano rendere accattivante queste ultime: degustazioni,
acquisti di prodotti locali tipici, eventi di spettacolo, laboratori per bambini. I percorsi sono resi
agili dalla relativa vicinanza dei musei: la distanza tra ciascuno di essi non supera i 15 minuti di
tragitto in automobile o autobus.
La proposta degli itinerari è frutto della consapevolezza che soltanto i musei di Sant’Angelo hanno
una capacità di attrazione autonoma e che se da un lato possono fungere da traino per gli altri enti,
questi ultimi, con la specificità delle collezioni e l’autenticità dell’ambientazione, integrano e
rafforzano il richiamo dei musei del castello.




                                                                                                        44
Sono state pertanto individuate due tipologie di itinerari:
     un itinerario prestabilito per i gruppi organizzati lodigiani e non: scolaresche, associazioni,
        categorie particolari (anziani, appassionati, studiosi). In questo caso è interessante definire
        formule ad hoc che prevedano di volta in volta “pacchetti di offerta” mirati alle
        caratteristiche e alle esigenze di ogni tipo di gruppo.
     un itinerario flessibile (“fai-da-te”) per gli escursionisti (i turisti domenicali, le famiglie
        lodigiane e non, etc.) ai quali è offerta la possibilità di costruirsi un percorso su misura
        scegliendo tra le diverse opportunità messe a disposizione (luoghi, eventi, manifestazioni,
        etc.).


      Per incentivare l’adesione agli itinerari, è opportuno ipotizzare strumenti promozionali mirati,
quali ad esempio una “card del Lodigiano” che offre sconti per la visita di musei, il pranzo,
l’acquisto di prodotti tipici.


      La realizzazione di queste formule di valorizzazione dei musei richiede evidentemente diversi
livelli di collaborazione anche con altri soggetti tra cui:
-   l’APT che potrebbe supportare l’attività di comunicazione e promozione,
-   gli operatori culturali per quanto riguarda le attività di spettacolo e didattica,
-   le pro-loco per la fornitura di beni e servizi,
-   i commercianti e i produttori locali,
-   altri settori della Provincia di Lodi,
-   le amministrazioni comunali,
-   i soggetti economici che potrebbero fornire risorse finanziarie o beni e servizi (ad esempio la
    Banca Popolare di Lodi, le società di trasporti, i gestori di ristoranti, etc.).




                                                                                                    45
                                                 SEZIONE 4
          UNA SPERIMENTAZIONE: PAESAGGI CON FIGURE


      Le ipotesi progettuali definite nella sezione precedente sono state sottoposte all’attenzione e
valutazione di alcuni interlocutori locali per coglierne la realizzabilità e le possibili integrazioni con
altre iniziative presenti sul territorio.
Attraverso il contatto con la responsabile del Settore Attività Produttive della Provincia di Lodi,
dott.ssa Adele Anacleti, è scaturita l’opportunità di inserire il progetto (o almeno una parte dei suoi
contenuti) all’interno della rassegna “Arte e lavoro”, 5° edizione, che si è tenuta dal 30 settembre al
14 ottobre 2001. “Arte e Lavoro”, promossa dalla Settore Attività Produttive in collaborazione con
APT del Lodigiano e Camera di Commercio, è la somma di numerose attività che coinvolge 13
comuni del Lodigiano con iniziative che coniugano cultura, gastronomia e riscoperta di tradizioni.


4.1. Ideazione


L’idea di base è consistita nel definire un percorso itinerante che prevedesse oltre alla visita ai
musei coinvolti43 una degustazione di prodotti tipici locali e alcuni momenti di spettacolo.
Si è proceduto quindi ad individuare la giornata idonea per la realizzazione dell’itinerario che si è
rivelata “gioco forza” una domenica. Sulla base del calendario delle iniziative inserite nella
rassegna, è stata scelta, in accordo con la d.ssa Anacleti, la giornata del 7 ottobre.
Per la realizzazione dei momenti teatrali, Fitzcarraldo srl ha contattato l’associazione Codice
Atlantico che ha realizzato spettacoli improntati sul tema del paesaggio come “memoria”, bisogno
primario dell’uomo, del rapporto tra quest’ultimo con il proprio ambiente e della trasformazione del
mondo rurale, da civiltà contadina a civiltà tecnologica.
Lucilla Giagnoni e Bruno Macaro, rispettivamente attrice e regista, hanno proposto di realizzare in
ogni luogo visitato un racconto che, avendo come filo conduttore il tema del paesaggio agricolo,
riproducesse in maniera suggestiva ed originale l’atmosfera, le emozioni, i suoni e i colori che lo
caratterizzano.
L’iniziativa ha preso il nome di “Paesaggi con figure: quattro percorsi teatrali tra racconti,
degustazioni e spettacolo” dal seguente programma.


43
   Museo Lombardo di Storia dell’Agricoltura e Museo del Pane (Sant’Angelo Lodigiano), Ecomuseo della Cascina
Grazzanello (Mairago), Museo del Lavoro Povero e della Civiltà Contadina (Livraga).
Sono stati esclusi il museo di Cavenago in quanto ancora in allestimento e quello di Cavacurta poiché non interessato ad
essere coinvolto in progetti “in rete”.

                                                                                                                     46
Programma
Ore 14: 30 - Ecomuseo della Cascina Grazzanello di Mairago
    -   Visita al museo allestito nella ex-stalla, la casa del contadino, l’antico molino ad acqua
    -   Narrazione “La fondazione del paesaggio”, incentrata sul tema della nascita del paesaggio
        (chi lo ha creato, quali sono i miti fondatori della cultura contadina della pianura): è la storia
        di due giganti della montagna che scendono a valle e ridisegnano il paesaggio della pianura
        così come lo vediamo oggi.
    -   Degustazione di prodotti tipici locali.


Ore 17: 00 – Museo del Lavoro Povero e della Civiltà Contadina di Livraga
    -   Visita al museo che ricostruisce l’ambiente rurale, botteghe artigiane e che espone attrezzi
        dei vecchi mestieri della tradizione agricola lodigiana.
    -    Narrazione “La vita e il cibo”, il piccolissimo romanzo di formazione di un ragazzino che
        assiste alla trasformazione dei polli della sua cascina in capponi.
    -   Degustazione di prodotti tipici locali.


Ore 19: 00 – Castello Morando Bolognini di Sant’Angelo Lodigiano
    -   Narrazione “I corpi, i sogni, le trasformazioni” (“Il paesaggio non è solo acqua, erbe, cielo o
        alberi, ma anche esseri umani, e corpi che lo popolano e lo rappresentano”).
    -   Visita guidata al Museo Lombardo di Storia dell’Agricoltura e al Museo del Pane.


Pausa
    -   Ore 21: spettacolo “In risaia”, un racconto che comincia descrivendo ciò che oggi è visibile
        agli occhi di tutti per andare poi a ritroso nel tempo e ritrovare quelle azioni, che oggi non si
        compiono più, ma di cui restano nel paesaggio le impronte: la civiltà contadina.



Ai fini di incentivare la partecipazione del pubblico all’intero itinerario, è stato ideato un coupon
che offrisse sconti in alcuni bar/ristoranti della zona a tutti coloro che avessero seguito tutta
l’iniziativa.




                                                                                                       47
4.2 Pianificazione


Sulla base del programma individuato, si è proceduto a definire una serie di attività necessarie alla
realizzazione della giornata.
In primo luogo sono stati contattati i responsabili di ciascun museo coinvolto per verificare il loro
consenso a partecipare all’iniziativa e, in caso positivo, concordare con loro le modalità e i
contenuti degli interventi da realizzare.


Gli interlocutori sono stati:
    -   dott. Dalli - Fondazione Morando Bolognini e Museo del Pane di Sant’Angelo Lodigiano
    -   prof. Forni - Museo Lombardo di Storia dell’Agricoltura di Sant’Angelo Lodigiano
    -   sig. Corvi - Cascina Grazzanello di Mairago
    -   sig. Folli - Museo del Lavoro Povero e della Civiltà Contadina di Livraga


Sulla base della loro disponibilità ad essere coinvolti nell’iniziativa, sono state avviate le seguenti
attività.


4.2.1 Individuazione delle voci di costo


Sono state individuate le seguenti voci:


1. Realizzazione delle attività di spettacolo: la richiesta di Codice Atlantico è stata di
    Lit.6.000.000.


2. Spese di apertura dei musei (consumi, pulizie, guide, etc.): la Cascina Grazzanello e il Museo di
    Livraga hanno concesso l’utilizzo gratuito degli spazi, mentre la Fondazione Morando
    Bolognini ha richiesto la cifra di Lit. 500.000 per l’utilizzo del Castello e per il compenso delle
    guide museali.
3. Degustazioni di prodotti tipici.
4. Attività di comunicazione.




                                                                                                          48
4.2.2 Individuazione dei partner e definizione delle risorse


Per quanto riguarda i partner da coinvolgere come finanziatori e/o come prestatori di beni e servizi,
sono stati contattati diversi soggetti con i seguenti esiti:
Soggetto                                                 Esito
Settore Attività produttive (Assessore Dr. Alessandro    E’ stato definito un contributo di Lit. 4.000.000 a Codice
Manfredi)                                                Atlantico. Inoltre la d.ssa Anacleti si è impegnata a coprire
                                                         le spese di stampa di locandine e pieghevoli e a offrire un
                                                         contributo ai Comuni di Mairago e Livraga per la
                                                         realizzazione delle degustazioni.
Settore Turismo (Assessore Dr. Alessandro Manfredi)      E’ stato definito un contributo di Lit. 2.000.000 a Codice
                                                         Atlantico.
Settore Istruzione, Cultura e Servizi alla persona       E’ stata concordata la copertura del corrispettivo richiesto
(Assessore Dr. Roberto Nalbone)                          dalla Fondazione Bolognini di Lit. 500.000.
Settore Agricoltura e Ambiente Rurale (Assessore Dr.     Ha offerto un prodotto gastronomico al Comune di
Fabrizio Santantonio)                                    Mairago per la realizzazione della degustazione
APT del Lodigiano (Dr. Angelo Stroppa, direttore)        E’ stata concordata la distribuzione dei depliant nelle APT
                                                         lombarde, durante il convegno della Rassegna
                                                         Gastronomica e la presenza dell’iniziativa sul sito.
Comune di Mairago (Sig.ra Elisa Spinoni, sindaco)        E’ stata concordata la realizzazione della degustazione
                                                         presso la Cascina Grazzanello
Comune di Livraga (Sig. Bruno Folli, vicesindaco)        E’ stata concordata la realizzazione della degustazione
                                                         presso il Museo di Livraga
Comune di Sant’Angelo Lodigiano (Dr. Cafiso, assessore   Non ha contribuito
alla pubblica istruzione)
Banca Popolare di Lodi (Dr. Nichetti)                    Non ha contribuito
Ristorante “Osteria del tempo perso” - Sant’Angelo E’ stata concordata l’offerta di uno sconto del 10% ai
Lodigiano                                                possessori del coupon
Ristorante “San Rocco” - Sant’Angelo Lodigiano           E’ stata concordata l’offerta di uno sconto del 10% ai
                                                         possessori del coupon
Bar “Gatti” - Sant’Angelo Lodigiano                      E’ stata concordata l’offerta di un menu scontato ai
                                                         possessori del coupon
Bar Birreria “Il Castello” - Sant’Angelo Lodigiano       E’ stata concordata l’offerta di un menu scontato ai
                                                         possessori del coupon




                                                                                                                   49
4.2.3 Attività di comunicazione


Ai fini di realizzare una comunicazione efficace mirata a raggiungere soprattutto il pubblico
proveniente da zone esterne al Lodigiano, sono stati attivati diversi strumenti che in sintesi
riportiamo44:


       1. 1600 Depliant informativi distribuiti a:
                     -    Assessori e consiglieri della Provincia di Lodi.
                     -    APT del Lodigiano e APT lombarde.
                     -    Convegno di presentazione della Rassegna Gastronomica del Lodigiano tenutosi
                          il 29 settembre 2001 nei padiglioni allestiti nella città di Lodi.


       2. 400 Depliant informativi spediti per posta ai seguenti soggetti:
                     -    Comuni del Lodigiano.
                     -    Musei lodigiani.
                     -    Province lombarde (assessori e dirigenti ai beni e servizi culturali).
                     -    Capoluoghi lombardi (assessori e dirigenti ai beni e servizi culturali).
                     -    Altri comuni lombardi (assessori e dirigenti ai beni e servizi culturali) quali
                          Crema, San Colombano, Abbiategrasso, etc.
                     -    Province di Piacenza e Parma (assessori e dirigenti ai beni e servizi culturali).
                     -    Comuni di Piacenza e Parma (assessori e dirigenti ai beni e servizi culturali).
                     -    Regione Lombardia (Assessore alle Culture, identità e autonomie della
                          Lombardia, Direttore Generale del Settore Cultura, Dirigenti e Funzionari dei
                          Settori: Musei e Patrimonio Archeologico, Architettonico, Artistico e Storico,
                          Osservatorio culturale e reti informative, Promozione culturale e spettacolo,
                          Struttura cultura e identità locali, Struttura sistemi culturali integrati).
                     -    Musei legati al mondo agricolo e alla civiltà contadina situati nell’Italia
                          Settentrionale e in Toscana.
                     -    Altri soggetti segnalati dalla Provincia di Lodi (presidente della Camera di
                          Commercio, prefetto, questore, vescovo, ecc).
                     -    Altri soggetti individuati da Fitzcarraldo (dirigenti e funzionari del settore cultura
                          della Regione Piemonte, Province piemontesi, Città di Torino, Istituto per i Beni
                          artistici, culturali e naturali, etc.).

44
     Il materiale cartaceo (depliant e locandine) è stato realizzato dalla tipografia Sollicitudo di Lodi

                                                                                                              50
3. 2000 inviti tramite e-mail a soggetti appartenenti ad una mailing list di operatori culturali
   iscritti alla news letter di FIZZ - portale di marketing culturale curato da Fitzcarraldo.


4. 300 locandine della rassegna “Arte e Lavoro” (comprensive del programma di “Paesaggi
   con figure” distribuite nei comuni del Lodigiano).


5. Comunicati stampa ai seguenti giornali locali:
           -    Il Cittadino (quotidiano di Lodi)
           -    Il Giorno (pagine locali del Lodigiano)
           -    Libertà (quotidiano di Piacenza)


6. Comunicati internet ai seguenti siti:
           -    Provincia di Lodi
           -    APT del Lodigiano
           -    Eventin.com
           -    Inlodi.net
           -    Informagiovani di Lodi
           -    Lodi on line
           -    Codogno on line
           -    Stradanove (portale di informazione su eventi dedicato ai giovani progettato e
                gestito dal Comune di Modena)


7. Conferenza stampa della rassegna “Arte e Lavoro” svoltasi il 5 ottobre presso il museo di
   Livraga alla quale sono intervenuti:
           -    Assessore alle Attività Produttive, dr. Alessandro Manfredi
           -    Responsabile Settore Attività Produttive, d.ssa Adele Anacleti
           -    Fitzcarraldo, d.ssa Francesca Sereno


8. Comunicato a Radio Popolare di Milano il 6 ottobre durante Sidecar, trasmissione
   pomeridiana del sabato che informa sulle iniziative previste a Milano e nelle province
   limitrofe.




                                                                                                51
Inoltre nel materiale informativo relativo alla Rassegna Gastronomica è stato segnalato il progetto
AgriCultura.


Per quanto riguarda i quotidiani, sono usciti alcuni articoli (in allegato) il giorno 6 ottobre 2001, sui
seguenti quotidiani:
               -   Il Cittadino (quotidiano di Lodi)
               -   Il Giorno (pagine locali del Lodigiano)
               -   Libertà (quotidiano di Piacenza)


Per quanto riguarda i siti internet, l’iniziativa è stata comunicata da:
               -   Provincia di Lodi
               -   APT del Lodigiano
               -   Eventin.com


Segnaliamo, inoltre, che il responsabile delle Struttura Sistemi culturali integrati della Regione
Lombardia, dr. Fosco Magaraggia, ricevuto l’invito tramite e-mail, ha comunicato a Fitzcarraldo un
messaggio di complimenti e di augurio per la realizzazione dell’iniziativa (in allegato).


4.3 Realizzazione


L’itinerario si è svolto in maniera piuttosto fluida, senza particolari momenti critici, nonostante le
condizioni meteorologiche non favorevoli (il cielo era coperto e a tratti è persino piovuto). I
partecipanti hanno raggiunto le sedi dei musei coinvolti in automobile, seguendo il percorso
indicato su una cartina fornitagli dagli organizzatori al loro arrivo.
“Paesaggi con figure” ha avuto inizio alle ore 14.30 dalla Cascina Grazzanello di Mairago,
raggiunta da una settantina di persone; dopo un saluto di benvenuto dell’Assessore Manfredi e del
Sindaco di Mairago, Elisa Spinoni, il pubblico ha visitato il museo allestito nella ex stalla e altri
luoghi della cascina. Al termine della visita Lucilla Giagnoni ha dato il via alla prima narrazione
“La fondazione del paesaggio” che, coinvolgendo ed emozionando gli spettatori, ha suscitato
applausi e consensi. Infine i partecipanti hanno potuto assaggiare i piatti tipici lodigiani (raspadura,
cotiche e fagioli, tortionata) accompagnati dal vino San Colombano.
Verso le 16.30 il pubblico si è spostato a Livraga, dove ha subito un leggero incremento, superando
l’ottantina di persone; la visita al Museo di Arte e Povera e della Civiltà Contadina è stata guidata in
maniera appassionata e “trascinante” dal Sig. Mazzocchi, curatore del museo. Al termine è seguita

                                                                                                      52
la seconda narrazione (“La vita e il cibo”) e infine la degustazione, comprendente salumi e
formaggi.
L’ultima tappa dell’itinerario, iniziata alle ore 19 presso il Castello Bolognini di Sant’Angelo, ha
registrato la presenza di circa 50 partecipanti che hanno seguito il terzo racconto (“I corpi, i sogni,
le trasformazioni”). Sono seguite le visite guidate ai Musei del Pane e di Storia dell’Agricoltura,
terminate alle 20.30 circa. I partecipanti hanno avuto modo di fare una pausa, consumando uno
spuntino ai bar della piazza del castello (usufruendo tra l’altro dello sconto offerto), prima dello
spettacolo finale “In risaia”. Lo spettacolo è stato preceduto da un saluto dell’Assessore Roberto
Nalbone, rimasto poi a seguire la rappresentazione.


4.4 Valutazione


Durante la giornata del 7 ottobre è stato distribuito un questionario45 volto alla valutazione
dell’iniziativa dal punto di vista dell’utenza: i partecipanti che hanno compilato e restituito i
questionari rappresentano circa il 40% del totale.
L’obiettivo della presente valutazione è da un lato quello di verificare il target di riferimento (in
particolare riguardo alla provenienza, l’età e il grado di istruzione), dall’altro quello di valutare
l’interesse del pubblico per iniziative di questo genere, che tendono ad integrare la fruizione di
risorse culturali di diversa natura (tradizione agricola, gastronomia e spettacolo) accomunate dalla
condivisa identità territoriale.
I risultati dell’analisi offrono alcuni spunti di riflessione riguardo alle esigenze, agli interessi e al
profilo della utenza potenziale di un progetto per il Lodigiano che coinvolga le risorse messe in
campo nell’iniziativa “Paesaggi con Figure”.


Gli intervistati risultano per la maggioranza persone che non conoscevano il Lodigiano: il 59%
infatti non vi era mai stato prima di allora. Il fatto poi che ben il 96% dei rispondenti abbia
intenzione di ritornarci, ci fornisce una piccola ma interessante conferma del successo della giornata
e delle potenzialità del territorio.
L’apprezzamento del pubblico è dovuto non solo alla scoperta di un territorio ma anche
all’originalità della formula proposta per fruirlo.


A questa domanda il 79% dei partecipanti ha risposto che l’itinerario nel suo insieme ha costituito
un’attrattiva fondamentale e il 45% di questi ultimi lo ha indicato come unica motivazione. Il

45
     In allegato è riportata una copia del questionario

                                                                                                      53
restante 55% ha espresso una preferenza doppia o multipla, dalla quale emerge una lieve
preponderanza dell’interesse per lo spettacolo dal vivo seguito, o accompagnato, dall’interesse per
la cultura contadina.


In generale prevale l’interesse per l’iniziativa nel suo insieme, confermato anche dal fatto che
coloro che non hanno indicato questa risposta (21%) hanno comunque segnalato più elementi di
attrazione (musei, spettacolo dal vivo, aspetti paesaggistici, gastronomia e tradizione contadina).
L’interesse per lo spettacolo (24% dei rispondenti) è abbastanza in linea con le motivazioni al
consumo culturale in generale, orientate prevalentemente al cosiddetto “effetto evento”. Per quanto
concerne la tradizione contadina, la preferenza espressa dal 17% conferma un certo grado di
interesse del pubblico per uno degli elementi culturali individuati come peculiari del territorio
lodigiano.


Nell’insieme, la soddisfazione dei partecipanti per la giornata del 7 ottobre (espressa da uno a
dieci) sembra dare conferma dell’interesse per iniziative di questo tipo, indicando ancora una volta
l’iniziativa nel complesso come il fattore di maggior gradimento.


Per quanto riguarda le osservazioni e i suggerimenti richiesti attraverso una domanda “aperta”, cioè
senza risposte precodificate, alcuni intervistati hanno segnalato di “dedicare più tempo alle visite ai
musei” e questo sarebbe possibile distribuendo le attività in un arco temporale più lungo.
Qualcuno ha anche suggerito di promuovere maggiormente la manifestazione in ambito locale,
mentre altri intervistati hanno proposto di introdurre la presenza di “esperti” che, ad esempio
spieghino la storia dei prodotti tipici, o di altre attività, quali ad esempio “impariamo a fare il pane
o a riscoprire ricette, mestieri, lavori perduti”. Infine alcuni commenti sono stati dedicati a
rallegramenti per l’iniziativa (“E' stato molto interessante”, “La complementarietà e la varietà dei
vari momenti ha reso la giornata molto piacevole”) e per l’interprete (“L'attrice è stata
fantastica!”).


Il 57% dei partecipanti sono arrivati da Milano e provincia, il 35% dal Piemonte e solo l’8% dalla
provincia di Lodi. Questo dato si può spiegare con il tipo di promozione realizzata nelle settimane
precedenti l’evento: l’intero piano di comunicazione è stato infatti concepito in funzione di un
pubblico di riferimento individuato a priori nell’area metropolitana del capoluogo lombardo. E’
sembrato infatti che un interesse per la tradizione agricola potesse riguardare maggiormente un
pubblico cittadino, un pubblico cioè la cui quotidianità fosse profondamente lontana da quella


                                                                                                     54
legata alla vita contadina e per il quale quest’esperienza potesse risultare evocativa di un passato
lontano. D’altro canto la presenza di un pubblico piemontese è spiegato dalla promozione effettuata
da Fitzcarraldo, che ha sede a Torino. La maggioranza del pubblico ha in ogni caso saputo
dell’iniziativa attraverso l’invito e-mail.


Circa la metà dei presenti (49%) ha partecipato all’iniziativa con amici, quasi altrettanti in coppia
(42%). Questo dato è spiegabile con la natura dell’iniziativa, concepita sin dalle sue origini in
funzione di un’utenza di escursionisti, che tendono quindi a una fruizione collettiva (in famiglia o
con amici), composta da piccoli gruppi.
Il target di riferimento (età,     professione e titolo di studio) è caratterizzato da una elevata
scolarizzazione (80% laureati, 17% diplomati), concentrato tra i 25 e i 44 anni di età, in prevalenza
femminile, e dall’alto profilo professionale (il 35% svolge la libera professione, il 29% ricopre
funzioni di dirigente o quadro).


La valutazione dell’iniziativa “Paesaggi con figure” ha messo in luce una serie di elementi e di
spunti di riflessione interessanti e utili alla definizione di linee guida di sviluppo del progetto
AgriCultura.


Punti di forza


1. La formula proposta si è rivelata agile nella sua realizzazione (sia in termini organizzativi che in
    termini economici) e al tempo stesso accattivante, soprattutto nei confronti del pubblico extra
    lodigiano.
2. L’elemento di maggior attrazione è stata proprio l’iniziativa nel suo insieme, cioè nella proposta
    congiunta di attività diversificate nell’intento di far conoscere e, in un certo senso, vivere il
    paesaggio lodigiano e le sue tradizioni.
3. Gli interventi teatrali grazie ai contenuti coerenti al tema dell’iniziativa e alla bravura
    dell’interprete, che ha saputo coinvolgere ed emozionare il pubblico, hanno costituito
    l’elemento chiave del successo della giornata, agendo da filo conduttore e “collante” dell’intero
    percorso.
4. L’ambientazione della Cascina Grazzanello e del museo di Livraga (allestito a sua volta in una
    ex cascina) rimaste sostanzialmente fedeli alle loro origini hanno consentito ai partecipanti di
    calarsi nella realtà del paesaggio agricolo, rivivendo l’atmosfera della vita contadina.




                                                                                                    55
5. La visita guidata del Sig. Mazzocchi, arricchita di contenuti interessanti e aneddoti legati al
     mondo rurale, ha suscitato interesse e coinvolgimento da parte del pubblico che ha seguito
     interessato il percorso all’interno del museo.


Punti di debolezza


1.    I tempi di svolgimento dell’itinerario si sono rivelati un po’ troppo concentrati, impedendo una
      visita approfondita dei musei e rendendo il ritmo del percorso abbastanza sostenuto e per certi
      versi “faticoso”.
2.    Il castello Bolognini, peraltro suggestivo testimone della storia lodigiana, pur ospitando due
      musei legati all’agricoltura, non permette ai visitatori di rivivere l’atmosfera del mondo rurale
      creando quindi una sorta di disomogeneità e distacco dagli altri luoghi tra di loro coerenti.
3.    La scarsa partecipazione dei responsabili del castello all’iniziativa induce a riflettere sul grado
      di condivisione dei musei agricoli rispetto ad un’eventuale creazione di una “rete” ai fini di
      migliorarne la fruizione e valorizzarne l’offerta.
4.    Il mancato sostegno del Comune di Sant’Angelo Lodigiano all’iniziativa rischia di rendere il
      progetto scarsamente integrato con la comunità locale, nonché di minacciare il successo del
      progetto stesso.
5.    L’attività di comunicazione nel Lodigiano non ha raggiunto in modo soddisfacente la
      popolazione locale, limitandone la partecipazione. Se da un lato l’intento era di far conoscere il
      Lodigiano fuori dai suoi confini, dall’altro ciò non deve escludere il coinvolgimento della
      comunità, senza il quale viene meno l’obiettivo del rafforzamento dell’identità locale.


Opportunità


1. Il successo dell’iniziativa offre spunti di riflessione su eventuali altre attività di promozione e
     valorizzazione del territorio lodigiano e sul coinvolgimento di altri soggetti. In primo luogo si
     potrebbe ipotizzare la partecipazione di altri organismi turistico-culturali per integrare e
     diversificare l’offerta di attività (ad esempio altri musei e monumenti storico-artistici, il Parco
     Adda Sud).
2. E’ altrettanto importante coinvolgere enti, quali ad esempio scuole a associazioni locali, che
     favoriscano l’”avvicinamento” della popolazione lodigiana al proprio territorio e alle proprie
     tradizioni. L’attivazione di azioni di sviluppo di un territorio, mirate al rafforzamento



                                                                                                      56
     dell’identità, non può infatti prescindere dal senso di appartenenza degli abitanti ai propri luoghi
     di riferimento e dalla sensibilizzazione nei riguardi delle risorse culturali locali.
3. Per migliorare ed incentivare la fruizione          dell’iniziativa, potrebbero essere aggiunti altri
     servizi, quali ad esempio una navetta-bus che accompagni i partecipanti durante il percorso
     oppure la vendita di prodotti tipici o ancora, così come suggerito da alcune persone intervistate,
     coinvolgere degli esperti che aiutino non soltanto a comprendere meglio le tradizioni locali, ma
     anche a fare “riscoprire ricette, mestieri e lavori perduti”.


Minacce


1.       La massiccia offerta di rassegne e manifestazioni nel territorio lodigiano, peraltro promosse
     da soggetti diversi, potrebbe ridurre la visibilità e l’impatto delle attività del progetto
     AgriCultura. Si rivela necessario un maggior coordinamento delle iniziative tra gli attori locali
     per evitare di dar luogo ad una loro sovrapposizione, creando al contrario delle sinergie e delle
     economie di scala.




                                                                                                      57
                                                SEZIONE 5
         L’ADESIONE DEI MUSEI ETNOGRAFICI ALLA RETE


La realizzazione dell’iniziativa del 7 ottobre ha messo in luce una sommaria condivisione dei musei
etnografici all’ipotesi di avviare forme di collaborazione, nella quale intravedono soprattutto la
possibilità di potenziare la promozione dei musei. La firma del protocollo d’intesa relativa alla
costituzione del Sistema Museale del Lodigiano ha certamente prodotto una prima forma di
sensibilizzazione degli operatori riguardo alle opportunità di lavorare “in rete”, così come gli
incontri con i referenti regionali e i testimoni di esperienze efficaci46.
Si è così reso necessario, ai fini di verificare la fattibilità del progetto AgriCultura, individuare
l’esistenza di un reale interesse nei confronti dell’attivazione della rete e il grado di disponibilità a
ragionare in un’ottica sistemica.
In un primo momento di incontro, successivo all’iniziativa “Paesaggi con figure”, gli operatori
museali hanno manifestato la volontà e l’esigenza di collaborazione e cooperazione per obiettivi al
fine di perseguire una sempre maggiore specializzazione dei musei dell’agricoltura che giustifichino
l’esistenza di un sottosistema o di una rete tra gli stessi musei. Elementi importanti nella
costituzione di una rete dei musei agricoli sono state ritenute la specializzazione tematica di ciascun
museo, la razionalizzazione delle risorse e l’individuazione chiara del pubblico che si vuole
raggiungere di volta in volta.
In primo luogo è stato evidenziato che i musei più piccoli non hanno una capacità di attrazione
autonoma, come invece avviene per i musei inseriti nel castello di Sant’Angelo, e che la loro
valorizzazione può avvenire soltanto all’interno di itinerari turistici che includono sia visite ai
musei agricoli che visite ad altri siti di interesse storico-artistico e offerta enogastronomica. La rete
agricola avrebbe inoltre l’opportunità di sviluppare rapporti di collaborazione con soggetti pubblici
e privati non direttamente coinvolgibili dal sistema provinciale: altri settori della Provincia di Lodi
(Agricoltura, Ambiente, Attività Produttive), Università (Facoltà di Veterinaria e Agraria prevista
nel Lodigiano), musei etnografici di altri territori, etc.




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   Ricordiamo che i primi hanno manifestato da un lato la volontà della Regione Lombardia di favorire l’attivazione di
sistemi, sostenendo finanziariamente anche la fase di progettazione di queste forme di gestione; dall’altro hanno
ribadito la necessità di una catalogazione delle collezioni secondo criteri unitari, nonché l’importanza di dotarsi di
requisiti di funzionamento che consentano di migliorare la propria offerta al pubblico e di accedere a forme di
finanziamento. Gli interlocutori esterni hanno riportato l’esperienza di attivazione di sistemi museali da cui è stato
possibile trarre indicazioni sulle modalità di funzionamento, sugli aspetti vincenti e su quelli critici.


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L’esigenza di un coordinamento tra i musei etnografici unita alla necessità di caratterizzarsi con
delle proprie peculiarità, ha portato a ipotizzare la creazione di “un museo dell’agricoltura diffuso”
sul territorio che si articola in più settori specifici.


Ogni sito, pur nel rispetto della propria specificità, potrebbe contribuire alla definizione di un
organismo unitario, ove differenti servizi, funzioni e competenze concorrono ad aumentare la
valorizzazione del patrimonio culturale, sia nei confronti del turista che in quelli della comunità
locale.


Queste indicazioni sono evidentemente il segnale non solo della volontà dei musei etnografici ad
avviare forme di collaborazione ma anche delle opportunità di valorizzazione che essi intravedono
nella rete. Ciò che in prima battuta è risultato meno chiaro ai musei è invece la “concretizzazione”
dei contenuti ipotizzati della rete.


A seguito del ciclo di incontri con gli interlocutori privilegiati e sulla base di un questionario inviato
ai responsabili dei musei coinvolti, si è proceduto a definire più nel dettaglio il percorso di
attivazione della rete etnografica.


         Il punto di partenza nel processo di attivazione della rete è la condivisione della
motivazione, che ne esprime l’identità. La definizione chiara della motivazione è fondamentale
poiché da essa discendono gli obiettivi specifici del progetto e poiché orienta la costruzione delle
strategie.
Gli operatori museali sembrano d’accordo che la “ragion d’essere” della rete etnografica sia
“promuovere e valorizzare l’offerta dei musei, testimoni dell’identità storico – culturale del
Lodigiano”. I musei costituiscono in tal senso un “luogo di lettura” del territorio, ciascuno con le
proprie peculiarità. Se da un lato la Cascina Grazzanello, il Museo di Livraga e il prossimo Museo
di Cavenago d’Adda sono frutto della volontà di singoli di conservare oggetti e luoghi di una
tradizione, tramandando alle generazioni del futuro le testimonianze della memoria locale, dall’altro
il Museo di storia dell’agricoltura e il Museo del Pane si propongono di trasmettere il significato e i
valori dell’agricoltura, motore di sviluppo del Lodigiano (il primo documentando l’evoluzione
tecnologiche-agrarie nel corso dei secoli, il secondo ricostruendo il ciclo di lavorazione del
frumento e presentando forme e tipi di pane, provenienti dall'Italia e da paesi di tutto il mondo).
D’altra parte i musei etnografici sono consapevoli dell’importanza di lavorare non solo con uno
sguardo al passato anche in un’ottica futura: la nuova sede universitaria e la realizzazione del polo

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tecnologico sono segnali del possibile ruolo dell’agricoltura nel Lodigiano quale centro di sviluppo
in termini di attività, produzione, servizi, opportunità. In questa prospettiva lo slogan della rete
etnografica potrebbe essere: “Impariamo dal passato per vivere il futuro”.


      Dalla motivazione discendono gli obiettivi specifici della rete etnografica, cioè la
“direzione” lungo la quale la rete si vuole muovere, lo scopo che si prefigge. Una prima riflessione
a tale riguardo induce a ritenere che gli obiettivi della collaborazione tra i musei agricoli siano in
primo luogo l’aumento di visibilità dei singoli musei al quale è correlato all’incremento dei
visitatori: l’ampliamento della fruizione è condiviso da tutti i musei etnografici. D’altro canto essi
sono concordi nel ritenere che la rete deve avere come obiettivo il raggiungimento di economie di
scala nella gestione di attività, conseguenza della condivisione di risorse umane, finanziarie,
progettuali. Un obiettivo rilevante della costituzione della rete etnografica è inoltre la possibilità di
accedere a finanziamenti non raggiungibili singolarmente, opportunità confermata anche dagli
orientamenti regionali volti sia a sostenere progetti di “sistemi” che, in futuro, a erogare contributi a
favore di soggetti dotati di determinati requisiti. Il raggiungimento di questi ultimi in alcuni casi
può avvenire soltanto attraverso la gestione in rete; si pensi ad esempio agli standard di
funzionamento legati al “Personale”: la rete potrebbe consentire la presenza di un direttore e di un
conservatore, funzioni non sempre attuabili in un museo di piccole dimensioni. In ultimo va
ricordato che attraverso la rete potrebbero essere migliorati i rapporti con il territorio: presentarsi
come “gruppo coeso” potrebbe permettere agli operatori museali di rafforzare le relazioni con gli
interlocutori locali e/o di creare rapporti con nuovi soggetti (vedi Università).


 La strategia individuata per raggiungere gli obiettivi sopra esposti sembra essere innanzitutto
quella di dotare ciascun museo di una attrattiva ed innovativa peculiarità, ponendo maggior risalto
alla specificità delle collezioni e superando la frammentarietà dell’offerta. In via preliminare la
“specializzazione” potrebbe riguardare: l’evoluzione storico-antropologica dei processi agricoli; il
ciclo di lavorazione del grano e produzione del pane nei diversi paesi; il processo di lavorazione del
latte; l’artigianato legato all’agricoltura; la vita e i mestieri del mondo rurale. Strettamente legato a
ciò è il miglioramento qualità dell’offerta, che implica tra le altre cose formazione del personale e
adeguamenti sia strutturali (edificio, allestimenti) che delle collezioni.
Il raggiungimento di una maggiore specificità delle singole sedi e il miglioramento della qualità
dell’offerta necessitano una inventariazione e catalogazione delle collezioni unitaria e condivisa.




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      Per quanto riguarda le attività, l’accento è posto soprattutto su azioni mirate all’aumento di
visibilità e al raggiungimento di nuovi pubblici di riferimento, pur nella consapevolezza che le
forme di collaborazione possono riguardare anche altri aspetti (strutturali, scientifici, organizzativi).
Nello specifico, la rete etnografica potrebbe svolgere le seguenti di attività, classificate come segue:


- Comunicazione
Le principali funzioni indicate dai responsabili dei musei sono la realizzazione di materiale
divulgativo (catalogo, guida ai musei da distribuire anche fuori del territorio, in occasione di eventi
quali ad esempio il BIT, una mappa/guida di percorsi di visita) e di un notiziario periodico sulle
attività dei musei, distribuito ad esempio alle scuole, ai Comuni e a vari enti, e agli uffici di
promozione turistica.
Ai fini di una comunicazione “mirata” e al tempo stesso di economie di scala è opportuno prevedere
la creazione di una mailing list condivisa.
In una fase di consolidamento della rete, ai fini di creare un’immagine unitaria dei musei etnografici
che li renda riconoscibili come gruppo coeso, potrebbero essere realizzati un sito web e un logo
comune, così come si potrebbe ipotizzare la produzione di oggetti di merchandising.


- Promozione
Gli operatori museali sostengono largamente la creazione di itinerari nei musei integrati con altre
proposte culturali e legate alle tradizione locale, che favoriscono la fruizione anche dei musei più
piccoli. Iniziative come quella sperimentata il 7 ottobre, sono ritenuti efficaci nell’attrarre nuovi
visitatori, siano essi turisti domenicali che studenti (lodigiani e non), che non conoscono le
tradizioni legate al mondo rurale. I musei del Castello di Sant’Angelo hanno già attivato il biglietto
unico di ingresso, ma potrebbe rivelarsi efficace una formula di biglietto estesa a tutti i musei
etnografici, ad esempio un abbonamento con validità annuale.
Un altro strumento promozionale potrebbe essere una “card convenzionata” che offre la possibilità
di usufruire di riduzioni negli esercizi che aderiscono alla promozione (ristoranti e bar, teatri e
cinema, librerie, trasporti pubblici, etc.) e di ricevere omaggi (prodotti tipici, gadgets, etc.).


- Servizi all’utenza
I responsabili dei musei agricoli esprimono all’unanimità la rilevanza che deve assumere per la rete
l’attività didattica, che implica un collegamento più organico con le scuole le quali, ad oggi,
richiedono sempre più ai musei l’attivazione di laboratori didattici specifici integrabili con altre
attività pratiche di supporto.

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I laboratori didattici costituiscono uno dei principali strumenti con cui la rete si può proporre al
mondo della scuola, adottando contenuti e metodologie ai vari livelli scolastici.               I laboratori
potrebbero consistere anche in “incontri di animazione” dedicati alle famiglie, in cui bambini e
adulti possono apprezzare le differenti collezioni ed essere coinvolti con giochi tematici e attività
pratiche.
Un'altra ipotesi per avvicinare il mondo della scuola ai musei riguarda la realizzazione di giornate-
studio con gli insegnanti; inoltre potrebbe essere interessante svolgere seminari di approfondimento
e cicli di conferenze che permettano l'approfondimento e la valorizzazione delle diverse realtà.
Riguardo all’accessibilità, è ritenuta importante la condivisione nonché l’estensione degli orari di
apertura, per agevolare e incentivare la fruizione dei musei. A questo si aggiungono altri strumenti
che favoriscono l’accesso dei visitatori: biglietteria e prenotazione centralizzata.


- Servizi alla struttura
La rete può consentire di gestire in forma congiunta una serie di attività legate alla gestione delle
strutture. In primo luogo relativamente al personale: i musei etnografici lamentano di dover
ricorrere nella maggior parte dei casi al volontariato, che, oltre ad essere precario, spesso non
garantisce la professionalità nell’erogazione del servizio. Ecco allora che la rete potrebbe consentire
da un lato la condivisione di risorse umane per l’espletamento di funzioni strutturali quali i servizi
tecnici (manutenzione, vigilanza, accoglienza, visite guidate, etc.) dall’altro il miglioramento della
professionalità del personale (ad esempio attraverso corsi di formazione).
Come già ricordato, un’attività da realizzare in forma congiunta sarebbe la creazione di forme di
collaborazione stabili con i diversi attori locali (APT, amministrazioni comunali, stampa locale,
etc.) anche con soggetti esterni (altri musei etnografici, esperti del settore, centri di ricerca, etc.).
Per quanto riguarda il reperimento e la gestione delle risorse finanziarie, gli operatori museali
reputano che almeno nella prima fase di attivazione questa funzione debba essere svolta dalla
Provincia, ritenuta competente in materia di richiesta di contributi e con maggiore “peso”
contrattuale nei confronti di interlocutori privati.
Infine è opinione comune che sia efficace svolgere anche parte delle attività scientifiche, in
particolare per quanto riguarda la condivisione delle collezioni, che potrebbe comportare lo scambio
di oggetti (es. in comodato gratuito) ai fini di una maggiore specializzazione delle diverse sedi.


       La creazione della rete etnografica pone la questione delle condizioni di adesione. Alcuni
operatori hanno sollevato la questione che per condividere obiettivi e attività occorre che ciascun
soggetto coinvolto abbia requisiti quali, in prima battuta, la “qualità” del materiale raccolto e la

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scientificità dell’ordinamento delle collezioni, l’apertura in orari definiti, il personale idoneo per le
visite guidate, ma anche disponibilità alla collaborazione ed entusiasmo. Questi aspetti dovranno
essere approfonditi e verificati nella prossima fase per porre una base solida sulla quale attivare una
forma di collaborazione efficiente ed efficace.


Queste riflessioni portano alla necessità di definire la “messa in pratica” delle ipotesi fin qui
emerse. Le attività sopra menzionate sono evidentemente il risultato di un forte grado di
integrazione tra i soggetti coinvolti e necessitano di risorse umane e finanziarie e competenze
professionali, di cui oggi i musei etnografici non sono dotati. D’altro canto, come hanno dimostrato
le esperienze maturate nell’ambito dei sistemi museali, l’attivazione della rete comporta tempi
medio-lunghi di consolidamento e di raggiungimento di risultati.
I responsabili museali hanno espresso la loro opinione in merito all’opportunità di “lavorare
insieme a piccoli passi iniziando per ora con un coordinamento dell’esistente”47. Ribadendo la loro
disponibilità a creare forme di collaborazione, hanno peraltro sottolineato:
       -   la necessità di un coordinatore che organizzi le attività,
       -   la perplessità che questa figura sia individuata all’interno del loro organico (non esistono
           persone che possano dedicarsi a ciò),
       -   la mancanza di risorse finanziarie destinabili a questo ruolo,
       -   l’opinione che sia la Provincia di Lodi ad assumere la funzione di coordinamento in quanto
           ad oggi “unico collante” che può tenere uniti i musei.




47
     Questo è il parere espresso dal dottor Pallavera, responsabile del museo di Cavenago d’Adda.

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                                           SEZIONE 6
      LINEE GUIDA PER LO SVILUPPO DI “AGRICULTURA”

Il lavoro fin qui svolto ha messo in luce alcuni aspetti che, in misura diversa, hanno influenzato e
potrebbero condizionare anche nel futuro lo sviluppo del Progetto AgriCultura e al tempo stesso ha
fornito alcune indicazioni sul possibile percorso di attivazione della rete etnografica.
In primo luogo è emersa la generale difficoltà a ragionare in un’ottica “sistemica”, peraltro comune
ad altre realtà territoriali. Il processo di sensibilizzazione in questi termini (l’iniziativa “Paesaggi
con Figure”, i momenti di incontro con interlocutori regionali e testimoni di esperienze di successo)
hanno prodotto una prima forma di consapevolezza, che tuttavia, nella prospettiva di una forma di
collaborazione tra i musei agricoli, va rinforzata. Se da un lato gli operatori museali hanno espresso
la volontà di attivare forme di collaborazione, seppure procedendo “a piccoli passi”, dall’altro è
palese la necessità di sviluppare un percorso guidato da un coordinatore esterno, in grado di
condurre e organizzare l’iter di attivazione.
D’altro canto l’approccio per attivare processi di sviluppo locale (in questo caso collegato al
miglioramento dell’offerta museale etnografica) deve essere “bottom up” e non “top down”, cioè
per essere efficace necessita di un forte grado di coinvolgimento dei soggetti coinvolti. I casi
analizzati hanno evidenziato che un sistema è tanto più efficace quanto maggiore è il grado di
condivisione e coinvolgimento degli enti che ne fanno parte.
A ciò si aggiunge che la funzione di coordinamento e la presenza di interlocutori locali che possano
agire da “facilitatori” nei confronti della comunità locale sono due condizioni determinanti nella
costruzione di processi di sviluppo culturale. A questo proposito occorre riflettere sul fatto che il
successo dell’iniziativa del 7 ottobre è stato reso possibile proprio grazie al ruolo di coordinamento
(svolto dal team di progetto: le stagiaires del corso Enaip guidate da Fitzcarraldo) e al
coinvolgimento di un interlocutore locale (la d.ssa Anacleti del settore Attività Produttive della
Provincia di Lodi, che ha favorito la partecipazione di partner nella realizzazione dell’evento).
Infine, pur procedendo su “binari paralleli”, il Progetto AgriCultura è subordinato alla firma della
convenzione del Sistema Museale Provinciale, che comporta tra le altre cose la definizione della
figura del coordinatore di cui potrebbe avvalersi anche la rete etnografica. Ad oggi il Settore Beni
Culturali, Archivi e Biblioteche della Provincia di Lodi è una struttura molto piccola, priva di
risorse umane che possano dedicarsi al Sistema Museale Provinciale e alla rete etnografica e al
momento attuale non ci sono risorse umane che possano assistere il Dr. Margutti nel coordinamento
tra i musei lodigiani, né tanto meno di quelli etnografici.


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In risposta a ciò, tuttavia, in merito alla costituzione del Sistema Museale Provinciale, il Settore
Beni culturali sarà dotato di un coordinatore con funzioni organizzative che la Provincia destinerà al
sistema stesso e alla rete etnografica, secondo quanto precisato dal Dr. Margutti, potrà avvalersi di
questa stessa figura professionale. Inoltre si sta ipotizzando l’individuazione di un direttore o di un
conservatore con competenze scientifiche per ciascun sottosistema tematico del sistema. A questo
proposito la Provincia è intenzionata anche ad individuare un conservatore, esperto di etnografia,
unico per tutti i musei coinvolti. Questa soluzione sembra essere condivisa dai musei etnografici,
pur sottolineando l’importanza di una scelta idonea di questa figura professionale, che abbia le
competenze necessarie per svolgere adeguatamente la funzione di conservatore.
D’altra parte, al di là delle azioni che saranno intraprese dal Settore Beni Culturali, l’attivazione
della rete etnografica si deve collocare nell’ambito di una precisa volontà degli operatori museali a
condividere contenuti e attività.
In conclusione il Progetto AgriCultura potrebbe essere l’occasione di sperimentare un progetto
culturale innovativo, sfruttando alcune opportunità quali la presenza di una identità locale legata
all’agricoltura e la vicinanza con Milano (bacino d’utenza primario per avviare processi di aumento
di visibilità), ma è subordinato ad una serie di presupposti, qui di seguito indicati, senza i quali
potrebbe essere compromessa la realizzazione della rete dei musei agricoli:
-       La prima condizione è la condivisione del progetto da parte di tutti i soggetti coinvolti, che
    devono manifestare concretamente la loro volontà di assumere decisioni e ruoli tali da conferire
    credibilità alla rete etnografica. Ciò significa che se è necessaria la determinazione dei musei ad
    attivare forme di collaborazione, sono altrettanto indispensabili alcuni forti orientamenti
    istituzionali (Regione Lombardia, Provincia di Lodi) riguardo alla sperimentazione di progetti di
    costituzione di reti di sviluppo territoriale basata sui beni culturali.
-       In questo senso è altrettanto essenziale una definizione da parte della Regione Lombardia in
    tempi brevi del tipo di impegno a sostegno della Provincia di Lodi e della rete etnografica.
    Come si ricorderà la Struttura Musei e Sistemi Museali regionale ha manifestato l’intento di
    cofinanziare progetti relativi all’attivazione di sistemi; si tratta ora di individuare in accordo con
    la Provincia di Lodi le condizioni e le modalità di tale sostegno.
-       E’ inoltre indispensabile che il settore Beni Culturali della Provincia di Lodi sia dotato di
    una figura professionale dedicata che funga da propulsore e coordinatore della rete etnografica.
-       Infine si ritiene opportuno ipotizzare l’apertura della rete etnografica alla partecipazione di
    altri soggetti locali (es. APT, altri settori della Provincia, etc.). L’identità di un luogo è il
    risultato di azioni articolate e complesse da parte di differenti attori (economici, culturali,


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   ambientali, etc.); la valorizzazione di un territorio avviene quindi più efficacemente attraverso
   un approccio multisettoriale, cioè quando scaturisce dalla collaborazione di differenti ambiti
   (cultura, ma anche turismo, agricoltura, attività produttive, ambiente).


Sulla base di queste considerazioni vengono fornite alcune indicazioni per la successiva fase di
lavoro, che dovrà riguardare una rapida concretizzazione di atti che manifestino l’effettiva volontà
di attivazione della rete etnografica.
Il percorso delineato dovrà intraprendere quindi le seguenti azioni:
   1. redazione di un documento da parte della Provincia in merito all’intento di aderire alla rete,
       sottoscritto dai musei coinvolti,
   2. definizione di requisiti minimi di appartenenza alla rete,
   3. catalogazione delle collezioni, ai fini di conoscere il patrimonio di ciascun soggetto e
       consentire l’identificazione della specificità di ciascuno,
   4. verifica della disponibilità degli operatori museali ad eventuali integrazioni e/o condivisioni
       delle collezioni,
   5. definizione delle prime attività della rete.




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