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12/3/2011
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ANTHOLOGY





1. BEOWULF



XI

slæpendne rinc, slāt unwearnum

bāt bān-locan, blōd ēdrum dranc,

syn-snædum swealth; sōna hæfde

unlyfigendes eal gefeormod

Afferrò e sbranò un uomo sulla sua panca,

morsicò le sue articolazioni, tracannò il suo sangue

e lo divorò a morsi, lasciando il corpo

completamente privo di vita, divorato fino all‟ultimo boccone

mani e piedi. Avvicinandosi, 5

il suo artiglio si alzò per attaccare Beowulf

dove giaceva a letto, si stava piegando su di lui

con aperto artiglio quando dell‟eroe all‟erta

la reazione e la presa del braccio lo anticiparono del tutto.

Il capitano del male se ne accorse lui stesso 10

in una presa della mano più forte di ogni altra cosa

che non aveva mai incontrato in nessun uomo

sulla faccia della terra. Ogni osso del suo corpo

si impaurì e indietreggiò, ma non poté fuggire.

Voleva disperatamente fuggire nella sua tana e nascondersi 15

con la prole del diavolo, perché in tutti i suoi giorni

non era mai stato bloccato né intrappolato in questo modo. […]

La sala faceva fracasso e martellava, ma in qualche modo

sopravvisse all‟assalto e restò in piedi:

era ben progettata, una solida struttura 20

rinforzata con il migliore lavoro dei fabbri

dentro e fuori. La storia narra

che mentre i due lottavano, panche per l‟idromele furono distrutte

e scagliate dal pavimento, decorazioni d‟oro e tutto. […]

Poi uno straordinario 25

ululato si alzò, e una sbalordita paura

pervase i Danesi. Tutti la percepirono

coloro che udirono quel grido mentre echeggiava dalle mura,

un maledetto da Dio urlo e il peso della catastrofe,

l‟ululato dello sconfitto, il lamento del servo dell‟inferno 30

che piange la sua ferita. […]

L‟intero corpo

del mostro era dolorante, una tremenda ferita

apparve sulla sua spalla. I tendini si spaccarono,

e le fasce delle ossa [muscoli] scoppiarono. A Beowulf fu concessa 35

la gloria della vittoria. Grendel fu cacciato

sotto l‟argine della palude, fatalmente ferito

nella sua desolata tana.



2. LORD RANDAL



“Oh dove sei stato, Lord Randal, figlio mio?

Oh dove sei stato, mio bel giovane uomo?”

“Sono stato nella foresta; madre, prepara il mio letto presto,

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perché sono stanco di cacciare e vorrei coricarmi.”

“E chi hai incontrato lì, Lord Randal, figlio mio? 5

E chi hai incontrato lì, mio bel giovane uomo?”

“Oh, ho incontrato il mio vero amore; madre, prepara il mio letto presto,

perché sono stanco di cacciare e vorrei coricarmi.”

“E che cosa ti ha dato, Lord Randal, figlio mio?

E che cosa ti ha dato, mio bel giovane uomo?” 10

“Mi ha dato anguille fritte in una padella; madre, prepara il mio letto presto,

perché sono stanco di cacciare e vorrei coricarmi.”

“E chi ha mangiato i tuoi avanzi, Lord Randal, figlio mio?

E chi ha mangiato i tuoi avanzi, mio bel giovane uomo?”

“I miei falchi e i miei cani; madre, prepara il mio letto presto, 15

perché sono stanco di cacciare e vorrei coricarmi.”

“E cosa è successo loro, Lord Randal, figlio mio?

E cosa è successo loro, mio bel giovane uomo?”

“Hanno disteso le zampe e sono morti; madre, prepara il mio letto presto,

perché sono stanco di cacciare e vorrei coricarmi.” 20

“Oh, ho paura che tu sia stato avvelenato, Lord Randal, figlio mio,

Ho paura che tu sia stato avvelenato, mio bel giovane uomo.”

“Oh sì, sono stato avvelenato; madre, prepara il mio letto presto,

perché sento male al cuore e vorrei coricarmi.”

“Cosa lasci a tua madre, Lord Randal, figlio mio? 25

Cosa lasci a tua madre, mio bel giovane uomo?”

“Ventiquattro mucche da latte; madre, prepara il mio letto presto,

perché sento male al cuore e vorrei coricarmi.”

“Cosa lasci a tua sorella, Lord Randal, figlio mio?

Cosa lasci a tua sorella, mio bel giovane uomo?” 30

“Il mio oro e il mio argento; madre, prepara il mio letto presto,

perché sento male al cuore e vorrei coricarmi.”

“Cosa lasci a tuo fratello, Lord Randal, figlio mio?

Cosa lasci a tuo fratello, mio bel giovane uomo?”

“Le mie case e le mie terre; madre, prepara il mio letto presto, 35

perché sento male al cuore e vorrei coricarmi.”

“Cosa lasci al tuo vero amore, Lord Randal, figlio mio?

Cosa lasci al tuo vero amore, mio bel giovane uomo?”

“Lascio a lei l‟inferno e le fiamme; madre, prepara il mio letto presto,

perché sento male al cuore e vorrei coricarmi.” 40



3. THE CANTERBURY TALES (Geoffrey Chaucer)



3.1 General Prologue

Whan that April with his showres soote

The droughte of March hath perced to the roote,

And bathed every veine in swich licour,

Of which vertu engendred is the flowr;

Quando in aprile i dolci acquazzoni cadono

e penetrano la siccità di marzo fino alla radice, e tutte

le vene sono bagnate di quel liquido

che ha la virtù di generare i fiori,

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quando anche Zefiro con il suo dolce soffio 5

esala una brezza, in ogni bosco e brughiera,

sui teneri germogli, e il giovane sole

metà del suo cammino nel segno dell‟Ariete ha percorso,

e gli uccellini cantano melodie

che dormono tutta la notte con gli occhi aperti, 10

(così la natura li punge e stimola i loro cuori)

allora le persone desiderano andare in pellegrinaggio

e i pellegrini desiderano cercare forestieri lidi

di lontani santuari, venerati in diversi paesi,

e specialmente, dalle parti più remote di ogni contea 15

d‟Inghilterra, verso Canterbury si dirigono

a trovare il santo benedetto martire, sollecito

a dare il suo aiuto quando erano malati.

3.2 The Prioress

Ther was also a nonne, a prioresse,

that of hir smiling was ful simple and coy,

hir gretteste ooth was but by sainte Loy!

And she was cleped Madame Eglantine.

C‟era anche una monaca, una priora,

il suo modo di sorridere molto semplice e modesto.

la sua più grande imprecazione era solo “Per Sant‟Eligio!”

ed era conosciuta come Madam Eglantina.

E bene cantava nelle funzioni, con una leggiadra 5

intonazione nasale, come più si addiceva,

e parlava elegantemente in francese, speditamente, […]

A tavola le sue maniere erano ben educate anche;

nessuna briciola dalle sue labbra lasciava cadere,

né intingeva le sue dita nella salsa troppo; 10

ma sapeva portare un boccone alla bocca ed evitare

che la più piccola goccia cadesse sul suo seno.

Per le buone maniere aveva un particolare gusto,

e si asciugava il labbro superiore così bene

che neanche una traccia di grasso si poteva vedere 15

sulla coppa quando aveva bevuto; per mangiare,

allungava una mano elegantemente per prendere la carne. […]

Riguardo alla sua compassione e agli amorevoli sentimenti,

era così generosamente premurosa

che si metteva a piangere se vedeva un topo 20

preso in trappola, sia che fosse morto o sanguinasse.

E aveva dei cagnolini che nutriva

di arrostita carne, o latte, o raffinato pane bianco.

E amaramente piangeva se uno le moriva

o se qualcuno prendeva un bastone e lo faceva soffrire; 25

era tutta sentimento e tenero cuore.

Il suo velo era pieghettato in modo decoroso,

il suo naso era elegante, i suoi occhi grigi come il vetro;

la sua bocca era molto piccola, ma morbida e rossa,

la sua fronte, certamente, era ampia 30

quasi una spanna tra le sopracciglia, credo

non fosse davvero nient‟affatto bassa.

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Il suo mantello, notai, aveva un elegante fascino.

Portava un ciondolo di corallo al braccio,

un rosario, con i grani colorati di verde, 35

da cui pendeva una spilla d‟oro del più brillante splendore

sul quale c‟era innanzi tutto incisa una coronata A,

e più in basso, “Amor vincit omnia”.

3.3 The Doctor

With us ther was a doctour of phisik;

In al this world ne was ther noon hym lik,

To speke of phisik and of surgerye,

For he was grounded in astronomye.

With us there was a doctor of medicine;

Con noi c’era un dottore di medicina;

In all this world there was no one like him,

in tutto questo mondo non c’era nessuno come lui,

To speak of medicine and of surgery,

che parlasse di medicina e di chirurgia,

For he knew astronomy well.

perché conosceva bene l’astronomia.

He cured his patients following very closely 5 ['peiənts]

Curava i suoi pazienti seguendo molto strettamente

Celestial hours by natural magic. [sə'lestiəl]

le ore celesti secondo la magia naturale.

He could give, according to the position of stars,

Sapeva dare, secondo la posizione delle stelle,

Talismanic images to his patients. [tæliz'mænik]

immagini talismaniche ai suoi pazienti.

He knew the causes of every illness,

Conosceva la causa di ogni malattia,

If it was caused by hot, cold, moist or dry, 10

se fosse causata dal caldo, dal freddo, dall’umido o dal secco,

And by what it was generated, and by what humour.

e da cosa fosse generata, e da quale umore.

He was a true perfect practitioner: [præk'tiənər]

Era davvero un medico perfetto:

Once he knew the causes and the root of his illness,

una volta che scopriva le cause e la radice della sua malattia,

Soon he gave a sick man his remedy.

subito dava a un uomo malato il suo rimedio.

Readily he made his chemist 15

Prontamente si faceva dal suo farmacista

Send him drugs and medicines,

mandare medicamenti e medicine,

For each of them made the other make money,

poiché ciascuno di loro faceva fare soldi agli altri,

Their friendship was not new to begin. […]

la loro amicizia non era iniziata da poco. […]

He followed a moderate diet,

Seguiva una dieta moderata,

For it was not superfluous, 20 [su:'pə:fluəs]

poiché non era superflua,

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But very nourishing and digestible. ['nrii] [dai'd3estəbəl]

ma molto nutriente e digeribile.

He studied the Bible very little.

Studiava davvero poco la Bibbia.

He wore blood-red and blue garments,

Indossava vestiti rosso sangue e azzurri,

Lined with taffeta and with silk; ['tæfitə]

foderati di taffetà e seta;

He saved what he earned during pestilences. 25

accantonava ciò che guadagnava durante le pestilenze.

Since gold in medicine is a stimulant,

Poiché l’oro in medicina è uno stimolante,

Therefore he had a special love of gold.

di conseguenza aveva un amore speciale per l’oro.

3.4 The Wife of Bath

A good wif was ther of biside Bathe,

But she was somdel deef, and that was scathe.

Of clooth-makyng she hadde swich an haunt,

She passed hem of Ypres and of Gaunt.

Una rispettabile donna dei dintorni della città di Bath

era con noi, piuttosto sorda, il che era un peccato.

A tessere il panno mostrava una così grande inclinazione

da battere quelli di Ypres e di Gand.

In tutta la parrocchia non vi era donna che osasse muoversi 5

verso i gradini dell‟altare davanti a lei,

e se davvero qualcuna lo faceva, così in collera andava

che assolutamente usciva fuori di grazia.

I suoi fazzoletti erano di un finemente intrecciato tessuto;

avrei osato giurare pesassero buone dieci libbre, 10

quelli che indossava la domenica, sul capo.

Le sue calze erano del più fine scarlatto rosso

e tenute da giarrettiera stretta; le sue scarpe erano morbide e nuove.

Spavaldo era il suo viso, bello, e rosso nel colorito.

Una donna rispettabile in tutta la sua vita, inoltre 15

aveva condotto cinque mariti, tutti alla porta della chiesa,

senza contare altre amicizie in gioventù;

non è il caso proprio adesso di parlare di ciò, veramente.

Ed era tre volte stata a Gerusalemme,

aveva visto molti stranieri fiumi e li aveva attraversati; 20

era stata a Roma e anche a Boulogne,

a S. Giacomo di Compostella e a Colonia,

ed era esperta di viaggi a proposito.

Aveva i denti radi, distanziati, a dire il vero.

Agevolmente su un cavallo al trotto sedeva 25

ben avvolta da un soggolo, e sul suo capo un cappello (soggòlo = fascia che circonda il viso)

largo come è un brocchiere o uno scudo; (brocchiere = piccolo scudo rotondo)

aveva un ampio mantello che nascondeva

larghi fianchi, i suoi talloni muniti di speroni sotto a esso.

In compagnia amava ridere e conversare 30

e conosceva i rimedi per le avversità in amore,

un‟arte di cui conosceva le più antiche danze.

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4. LE MORTE D‟ARTHUR (Thomas Malory)



Book I Chapter V

“Lo farò certamente,” disse Artù, e cavalcò veloce per cercare la spada.

E quando arrivò a casa, la gentildonna e tutti erano fuori per vedere il torneo. Poi Artù si arrabbiò e

disse a se stesso, “Cavalcherò fino al cimitero e prenderò con me la spada conficcata nella pietra,

poiché mio fratello Sir Kay non sarà senza spada in questo giorno.” Quindi quando giunse al

cimitero, Sir Artù scese e legò il suo cavallo al palo, e quindi andò verso la tenda e non trovò alcun

cavaliere lì, poiché erano al torneo. E quindi prese la spada per l‟impugnatura, e delicatamente e

saldamente la estrasse dalla pietra, e prese il suo cavallo e cavalcò indietro fino a quando arrivò da

suo fratello Sir Kay e gli consegnò la spada. E non appena Sir Kay vide la spada ben seppe che si

trattava della spada della pietra, e quindi andò a cavallo da suo padre Sir Ector e disse, “Padre,

guarda qui la spada della pietra, perché io devo essere re di questa terra.”

Quando Sir Ector vide la spada tornò di nuovo indietro e arrivò in chiesa, e lì tutti e tre scesero ed

entrarono in chiesa e poco dopo fece dire sotto giuramento a Sir Kay su un libro come fosse arrivato

ad avere quella spada.

“Signore,” disse Sir Kay, “tramite mio fratello Artù, poiché lui la portò a me.”

“Come hai avuto questa spada?” disse Sir Ector ad Artù.

“Signore, ve lo dirò. Quando tornai a casa per prendere la spada di mio fratello non trovai nessuno a

casa che mi consegnasse la sua spada. E quindi pensai che mio fratello Sir Kay non dovesse essere

senza spada, e quindi venni qui con entusiasmo e la estrassi dalla pietra senza alcuno sforzo.”

“Hai trovato qualche cavaliere nelle vicinanze di questa spada?” disse Sir Ector.

“No,” disse Artù.

“Ora,” disse Sir Ector ad Artù, “comprendo che tu devi essere re di questa terra.”

“Perché io?” disse Artù, “e per quale motivo?”

“Sire,” disse Sir Ector, “perché Dio vuole così; perché nessun uomo avrebbe potuto estrarre questa

spada se non colui che sarà legittimamente re di questa terra. Ora fammi vedere se riesci a mettere

la spada lì dove era e ad estrarla di nuovo.”

“Ciò non è difficile,” disse Artù, e quindi la conficcò nella pietra. Con ciò Sir Ector cercò di estrarre

la spada e fallì.

“Adesso prova,” disse Sir Ector a Sir Kay. E subito tirò la spada con tutta la sua forza, ma non vi

riuscì.

“Adesso proverai tu,” disse Sir Ector ad Artù.

“Lo farò certamente,” disse Artù, e la estrasse facilmente.

E con ciò Sir Ector si inginocchiò a terra, e così fece Sir Kay.



5.1. ROMEO AND JULIET (W. Shakespeare)



Act II, scene I

(Juliet) Oh Romeo, Romeo, perché sei tu Romeo?

Rinnega tuo padre e rifiuta il tuo nome,

o, se non vuoi, giura solo di essere il mio amore,

e io non sarò più una Capuleti.

(Romeo) Devo ascoltare ancora, o devo rispondere a questo? 5

(J) È solo il tuo nome che mi è nemico.

Tu sei te stesso comunque, non un Montecchi.

Cos‟è Montecchi? Non è una mano, né un piede,

né un braccio, né un volto, né qualunque altra parte

che appartenga a un uomo. Oh, prendi qualche altro nome! 10

Cosa c‟è in un nome? Ciò che chiamiamo rosa,

con qualsiasi altro nome avrebbe lo stesso dolce profumo,

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così Romeo, se non si chiamasse Romeo,

conserverebbe quella cara perfezione che possiede

senza quel nome. Romeo, getta via il tuo nome; 15

e in cambio di quel nome, che non è parte di te,

prendi tutta me stessa.

(R) Ti prendo sulla parola.

Chiamami solo amore e sarò di nuovo battezzato;

d‟ora in avanti non sarò mai più Romeo. 20

(J) Che uomo sei tu, che così nascosto dalla notte,

in questo modo inciampi nei miei pensieri? (R) Con un nome

non so come dirti chi sono.

il mio nome, cara santa, è odioso a me stesso,

poiché ti è nemico. 25

L‟avessi scritto, strapperei la parola.

(J) Le mie orecchie non hanno ancora bevuto cento parole

da quella lingua pronunciate, eppure ne riconosco il suono.

Non sei tu Romeo, un Montecchi?

(R) Né l‟uno né l‟altro, bella fanciulla, se entrambi ti dispiacciono. 30

(J) Come sei arrivato qui, dimmi, e perché?

I muri dell‟orto sono molto alti da scalare,

e questo luogo è morte, considerato chi sei,

se qualcuno dei miei parenti ti trova qui.

(R) Con le ali leggere dell‟amore ho superato questi muri; 35

perché i limiti di pietra non possono tenere l‟amore fuori,

e ciò che l‟amore può fare, l‟amore osa tentarlo:

quindi i tuoi parenti non sono un ostacolo per me.

(J) Se ti vedranno ti uccideranno.

(R) Ahimè, c‟è più pericolo nei tuoi occhi 40

che in venti delle loro spade. Guardami solo con dolcezza

e sarò invulnerabile contro la loro inimicizia.

(J) Non vorrei per tutto il mondo che ti vedessero qui.

(R) Ho il mantello della notte per nascondermi ai loro occhi,

e se solo tu mi ami, lascia che mi trovino qui. 45

Sarebbe meglio che la mia vita finisse per il loro odio

che prorogare la morte, se mi manca il tuo amore.

(J) Chi ti ha dato le indicazioni per scoprire questo luogo?

(R) L‟amore, che per primo mi ha spinto a cercarlo.

Lui mi ha prestato consiglio, io gli ho prestato i miei occhi. 50

Non sono un pilota, eppure se tu fossi lontana

quanto quella vasta spiaggia bagnata dal mare più lontano,

io mi ci avventurerei per una tale merce.

(J) Sai che la maschera della notte è sul mio viso,

altrimenti un rossore di fanciulla tingerebbe la mia guancia 55

per ciò che mi hai sentito dire stanotte.

Volentieri rispetterei la forma, davvero volentieri rinnegherei

ciò che ho detto. Ma addio cerimonie.

Mi ami? So che mi dirai di sì

e crederò alla tua parola. Eppure, se giuri, 60

potresti dimostrarti falso. Agli spergiuri degli amanti,

dicono che Giove rida. Oh gentile Romeo,

se mi ami, dillo sinceramente.



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O, se pensi che troppo presto mi sia lasciata conquistare,

mi acciglierò e sarò capricciosa e ti dirò di no, 65

così tu mi corteggerai; ma altrimenti non direi di no per tutto il mondo.

In verità, bel Montecchi, sono troppo innamorata,

e quindi tu puoi pensare il mio comportamento troppo leggero,

ma fidati di me, signore, mi dimostrerò più sincera

di quelle che hanno più astuzia nel far le ritrose. 70

Avrei dovuto mostrarmi più cauta, devo confessarlo,

ma tu hai sentito di nascosto, prima che me ne accorgessi,

il mio sincero amore; quindi scusami,

e non attribuire la mia resa all‟amore leggero

che l‟oscura notte ha così rivelato. 75

(R) Signora, per quella benedetta luna lassù io giuro,

che copre d‟argento tutte le cime di questi alberi da frutta –

(J) Oh non giurare sulla luna, la luna incostante,

che ogni mese cambia nella sua orbita circolare,

affinché il tuo amore non si riveli altrettanto mutevole. 80

(R) Su cosa dovrò giurare?

(J) Non giurare per niente.

O se vuoi, giura sulla tua bella persona,

che è il dio della mia idolatria,

e ti crederò. 85

(R) Se il caro amore del mio cuore –

(J) Ebbene, non giurare. Sebbene tu sia la mia gioia,

non traggo alcuna gioia da questo patto stanotte:

è troppo avventato, troppo sconsiderato, troppo improvviso,

troppo simile al lampo, che cessa di esistere 90

prima che uno possa dire “lampeggia”. Amore, buona notte.

Questo bocciolo d‟amore, maturando al soffio dell‟estate,

può dimostrarsi un fiore meraviglioso quando ci rivedremo.

Buona notte, buona notte. Dolce riposo e pace

scendano sul tuo cuore, come quelli che ho nel petto. 95



5.2. HAMLET (W. Shakespeare)



Act III, scene I

Essere o non essere – ecco il problema;

se sia più nobile nell‟animo soffrire

i colpi e le frecciate dell‟oltraggiosa sorte,

o impugnare le armi contro un mare di sventure,

e, combattendole, farle terminare? Morire, dormire – 5

null‟altro; e con il sonno dire che poniamo fine

all‟angoscia del cuore e ai mille naturali traumi

che la carne eredita. È una fine

da desiderarsi devotamente. Morire, dormire;

dormire, forse sognare. Sì, ecco l‟ostacolo; 10

perché in quel sonno di morte quali sogni possano venire,

quando ci siamo liberati da questo mortale groviglio,

deve farci riflettere. Ecco la considerazione

che rende la calamità di così lunga vita;

perché chi sopporterebbe le sferzate e le irrisioni del tempo, 15

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il sopruso dell‟oppressore, l‟oltraggio dell‟uomo superbo,

i tormenti dell‟amore disprezzato, i ritardi della legge,

l‟insolenza dei potenti, e i rifiuti sdegnosi

che il merito paziente dagli indegni riceve,

quando egli stesso potrebbe i suoi conti saldare 20

con un nudo pugnale? Chi questi fardelli sopporterebbe,

gemere e sudare sotto una vita faticosa,

se non fosse che la paura di qualcosa dopo la morte –

l‟inesplorato territorio, dal cui confine

nessun viaggiatore ritorna – confonde la volontà, 25

e ci fa piuttosto sopportare quei malanni che abbiamo

che volare verso altri che non conosciamo?

Così la coscienza ci rende codardi tutti;

e così il naturale colore della risoluzione

è reso malsano dal pallido aspetto del pensiero, 30

e imprese di grande livello e importanza

per questo motivo, le loro correnti deviano

e perdono il nome di azione.



5.3. MACBETH (W. Shakespeare)



Act V, scene V

(Macbeth) Tomorrow, and tomorrow, and tomorrow, 5

Domani, e domani, e domani

Creeps in this petty pace from day to day, ['peti]

striscia con questo piccolo passo di giorno in giorno,

To the last syllable of recorded time;

fino all’ultima sillaba del tempo prescritto;

And all our yesterdays have lighted fools to light, lit / lighted

e tutti i nostri ieri hanno illuminato a dei pazzi

The way to dusty death. Out, out, brief candle!

il cammino verso la polverosa morte. Spegniti, spegniti, breve candela!

Life‟s but a walking shadow; a poor player, 10

La vita è solo un’ombra che cammina; un povero attore,

That struts and frets his hour upon the stage, [strts]

che cammina impettito e si agita per un’ora sul palcoscenico,

And then is heard no more; it is a tale

e che poi non si sente più; è un racconto

Told by an idiot, full of sound and fury, ['idiət]

narrato da un idiota, pieno di rumore e furia,

Signifying nothing. ['signifaii]

che non significa nulla.



5.4. THE TEMPEST (W. Shakespeare)



Act IV, scene I

(Prospero) Our revels now are ended. These our actors, ['revəlz]

Le nostre feste ora sono finite. Questi nostri attori,

As I foretold you, were all spirits, and

come ti avevo preannunciato, erano tutti spiriti, e

Are melted into air, into thin air:

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si sono dissolti nell’aria, nell’aria sottile:

And, like the baseless fabric of this vision, ['fæbrik]

e, come l’edificio senza fondamenta di questa visione,

The cloud-capped towers, the gorgeous palaces, 5

le torri ricoperte di nubi, gli splendidi palazzi,

The solemn temples, the great globe itself,

i templi solenni, lo stesso vasto globo,

Yea, all which it inherit, shall dissolve, [jei] [di'zolv]

sì, tutto ciò che contiene, si dissolverà,

And, like this insubstantial pageant faded, [insəb'stæntəl] ['pæd3ənt]

e, come questo spettacolo privo di sostanza è svanito,

Leave not a rack behind. We are such stuff

non lascerà traccia dietro di sé. Siamo della materia

As dreams are made on; and our little life 10

di cui sono fatti i sogni, e la nostra breve vita

Is rounded with a sleep.

è circondata da un sonno.



5.5. SONNET XVIII (W. Shakespeare)



Shall I compare thee to a summer‟s day? [kəm'peər] [ði:] thee = you

Ti paragonerò a un giorno d’estate?

Thou art more lovely and more temperate: [a:t] ['tempərit] thou = you; art = are

Tu sei più amabile e più mite:

Rough winds do shake the darling buds of May, [rf] [bdz]

sgarbati venti scuotono i teneri boccioli di maggio,

And summer‟s lease hath all too short a date. [li:s] [hæθ] hath = has

e il contratto dell’estate ha una troppo breve durata.

Sometime too hot the eye of heaven shines, 5

A volte troppo caldo l’occhio del cielo splende,

And often is his gold complexion dimm‟d: [kəm'plekən]

e spesso è la sua dorata carnagione offuscata:

And every fair from fair sometime declines, [feər]

e ogni bellezza dalla bellezza a volte declina

By chance, or nature‟s changing course, untrimm‟d. [ta:ns] [n'trimd]

dalla sorte, o dal corso mutevole della natura, privata.

But thy eternal summer shall not fade, [ðai] [i'tə:nəl] thy = your

Ma la tua eterna estate non svanirà,

Nor lose possession of that fair thou ow‟st, 10 [pə'zeən] [feər] [əust]

né perderà il possesso di quella bellezza che tu hai,

Nor shall death brag thou wander‟st in his shade, [bræg] ['wondəst]

né la morte si vanterà che tu vaghi nella sua ombra,

When in eternal lines to time thou grow‟st. [i'tə:nəl]

poiché in eterni versi nel tempo crescerai.

So long as men can breathe, or eyes can see, [bri:ð]

Fino a quando gli uomini potranno respirare, o gli occhi vedere,

So long lives this, and this gives life to thee. [ði:] thee = you

così a lungo vivrà questo, e questo darà vita a te.







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5.6. SONNET CXVI (W. Shakespeare)



Non sarà che alle nozze di spiriti fedeli

io ammetta ostacoli, amore non è amore

che muta quando scopre mutamenti,

o a recedere inclina quando l‟altro recede.

Oh no, è un irremovibile faro 5

che guarda la tempesta e mai viene scosso;

è stella per ogni errante barca,

il cui valore è sconosciuto, sebbene la sua altezza possa essere misurata.

L‟amore non è zimbello del tempo, anche se rosee labbra e guance

sotto l‟estensione della sua ricurva falce passano, 10

l‟amore non si altera per brevi ore e settimane,

ma sopporta fino al giorno del giudizio:

Se questo è errore, e su di me si provi,

non ho mai scritto, né uomo ha mai amato.



5.7. SONNET CXXX (W. Shakespeare)



Gli occhi della mia donna non sono per nulla simili al sole,

il corallo è molto più rosso del rosso delle sue labbra,

se la neve è bianca, allora i suoi seni sono grigiastri:

se i capelli fossero fili di ferro, fili di ferro neri crescerebbero sulla sua testa.

Ho visto rose damascate, rosse e bianche, 5

ma tali rose non vedo sulle sue guance,

e in alcuni profumi vi è più delizia,

che nell‟alito che la mia donna emana.

Mi piace sentirla parlare, eppure bene so

che la musica ha un molto più piacevole suono; 10

ammetto di non aver mai visto una dea camminare,

la mia donna quando cammina schiaccia il suolo.

Eppure per il cielo penso (che) la mia amata (sia) tanto rara

quanto qualsiasi di quelle che lei offuscò con falso confronto.



6. X. DEATH BE NOT PROUD (J. Donne)



Morte non essere orgogliosa, anche se alcuni ti hanno chiamata

potente e terribile, perché non lo sei,

perché coloro che tu pensi di abbattere,

non muoiono, povera morte, né tu puoi uccidere me.

Dal riposo e dal sonno, che sono solo tue immagini, 5

grande piacere, quindi da te molto di più deve derivarne,

e più volentieri i nostri migliori uomini con te se ne vanno,

riposo delle loro ossa, e dell‟anima liberazione.

Tu sei schiava del fato, del caso, dei re e dei disperati uomini,

e con il veleno, la guerra e la malattia dimori, 10

e il papavero o gli incantesimi ci possono fare dormire anch‟essi,

e meglio del tuo colpo; perché ti gonfi allora?

Dopo un breve sonno, ci destiamo eternamente,



11

ANTHOLOGY



e la morte non sarà più; morte, tu morirai.



7.1. PARADISE LOST (J. Milton)



Book I

[…] “È questa la regione, questo il suolo, il clima,”

disse allora il perduto Arcangelo, “Questa la sede

che dobbiamo cambiare con il paradiso, questa dolente oscurità 20

con quella celestiale luce? Sia così, poiché colui

che ora è sovrano può disporre e ordinare

cosa deve essere giusto: più lontani da lui meglio è,

a lui che la ragione rendeva uguali, e che la forza ha reso supremo

sopra i suoi uguali. Addio, felici campi, 25

dove la gioia per sempre dimora! Salve, orrori, salve

infernale mondo; e tu profondissimo inferno,

ricevi il tuo nuovo proprietario: uno che porta

una mente che mai muterà nei luoghi o nel tempo.

La mente è il proprio luogo, e in sé 30

può fare un paradiso dell‟inferno, un inferno del paradiso.

Che importa dove, se rimango sempre me stesso;

e cosa dovrei essere, se non sono per nulla inferiore a colui

che il tuono ha reso più grande? Qui almeno

saremo liberi; poiché l‟onnipotente non ha edificato 35

questo luogo per la sua invidia, non ci caccerà da qui:

qui possiamo regnare sicuri, e a mio giudizio

regnare è una degna ambizione, anche se in inferno:

meglio regnare all‟inferno che servire in paradiso.

Ma perché lasciamo allora i nostri fedeli amici, 40

gli alleati e i partecipi della nostra perdita,

giacere così stupiti nell‟immemore stagno,

e non li chiamiamo a condividere con noi la loro parte

in questa infelice dimora, o ancora una volta

raccogliendo le armi, a tentare ciò che può essere ancora 45

riconquistato in cielo, o ancora di più perduto nell‟inferno?”



7.2. XVII. ON HIS BLINDNESS (J. Milton)



When I consider how my light is spent

Quando considero come la mia luce sia spenta

Ere half my days in this dark world and wide, [eər]

prima della metà dei miei giorni, in questo mondo oscuro e vasto,

And that one talent, which is death to hide ['tælənt]

e quel talento, che è morte nascondere

Lodged with me useless, though my soul more bent ['ju:sləs]

affidato a me inutilmente, sebbene la mia anima sia più incline

To serve therewith my Maker, and present 5 [ðeə'wið] [pri'zent]

a servire con esso il mio creatore, e presentare

My true account, lest He returning chide: [taid]

il mio sincero conto, per timore che Egli, ritornando, rimproveri:

“Doth God exact day labour, light denied?” [dθ] [ig'zækt]

“Dio esige la quotidiana fatica, se la luce mi nega?”

12

ANTHOLOGY



I fondly ask. But patience, to prevent ['fondli] ['peiəns]

insensatamente chiedo. Ma la pazienza, per impedire

That murmur, soon replies, “God doth not need [dθ]

quel mormorio, subito risponde: “Dio non ha bisogno

Either man‟s work or his own gift; Who best 10 ['aiðər]

né dell’opera dell’uomo né dei suoi doni; coloro che meglio

Bear his mild yoke, they serve him best. His state [jəuk]

sopportano il suo mite giogo, lo servono meglio. Il suo stato

Is kingly: thousands at his bidding speed

è regale: migliaia al suo ordine corrono

And post o‟er land and ocean without rest; [pəust] [əuər] ['əuən]

e si affrettano sulla terra e sull’oceano senza sosta;

They also serve who only stand and wait.

servono anche coloro che solo stanno e aspettano”



8. LIGHT AND COLOURS (I. Newton)



From A Letter of Mr. Isaac Newton, Professor of the Mathematics in the University of Cambridge,

Containing His New Theory about Light and Colours.

Sir,

To perform my late promise1 to you, I shall without further ceremony acquaint you that in the

beginning of the year 1666 (at which time I applied myself to the grinding2 of optic glasses of other

figures than spherical) I procured me a triangular3 glass prism4 to try therewith5 the celebrated

phenomena of colours. And in order thereto6 having darkened my chamber7 and made a small hole

in my window-shuts to let in a convenient quantity of the sun‟s light, I placed my prism at his

entrance that it might be thereby refracted8 to the opposite wall. It was at first a very pleasing

divertissement9 to view the vivid and intense colours produced thereby;10 but after a while, applying

myself to consider them more circumspectly,11 I became surprised to see them in an oblong form,

which according to the received laws of refraction12 I expected should have been circular. [...]

The gradual removal of these suspicions at length led me to the experimentum crucis, which was

this: I took two boards, and placed one of them close behind the prism at the window, so that the

light might pass through a small hole made in it for the purpose and fall on the other board, which I

placed at about 12 feet distance, having first made a small hole in it also, for some of that incident

light to pass through. Then I placed another prism behind this second board so that the light,

targeted through both the boards, might pass through that also, and be again refracted before it

arrived at the wall. This done, I took the first prism in my hand, and turned it to and fro 13 slowly

about its axis, so much as to make the several parts of the image cast on the second board

successively14 pass through the hole in it, that I might observe to what places on the wall the second

prism would refract15 them. And I saw by the variation16 of those places that the light tending to that

end of the image towards which the refraction of the first prism was made did in the second prism

suffer a refraction considerably greater than the light tending to the other end. And so the true cause

of the length of that image was detected to be no other than that light consists of rays differently

refrangible, which, without any respect to a difference in their incidence, were, according to their

degrees of refrangibility, transmitted towards divers17 parts of the wall. [...]

There are therefore two sorts of colours: the one original and simple, the other compounded of

these. The original or primary colours are red, yellow, green, blue, and a violet-purple, together

with orange, indigo,18 and an indefinite variety of intermediate graduations.

The same colours in specie19 with these primary ones may be also produced by composition. For a

mixture of yellow and blue makes green; of red and yellow makes orange; of orange and yellowish

green makes yellow. [...]



13

ANTHOLOGY



Hence20 therefore it comes to pass that whiteness21 is the usual colour of light, for light is a

confused aggregate22 of rays endued23 with all sorts of colours, as they are promiscuously24 darted

from the various parts of luminous25 bodies. And of such a confused aggregate, as I said, is

generated whiteness, if there be a due proportion of the ingredients; but if any one predominate, the

light must incline to that colour, as it happens in the blue flame of brimstone, 26 the yellow flame of

a candle, and the various colours of the fixed stars.

1. ['promis] 2. ['graindi] 3. [trai'ægjələr] 4. ['prizəm] 5. [ðeə'wið] 6. [ðeə'tu:] 7. ['teimbər] 8. [ri'fræktid] 9.

[di:veə'ti:smã:] 10. [ðeə'bai] 11. ['sə:kəmspectli] 12. [ri'frækən] 13. [tu:ənd'frəu] 14. [sək'sesivli] 15. [ri'frækt] 16.

[veəri'eiən] 17. ['daivəz] 18. ['indigəu] 19. [in'spesiei] 20. [hents] 21. ['waitnəs] 22. ['ægrigət] 23. [en'du:d] 24.

[prə'miskjuəsli] 25. ['lu:minəs] 26. ['brimstəun]

Newton goes straight to the point, as he himself says in the opening of the letter. His style is simple,

precise and direct; moreover, this letter shows how the inductive method of scientific research

works: from practice, or experiment, to theory.

La luce e i colori

Signore, Per mantenere quanto ultimamente le ho promesso, la informo senza ulteriori cerimonie

che all‟inizio dell‟anno 1666 (quando mi sono dedicato alla molatura di lenti di forme diverse dalla

sferica) mi sono procurato un prisma di vetro triangolare per provare con esso i celebri fenomeni dei

colori. E avendo a tal fine oscurato la mia camera e praticato un piccolo foro nelle imposte per far

entrare la giusta quantità di luce solare, ho messo il mio prisma dove questa entrava affinché

potesse in tal modo rifrangersi sul muro opposto. All‟inizio fu un divertimento estremamente

piacevole vedere i colori brillanti e intensi prodotti in quel modo; ma dopo un po‟, cercando di

considerarli con maggiore attenzione, fui sorpreso di vederli in forma rettangolare, poiché, secondo

le accettate leggi di rifrazione, mi aspettavo che dovessero essere circolari. […]

La graduale eliminazione di questi sospetti alla fine mi portò all‟esperimento cruciale, che fu

questo: presi due tavole, e misi una di esse dietro e vicino al prisma presso la finestra, cosicché la

luce potesse passare attraverso un piccolo foro praticato a tal fine su di essa e proiettarsi sull‟altra

tavola, che avevo messo a circa 12 piedi di distanza, avendo prima praticato un piccolo foro anche

su di essa, affinché parte di quella luce incidente lo attraversasse. Quindi misi un altro prisma dietro

la seconda tavola affinché la luce, diretta verso entrambe le tavole, potesse attraversare anche

quello, ed essere di nuovo riflessa prima di arrivare al muro. Fatto ciò, presi il primo prisma in

mano e lo girai avanti e indietro lentamente sul suo asse, anche per far in modo che le diverse parti

dell‟immagine riflessa sulla seconda tavola successivamente passassero attraverso il buco praticato

su di essa, al fine di poter osservare in quali punti del muro il secondo prisma le avrebbe riflesse. E

vidi, dalle variazioni di quei punti, che la luce che si proiettava su quella parte dell‟immagine verso

la quale la rifrazione del primo prisma avveniva, nel secondo prisma si rifrangeva in modo

considerevolmente maggiore rispetto alla luce che si proiettava dall‟altra parte. E quindi la causa

reale della lunghezza di quella immagine stava nel semplice fatto che quella luce è composta da

raggi che si rifrangono in modo diverso che, senza nessuna relazione a una differenza del loro

angolo di incidenza, erano, a seconda del loro grado di rifrangibilità, proiettati su diverse parti del

muro. […]

Vi sono quindi due tipi di colori: quelli originali e semplici, gli altri composti da questi. I colori

originali o primari sono il rosso, il giallo, il verde, il blu e un violetto-porpora, insieme

all‟arancione, all‟ìndaco e a un‟indefinita varietà di gradazioni intermedie.

Gli stessi colori, nello stesso modo, con questi colori primari possono anche essere ottenuti per

composizione. Poiché una mescolanza di giallo e blu dà il verde; di rosso e di giallo dà l‟arancione;

di arancione e giallastro dà il giallo. […]

Pertanto succede che il bianco sia il colore consueto della luce, poiché la luce è un confuso

aggregato di raggi che contengono tutti i tipi di colore, dato che [i raggi] sono emessi in modo

disordinato dalle varie parti dei corpi luminosi. E da un tale confuso aggregato, come ho detto, si

genera il bianco, se c‟è la giusta proporzione di componenti; ma se qualcuno predomina, la luce

14

ANTHOLOGY



probabilmente tenderà verso quel colore, come succede per la fiamma azzurra dello zolfo, per la

fiamma gialla di una candela e per i vari colori delle stelle fisse.



9. ROBINSON CRUSOE (D. Defoe)



A Middle-Class Adventurer

Nacqui nell‟anno 1632 nella città di York da una buona famiglia che tuttavia non era del luogo,

poiché mio padre era uno straniero di Brema che si era stabilito in un primo tempo a Hull. Aveva

accumulato un cospicuo patrimonio grazie al commercio, e abbandonati i propri affari, abitò

successivamente a York, dove aveva sposato mia madre, i cui parenti si chiamavano Robinson, una

buona famiglia in quella zona, e dalla quale ebbi il nome di Robinson Kreutznauer; ma dalla

consueta storpiatura delle parole in inglese ora noi veniamo chiamati, anzi ci chiamiamo e

firmiamo, Crusoe; e così i miei compagni mi hanno sempre chiamato. […]

Poiché ero il terzogenito della famiglia e non ero stato indirizzato ad alcun mestiere, la mia testa

cominciò a riempirsi ben presto di pensieri da girovago. Mio padre, che era molto anziano, mi aveva

dato una discreta dose di istruzione, per quanto un‟istruzione familiare e una modesta scuola di

campagna generalmente consentissero, e intendeva avviarmi alla carriera legale, ma io sarei stato

soddisfatto solo a viaggiare per mare; e la mia inclinazione a ciò mi portava con tenacità contro la

volontà, o piuttosto gli ordini di mio padre, e contro tutte le suppliche e le persuasioni di mia madre e di

altri amici, poiché sembrava esserci qualcosa di fatale in quella propensione di natura che tendeva

direttamente alla vita di infelicità che mi sarebbe capitata.

Mio padre, uomo saggio e austero, mi fornì seri ed eccellenti consigli contro quello che prevedeva

fosse il mio proposito. Mi convocò una mattina in camera sua, dov‟era confinato a causa della gotta, e

mi espresse con molto calore la sua disapprovazione sull‟argomento. Mi chiese quali ragioni, oltre a una

semplice inclinazione a viaggiare per il mondo, avessi per lasciare la casa di mio padre e la mia regione

natale, dove avrei potuto essere ben avviato e avevo la possibilità di accrescere il mio patrimonio con

l‟applicazione e l‟operosità, conducendo una vita di benessere e di piaceri. Mi disse che era da uomini

dalle sorti disperate da un lato, o da aspiranti a superiori fortune dall‟altro, che andavano all‟estero per

iniziative avventate, portarsi in alto con sforzo, e diventare famosi con iniziative di natura fuori dal

comune; che queste cose erano troppo alte per me, o troppo basse per me; che la mia era una condizione

intermedia, o ciò che poteva essere definita la posizione più alta della bassa esistenza, che aveva

considerato per lunga esperienza essere la migliore condizione al mondo, la più idonea alla felicità

umana, non esposta alle afflizioni e agli stenti, alle fatiche e alle sofferenze di quella parte dell‟umanità

che svolge lavori manuali, e non imbarazzata dall‟orgoglio, dal lusso, dall‟ambizione e dall‟invidia della

classe superiore del genere umano. Mi disse che potevo giudicare la felicità di questo stato da una cosa,

cioè che questo era lo stato di vita che tutte le altre persone invidiavano; che i re frequentemente

lamentano le infelici conseguenze derivanti dall‟essere nati per grandi gesta e desidererebbero trovarsi a

metà fra i due punti estremi, fra il modesto e il grande; che l‟uomo saggio dava testimonianza di questo

come il giusto modello della vera felicità quando pregava di non avere né povertà né ricchezza. […]

Trascorse meno di un anno dopo questi fatti quando scappai, anche se nel frattempo avevo continuato

a restare ostinatamene sordo a tutte le proposte di dedicarmi stabilmente a un‟occupazione, e

frequentemente protestavo con mio padre e mia madre perché erano così decisamente determinati

contro ciò verso il quale sapevano che le mie inclinazioni mi spingevano. Ma un giorno ero a Hull, dove

ero andato per caso, e senza alcuna intenzione di fuggire in quella occasione; ma dico, trovandomi là, e

poiché uno dei miei compagni stava per imbarcarsi per Londra sulla nave di suo padre e mi stava

spingendo ad andare con loro, sfruttando la consueta lusinga dei marinai, cioè che non mi sarebbe

costato nulla il viaggio, non consultai più né mio padre né mia madre, e nemmeno scrissi loro; ma

lasciando che venissero a saperlo come potevano, senza invocare la benedizione di Dio o quella di mio

padre, e senza considerare le circostanze o le conseguenze, e in un‟ora malaugurata, Dio sa, del 1

settembre 1651 io m‟imbarcai su una nave che salpava per Londra; mai le disgrazie di un giovane

avventuriero, credo, cominciarono più presto o continuarono più a lungo delle mie.

15

ANTHOLOGY



10. GULLIVER‟S TRAVELS (J. Swift)



Mad Scientists

[…] Il primo uomo che vidi era di aspetto magro, con le mani e la faccia fuligginose, la barba e i

capelli lunghi, stracciato e bruciacchiato in varie parti. I suoi vestiti, la camicia e la pelle erano tutti dello

stesso colore. Era stato otto anni su un progetto per estrarre raggi solari dai cetrioli, che avrebbe

racchiusi in fiale ermeticamente sigillate, e li avrebbe fatti uscire per riscaldare l‟aria in estati fredde e

inclementi. Mi disse che non dubitava che in otto anni sarebbe stato in grado di fornire ai giardini del

governatore la luce solare a un prezzo modico; ma si lamentò che i suoi fondi fossero limitati e mi

implorò di dargli qualcosa a titolo d‟incoraggiamento del suo ingegno, specialmente considerato che era

stata una stagione in cui i cetrioli erano stati molto cari. Gli feci un piccolo dono, poiché il mio

accompagnatore mi aveva fornito denaro a questo scopo, perché conosceva bene la loro pratica di

chiedere denaro a tutti quelli che li vanno a visitare.

Entrai in un‟altra stanza, ma fui rapido a tornare indietro, poiché ero stato quasi sopraffatto da

una terribile puzza. La mia guida mi spinse avanti, sussurrandomi di non recare offesa, che avrebbe

provocato grande risentimento; e quindi non osai nemmeno tapparmi il naso. Il progettista di questa

cella era il più anziano studente dell‟accademia. Il suo viso e la barba erano di un colore giallo

pallido, le mani e i vestiti erano imbrattati di sporcizia. Quando gli venni presentato, lui mi

abbracciò stretto (un omaggio di cui avrei ben potuto fare a meno). La sua occupazione fin dal suo

ingresso nell‟accademia era un intervento per riportare gli escrementi umani ai cibi originari,

scomponendo le varie sostanze, eliminando il colore che ricevevano dal fiele, facendo esalare

l‟odore, e filtrando la saliva. Riceveva ogni settimana dalla società un recipiente pieno di escrementi

umani, della grandezza circa di una botte di Bristol.

Ne vidi un altro al lavoro per calcinare il ghiaccio in polvere da sparo, il quale mi mostrò anche un

trattato che aveva scritto concernente la malleabilità del fuoco, che intendeva pubblicare. C‟era un

architetto di sommo ingegno che aveva progettato un nuovo metodo per costruire le case cominciando

dal tetto e scendendo alle fondamenta, che giustificò con la pratica analoga di quei due insetti assennati,

le api e i ragni. C‟era un uomo nato cieco, che aveva diversi apprendisti nelle sue stesse condizioni; la

loro occupazione era di mescolare i colori per i pittori, che il loro maestro insegnava loro a distinguere al

tatto e all‟odorato. Fu davvero una mia sfortuna trovarli in quel momento non molto impeccabili nelle

loro lezioni, e allo stesso professore accadde di commettere errori diffusi: questo artista riceve

l‟incoraggiamento e la stima dell‟intera confraternita. […]

Entrai in un‟altra stanza, dove le pareti e il soffitto erano interamente ricoperti di ragnatele,

tranne uno stretto passaggio affinché l‟artista entrasse e uscisse. Quando entrai, mi gridò di non

rovinargli le sue ragnatele. Lamentò il fatale errore nel quale la gente era incorsa per tanto tempo,

avendo usato bachi da seta, mentre avevamo così tanti insetti domestici, che immensamente

superavano i bachi, perché sapevano come tessere oltre che filare. E suggerì inoltre che, impiegando

i ragni, la spesa di tingere la seta sarebbe stata interamente risparmiata; della qual cosa fui

interamente convinto quando mi mostrò un gran numero di mosche dai colori più splendidi, con le

quali nutriva i suoi ragni, assicurandoci che le ragnatele avrebbero ottenuto la colorazione da esse, e

poiché ne aveva di tutte le sfumature, sperava che avrebbero soddisfatto i desideri di chiunque,

sempre che potesse trovare cibo adatto per le mosche, certe resine, oli e altre sostanze appiccicose,

per dare forza e resistenza ai fili.



11. ELEGY WRITTEN IN A COUNTRY CHURCHYARD (T. Gray)



La squilla batte il rintocco funebre del morente giorno,

la mugghiante mandria si snoda lentamente per i pascoli,

l‟aratore verso casa si trascina affaticato,

e lascia il mondo alle tenebre e a me.

Ora svanisce il tremolante paesaggio alla vista, 5

16

ANTHOLOGY



e tutta l‟aria una solenne quiete pervade,

tranne dove l‟insetto volteggia con ronzante volo,

e sonnolenti tintinnii calmano i distanti ovili;

tranne che dalla lontana torre ammantata di edera

il mesto gufo alla luna si lamenta 10

di coloro che, vagando vicino alla sua segreta dimora,

disturbano il suo antico solitario regno.

Sotto quei brulli olmi, l‟ombra di quel tasso

dove si solleva la zolla in molti cumuli che si sgretolano,

ciascuno nella propria angusta cella per sempre deposto, 15

i rudi antenati del villaggio dormono. […]

Non lasciare che l‟ambizione derida la loro utile fatica,

le loro domestiche gioie, e il destino oscuro;

né che la grandezza ascolti, con sprezzante sorriso,

le brevi e semplici cronache dei poveri. 20

L‟orgoglio dell‟araldica, lo sfarzo del potere,

e tutto ciò che la bellezza, tutto ciò che la ricchezza mai diedero,

attendono allo stesso modo l‟inevitabile ora.

I sentieri della gloria portano solo alla tomba.

Né voi, superbi, imputate a questi le colpe, 25

se la memoria sulla loro tomba trofei non eleva,

dove attraverso la lunga navata e traforata volta

il tonante inno diffonde la nota di elogio.

Può un‟ornata urna o un busto che sembra vivo

alla sua dimora richiamare il fugace respiro? 30

Può la voce dell‟onore risvegliare la taciturna polvere,

o l‟adulazione lenire il torpido freddo orecchio della morte?

Forse in questo abbandonato luogo è disteso

qualche cuore una volta pieno di celestiale fuoco;

mani, che il bastone del comando avrebbero potuto agitare, 35

o risvegliare all‟estasi la vitale lira. […]

Qualche Hampden del villaggio che con ardito animo

al piccolo tiranno dei sui campi si oppose,

qualche silenzioso sconosciuto Milton qui forse riposa,

qualche Cromwell incolpevole del sangue della sua nazione. […] 40

Lontani dall‟ignobile discordia della frenetica folla

i loro sobri desideri mai impararono a smarrire;

lungo la tranquilla appartata valle della vita

mantennero il silenzioso andamento del loro cammino.

The Elegy Written in a Country Churchyard starts with the description of the landscape at dusk and

of the graveyard where the forefathers sleep; the poet states that it does not matter if they remained

unknown, because everybody is bound to die, and the magnificence of graves cannot restore life in

the dead; moreover, we do not know what their fate might have been if they had been given a

chance: they lived and died obscurely but were potentially capable of great things, like some

famous poets or leaders. The political view of the poem is related to radicalism, because it

represents an attempt to eliminate social prejudice and privilege, since only death creates an

egalitarian society.





17

ANTHOLOGY



12. I WANDERED LONELY AS A CLOUD (W. Wordsworth)



Vagavo solitario come una nuvola

che si libra in alto sopra valli e colline,

quando all‟improvviso ho visto una folla,

una moltitudine di narcisi dorati;

vicino al lago, sotto gli alberi, 5

ondeggiavano e danzavano al soffio di brezza.

Incessanti come le stelle che brillano

e luccicano nella Via Lattea,

si estendevano in una fila interminabile

lungo le estremità di una baia: 10

diecimila ne ho visti immediatamente,

che agitavano le loro corolle in una danza vivace.

Le onde vicino a loro danzavano, ma loro

superavano le onde spumeggianti in esultanza:

un poeta non poteva fare a meno di rallegrarsi 15

in compagnia così gioconda:

fissai e continuai a fissare a lungo, ma pensai poco

a quale ricchezza lo spettacolo mi avesse portato:

poiché spesso, quando mi stendo sul mio divano

con assente o pensieroso umore 20

lampeggiano in quell‟occhio interiore

che è la gioia della solitudine;

e allora il mio cuore di piacere si riempie

e danza con i narcisi.



13. THE RIME OF THE ANCIENT MARINER (S.T. Coleridge)



Sommario

Sommario Come una nave, avendo oltrepassato l‟Equatore, fu spinta da tempeste nella fredda regione

verso il Polo Sud; e come da là fece vela verso le latitudini tropicali del grande Oceano Pacifico; e delle

strane cose che accaddero; e in quale modo il vecchio marinaio fece ritorno al proprio paese.

Parte 1

(Un vecchio marinaio incontra tre giovani invitati a una festa di nozze, e ne trattiene uno)

È un vecchio marinaio,

e ferma uno dei tre.

“Per la tua lunga grigia barba e l‟occhio scintillante,

ebbene, perché mi fermi?

Le porte dello sposo sono spalancate, 5

e io sono parente stretto;

gli invitati sono giunti, la festa è iniziata:

puoi sentire l‟allegro frastuono.”

(Il convitato è affascinato dall’occhio del vecchio uomo di mare, e costretto ad ascoltare il suo

racconto)

Lo tiene con la sua scarna mano,

“C‟era una nave,” disse. 10

“Stammi lontano! giù le mani, vagabondo dalla barba grigia!”



18

ANTHOLOGY



Subito la sua mano fece cadere.

Lo trattiene con il suo occhio scintillante -

il convitato stava immobile,

e ascolta come un bambino di tre anni: 15

la volontà del marinaio è fatta.

Il convitato sedette su un masso

non ha altra scelta che ascoltare;

e così continuò a parlare quel vecchio,

il marinaio dagli occhi scintillanti. 20

“La nave fu salutata, il porto lasciato,

allegramente scendemmo

sotto la chiesa, sotto la collina

sotto la cima del faro.

(Il marinaio racconta come la nave salpò verso sud con favorevole vento e bel tempo, finché

raggiunse l’equatore)

Il sole si levava a sinistra, 25

fuori dal mare usciva!

E brillava luminoso, e sulla destra

si rituffava in mare.

Sempre più alto ogni giorno,

fin sopra l‟albero maestro a mezzogiorno -, 30

il convitato a questo punto si batté il petto,

perché sentiva il forte suono del fagotto.

(Il convitato sente la musica nuziale; ma il marinaio continua il suo racconto)

La sposa è entrata nella sala,

è rossa come una rosa;

dondolando il capo davanti a lei vanno 35

gli allegri musicanti.

Il convitato si batté il petto,

eppure non può fare a meno di ascoltare;

e così continuò a parlare quel vecchio,

il marinaio dagli occhi scintillanti. 40

(La nave spinta da una tempesta verso il Polo Sud)

“E a questo punto la tempesta arrivò, e

fu tiranna e forte:

ci colpì con le sue improvvise ali,

e ci cacciò verso sud.

Con inclinati alberi e beccheggiante prua, 45

come chi inseguito da urla e colpi

ancora calpesti l‟ombra del suo nemico,

e in avanti pieghi la testa,

la nave andava veloce, forte tuonava la tempesta,

e verso sud sempre fuggivamo. 50

E a questo punto arrivarono sia la foschia sia la neve,

e faceva straordinariamente freddo:

e blocchi di ghiaccio, alti quanto l‟albero maestro, ci galleggiavano vicino,

verdi come lo smeraldo.



19

ANTHOLOGY



(La terra del ghiaccio e di spaventosi rumori dove nessun essere vivente si scorgeva)

E attraverso i blocchi galleggianti le innevate rocce 55

emanavano un tetro bagliore:

né forme di uomini né di bestie avvistammo

il ghiaccio era dovunque.

Il ghiaccio era qui, il ghiaccio era là,

il ghiaccio era tutto intorno: 60

crepitava e ringhiava, e ruggiva e ululava

come rumori in uno svenimento!

(Finché un grande uccello marino, chiamato albatro, apparve tra la bruma nevosa, e fu accolto con

grande gioia e ospitalità)

Alla fine incrociammo un albatro,

attraverso la nebbia apparve;

come se fosse stata un‟anima cristiana, 65

lo salutammo nel nome di Dio.

Mangiò il cibo che non aveva mai mangiato

e intorno di continuo volava.

Il ghiaccio si spaccò con boato di tuono;

il timoniere ci guidò lì in mezzo. 70

(Ed ecco! L’albatro si rivela un uccello di buon augurio, e segue la nave mentre ritorna verso nord

tra la nebbia e il ghiaccio galleggiante)

E un benigno vento del sud si levò a poppa;

l‟albatro ci seguiva,

e ogni giorno, per cibo o per gioco,

arrivava al richiamo del marinaio!

Nella foschia o tra le nuvole, sull‟albero o sulla vela, 75

si appollaiò per nove sere;

mentre per tutta la notte, attraverso la nebbia fumosa bianca,

luccicava la luce bianca della luna.”

(Il vecchio marinaio in modo inospitale uccide il pio uccello di buon augurio)

“Dio ti salvi, vecchio marinaio!

dai demoni che ti tormentano così! - 80

Perché fai quella faccia?” - “Con la mia balestra

ho ucciso l‟albatro”.

The Rime has several allegorical meanings. From a religious point of view, the albatross could

represent Christ because, when it appears, it is welcomed as a “Christian soul”; moreover, the bird

is killed with a cross-bow, and so this act is the equivalent as Christ‟s killing on the Cross. Besides,

the mariner‟s act can be considered the violation of nature provoked by the Industrial Revolution,

the story of the Original Sin, the killing of Romantic imagination and of the artist‟s ability to create.



14.1. ODE TO THE WEST WIND (P.B. Shelley)



Questa poesia fu concepita e principalmente scritta in un bosco che costeggia l‟Arno, vicino Firenze, e

in un giorno in cui quel vento tempestoso, la cui temperatura è allo stesso tempo mite e animata, stava

raccogliendo i vapori che versano le piogge autunnali. Esse cominciarono, come avevo previsto, al

tramonto con una violenta tempesta di grandine e pioggia, accompagnate da quei magnifici tuono e

fulmine tipici delle regioni cisalpine.

(I) Oh selvaggio vento occidentale, tu respiro dell‟essenza d‟autunno,

20

ANTHOLOGY



tu, dalla cui invisibile presenza le foglie morte

sono trasportate, come spettri che da un incantatore fuggono

gialle, e nere, e pallide, e rosso febbrile,

moltitudini colpite dalla peste: oh tu, 5

che trasporti al loro buio letto invernale

i semi alati, dove giacciono freddi e profondi

ciascuno come un cadavere nella sua tomba, finché

la tua azzurra sorella (= brezza) della primavera suonerà

la sua tromba sulla terra sognante, e riempirà 10

(trasportando freschi germogli come greggi a pascolare in aria)

di vividi colori e profumi pianura e collina:

selvaggio spirito, che ti muovi dovunque,

distruttore e salvatore; ascolta, oh ascolta!

(II) Tu sulla cui corrente, tra il forte tumulto del cielo 15

libere nuvole, come foglie cadenti sulla terra, vengono sparse,

scosse dagli intrecciati rami del cielo e dell‟oceano,

messaggere di pioggia e di lampi; lì sono sparse

sull‟azzurra superficie dei tuoi aerei flutti

(come i chiari capelli sollevati dalla testa 20

di qualche fiera baccante, proprio dall‟offuscato limite

dell‟orizzonte al culmine del cielo)

le ciocche (= clouds) della tempesta che si avvicina. Tu canto funebre

dell‟anno morente, per il quale questa notte che si avvicina

sarà la cupola di un vasto sepolcro, 25

coperto da tutta la tua raccolta potenza

di vapori (= clouds), dalla solida atmosfera dei quali

pioggia nera, e fuoco, e grandine scoppieranno: oh, ascolta!

(III) Tu che risvegliasti dai suoi sogni estivi

l‟azzurro Mediterraneo, nei quali riposava, 30

cullato dalla spirale delle sue cristalline correnti,

presso un‟isola vulcanica nell‟insenatura di Baia,

e vedesti nel sonno antichi palazzi e torri

tremolanti nella più intensa luce dell‟onda

tutti rivestiti di muschio azzurro e fiori 35

così soavi, che i sensi vengono meno nel raffigurarli! Tu

al cui passaggio le superfici possenti dell‟Atlantico

si squarciano in abissi, mentre molto più sotto

i fiori marini e i fangosi boschi che rivestono

il fogliame privo di linfa dell‟oceano, riconoscono 40

la tua voce, e improvvisamente diventano grigi dalla paura,

e tremano e si spogliano: oh ascolta!

(VI) Se fossi una morta foglia che tu potessi trasportare;

se fossi una veloce nuvola per volare con te;

un‟onda per ansimare sotto la tua energia, e condividere 45

l‟impulso della tua forza, pure meno libero (sarei)

di te, oh irrefrenabile! Se almeno

fossi come nella mia infanzia, e potessi essere

il compagno del tuo vagare nel cielo,

come allora, quando superare la tua celeste velocità 50

quasi non sembrava un sogno; non avrei mai lottato



21

ANTHOLOGY



così pregandoti nella mia dolorosa miseria.

Oh! Sollevami come un‟onda, una foglia, una nuvola!

Cado sulle spine della vita! Sanguino!

Un pesante carico di ore ha incatenato e piegato 55

uno troppo simile a te: indomito, e veloce, e orgoglioso.

(V) Fa‟ di me la tua lira, proprio come la foresta:

che importa se le mie foglie stanno cadendo come le sue!

Il tumulto delle tue potenti armonie

trarrà da entrambi un profondo, autunnale suono, 60

dolce anche se triste. Sii, o spirito fiero,

il mio spirito! Sii me stesso, o impetuoso!

Trasporta i miei morti pensieri nell‟universo

come appassite foglie per stimolare una nuova nascita!

E, con l‟incanto di questi versi, 65

spargi, come da un non spento focolare

cenere e scintille, le mie parole fra il genere umano!

Sii attraverso le mie labbra per una sonnolenta terra

la tromba di una profezia! Oh vento,

se l‟inverno giunge, può la primavera essere lontana? 70

The first three parts of the poem are invocations to the wind and describe its effects on nature, that

is on the earth, in the sky and on the sea. The fourth part is a prayer: the poet would like to be like a

leaf, a cloud or a wave and so influenced by the wind. The last part is a longing to share the

freedom of the wind: the poet-prophet would like the free, impetuous wind to inspire him so that he

can create poetry and announce renewal through suffering and death to a dying world. The west

wind is a metaphor for the cycle of seasons, freedom, political revolution against the institutions

established by the Congress of Vienna and, above all, for poetry and inspiration.



14.2. A DIRGE (P.B. Shelley)



Rough wind, that moanest loud ['məunist]

Burrascoso vento, che lamenti forte

Grief too sad for song;

un dolore troppo triste da cantare;

Wild wind, when sullen cloud

selvaggio vento, quando la fosca nube

Knells all the night long; [nelz]

rintocca a morto per tutta la notte;

Sad storm, whose tears are vain, 5 [tiəz]

afflitta tempesta, le cui lacrime sono vane,

Bare woods, whose branches strain, ['bra:ntiz] [strein]

spogli boschi, i cui rami si piegano,

Deep caves and dreary main, - ['driəri]

profonde caverne e cupo mare,

Wail, for the world‟s wrong! [weil]

piangete, per i mali del mondo!

The adjectives and the verbs in the poem convey an impression of violence, desolation and physical

suffering, while the examples of personification (the wind that moanest loud, the sullen cloud that

knells all night long, the storm whose tears are vain, the woods whose branches strain, the caves and

the main which are invited to wail for the world‟s wrong) suggest the idea of a nature alive and

sharing people‟s suffering. The sound is related to meaning by onomatopoeia [onəumætə'pi:ə]: both

22

ANTHOLOGY



stress and rhyme patterns tend to echo the grave sound of bells during funerals and suggest a sense

of sadness and despair over “the world‟s wrong”.



15.1. ODE TO A NIGHTINGALE (J. Keats)



(I) Il cuore mi duole, e un sonnolento torpore addolora

i miei sensi, come se cicuta avessi bevuto,

o vuotato un greve oppiaceo fino alla feccia

un minuto fa, e verso Lete fossi sprofondato.

Non è per invidia della tua felice sorte, 5

ma per esser troppo felice nella tua felicità –

che tu, Driade degli alberi dalle ali leggere,

in qualche melodioso recinto

verde di faggi, e dalle ombre innumerevoli,

canti dell‟estate a piena gola. 10

(II) Oh, per un sorso di vendemmia che sia stato

rinfrescato per lungo tempo nella terra profondamente scavata,

del sapore di Flora e del prato di campagna,

di danza, e canzoni provenzali, e assolata allegria!

Oh, per una coppa piena del caldo sud, 15

pieno del vero, rosso Ippocrene,

con perlate bolle occhieggianti sull‟orlo,

e bocca macchiata di porpora,

che io potessi bere, e lasciare il mondo non visto,

e con te svanire via nella foresta oscura – 20

(III) Svanire via lontano, dissolvermi, e completamente dimenticare

ciò che tu tra le foglie non hai mai conosciuto,

la stanchezza, la febbre, e l‟inquietudine

qui, dove gli uomini siedono e odono l‟un l‟altro gemere;

dove la paralisi scuote i pochi, tristi, ultimi capelli grigi, 25

dove la giovinezza diventa pallida e scarna spettrale, e muore;

dove solo il pensare è essere pieni di dolore

e di disperazioni dagli occhi plumbei,

dove la bellezza non può mantenere i suoi occhi luminosi,

o il nuovo amore struggersi per essi oltre domani. 30

(IV) Via! via! perché io voglio volare verso di te,

non trasportato sul carro da Bacco e dai suoi leopardi,

ma sulle invisibili ali della poesia,

sebbene l‟ottuso cervello sconcerti e ritardi.

Già con te! Tenera è la notte, 35

e forse la Regina Luna è sul suo trono,

con raggruppate intorno tutte le sue fate stellari;

ma qui non c‟è luce,

tranne di quanta dal cielo è con le brezze soffiata

attraverso verdeggianti tenebre e sinuosi muscosi sentieri. 40

(V) Non riesco a vedere quali fiori siano ai miei piedi,

né quale dolce incenso penda sui rami,

ma, nella profumata oscurità, indovino ogni dolcezza

di cui il mese propizio dota

l‟erba, il boschetto, e il selvatico albero da frutta; 45



23

ANTHOLOGY



il biancospino, e la pastorale rosa selvatica;

violette che presto appassiscono coperte di foglie;

e la figlia maggiore di mezzo maggio,

l‟imminente rosa muscosa, piena di rugiadoso vino,

la mormorante dimora delle mosche nelle sere estive. 50

(VI) Al buio ascolto; e molte volte

sono stato quasi innamorato della confortevole morte

e l‟ho chiamata con soavi nomi in molte meditate rime

affinché portasse nell‟aria il mio quieto respiro;

ora più che mai sembra delizioso morire, 55

aver fine a mezzanotte senza alcun dolore,

mentre tu riversi la tua anima intorno

in una tale estasi!

Ancora tu canteresti, e io avrei orecchie invano –

al tuo alto requiem divenuto una zolla. 60

(VII) Tu non sei nato per la morte, immortale uccello!

Le fameliche generazioni non ti calpestano;

la voce che sento in questa fugace notte fu udita

in antichi giorni dall‟imperatore e dal villano

forse la stessa canzone che trovò un sentiero 65

per il triste cuore di Ruth, quando, malata di nostalgia di casa,

stette in lacrime tra il grano straniero;

la stessa che spesso ha

incantato magiche finestre, aperte sulla schiuma

di perigliosi mari, in fatate terre abbandonate. 70

(VIII) Abbandonate! la stessa parola è come una campana

che rintocca per allontanarmi da te alla mia solitudine!

Addio! La fantasia non può illudere così bene

come ha fama di fare, ingannevole elfo.

Addio! addio! Il tuo lamentoso inno svanisce 75

oltre i vicini prati, sopra il tranquillo ruscello,

sul pendio della collina; e ora è sepolto profondo

nelle vicine radure della valle:

è stata una visione, o un sogno a occhi aperti?

Fuggita è quella musica: sono sveglio o dormo? 80

The poet feels sad and sleepy, as if he had drunk some drugs while listening to the nightingale‟s

song; he wishes he could drink some wine and leave the world, following it in the forest so that he

can forget the sorrows and decay of the world. However, the poet intends to reach the nightingale

thanks to poetry and states that it would be wonderful to die while the bird is singing. The

nightingale never dies, because its song has been the same throughout the ages, but now the poet

must go back to reality: since he can no longer hear the nightingale‟s voice, he wonders if it was all

a dream, concluding that imagination is not so powerful, after all.



15.2. LA BELLE DAME SANS MERCI (J. Keats)



O what can ail thee, knight-at-arms, [eil] (Narrator, in autumn)

Oh cosa mai ti affligge, cavaliere in armi,

Alone and palely loitering? ['peilli] ['loitəri]

solitario e pallido errante?

The sedge has withered from the lake, [sed3] ['wiðəd]

24

ANTHOLOGY



Il carice è appassito in riva al lago

And no birds sing!

e nessun uccello canta!

O what can ail thee, knight-at-arms, 5

Oh cosa mai ti affligge, cavaliere in armi,

So haggard and so woe-begone? ['hægəd] ['wəubigon]

così smunto e così afflitto?

The squirrel‟s granary is full, ['grænəri]

Il granaio dello scoiattolo è pieno,

And the harvest‟s done.

e il raccolto è terminato.

I see a lily on thy brow, ['lili] [brau]

Vedo un giglio sulla tua fronte

With anguish moist and fever dew, 10 ['ægwi] [dju:]

di angoscia madida e di febbrile sudore,

And on thy cheeks a fading rose

e sulle tue guance una rosa che si affievolisce

Fast withereth too. ['wiðəθ]

appassisce velocemente, anche.

I met a lady in the meads [mi:dz] (Knight’s story, in spring)

Incontrai una dama nei prati,

Full beautiful, a fairy‟s child, ['feəri]

bellissima, figlia di una fata,

Her hair was long, her foot was light, 15

i suoi capelli erano lunghi, il suo passo era leggero,

And her eyes were wild.

e i suoi occhi erano sconvolti.

I made a garland for her head, ['ga:lənd]

Intrecciai una ghirlanda per il suo capo,

And bracelets too, and fragrant zone; ['breisləts] ['freigrənt]

e anche braccialetti, e una profumata cintura;

She looked at me as she did love,

lei mi guardò come se mi avesse amato,

And made sweet moan. 20 [məun]

ed emise un dolce gemito.

I set her on my pacing steed,

La posai sul mio veloce destriero

And nothing else saw all day long;

e null’altro vidi per tutto il giorno;

For sidelong would she bend, and sing ['saidlo]

perché sul fianco si piegava, e cantava

A fairy‟s song.

una canzone fatata.

She found me roots of relish sweet, 25 ['reli]

Trovò per me radici dal gusto dolce,

And honey wild, and manna dew; ['hni] ['mænə] [dju:]

e miele selvatico, e rugiada di manna;

And sure in language strange she said, [o:r]

e sicuramente in una lingua sconosciuta disse,

25

ANTHOLOGY



“I love thee true”.

“Ti amo davvero”

She took me to her elfin grot,

Mi portò nella sua grotta incantata,

And there she wept, and sighed full sore, 30 [said] to weep, wept

e là pianse, e sospirò disperatamente,

And there I shut her wild wild eyes

e là io chiusi i suoi sconvolti occhi

With kisses four.

con quattro baci.

And there she lullèd me asleep,

E là mi cullò fino a farmi addormentare,

And there I dreamed - Ah! woe betide [wəu] [bi'taid]

e là sognai - ah! me sventurato

The latest dream I ever dreamed 35

l’ultimo sogno che abbia mai sognato

On the cold hill side.

sul freddo pendio della collina.

I saw pale kings, and princes too,

Vidi pallidi re, e anche principi,

Pale warriors, death-pale were they all;

guerrieri pallidi, avevano tutti un pallore di morte;

They cried - “La belle dame sans merci

gridavano - “la belle dame sans merci

Hath thee in thrall!” 40 [hæθ] [θro:l]

ti tiene prigioniero!”

I saw their starved lips in the gloam [gləum]

Vidi le loro bramose labbra nel crepuscolo

With horrid warning gaped wide, [geipt]

in orrido ammonimento spalancate,

And I awoke, and found me here

e mi svegliai, e mi trovai qui

On the cold hill side.

sul freddo pendio della collina.

And this is why I sojourn here, 45 ['so:d3ən]

Ed ecco perché mi trovo qui,

Alone and palely loitering,

solitario e pallido errante,

Though the sedge is withered from the lake,

sebbene il carice sia appassito in riva al lago

And no birds sing.

e nessun uccello canti.

The first three stanzas are addressed to the knight, while the rest of the poem represents his reply.

Keats expresses the romantic antithesis love-death and the confusion between waking and sleeping

in musical, evocative lines.

The Lady stands for love but also for death, and the whole composition could represent Keats‟ own

anxiety for the impending of tuberculosis over him (the Lady stands for disease), but the Lady could

also be regarded as the poet‟s muse, who makes him die because of the consumption caused by the

celebration of Poetry (the Lady symbolises poetical inspiration).



26

ANTHOLOGY



16. THE DESCENT OF MAN (C. Darwin)



The main conclusion arrived at in this work, and now held by many naturalists 1 who are well

competent to form a sound judgment, is that man is descended2 from some less highly organized

form. The grounds upon which this conclusion rests will never be shaken, for the close similarity

between man and the lower animals in embryonic3 development, as well as in innumerable points of

structure and constitution, both of high and of the most trifling importance – the rudiments4 which

he retains, and the abnormal reversions to which he is occasionally liable – are facts which cannot

be disputed.5 They have long been known, but until recently they told us nothing with respect to the

origin of man. Now when viewed by the light of our knowledge of the whole organic 6 world, their

meaning is unmistakable.7

The great principle of evolution8 stands up clear and firm, when these groups of facts are considered

in connection with others, such as the mutual affinities9 of the members of the same group, their

geographical distribution in past and present times, and their geological succession.10 It is incredible

that all these facts should speak falsely. He who is not content11 to look, like a savage, at the

phenomena12 of nature as disconnected cannot any longer believe that man is the work of a separate

act of creation. He will be forced to admit that the close resemblance13 of the embryo14 of man to

that, for instance, of a dog – the construction of his skull, limbs,15 and whole frame, independently

of the uses to which the parts may be put, on the same plan with that of other mammals16 – the

occasional reappearance of various structures, for instance of several distinct17 muscles,18 which

man does not normally possess, but which are common to the Quadrumana19 – and a crowd of

analogous20 facts – all point in the plainest manner to the conclusion that man is the codescendant21

with other mammals of a common progenitor.22

1. ['nætərəlists] 2. [di'sendid] 3. [embri'onik] 4. ['ru:dimənts] 5. [di'spju:tid] 6. [o:'gænik] 7. [nmi'steikəbəl] 8.

[i:və'lu:ən] 9. [ə'finətiz] 10. [sək'səən] 11. [kən'tent] 12. [fi'nominə], singular phenomenon [fi'nominən] 13.

[ri'zemblənts] 14. ['embriəu] 15. [limz] 16. ['mæməl] 17. [di'stikt] 18. ['msəlz] 19. [kwod'ru:mənə] 20. [ə'næləgəs] 21.

[kəudi'sendənt] 22. [prəu'd3enitər].

L’origine dell’uomo

La conclusione principale a cui si è giunti in quest‟opera, e che attualmente è sostenuta da molti

naturalisti che sono assolutamente competenti per formarsi un fondato giudizio, è che l‟uomo

discende da qualche forma molto meno organizzata.

I fondamenti su cui questa conclusione si poggia non saranno mai scossi, poiché la stretta

somiglianza tra l‟uomo e gli animali di livello più basso nello sviluppo embrionale, così come in

innumerevoli caratteristiche di struttura e di costituzione, sia della più alta sia della più irrilevante

importanza – le caratteristiche fondamentali che conserva e le abnormi regressioni a cui talvolta è

soggetto – sono fatti che non possono essere messi in discussione.

Sono noti da tempo, ma fino a poco tempo fa non ci hanno detto nulla per quanto riguarda l‟origine

dell‟uomo. Adesso, quando vengono considerati alla luce della nostra conoscenza dell‟intero mondo

degli esseri viventi, il loro significato è inequivocabile.

Il grande principio dell‟evoluzione sta in piedi chiaro e saldo, quando questi insiemi di fatti sono

considerati in relazione con altri, quali le reciproche affinità degli appartenenti allo stesso gruppo, la

loro distribuzione geografica nel passato e nel presente e la loro sequenza geologica.

È assurdo che tutti questi fatti siano inesatti. Colui il quale non si accontenta di guardare, come un

selvaggio, i fenomeni della natura come fossero sconnessi non può più credere che l‟uomo sia

l‟opera di un singolo atto di creazione.

Sarà costretto ad ammettere che la stretta somiglianza dell‟embrione dell‟uomo con quello, per

esempio, del cane – la struttura del suo cranio, degli arti e dell‟intera conformazione fisica,

indipendentemente da come le parti possano essere usate, che hanno la stessa forma degli altri

mammiferi – la sporadica ricomparsa di svariate strutture, per esempio di molti muscoli distinti, che

l‟uomo normalmente non possiede, ma che sono comuni ai quadrumani (scimmie) – e una gran



27

ANTHOLOGY



quantità di fatti analoghi – portano nel modo più chiaro alla conclusione che l‟uomo è il discendente

comune di altri mammiferi di un comune progenitore.



17. OLIVER TWIST (C. Dickens)



Please, Sir, I Want Some More

La stanza in cui ai ragazzi veniva dato da mangiare era una grande sala di pietra, con un calderone

all‟estremità, dal quale il padrone, vestito con un grembiule per l‟occasione, e assistito da una o due

donne, versava la zuppa di avena alle ore dei pasti. Di questo composto da festa ciascun ragazzo aveva

una scodella, e nulla più – tranne che in occasione di grandi festeggiamenti pubblici, quando aveva due

once e un quarto di pane in aggiunta. Non c‟era bisogno di lavare le scodelle. I ragazzi le lustravano con

i loro cucchiai finché luccicavano di nuovo, e quando avevano eseguito questa operazione (che non

durava mai molto a lungo, i cucchiai essendo quasi grandi quanto le scodelle), stavano seduti fissando il

calderone, con occhi così famelici, come se avessero potuto divorare gli stessi mattoni dei quali era

fatto, impegnandosi, nel frattempo, a succhiarsi le dita assiduamente, allo scopo di recuperare ogni

schizzo perso di zuppa che avrebbe potuto essere colato dopo. I ragazzi hanno generalmente un

eccellente appetito. Oliver Twist e i suoi compagni soffrivano le torture della fame lenta da tre mesi.

Alla fine divennero così ingordi e sconvolti dalla fame, che un ragazzo che era alto per la sua età e non

era abituato a quel tipo di cosa (poiché suo padre aveva gestito un piccolo ristorante), accennò

biecamente ai suoi compagni che a meno che non avesse avuta un‟altra scodella di zuppa al giorno,

temeva che qualche notte gli potesse capitare di mangiare il ragazzo che gli dormiva vicino, che si dava

il caso fosse un gracile giovanetto di tenera età. Aveva un occhio sconvolto e famelico, e tacitamente gli

credettero. Una riunione fu tenuta; fu estratto a sorte chi sarebbe dovuto andare dal padrone dopo cena

quella sera e chiederne ancora, e toccò a Oliver Twist.

La sera arrivò, i ragazzi presero i loro posti. Il padrone, nella sua uniforme da cuoco, si piazzò

presso il calderone; i suoi poveri aiutanti si schierarono dietro di lui; la zuppa fu servita; e una lunga

preghiera di ringraziamento fu recitata sopra le piccole porzioni. La zuppa scomparve, i ragazzi

bisbigliarono tra di loro, e ammiccarono a Oliver, mentre il suo vicino gli diede un colpetto con il

gomito. Era così bambino, che era disperato per la fame, e temerario per l‟infelicità. Si alzò dalla

tavola, e avanzando verso il padrone, con la scodella e il cucchiaio in mano, disse, piuttosto

spaventato per la propria temerarietà:

“Per favore, signore, ne voglio ancora”.

Il padrone era un uomo grasso e florido, ma divenne molto pallido. Fissò con sbalordita

meraviglia il piccolo ribelle per qualche secondo, e poi si aggrappò appoggiandosi al calderone. Gli

assistenti erano paralizzati dallo stupore, i ragazzi dalla paura.

“Come!” disse il padrone alla fine, con voce fievole. “Per favore, signore” ripeté Oliver, “ne

voglio ancora”.

Il padrone indirizzò un colpo alla testa di Oliver con il mestolo, lo immobilizzò con le sue

braccia, e gridò forte per chiamare il sagrestano.

Il consiglio era riunito in solenne conclave, quando Mr Bumble si precipitò nella stanza con

grande agitazione, e rivolgendosi al gentiluomo nel seggio alto disse, “Mr Limbkins, chiedo scusa,

signore! Oliver Twist ne ha chiesta ancora”.

Ci fu un generale sobbalzo. Orrore era dipinto in ogni espressione.

“Ancora!” disse Mr Limbkins. “Si calmi, Bumble, e mi risponda chiaramente. Ho capito bene che

ne ha chiesto ancora dopo aver mangiato la cena prescritta come razione?”

“Lo ha fatto, signore”, rispose Bumble.

“Quel ragazzo sarà impiccato”, disse il gentiluomo con il gilè bianco. “So che quel ragazzo sarà

impiccato”.

Nessuno discusse la profetica opinione del gentiluomo.

Un‟animata discussione ebbe luogo. A Oliver fu ordinata l‟immediata reclusione, e un manifesto

fu la mattina successiva attaccato fuori dal cancello, che offriva una ricompensa di cinque sterline a

28

ANTHOLOGY



chiunque avesse tolto Oliver Twist dalle mani della parrocchia. In altre parole, cinque sterline e

Oliver venivano offerti a qualsiasi uomo o donna che avesse bisogno di un apprendista per qualsiasi

mestiere, affare o occupazione.

“Non sono mai stato più convinto di qualcosa nella mia vita”, disse il gentiluomo con il gilè

bianco, mentre bussava al cancello e leggeva il manifesto il mattino successivo – “Non sono mai

stato più convinto di qualcosa nella mia vita, di quanto sia che quel ragazzo finirà per essere

impiccato”.



18. WUTHERING HEIGHTS (E. Brontë)



Catherine’s Declaration

Si sedette vicino a me di nuovo: la sua espressione divenne più triste e più preoccupata, e le sue

mani serrate tremavano.

“Nelly, fai mai strani sogni?” disse, improvvisamente, dopo una riflessione di alcuni minuti.

Sì, ogni tanto,” risposi.

“E anch‟io. Ho fatto nella mia vita sogni che sono rimasti con me da allora in poi, e hanno

cambiato le mie idee: mi hanno attraversata tutta, come il vino attraversa l‟acqua, e hanno alterato il

colore della mia mente. E questo è uno: te lo racconterò – ma stai attenta a non sorridere a nessuna

sua parte.”

“Oh! non raccontarmelo, Miss Catherine!” gridai. “Siamo lugubri abbastanza senza evocare

fantasmi e visioni che ci sconcertano. Andiamo, andiamo, sii allegra come sei sempre! Guarda il

piccolo Hareton! Non sta sognando nulla di triste. Come sorride dolcemente nel suo sonno!”

“Sì; e come dolcemente suo padre impreca nella sua solitudine! Te lo ricordi, presumo, quando

era solo un‟altra creatura paffuta come quella: altrettanto giovane e innocente. Comunque, Nelly, ti

obbligherò ad ascoltare: non è un lungo racconto, e non riesco a essere allegra questa sera.”

“Non voglio ascoltarlo, non voglio ascoltarlo! ripetei, rapidamente.

Ero superstiziosa riguardo ai sogni allora, e lo sono ancora; e Catherine aveva un‟ insolita aria

cupa nella sua espressione, che mi faceva temere qualcosa dalla quale potevo dare la forma a una

profezia, e presagire una spaventosa catastrofe.

Era contrariata, ma non proseguì. Evidentemente iniziando un altro argomento, ricominciò dopo

poco.

“Se fossi in cielo, Nelly, sarei estremamente infelice.”

“Perché non sei degna di andare lì,” risposi. “Tutti i peccatori sarebbero infelici in cielo.”

“Ma non è per quello. Ho sognato una volta di essere lì.”

“Ti dico che non voglio ascoltare i tuoi sogni, Miss Catherine! Andrò a letto,” interruppi di

nuovo.

Lei rise, e mi trattenne seduta; perché avevo fatto la mossa di lasciare la mia sedia.

“Questo è niente,” gridò: “Stavo solo per dire che il cielo non sembrava essere casa mia; e mi si

spezzava il cuore dal piangere perché volevo tornare in terra, e gli angeli erano così adirati che mi

scagliarono in mezzo alla brughiera in cima a Wuthering Heights, dove mi addormentai

singhiozzando di gioia. Ciò basterà a spiegare il mio segreto, così come l‟altro. Non ha più senso

per me sposare Edgar Linton di quanto ne abbia essere in cielo; e se l‟uomo malvagio là dentro non

avesse ridotto Heathcliff così in basso, non ci avrei pensato. Mi degraderebbe sposare Heathcliff

adesso, quindi non saprà mai quanto lo ami: e ciò non perché sia attraente, Nelly, ma perché è più

me stessa di quanto lo sia io. Di qualsiasi cosa le nostre anime siano fatte, la sua e la mia sono

identiche; e Linton è diverso quanto un raggio di luna da un fulmine, o il ghiaccio dal fuoco.”

Prima che questo discorso finisse, mi accorsi della presenza di Heathcliff. Avendo notato un lieve

movimento, girai la testa, e lo vidi alzarsi dalla panca e uscire senza far rumore. Aveva ascoltato

fino a quando aveva sentito Catherine dire che la avrebbe degradata sposarlo, e poi non era rimasto

a sentire altro.





29

ANTHOLOGY



Alla mia compagna, seduta per terra, era impedito dallo schienale della panca di accorgersi della

sua presenza o uscita; ma trasalii, e le ordinai di tacere.

“Perché?” chiese, guardando nervosamente intorno.

“Joseph è qui,” risposi, cogliendo provvidenzialmente il rumore delle ruote del suo carro sulla

strada; “e Heathcliff entrerà con lui. Non sono sicura che non fosse sulla porta in questo momento.”

“Oh, non poteva sentirmi sulla porta!” disse. “Dammi Hareton, mentre prepari la cena, e quando

sarà pronta chiedimi di cenare con te. Voglio ingannare la mia inquieta coscienza, e convincermi

che Heathcliff non abbia idea di queste cose. Non ne ha, vero? Non sa cosa essere innamorati

significhi!”

“Non vedo ragione perché lui non debba saperlo quanto te,” replicai; “e se tu sei quella che si è

scelta, sarà la creatura più fortunata che sia mai nata! Non appena diventerai Mrs Linton, perderà

amicizia, e amore, e tutto! Hai considerato come sopporterai la separazione, e come lui sopporterà

di essere completamente abbandonato nel mondo? Perché, Miss Catherine –”

“Lui completamente abbandonato! Noi separati!” esclamò, con un accento di indignazione. “Chi

ci separerà, per favore? Andranno incontro al fato di Milo! No finché vivrò, Ellen, per nessuna

creatura mortale. Qualsiasi Linton sulla faccia della terra potrebbe sciogliersi nel nulla prima che io

possa consentire ad abbandonare Heathcliff. Oh, non è ciò che intendo – non è ciò che voglio dire!

Non diventerei Mrs Linton se fosse richiesto un tale prezzo! Sarà per me quello che è stato tutta la

vita. Edgar deve liberarsi della sua antipatia, e tollerarlo, per lo meno. Lo farà, quando conoscerà i

miei veri sentimenti per lui. Nelly, mi rendo conto ora che tu pensi che io sia un‟egoista infelice; ma

non hai mai pensato che se Heathcliff e io ci sposassimo, saremmo mendicanti? Mentre se sposo

Linton posso aiutare Heathcliff a sollevarsi, e a sottrarlo al potere di mio fratello.”

“Con il denaro di tuo marito, Miss Catherine?” chiesi. “Non lo troverai così remissivo come

prevedi: e sebbene io non sia certamente un giudice, penso che quello sia il peggior motivo che hai

dato finora per essere la moglie del giovane Linton.”

“Non lo è,” replicò; “È il migliore! Gli altri erano la soddisfazione dei miei capricci: e anche per

amore di Edgar, per soddisfare lui. Questo è per amore di uno che unisce nella sua persona i miei

sentimenti verso Edgar e me stessa. Non riesco a esprimerlo; ma sicuramente tu e chiunque altro

avete un‟idea che c‟è o ci dovrebbe essere una vostra esistenza al di là di voi stessi. Quale sarebbe il

significato della mia creazione, se fossi interamente contenuta qui? Le mie più grandi infelicità in

questo mondo sono state le infelicità di Heathcliff, e le ho osservate e sentite ciascuna dall‟inizio: il

mio grande impulso di vita è lui. Se tutto il resto perisse, e lui rimanesse, io continuerei a esistere; e

se tutto il resto rimanesse, e lui fosse annientato, l‟universo diventerebbe un imponente sconosciuto:

non sembrerei una parte di esso. Il mio amore per Linton è come il fogliame nei boschi: il tempo lo

cambierà, ne sono ben consapevole, come l‟inverno cambia gli alberi. Il mio amore per Heathcliff

assomiglia alle rocce eterne sotto: una sorgente di gioia poco visibile, ma necessaria. Nelly, io sono

Heathcliff! Lui è sempre, sempre nella mia mente: non come un piacere, più di quanto io sia sempre

un piacere per me stessa, ma come il mio proprio essere. Quindi non parlare della nostra

separazione di nuovo: è irrealizzabile; e –”

Si fermò, e nascose il suo viso tra le pieghe della mia veste; ma la strattonai via con forza. Non

avevo più pazienza per le sue follie!



19. ALICE‟S ADVENTURES IN WONDERLAND (L. Carroll)



Questions Without Answers

C‟era un tavolo apparecchiato sotto un albero davanti alla casa, dove la Lepre Marzolina e il

Cappellaio stavano prendendo il tè: un Ghiro era seduto in mezzo a loro, profondamente

addormentato, e gli altri due lo stavano usando come cuscino, appoggiandoci i gomiti sopra e

parlavano sopra la sua testa. “Molto scomodo per il Ghiro,” pensò Alice, “però, poiché è

addormentato, suppongo che non ci faccia caso.”





30

ANTHOLOGY



Il tavolo era grande, ma i tre erano tutti stipati in un angolo. “Non c‟è posto! Non c‟è posto!”

gridarono appena videro Alice arrivare. “C‟è posto in abbondanza!” disse Alice indignata, e si

sedette su un‟ampia poltrona a capotavola.

“Serviti del vino,” la Lepre Marzolina disse con tono suadente.

Alice diede uno sguardo a tutto il tavolo, ma non c‟era altro che tè. “Non vedo vino,” osservò.

“Non ce n‟è,” disse la Lepre Marzolina.

“Allora non è stato molto educato offrirlo,” disse Alice irritata.

“Non è stato molto educato da parte tua sederti senza essere invitata,” disse la Lepre Marzolina.

“Non sapevo che fosse il vostro tavolo,” disse Alice; “è apparecchiato per molti più di tre.”

“Dovresti farti tagliare i capelli,” disse il Cappellaio. Osservava Alice da un po‟ di tempo con

grande curiosità, e questo fu il suo primo discorso.

“Dovresti imparare a non fare osservazioni personali,” Alice disse piuttosto severamente; “è

molto scortese.”

Il Cappellaio spalancò gli occhi a sentire ciò; ma tutto ciò che disse fu “Perché un corvo

assomiglia a una scrivania?”

“Bene, ci divertiremo adesso!” pensò Alice. “Sono contenta che abbiano cominciato a giocare

agli indovinelli – credo di poterlo indovinare,” aggiunse a voce alta.

“Intendi dire che credi di poter trovare la risposta?” disse la Lepre Marzolina.

“Precisamente,” disse Alice.

“Allora dovresti dire ciò che intendi dire,” la Lepre Marzolina continuò.

“Lo faccio,” Alice prontamente replicò: “perlomeno – perlomeno io intendo dire ciò che dico –

che è la stessa cosa, sai.”

“Non è la stessa cosa per niente!” disse il Cappellaio. “Ma come, potresti allo stesso modo dire

che „Vedo ciò che mangio‟ sia la stessa cosa di „Mangio ciò che vedo‟!” […]

“Potresti allo stesso modo dire,” aggiunse il Ghiro, il quale sembrava parlasse nel sonno, “che

„Respiro quando dormo‟ sia la stessa cosa di „Dormo quando respiro‟!”

“È la stessa cosa per te,” disse il Cappellaio, e qui la conversazione cadde e il gruppo sedette in

silenzio per un minuto, mentre Alice pensava a tutto ciò che ricordava sui corvi e sulle scrivanie, il

che non era molto.

Il Cappellaio fu il primo a rompere il silenzio. “Che giorno del mese è oggi?” disse, rivolgendosi

ad Alice: si era tolto l‟orologio di tasca e lo stava guardando perplesso, scrollandolo di tanto in tanto

e portandoselo all‟orecchio.

Alice meditò un attimo e poi disse: “Il quattro.”

“Sfasato di due giorni!” sospirò il Cappellaio. “Te l‟avevo detto che il burro non va bene per gli

ingranaggi!” aggiunse, guardando furioso la Lepre Marzolina.

“Era il burro migliore!” la Lepre Marzolina docilmente rispose.

“Sì, ma anche delle briciole devono esserci entrate,” il Cappellaio brontolò: “non avresti dovuto

spalmarlo con il coltello del pane.”

La Lepre Marzolina prese l‟orologio e lo guardò con sconforto: poi lo tuffò nella sua tazza di tè e

lo guardò di nuovo: ma non riuscì a pensare a nulla di meglio da dire rispetto alla sua prima

osservazione: “Era il burro migliore, lo sai.”

Alice aveva guardato sopra la sua spalla con una certa curiosità. “Che buffo orologio!” osservò.

“Dice il giorno del mese, e non dice l‟ora!”

“Perché dovrebbe?” borbottò il Cappellaio. “Il tuo orologio ti dice in che anno siamo?”

“Naturalmente no,” rispose Alice con prontezza: “ma perché sta sullo stesso anno per così tanto

tempo.”

“Che è esattamente il caso del mio,” disse il Cappellaio.

Alice si sentì terribilmente perplessa. La considerazione del Cappellaio sembrava non avere alcun

significato, eppure era sicuramente in inglese. “Non ti capisco proprio,” disse con tutta la gentilezza

possibile.





31

ANTHOLOGY



“Il Ghiro si è addormentato di nuovo,” disse il Cappellaio, e versò un po‟ di tè bollente sul suo

naso.

Il Ghiro scosse il capo spazientito e disse, senza aprire gli occhi: “Naturalmente, naturalmente:

quello che stavo per osservare anch‟io.”

“Hai trovato la soluzione dell‟indovinello, allora?” il Cappellaio disse, rivolgendosi ad Alice di

nuovo.

“No, ci rinuncio” Alice replicò. “Qual è la risposta?”

“Non ne ho la minima idea” disse il Cappellaio.

“E nemmeno io” disse la Lepre Marzolina.

Alice sospirò esausta. “Penso che dovreste usare un po‟ meglio il tempo,” disse, “invece di

sprecarlo proponendo indovinelli che non hanno risposta.”

“Se tu conoscessi il Tempo bene come me,” disse il Cappellaio, “non parleresti di sprecarlo (it).

È lui (him).”

“Non so cosa intendi dire,” disse Alice.

“Certo che non lo sai!” il Cappellaio disse, scuotendo la testa in modo sprezzante. “Suppongo che

non hai mai neanche parlato al Tempo!”

“Forse no,” Alice cautamente rispose: “ma so che devo battere il tempo quando imparo la

musica.”

“Ah, ecco! Tutto si spiega!” disse il Cappellaio. “Lui non sopporta essere battuto. Vedi, se solo

tenessi buoni rapporti con lui, farebbe quasi qualunque cosa di tuo gradimento con l‟orologio. Per

esempio, supponi che siano le nove del mattino, proprio quando iniziano le lezioni: dovresti solo

bisbigliare un cenno al Tempo, e l‟orologio girerebbe in un istante! L‟una e mezza, l‟ora del

pranzo!” (“Vorrei proprio che lo fosse,” la Lepre Marzolina disse fra sé e sé bisbigliando.)

“Sarebbe fantastico, indubbiamente” disse Alice con aria pensosa: “ma dopo tutto – non avrei

ancora fame, sai.”

“Non subito, forse,” disse il Cappellaio: “ma potresti tenerlo fermo all‟una finché vuoi.”

“È questo ciò che tu fai?” Alice domandò.

Il Cappellaio scosse il capo tristemente. “Non io!” rispose. “Abbiamo litigato il marzo scorso –

poco prima che lei diventasse matta, sai –” (indicando con il cucchiaino la Lepre Marzolina), “– fu

al grande concerto dato dalla Regina di Cuori, e io dovevo cantare

„Luccica, luccica, piccolo pipistrello! / Mi chiedo a cosa stai pensando!‟

Forse conosci questa canzone?”

“Ho sentito qualcosa del genere,” disse Alice.

“Prosegue, sai,” il Cappellaio continuò, “in questo modo: „In alto sul mondo voli, / Come un

vassoio da tè nel cielo. / Luccica, luccica –‟”

A questo punto il Ghiro si scrollò e cominciò a cantare nel sonno “Luccica, luccica, luccica,

luccica –” e continuò così a lungo che dovettero dargli dei pizzicotti per farlo smettere.

“Dunque, avevo quasi finito la prima strofa,” disse il Cappellaio, “quando la Regina scattò in

piedi e urlò “È fuori tempo! Tagliategli la testa!”

“Com‟è orribile e feroce!” esclamò Alice.

“E da quel momento” il Cappellaio continuò con tono afflitto, “non vuol far niente di quanto gli

chiedo. Sono sempre le sei adesso.”

Un‟idea brillante venne alla mente di Alice. “È quello il motivo per cui così tanti servizi da tè

sono apparecchiati?” chiese.

“Sì, è quello,” disse il Cappellaio con un sospiro: “È sempre l‟ora del tè, e non abbiamo il tempo

di lavare i servizi negli intervalli.”

“Quindi continuate a spostarvi intorno, suppongo?” disse Alice.

“Esattamente così,” disse il Cappellaio: “man mano che i servizi vengono usati.”

“Ma cosa succede quando ritornate all‟inizio?” Alice si azzardò a chiedere.

“Che ne dite di cambiare argomento,” la Lepre Marzolina interruppe, sbadigliando. “Mi sto

stancando di questo. Voto affinché la giovane donna ci racconti una storia.”



32

ANTHOLOGY



20. MY LAST DUCHESS (R. Browning)



Quella è la mia ultima duchessa dipinta sul muro,

sembra che sia viva. Io considero

quell‟opera una meraviglia, adesso: le mani di Fra Pandolf

hanno lavorato alacremente una giornata, e ora lei si trova lì.

Volete sedervi a guardarla? Ho detto 5

Fra Pandolf di proposito, perché mai hanno letto

estranei come voi quella espressione dipinta,

la profondità e la passione del suo serio sguardo

senza rivolgersi a me (poiché nessuno sposta

la tenda che ho tirato per voi, all‟infuori di me) 10

e sembrava mi volessero chiedere, se avessero osato,

come un tale sguardo fosse giunto lì; quindi non il primo

siete voi a voltarvi e a chiedere ciò. Signore, non era

la presenza di suo marito soltanto a provocare quel rossore

di gioia sulla guancia della duchessa: forse 15

a Fra Pandolf sarà capitato di dire “Il suo mantello avvolge

il polso della mia signora troppo”, o “Il colore

non deve mai sperare di riprodurre il pallido

rossore che svanisce sul suo collo”: discorsi del genere

erano cortesia, lei pensava, e sufficiente causa 20

per provocare quel rossore di gioia. Aveva

un cuore - come dire? - troppo presto reso felice,

troppo facilmente impressionabile; amava qualsiasi cosa

guardasse, e i suoi sguardi vagavano dovunque.

Signore, era tutto uguale! Il mio dono sul suo petto, 25

il calare del sole a occidente,

i rami di ciliegie che qualche zelante sciocco

staccava nel frutteto per lei, il bianco mulo

che lei cavalcava in tondo sulla terrazza - tutti e ciascuno

ottenevano da lei ugualmente parole di approvazione, 30

o rossore, almeno. Lei ringraziava gli uomini - bene! ma ringraziava

in un modo - non so come - come se mettesse sullo stesso piano

il mio dono di un nome di novecento anni

con il dono di chiunque altro. Chi si abbasserebbe a biasimare

questo genere di sciocchezze? Anche se uno avesse destrezza 35

a esprimersi - (cosa che non ho) - per rendere la propria volontà

con chiarezza a una tale persona, e dire “Proprio questo

o quello in voi mi disgusta; qui mancate,

o lì passate il segno” - e se lei si lasciasse

così rimproverare, senza chiaramente opporre 40

il suo giudizio al vostro, davvero, e scusarsi

- anche allora ci sarebbe da abbassarsi un poco, e io non voglio

abbassarmi mai. Oh, signore, lei sorrideva, senza dubbio,

ogni volta che le passavo accanto, ma chi passava senza

[ricevere] ugualmente lo stesso sorriso? Ciò passò ogni limite; diedi gli ordini [di ucciderla]; 45

quindi tutti i sorrisi cessarono contemporaneamente. Ora lei si trova lì

come se fosse viva. Vi dispiace alzarvi? Raggiungeremo

gli ospiti di sotto, dunque. Ripeto,

la nota generosità del conte vostro signore



33

ANTHOLOGY



è ampia garanzia che nessuna giusta pretesa 50

da parte mia sulla dote sarà respinta;

sebbene solo la sua bella figlia, come ho dichiarato

fin dall‟inizio, è il mio obiettivo. Piuttosto, andremo

insieme di sotto, signore. Notate Nettuno, comunque,

che doma un cavallo marino, ritenuto una rarità, 55

che Claus di Innsbruck ha fuso in bronzo per me!

The actors of this monologue are the Duke, who speaks, and the silent listener, an agent of the of

the Count of Tyrol‟s [ti'rəulz]. The Duke is proud, arrogant, selfish and class-conscious. Here is the

summary of his words. Lines 1-13 This fresco portrays my dead wife: I show it to strangers very

rarely and they always perceive the vivid look of the painted image. Ll. 13-21 My wife thought

everybody was kind to her and she blushed at them, since she was very modest and shy. Ll. 21-34

She was too simple and sensitive, so she approved everything and did not slight what was not up to

her noble status; she received my expensive gifts and everyone else‟s gifts with the same

gratefulness. Ll. 34-45 Even when I reproached her she was too submissive; in reproaching such a

woman I had to stoop, and I do not like stooping. Ll. 45-56 This became intolerable, and so I had

her killed. Now let us go downstairs. I have some claims on the dowry of the Count‟s daughter,

even if it is her person that I love.



21. TESS OF THE D‟URBERVILLES (T. Hardy)



Do You Think We Shall Meet Again after We Are Dead?

Sebbene il cielo fosse fitto di nubi, una luce diffusa da un qualche frammento di luna li aveva

finora aiutati un po‟. Ma la luna in quel momento era calata, le nuvole sembravano posarsi quasi

sulle loro teste e la notte diventò scura come una caverna. Tuttavia, trovarono la strada da

percorrere, tenendosi sull‟erba il più possibile affinché i loro passi potessero non risuonare, il che

era facile da fare, poiché là non vi erano siepi o steccati di alcun tipo. Tutto intorno era aperto

isolamento e nera solitudine, su cui una brezza tesa soffiava.

Erano andati avanti così a tentoni per altre due o tre miglia quando improvvisamente Clare

divenne conscio di una enorme struttura vicina davanti a lui, che si ergeva dritta fuori dall‟erba. Ci

erano quasi andati a sbattere contro.

“Che luogo mostruoso è questo?” disse Angel.

“Ronza”, lei disse. “Ascolta!”

Egli ascoltò. Il vento, suonando la costruzione, produceva una melodia rimbombante, simile al

suono di qualche gigantesca arpa con una corda sola. Nessun altro suono proveniva da esso, e

alzando la mano e avanzando di un passo o due, Clare percepì la superficie verticale della struttura.

Sembrava essere di pietra massiccia, senza giunture né cornici. Spingendo le dita in avanti scoprì

che ciò con cui era venuto a contatto era un colossale pilastro rettangolare; allungando la mano

sinistra poté toccarne uno simile vicino. A un‟altezza indefinita in alto qualcosa rendeva il nero

cielo più nero; aveva la sembianza di un‟enorme architrave che univa i pilastri in posizione

orizzontale. Entrarono cautamente sotto e in mezzo; le superfici riecheggiavano il loro fievole

fruscio, ma sembravano essere ancora all‟esterno. Il luogo era privo di tetto.

Tess fece un profondo respiro impaurita e Angel, perplesso, disse – “Cosa può essere?”

Movendosi cautamente di lato si imbatterono in un altro pilastro simile a una torre, solido e

irremovibile come il primo; al di là di esso, un altro e un altro ancora. Il luogo era tutto varchi e

pilastri, alcuni uniti sopra da continue architravi.

“Un vero e proprio tempio dei venti,” disse.

Il pilastro successivo era isolato; altri formavano un trilite; altri erano distesi a terra, e formavano

con i loro lati una strada rialzata abbastanza larga per una carrozza e fu subito chiaro che

componevano una foresta di monoliti raggruppati sulla distesa erbosa della pianura. La coppia

avanzò ulteriormente in questo padiglione della notte finché restò in piedi in mezzo alla sua foschia.

34

ANTHOLOGY



“È Stonehenge!” disse Claire. […]

Nel lontano cielo verso nord-est riuscì a vedere tra i pilastri una striscia orizzontale di luce. La

regolare concavità delle nere nubi si stava sollevando pesantemente come il coperchio di una

pentola, lasciando entrare sul bordo della terra il giorno nascente, contro il quale i torreggianti

monoliti e triliti iniziarono a essere cupamente definiti.

“Offrivano sacrifici a Dio qui?” lei chiese.

“No,” egli disse.

“A chi?”

“Credo al sole. Quell‟alto masso posto lontano e isolato è nella direzione del sole, che tra poco

sorgerà dietro di esso.”

“Ciò mi fa rammentare, caro,” lei disse. “Ricordi che non volevi mai interferire con nessuna mia

convinzione prima che ci sposassimo? Ma io conoscevo le tue opinioni lo stesso, e pensavo come

pensavi tu – non per qualche mia ragione, ma perché tu pensavi quelle cose. Dimmi adesso, Angel,

pensi che ci rincontreremo dopo che saremo morti? Voglio saperlo.”

Egli la baciò per evitare una risposta in una tale circostanza.

“Oh Angel – temo che ciò voglia dire no!” lei disse, con un singhiozzo soffocato. “E volevo

rivederti – così tanto, così tanto! Come – neanche tu ed io, Angel, che ci amiamo tantissimo?”

Come uno più grande di lui, alla domanda critica nel momento critico non rispose; e furono di

nuovo silenziosi. Nell‟arco di uno o due minuti il suo respiro divenne più regolare, la stretta della

sua mano rilassata, e si addormentò. La striscia di pallore d‟argento lungo l‟orizzonte orientale

faceva apparire anche le parti distanti della grande pianura buie e vicine; e l‟intero immenso

paesaggio recava quell‟impronta di riserbo, silenzio ed esitazione che è consueta immediatamente

prima del giorno. I pilastri orientali e le loro architravi si stagliavano cupamente contro la luce, e la

grande pietra del sole a forma di fiamma dietro di loro; e la pietra del sacrificio nel mezzo. Poco

dopo il vento notturno scomparve, e le piccole tremolanti pozzanghere nelle cavità simili a coppe

delle pietre restarono immobili. Allo stesso tempo qualcosa sembrava muoversi sul margine

dell‟avvallamento verso est – solo un puntino. Era la testa di un uomo che si avvicinava a loro

dall‟infossamento al di là della pietra del sole. Clare avrebbe voluto che avessero proceduto oltre,

ma in quelle circostanze decise di restare tranquillo. La figura avanzò dritta verso il cerchio di

pilastri nel quale si trovavano.

Sentì qualcosa dietro di lui, il rumore di passi. Voltandosi, vide al di là dei pilastri adagiati

un‟altra figura; poi, prima di rendersene conto, un‟altra era vicinissima a destra, sotto un trilite, e

un‟altra a sinistra. L‟alba splendeva intensa davanti all‟uomo a ovest, e Clare riuscì a percepire da

questo che era alto, e camminava come se fosse stato addestrato. Tutti convergevano con uno scopo

evidente. La sua storia allora era vera! Scattando in piedi, guardò intorno cercando un‟arma, una

pietra staccata, una via di fuga, qualunque cosa. In quel momento l‟uomo più vicino era davanti a

lui.

“Non serve a nulla, signore,” disse. “Siamo in sedici sulla pianura, e tutta la zona è sotto

controllo.”

“Lasciate che finisca di dormire!” implorò gli uomini sussurrando mentre si radunavano intorno.

Quando videro dove lei riposava, cosa che non avevano fatto fino a quel momento, non

sollevarono alcuna obiezione, e rimasero a osservarla, immobili come i pilastri intorno. Egli andò

verso la pietra e si piegò su di lei, prendendole una povera piccola mano; il suo respiro adesso era

veloce e pacato, come quello di una creatura più piccola di una donna. Tutti aspettarono nella luce

crescente, come se i loro volti e le mani fossero d‟argento, il resto delle loro figure scuro, le pietre

che luccicavano grigioverdi, la pianura ancora una massa di ombra. Poco dopo la luce si fece

intensa, e un raggio brillò sulla sua forma priva di sensi, posandosi sotto le sue palpebre e

svegliandola.

“Che succede, Angel?” disse, sobbalzando. “Sono venuti per me?”

“Sì, carissima,” egli disse. “Sono arrivati.”





35

ANTHOLOGY



“È come è giusto che sia,” mormorò. “Angel, sono quasi contenta – sì, contenta! Questa felicità

non sarebbe potuta durare. Era troppo. Ne ho avuta abbastanza, e adesso non vivrò perché tu mi

disprezzi!”

Si alzò, vacillò e andò avanti, poiché nessuno degli uomini si era mosso.

“Sono pronta,” disse serenamente.



22. THE STRANGE CASE OF DR JEKYLL AND MR HYDE (R.L. Stevenson)



Chapter 10

In questo modo mi avvicinai costantemente a quella verità, dalla cui parziale scoperta sono stato

condannato a un così spaventoso naufragio: che l‟uomo non è in realtà uno, ma in realtà è doppio.

Dico doppio, perché il grado delle mie conoscenze non oltrepassa quel punto. Altri seguiranno, altri

mi sorpasseranno nella stessa direzione; ed io azzardo l‟ipotesi che l‟uomo sarà alla fine conosciuto

come un semplice sistema di molteplici, discordanti e indipendenti persone. Quanto a me, dalla

natura della mia vita, ho progredito infallibilmente in una direzione e in una direzione soltanto. Fu

nel campo morale, e nella mia stessa persona, che imparai a riconoscere la completa e primitiva

dualità dell‟uomo; sebbene delle due nature che lottavano nel campo della mia coscienza si sarebbe

potuto dire che io fossi entrambe, ciò avveniva perché ero radicalmente duplice; e da tempo remoto,

anche prima che il corso delle mie scoperte scientifiche avesse cominciato a suggerire la più

evidente possibilità di un tale miracolo, avevo imparato a vivere con piacere, come un prediletto

sogno ad occhi aperti, il pensiero della separazione di questi elementi. Se ciascuno, mi dicevo,

avesse potuto essere ospitato in identità separate, la vita sarebbe stata alleviata di tutto ciò che era

insopportabile; il malvagio sarebbe potuto andare per la propria strada, liberato dalle aspirazioni e

dai rimorsi del suo più virtuoso gemello; e l‟onesto avrebbe potuto percorrere in modo risoluto e

con sicurezza il suo sentiero, facendo le buone azioni nelle quali trovava il suo piacere, e non più

esposto alla vergogna e al pentimento dalle mani di questo estraneo malvagio. Era per la

maledizione del genere umano che queste due discordanti fascine erano in tal modo legate insieme

– che nel grembo dilaniato della coscienza, questi due gemelli polari dovessero continuamente

combattersi. In qual modo, dunque, si potevano scindere?

Ero giunto così lontano nelle mie riflessioni quando, come ho detto, una luce laterale cominciò a

splendere sulla questione dalla tavola del laboratorio. Cominciai a percepire con maggiore

profondità di quanto sia finora mai stato affermato, la tremolante immaterialità, la nebulosa

caducità, di questo corpo apparentemente così solido di cui ci vestiamo camminando. Scoprii che

certe sostanze avevano il potere di scuotere e rimuovere quel vestito di carne, proprio come una

ventata potrebbe agitare le tende di un padiglione. Per due buone ragioni non approfondirò questa

parte scientifica della mia confessione. Primo, perché ho imparato a mie spese come le sventure e il

peso della nostra vita siano legati per sempre sulle spalle umane, e quando si fa il tentativo di

disfarsene, essi ricadono su di noi con una pressione più insolita e terribile. Secondo, perché, come

il mio racconto renderà, ahimè, fin troppo evidente, le mie scoperte sono state incomplete. Sia

sufficiente dunque sapere che non soltanto riconobbi il mio corpo naturale da una semplice aura e

luminosità di alcuni dei poteri che costituivano il mio spirito, ma riuscii a preparare una droga

mediante la quale questi poteri potevano essere detronizzati dalla loro supremazia, e sostituiti da

una seconda forma ed espressione, ciò nonostante naturali a me perché essi erano l‟espressione e

portavano l‟impronta dei più bassi elementi della mia anima.

Esitai a lungo prima di mettere questa teoria alla prova della pratica. Sapevo bene di rischiare la

morte; poiché qualunque droga che così potentemente controllava e scuoteva proprio la fortezza

dell‟identità poteva, al minimo scrupolo di una quantità eccessiva o alla minima intempestività nel

momento dell‟operazione, cancellare completamente quel tabernacolo immateriale che io contavo

di mutare. Ma la tentazione di una scoperta cosi strana e profonda alla fine vinse i suggerimenti

della preoccupazione. Avevo da molto tempo preparato la mia pozione – avevo comprato nello

stesso momento, da una ditta di prodotti chimici all‟ingrosso, una grande quantità di un sale

36

ANTHOLOGY



particolare che sapevo, dai miei esperimenti, essere l‟ultimo ingrediente necessario; e tardi in una

notte maledetta, mescolai gli elementi, li osservai bollire e fumare insieme nel bicchiere, e quando

l‟ebollizione si attenuò, con un forte fremito di coraggio, trangugiai la pozione.

I più atroci spasimi seguirono: uno sgretolamento nelle ossa, una nausea mortale, ed un orrore

dello spirito che non può essere superato nell‟ora della nascita o della morte. Poi questi tormenti

cominciarono rapidamente a calmarsi, e mi ripresi come dopo una grave malattia. C‟era qualcosa di

strano nelle mie sensazioni, qualcosa d‟indescrivibilmente nuovo e, per la sua novità assoluta,

incredibilmente dolce. Mi sentii più giovane, più leggero, più felice nel corpo; dentro di me ero

cosciente di una inebriante sconsideratezza, una corrente di disordinate immagini sensuali che

correvano come l‟acqua di un mulino nella mia fantasia, uno svincolarsi dai legami degli obblighi,

un‟ignota ma non innocente libertà dell‟anima. Io stesso sapevo, al primo respiro di questa nuova

vita, di essere più malvagio, dieci volte più malvagio, venduto schiavo alla mia cattiveria originale;

e il pensiero, in quel momento, mi sostenne e mi deliziò come vino. Allungai le mani, esultando

nella freschezza di queste sensazioni; e nel compiere l‟azione, fui improvvisamente consapevole

che avevo perduto in statura.

Non c‟era uno specchio, in quel periodo, nella mia stanza; quello che sta accanto a me mentre

scrivo fu portato lì in seguito e proprio allo scopo di queste trasformazioni. La notte, comunque, era

da tempo trapassata nella mattina – la mattina, buia come era, era quasi matura a concepire il giorno

– i servitori di casa mia erano sprofondati nell‟ora più rigida del sonno; e io decisi, esaltato come

ero dalla speranza e dal trionfo, di avventurarmi nella mia nuova forma fino alla mia camera da

letto. Attraversai il cortile, dove le costellazioni mi guardavano dall‟alto, avrei potuto pensare, con

meraviglia, la prima creatura di quella specie che la loro vigilanza insonne avesse fino a quel

momento mostrato loro; passai furtivamente attraverso i corridoi, un estraneo in casa mia; e arrivato

nella mia camera, vidi per la prima volta l‟aspetto di Edward Hyde.



23.1. THE PICTURE OF DORIAN GRAY (O. Wilde)



Beauty is a form of genius

“E tuttavia,” proseguì Lord Henry con la sua voce bassa e musicale e con quell‟aggraziato

ondeggiare della mano che era sempre così caratteristico di lui e che aveva avuto persino nei suoi

giorni a Eton, “credo che se un uomo dovesse vivere pienamente e completamente la sua vita, se

desse forma a ogni sentimento, espressione a ogni pensiero, realtà a ogni sogno – credo che il

mondo guadagnerebbe un così fresco impulso di gioia che dimenticheremmo tutti i malanni del

medievalismo e ritorneremmo all‟ideale ellenico – a qualcosa di più raffinato, più ricco dell‟ideale

ellenico, forse. Ma l‟uomo più coraggioso tra noi ha paura di se stesso. La mutilazione del selvaggio

ha la sua tragica sopravvivenza nella repressione del proprio io che deturpa la nostra vita. Siamo

puniti per i nostri rifiuti. Ogni impulso che ci sforziamo di soffocare ci rimugina nella mente e ci

avvelena. Il corpo pecca una volta e supera il peccato, perché l‟azione è una maniera di

purificazione. Nulla rimane allora tranne il ricordo di un piacere, o il lusso di un rimpianto. L‟unico

modo per liberarsi di una tentazione è di cedere a essa. Opponile resistenza, e la tua anima si

ammala della brama delle cose che ha proibito a se stessa, del desiderio per ciò che le sue mostruose

leggi hanno reso mostruoso e illegale. Si è detto che i grandi avvenimenti del mondo hanno luogo

nel cervello. È anche nel cervello, e nel cervello soltanto, che i grandi peccati del mondo hanno

luogo. Lei, signor Gray, lei stesso, con la sua rosea gioventù e la sua candida adolescenza, ha avuto

passioni che l‟hanno spaventata, pensieri che l‟hanno riempita di terrore, fantasticherie e sogni il cui

semplice ricordo potrebbe macchiare la sua guancia di vergogna –”

“La smetta!” farfugliò Dorian Gray, “la smetta! Lei mi sconvolge. Non so cosa dire. C‟è una

risposta a lei, ma non riesco a trovarla. Non parli. Mi lasci pensare. O, piuttosto, lasci che provi a

non pensare.” […]







37

ANTHOLOGY



“Andiamo a sederci all‟ombra,” disse Lord Henry. “Parker ha portato fuori le bevande e se lei

rimane ancora sotto questa luce accecante si sciuperà proprio e Basil non la dipingerà mai più. Non

deve davvero lasciare che il sole l‟abbronzi. Sarebbe sconveniente.”

“Che può importare?” esclamò Dorian Gray ridendo, mentre si sedeva sulla panchina in fondo al

giardino.

“Dovrebbe importare tutto per lei, signor Gray.”

“Perché?”

“Perché lei ha una giovinezza assolutamente meravigliosa e la giovinezza è l‟unica cosa che vale

la pena di avere.”

“Non lo penso, Lord Henry.”

“No, non lo pensa adesso. Un giorno, quando sarà vecchio, rugoso e brutto, quando il pensiero

avrà segnato la sua fronte con le sue rughe e la passione avrà marchiato le sue labbra con i suoi

orrendi fuochi, lo penserà, lo penserà terribilmente. Ora, dovunque vada, lei affascina il mondo.

Sarà sempre così? Ha un viso meraviglioso, signor Gray. Non si accigli: lo ha. E la bellezza è una

forma di genio – è più elevata, davvero, del genio, perché non ha bisogno di spiegazioni. È una

delle grandi cose del mondo, come la luce del sole o la stagione primaverile, o il riflesso nell‟acqua

scura di quella conchiglia argentea che chiamiamo luna. Non può venire messa in discussione. Ha il

suo diritto divino di sovranità. Rende principi coloro che la possiedono. Lei sorride? Ah! quando

l‟avrà perduta non sorriderà più... La gente dice talvolta che la bellezza è solo superficiale. Può

essere. Ma perlomeno non è superficiale quanto il pensiero. Per me, la bellezza è la meraviglia delle

meraviglie. Sono solo le persone superficiali a non giudicare dalle apparenze. Il vero mistero del

mondo è ciò che si vede, non l‟invisibile... Sì, signor Gray, gli dei sono stati generosi con lei. Ma

ciò che gli dei danno, velocemente portano via. Lei ha solo pochi anni da vivere realmente,

perfettamente e pienamente. Quando la sua giovinezza sarà andata, la sua bellezza la seguirà e

allora improvvisamente scoprirà che non ci sono trionfi lasciati a lei, o dovrà accontentarsi di quei

mediocri trionfi che la memoria del suo passato renderà più amari delle sconfitte. Ogni mese che

svanisce la avvicina a qualcosa di terribile. Il tempo è geloso di lei e combatte contro i suoi gigli e

le sue rose. Diventerà giallastro, e con le guance incavate e gli occhi spenti. Soffrirà orribilmente...

Ah! approfitti della giovinezza finché la possiede. Non sprechi l‟oro dei suoi giorni ascoltando la

gente noiosa, cercando di migliorare il fallimento senza speranza, o gettando la sua vita agli

ignoranti, ai mediocri, ai volgari. Questi sono i malsani intenti, i falsi ideali della nostra epoca.

Viva! Viva la meravigliosa vita che è in lei! Non lasci nulla sprecato! Cerchi sempre sensazioni

nuove. Non abbia paura di nulla... Un nuovo edonismo - ecco che cosa vuole il nostro secolo. Lei

potrebbe essere il suo simbolo visibile. Con la sua personalità non c‟è nulla che lei non possa fare. Il

mondo le appartiene per una stagione...



23.2. THE IMPORTANCE OF BEING EARNEST (O. Wilde)



An Age of Ideals

(JACK) È stata una giornata deliziosa, Miss Fairfax.

(GWENDOLEN) Per favore, non mi parli del tempo, Mr Worthing. Ogni volta che le persone mi

parlano del tempo, sono quasi sempre certa che vogliono dire qualcos‟altro. E questo mi rende così

nervosa.

(J) Ma io voglio dire qualcos‟altro.

(G) Lo pensavo. In realtà non sbaglio mai.

(J) E io vorrei mi fosse concesso di approfittare dell‟assenza momentanea di Lady Bracknell...

(G) Dovrebbe proprio farlo subito. Certamente le consiglierei di farlo. La mamma ha l‟abitudine di

tornare improvvisamente in una stanza e ho spesso dovuto dirglielo.

(J) [Nervosamente] Miss Fairfax, da quando l‟ho incontrata l‟ho ammirata più di ogni altra

ragazza... che abbia mai incontrata... da quando l‟ho incontrata.





38

ANTHOLOGY



(G) Sì, sono perfettamente consapevole di ciò. E ho spesso desiderato che in pubblico, in ogni caso,

lei si fosse mostrato più espansivo. Su di me lei ha sempre esercitato un irresistibile fascino. Persino

prima che la incontrassi, lei non mi era affatto indifferente. [Jack la guarda con enorme stupore].

Noi viviamo, come spero che lei sappia, Mr Worthing, in un tempo di ideali. Il fatto è

costantemente menzionato sulle più costose riviste mensili, e ha raggiunto i pulpiti della provincia,

mi dicono, e il mio ideale è sempre stato di amare qualcuno con il nome Ernest. C‟è qualcosa in

quel nome che ispira assoluta fiducia. Dal primo istante che Algernon mi accennò di avere un amico

di nome Ernest, seppi che ero destinata ad amarla.

(J) Mi ama davvero, Gwendolen?

(G) Appassionatamente!

(J) Cara! Lei non sa quanto mi ha reso felice.

(G) Mio Ernest!

(J) Ma non intende davvero dire che non potrebbe amarmi se il mio nome non fosse Ernest?

(G) Ma il suo nome è Ernest.

(J) Sì, lo so. Ma supponiamo che fosse un altro? Intende dire che non potrebbe amarmi in quel

caso?

(G) [In tono volubile] Ah, è chiaramente di una speculazione metafisica; e come la maggior parte

delle speculazioni metafisiche ha assai poco a che vedere con i veri fatti della vita reale, così come

li conosciamo.

(J) Personalmente, cara, se devo parlare in modo assolutamente sincero, non mi importa molto del

nome Ernest... penso che il nome non mi si addica per niente.

(G) Le si addice perfettamente. È un nome divino. Ha una musica tutta sua. Emana vibrazioni.

(J) Beh, a dire il vero, Gwendolen, devo dire che penso che ci siano tanti altri nomi molto più

gradevoli. Penso Jack, per esempio, un nome delizioso.

(G) Jack?... No, c‟è assai poca musica nel nome Jack, non ce n‟è affatto, davvero. Non fa fremere.

Non emana assolutamente alcuna vibrazione... Ho conosciuto diversi Jack e tutti, senza eccezione,

erano straordinariamente insignificanti. Inoltre, Jack è solo il nomignolo tristemente noto di John! E

compatisco qualsiasi donna sposata con un uomo di nome John. Probabilmente non le si concederà

mai di conoscere il piacere incantevole di un singolo momento di solitudine. Il solo nome

veramente sicuro è Ernest.

(J) Gwendolen, mi devo far battezzare subito – voglio dire, dobbiamo sposarci subito. Non c‟è

tempo da perdere.

(G) Sposarci, Mr Worthing?

(J) [Stupito] Beh... sicuramente. Lei sa che la amo, e lei mi ha portato a credere, Miss Fairfax, di

non essere del tutto indifferente nei miei confronti.

(G) Io la adoro. Ma non mi ha ancora fatto la sua dichiarazione. Nulla è stato detto del matrimonio.

L‟argomento non è stato nemmeno menzionato.

(J) Beh... posso farle la mia dichiarazione adesso?

(G) Penso che sarebbe un‟ottima occasione. E per risparmiarle qualsiasi possibile delusione, Mr

Worthing, penso che sia giusto dirle con tutta franchezza in anticipo che sono assolutamente decisa

ad accettarla.

(J) Gwendolen!

(G) Sì, Mr Worthing, cosa ha da dirmi?

(J) Lei sa quello che ho da dirle.

(G) Sì, ma non lo dice.

(J) Gwendolen, mi vuole sposare? [Si inginocchia].

(G) Certo che voglio, caro. Quanto ci ha messo! Temo che lei abbia pochissima esperienza in

quanto a fare dichiarazioni.

(J) Mia carissima, non ho mai amato nessuna al mondo tranne lei.

(G) Sì, ma gli uomini spesso fanno dichiarazioni solo per pratica. So che mio fratello Gerald lo fa.





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ANTHOLOGY



24.1. THE DEAD (J. Joyce)



“The Dead” begins with an after-Christmas dinner party at the house of two old unmarried sisters,

Miss Kate and Miss Julia Morkan, who are also the aunts of the central character, Gabriel Conroy.

Gabriel goes to the party with his wife Gretta and the house becomes a sort of microcosm of

contemporary Ireland and her traditions. Gabriel feels self-confident, and on his way to the hotel he

remembers the best moments of his married life and he feels desire for his wife. However, when they

reach their hotel room he realises that she is crying: at the end of the party, she suddenly had a sad

epiphany, a revelation related to her past. Listening to an old Irish song sung by one of the guests,

she suddenly remembered her first and perhaps only true love, Michael Furey, a young man who

she thinks died for her. On hearing this desperate and passionate account Gabriel has his own

epiphany: he realizes that he has never really known his wife. When Gretta falls asleep he looks

outside the window where the snow is falling and he realises the insignificance both of his own life

and of those around him, all of whom will die, buried by the snow that continues to fall.

[…] She was fast asleep. Gabriel, leaning on his elbow, looked for a few moments unresentfully1

on her tangled hair and half-open mouth, listening to her deep-drawn breath. So she had had that

romance in her life: a man had died for her sake. It hardly pained him now to think how poor a part

he, her husband, had played in her life. He watched her while she slept, as though he and she had

never lived together as man and wife. His curious eyes rested long upon her face and on her hair;

and, as he thought of what she must have been then, in that time of her first girlish beauty, a strange,

friendly pity for her entered his soul. He did not like to say even to himself that her face was no

longer beautiful, but he knew that it was no longer the face for which Michael Furey had braved

death.

Perhaps she had not told him all the story. His eyes moved to the chair over which she had

thrown some of her clothes. A petticoat string dangled to the floor. One boot stood upright, its limp

upper fallen down: the fellow of it lay upon its side. He wondered at his riot of emotions of an hour

before. From what had it proceeded? From his aunt‟s supper, from his own foolish speech, from the

wine and dancing, the merry-making when saying good night in the hall, the pleasure of the walk

along the river in the snow. Poor Aunt Julia! She, too, would soon be a shade with the shade of

Patrick Morkan and his horse. He had caught that haggard2 look upon her face for a moment when

she was singing Arrayed for the Bridal. Soon, perhaps, he would be sitting in that same drawing-

room, dressed in black, his silk hat on his knees. The blinds would be drawn down and Aunt Kate

would be sitting beside him, crying and blowing her nose and telling him how Julia had died. He

would cast about in his mind for some words that might console3 her, and would find only lame and

useless ones. Yes, yes: that would happen very soon.

The air of the room chilled his shoulders. He stretched himself cautiously4 along under the sheets

and lay down beside his wife. One by one, they were all becoming shades. Better pass boldly into

that other world, in the full glory of some passion, than fade and wither 5 dismally6 with age. He

thought of how she who lay beside him had locked in her heart for so many years that image of her

lover‟s eyes when he had told her that he did not wish to live.

Generous tears filled Gabriel‟s eyes. He had never felt like that towards any woman, but he knew

that such a feeling must be love. The tears gathered more thickly in his eyes and in the partial

darkness he imagined he saw the form of a young man standing under a dripping tree. Other forms

were near. His soul had approached that region where dwell the vast hosts of the dead. He was

conscious of, but could not apprehend,7 their wayward and flickering existence. His own identity

was fading out into a grey impalpable8 world: the solid world itself, which these dead had one time

reared9 and lived in, was dissolving10 and dwindling.11

A few light taps upon the pane made him turn to the window. It had begun to snow again. He

watched sleepily the flakes, silver and dark, falling obliquely12 against the lamplight. The time had

come for him to set out on his journey westwards. Yes, the newspapers were right: snow was

general all over Ireland.13 It was falling on every part of the dark central plain, on the treeless hills,

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ANTHOLOGY



falling softly upon the Bog of Allen and, further westwards, softly falling into the dark mutinous14

Shannon waves. It was falling, too, upon every part of the lonely churchyard on the hill where

Michael Furey lay buried. It lay thickly drifted on the crooked crosses and headstones, on the

spears15 of the little gate, on the barren thorns. His soul swooned16 slowly as he heard the snow

falling faintly through the universe and faintly falling, like the descent17 of their last end, upon all

the living and the dead.

1. [nri'zentfli] 2. ['hægəd] 3. [kən'səul] 4. ['ko:əsli] 5. ['wiðər] 6. ['dizməli] 7. [æpri'hend] 8. [im'pælpəbl] 9. [riəd] 10.

[di'zolvi] 11. ['dwindəli] 12. [ə'bli:kli] 13. ['aiələnd] 14. ['mju:tinəs] 15. [spiəz] 16. [swu:nd] 17. [di'sent]

I morti

[…] Era profondamente addormentata. Gabriel, appoggiandosi sul gomito, guardò per pochi

attimi senza risentimento i suoi capelli arruffati e la bocca semiaperta, ascoltando il suo profondo

respiro. Così aveva avuto quella storia sentimentale nella sua vita: un uomo era morto per il suo

amore. Quasi non lo addolorava adesso pensare a quale piccola parte lui, suo marito, avesse avuto

nella sua vita. La osservava mentre dormiva, come se lui e lei non avessero mai vissuto insieme

come marito e moglie. I suoi occhi curiosi si soffermarono a lungo sul suo viso e sui suoi capelli; e

mentre pensava a quella che doveva essere stata allora, all‟epoca della sua prima bellezza

fanciullesca, una strana, benevola pietà per lei entrò nella sua anima. Non gli piaceva ammettere

neanche a se stesso che il suo viso non era più bello, ma sapeva che non era più il viso per il quale

Michael Furey aveva sfidato la morte.

Forse non gli aveva raccontato tutta la storia. I suoi occhi si portarono sulla sedia sulla quale lei

aveva buttato alcuni dei suoi indumenti. Il laccio di una sottana pendeva sul pavimento. Uno stivale

stava dritto, con il suo gambale ripiegato: il suo compagno era accanto su un fianco. Lo

meravigliava quel disordine di emozioni di un‟ora prima. Da dove era nato? Dalla cena di sua zia,

dal suo sciocco discorso, dal vino e dal ballo, dall‟allegria di quando aveva augurato buona notte

nell‟atrio, dal piacere della passeggiata lungo il fiume sulla neve. Povera zia Julia! Anche lei

sarebbe presto diventata un‟ombra con l‟ombra di Patrick Morkan e del suo cavallo. Aveva colto

quello sguardo stanco sul suo viso per un attimo quando cantava Arrayed for the Bridal (adorna per

le nozze). Presto, forse, si sarebbe trovato seduto in quello stesso salotto, vestito di nero, con il

cappello a cilindro sulle ginocchia. Le tende sarebbero state abbassate e zia Kate si sarebbe seduta

accanto a lui, piangendo e soffiandosi il naso e raccontandogli come Julia era morta. Avrebbe

frugato nella sua mente per cercare alcune parole che potessero consolarla, e ne avrebbe trovate solo

goffe e inutili. Sì, sì, ciò sarebbe successo molto presto.

L‟aria della stanza gli gelava le spalle. Si allungò adagio sotto le coperte e si sdraiò accanto a sua

moglie. Uno dopo l‟altro, stavano tutti diventando ombre. Meglio passare coraggiosamente in

quell‟altro mondo, nella piena gloria di qualche passione, piuttosto che appassire squallidamente

con l‟età. Pensava a come colei che era coricata accanto a lui avesse serbato nel suo cuore per così

tanti anni l‟immagine degli occhi del suo innamorato quando le aveva detto che non desiderava

vivere.

Lacrime generose riempirono gli occhi di Gabriel. Non aveva mai provato nulla di simile per

nessuna donna, ma sapeva che quel sentimento doveva essere amore. Le lacrime si raccolsero più

fitte nei suoi occhi e nella semioscurità immaginò di vedere la figura di un giovane uomo in piedi

sotto un albero gocciolante. Altre figure erano vicine. La sua anima si era avvicinata a quella

regione dove abita l‟immensa schiera dei morti. Pur essendone cosciente, non riusciva a

comprendere la loro mutevole e vacillante esistenza. La sua stessa identità stava svanendo in un

mondo grigio impalpabile: lo stesso mondo materiale, in cui questi morti erano un tempo cresciuti e

vissuti, si stava dissolvendo e rimpicciolendo.

Alcuni leggeri colpetti sul vetro lo fecero voltare verso la finestra. Aveva cominciato a nevicare

di nuovo. Osservò assonnato i fiocchi, argentei e neri, cadere di sbieco contro il lampione. Era

venuto il momento per lui di mettersi in viaggio verso ovest. Sì, i giornali dicevano il vero: la neve

era dovunque in Irlanda. Stava cadendo su ogni parte dell‟oscura pianura centrale, sulle colline



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ANTHOLOGY



prive di alberi, cadeva lieve sulla Palude di Allen e, più a occidente, lieve cadeva sulle fosche

tumultuose onde dello Shannon. Stava cadendo anche su ogni angolo del solitario cimitero sulla

collina dove Michael Furey era sepolto. Era ammucchiata e alta sulle contorte croci e lapidi, sulle

punte del piccolo cancello, sugli spogli rovi. La sua anima perse coscienza lentamente mentre udiva

la neve cadere lieve su tutto l‟universo e lieve cadere, come la discesa della loro ultima ora, su tutti i

vivi e i morti.



24.2. ULYSSES (J. Joyce)



… Yes I Will Yes

Oh quel pauroso laggiù in fondo torrente Oh e il mare rosso vivo talvolta come il fuoco e gli

splendidi tramonti e gli alberi di fichi nei giardini dell‟Alameda sì e tutte le curiose stradine e le

case rosa e blu e gialle e i roseti e i gelsomini e i gerani e i cactus e Gibilterra da ragazza dove ero

un fiore di montagna sì quando misi la rosa nei miei capelli come le ragazze andaluse facevano

oppure ne porterò una rossa sì e come mi baciò sotto il muro moresco e io pensavo beh lui ne vale

un altro e poi gli chiesi con gli occhi di chiedere ancora sì e poi mi chiese se volevo sì dire sì mio

fiore di montagna e per prima cosa gli misi le braccia intorno sì e me lo tirai addosso così che

potesse sentire il mio seno tutto profumo sì e il suo cuore batteva come impazzito e sì dissi sì lo

voglio Sì.



24.3. FINNEGANS WAKE (J. Joyce)



Book I, chapter 8

O tell me all about Anna Livia! I want to hear all about Anna Livia. Well, you know Anna Livia?

Yes, of course, we all know Anna Livia. Tell me all. Tell me now. You‟ll die when you hear. Well,

you know, when the old cheb went futt and did what you know. Yes, I know, go on. Wash quit and

don‟t be dabbling. Tuck up your sleeves and loosen your talk-tapes. And don‟t butt me – hike! –

when you bend. Or whatever it was they threed to make out he thried to two in the Fiendish park.

He‟s an awful old reppe. Look at the shirt of him! Look at the dirt of it! He has all my water black

on me. And it steeping and stuping since this time last wik. How many goes is it I wonder I washed

it? I know by heart the places he likes to saale, duddurty devil! Scorching my hand and starving my

famine to make his private linen public. Wallop it well with your battle and clean it. My wrists are

wrusty rubbing the mouldaw stains. And the dneepers of wet and the gangres of sin in it! What was

it he did a tail at all on Animal Sendai? And how long was he under loch and neagh? It was put in

the newses what he did, nicies and priers, the King fierceas Humphrey, with illysus distilling,

exploits and all. But toms will till. I know he well. Temp untamed will hist for no man. As you

spring so shall you neap. O, the roughty old rappe! Minxing marrage and making loof. Reeve

Gootch was right and Reeve Drughad was sinistrous! And the cut of him! And the strut of him!

How he used to hold his head as high as a howeth, the famous eld duke alien, with a hump of

grandeur on him like a walking wiesel rat. And his derry‟s own drawl and his corksown blather and

his doubling stutter and his gullaway swank. Ask Lictor Hackett or Lector Reade of Garda Growley

or the Boy with the Billyclub. How elster is he a called at all? Qu‟appelle? Huges Caput

Earlyfouler. Or where was he born or how was he found? Urgothland, Tvistown on the Kattekat?

New Hunshire, Concord on the Merrimake? Who blocksmitt her saft anvil or yelled lep to her pail?

Was her banns never loosened in Adam and Eve‟s or were him and her but captain spliced? For

mine ether duck I thee drake. And by my wildgaze I thee gander.

Raccontami di Anna Livia. Tutto sapere vo‟ di Anna Livia. Beh, conosci Anna Livia? Altro che,

conosciamo tutte Anna Livia! Dimmi tutto, epresto presto. Roba da chiodi! Beh, sai quando il

messercalzone andò in rovuma e fe‟ ciò che fe‟? Si, lo so, e po‟ appresso? Lava pulito e non

sbrodolare! Rimboccamaniche e scioglilinguagnolo. Ma la zucca per te se mai ti pieghi! O cosa mai



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ANTHOLOGY



fece bifronte o triforo in quell‟infenice di porco nastro? Oibo‟, quel lughero malandrone! Che

sudiciume di camiciaccia! Guarda un po‟, tutta l‟acqua ne ho sporca. Bagno di qua, bagno di là, otto

giorni di bucato. Quante mai volte l‟avrò ritorta! So ben io cosa quel macchiavuol. Lordo balordo!

Mani arroste e trippe in fumo per mandar quei panni del diavolo in demonio pubblico. Sbatacchiali

duro e falli netti. Ho i polsi stronchi a rimestolare la muffa. Com‟è gangerenoso di turpida tabe! Ma

che cozzo ha fotto, per amara di donna, quel di‟ di Belvana? E quanto rimase dai frati Branca? Il

Marco Oraglio l‟ha ben strombazzato l‟attesache‟, laonta e tutto, la sporciaquerela e l‟eccitazioni e

le nevandezze di quell‟entritisto. Ma chi fa il rio, paga il fio. Chi se mena vanto, raccatta trambusto.

E ciò sa il suo dottore. Forcadea, che carogna! Bene gli stanno, le postribolazioni. Ha regiona Ciulli,

e Piesse pure, che le prove dirotte non mancano mica. E l‟incesso di quel desso capeggiando da

gradasso di gransasso, qual il degno duca Lione, con quella gobba boriosa come ser topo ch‟esce a

zonzo! Un ghigno derriso del corcontento, ma chiazze galve dal cervel debolino. Chiedi a

Manganelli, o al Randelloni, o al Mazzoferrata, o al Fracco la Frombola. Che saarebbe il suo

superanome? Hugo Capeto l‟Eccellatore. Dove nacque o fu reperto? In Urgothlandia, sulla

Kannegatta? O in nuova Concordia dell‟Arciponente? S‟udiron le grida a Santa Adameva o si

strinse a bordo il nodo guardiano? Anatraente, io ti rapino. E, Lucielietto, pei fasti ti concio.



25. TO THE LIGHTHOUSE (V. Woolf)



Will You Not Tell Me Just For Once That You Love Me?

Mrs Ramsay alzò il capo e, come una persona sonnolenta, sembrò dire che se egli voleva che lei

si destasse lei lo avrebbe davvero fatto, ma altrimenti avrebbe potuto continuare a dormire,

ancora un po‟? Si stava arrampicando su quei rami, di qua e di là, allungando le mani su un

fiore e poi su un altro.

“Né lodare il profondo vermiglio nella rosa,” leggeva, e così leggendo stava salendo,

percepiva, in cima, sulla sommità. Come era appagante! Come era rilassante! Tutte le

piccolezze della giornata si attaccavano a questo magnete; si sentiva la mente sgombra, la

sentiva pulita. Ed eccolo lì, improvvisamente intero; lo teneva tra le mani, bello e sensato,

chiaro e completo, l‟essenza risucchiata dalla vita e contenuta qui – il sonetto.

Ma si stava accorgendo che suo marito la stava guardando. Le stava sorridendo in modo

beffardo, come se la stesse deridendo garbatamente di essersi addormentata in piena luce del

giorno, ma al tempo stesso egli pensava, Continua a leggere. Non sembri triste adesso,

pensava. E si chiedeva che cosa stesse leggendo ed esagerava la sua ignoranza, la sua semplicità,

perché gli piaceva pensare che lei non fosse intelligente, assolutamente priva di cultura. Si chiese

se lei capisse ciò che stava leggendo. Probabilmente no, pensò. Era straordinariamente bella. La

sua bellezza gli sembrava, se possibile, aumentare.

Eppure sembrava ancora inverno, e tu lontano,

Come con la tua ombra io con queste mi dilettavo,

lei finì.

“Ebbene?”, disse, riproducendo il suo sorriso sognante, alzando lo sguardo dal suo libro.

Come con la tua ombra io con queste mi dilettavo,

mormorò, posando il libro sul tavolo.

Cosa era successo, si domandò, mentre riprendeva il lavoro a maglia, da quando lo aveva

visto da solo? Si ricordò di essersi vestita e di aver visto la luna; si ricordò che Andrew aveva

alzato troppo il piatto a cena; di essersi sconfortata per qualcosa che William aveva detto;

degli uccelli negli alberi; del divano sul pianerottolo; dei suoi figli svegli; di Charles Tansley

che li aveva svegliati facendo cadere i suoi libri – oh, no, quello lo aveva inventato; e di

Paul che aveva un borsellino di camoscio per il suo orologio. Cosa doveva dirgli?

“Si sono fidanzati,” disse, cominciando a sferruzzare, “Paul e Minta.”

“L‟avevo immaginato,” egli disse. Non c‟era proprio nulla da dire a riguardo. La sua mente stava

ancora andando su e giù, su e giù con la poesia; egli si sentiva ancora molto vigoroso, molto

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ANTHOLOGY



schietto, dopo aver letto del funerale di Steenie. Perciò rimasero seduti silenziosi. Poi lei si rese

conto che voleva che lui dicesse qualcosa.

Qualunque cosa, qualunque cosa, pensò, continuando il suo lavoro a maglia. Qualunque

cosa sarebbe andata bene.

“Come sarebbe bello sposare un uomo con un borsellino di camoscio per il suo orologio,”

disse, poiché quello era il tipo di battute che avevano in comune.

Egli sbuffò. Pensava a proposito di questo fidanzamento ciò che aveva sempre pensato a proposito di

qualsiasi fidanzamento; la ragazza è troppo per quel giovanotto. Lentamente le venne in mente, perché

allora si vuole che le persone si sposino? Qual era il valore, il significato delle cose? (Ogni parola che

avessero detto in quel momento sarebbe stata vera.) Dì qualcosa, lei pensava, desiderando solo di udire

la sua voce. Poiché l‟ombra, la cosa che li avvolgeva stava cominciando, percepiva, a circondarla di

nuovo. Dì qualunque cosa, implorò, guardandolo, come se invocasse aiuto.

Egli era silenzioso, faceva dondolare la sua catena dell‟orologio avanti e indietro, e pensava

ai romanzi di Scott e ai romanzi di Balzac. Ma attraverso i muri crepuscolari della loro

intimità, poiché si stavano avvicinando, involontariamente, accostandosi fianco a fianco,

molto vicini, lei riusciva a sentire la mente di lui come una mano alzata che faceva ombra alla

sua mente; ed egli stava cominciando, adesso che i suoi pensieri prendevano una piega che a

lui non piaceva – verso questo „pessimismo‟ come lo chiamava – ad agitarsi, sebbene non

dicesse nulla, portandosi una mano alla fronte, attorcigliando una ciocca di capelli,

lasciandola ricadere.

“Non finirai quella calza stasera,” egli disse, indicando la sua calza. Ecco quello che lei

voleva – l‟asprezza nella sua voce nel rimproverarla. Se egli dice che è sbagliato essere

pessimisti probabilmente è sbagliato, pensò; il matrimonio riuscirà bene.

“No” lei disse, appiattendo la calza sul suo ginocchio, “non la finirò.”

E poi cosa? Poiché sentiva che la stava ancora guardando, ma che il suo sguardo era

cambiato. Egli voleva qualcosa – voleva la cosa che lei trovava così difficile concedergli;

voleva che lei gli dicesse che lo amava. E questo, no, lei non riusciva a farlo. Egl i riusciva a

parlare molto più facilmente di lei. Egli riusciva a dire le cose – lei non riusciva mai. Perciò

naturalmente era sempre lui a dire le cose, e poi per qualche ragione improvvisamente ciò lo

irritava e la rimproverava. Una donna senza cuore la chiamava; lei non gli diceva mai di

amarlo. Ma non era così – non era così. Soltanto lei non riusciva a dire ciò che sentiva. Non

c‟era qualche briciola sul suo cappotto? Nulla che lei potesse fare per lui? Alzandosi, si

trattenne alla finestra con la calza rossiccia in mano, in parte per distogliere lo sguardo da lui,

in parte perché si ricordò di quanto sia spesso bello – il mare di notte. Ma lei sapeva che egli

aveva girato la testa mentre lei si era girata; la stava osservando. Sapeva che egli stava

pensando, Tu sei più bella che mai. E lei stessa si sentiva bellissima. Non vuoi dirmi neanche

una volta che mi ami? Egli lo stava pensando, poiché era eccitato un po‟ per Minta e per il

proprio libro, un po‟ per essere alla fine del giorno e per aver litigat o per via della gita al

Faro. Ma lei non riusciva a farlo; non riusciva a dirlo. Poi, rendendosi conto che egli la stava

osservando, invece di dire qualcosa si voltò, tenendo in mano la calza, e lo guardò. E mentre

lo guardava cominciò a sorridere, poiché sebbene lei non avesse detto una parola, egli sapeva,

naturalmente sapeva, che lei lo amava. Non poteva negarlo. E sorridendo lei guardò fuori

della finestra e disse (pensando tra sé, Nulla al mondo può eguagliare questa felicità).

“Sì, avevi ragione. Domani pioverà. Non potrete andare.” E lo guardò sorridendo. Poiché

lei aveva trionfato di nuovo. Non lo aveva detto: eppure egli lo sapeva.



26. SAILING TO BYZANTIUM (W.B. Yeats)



Quello non è un paese per vecchi. I giovani

l‟uno nelle braccia dell‟altro, gli uccelli sugli alberi

– quelle generazioni mortali – intenti al loro canto,

le cascate ricche di salmoni, i mari pieni di sgombri,

44

ANTHOLOGY



pesce, carne, o volatili, esaltano per tutta l‟estate 5

tutto ciò che è generato, che nasce e che muore.

Presi da quella musica sensuale tutti trascurano

i monumenti dell‟intelletto che non invecchia.

Un uomo anziano non è che una cosa miserabile,

una giacca stracciata su un bastone, a meno che 10

l‟anima non batta le mani e canti, e canti più forte

per ogni strappo nel suo abito mortale,

né vi è altra scuola di canto se non lo studio

dei monumenti della sua magnificenza;

e quindi ho navigato sui mari e sono giunto 15

alla sacra città di Bisanzio.

Oh saggi che state nel fuoco sacro di Dio

come nel mosaico dorato d‟una parete,

scendete dal sacro fuoco, roteate in una spirale,

e siate i maestri di canto della mia anima. 20

Consumate tutto il mio cuore; malato di desiderio

e legato a un animale morente,

non sa quello che è; e accoglietemi

nell‟artificio dell‟eternità.

Una volta fuori dalla natura non assumerò mai più 25

la mia forma corporea da una qualsiasi cosa naturale,

ma una forma come quella che creano gli orefici greci

di oro battuto e di foglia d‟oro

per tenere un Imperatore sonnolento desto;

oppure posato su un ramo dorato a cantare 30

ai signori e alle dame di Bisanzio

di ciò che è passato, o che sta passando, o che sarà.

Byzantium is for Yeats a symbol of artistic perfection opposed to the natural world of biological

activity; the poet makes it a magical city where life is transmuted into art, where the artist is free

from the effects of age and decay. Since what is mortal finally disappears, the poets sails to

Byzantium, where the fire will consume the heart of his body, but this fire is also the gold of

artifice, of eternity: once out of nature, the body will transcend an existence of change and decay

and may sing of eternity.



27. THE WASTE LAND (T.S. Eliot)



I. The Burial of the Dead

Aprile è il mese più crudele, genera

lillà dalla morta terra, mescola

memoria e desiderio, stimola

sopite radici con la primaverile pioggia.

L‟inverno ci tenne caldi, coprendo 5

la terra di neve che dà oblio, nutrendo

una misera vita con secchi tuberi.

L‟estate ci sorprese, giungendo sullo Starnbergersee

con uno scroscio di pioggia; ci fermammo sotto il colonnato,

e proseguimmo alla luce del sole, nel Hofgarten, 10

e bevemmo caffè, e parlammo per un‟ora.



45

ANTHOLOGY



Non sono per niente russo, sono lituano, un vero tedesco.

E quando eravamo bambini, stavamo dall‟arciduca,

da mio cugino, lui mi portò in slitta

e io ebbi paura. Mi disse: Marie, 15

Marie, tieniti stretta. E giù scivolammo.

Sulle montagne ci si sente liberi.

Leggo per gran parte della notte, e vado nel Sud d‟inverno.

Quali sono le radici che si aggrappano, quali rami crescono

da queste macerie di pietre? Figlio dell‟uomo, 20

tu non puoi dire, né supporre, perché conosci solo

un cumulo di infrante immagini, dove il sole batte,

e gli alberi morti non danno riparo, il grillo alcun sollievo,

e l‟arida pietra alcun suono di acqua. Solo

c‟è ombra sotto questa rossa roccia, 25

(venite all‟ombra di questa rossa roccia),

e io vi mostrerò qualcosa di diverso sia

dalla vostra ombra che al mattino cammina dietro di voi

sia dalla vostra ombra che di sera si alza a incontrarvi;

vi mostrerò il terrore in una manciata di polvere. […] 30

Città irreale,

sotto la nebbia marrone di un‟alba d‟inverno,

una folla fluiva su London Bridge, così tanta,

che non avrei creduto che la morte ne avesse disfatta così tanta.

Sospiri, brevi e rari, venivano esalati, 35

e ogni uomo fissava gli occhi davanti ai suoi piedi.

Fluiva su per la collina e giù per King William Street,

fin dove Saint Mary Woolnoth segnava le ore

con un morto suono sull‟ultimo tocco delle nove.

Là vidi uno che conoscevo, e lo fermai, gridando: “Stetson! 40

Tu che eri con me sulle navi a Mylae!

Quel cadavere che hai piantato l‟anno scorso nel tuo giardino,

ha cominciato a germogliare? Fiorirà quest‟anno?

O l‟improvviso gelo ha danneggiato la sua aiuola?

Oh tieni il cane lontano da qui, che è amico degli uomini, 45

o con le sue unghie lo dissotterrerà di nuovo!

Tu! ipocrita lettore! – mio simile, – mio amico!”

The Waste Land is a poem about spiritual dryness, about the kind of existence in which no belief

gives value to people‟s activities, sex brings no fruitfulness and death announces no resurrection.

The opening section of the poem is centred on the opposition between sterility and fertility; April is

cruel because Spring is negative for a land which is not ready to welcome its regeneration and is

opposed to winter, a warm reality even if dead. Moreover April, the month of Christ‟s resurrection,

suggests resurrection to those who do not wish it.

In the second stanza people and nature mix with one another, and desolation reaches its peak as

absence of relief; these lines show also the lack of cultural unity typical of modern civilisation.

Finally, the symbol of the Holy Grail, and of the Church, appears: it is the red rock, but it projects

only a shadow which is unreal and very different from the shadows projected by people.

In the last stanza the vision changes to a direct picture of modern civilisation: Baudelaire‟s Paris,

modern London and Dante‟s Limbo are seen as the same reality. The crowd, flowing across London

Bridge to go to work in the City, consist of damned souls, of people who are actually dead. The

image of the corpse planted in the garden suggests the degeneration of the fertility ritual, in which



46

ANTHOLOGY



the dying god, who cyclically should be buried and be born again to grant regeneration, is

something buried in a back garden to be dug up again by a friendly dog, which thus hampers his

rebirth.



28. REFUGEE BLUES (W.H. Auden)



Dicono che questa città abbia dieci milioni di anime,

alcuni vivono in complessi residenziali, alcuni vivono in tuguri:

eppure non c‟è posto per noi, mio caro, eppure non c‟è posto per noi.

Una volta avevamo una patria e pensavamo fosse giusta,

guarda l‟atlante e la troverai lì: 5

non possiamo andarci adesso, mio caro, non possiamo andarci adesso.

Nel cimitero del paese cresce un vecchio tasso,

ogni primavera fiorisce di nuovo:

i vecchi passaporti non possono fare ciò, mio caro, i vecchi passaporti non possono fare ciò.

Il console batté il pugno sul tavolo e disse: 10

“Se non avete un passaporto siete ufficialmente morti”:

ma noi siamo ancora vivi, mio caro, noi siamo ancora vivi.

Sono andato in un‟associazione; mi hanno offerto una sedia;

mi hanno chiesto con educazione di ritornare l‟anno successivo:

ma dove andremo oggi, mio caro, dove andremo oggi? 15

Sono andato a un‟assemblea pubblica, l‟oratore si è alzato e ha detto:

“Se li lasceremo entrare, ruberanno il nostro pane quotidiano”;

parlava di te e di me, mio caro, parlava di te e di me.

Ho pensato di avere udito il tuono rombare nel cielo;

era Hitler sull‟Europa che diceva: “Devono morire”; 20

Oh, aveva noi in mente, mio caro, oh, aveva noi in mente.

Ho visto un barboncino avvolto in una giacchetta fermata con una spilla,

ho visto una porta aprirsi per fare entrare un gatto:

ma non erano ebrei tedeschi, mio caro, ma non erano ebrei tedeschi.

Sono sceso al porto e sono restato sul molo, 25

ho visto i pesci nuotare come se fossero liberi:

solo dieci piedi più in là, mio caro, solo dieci piedi più in là.

Ho passeggiato per un bosco, ho visto gli uccelli sugli alberi;

non avevano politici e cantavano gioiosi:

non erano la razza umana, mio caro, non erano la razza umana. 30

Ho sognato di vedere un edificio con mille piani,

mille finestre e mille porte:

neanche una di quelle era nostra, mio caro, neanche una di quelle era nostra.

Mi sono trovato in una grande pianura sotto la neve che cadeva;

diecimila soldati marciavano avanti e indietro; 35

cercavano te e me, mio caro, cercavano te e me.









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