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CONGRESSO INTERNAZIONALE

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CONGRESSO INTERNAZIONALE Powered By Docstoc
					CONGRESSO INTERNAZIONALE
    DANZE ORIENTALI




“Dalla Tradizione alla Modernità”

      20 – 21 – 22 aprile 2007

        Riccione, Rimini, Italia
                      Presentazione di Maria Rita Gandra “Margarita”

La Danza Orientale, Belly Dance a livello internazionale, definita Danza del Ventre da
quando venne scoperta dai coloni europei nel diciottesimo secolo nel Nord Africa e Medio
Oriente, è una danza che risale a epoche ben più remote di quelle a cui oggi facciamo
riferimento. Dare a essa, come luogo di provenienza, solo il mondo arabo è limitante e non
corretto.

In effetti questa danza è stata custodita nel mondo arabo in luoghi femminili protetti,
come gli harem, in cui le donne per volere del sovrano o capo famiglia vivevano tutte
insieme, danzando tra loro, proprio come danzavano le donne arabe prima dell’arrivo
della religione islamica, quando, così facendo si celebravano i misteri di Isthar.1

Questo tipo di danza, che concentra la sua energia nel bacino e nei fianchi, attraverso
movimenti ondeggianti, ritmici, sussultori e vibrati, ha origini arcaiche.

In Occidente, l’avvento del Cristianesimo portò all’occultamento delle danze femminili (in
modo particolare verso il quarto secolo d. C.), che diventarono segrete e patrimonio di
donne chiamate streghe. Queste donne continuarono, presumibilmente, a praticare i riti, i
culti e le danze dell’antica tradizione in onore della Grande Dea, cercando di camuffarsi e
di sembrare donne del tutto normali per sfuggire alla persecuzione della Chiesa.

Anche in Oriente il monoteismo ha messo in pratica la repressione dei culti magici
femminili. Le danze ad essi annesse non furono condannate in toto ma subirono una
trasformazione simbolica, privandole del loro aspetto sacro e facendole diventare pure
danze di seduzione e d’intrattenimento.

Comunque la danza femminile nel modo arabo riusciva a mantenersi integra nella sua
essenza all’interno delle mura domestiche, e ad essere trasmessa da madre in figlia,
acquistando nell’arco del tempo valore di fertilità, prosperità e apportatrice di fortuna.2

Con l’avvento, nel diciannovesimo secolo, della colonizzazione europea nel Nord Africa e
Medio Oriente, la Danza chiamata già “Danza del Ventre” era eseguita nei night e nei
cabaret, e le danzatrici e i locali erano protetti dalle truppe coloniali per non subire
ritorsioni da parte degli integralisti dell’ Islam.

Le danze femminili si mantennero anche tra gli zingari grazie alla loro capacità di sfuggire
alle religioni dominanti, in modo particolare per l’atteggiamento di sfida delle donne
zingare nei confronti dei codici comportamentali. Per gli zingari la danza femminile
divenne una forma d’intrattenimento itinerante nelle feste, nei matrimoni e nelle nascite
dei bambini.




1
    Irina Naceo “Delle Antiche Danze Femminili”, Ed Terra di Mezzo, 2003, pag.145
2
    idem, pag 147.
Quindi mentre in Occidente la danza femminile diventava segreta, occulta e demoniaca,
nel Nord Africa ed in Medio Oriente si trasformava e consolidava nelle sue differenti
forme, a scapito delle persecuzioni integraliste che tutt’ora procurano vittime.

Per riassumere potremmo dire che la danza femminile primigenea, all’origine sacra, è
divenuta profana con l’avvento del patriarcato e delle religioni monoteiste.
Oggi potremmo avere un riscontro nelle sfere della psicanalisi e della psicologia tramite il
recupero dell’archetipo femminile, nell’intimità e nel profondo dell’ Io di ogni donna.

Le Danze Orientali Contemporanee hanno recuperato la loro sacralità nell’identità antica
della Grande Madre depositata nel “Ventre Materno” e, attraverso il mito e l’indagine
degli archetipi, hanno raggiunto la loro identità nella coscienza e fierezza del corpo
femminile.

L’antico ed il nuovo nelle Danze Orientali si congiungono nel cerchio magico della vita
che dalla nascita procede verso la morte, per poi rinascere in continua trasformazione e
metamorfosi.

Le Danze Orientali oggi sono un mezzo per ritrovare le dimensioni della naturalità, della
spontaneità e dell’armonia in cui muoversi secondo ritmi antichi, in cui la coscienza
dell’istintuale e della conoscenza noetica e trascendentale, diventano forme coreutico-
artistiche per un nuovo linguaggio espressivo del corpo danzante.


                   LA CENTRALITÀ DEL CORPO FEMMINILE
                           di Maria Rita Gandra

La centralità del corpo umano è uno dei presupposti fondamentali su cui si basa
nell’epoca contemporanea la definizione concettuale e simbolica della danza. La nuova
danza del XX sec. può darci un corpus filosofico compiuto grazie al fatto che essa
interpreta una questione radicale di tutta la cultura occidentale: come riconoscere l’Essere
nell’uomo di fronte alla finitezza del suo corpo.

Riportare l’essere all’umano significa anche ritrovare nell’umano il carattere divino che lo
distingue, la sacralità dell’Essere, recuperando antichi miti ancestrali di origine orientale.

Non c’è da meravigliarsi dunque se una delle più antiche arti è quella del movimento: la
danza. Con caratteristiche diverse essa fiorisce dappertutto. Le sue origini si perdono nella
preistoria più remota: molto prima che la danza evolvesse negli stili di un’arte complessa,
l’uomo trae diletto a flettersi e scuotersi, a girare su se stesso, a divertirsi con passi
artefatti, a pestare i piedi aritmicamente, proprio come fanno i bambini anche oggi.

Consapevole del moto di potenti forze della natura, il primitivo esibisce a sua volta
movimenti nella speranza che tale imitazione quieti quelle forze terribili o anche nella
pretesa di dar prova di un’analoga abilità dinamica, capace di un sopravvento su di esse.
I cacciatori danzano prima di mettersi sulle tracce di una possibile preda, i guerrieri
danzano prima di affrontare il combattimento, l’intera tribù danza per esorcizzare gli
spiriti maligni e propiziarsi agli dei. Vi erano danze per stimolare la pioggia, per
festeggiare il raccolto (della fertilità), danze in onore delle nascite, dell’avvento della
pubertà (iniziazione), per i matrimoni, per ossequiare la morte ed il suo trapasso, e così
via.

Tutte le grandi civiltà hanno creato forme proprie con l’elemento fondamentale della
danza: il movimento del corpo nello spazio. Il corpo ha una vastissima gamma di
movimenti ed i tipi di danza, che prendono forma dall’esperienza espressiva del corpo,
presentano enormi differenze da cultura a cultura. Quelle asiatiche sono più complesse in
parte perché la danza orientale, come l’arte orientale in genere, è strettamente legata alla
religione e agli aspetti simbolici e contemplativi. Ciò è evidente in modo particolare nella
danza indiana ed è una conseguenza del fatto che gli indù credono nella creazione del
mondo da parte di un “dio danzante”, Shiva.

Larghissima parte dell’universo è in movimento. Nello spazio esterno i pianeti girano
attorno al sole. Anche il nostro pianeta, la Terra, segue l’orbita e gira contemporaneamente
sul proprio asse, secondo un sistema di simmetria ripetuta dall’atomo dove elettroni in
rivoluzione ruotano contemporaneamente intorno a un nucleo di protoni e neutroni.
Per forza d’istinto i corpi umani si mettono in sincronia con il moto perenne del cosmo,
movendosi a loro volta senza una meccanica razionale. Tutto ruota attorno a noi:
assistiamo al ricorrente passare delle stagioni, all’inesorabile parabola della vita, dalla
nascita alla maturità, alla vecchiaia e alla morte. La vita stessa è movimento. La Danza che
per eccellenza esprime la sintesi tra Microcosmo dell’Essere e Macrocosmo dell’Universo è
sicuramente la Danza Orientale, Raq Sharqi, che riassume nei suoi stili ed interpretazioni
l’andamento ciclico e circolare della Natura.

La filosofia nietzscheana ci consente di mettere in luce i parametri culturali che silenziosi
scorrono dietro la nascita della danza. La necessità di tale filosofia è quella di rompere con
una cultura focalizzata su qualcosa “fuori” dal corpo esprimendosi con estrema
determinazione.

La nuova umanità riconosce al proprio corpo il senso universale della vita e pone il corpo
nella centralità dell’Essere. All’alba di questa svolta epocale si situa un cambiamento
culturale che considera l’uomo a partire da quello che egli è innanzitutto, vale a dire
corpo. In tal senso tanto Nietzsche quanto la Nuova Danza sono interessati all’incontro
dell’Essere e dell’uomo in seno al principio vitale del corpo.

Molti coreografi evocano la presenza del Dio nel corpo di colui che balla; il filosofo tedesco
afferma invece di credere solamente in un dio che sappia danzare, secondo il principio
cosmico della tradizione induista che va sotto il nome di Shiva: dea della danza che con il
suo continuo incalzare simboleggia la creazione e la distruzione di ogni cosa ponendosi
all’incrocio di vita e morte per riassumerli in un unicum cioè in un solo principio portante,
quello di essere = movimento.

Grazie al recupero della sacralità del corpo la danza contemporanea, con Isadora Duncan,
Martha Graham, Pina Baush e Carolin Carlson, ha saputo ispirarsi alle antiche danze
ancestrali e trarre spunto per la propria arte. La Nuova Danza fa emergere archetipe danze
basate sui culti della fertilità nella loro vera essenza femminea e matriarcale, liberandole
dalle pseudopatriarcali interpretazioni frutto della depurazione religiosa di provenienza
monoteista e ridando loro il vero valore sacrale ed esoterico.

La Nuova Danza Orientale fa proprio il culto della Dea Madre nelle sue diverse
sembianze: Isthar, Iside, Innana, ecc.; si appropria inoltre del “Mito della Danza dei Sette
Veli di Isthar” e con esso una nuova visione al femminile nasce e prospera nella cultura
contemporanea come rinascita della fierezza femminile, trasponendo ciò che alle origini
era culto a ciò che è oggi lettura dei simboli dell’inconscio.
La Nuova Arte della Danza Orientale fa proprio il Mito e per mezzo di esso agisce in un
processo di scoperta dell’io profondo, archetipo, originario e, da una rielaborazione
dell’essere che attraversa l’energia esoterica cosmica della danza, si trasforma in potenziale
del sé.

Potremmo dire che se il Principio Cosmico dell’energia si esprime in una divinità che
danza, sarà il femminile di Shiva, “Shakti”, l'Energia della Creazione, a rappresentare la
Danza intesa come sintesi di Macrocosmo e Microcosmo.

Danzare Orientale significa risvegliare in noi Shakti ed il nostro potenziale creativo
femminile, fatto di simboli magici ed alchemici per raggiungere l’autoaffermazione e
l’autostima.

Risvegliare in noi la donna sciamanica, la donna che incarna il potere dell'amore che crea,
della sessualità e della magia naturale, la Maestra e la Sacerdotessa, che è una donna di cui
oggi il mondo ha più che mai bisogno ed è una donna che oggi può, vuole rinascere ed
agire.

Maria Rita Gandra, “Margarita” www.ccmargarita.com - info@ccmargarita.com
Presidente e Tecnico preparatore dell’ASA FIDS Centro Culturale Margarita di Formazione Accademica e
Professionale
Coordinatrice Nazionale Commissione Tecnica Danze Orientali FIDS. Italia
Coautrice a Sonia Lorenzon “Parvani” del testo di abbilitazione professionale “Danze Orientali FIPD” Italia

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Seminari

Master Class:
Costruzione Coreografica in Danze Orientali. Gli elementi fondamentali di una coreogarfia
di gruppo. Scomposizione musicale e coreutica. Elementi tecnico-espressivi. Luoghi e
spazi coreutici – scenografia – costumistica.

Principianti: Saidi e Tecnica Bastone: impostazione corporea e graunding – tecnica dei
passi e del bastone – interpretazione musicale.

Principianti: Sharqi: Tecnica mani – braccia – postura per una corretta interpretazione.
Sequenza coreografica.
                       LA DANZA ORIENTALE
                DALLA TRADIZIONE ALLA MODERNITÀ
                                     Di Mona Habib

La mia filosofia secondo la danza orientale è, che dobbiamo sapere lo che stiamo facendo,
studiare e apprendere di continuo, sia la cultura, sia la tradizione e l’arte della danza nella
sua forma autentica.

Ricercare le radici della sua arte più antica. Luogo d’interpretazione soggettiva e libera,
naturalmente la danza orientale in Europa riceve impulsi ed influenze più nuovi che in
medioriente. Un popolo danza com’è nel suo genere.

Per questo motivo qui in Europa la vita è molto diversa dalla vita nel mondo arabo. Per
esempio in Egitto si vive improvvisando per la difficoltà che l’esistenza procura e per
questo la danza le assomiglia.
I tedeschi invece sono molto ordinati e programmati e così danzano in questo paese.

Ben programmata una fusione può essere molto interessante e farà in modo che la danza si
arricchisca, però nuovamente affermo che, dobbiamo sapere ciò che stiamo facendo e
questo è il fondamento di tutto.

Io sono una purista e sono fedele allo stile egizio perché sono le mie radici e per questo
voglio viverle… sento il bisogno di esse ( sono egizio-tedesca); però mi piacciono le
fusioni, le nuove idee ben realizzate e fruisco nel vedere innovazioni come nel vedere una
danzatrice egizia.
Una cosa molto importante è la tolleranza e l’apertura verso nuovi stili e fusioni.


Seminari Proposti

Nei seminari avanzati e master class stile classico farò tecnica e combinazioni in stile
egizio che si uniscono in uno spezzone di coreografia finale.

Nei seminari avanzati e master class balladi, farò tecnica, movimenti e combinazioni nello
stile egizio attuale.

Nei seminari principianti farò più tecnica e combinazioni brevi.



MONA HABIB www.monahabib.de - monahabib01@aol.com
         LA DANZA ARABA DALLA TRADIZIONE ALLA MODERNITÀ

                                               A cura di Saida

La bellydance come la conosciamo oggi, ha sempre meno legami con la sua forma
originale orientale. Come possiamo sapere esattamente com’era, se pochi elementi e
registri sono arrivati fino ad oggi per conoscere i suoi movimenti esatti ?

Sappiamo e conosciamo che storicamente questa danza ha sofferto grandi cambiamenti,
che si attribuiscono a vari secoli di conquiste e di interscambi culturali in tutto il mondo
arabo, dal più antico mondo egizio all’attualità

Il mondo ha accolto la danza orientale a braccia aperte. Questa è una danza ancestrale che
ha la capacità di attirare l’attenzione delle giovani, delle donne e delle bambine.
E’ meraviglioso per chi ama la cultura araba che avvenga questo. Realmente la musica e la
danza araba sta mostrando tutta la sua ricchezza e quanto possa far bene allo spirito.

La mia formazione è soprattutto di Balletto Classico e nell’incontro con la Danza Orientale
il mio corpo ha fatto la fusione che ora è nel mio stile …..
La mia scuola si è costruita su questo connubio, ma mi rendo conto che all’inizio la gente
considerava strano il mio stile. Oggi però vedo che è una tendenza mondiale la fusione
dello stile orientale agli stili più svariati.

Possiamo citare dalla danza tribale al pop orientale, fino ad arrivare a tutto ciò che oggi
chiamiamo danza orientale moderna.
La mia opinione al riguardo non può essere obbiettiva, perché lo stile che il mio corpo
addotta parla di fusione; l’importante comunque è non permettere che ciò possa far
perdere le vere origini della danza orientale.

Quindi la funzione di ogni maestro è quella di mantenere il legame tra il vecchio ed il
nuovo in modo che attraverso le nostre esperienze si possa trasmettere la conoscenza e la
fantasia contemporaneamente.

SAIDA – www.odalisca.com - aidahelou@hotmail.com
54 11 4953 – 4202 , Uruburu 353 – 3°, Buenos Aires - Argentina

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Seminari :

Principianti : Tecniche basiche di Bellydance. Coreografia Pop Oriental

Intermedio: Tecniche di Bellydance. Rutine e Coreografia Oriental Modern.

Avanzati : Tecniche di Bellydance. Tecniche e Conoscenze per lapertura Show.

Master Class Professionale: Didattica delle tecniche Bellydance. Tecniche d’Isolazione
Corporea.
                       LA TRADIZIONE EGIZIANA
                                    Di Wael Mansour

                                        IL SAI’DI
In Egitto lo Sha’abi, che significa “del popolo,” abbraccia diversi tipi di musiche e danze
delle diverse regioni, fra queste il Sai’di é l’espressione musicale popolare a cui ha attinto
la danza orientale. Il Sai’di è una danza del Sud dell’Egitto e si sviluppa in quattro grandi
città: Qina, Luxor, Asyut e Suhaj.

La famosa “danza Sai’di con il bastone” o Raks Al sayya nasce in queste zone ed è
considerate la danza folcloristica più importante dell’Egitto. La musica Sai’idi é
particolarmente forte, notevole per la sua complessità e la ricchezza della struttura ritmica.

Il Tahtib si riferisce ad un tipo di danza particolare, una sorta di gioco-lotta tra due
uomini che tengono, in mano, un lungo bastone di bamboo, con il quale dimostrano il loro
potere e la loro destrezza… alla fine del gioco uno dei due vince.

La danza con il bastone è praticata sia come un passatempo sia come un allenamento per
l’autodifesa. Questa particolare danza è diventata molto famosa e la si trova comunemente
ai matrimoni e alle feste.

In origine le donne non la praticavano perché era proibito dalla tradizione, ma Mohammed
Reda ha creato una danza Sai’di femminile per le donne.

                                     TANNOURA
La danza dei dervischi rotanti o “raqis tanoura”, significa letteralmente “la danza della
gonna”, ed è tradizionalmente danzata dai Sufi (confraternita esoterica nata all’interno
dell’Islam).

Ha le sue origini nell’Impero Ottomano Turco, come una forma alternativa di devozione a
Dio: infatti, attraverso il movimento ancestrale della rotazione il danzatore sperimenta
nell’estasi, un intenso stato di unione con il divino.

I Sufi la praticano indossando i loro lunghi caftani, il fez come capello e una pesante gonna
bianca, fatta tradizionalmente di lana, con la quale essi girano per ore intorno ad un punto
immaginario.

Con il loro movimento circolare, accompagnato dai movimenti delle mani, i Sufi compiono
una sorta di “preghiera fisica”, attraverso la quale liberano una grande quantità di energia
verso il paradiso.

La danza della tanoura è praticata normalmente in gruppo, con un uomo nel mezzo che
gira su se stesso, mentre gli altri girano, girando intorno a lui… come se il dervisci al
centro fosse il sole e i danzatori del cerchio le stelle che ruotano intorno a lui.
                   ESKADARANI o Danza con la MELAYA
Eskandarani o danza Alessandrina con la Melaya. La danza Alessandrina (Alessandria è
situata nel Nord dell’Egitto e si affaccia nel Mediterraneo) o Eskandarani ritrae
l’atteggiamento della sua gente.

Le donne alessandrine sono belle e morbide quando camminano, così come morbida è la
loro danza. Gli uomini, invece, sono molto bravi e lavorano con il mare, spesso facendo i
pescatori.
Il costume maschile è composto da dei lunghi e larghi pantaloni, la cui comodità è
essenziale mentre lavorano sulle barche, spesso indossano anche delle vesti e dei cappelli
chiamati“yanke” per proteggersi dal sole.
Mentre danzano spesso hanno un coltello che, nella vita quotidiana usano per pulire il
pesce e tagliare le reti.
Le donne, invece, indossano usualmente un corto abito in colori chiari, una piccola fascia
in testa per coprire i capelli e la melaya, il famoso scialle nero, con il quale giocano a
mostrare            e         a         nascondere           il         loro         abito.

                         DANZA NUBIANA (Nouba)
 La danza Nubiana nasce nel territorio compreso tra l’Egitto e il Sudan. I Nubiani
appartengono all’Africa Nera e sono fisicamente molto diversi dagli egiziani, e hanno una
lingua e un dialletto proprio. In questa regione, estremamente calda durante tutto l’anno,
per difendersi dal sole si indossano degli abiti particolari. La musica nubiana è
aritmicamente molto ricca; talvolta usano il bendir (un grande tamburo a cornice) per
danzare, anche se non lo usano per tutta la danza. È una danza molto morbida e semplice.
Costume maschile: una lunga galabiyya e dei pantaloni bianchi (il bianco respinge il sole
dal corpo). On top of the dress is a color vest (nella parte superiore indossano delle vesti
colorate) e un lungo turbante in testa. Indossano anche delle scarper particolari per
proteggere i loro piedi dal terreno caldo.
Costume femminile: una lunga galabiyya in colori chiari, con sopra un abito nero leggero,
che lascia intravedere l’abito sotto, un lungo velo in testa che copre i capelli. Amano
indossare molti accessori: una collana chiamata Nubian kerdan, grandi orecchini
(normalmente in argento) e altre cose



Wael Mansour
www.waeldanza.com - waeldanza@yahoo.com - wael@waeldanza.com
0039.334.7565119           0041.763020553
                              TRADIZIONE E MODERNITA’
                                            A cura di Jivan Parvani

Lo studio del passato e della tradizione sono una componente fondamentale della mia
vita… da quando ho aperto gli occhi in questo mondo mi sono sempre fatta tre domande3:
da dove vengo? Chi sono? Dove sto andando? La mia sete di sapere, di avere una risposta
al mio dilemma esistenziale, mi ha portata a sperimentare molte vie iniziatiche e religiose,
a studiare e a conoscere molte cose… nello yoga, nella filosofia, nello studio comparato
delle religioni antiche e attuali e soprattutto nell’Astrologia Karmica ho avuto alcune delle
risposte che andavo cercando… il concetto dello spazio-tempo e della causa-effetto si sono
lentamente costruiti e radicati in me e mi hanno permesso di capire (non a livello
razionale, ma esistenziale) come il passato genera il presente, e come il presente genera il
futuro, in un continuum senza fine.

Il futuro non è mai presente e il presente nasce sempre dal passato, quindi è verso il
passato che il mio sguardo si è sempre focalizzato, attratto irresistibilmente verso le origini
di ogni evento, personale o collettivo. Scoprire e conoscere ciò che fu ha sempre portato
gioia al mio cuore: è come un’eco lontana che appaga la mia anima… questo prima di
incontrare la Danza.

Quando ho incontrato la danza egiziana ero in India a ri-trovare una parte della mia storia
e di me stessa, la danza era tutto ciò che a livello fisico avevo sempre desiderato fare,
un’altra delle mie domande rimaste senza risposta. Ho avuto la fortuna di essere stata
iniziata da una mistica danzatrice greca che, insieme alla tecnica, mi ha dato diverse
"chiavi" sui significati energetico-spirituali di quest’antica arte.

Afferrata l’essenza è stato naturale per me, voler scoprire le origini di ciò che aveva così
appassionato la mia anima… è stato un percorso a ritroso prima alla storia della danza
araba e poi, sempre più indietro alla danza dell’Antico Egitto, e ancora più indietro alle
danze archetipiche e primitive. Perché? Perché sprecare tanto tempo nelle biblioteche, a
studiare e a conoscere? A cosa serve conoscere? Tante volte ho sentito inutili i miei sforzi,
perché non condivisi dalle altre danzatrici, in fin dei conti tutto quello che serve per
danzare è il corpo!

Ci sono molti modi di essere, molti modi di danzare, molti modi di sentire le cose, ma oggi
più che mai sono certa che conoscere ciò che si fa, soprattutto quando ci si appropria di
un’arte che non appartiene al proprio retaggio culturale, conoscere la cultura che l’ha
generata, la musica, la storia, i ritmi aiuta la danzatrice ad avere più rispetto per la sua arte
e trasmetterla con più responsabilità. Conoscere dà la possibilità di poter penetrare
l’essenza di ciò che si vive, in tutti i settori della vita.

Della danza egiziana amo l’essenza e l’essenza è contenuta nella tradizione come nei
suoi cambiamenti, ma io mi sento un po’ come una “custode” di ciò che è stato.


3
    Da adulta ho scoperto che erano le tre mitiche domande che la Sfinge faceva ai viandanti.
Tutto si muove velocemente in questa Era, i ritmi sono sempre più frenetici e vorticosi…
tutto sembra sfuggire dalle nostre mani, compreso il tempo che divora il nostro sentire.
Ogni epoca genera un nuovo tipo di arte capace di esprimere le esigenze del tempo
presente, per cui è naturale che anche nella danza Orientale si senta l’esigenza di andare
avanti e di inglobare nuove forme di espressione… nel libro “Danze Orientali”4 abbiamo
spiegato come la danza cambia dimensione sotto il giogo del cristianesimo e di come il
corpo “rimosso” e demonizzata dalla tradizione Cristiana, riacquista il suo diritto a
esistere, accompagnando le grandi rivoluzioni culturali, artistiche e scientifiche del ‘900.

La forma estetica imposta dalla danza Classica si frantuma e il corpo emerge nella sua
capacità di “esprimere” i suoi contenuti profondi. Isadora Duncan, Martha Graham e
Doris Humphrey sono le sacerdotesse di questa rinascita che darà origine a nuove forme
di danza come la Moderna e la Contemporanea, danze che non oppongono più un’ideale
romantico e astratto, ma che rispecchiano il dramma del nostro tempo, che urlano il dolore
e la lacerazione a cui siamo sottoposti, che portano l’Uomo totalmente a sé stesso e lo
ripiegano verso la sua realtà.

Anche la danza orientale si è trasformata in maniera quasi radicale all’inizio del ‘900, e il
suo processo di rinnovamento non si è più fermato (mentre per millenni è stata quasi
sempre uguale a se stessa) e si sta trasformando in una forma di Danza Orientale
Contemporanea. I suoi ritmi diventano ossessivi e sono affidati alla batteria, i movimenti
da morbidi e fluidi diventano sempre più aggressivi (sia nell’intenzione che nel cambio
continuo di movimenti), i muscoli diventano sempre più i protagonisti di una danza che
un tempo era basata sul minimo sforzo per il massimo risultato.

Una danza – madre che dovrebbe essere danzata da tutte le donne del mondo, senza
distinzione di corporatura o di età, perché in completa armonia con le leggi del corpo, sta
diventando una danza virtuosista, che si deve conquistare con uno sforzo continuo e
infinito, quasi un dolore e una lotta (c’è una certa assonanza con la tradizione della danza
classica e contemporanea?).

La danza Orientale per me è una sola, la danza delle donne per se stesse, una danza in cui
si celebra il proprio sentire (ovviamente in uno stile particolare, che una volta imparato
diventa naturale) e lo si condivide con gli altri, una danza che insegna a rilassarsi, ad
amarsi e ad accettarsi… una danza prodotta dalle articolazioni e non dai muscoli, che
segue le note della musica e le materializza semplicemente, perché è nella semplicità che si
coglie l’armonia delle forme.

Nell’architettura classica le forme sono pulite, immediate, carezzevoli e donano a chi le
guarda un messaggio di armonia; il barocco è uno stile così ricco e artificioso da creare uno
stato di meraviglia, ma anche di caos interiore allo spettatore, per la grande quantità di
impulsi diversi. La danza orientale sta alla danza orientale Contemporanea come lo stile
classico sta al barocco: ma, attenzione, non sto giudicando negativamente ma cercando di
capire quello che sta succedendo e perchè. Per me la danza orientale rimane tale finché


4
 Sonia Lorenzon “Parvani” & Maria Rita Gandra “Margarita” DANZE ORIENTALI, Testo didattico adottato dalla
FIPD per le abbilitazioni professionali, Ed. Prandi Sound, Reggio Emilia, 2006.
non aggredisce il suo pubblico, finché riesce a trasmettere gioia, grazia, eleganza e
amore… dopo diventa un’altra cosa e come tale dovrebbe cambiare nome.
Il nome che si dà alle cose è estremamente importante, un nome evoca ciò che rappresenta
e il termine “danza orientale” dovrebbe evocare la parte luminosa del femminile in tutte
le sue forme, altrimenti è altro.

Studiare e conoscere la danza folcloristica, non solo allarga il nostro bagaglio di
conoscenze, ma ci permette di capire l’origine di un gesto, il significato di un movimento e
di come l’evoluzione lo ha stilizzato e cambiato… sapendo tutto ciò che si nasconde dietro
ad un gesto si riesce a immettere, nella danza, la carica emotiva corrispondente: è questo
che dà più colore alla capacità di esprimersi di una danzatrice.

Invito perciò tutte le danzatrici a studiare la tradizione e le danze folcloristiche per poter
essere più consapevoli di cosa interpretano e incarnano. Quando poi si sono apprese
correttamente le basi di una qualsiasi arte, si diventa artisti e come tali ci si può permettere
di avere delle licenze poetiche, che esprimono il proprio sentire. L’importante è chiamare
ciò che si fa con il nome appropriato. Se si dice di fare danza orientale ci sono dei canoni
da rispettare (come per ogni disciplina), quando si esagera nella concezione di un
movimento o delle contaminazioni si dovrebbe avere il coraggio di abbandonare il nome
danza orientale e assumerne uno più confacente.

Ci sono tanti stili e una danzatrice dovrebbe poterli danzare tutti, anche se poi la sua
natura la porterà verso una direzione particolare…
Andiamo verso il futuro della danza orientale, rispettando la tradizione, custodendola
come uno stile a parte, ma con la libertà di creare anche del nuovo… l’evoluzione è una
magia che non si può fermare, perché la vita va avanti attraverso il cambiamento!



                   “Introduzione al cinema egiziano”
                 attraverso il quale la danza araba si diffonde in tutto il mondo
                                     PROIEZIONI VIDEO

                          a cura di Sonia Lorenzon “Parvani”
L’effervescenza politica, sociale e culturale con la conseguente apertura alla modernità,
che scuote l’Egitto a partire dal XIX° secolo, alimentata dallo slancio verso
un’indipendenza non solo politica, ma anche economica, trova nel cinema il medium
adatto per trasmettere i nuovi ideali, ma anche per preservare le tradizioni popolari.
Arrivato nel 1896 (la prima pellicola è stata proiettata ad Alessandria, un anno dopo la sua
invenzione avvenuta a Parigi) si è subito intrecciato alla vita sociale cittadina fino a
divenire un fenomeno urbano, che da un lato esprimeva gli ideali della nascente classe
borghese (futuro) e dall’altro assorbiva le tradizioni rurali (passato).

Lo spropositato processo di urbanizzazione, che vedeva un massiccio trasferimento della
popolazione rurale verso la città, con tutto il suo bagaglio di tradizioni orali, usi e costumi
differenti, dette origine a nuove creazioni artistiche (ad es. la nascita dello stile Beledi) che
vennero realisticamente fissate nelle pellicole.
Il cinema egiziano consapevole che la cultura dovesse continuare a seguire i filoni
tradizionali ambientò molti film nei luoghi dove normalmente la gente si incontra: feste
religiose, mercati, piazze e strade diventano le scenografie di molti films. Quando però si
ritraevano scene di vita, dove si dipingevano dei rapporti sociali inesistenti (ad es. la
donna vestita all’Occidentale che se ne va libera di incontrare in privato degli uomini, o
che bacia degli uomini) le ambientazioni sono totalmente occidentalizzate. In questo modo
si esorcizzavano e si scavalcavano i divieti morali imposti dall’Islam. Il successo
dell’industria cinematografica fu strepitoso e, in poco tempo, diventa una delle più
importanti fonti di rendita per lo stato.

Ma la liberazione dal dominio britannico e l’indipendenza economica e culturale si
legavano all’esigenza dell’emancipazione femminile. All’inizio del ‘900, il movimento
femminista egiziano aveva portato alla conquista di una maggiore autonomia, il diritto
all’istruzione, al lavoro e alla partecipazione alla vita politica… lanciandosi nel mondo del
cinema (come produttrici, cantanti, danzatrici e attrici) le donne orientali di religioni,
estrazioni sociali e di paesi differenti, sono state il simbolo della modernità dell’epoca e
hanno diffuso l’immagine della donna emancipata, sicura, colta e istruita nelle
campagne e nei villaggi… facendo ciò che l’istruzione non avrebbe potuto fare in 50 anni.
Quello che noi raccogliamo sono gli estratti delle loro danze, ma nei loro film il messaggio
e il valore trasmesso è ben superiore.

Queste donne hanno segnato gli animi con la loro audacia e la loro temerarietà… hanno
costretto gli uomini ad apprezzarle e, ancor oggi, sono dei modelli da ammirare… sono le
Grandi Dive… grandi anche per aver avuto la capacità di incarnare le pulsioni della loro
epoca, di togliersi il velo e di essere, per la prima volta dopo 1400 anni, guardate e
ammirate senza vergogna. Il cinema e la danza diventano, in questo frangente, uno
strumento di ascesa sociale e di liberazione delle donne.

Le Grandi Dive hanno segnato per sempre il cinema egiziano, permettendogli di imporsi
dall’Atlantico al Golfo Persico. I nomi sono molti, ma quelle che ci interessano
direttamente sono tre: Tahia Carioca, Samia Gamal e Naima Akif.

                                          Musical
Dopo l’avvento del sonoro, il cinema egiziano ha subito inglobato il canto e la danza, le
due forme d’arte più profondamente popolari e amate dagli arabi, assicurandosi un
successo senza precedenti… i più grandi danzatori/trici e cantanti dell’epoca d’oro (anni
’30-’50) sono stati indissolubilmente stregati e legati alla storia del cinema. Le conseguenze
di questo rapporto sono state considerevoli in tutto il mondo arabo, per questo si parla di
“egemonia del cinema egiziano”, influenzato da Hollywood e dal suo ottimismo
romantico.
Nel 1936 il regista Mario Volpi girò il primo film sonoro “La regina del teatro”,
interpretato dalla grande ballerina Badia Masnabi che divenne il modello dei musical. Da
allora la danza diventa parte integrante dei film canori (la storia del cinema egiziano
coincide e si evolve con i films canori) con le scene di danza, di solito tra l’attore cantante e
la ballerina, in duetti famosi come quelli fra Farid Al Atrache da una parte e Samia Gamal,
Tahia Karyoka e Leila Al Giazzairia dall’altra. Un’altra vera star di questo genere è Husein
Fawzy, noto soprattutto per i suoi duetti di canto e ballo con Naima Akif.
La produzione cinematografica egiziana è, principalmente, un prodotto commerciale
d’evasione e di divertimento in cui il motivo centrale, espresso a suon di musica, di canto e
di danza, è soprattutto l’intricato e misterioso fenomeno dell’amore tra uomo e donna… le
sceneggiature intessono storie differenti di amore condiviso o contrastato con soluzioni
che però si adattano alla morale dominante… gli argomenti sono perciò trattati in maniera
superficiale e in realtà sono privi di un serio contenuto socio-politico, per non incorrere
nella censura violenta imposta sul fronte religioso. Attraverso la storia d’amore si parla
anche delle differenze sociali fra i ricchi e i poveri… qui si sogna che l’amore compia la
magia e permetta di migliorare le proprie condizioni sociali.

                                      Le grandi dive
Le Grandi dive hanno frequentato la scuola di Badia Masnabi che (negli anni ’30) ha
aperto, al Cairo, una sala (locale di stile europeo) che divenne, in poco tempo, uno dei
luoghi più alla moda della capitale e una sorta di università delle arti. Maestri russi furono
invitati in Egitto per la formazione artistica delle nuove danzatrici; così la danza delle
almée entra in metamorfosi e si arricchisce di elementi provenienti dalla danza classica.
Il coreografo Isaack Dickson si occupa, invece, di insegnare e creare coreografie di danze
occidentali quali la salsa, la rumba, il tango e la carioca. Fu in questo locale che
debuttarono Tahia Carioca (1937) e Samia Gamal (1940), le grandi dive che hanno scritto la
storia dell’assolo femminile, insieme a Naima Akif (che seguirà un diverso percorso) con i
suoi aspetti tecnici e artistici, basati sull’improvvisazione, l’abilità e la creatività personale
piuttosto che su coreografie di gruppo precise: il loro stile è ancora molto pulito (beledi) e
in armonia con un uso del corpo femminile che enfatizza la sensualità, ma non è mai
volgare. Queste grandi dive “inventarono” letteralmente un nuovo stile, arricchito
dall’esperienza fatta con le danze occidentali e con le altre danze arabe (danza tunisina ad
esempio), ma continuarono a incarna lo spirito profondo della danza egiziana.

              Danza delle almée + fusione con altre danze           Raqs Sharqi

Lo Sharqi nasce, quindi, dall’incontro della danza tradizionale delle almée con la danza
classica e le danze del varietà occidentale. L’enorme successo di queste prime danzatrici è
dovuto proprio alla “modernizzazione” della danza con l’uso di elementi culturali e
artistici stranieri, che gli permise di creare un repertorio originale ed elaborato, di
occupare lo spazio scenico con nuovi passi di spostamento, quali lo chassè e il déboulé.
Adottando l’arabesques, le pirouettes, e i port de bras si crea una nuova linea estetica ed
energetica.

A livello artistico nasce e si consolida la moda della danza solista (eseguita dalla diva),
spesso accompagnata da un coro di danzatrici che eseguono delle coreografie di cornice,
ma anche veri e propri balletti, in cui però le danzatrici non si relazionano fra di loro
(come avviene nella danza popolare), con un grande uso del virtuosismo. Le braccia sono
estremamente enfatizzate, a causa dello spostamento di energia nella parte superiore del
corpo, e arricchiscono notevolmente i movimenti del bacino. Le posizioni, influenzate
dalla danza classica, sono estremamente eleganti e allungate verso l’alto.
Per aderire al canone occidentale della leggerezza e dell’eleganza, attenuando così la
natura “terrena” e la pesantezza della danza tradizionale, cominciano a danzare sulle
mezze punte e a diminuire la mole della danzatrice. Le coreografie, concepite per la scena,
sono improntate all’espressione della femminilità e della sensualità elegante e raffinata
(archetipo dell’Etera). I movimenti usati si allontanano parecchio dalle danze folcloristiche
(dove si prediligono i movimenti vibratori e ritmici del bacino) e creano delle estensioni
arabesche della spina dorsale e dei fianchi.

I movimenti più usati sono l’otto verticale e l’ondulazione, per accentuare la raffinatezza
e la sensualità. I movimenti ritmici tendono a dare l’accento verso l’alto (hip-lift) e non
più verso il basso(hip-drop): questo permette di compiere dei lunghi passi di
locomozione. Le vibrazione divengono un’arte raffinata fatte, talvolta, pesticciando in
punta di piedi.


                               Tahia Karyoka (7 min)




Nacque in Egitto, ad Ismaelia, nel febbraio 1921 e, nonostante, il fratello fosse contrario
alla sua decisione di diventare artista-danzatrice, lasciò la sua casa e si trasferì al Cairo.
Anche lei, ingaggiata da Badia Masabni, entrò nella compagnia di danza del casinò. Nella
sala, luogo di incontri fecondi e frequentato da parecchi artisti famosi, fece numerose e
importanti amicizie come quella con Siliman Nageeb, che l'aiutò nel suo sviluppo culturale
ed artistico.

Nel 1940, durante un' esposizione, esordì con un ballo chiamato " il Karyoka " ispirato alla
pellicola americana " The street of Rio”: la celebrità e la fama erano state raggiunte!
Il successo ha, però, il suo prezzo e il suo nome originale di Bedaweya Muhammad Karim
fu sostituito con quello della danza che l'aveva resa celebre: arrivarono numerose offerte
di lavoro, sia cinematografiche che teatrali, che la portarono a ben oltre 200 produzioni.

Si sposò parecchie volte, ed il suo ultimo marito fu Fayez Hallawa, un famoso regista-
drammaturgo attore e giornalista, con cui girò diversi films e mise in scena diverse
rappresentazioni teatrali drammatiche; purtroppo anche questo matrimonio col tempo
fallì...
Tahia Carioca, dopo una brillante e lunga carriera artistica, muore il 20 settembre 1999
d'infarto, all'età di 79 anni.

Lo stile: il suo stile è ancora molto tradizionale e danza, come le antiche almée, quasi
sempre sul posto non offrendo, dal punto di vista coreografico, grandi stimoli.
I suoi movimenti sono così piccoli che ad una visione superficiale sembra che non si
muova affatto, ma la sua precisione e pathos è forte quando ci si abitua a percepire le più
piccole variazioni.

                               Samia Gamal (18 min.)




Zainab Ibrahim Mahfuz nasce nel maggio 1924 a Wana, un piccolo villaggio Egiziano.
Il fato guida Zainab dalla grande Badia Masabni, una libanese ambiziosa decisa a portare
la danza araba sul palcoscenico e, da vera pioniera, sempre in cerca di giovani talenti;
Badia ingaggia Zainab nella sua compagnia e le dà il nome d'arte di Samia Gamal.

Al suo primo debutto come solista, Samia presa dal panico, dimentica la coreografia, il
pubblico inizia a fischiarla e lei corre via; il coreografo la costringe a ritornare in scena e
Samia, sempre più agitata, si toglie le scarpe, ingombranti e scomode, ed incomincia a
danzare improvvisando. Il pubblico entusiasta la denomina "la danzatrice dai piedi scalzi".
Visto il grande successo Badia la ingaggia come solista, per esibirsi una volta alla
settimana ed è l'inizio di una grande carriera.

Come in una favola Samia incontra il principe Farid Al Atrash (in esilio in Egitto con tutta
la famiglia), cantante e musicista, che suona lo Ud nell'orchestra dello stesso casinò e se ne
innamora. Tra i due nasce un tenero amore, consolidato dall’intesa artistica; Farid
compone musiche per lei e Samia diventa la protagonista dei suoi film, dove possono
dichiarare pubblicamente il loro amore.. . ma Farid era un principe e Samia una
danzatrice…la vita non è una favola e i due artisti si separano.

Samia, perseguitata dalla stampa, si trasferisce all'estero, dove prosegue con successo la
sua carriera artistica.
Molti registi la vogliono nei loro film, gira con Fernandel il film “Ali Baba ed i quaranta
ladroni” e con Robert Taylor “La vallata dei re”. La sua eredità sono gli 84 films, di cui lei
è protagonista, nei quali possiamo ammirare la sua sofisticata arte.
La leggendaria danzatrice, dopo una lunga carriera, muore il 1 dicembre 1994 al Cairo.

Stile: fu un'artista ineguagliabile, che influì sulle generazioni dei suoi tempi, sia in oriente
che in occidente. Portò il Raqs Sharqi dall'Egitto fino ad Hollywood e da lì nelle scuole
d'Europa.
Il suo stile unico, farcito con elementi di danza classica, i suoi tipici arabesques, i
volteggiamenti, gli eleganti movimenti delle braccia e la danza col velo, che allora non si
usava, sono gli elementi caratteristici del suo stile, che ispirarono, ispirano ed ispireranno
le prossime generazioni di danzatrici. Le sue danze sono il bocciolo-embrione del grande e
multiforme fiore della danza orientale che noi oggi danziamo, lei gli ha dato un nuovo
profumo che ancora continua ad inebriare e ispirare intere generazioni di danzatrici.

Imparare gli stili del passato ci dà una visione diversa del presente e ci insegna a
preservare le caratteristiche peculiari di una danza, arricchendola di nuovi movimenti
senza mai però snaturarla completamente. In Samia Gamal vibra un’anima nuova,
estranea alle danzatrici che l’hanno preceduta… loro, le Grandi Dive hanno cambiato il
volto della danza delle loro madri e delle loro nonne, ma solo nella forma espressiva
perché l’essenza della sua forza è rimasta uguale… una danza capace di esprimere la
dolcezza, la fluidità e la forza di un femminile eternamente rinnovabile, capace di
disegnare nello spazio gli eterni simboli della vita (cerchi, otto ecc).

Quando la si guarda si notano subito due cose: un forte inarcamento della schiena
all’indietro e le spalle molto chiuse in avanti (contrariamente alla tradizione europea e
americana, dove si invade lo spazio con uno sterno molto proiettato in avanti e le spalle
portate indietro). Fa un movimento caratteristico, una sorta di Suheir Saki o di otto
verticale interrotto, che non è stato ripreso dalle sue eredi e tiene le mani quasi sempre in
orizzontale, quando incorniciano il corpo.

Molti e belli i suoi films che ho avuto modo di vedere, ma spesso si ricorda di più ciò che
ci ha ferito… cito solo un film per la tristezza che ha creato nel mio cuore quando lo vidi la
prima volta “La bestia o il mostro” di Naguib Mahfuz. Il film, ispirato ad una storia di
cronaca avvenuta prima della rivoluzione del 1952, è ambientato in un villaggio di
contadini che subiscono i soprusi della bestia, che con i suoi crimini semina il panico e la
paura.

Qui vediamo una Samia Gamal con le trecce, una ragazza di campagna, che si sbizzarrisce
con dei solo tabla e parecchie vibrazioni: è sposata con il suonatore di flauto, ma è
l’amante del mostro (che oltretutto è un trafficante di oppio)… prostituta, peccatrice si fa
complice di chi tortura e uccide… immagine più triste di una danzatrice non poteva essere
data… tutto quello che di più brutto si può associare alla danzatrice qui trova la sua
ragione di essere.




                                NAIMA AKEF (15 min)
                                Naima ha una storia diverse da Samia e da Tahia, è figlia
                                d’arte e nasce in Egitto da una famosa famiglia circense,
                                specializzata in acrobazie e nell’addestramento dei cavalli.
                                Suo padre fin dalla più tenera età, incoraggiò Naima a
                                seguire il suo amore per la danza, la musica e il canto: creò
                                per lei gli spazi scenici adatti in cui potesse esibirsi in
                                degli “assolo”, per poter esprimere il suo talento.

Naima, baciata dalla fortuna artistica, sposò il grande regista Hassam Fawzy, con il quale
arrivò al vertice del successo come attrice, cantante e danzatrice. Unica fra le grandi dive
morì giovanissima, subito dopo una fulminea carriera, ma il suo amore per la danza e il
suo contributo alla sua evoluzione sono una continua fonte di ispirazione per le nuove
danzatrici.

Stile: il suo stile, anche nei pezzi sharqi, si mantiene molto beledi ed è capace di
materializzare in modo incisivo, le emozioni evocate dalla musica. Danza spesso con il
piede piatto e compie le vibrazioni nella maniera “folcloristica” usando per spostarsi il
Passo del deserto. Meno sofisticata nello stile era però capace di esprimere diversi
archetipi con una semplicità incredibile.

Dopo l’epoca d’oro di queste grandi danzatrici si ritorna a ricercare nuove ispirazioni nella
cultura beledi, e altri artisti come Fifi Abdou (che da bambina aveva seguito da vicino gli
artisti della celebre via Muhammed Alì e aveva vissuto gli ultimi anni delle leggendarie
almée del Cairo), Mona Said, Aida Nour, Suehi Saki e il coreografo Ibrahim Akef
svilupparono una nuova visione che consisteva nel conferire al movimento una potenza
emotiva uguale a quella della musica (e = e).

                                                   Fifi Abdou (10 min),

                                                   “la regina della danza orientale” vive e
                                                   danza in due mondi diversi: da una
                                                   parte è e rimane una danzatrice beledi
                                                   (danza popolare urbana) e dall’altra
                                                   parte è un diva-icona della Raqs Sharqi.
                                                   Egualmente detestata da milioni di
                                                   perone che la ritengono volgare e
                                                   provocante è ugualmente amata da
                                                   altrettante: è diventata il simbolo della
                                                   businesswoman.
Cresciuta in Mohammed Alì Street, la strada degli artisti degli anni ’50 (delle almée),
adorando Tahia Karyoka, inizia la sua carriera nel circuito dei matrimoni, per entrare in
pochi anni nel cinema e nel teatro.

Tuttavia anche nello Sharqi, manifesta la semplicità del beledi nell’uso delle braccia
sempre molto basse, casuali nelle pose e per nulla costruite e anche il suo atteggiamento
non tradisce le sue origini. Inoltre si mantiene focalizzata, come nella tradizione, nei
movimenti del bacino sia melodici che ritmici e vibrati. Si sposta nello spazio con una serie
di passi del deserto variati in mille modi, sempre uguali eppure sempre nuovi
nell’intensità, nell’altezza e nelle combinazioni con i cerchi, gli otto e le ondulazioni.

In Fifi Abdou possiamo leggere e imparare molto sulla tradizione e sulla semplicità delle
combinazioni dei passi, su come ogni movimento fluisce nel successivo secondo linee
morbide e logiche per il corpo, e anche quando un movimento secco crea la sorpresa, è
sempre in armonia con quello che vi era prima: questa è l’essenza dell’anima orientale
che cerca la continuità nella varietà.

Suheir Saki (10 min)
è ancora un’altra storia, bravissima all’esordio con il passare degli anni appesantisce il suo
stile, con elementi legati alla commercializzazione della danza. È stata chiamata anche la
“Um Khultum della danza”, perchè come lei canta con la sua voce, Suheir Saki canta con il
suo corpo.

La leggendaria danzatrice e attrice nasce in Mansoura dove visse, con la famiglia, fino a
nove anni, prima di spostarsi verso Alessandria. Ha sempre amato la musica e la danza…
ascoltava la radio e imparava la danza guardando tutto quello che poteva… il suo talento
fu scoperto durante le tradizionali feste di matrimonio e di compleanno. Suheir si spostò al
Cairo, la capitale degli intrattenitori dove divenne subito famosa nel circuito dei
matrimoni e, successivamente, cominciò a lavorare nei night-club e a girare qualche films.

Incarna ancora l’anima del beledi, ma nella sua danza già si possono leggere i
cambiamenti che si preparano nella Raqs Sharqi: i movimenti della pancia, del petto e il
sussulto del diaframma, gli scatti improvvisi e le contrazioni sia dei fianchi che
dell’addome, così prepotenti e onnipresenti oggi nella danza del ventre.

Le braccia sono sempre abbastanza semplici e casuali a volte però scattose per enfatizzare
il movimento dei fianchi. Il passo Suheir Saki in embrione nel movimento caratteristico,
sopra descritto di Samia Gamal, si perfeziona con Suheir Saki, tanto da portare il suo
nome… diventa piccolo e fatto senza più alzare i piedi da terra5

Dopo gli anni ’60 l’arte coreografica e quella musicale perse vigore a causa di una
modernità troppo ispirata ai modelli occidentali… la cosa andò peggiorando ulteriormente

5
    Partendo dalla pn si contraggono in maniera alternata gli addominali obliqui e nel contempo si spinge verso il basso
(sempre in maniera alternata) la cresta iliaca con un movimento ben definito.
verso gli anni ’80 per la musica, per i costumi, la coreografia e la regia. Lo Sharqi fu
eccessivamente commercializzato e l’alcool e la prostituzione ne abbruttirono la cornice…
Passano gli anni e la danza acquista una nuova dimensione e valore che noi assaporiamo a questo
Congresso e in altre manifestazioni di questo genere.
Seminari Proposti con piccola coreografia

Livello principianti – intermedi: l’anima vitale della danza folcloristica e del beledi. Il
lavoro sarà incentrato sull’energia della Terra e nel dialogo continuo che la danzatrice
mantiene con essa


Livello Avanzato: “Le Grandi Dive: Samia Gamal e la Raqs Sharqi”. Danzando sui suoi
passi ne incarneremo l’anima e vivremo, sul nostro corpo, la risonanza dei suoi
movimenti, indovinando le intenzioni e l’energia che le rivestivano.


Livello Master-class: Le Grandi Dive: Naima Akif e lo stile odalisca. Il lavoro didattico,
oltre che nello stile, sarà improntato sul rapporto con la terra (folk) e il cielo (Sharqi).




Sonia Lorenzon “Jivan Parvani”, fondatrice                   e presidente dell’Associazione e Accademia di
danza Egiziana “Le danzatrici di Iside” è danzatrice, maestra e coreografa.
Tecnico e Giudice di gara FIDS - Commissario Tecnico Nazionale della FIDS in “Danze Orientali”
Coautrice con Maria Rita Gandra “Margarita” del libro “Danze Orientali”pubblicato dalla FIPD, come testo
di esame in questa disciplina.

parvani.lorenzon@virgilio.it
info@ledanzatricidiiside.com
www.ledanzatricidiiside.com

055.699454     333.8457911            393.2549135
                       LA SACRALITÀ DELLA DANZA
                                     Di Giulia Mion

Oggigiorno si tende a pensare alla danza primariamente come una forma di
intrattenimento o un modo per socializzare. Tuttavia ci fu un tempo nel quale la danza era
considerata la più alta espressione di comunicazione con il divino, una parte del viaggio di
celebrazione della vita, delle stagioni, del ritmo dell’anno e della vita in tutte le sue
manifestazioni.

Il mistero della vita veniva attribuito alla grande Madre, la Dea, colei che tutto crea,
trasforma, distrugge e fa rinascere.
Al culto della Dea ci ricolleghiamo grazie alla scoperta di numerosi reperti (statuette,
oggetti, pitture parietali) che provengono da ogni parte del mondo.
La “Venere” di Laussel è forse la scultura in rilievo più antica del mondo, situata sopra
l’entrata di un tempio-grotta sacro nel sud della Francia usato durante il Paleolitico per le
cerimonie rituali. La donna- dea viene raffigurata gravida, simbolo di vita, la mano destra
sorregge un corno a mezzaluna verso l’alto, simbolo della mezza luna e degli animali sacri
(ipotesi), la mano sinistra è aperta al centro del ventre.

Altri reperti provengono dall’Austria (Venere di Willendorf, di 25 mila anni fa),
Cecoslovacchia, Australia, Messico, Egitto, Grecia, Creta, Bolivia. Dobbiamo molto alla
ricercatrice Majia Gimbutas, che nel suo libro: “Il linguaggio della Dea”, ha riportato
l’attenzione al culto antico dell’essenza femminile incarnata nella Dea, nonché alla ricerca
archeologica per confermare l’esistenza di società matriarcali.

 In alcuni di questi ritrovamenti la Dea è intenta in una danza o assume posizioni che
potremmo definire veri e propri “mudra”, ovvero “gesti sacri”, molto similari o a volte
uguali a quelli utilizzati in danze sacre femminili attuali, come la danza “Hula” ad
esempio che celebrano gli elementi della natura, oppure la “Bharatanatyam” la danza
sacra classica indiana. Fra queste inserirei anche la danza così chiamata “del ventre”.
Il legame della Dea con la danza si basa dunque su studi derivanti dall’ archeologia, dalla
filosofia, dalla storia delle religioni e da scritti di scienze esoteriche.

Per riscoprire le origine antiche della danza del ventre, che potremmo anche chiamare
danza della donna, ci rifacciamo soprattutto allo studio della simbologia (dottrina
esoterica, appunto).
Consideriamo alcuni movimenti base: cerchio, otto, onde, spirali. Questi simboli sono
presenti nelle antiche culture di tutto il mondo, e per la maggior parte proprio nelle
testimonianze del culto alla Dea. Possiamo allora definire, in parole semplici, che la così
detta “danza del ventre” possa essere stata un tempo la danza ballata in onore alla Dea in
modo conscio ed istintivo, probabilmente utilizzando questi ed altri movimenti chiave,
come ad esempio la vibrazione, per pregare e ringraziare, per sostenere ed aiutare la
comunità, per celebrare il continuo rinnovamento della vita.

La sacralità di questa forma di danza femminile, che oggi ritroviamo non solo nelle danze
femminili mediorientali ma anche nelle Hawaii, in Polinesia, in India, è sopravvissuta a
stenti. Quando la donna ha perso nei secoli il ruolo di saggia, madre e personificazione
della Dea Madre, quando è stato introdotto il concetto di peccato, qualsiasi espressione
creativa femminile ha perso il valore sacro, compresa la danza, sconfinata purtroppo
spesso a forme di prostituzione d’intrattenimento (come ad esempio all’interno dei
“Cabaret” arabi).

Molte danzatrici, insegnanti ed amanti di questa disciplina si trovano ogni giorno faccia a
faccia con i tabù legati al movimento, perché movimento è sinonimo di sessualità e nella
nostra testa a livello inconscio è registrato molto spesso come peccato e vizio. Questa è
l’eredità della sacralità della danza a livello sociale, ma mi sento di affermare che essa non
è perduta, è scritta nel nostro cuore e nella parte più saggia che è dentro di noi donne, nel
DNA.

Mi sento di dire questo in seguito agli esperimenti che sto intraprendendo con gruppi di
donne da qualche anno. Ed è questo che desidero proporre all’interno del Congresso, una
visione più interiore, celata e dimenticata della danza. Incominciare a ricordare che ogni
gesto può nascondere un simbolo celato, un intento, un’antica preghiera. Dare la
possibilità ad ogni donna di risvegliare questa saggezza per autenticare la propria danza,
renderla viva, impregnata di significato, di emozione, di vita, di forza. Unire la tecnica
all’interiorità. Celebrare la Vita.

“MA-ALILAT, DANZA DELLA DEA”
Centro studi di danza del ventre di Giulia Mion ( insegnante, danzatrice, ricercatrice olistica)
P.I. 02471170304
Via Pasubio 54
33017 Tarcento UD
www.danzadelladea.it
347.3365063

BIBLIOGRAFIA:

         Il Linguaggio segreto della Danza del Ventre
       I Simboli, la Sessualità, la Maternità, le Radici dimenticate
       Maria Strova
       Macro Edizioni

        Il linguaggio della dea. Mito e culto della dea madre nell'Europa neolitica
       Gimbutas Marija
       Neri Pozza

        IL LIBRO DEI SIMBOLI
         Jean-Eduardo Cirlot
         Gruppo Editoriale Armenia

        Sacred Woman, Sacred Dance
         Iris J. Stewart
       Inner Tradtions
                  “L’ARTE DELLA DANZA ORIENTALE”
                                     di Kesia Elwin

La danza è stata la prima espressione artistica del genere umano perché comunica
attraverso il linguaggio del corpo passioni e sentimenti. Sin dalla preistoria veniva
utilizzata come parte integrante dei rituali di adorazione, nelle preghiere o come
ringraziamento per una raccolta o caccia prosperosa, per festeggiare la fertilità femminile e
come semplice strumento d’aggregazione nelle feste popolari.
Nel corso dei secoli, pur attraversando un processo evolutivo, quest’arte è sempre
rimasta lo specchio della società, del pensiero e dei comportamenti umani.

Pur allontanandosi dai riti propiziatori originari, e trasmigrando la sua funzione da scopo
socio-religioso a forma di puro intrattenimento ha mantenuto la capacità di trasmettere in
modo diretto le sue origini e tradizioni e in modo graduale ma al contempo plateale i suoi
modernismi; nutrendo nella danzatrice e/o danzatore un linguaggio corporeo vasto,
creativo e profondo. Prendono vita a figure autentiche tra le quali: le Devadasi (danzatrici
dei templi e dei palazzi in İndia), le Ghawazze (danzatrici nomadi originari dell'Alto
Egitto) e le Odalische (cameriere degli harem in Turchia).

Con l'avvento delle religioni monoteiste e patriarcali, la danza ha subito alcune rigorose
limitazioni che, in tempi antichi, per arginare/controllare le “pulsioni irrefrenabili” e la
passione che quest’arte suscita nell'uomo, ha costretto tribù gitane dell’india ad emigrare
verso l’Afghanistan, la Persia, l’Egitto, la Turchia ed il bacino Mediterraneo in cerca di
migliori tenori di vita e di terre più libere dove potersi esprimere senza la minaccia di
morte.

Proprio da questi metissaggi (incontri) culturali ricevuti da ogni pease che li ospita, le
tribù (di danzatori o danzatrici) danno origine a nuove forme di danza, di espressioni
corporee e di melodie che col tempo si sono diffuse nel mondo. E’in Egitto però che la
Danza Orientale trovà il terreno più fertile, ed è qui che sono nati gli stili:

      Baladi ( Balad=contadino) danza contadina-popolare: composta da movimenti
       fluidi e contenuti con minimi spostamenti nello spazio.
      Raqs Sharqi o Danza Orientale: E’ l’evoluzione del Baladi. Lo Raqs Sharqi
       abbraccia tutti i movimenti che il Baladi propone portando la danza sulle mezze
       punte, arrichendo i movimenti del baladi basici, fondendoli insieme, creando nuove
       espressioni corporee,        virtuossismi e consapevolezza del corpo. La
       danzatrice/danzatore si muove nello spazio con la grazia e la disciplina della danza
       classica/moderna e con la tradizione e il folclore del Baladi, trasformando il proprio
       corpo in uno strumento musicale. I loro passi e movimenti cantano e suggeriscono
       ogni melodia e ritmo musicale.

Lo Raqs Sharqi, (danza del ventre, danza orientale, bellydance) e le sue fusioni negli
ultimi anni hanno avuto molto successo anche in occidente, perchè evocano epoche
lontane quando c’era un contatto più profondo con spontaneità e libertà espressiva; al
contempo si accompagna a ritmi e melodie che ci inducono ad esplorare movenze
suadenti che esaltano la femminilità e migliorano il rapporto con il nostro corpo. I suoi
eleganti movimenti ondulatori, la sua postura neutra e retroversa, le vibrazioni liberatorie
e la respirazione fluida, esprimono pienamente la ricerca della consapevolezza interiore,
implicando una profonda conoscenza fisica/motoria, psichica e spirituale.

La Danza Orientale puo' essere definita come una forma di meditazione in movimento, in
quanto coinvolge tutte le parti del corpo, dalle dita dei piedi fino alle punte dei capelli . I
colpi d’anca a tempo di percussioni, i movimenti circolari e ondulari del bacino e del
ventre che accompagnano il liuto o la fisarmonica, le braccia che seguono le melodie del
flauto, acquistando maggiore fluidità ed armonia NON dalla resistenza che essi possono
creare, ma dalla capacità della danzatrice di giocare selettivamente con le varie parti del
corpo, con profonda coscienza, sentendo i muscoli che accompagnano i movimenti; il
tutto in assoluta sinergia ed armonia con la musica.

Nel momento in cui la danzatrice sente le melodie, deve farsi travolgere dai richiami
istintivi che provengono dall'interno del suo corpo o meglio del suo ventre, aprendosi
mentalmente alle stimolazioni sensoriali, abbracciando il suo corpo, consapevole dei
movimenti e delle sue origini (storiche e motorie) e della sua femminilità. Nel percorso
di apprendimento imparera' ad amare ed ascoltare se stessa ed il suo corpo attraverso due
grandi correnti: la coscienza/conoscenza e la pratica.

Atraverso questo cammino, la conoscenza del proprio corpo diverrà fondamentale per
esprimere la sua creatività, il suo carattere, la sua anima, incarnando le innumerevoli
sfaccettature della femminilità in ogni passo o movimento de lei realizzato. La coscienza
del nostro corpo implica nella danza, lo studio della postura, dei movimenti, ed i vari
passaggi motori che il corpo attraversa per la realizzazione dei passi e/o movimenti.

La messa in “pratica” di una corretta postura e di coscienza/conoscenza dei passi o
movimenti, rinforzerà la nostra espressione creativa dovuta ad una solida
consapevolezza del corpo, riscontrando miglioramenti della postura, del portamento,
della respirazione e della circolazione; maggiore precisione e fluidità nello svolgimento
dei passi, chiarezza e distinzione dei movimenti. Favorisce il tono muscolare nel addome,
nelle gambe, nei glutei e nelle braccia, migliora la coordinazione, concentrazione e la
liberazione dello stress accumulato.

Oggi ci troviamo davanti ad una crescita linguistica del corpo costante dovuta alle tante
influenze e globalizzazioni fra le culture. La civilizzazione egizia, storicamente durante
il loro impero, ha avuto influenze predominanti su tutte le culture del mondo e così anche
tante altre culture dominanti (Greci, Arabi, Spagnoli etc…) arrivate successivamente. Oggi
grazie alla forte personalità che la cultura egizia ha sostenuto nei secoli possiamo godere
di alcune sue espressioni artistiche, anche se evolute nel tempo.

Questo tipo di evoluzione ci può portare ad un disorientamento delle essenze artistiche,
ma ad una crescita dovuta ai cambiamenti avvenuti a pari passo con i tempi. Un
esempio preciso è L’Età D’Oro egizia (dal 1930-1960 circa) quando lo Raqs Sharqi divenne
protagonista e strumento di intrattenimento attraverso il grande schermo. Quindi doppia
evoluzione, sia per la danza che dai campi dei contadini sale sul palcoscenico
cinematografico aprendosi alle influenze occidentali ed alle emancipazioni creative del
popolo; sia a livello sociale dove il popolo inizia ad integrare una nuova forma di
intrattenimento: la sala cinematografica.
I tempi continuano ad evolversi ed a modernizzarsi. Allo stesso tempo l’uomo ha bisogno
di afferrare le sue origini in modo da sentire l’appartenenza a qualcosa di conosciuto e di
concreto.

La danza Orientale continua a viaggiare con gli stessi principi di evoluzione. Le sue
origini storiche ci danno l’orientamento concreto per basare le nostra fondamenta. Solo
con un corretto approfondimento delle tradizioni e delle origini potremo arricchire i nostri
linguaggi artistici correttamente con elementi moderni e conseguentemente con nuove
fusioni.

La danza e l’uomo continueranno a mutare. Riamane all’artista il compito di preservarla,
di aiutarla ad emanciparsi nella forma più pura e corretta possibile. E’ come imparare una
nuova lingua. Il primo passo è imparare l’alfabeto, i verbi, gli aggettivi, etc… man mano
che si ha più padronanza della lingua, si arricchiranno i dialoghi, le conversazioni fino a
poter tenere dei discorsi. Ci saranno anche i vari “slang” e dialetti nella lingua ma con una
scelta cosciente potremmo individuare come e quando utilizzarli.

“Che ci accompagni sempre la CREATIVITA’ e l’amore per questa magnifica ARTE….”
Con amor y ritmo K.E.
www.kesiaelwin.com info@kesiaelwin.com
             DANZE ORIENTALI: TRADIZIONE E MODERNITA’
                       A cura di Olivia Mancino

La “danza del ventre” da sempre affascina uomini e donne e stimola l’immaginario di
poeti, musicisti, pittori e teatranti.
Dalle Mille e una notte ad Aladino, da Salomè a Sherazade…Chi non si è fatto incantare
dal fascino di quelle donne velate che “danzavano con il ventre”? C’è chi difende la sua
inconfutabile origine religiosa, come danza propiziatoria e celebrazione della vita, c’è chi
la ghettizza e degrada immaginandola solo nei night alimentata da laute mance nei
decoltée, c’è chi la suddivide ed imprigiona in stili categorici o che pratica solo il
“folklore” criticando chi osa e sperimenta di più, ma la verità è una sola: la danza del
ventre è la danza della donna, e come tale non può essere racchiusa in uno stereotipo ma
deve essere libera di rispecchiarsi in mille aspetti, mille sfaccettature, come mille sono le
forme (sia fisiche che morali) della donna stessa.

Come si evolve la donna, nel tempo, si evolve anche la danza e si apre al mutamento, alla
contaminazione, con un occhio nel passato e nella storia ed un’occhio nella
sperimentazione e nel futuro. Questa definizione è fondamentale, ma il pericolo è
adagiarvisi, e pensare che basti essere donna e mettere un bel costumino sexy per fare la
danza di Salomè. E’ qui che nasce l’equivoco e il limite di questa danza, ma il limite non è
della danza, bensì di che le si avvicina, la studia, la insegna e la pratica.

Per una danza così artisticamente ricca e completa, il nome “danza del ventre”, può
rivelarsi alquanto riduttivo e limitante. La si può infatti incontrare sotto tanti nomi:
possiamo chimarla “Danza Mediorientale” per sottolineare l’area in cui è sopravvissuta e
cresciuta, e a cui è doveroso attingere per capirne la cultura, la musica ed il folclore,
oppure Raqs Sharqi, indicandone l’aspetto professionale e colto, elevato dalla danza
classica che la ha portata nei teatri; oppure “cabaret” intendendo il suo aspetto di maggior
intrattenimento, e ancora Fusion, o Tribal Fusion per chi sulla scia moderna la adatta ad
uno stile di vita più ribelle e contaminato…
ma è un peccato dividerla e sottodividerla, perché la danza è una ed è forte quando è nel
suo insieme…del resto, quelli sopra citati non sono altro che stili, proiezioni mentali e
razionali di una danza sola. La danza è una e la tecnica è Tecnica…per tutti i ballerini!
Sono dell’idea che trattandosi di una danza antica, sia fondamentale uno studio ed una
accurata ricerca personale che comprenda i seguenti punti:

-ORIGINE STORICA E SACRA DELLA DANZA DEL VENTRE la sua origine ancestrale
religiosa (come danza propiziatoria, celebrazione della vita e forma di meditazione in
movimento),

-STUDIO DELLA CULTURA: la terra in cui è fiorita e sopravvissuta i paesi arabi ed in
particolare l’Egitto, con la sua storia, il suo folclore, la sua musica, ritmica e costumi).

- RICERCA DI UN METODO UNIVERSALE il conseguimento di un metodo didattico al
cui sviluppo tecnico hanno contribuito e stanno contribuendo insegnati e danzatori
professionisti di tutti i paesi il mondo, trattando l’arte come una scienza, sviluppando
metodi di insegnamento basati sul rigore e la disciplina…oltre che all’istinto e al
sentimento che ne stanno alla base
-EVOLUZIONE apertura alle contaminazioni e fusioni che la rendono viva, attuale, nostra!

Soffermiamoci un attimo ad analizzare la riduttiva ma commerciale definizione di “danza
del ventre”. Tutti si concentrano sulla seconda parte della definizione, fantasticando su
forme sinuose filtrate da 7 veli (anche se troppo spesso i veli sono molti meno…), ventri
scoperti che danzano come nei quadri e nelle poesie degli artisti dell’ottocento, che
tornavano rapiti dall’oriente,    ma anche, attenzione, ventri di donne e madri, portatrici
di vita, che danzavano in epoche remote, per propiziare la fertilità.

Non ho nessuna intenzione ora di prendere in analisi o di criticare le speculazioni storiche
ed artistiche legate alle origini ed evoluzioni di questa danza, positive, negative o creative
che siano. Ho invece intenzione, in vista di un intento didattico di prendere in analisi la
parte di danza. La danza del ventre è una DANZA a tutti gli effetti e in quanto tale ha
bisogno di tecnica, disciplina e costanza. L’evoluzione che essa ha subito non le permette
più di poter essere trasmessa tradizionalmente ed informalmente, ma sempre più sta
nascendo l’esigenza di un metodo di insegnamento e di una tecnica didattica pari a quella
di discipline rigorose come il Pilates e lo Yoga.

Il metodo da me adottato porta chi lo pratica ad essere in grado di interpretare qualsiasi
stile, in quanto affronta questa danza come vera e propria scienza dal punto di vista
ANATOMICO. Tenendo presente sempre tre regole d’oro: che avvenga nel rispetto della
cultura, che non sia volgare, che non faccia male al corpo.

I termini che adotterò per spiegare i movimenti non sono da considerare “assoluti”,
potrete riconoscere movimenti che vi sono stati insegnati con un altro nome. Ma questo
non è rilevante, quanto piuttosto assicurarsi che il movimento sia giusto tecnicamente,
anatomicamente e musicalmente.
Gli obbiettivi ed i parametri di riferimento su cui un metodo completo si deve concentrare,
a mio avviso sono:

- Respirazione Postura
-Riscaldamento
-Consapevolezza del peso
-Movimenti semplici
-Movimenti composti (cerchi, ondulazioni, otto)
-Muovimenti periferici (Braccia e mani, testa)
-Contrazioni Muscolari principali
-Movimenti composti dinamici (passi di danza)
-Specialità (velo,bastone, cimbali, tamburi,candelabro, spada)
-Stili e fusioni (folklore e contaminazioni)
-Musica e ritmica
I seminari proposti:

IL CORPO DIALOGA CON LA PERCUSSIONE
Indirizzato a danzatrici che già conoscono o o sono in grado di riconoscere o almeno
danzare sui ritmi egiziani, la lezione si concentra nell’interpretazione fisica degli svariati
suoni e colori della darbuka. L’approccio sarà sia fisico che musicale:
musicale: analizzeremo una panoramica di suoni e “colori” dello strumento valutandone
possibili interpretazioni fisiche.
Fisica: individueremo nel corpo i vari punti, trovandone la corrispondenza con i suoni e
impareremo le tecniche giuste per accederne ai movimenti in maniera chiara e definita. Le
tecniche comprenderanno isolamento, contrazioni muscolari specifiche e sovrapposizione
ritmica dei movimenti (layering).
Infine lavoreremo su una sequenza musicale da interpretare con una coreografia didattica.
Se rimane tempo daremo dei cenni sul dialogo improvvisato.

STUDIO DEI RITMI ARABI
Lo studio dei ritmi è alla base per la comprensione e l’interpretazione della musica araba e
quindi di una danza completa e carica do pathos.
Lo stage è Indirizzato a chiunque voglia approfondire lo studio dei ritmi arabi. Si
accettano richieste sui ritmi su cui lavorare. Se non ci sono preferenze lavoreremo a
seconda del livello generale, su ritmi base (maqsum, melfuff, saidi, ayub, chaligi) o
(preferirei) su ritmi più avanzati (rumba, chiftetelli, wahda kbeer, zaffa, samai) Una volta
compresi i ritmi su cui lavorare analizzremo il loro significato, il loro “umore” e la loro
dinamica con e senza variazioni. Impareremo inoltre le transizioni da un ritmo all’altro.

IL CORPO DIALOGA CON LA MELODIA
Ancora più sottile e denso è il lavoro sulla melodia. Una danzatrice che danza sulla
musica, che la segue, la rispetta e la interpreta, non potrà mai stancare e nemmeno
stancarsi (ovviamente premettendo che la musica sia valida!).

“Cavalacare” la musica ci apre un universo di interpretazioni ed emozioni che nessun
virtuosismo prettamente fisico può darci. Una ballerina che esegue i passi alla perfezione
ma non segue e non si fa trasportare dalla musica è come un sole che non scalda…!

 Partendo dal presupposto che tutte le danzatrici sappiano eseguire passi base della danza
del ventre, introdurremo le regole basi dell’ascolto della musica araba, facendo una
panoramica dei vari strumenti solisti musicali e della loro possibile interpretazione.
In seguito, lavoreremo su una melodia prescelta eseguendo una coreografia didattica che
incarni le regole dell’ascolto e dell’interpretazione musicale, dove il corpo dipinge la
musica come la tela di un quadro impressionista.

Olivia Mancino– cell. 3356938322 - olivia@rosedeldeserto.it -www.rosedeldeserto.com
                        TRADIZIONE E MODERNITA’
                                a cura di Sarah Shahine
Nel corso degli ultimi 150 anni la Danza del Ventre ha subito una trasformazione che,
rispetto al significato mistico che aveva nell'antichità, in qualche caso purtroppo non le
rende onore.

Questo equivoco è in parte relativo al fatto che spesso le donne che danzano hanno
suscitato reazioni ambigue da parte della società. Si può ipotizzare che il motivo sia che
storicamente la danza fosse una pratica delle schiave, appresa per allietare i commensali di
un banchetto o per animare una festa. Le danzatrici erano donne povere che si esibivano
per denaro, non avevano quindi avuto la possibilità di ricevere un'istruzione, e non
potendo ambire ad un matrimonio risolutivo, per loro la danza rappresentava l'unico
mezzo di sostentamento.

Si può quindi dedurre che l'atteggiamento, che a volte ancora si riscontra, di scarsa
approvazione nei confronti di chi si dedica a quest'arte sia dovuto, non tanto ad una
visione erotica della danzatrice quanto nella presunta appartenenza ad una classe sociale
non abbiente e per questo discriminata; l'accostameto danzatrice/prostituta è un concetto
più europeo, introdotto con i primi contatti diretti con la cultura occidentale che
avvennero grazie allo sbarco di Napoleone con le sue truppe in Egitto.

Succede spesso che nel tentativo di sottrarsi ad ogni equivoco, alcune danzatrici
occidentali si impegnino ad attenuare l'aspetto sensuale della danza con l'intento di essere
considerate seriamente; occorre ricordarsi però che è l'idea che la danzatrice ha di se stessa
come donna che le permette di creare una danza che risulti una manifestazione artistica e
di consapevole orgoglio per la propria femminilità, piuttosto che uno stimolo erotico.
E' altresì necessario comprendere che per acquisire un buon livello di interpretazione
occorre un'abilità non comune, che si ottiene con costante studio e applicazione.

Oggi che i riti in onore delle Dee non si praticano più, ne si danza dietro le porte sbarrate
di un harem, ciò che conta è la profonda esperienza che ogni donna può fare di sé stessa
nel rapporto con il proprio corpo e la propria femminilità, si tratta di un'arte basata sulla
sinuosità ed eleganza della forma che tende a stimolare un atteggiamento di pace e calma
interiore.

Inoltre una danzatrice del ventre concentra la propria energia nell'addome e mantiene un
costante contatto con il suolo, ristabilendo la corretta collocazione del centro di gravità,
che a causa dei moderni stili di vita è comunemente spostato in alto nella gabbia toracica. I
lenti movimenti di rotazione della Danza del Ventre sono descritti nei testi di centinaia di
anni fa che trattano del parto naturale; donne arabe, tahitiane e maori li utilizzavano
istintivamente per distendere i muscoli della schiena e alleviare i dolori del travaglio,
procurando inoltre uno stimolante massaggio interno al feto.

Così si completa il cerchio: la Danza del Ventre torna ad essere ciò che era all'origine e che
oggi auspichiamo venga riconosciuto da tutti “Un inno alla vita e alla creazione”.
Il metodo
Il metodo di insegnamento di Sarah Shahine è il frutto di anni di studio e pratica
nell'ambito della Danza Orientale ed è pianificato in crescendo su più livelli.

Nel livello Base (Principianti 1) l'obiettivo è quello di insegnare i movimenti base
attraverso spiegazioni tecniche, esempi e tanta pratica; gli esercizi proposti nel
riscaldamento e durante la lezione servono all'allieva per scoprire le possibilità di
movimento di tutte le parti del suo corpo e la conducono gradualmente alla corretta
esecuzione.

Nel livello Principianti 2 e 3 e nei livelli Intermedi si studiano movimenti più complessi e
si impara a combinarli tra loro acquisendo una maggiore padronanza del proprio corpo.

I livelli Avanzati sono dedicati all'approfondimento sugli stili e sulle combinazioni
coreografiche per completare la formazione di una danzatrice.

Tutte le lezioni e gli stage si dividono in momenti di riscaldamento, studio dei movimenti,
applicazione in piccole combinazioni coreografiche e si concludono con
un'improvvisazione di gruppo per mettere in pratica ciò che si è imparato; nel mio metodo
è importante far danzare già da subito le allieve per trasmettere, anche alle principianti, il
senso giocoso e divertente della Danza Orientale e per stimolarle a voler apprendere
nuove abilità.

Il risultato di questo metodo sono lezioni divertenti e appassionanti in cui le allieve si
sentono parte di un gruppo solidale e apprendono quest'antica arte in maniera spontanea
ma sempre con l'aiuto e il controllo di insegnanti esperte e qualificate.

Shimmy
L'obiettivo dello stage è quello di esplorare le diverse tecniche usate per le vibrazioni
facendo pratica di ognuna, già dal riscaldamento si studieranno esercizi adatti a sciogliere
le articolazioni coinvolte e a fortificare i muscoli.

Velo
Lo stage prevede studio della tecnica di utilizzo del velo e combinazioni coreografiche.
Gli argomenti trattati saranno: figure, lanci, bardature, giri, danza a terra.

Coreografia
Verrà insegnata una coreografia di durata compatibile con la durata dello stage in stile
modern bellydance che unisce movimenti classici sharky con passaggi fusion e
contaminazioni da altri stili di danza.



Sarah Shahine
Commissario Tecnico Fids in Danze Orientali e Giudice di Gara – Maestra FIPD
Scuola di Danza del Ventre Samsara Club
Via Sciesa 34 - Gallarate (VA)
Tel. 0331 245364 - info@samsaraclub.it - www.samsaraclub.it
                         TRADIZIONE E MODERNITA’
                               a cura di Mouna Bounouar

La tradizione è l’insieme degli usi e costumi di un popolo particolare, trasmessi attraverso
i secoli: rappresentano la sua identità e peculiarità. La modernità è, invece, l’evoluzione
che subisce tale tradizione nei secoli fino a tramutarla in qualcosa di diverso. La
tradizione dovrebbe essere conservata nel tempo, mentre la modernità evolve senza mai
tornare indietro. La modernità è l’evoluzione che non può mai aver fine a causa
dell’intelligenza e della creatività, sempre in crescita, dell’uomo che lo porta verso nuove
scoperte e forme.

La tradizione e la modernità sono due linee parallele che non si uniscono mai,
altrimenti si annullano.
La danza orientale di oggi sicuramente è diversa da quella di 30 anni fa, che a sua volta era
diversa da quella di 60 anni fa. Ma comunque sia hanno tutte la medesima essenza e
origine cioè le danze popolari. In essa ritroviamo l’espressione della femminilità in molti
dei suoi aspetti come la sensualità, la civetteria, la gioia, la tristezza, la giocosità, la
dolcezza ecc.

Tuttavia in qualsiasi epoca, quando si parla della danza orientale, si dovrebbe ri-trovare la
stessa morbidezza nei movimenti abbinata a un grande autocontrollo del corpo,
completata da un atteggiamento rilassato e armonioso nell’insieme.
La danza orientale è un universo che, dopo essersi rese conto di avere dentro di sè diversi
universi, li unifica con coordinazione e armonia in una completa unicità.
La danza orientale deve essere anche dialogo tra chi la fa e chi la guarda, questa alchimia
porta ognuna a trovare un modo unico e individuale di esprimersi.

La danza orientale moderna dovrebbe rispecchiare tutto ciò aggiungendo nuove forme,
nuovi passi ma, una volta che prende una direzione totalmente diversa nei contenuti e
nelle finalità, non dovrebbe più essere chiamata “Danza Orientale”. Come è avvenuto con
la Danza Classica che è rimasta tale mentre i filoni che da essa si sono generati, ma che
hanno trovato nuove forme ed espressioni hanno preso il nome di Danza Moderna, Danza
Contemporanea ecc.

Seminari
LA GESTUALITA NELLA DANZA ORIENTALE
Sia a livello popolare che colto la danza ha sempre trovato ispirazione negli atteggiamenti,
nei modi di fare e nei gesti della vita quotidiana. La gestualità nella danza orientale, e in
particolare in stili strettamente tradizionali come il Beledi, il Skandarani, il Saiidi ecc, non
sfugge a questo fenomeno universale e trova la sua ispirazione nella tradizione, negli usi e
costumi della cultura che li ha generati. I paesi arabi, e in particolare l’Egitto, hanno una
gestualità molto spiccata e simpatica che ritroviamo nella danza orientale. Una danza
senza gestualità appare abbastanza scialba anche perché deve esserci un continuo dialogo
tra la danzatrice e gli spettatori.
Nella lezione vedremo alcuni movimenti e gesti di questa cultura e i loro significati:
sperimenteremo le diverse posizioni della mano vicino alla testa, le spalle e il busto, le
mosse del fianco, la mimica ecc.

IL KHALIJI E LA SUA EVOLUZIONE
Lo stile Khaliji ci arriva dai paesi del Golfo come dice lo stesso nome “Khaliji” che significa
“dai paesi del Golfo”. Questo stile, oggi, è spesso usato anche nello Sharqi per via della
bellezza e la sensualità dei suoi movimenti. Bisogna precisare che anche nel Khaliji
esistono diversi stili, ma a noi interessa quello più noto dove i capelli sono i grandi
protagonisti.

La danza Khaliji è un ballo di liberazione il cui scopo è purificare il cuore dalla tristezza e
dal dolore, cacciando i pensieri negativi. Le vibrazioni della musica e i suoi movimenti
caratteristici, purificando la mente e il cuore, generano una sensazione di benessere
generale simile a quella creata nelle danze estatiche.
Il busto, la testa e i capelli sono i protagonisti di questo particolare stile dove la fluidità è
sovrana. Il busto e le spalle si muovono dolcemente in modo fluido, in senso verticale con
dei piccoli colpi sussultori (provocati dal passo caratteristico dei piedi), mentre la testa
sembra galleggiare liberamente, come fosse appesa ad un filo, per poi compiere delle semi-
rotazioni molto accentuate sui lati e in modo rotatorio. I bei capelli delle donne vengono
messi così in evidenza dai movimenti particolari della testa, a sua volta spinta in modo
fluido dalla spina dorsale.
Le parti più femminine come il bacino e il petto non devono essere messi in evidenza e ciò
è facilitato dall’ampio vestito il “Thobe”, con il quale le danzatrici giocano in modo molto
seducente.
La danza khaliji è prevalentemente un ballo di gruppo e gli spettatori partecipano
battendo il ritmo con le mani. Gli strumenti importanti per tale ritmo sono il Duff di
diverse dimensioni, la coppia di Bonghi arabi e lo Ud.

I cimbali sono chiamati "zils" or "zills" in Turchia e "sagat" or "zagat" nei paesi arabi e in
Egitto. Sono uno strumento a percussione molto antico (importato probabilmente dalla
Grecia) formato da due dischi di metalli con una conca nel mezzo. Usati soprattutto nello
stile Sha'abi e nel Beledi per il tono brillante, si usano anche nella Raks Sharqi e
rappresentano il momento più saliente della musica e della danza.

Studio di alcuni ritmi con i cimbali:
2 tipi di maqsum:
- Takata: 1 tempo
- Ta Takata Ta: 2 tempi
Masmudi seghir o beledi:
    - Dum Dum Takata Dum Takata : 4 Tempi
Masmudi Kebir 3 versioni:
    - Dum Dum Takat Takata Ta Dum Takata Ta Ta Takata Ta
    - Dum Dum Dum Takata Ta Dum Takata Ta Ta Takata Ta
    - Dum Dumdum Takata Kata Ta Dum Takata Ta TA Takata Ta
   -   Improvvisazione su 2 ritmi : beladi e maqsum
Mouna Bounouar – cell. 3471372525 - mouna.bounuar@virgilio.it - Genova
Commissario Tecnico FIDS in Danze Orientali e Giudice di Gara


                            LA SBARRA ORIENTALE
                              A cura di Donatella Padiglione

La danza Orientale è un’arte che richiede un grande lavoro del corpo. Per essere danzatrici
è indispensabile essere sciolte, forti e ben coordinate. E’ fondamentale uno studio base
della danza classica. Le posizioni base della danza classica sono state sviluppate durante i
secoli in modo da creare una struttura sulla quale si fonda l’intera danza.

Questo è il motivo per il quale io insisto nel dire che la danza orientale senza lo studio
della danza classica è paragonabile ad un palazzo senza le fondamenta. Una parte
importante dell’arte della danza orientale è come le danzatrici usano le braccia e le mani.
Questo si chiama PORT DE BRAS, che letteralmente significa portamento delle braccia. Le
braccia devono unirsi armoniosamente con i movimenti di tutto il corpo. All’inizio
saranno dei movimenti semplici, più avanti si impara ad abbinarli ai giri del corpo e ad
altri movimenti.

I PORT de BRAS coinvolgeranno tutto quello che si deve fare mirando ad un unico
obiettivo: raffinatezza, armonia, espressione eleganza.
La sbarra orientale è una disciplina che unisce gli esercizi basilari della sbarra classica con
gli elementi fondamentali della danza orientale permettendo anche a chi non ha mai
studiato danza classica di avere un’infarinatura sia della tecnica basilare classica sia della
terminologia francese, tra l’altro universale degli esercizi e dei passi (per esempio sapere
che cos’è un PLIÉ, un EN DEDANS, un EN DEHORS, un DEMI-POINTES, un PETIT
BATTEMENT, un ARABESQUE ecc. ecc.).

Gli esercizi alla sbarra mirano a far aumentare l’afflusso del sangue ai muscoli in modo
che ricevano più ossigeno e possano lavorare meglio. La sbarra aiuta a mantenere
l’equilibrio, permettendo di concentrarsi sui movimenti, avere auto-controllo del corpo e
mantenere le diverse parti del corpo in armonia fra loro. Gli esercizi alla sbarra vanno
eseguiti con entrambe le parti del corpo per far lavorare allo stesso modo la parte destra e
la sinistra.

Gli esercizi alla sbarra ti aiutano a capire dove deve stare il peso del corpo, che quando
danzi devi tenere la testa eretta infatti la linea del mento deve essere parallela al
pavimento. Impari a far lavorare i muscoli addominali per tenere la pancia in dentro.
Contrai e decontrai i muscoli dei glutei al momento opportuno. La sbarra ti insegna a
mantenere le spalle rilassate per un migliore allungamento del collo. La gamba più vicina
alla sbarra viene chiamata gamba di appoggio; la gamba che invece esegue gli esercizi è
detta gamba che lavora. La sbarra deve essere ad un’altezza tale che quando si appoggia la
mano su di essa le spalle rimangono parallele al pavimento.

Ci si deve posizionare alla sbarra a una distanza che permetta di tenere eretta la parte
superiore del corpo. Il gomito non deve essere di impaccio.
La tecnica della sbarra orientale io la utilizzo come un vero e proprio riscaldamento ed ha
la durata di 30 – 40 minuti. All’inizio la lezione è piuttosto lenta perché ci vuole del tempo
per le spiegazioni dei primi esercizi, poi man mano che gli esercizi vengono assimilati
dalle allieve, si procede più velocemente e si possono proporre gli esercizi nuovi.
Parte del lavoro della danzatrice consiste nella ripetizione degli esercizi, nel sentirli e farli
sembrare migliori ogni volta. I PLIÉS sono gli esercizi migliori con cui preparare il corpo
all’inizio della lezione.

I PLIÉS favoriscono l’allungamento dei muscoli e migliorano l’apertura verso l’esterno.
Vengono utilizzati solo in 4 posizioni: la 1a , la 2a, la 4a avanti e la 4a dietro. I PLIÉS (plier
vuol dire piegare) e i relevés (relever vuol dire rialzare) sono i primi movimenti che noi
studiamo nella sbarra orientale.

Il secondo esercizio è un BATTEMENT TENDU (una serie di movimenti in cui la gamba
che lavora si porta avanti, lateralmente e indietro) in cui viene abbinata
contemporaneamente una rotazione delle anche. Bisogna essere molto esigenti anche
sull’utilizzo dei piedi che si sollevano da terra raggiungendo la massima tensione.

Quindi è importante quando danziamo e facciamo un piccolo jeté (staccare il piede da
terra) avere sotto controllo i nostri piedi e anziché lasciarli abbandonati a se stessi, è molto
più elegante mostrare un piede allungato e teso. Un altro esercizio molto importante che
facciamo nella sbarra orientale è quello definito: “i 4 segmenti dell’anca” facciamo 4
movimenti diversi sia con l’anca destra che con l’anca sinistra, sempre tenute una mano
alla sbarra, facendo attenzione alla nostra postura, quindi teniamo ben dritta la schiena, la
testa eretta, il braccio libero ben sostenuto lateralmente.

In questo modo ci si abitua a muovere il proprio corpo curando tutti i particolari: la punta
del piede deve essere tesa, la schiena dritta, la testa eretta e il braccio sotto controllo senza
lasciar “cadere” il gomito. Di conseguenza, quando lavoreremo senza sbarra, saremo più
padrone del nostro corpo


Donatela Padiglione – cell. 3687482965 - afrodanzainfo@tiscali.it - Sardegna
Commissario Tecnico FIDS in Danze Orientali e Giudice di Gara
                  DANZA ORIENTALE O UNIVERSALE ?
                          A cura di Ailema
È importante considerare il consolidamento che questa danza ha avuto in passato nei Paesi
Mediorientali, le svariate caratterizzazioni folkloristiche e il successivo sviluppo artistico.
Chi si avvicina a questa disciplina deve approfondire, conoscere e riconoscere questi
aspetti. Ma non possiamo delimitare geograficamente e culturalmente un’arte cosi vasta,
ricca di significati viscerali e ancestrali, tanto antica da confondere le sue tracce in un
remoto passato in cui i confini neanche esistevano! Valorizziamo piuttosto quelle
particolarità che rendono questa danza veramente universale.

 “Nasce da dentro!”, come spesso si sente dire. Questo non significa “averla nel sangue”
necessariamente in relazione a coloro che appartengono ad una data cultura o etnia o zona
geografica. Questo significa che va a toccare e a smuovere interiormente alcune corde
dell’essere umano in generale. Non richiede un determinato colore di pelle, o una lingua
in particolare, necessita piuttosto di una predisposizione all’ascolto e all’ascolto interiore,
su chi siamo veramente, quale l’archetipo che ci ispira tacitamente, quali le energie che ci
spingono e ci stimolano interiormente, quali le vibrazioni che ci provoca quella tale
musica, e perché.

Da qui, e solo da qui, può scaturire una spontanea sentita e vera interpretazione di questa
danza tanto variegata quanto l’essere umano. Dove ricerco le mie vere radici? all’interno
di un confine? religioso o politico che sia ?, o invece dietro il mio essere donna… femmina
? o molto più semplicemente dietro il mio ESSERE!

Non è casuale che anche molti uomini, alcuni divenuti danzatori famosi, abbiano potuto
apprezzare dal profondo questo vasto e occulto mondo che ci offre la Danza del Ventre, e
non è un caso che nel mondo Occidentale odierno, tanto bisognoso di ricerca interiore e
centralità, oggi essa sia ovunque diffusa e apprezzata.

Legittimiamo questo “VENTRE” dunque, come culla d’energia vitale sempre e comunque,
senza sesso e senza frontiere. Lasciamo che questo filo magico tessa in tutto il mondo una
fitta matassa che unisca tutte e tutti . Nessun’altra danza è cosi capillarmente diffusa e
ugualmente praticata, dal polo nord al sud ,dal Giappone alla Svezia. Forse quel
nomignolo attribuitole secoli fa, che un pò ci infastidisce perché ritenuto limitativo e
superficiale, forse al contrario racchiude un valore simbolico immenso: DANZA DEL
VENTRE, ventre inteso nel suo significato più profondo, viscerale e universale.

Possiamo liberamente beneficiare dello scambio che l’incontro dei “mondi” offre alla
nostra danza. Il che non significa dimenticarne né storia nè tradizioni, e neppure
caratteristiche particolari (impariamo a riconoscerci nella femminilità e sensualità di uno
sguardo orientale o in un portamento fiero persino sotto un pesante velo), significa
piuttosto ritenerne il valore (e rispettarlo) per una continua e dignitosa evoluzione della
Danza del Ventre.

Come dice il grande Maestro Amir Thaleb nel suo libro La millenaria Danza del Ventre, il
linguaggio occulto: “Creiamo, senza degenerare quanto già creato !”
 In fondo non vive già nella storia di questa danza il fatto di lasciare e ricevere influenze
attraverso le migrazioni? Tutto ciò può solo che favorire una crescita e nuova vitale
energia, sia personale, sia soprattutto per la danza stessa.

Un importante esempio non troppo remoto è stato l’apporto notevole ricevuto dalla danza
classica e quanto questo abbia significato per la proiezione della parte superiore del corpo,
per l’uso delle braccia, per il relevè stesso dello stile chiamato Raqs el Sharqi…Certo, forse
su terreni e spazi in cui si danzava allora in medioriente (mentre l’occidente, vittima delle
sue corse frenetiche verso il progresso, aveva dimenticato e rimosso questa pratica
ancestrale) tutto ciò non era necessario.

Ma oggi che, giustamente, pretendiamo vedere questa danza anche in grandi spazi e
palcoscenici, quantomeno al pari delle altre danze, un tale arricchimento diviene
imprescindibile ! .Lo sanno bene anche le migliori danzatrici in medioriente che in alcuni
casi prendono lezioni di classica….

E che dire poi parlando anche degli accessori usati spesso per danzare? Per esempio, gli
antichissimi cimbali, che troviamo esposti persino al museo egizio, hanno inciso sull’uso
delle nacchere flamenche, mentre invece il misterioso e pudico velo che le danzatrici
orientali si limitavano ad usare solo nell’entrèe, ha scatenato la fantasia giocosa delle
americane in particolare, le quali ne hanno fatto una vera arte con tecniche e figure
complicate e bellissime.

Lasciamo quindi che, a dispetto dei pregiudizi, questa danza sia l’anello di congiunzione
fra oriente ed occidente, con un reciproco arricchimento, in un’epoca in cui in effetti,
contro ogni mira politica e religiosa, la gente, specie in occidente, è in realtà desiderosa di
smontare le frontiere alla ricerca di radici comuni.

Cio’ richiede necessariamente un linguaggio universalmente comprensibile e quanto più
semplice possibile, seppur raffinato. Ma non basta: comporta parallelamente maggiore
studio, impegno e approfondimento sulla danza stessa.

Un processo che non può che apportare vantaggi alla Danza del Ventre! Tutti, in occidente
ma anche in oriente, saremo sempre più stimolati a prendere maggiore coscienza
nell’avvicinare quest’arte, e maggiore preparazione; le facili improvvisazioni verranno più
facilmente demotivate, si potrà beneficiare di continua linfa vitale e soprattutto sempre
più si permetterà alla Danza del Ventre di liberarsi dai limiti di ostruzionismi religiosi e
sociali di qualsiasi tipo, garantendole così sicura sopravvivenza e concedendo che tutta
l’umanità se ne possa RI-appropriare.

Ailema – Amelia Di Lorenzo
Insegnante, danzatrice e coreografa
Presidente dell’associazione Ailema Danza e Dintorni
Maestra in Danze Orientali FIPD - Tecnico FIDS
www.genovadanzaorientale.it ailema.ge@libero.it
SEMINARI:

INTERPRETAZIONE DI UN BRANO MUSICALE
Stimolare la nostra fantasia interpretativa
Imparare a rispecchiare con i propri movimenti quel dato brano musicale
considerando innanzitutto lo stile che evoca, rispecchiando con la nostra danza strumenti,
toni musicali e ritmi proposti nel pezzo, fino al tipo di espressività e di portamento da
avere e imparando a dividere la musica stessa nelle fasi principali per creare una struttura
di supporto anche alla nostra eventuale improvvisazione.

TECNICA VELO
Far danzare il velo e danzare con esso, farsi accompagnare dal velo come in una danza a
due. Imparare a gestirlo, giocare col velo creando figure impreviste anche di gruppo,
imparare a “vestire” e “svestire” il velo in vari modi, imparare a far vivere il velo della
propria danza e della propria espressività.

TECNICA CIMBALI
Impariamo quando si suonano e come, i ritmi piu spesso rispecchiati, quale la gestualità
piu appropriata con i cimbali, come allenarsi.
         " Tradizione o Modernità?" a cura di Sandy D’Ali
Ho approfittato, per la preparazione di questa relazione, per dare una spolverata alle
vecchie cose conservate negli anni. Ritagli di giornale, vecchi articoli, notizie sull'Egitto e
la danza, locandine, tante foto e pensieri! E' stato bellissimo ..

Ho ripassato in un attimo gran parte della mia esistenza, ricordando le cose che ho fatto...
gli inizi, la vita vissuta, gli avvenimenti e la gran difficoltà nel divulgare questa danza..
Tutta la mia passione !

Ora sono qui. (quanta strada!!!) ancora a pensare e riflettere sull'essenza di questa magica
danza che è diventata parte della mia vita ..
Tra le altre cose trovate, leggo una mia vecchia intervista dove parlavo di me (ovvio !) e
dei miei progetti futuri.
Ma poi con tanto stupore leggo che uno dei temi trattati è proprio " Tradizione o
Modernità " Rileggendola affermerei che non sono proprio cambiata .

La tradizione è l'elemento essenziale di questa danza, tutto quello che ora faccio, nella mia
arte, è il frutto delle danze dei popoli, del folclore ..
Ogni passo ed ogni singola espressività deriva dalla tradizione . .. anche per me il percorso
è partito col folclore e con la tradizione.

Sono stata una delle fortunate (per averlo conosciuto) allieve di Esmat Osman ..Grande
coreografo e ballerino! Pur tuttavia ritengo che bisogna anche vivere la modernità dei
nostri giorni con tutto quello che porta ..anche se questo vuol dire un nuovo stile di danza
!

Trovo che la modern belly dance sia per me lo stile più consono al mio carattere vivo e
dinamico. Riesco ad esprimere meglio il mio essere in una danza dove il virtuosismo è alla
base . danzare, per esempio, in elevazione ed eseguire tanti giri, oppure azzardare
movimenti in tanti piccoli isolamenti spezzettati, beh, mi diverte.. mi stimola..
giocare col pubblico..coinvolgerlo e stupirlo con abiti un pò insoliti ed estrosi.. (ho danzato
l'hanno scorso col jeans tacchi alti ed un cappellino paiettato).

Amo stupire con coreografie complesse, insolite anche talvolta irregolari
(In altre parole non quadrate)
I miei progetti futuri? Sicuramente continuare a danzare ... continuare ad insegnare.

Ho scoperto che mi piace tanto insegnare. Amo il contatto con le allieve, mi piace
trasmettere loro tutta la mia esperienza, plasmarle e modellarle come fossero creta tra le
mie mani ...assistere ai loro miglioramenti ai loro successi ... accorgermi che la mia danza è
la loro danza e riconoscermi in lei ...è come lasciare un'eredità ..un po' di te che vive dopo
di te ...

Da due anni esiste l'associazione "I sette veli di Iside " fondata da Marcella Zampollo
( sono vicepresidente!!!) che si propone di divulgare la danza orientale nel miglior modo
possibile dandole la dignità che merita..mi piacerebbe continuare con questo progetto e
vorrei che tante altre scuole aderissero per lavorare insieme.
 Comincia a piacermi lavorare per la federazione (scusate ma da quest'anno comincio a
capire il meccanismo perdonatemi) e sono contenta di esserci..
ho conosciuto molte colleghe che, diversamente ,sarebbero state solo dei nomi letti sui vari
siti internet.ho imparato ad apprezzare e riconoscere il loro lavoro ,anche diverso dal
mio, ma necessario ed utile alla formazione.

Ho apprezzato gli sforzi della federazione affinché la danza orientale possa essere una
danza sportiva a tutti gli effetti e ringrazio tutti quelli che mi hanno permesso di vivere
una esperienza a dir poco emozionante quando ho giudicato la prima volta ..commovente.

Sandy D’Ali
Tel. 338 6628693 - sandy@napolisherazade.it
Commissario Tecnico FIDS in Danze Orientali – Giudice di Gara
SHERAZADE ACCADEMIA DANZA ORIENTALE – Napoli
           TRADIZIONE O MODERNITA’…cosa privilegiare ?
                              a cura di Barbara Pettenati

Vivere nel ricordo del passato per non vedere l’oggi, o rinnegare il passato guardando solo
il presente ed il futuro ?

Per quanto mi riguarda, il passato è inscindibile dal presente, senza il passato non può
esistere il futuro, questo anche nella danza, per questo motivo ho cercato, e tutt’ora cerco,
di conoscere la danza fin dalle sue origini, per avere basi più solide per poter aggiungere
tutto ciò che è nuovo.

Tradizione

Le danze folcloristiche, ci ricordano il passato e la tradizione, molto terrene, eseguite dal
popolo rurale, in gruppo con movimenti semplici che spesso richiamano gesti semplici
eseguiti nella vita comune, semplici gli stessi accessori utilizzati come le brocche, bastoni,
tamburelli, danze che venivano ballate per ringraziare Dei, festeggiare nascite, raccolti,
matrimoni, la musica che le accompagna è anch’essa semplice, con ritmica costante,
eseguita con pochi strumenti musicali.

L’evoluzione del folclore ci porta al balady, i movimenti come la musica subiscono
l’evolversi dei tempi, si trasforma in danza solista, la musica eseguita con un maggior
numero di strumenti diviene più strutturata suggerendo alla danzatrice movimenti più.

 L’evoluzione del folclore ci porta al balady, i movimenti come la musica subiscono
l’evolversi dei tempi, si trasforma in danza solista, la musica eseguita con un maggior
numero di strumenti diviene più strutturata suggerendo alla danzatrice movimenti più
complessi, la danza diventa un modo per esprimere i propri sentimenti senza l’utilizzo
delle parole e non più una manifestazione di gruppo come nelle danze folcloristiche.

L’esecuzione di brani di vere e proprie orchestre ci porta allo stile Sharqi, la musica
richiede spazio, spazio che la danzatrice occupa con movimenti ampi e integrati con passi
di danza classica per poter creare nello spazio una forma visiva del brano musicato.

Contemporaneità
Da quanto ho letto, negli ultimi anni, nel mondo arabo, i cambiamenti sono stati veloci e
radicali, in campo economico ma anche sociale; sempre più proiettato verso l’Europa, ma
ancorato alla tradizione arabo-islamica, sempre più intento a cercare una identità di paese
moderato ma moderno, sempre in bilico fra ricerca di identità e autonomia e spirito di
emulazione nei confronti dei paesi europei più vicini. Tutto ciò appare estremamente
evidente specialmente guardando le Tv locali via satellite, due anime convivono, due stili
di vita, due differenti società entrambe portate, nella forsennata ricerca di una identità.

Accanto la tradizione che vuole la donna figlia, sposa e madre, appendice di una figura
maschile e relegata nelle pareti domestiche, convivono forme di emulazione esasperata dei
modelli occidentali percepiti nelle loro forme più estreme attraverso lo specchio deformato
dei mass media.

Donne che vivono e sostengono un’adesione integrale e rigorosa alle tradizioni dell’Islam,
non solo nella piena sostanza interiore, ma anche nelle forme esteriori, ad esempio nello
stesso abbigliamento con il velo, e donne mussulmane che entrano in confitto con le
proprie famiglie per modernizzarsi, acquistare spazi di autonomia e togliere il velo.

E così anche nella danza.

La musica viene campionata su un ritmo saidi o un ritmo balady rendendola vivace
talvolta frenetica come la vita odierna, nascono rifacimenti di brani europei in stile
arabeggiante, i movimenti vengono contaminati da altre danze considerate moderne e più
europee, dando vita a stili nuovi come il tribal, il fusion e il fantasy.


Conclusioni
Questa danza, per mè, non è una semplice danza legata a movimenti e musiche passate e
presenti, ma è un mezzo che ci permette di ritrovare il nostro equilibrio, di ritrovare la
nostra femminilità soffocata, di condividere con altre donne emozioni spesso comuni, ci
insegna che non bisogna avere fretta e che con l’impegno costante possiamo raggiungere
obiettivi importanti, credo che questa danza sia fondamentale per la donna la rende forte
nel fisico e nella mente, e l’aiuta a vivere e accettare emozioni talvolta sconosciute, per
questo ho deciso di insegnarla e per questo continuo nel suo studio e nel suo
approfondimento.


Didattica
Il mio piano di studio prevede per il primo anno la conoscenza della postura corretta,
percezione corporea e del respiro, l’apprendimento dei movimenti basici, (otto, hip, drop,
colpi a lato eseguiti sul posto e in movimento), camminate (come passo charme, chassè
avanti e indietro, arabesque), giri, base sharqi, il tutto inserito in coreografie propedeutiche
su brani moderni per rendere la lezione soprattutto divertente, a fine anno è prevista una
verifica per dare modo alle allieve di sbizzarrirsi con la fantasia e creare loro stesse una
piccola coreografia.

Il secondo e terzo anno, si approfondiscono e sviluppano i movimenti basici con le loro
innumerevoli combinazioni, si inizia lo studio degli stili e dei ritmi corredato da materiale
didattico, studio degli strumenti come velo, bastone, melaya, nozioni base di come
sviluppare una coreografia e relativa notazione coreografica.


Dal quarto anno in poi l’utilizzo di coreografie complesse porta ad una sempre maggiore
famigliarità con i passi e con la danza e si inizia un lavoro di interpretazione, e cosa più
difficile si inizia a ballare con il cuore e non più con la mente.
Seminari:

Per questo Congresso propongo una coreografia su un brano Egyptian Pop “Tab wa ana
maly” interpretata da Nancy Agram (cantante libanese), la canzone parla di amore
tormentato, di sguardi, di litigi, di pazienza. Verranno utilizzati passi tipici dello stile
folcloristico e dello stile sharqi, il tutto interpretato con l’ironia tipica della melaya, per
questo ho racchiuso il tutto nelle parole oriental fantasy.

Consiglio lo stage a chi ha già studiato la danza da almeno un anno, i passi anche se
semplici, prevedono giri, varianti del passo arabo, combinazioni di otto, camminate
chassè ed a H, drop, spostamenti nello spazio uniti a movimenti ritmici o ondulatori.

Barbara Pettenati
Maestra F.I.P.D.
Tecnico Federale e Giudice di Gara F.I.D.S
cell. 333 9517973
e-mail : b_pettenati@yahoo.it
www.barbara-ara.it
              “LA NOSTRA DANZA” a cura di Simona Ticciati
Danza orientale, danza del ventre, danza della donna, danza rituale, inno alla dea, la
denominazione può essere varia, ma riunisco le diverse denominazioni in un unico
concetto: la danza che parte dal nostro più profondo essere, che possediamo ed è dentro di
noi, conseguenza di un’antica eredità femminile, che attraverso le varie evoluzioni e
passaggi nei secoli e interpretazioni dovute alle contaminazione (che non sono altro che il
processo, attraverso i secoli, dello scambio di culture e tradizioni dei popoli), esprimiamo
poi con il coinvolgimento di tutte le emozioni che la nostra interiorità arriva ad esternare.

Tuttavia non bisogna mai dimenticare le “tradizioni” delle culture di appartenenza dalle
quali proviene, perché costituiscono il nucleo di partenza per ogni stile di danza. La
“modernità” è comunque stata sempre presente nel percorso evolutivo delle danze; anche
in tempi passati, ogni qualvolta è stata aggiunta una variazione (per esempio dalle grandi
dive egiziane) si è trattato, di “modernità” appartenenti a quell’epoca, ma questo non è
significato disconoscere la tradizione e la cultura: la fedeltà allo stile originale è rimasta.
Diverso è inventare nuove danze fondendo diversi stili, dando comunque sempre la
denominazione primaria di orientale o belly o arabe ecc. parliamo allora di un altro
argomento: creare nuovi stili di danza attingendo dovunque per dare origine a qualcosa di
inedito, diventa allora una miscellanea di stili e che non possiamo più chiamare danza
orientale.

Il mio incontro con la Danza Orientale è avvenuto per aver avuto la fortuna di conoscere
un grande Maestro: Esmat Osman, che è stato l’artefice del mio percorso di crescita, che mi
ha insegnato tutto ciò che c’era da sapere riguardo l’argomento, che mi ha trasmesso
l’amore e il rispetto per le tradizioni e la cultura araba. Attraverso i suoi insegnamenti ho
imparato ad amare e rispettare la danza e a riscoprire tutto ciò che era celato in me.

 Ora proseguo il cammino tenendo sempre presenti questi suoi insegnamenti, cercando a
mia volta di trasmettere l’amore, la passione, ma anche il rispetto per la “tradizione” e la
cultura; cerco di donare ad ogni persona che si avvicina alla danza orientale quegli
elementi che possono aiutare a conquistare un benessere psico-fisico; la “modernità” nel
mio percorso consiste nel combattere i pregiudizi atavici che ancora s’incontrano
dovunque, dovuti a disinformazione o condizionamenti di tipo religioso o sociale,
insegnando a chiunque che la nostra è una danza meravigliosa, dignitosa, delicata,
femminile ed elegante, che ha diritto al rispetto, da parte di tutti.
Seminario

PRINCIPIANTI: Danza Flamenco-Arabo: caratteristiche delle movenze; guida all’ascolto
delle sonorità arabo-andaluse.

MASTER CLASS: Danza con il Candelabro: equilibrio e virtuosismi nella danza: come
danzare “volando”

SIMONA TICCIATI simticc@hotmail.com - www.pianetaoriente.com - tel. 33553671
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