tesina-estetismo-amore

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					                                 Gabriele
                                D‟Annunzio
            Il Sistema
                                                Oscar Wilde
            Solare & il
               Sole



Le Scoperte della
    Seconda
   Rivoluzione
                                                              Irlanda
   Industriale
   (il motore)                  L‟estetismo
                               L‟amore per la
                                 vita, per la
                               bellezza e per
                                    l‟arte

  Can-can                                                     Henry
                                                              Matisse




                  La Belle                       Petronio
                 Époque(fra)                    (Satyricon)

                                 La Belle
                                Époque(ita)
L‟ESTETA,UN NUOVO TIPO UMANO

L'esteta uomo e letterato è una figura complessa e molto intrigante. Lo scrittore si propone, con
ogni mezzo, di suscitare nel lettore emozioni rare, forti e sconvolgenti. La letteratura degna si
distingue soprattutto in base alla forma: la parola poetica è una rivelazione delle energie interne
e ha la funzione di eccitate l'animo del lettore, di accarezzare l'orecchio con la sua musicalità, di
comunicare immagini attraverso il suono. Il verso, la rima, la ricercatezza stilistica sono spesso il
fine stesso del comporre, che presuppone una sensibilità e un gusto del tutto eccezionali. E fuori
dal comune, superlativo e brillante deve essere l'artista, che anela a raggiungere e a identificarsi
con il bello. L‟uso di stupefacenti non è disdegnato: l'alcool e l'oppio sono certamente dei vizi, ma
esistono per ragioni estetiche. L‟artista é convinto che il senso della vita non è nella realtà, ma
nell‟immaginarla. Il sogno è più bello di qualsiasi realtà banale e mediocre, essendo la bellezza non
intrinseca all'oggetto, ma un'immagine che ci colpisce e che ci trasmette emozioni. Di qui nasce la
ricerca del piacere e la convinzione dell‟esteta che la sua salvezza risieda proprio nel vizi. Egli
intraprende una rotta contro la virtù, non quella vera, ma quella che appare tale, che si fa
credere e lodare come virtù: combatte il fariseo, l'ipocrita, l'ingiusto che sembra giusto. Non gli
resta che contrapporre alla falsa virtù il peccato vero, eccezionale, eroico, che s'imponga
all'attenzione dei falsi benpensanti e moralisti. Si possono distinguere due forme diverse di
intendere l'estetismo: la vita come piacere e la vita come bellezza. Entrambe richiedono una
sensibilità raffinata e molto acuta, ma proprio le sensazioni più complicate sono quelle migliori.
Alla bellezza, per essere tale, è necessario il vizio, il ripugnante, l‟orrido. Amare la vita significa
renderla unica, perfetta, sovrumana, fino all‟esasperazione delle perversioni sadiche che
procurano l‟estremo e crudele piacere. Per l‟edonista il piacere estetico e quello sensuale sono la
realizzazione dell‟uomo, ma pochi individui sono capaci di raggiungere l'ideale. Esteta non è colui
che gode semplicemente delle situazioni della vita, ma chi è in continua ricerca di sensazioni ed
esperienze nuove, Egli s'innamora di tutto ciò che passa e non dura, ed è proprio il passare di
quel di cui s‟innamora che gli garantisce la sua libertà. La donna, che tanta parte ha nei suoi
pensieri spesso non è altro che una cavia di esperimenti, una fonte di piacere mutevole e di
sensazioni straordinarie. Quando la sua bellezza è sfiorita, o ha perduto qualcosa, egli procederà
ad una sostituzione di persona. Il matrimonio non può essere accettato, in quanto è antiestetico,
è un impegno deprecabile che uccide la bellezza e il piacere, un rifugio per i deboli, una condanna
al tedio. Edonista, colto, amorale, insoddisfatto ed egoista, così si presenta l'esteta, che in fin
dei conti non fa altro che evadere dalla vita per rifugiarsi in un‟inerzia e in un disimpegno dalla
politica, dagli affari, dal monde. È anche questo un modo di protestare contro la società
capitalista, industriale e commerciale dell'Ottocento. Egli è convinto che il mondo degli affari e
delle macchine, della produzione e del denaro sia brutto, mentre ritiene quello delle lotte politiche
e sociali ottuso e avvilente. Egli pertanto se ne disinteresse e se ne sta col suo ideale di arte e
di bellezza, per il quale è pronto a sacrificare la vita. A nulla valgono la fede scientifica e gli
imperativi della morale, né tanto meno va presa in considerazione l'ipocrisia della religione. La sua
è una nobiltà che spesso trova la sua legittimazione nell‟autoconservazione più che nella
genealogia, che si manifesta in primo luogo con l'eccentricità nel vestire, nell‟atteggiarsi, e nello
spirito di provocazione, ovvero nel dandismo. Tuttavia questo modo di vivere presenta dei limiti:
l'incompatibilità dei suo modo di sentire e il passare dì tutte le cose che catalizzano la sua
attenzione proiettano questo tipo umano nella più profonda e irrimediabile solitudine. Il
concentrarsi esclusivamente sull'attimo, sul piacere immediato, fa sì che l'impossibilità di rivivere
le situazioni passate si trasformi in un insolvibile problema esistenziale. Il dramma dell'esteta sta
appunto nell‟invecchiare, nel perdere il prestigio, e la considerazione conseguiti nella sua
tumultuosa e sregolata giovane età.
                                                          Gabriele D‟Annunzio

                             In Italia Gabriele D‟Annunzio è il portavoce principale della cultura estetizzante.
                             Egli mirò a realizzare uno stile di vita del tutto eccezionale libero da costrizioni
                             e vincoli, fastoso, raffinato, sensuale, ricco di- tensioni erotiche, forte di ideali
                             eroici. La sua influenza si esercita oltre che in ambito propriamente letterario,
                             sul costume e sulla società italiana per parecchi anni, almeno sino al primo
                             conflitto mondiale. Egli era per milioni di persone un modello di comportamento e
                             di gusti, oltre che un fervido creatore di mode e atteggiamenti e un ispiratore dì
                             ideali.

                                                                    La vita

Nato nel 1863 a Pescara da agiata famigli borghese, studiò in una delle scuole più aristocratiche dell'Italia
del tempo, il collegio Cicognini di Prato. Esordì nel 1879, sedicenne, con un libretto in versi, Primo
vere.Raggiunta la licenza liceale, a diciotto anni, si trasferì a Roma per frequentare l'università. In realtà
abbandonò presto gli studi, preferendo vivere tra salotti mondani e redazioni dei giornali. Acquistò subito
notorietà. Sono gli anni in cui D'Annunzio sì crea la maschera dell'esteta, dell‟individuo superiore, dalla
squisita sensibilità, che rifugge inorridito dalla mediocrità borghese, rifugiandosi in un mondo di pura arte, e
che disprezza la morale corrente, accettando come regola di vita solo il bello. Questa fase estetizzante
della vita di D‟Annunzio attraversò una crisi alla svolta degli anni Novanta, riflettendosi anche nella tematica
della produzione letteraria; lo scrittore cercò così nuove soluzioni, e le trovò, in un nuovo mito, quello del
superuomo, ispirato approssimativamente alle teorie del filosofo tedesco Nietzsche, un mito non solo più di
bellezza, ma dì energia eroica, attivistica. Nella realtà, D'Annunzio puntava a creare l‟immagine di una vita
eccezionale. A creargli intorno un alone di mito contribuivano anche i suoi amori. In realtà, in questo
disprezzo per la vita comune ed in questa ricerca di una vita eccezionale, D'Annunzio era strettamente
legato alle esigenze del sistema economico del suo tempo. Il culto della bellezza ed il "vivere inimitabile”,
superoministico, risultavano essere finalizzati al loro contrario, a ciò che D‟Annunzio ostentava di
disprezzare: il denaro e le esigenze del mercato: proprio lo scrittore più ostile al mondo borghese era in
realtà il più legato alle sue leggi; lo lo scrittore che più spregiava la massa, era costretto a sollecitarla e a
lusingarla. E' una contraddizione che D'Annunzio non riuscì mai a superare. D'Annunzio non si accontentava
più dell'eccezionalità di un vivere puramente estetico, - vagheggiava anche sogni di attivismo politico. Per
questo, nel 1897, tentò l'avventura parlamentare, come deputata dell'estrema destra. Ciò non gli impedì,
nel 1900, di passare allo schieramento di sinistra:ma non deve meravigliare , perché questa ambigua
disponibilità è propria delle posizioni irrazionalistiche, estetizzanti e vitalistiche, che sono sempre attratte
dalle manifestazioni di forza ed energia vitale, qualunque orientamento ideologico esse seguano. Cercando uno
strumento con cui agire più direttamente sulle folle per imporre il suo verbo di "vate”, D'Annunzio a partire
dal 1899 si rivolse anche al teatro. D'Annunzio, a causa dei creditori inferociti, nel 1910 fu costretto a
fuggire dall'Italia e a rifugiarsi in Francia. Nell‟ “esilio” si adattò al nuovo ambiente letterario, scrivendo
persino opere teatrali in francese. L'occasione tanto attesa per l'azione eroica gli fu offerta dalla prima
guerra mondiale. Allo scoppio del conflitto D'Annunzio tornò in Italia ed iniziò un'intensa campagna
interventista, che ebbe un peso notevole nello spingere l‟Italia in guerra, galvanizzando l‟opinione pubblica.
Anche la guerra di D'Annunzio fu una guerra eccezionale, non combattuta nel fango e nella sporcizia delle
trincee, ma nei cieli, attraverso la nuovissima arma, l'aereo. Nel dopoguerra D'Annunzio si fece interprete
dei rancori per la " vittoria mutilata” che fermentava tra i reduci, capeggiando una marcia di volontari su
Fiume, deve instaurò un dominio personale sfidando lo Stato italiano.

L‟estetismo e la sua crisi

L'esordio letterario di D‟Annunzio avviene sotto il segno dei due scrittori che in Italia a cavallo degli anni
'80, suscitano maggior eco, Carducci e Verga. Le prime due raccolte liriche, Primo vere (1879) e Canto novo
(1882) si rifanno al Carducci delle Odi barbare (1877); la prima opera narrativa, la raccolta di novelle Terra
vergine (1882), guarda al Verga di Vita dei campi (1880). Se si esclude Primo vere, che è poco più di un
esercizio di apprendistato, il Canto novo offre già indicazioni molto interessanti. Oltre alla metrica barbara,
D'Annunzio ricava da Carducci il senso tutto "pagano" delle cose sane e forti, della comunione con una natura
solare e vitale. Ma questi temi sono portati al limite estremo, e toccano i vertici di una fusione ebbra tra io
e natura che fa già presentire il futuro panismo superomistico. Terra vergine è il corrispettivo in prosa del
Canto novo. Il modello è il Verga rusticano di Vita dei campi : anche D'Annunzio presenta figure e paesaggi
della sua terra, l'Abruzzo. Il mondo di Terra vergine è un mondo sostanzialmente idillico, non problematico.
Sul piano delle tecniche narrative, questo compiacimento per la ferinità e la barbarie sì esprime in una
continua intromissione della soggettività del narratore che è l'opposto dell‟impersonalità verista.

I versi degli anni Ottanta e l‟estetismo

L'Intermezzo di rime (1883) è giocato sulla confessione della stanchezza sensuale, della sazietà della carne
viziosa. Isotta Guttadauro (1886) è un esercizio raffinato ed estetizzante di recupero delle forme poetiche
quattrocentesche, la Chimera (1890), pubblicata insieme all‟Isotteo, nuova edizione dell'Isotta Cuttadauro,
insiste su temi di sensualità perversa, compendiati in immagini di una femminilità fatale e distruttrice.
Queste opere poetiche sono il frutto della fase dell‟estetismo dannunziano, che si esprime nella formula “il
Verso è tutto”. L'arte è il valore supremo, e ad essa devono essere subordinati tutti gli altri valori. La vita
si sottrae alle leggi del bene e del male e si sottopone solo alla legge del bello, trasformandosi in opera
d'arte. Sul piano letterario, tutto ciò dà vita ad un vero e propria culto religioso dell‟arte e della bellezza,
in una ricerca di eleganza estenuante, di squisiti artifici formali. La poesia non sembra nascere
dall'esperienza vissuta, ma da altra letteratura. I versi dannunziani pertanto sono fitti di echi letterari, che
provengono dai poeti classici, da quelli della tradizione italiana, dai contemporanei poeti francesi e inglesi.

"Il piacere e la crisi dell'estetismo”.

L'esteta non ha la forza di opporsi realmente alla borghesia in ascesa, che a fine secolo si avvia sulla strada
dell'industrialismo,     del capitalismo monopolistico, dell'imperialismo aggressivo, colonialista e militarista. Il
suo isolamento sdegnoso, lungi dall'essere un privilegio, non può che divenire sterilità ed impotenza, il culto
della bellezza si trasforma in menzogna. La costruzione dell'estetismo entra allora in crisi. Il primo romanzo
scritto da D‟Annunzio, Il piacere (1889), in cui confluisce l‟esperienza mondana e letteraria vissuta sino a
quel momento, ne è la testimonianza più esplicita. Al centro del romanzi> è la figura di un esteta, Andrea
Sperelli, un giovane aristocratico, artista, proveniente da una famiglia di artisti "tutto impregnato di arte".
Il principio “fare la propria vita, come si fa un'opera d‟arte", in un uomo dalla volontà debolissima, quale è
Andrea, diviene una forza distruttiva, che lo priva di ogni energia morale e creativa, lo svuota e lo
isterilisce. L'eroe è diviso tra due immagini femminili: Elena Muti, la donna fatale, che incarna l‟erotismo
lussurioso, e Maria Ferres, la donna pura, che rappresenta l'occasione di un riscatto e dì una elevazione
spirituale. Ma in realtà l'esteta libertino mente a se stesso: la figura della donna angelo è solo oggetto di un
gioco erotico più sottile e perverso, fungendo da sostituta di Elena, che Andrea continua a desiderare e che
lo rifiuta. Andrea finisce per tradire la sua menzogna con Maria, ed è abbandonato da lei, restando solo con
il suo vuoto e la sua sconfitta. Nei confronti di questa suo "doppio letterario” D'Annunzio ostenta un
atteggiamento impietosamente critico. Quindi, pur segnando un punto di crisi e di consapevolezza, il Piacere
non rappresenta il definitivo distacco di D'Annunzio dalla figura dell'esteta. Nel suo impianto narrativo il
romanzo risente ancora della lezione del realismo ottocentesco e del verismo, che conservava in quegli anni
grande vitalità. Sono evidenti le ambizioni a costruire un quadro sociale, di costume, popolato di figure
tipiche di aristocratici oziosi e corrotti.

Il superomismo

L'ideologia superomistica

D‟Annunzio coglie alcuni aspetti del pensiero di Nietzsche banalizzandoli: il rifiuto del conformismo borghese
e dei principi egualitari che schiacciano la personalità, l'esaltazione di uno spirito dionisiaco, cioè di un
vitalismo gioioso, libero dalla morale, il rifiuto della pietà dell'altruismo, il mito del superuomo, assumono una
coloritura antiborghese, aristocratica e antidemocratica. Il mito Nietzschiano del superuomo è interpretato
da D'Annunzio come il diritto dì pochi esseri eccezionali ad affermare il loro dominio sulla massa. Questo
nuovo personaggio ingloba in sé l'esteta. L'artista superuomo ha funzione di vate, ha una missione politica di
guida, diversa da quella del vecchio esteta. Il superuomo dì Nietzsche venne quindi mal interpretato e in
D'Annunzio si limitò a nuove avventure erotiche e all‟esaltazione della propria personalità eccezionale
proponendo così un dannunzianesimo basato sul costume e sulla moda, esaltato da una borghesia ambiziosa e
megalomane.

I romanzi del superuomo

Il romanzo Il trionfo della morte rappresenta una fase di transizione fra le due figure dei superuomo.
L'eroe Giorgio Aurispa è un esteta simile ad Andrea Sperelli che, travagliato da una malattia interiore, va
alla ricerca di un nuovo senso della vita. Un breve rientro nella sua famiglia acuisce la sua crisi, perché
reimmergersi nei problemi della vita familiare e soprattutto rivivere il conflitto con il padre contribuisce a
minare le sue energie vitali: per cui è indotto, a identificarsi nella figura dello zio, a lui simile nella
sensibilità e morto suicida. La ricerca porta l'eroe a tentare di riscoprire le radici della sua stirpe. La
soluzione gli si affaccia nel messaggio dionisiaco di Nietzsche, in un‟immersione nella vita in tutta la sua
pienezza, ma l'eroe non è ancora in grado di realizzare tale progetto: prevalgono in lui, sull‟ispirazione alla
vita piena e gioiosa, le forze negative della morte; egli al termine del romanzo si uccide. Il romanzo
successivo "Le vergini delle rocce" segna la svolta ideologica radicale, nel quale l'eroe è forte e sicuro. E'
stato definito il "manifesto del superomismo”. Esso contiene le nuove teorie dannunziane.

Le laudi

Nel campo della lirica D'Annunzio vuole affidare il compito di vate a sette libri di Laudi del cielo, del mare,
della terra e degli eroi. Nel 1903 pubblica i primi tre (Maia, Elettra e Alcione), un quarto Merope, nel
1911. Postumo è un quinto, Asterope. Gli ultimi due, anche se annunciato non furono scritti. Maia non è una
raccolta di liriche, ma un lungo poema di oltre 800 versi. In esso D'Annunzio adottò il verso libero; il
carattere è profetico e vitalistico. Il poema è la trasfigurazione mitica di un viaggio in Grecia, realmente
compiuto da D'Annunzio. Il viaggio nell‟Ellade è l'immersione in un passato mitico alla ricerca di un vivere
sublime. Dopo di che il protagonista si reimmerge nella realtà moderna. Il mito classico vale a trasfigurare
questo presente, riscattandolo dal suo squallore. Il passato modella su di sé il futuro da costruire. Per
questo l'orrore della civiltà industriale si trasforma in una nuova forza e bellezza equivalente a quella
dell'Ellade. Per questo il poema diventa un inno alla modernità capitalistica ed industriale, alle nuove masse
operaie, docile strumento nelle mani del superuomo. Il poeta non si contrappone più alla realtà borghese
moderna, ma la trasfigura in un'aurea di mito. Il D'Annunzio autentico è proprio quello "decadente” nel
senso più stretto del termine, quello che interpreta la fine di un mondo e dì una cultura, che si avventura ad
esplorare le zone più oscure della psiche, che vagheggia con nostalgia una bellezza del passato avvertita
come un mito irraggiungibile. Il secondo libro Elettra è denso di propaganda politica diretta; esso ricalca la
struttura ideologica di Maia, vi troviamo passato e futuro di gloria e bellezza in contrapposizione al
presente. Costante è la celebrazione della romanità in chiave eroica. Il terzo libro Alcione in apparenza si
distacca dagli altri due: al discorso politico-celebrativo si sostituisce il tema lirico della fusione con la
natura. È il diario ideale dì una vacanza estiva. La stagione estiva è vista come la più propizia a consentire
la pienezza vitalistica. Sul piano formale c'è la ricerca di una sottile musicalità e l'impiego di un linguaggio
analogico, che si fonda su un gioco continuo di immagini corrispondenti. Alcione è stata la raccolta poetica
più apprezzata dalla critica ed è stata definita poesia pura. Ma l'esperienza panica del poeta non è altro
che una manifestazione del superuomo: solo la sua parola magica può cogliere ed esprimere l'armonia segreta
della natura, raggiungere e rivelare l‟essenza misteriosa delle cose. Alcione avrà una notevole influenza sulla
lirica italiana del '900. Il quarto libro, Merope, raccoglie i canti celebrativi della conquista della Libia
composti ad Arcachon, pubblicati dapprima sul Corriere della sera e poi in volume nel 1912. Vengono
considerati una continuazione di questa raccolti i quattro libri i Canti della guerra latina, composti e
pubblicati tra il 1914 ed il 1918 (costituiranno, in seguito, il volume intitolato Asterope, la canzone del
Quarnaro).
                                    OSCAR WILDE (1854 - 1900)

Was born in Dublin in 1845. He was influenced by aestheticism and by decadentism. From aestheticism he took
the cult of beauty. In particular the concept take "Art for Art's Sake". Wilde perceived the artist as an alien
in a materialistic world. He wrote only to please himself and not to communicate his theories to his fellow
beings, in fact he doesn't believe, on the contrary of the writers of the Enlightenment, in a didactic and moral
aim for art. The Wildean man-ideal is the dandy, an aristocratic whose elegance is a symble of the superiotity
of his spirit and he is an individualist, who demands absolute freedom. The protagonist of the novel The Picture
of Dorian Gray is the typical dandy. Dorian Gray is a young man whose beauty fascinates a painter, Basil
Hallward, who decides to portray him. While Gray's desires are satisfied, including that of the eternal youth,
the signs of age, experience and vice appear on the portrait. When the painter sees the corrupted image of
the portrait, Dorian kills him. Later Dorian wants to free himself of the portrait, witness to his spiritual
corruption, and stabs it, but he mysteriousely kills himself. In the moment of the death the picture returns to
its original purity and Dorian's face becomes "withered, wrinkled and loathsome". This story is profoundly
allegorical and it is a 19th century version of the myth of th Faust, the story of a man who sells his soul to
the devil so that all his desires might be satisfied. In this novel the soul becomes the picture. The orrible,
corrupting picture could be seen as a symbol of the immorality and bad coscience of the Victorian middle
classes, while Dorian's purity and innocence are symbols of the bourgeois hypocrisy. Finally the picture,
restored to his original beauty, illustrates Wilde's theories of art: art survives people, art is eternal. The
moral of this novel is that every excess must be punished.
                                            THE AESTHETIC MOVEMENT
The long reign of Queen Victoria was a period of great change. The Industrial Revolution brought about social,
moral and intellectual change. Class distinction was prevalent in all aspect of Victorian society and it was
portrayed in the literature of the epoch. The Aesthetic movement began in the 1870s. The writers who
started the Aesthetic Movement used the slogan “art for art‟s sake”. In their opinion art and morality were
completely separate. Walter Pater is considered the father of the movement and Oscar Wilde the most
astonishing representative. Aesthetic writes such as Oscar Wilde pursued pleasure and new sensations and
devoted themselves to the cult of beauty and art. A „dandy‟ was a very elegant man who gave great importance
to his appearance and lifestyle.
                               L‟Irlanda
L'Irlanda è una repubblica indipendente e sovrana che ricopre
approssimativamente cinque sesti dell'isola d'Irlanda. È uno stato membro
dell'Unione europea, ha un'economia sviluppata e una popolazione di poco
più di 4,2 milioni di abitanti. La capitale è Dublino. Il rimanente sesto
dell'isola d'Irlanda è conosciuto come Irlanda del Nord e fa parte del
Regno Unito. Repubblica d'Irlanda è la descrizione della nazione, così
come prevede la Costituzione, ma non il nome ufficiale.


                                                    Storia

Dal 1° gennaio 1801 fino al 6 dicembre 1922 l'Irlanda fece parte del Regno Unito. Nelle elezioni generali
britanniche del dicembre 1918, il partito indipendentista Sinn Fein conquistò 73 dei 106 seggi della Camera
dei Comuni che si assegnavano in Irlanda. Nel gennaio 1919, i membri del parlamento eletti per il Sinn Fein
rifiutarono di prendere possesso del loro seggio a Westminster ed insediarono un parlamento irlandese
fuorilegge, il Dáil Éireann. Questo Dáil proclamò immediatamente ed in via unilaterale l'indipendenza della
Repubblica irlandese che, però, non ottenne alcun riconoscimento internazionale. Dopo un'aspra guerra di
indipendenza i rappresentanti del governo britannico e l'Aireacht dell'Eire nel 1921 negoziarono il Trattato
Anglo-Irlandese. In ambito internazionale fu riconosciuto uno stato irlandese con il nome di Stato Libero
d'Irlanda. Il nuovo stato libero avrebbe dovuto coprire in teoria l'intera isola, ma le due parti concordarono
che l'Irlanda del Nord potesse scegliere se rimanere sotto il Regno Unito, cosa che fece. Il Dáil approvò il
trattato di pace. Le 26 contee rimaste entrarono a far parte dello Stato Libero, che avrebbe avuto lo
status di dominion all' interno del Commonwealth britannico il cui capo dello stato era formalmente il Re
d'Inghilterra. Aveva un Governatore Generale, un Parlamento bicamerale, un gabinetto chiamato Executive
Council ed un Primo Ministro. Una parte del movimento indipendentista, guidata da Eamon de Valera, non
accettò gli accordi con il governo britannico, in quanto non garantivano l'unità dell'isola e mantenevano i
citati legami costituzionali con il Regno Unito. Ne conseguì una guerra civile, che si concluse con la sconfitta
della fazione contraria agli accordi. Il 29 dicembre 1937 fu promulgata una nuova Costituzione, la Bunreacht
na hÉireann. Sostituì l'Irish Free State con un nuovo stato, l'Éire o, in lingua inglese, Ireland (Irlanda).
Sebbene questa struttura costituzionale dello stato prevedesse un Presidente invece che un re, non era una
repubblica effettiva. Il re, infatti, rimaneva il simbolo politico che rappresentava la nazione. Finalmente, il
1° aprile 1949 il Republic of Ireland Act dichiarò l'Éire una repubblica, dando al Presidente della Repubblica
anche quel ruolo di rappresentanza effettivo. Durante la Seconda Guerra Mondiale l'Irlanda rimase in
un'attenta e cauta neutralità, dissestata dalla precedente guerra d'indipendenza sfociata in guerra civile,
ma soprattutto impaurita dall'eventualità di un attacco da parte inglese in caso di alleanza con l'Asse, o
viceversa di un'invasione tedesca. L'Irlanda abbandonò il Commonwealth nel 1949, quando divenne una
repubblica, ed entrò a far parte delle Nazioni Unite nel 1955 e della CEE nel 1973. I governi irlandesi fino
ad oggi hanno spesso auspicato una pacifica riunificazione dell'isola e hanno cooperato con la Gran Bretagna
per dissipare i violenti conflitti fra i gruppi paramilitari nel Nord Irlanda, conosciuti come i Troubles. Un
accordo di pace per l'Irlanda del Nord, conosciuto come Good Friday Agreement o Accordo di Belfast,
approvato nel 1998 con referendum in entrambe le nazioni, è in fase di attuazione.


                                                   Politica

L'Irlanda è una repubblica a base parlamentare. Il Presidente d'Irlanda, riconosciuto come capo dello stato,
viene eletto per 7 anni e può essere rieletto successivamente solo una volta. Il Primo Ministro viene
incaricato dal Presidente e approvato dal Parlamento. Il Primo Ministro è normalmente il leader del partito,
o della coalizione, che si aggiudica più seggi nelle elezioni. Il Parlamento bicamerale è formato dal Senato e
dalla Camera dei Rappresentanti. Il Senato è formato da 60 membri: 11 nominati dal Primo Ministro, 6
eletti dalle università nazionali e 43 in base ai risultati delle elezioni. Negli ultimi anni, la figura politica
irlandese più nota nel mondo è stata Mary Robinson, presidente dal 1990 al 1997, la prima donna a rivestire
tale carica. Da notare che la Repubblica d'Irlanda nel 2011 avrà un Presidente della Repubblica donna da 21
anni ininterrotti. Molto interessante è il sistema elettorale irlandese che associa la scelta ordinale dei
candidati ad un'alta proporzionalità. Gli irlandesi apprezzano molto questo sistema elettorale. Inoltre i critici
del "first past the post" inglese lo propongono spesso come alternativa più rispondente al sistema partitico
del Regno Unito.


                                                  Geografia

L'isola d'Irlanda si estende per 84.421 km² dei quali cinque sesti appartengono all'Éire. È bagnata ad ovest
dall'Oceano Atlantico, a nord-est dal Canale del Nord. A est invece c'è il Mare d'Irlanda che si riconnette
all'oceano a sud-ovest tramite il Canale di San Giorgio e il Mare Celtico. La costa occidentale dell'Irlanda
consiste per lo più di scogliere, mentre quella meridionale da lunghe penisole. Il territorio vicino alla costa è
formato spesso da colline e basse montagne. Il centro della nazione è formato da paludi dello Shannon, con
vaste distese di torba. Il clima è temperato grazie alla Corrente del Golfo. Le estati raramente sono calde,
ma anche in inverno è difficile che geli. Le piogge sono frequentissime. Le città principali sono la capitale
Dublino nella costa orientale, Cork nel sud, Galway e Limerick nella costa occidentale, e Waterford nel sud-
est.


                                           Ambiente Naturale

L'Irlanda possiede meno specie animali e vegetali rispetto alla Gran Bretagna o anche al resto dell'Europa
continentale; ciò è dovuto principalmente al fatto che essa divenne un'isola poco dopo la fine dell'ultima era
glaciale. In Irlanda si possono trovare differenti tipi di habitat, come ad esempio quello della prateria, la
boscaglia, le foreste temperate, le distese di conifere, le paludi e vari ambienti costieri.


                                                  Economia

La Repubblica d'Irlanda è una piccola, moderna nazione ben inserita nel commercio internazionale. La
crescita economica è stata in media del 10% nel quinquennio 1995-2000. L'Agricoltura, un tempo il settore
più importante, è ora stata superata dall'Industria. Sebbene le esportazioni siano ancora l'elemento di
maggior traino per l'economia irlandese, quest'ultima beneficia molto anche dell'aumento nei consumi interni
e dalla ripresa nelle costruzioni e negli investimenti industriali. Secondo i dati, l'Irlanda è la principale
esportatrice mondiale di software e servizi del terziario avanzato. La ragione risiede nella non tassazione dei
diritti d'autore. Durante il decennio appena trascorso, il governo irlandese ha sviluppato una serie di
programmi economici nazionali per frenare l'inflazione allentare il carico fiscale, ridurre la spesa pubblica in
proporzione al PIL, incrementare la qualità della forza lavoro ed incoraggiare gli investimenti stranieri.


                                                  Religione

L'86,6% della popolazione della Repubblica d'Irlanda è cattolica, in leggero calo negli ultimi anni. La seconda
grande religione, la Church of Ireland è, invece, in lieve ripresa ed è attualmente professata dal 5% della
popolazione. Il 4,4% dichiara di non avere un credo religioso.
                                                             Henri Matisse

                               Henri Émile Benoît Matisse è stato un pittore, incisore, illustratore e
                               scultore francese. Matisse è uno dei più noti artisti del ventesimo secolo,
                               conosciuto principalmente per essere l'esponente di maggior spicco della
                               corrente artistica dei Fauves.



                                                              Biografia
                                                      Giovinezza ed educazione

                                 Nato nel 1869 a Le Cateau-Cambrésis crebbe a Bohain-en-Vermandoisdove i
suoi genitori gestivano un commercio di sementi. Era il primogenito della famiglia. Nel 1887 si trasferì a
Parigi per studiare legge, lavorando come impiegato statale. Cominciò a dipingere nel 1889. Scoprì così "una
sorta di Paradiso", come disse in seguito. Decise perciò di diventare un artista, con grande disapprovazione
del padre. Nel 1891 tornò a Parigi, per studiare arte all'Académie Julian, divenendo studente di William-
Adolphe Bouguereau e Gustave Moreau. Inizialmente dipinse nature morte e paesaggi, secondo la tradizione
fiamminga, ottenendo un discreto successo. Nel 1896 espose 5 dipinti al salone della Société Nationale des
Beaux-Arts e lo stato francese ne acquistò due. Nel 1897 e 1898 visitò il pittore John Peter Russell sulla
Belle Île. Russell lo introdusse all'Impressionismo e ai lavori di Van Gogh. Lo stile di Matisse cambiò
completamente. Influenzato dai lavori dei post-impressionisti Paul Cézanne, Gauguin, Van Gogh e Paul Signac,
ma anche dall'arte giapponese, fece del colore l'elemento cruciale dei suoi dipinti. Molti dei suoi quadri
realizzati tra il 1899 e il 1905 fanno uso del Pointillisme, praticato da Signac. Nel 1898 andò a Londra a
studiare i dipinti di William Turner. Nel 1894 ebbe una figlia, Marguerite. Nel 1898 sposò Amélie Noelie
Parayre; i due crebbero assieme Marguerite ed ebbero altri due figli, Jean e Pierre. Marguerite fece
spesso da modella a Matisse.


                                                 Fauvismo

La sua prima esposizione avvenne nel 1904, senza grande successo. Nel 1905 si trasferì nel sud della
Francia, per lavorare con André Derain. I dipinti di questo periodo sono caratterizzati da forme appiattite e
linee controllate, con l'espressione che domina sui dettagli. Al Salon d'Automne del 1905, diversi artisti
presentarono quadri dai colori violenti per esprimere emozioni. Matisse mostrò Finestra aperta e Donna col
cappello. Gli artisti vennero presto denominati Fauves. Matisse fu riconosciuto come uno dei suoi maggiori
esponenti; altri membri erano Derain, Georges Braque, Raoul Dufy e Maurice Vlaminck. Il pittore simbolista
Gustave Moreau fu il maestro ispiratore del movimento. I lavori di Matisse, tuttavia, incontrarono al tempo
dure critiche nei loro confronti. Il declino del movimento Fauves dopo il 1906 non rallentò tuttavia l'ascesa
di Matisse; la maggior parte delle sue opere più celebri vennero infatti dipinte tra il 1906 e il 1917, quando
era parte attiva del grande insieme di artisti che lavoravano a Montparnasse; sebbene egli non vi entrasse
appieno, con le sue sembianze conservatrici e i suoi costumi borghesi restrittivi. Matisse ebbe un lungo
rapporto col collezionista d'arte russo Sergei Shchukin. Proprio per Shchukin realizzò La danza, uno dei suoi
capolavori. Nel 1917 Matisse si trasferì a Cimiez, in Costa Azzurra. I lavori della decade seguente questo
trasferimento mostrano un rilassamento e un ammorbidimento del suo approccio. Questo ritorno all'ordine è
tipico di buona parte dell'arte seguente la Prima guerra mondiale, ed è paragonabile al neoclassicismo di
Picasso o Stravinsky, e al ritorno al tradizionalismo di Derain. Le sue odalische orientaleggianti sono
caratteristiche di questo periodo. Matisse morì per un attacco cardiaco nel 1954, all'età di 84 anni. È
sepolto nel cimitero del Monastero di Notre-Dame de Cimiez.
                                           Opere
   Natura morta con libri (Nature morte aux livres) (1890) prima opera
   Lusso, calma e voluttà (Luxe, Calme et Volupté) (1904)
   Madame Matisse (Ritratto con la riga verde) (1905)
   Donna con cappello (1905)
   Musica (1910)
   La danza (1910)
   Nudo rosa (1935)
   La camicetta rumena (1940)
   Jazz (1947)
   La tristezza del re (1952)
   Gioia di Vivere (1906)
   Finestra aperta
   Conversazione
   I pesci rossi
                                       Petronio Arbitro

                     Tito Petronio Arbitro è stato uno scrittore e filosofo latinosoprannominato
                     arbiter elegantiae o arbiter elegantiarum.


                                                        Biografia

                      Tacito parla diffusamente di un certo 'Petronio', senza per altro far alcun
                      riferimento a lui come autore del Satyricon. Lo storico romano nomina un G.
                      Petronio.Tuttavia, tale notizia sembra errata. Tacito pare confondere il
                      padre con il figlio. Secondo gli studi più recenti Petronio corrisponderebbe a
                      Tito Petronio Nigro, illustre intellettuale della cerchia degli intimi di Nerone,
uomo avvezzo a ribaltare le più elementari regole della convenzione comune: passava il giorno a
letto dormendo e la notte dedicandosi ai suoi affari e ai piaceri della vita. Nonostante il suo
atteggiamento, naturale o studiato, di neghittoso, chiamato ad assumere alte responsabilità
politiche soprattutto in Bitinia, secondo Tacito, si rivelò energico e all'altezza dei suoi compiti.
Sempre secondo lo storico romano, mentre molti erano arrivati alla notorietà grazie a un impegno
frenetico, Petronio vi giunse attraverso un'ostentata indolenza. Probabilmente, proprio questa sua
caratteristica lo pose al centro dell'attenzione di Nerone e della sua corte. Ma ciò gli fu fatale.
Per Tacito Tigellino, prefetto del Pretorio, ne divenne presto invidioso. Per farlo cadere in
disgrazia, egli insinuò in Nerone il sospetto che Petronio fosse implicato nella congiura pisoniana.
Tigellino fece sterminare gran parte della classe intellettuale e dirigente di Roma. Petronio,
venuto al corrente della vicenda, non volle aspettare la condanna dell'imperatore e decise di darsi
la morte, ma senza fretta: si recise le vene, le fasciò e le aprì di nuovo, comportandosi intanto
come se fosse un giorno qualsiasi. Egli mangiò, ascoltò musica e versi di poesia, discusse di
filosofia, ma in maniera leggera; poi riposò, in modo tale che la morte sembrasse casuale.


                                           Il Satyricon

Il Satyricon è un'opera latina attribuita a Petronio Arbitro. In considerazione della
frammentarietà e della lacunosità del testo, molti dati su di esso rimangono incerti e costituiscono
materia di discussione tra gli studiosi. Innanzitutto il titolo. I manoscritti che tramandano l'opera
concordano e ne riportano diversi. Normalmente, però, ci si
riferisce all'opera di Petronio con il titolo di Satyricon, da
intendersi probabilmente come genitivo, come accade per
opere di altri autori. Allo stesso modo, non è certa l'identità
dell'autore, dal momento che il testo non fornisce riferimenti
precisi per riconoscerlo in modo inequivocabile. L'indicazione
fornita dai manoscritti è limitata al nomen dell'autore, cioè
Petronio, senza alcuna altra specificazione. Nel passato,
diverse ipotesi sono state formulate. Oggi, generalmente, è
accettato il riconoscimento del Petronio autore del Satyricon
nel Gaio Petronio, personaggio in vista della corte di Nerone
ma improvvisamente caduto in disgrazia presso l'imperatore e
condannato a morte nel 66, di cui parla Tacito nei suoi
Annales. Se tale identificazione è corretta, sarebbe
un'ulteriore prova a sostegno di una datazione dell'opera al I secolo, attorno al 60, che,
nonostante alcune opposizioni, trova conferma anche nelle numerose allusioni a fatti e persone
dell'epoca di Nerone, e in altri indizi di natura linguistica. L'opera ci è giunta frammentaria e
lacunosa. Originariamente, comunque, secondo le testimonianze della tradizione manoscritta,
doveva essere molto ampia, dal momento che i frammenti restanti appartenevano ai libri XV e
XVI.


                                               Trama

Encolpio, il giovane protagonista, racconta le avventure alle quali è andato incontro durante un
viaggio fatto in compagnia del giovane Gìtone di cui è innamorato e dell'amico Ascilto, in una non
bene precisata località della Campania. Dopo una discussione con il retore Agamennone sul tema
della decadenza dell'eloquenza, i tre iniziano a vivere le avventure più disparate. Vengono anche
accusati di aver offeso il dio Priapo in persona, avendo interrotto un rito in suo onore. Costretti
quindi a rimediare al sacrilegio, sono coinvolti in un'orgia purificatrice, durante la quale subiscono
estenuanti prove erotiche. Inizia allora il racconto della "cena" a casa di Trimalchione, episodio
centrale dell'opera, di cui occupa quasi la metà. Ospiti sono vari personaggi del rango di
Trimalchione. La conversazione fra i convenuti verte su argomenti comuni, ma offre uno spaccato
vivace e colorato, non senza punte di chiara volgarità, della vita di quel ceto sociale. In seguito,
Encolpio, allontanatosi dagli altri due compagni, incontra Eumolpo, un vecchio letterato che,
notato l'interesse di Encolpio per un quadro raffigurante la presa di Troia, gliene declama in versi
il resoconto. I due diventano quindi compagni di viaggio, rivali in amore a causa di Gitone e dopo
una serie di avventure, che li vedono viaggiare per mare e rischiare anche la vita, si ritrovano,
insieme nella città di Crotone, dove Eumolpo si finge un vecchio danaroso e senza figli, ed
Encolpio e Gitone si fanno passare per i suoi servi: così essi scroccano pranzi e regali dai
cacciatori di eredità. Nei frammenti successivi, Eumolpo recita un brano epico, in cui viene
descritto il Bellum civile fra Cesare e Pompeo, e successivamente si legge di Encolpio che, per
l'ira di Priapo, diventato impotente, è vittima di una ricca amante che si crede disprezzata da lui
e lo perseguita. Eumolpo, invece, scrive il suo testamento dove specifica che gli eredi avranno
diritto alle sue ricchezze solo se faranno a pezzi il suo corpo e se ne ciberanno in presenza del
popolo.

                                              Il genere

Altro punto controverso fra gli studiosi è il genere entro cui si può iscrivere il Satyricon
petroniano, difficoltà, questa, già per gli autori antichi. La frammentarietà del testo non aiuta a
trovare soluzioni certe. Pare evidente un suo legame con la satira menippea, con la quale condivide
tra l'altro la commistione di prosa e poesia; se ne distacca tuttavia per la maggiore complessità
narrativa. Altri studiosi vedono nel Satyricon soprattutto una parodia dell'Odissea omerica, con
Encolpio come alter-ego mediocre e vanesio di Ulisse. Il Satyricon fu influenzato anche dal mimo
e dalla favola milesia, dalla quale prende spunto per gli episodi macabri ed osceni. L'ipotesi più
suggestiva è quella che vede nel Satyricon una grande vicinanza con il modello del romanzo
ellenistico. Con esso, in effetti, il Satyricon condivide alcuni aspetti quali la struttura complessa,
il rapporto amoroso fra i protagonisti e le disavventure che essi devono affrontare. Tuttavia,
considerando le evidenti differenze con cui gli stessi temi del romanzo ellenistico sono trattati da
Petronio, alcuni studiosi hanno sostenuto la tesi di un intento parodico di Petronio verso un genere
ben conosciuto e popolare. Appare riduttivo cercare di racchiudere l'incredibile varietà del
Satyricon in un unico codificato genere narrativo. Forse, allo stato delle conoscenze, è opportuno
limitarsi ad apprezzare la sapiente mano creativa di Petronio, capace di riunire in una sola opera
generi molto diversi fra loro.
                                          Il senso della vita

Il "Satyricon" deve molto alla narrativa per trama e struttura del racconto, e qualcosa alla
tradizione menippea, per la tessitura formale. Il tratto più originale della poetica di Petronio è
forse la forte carica realistica. Nel vorticoso avvicendarsi di disavventure luoghi e personaggi, al
di là dell‟intento di divertire il lettore e di divertirsi raccontando, sembra emergere – d‟altra
parte - un senso di precarietà e d‟insicurezza, una visione della vita multiforme e frantumata,
dominata da una fortuna imprevedibile e capricciosa, e oscurata dal pensiero sempre incombente
della morte.

                                       Il realismo e il distacco

Petronio presenta e ritrae un mondo corrotto, popolato da personaggi squallidi e anonimi, che
traggono soddisfazione solo dai piaceri più essenziali ed immediati. Insomma, egli raffigura una
fascia sociale che non sembra animata da alcuna aspirazione ideale e che nella cultura del tempo
non trovava evidentemente spazio. Eppure Petronio fa ciò senza compiacimento, anzi quasi con
distacco, prendendo le dovute distanze, ma non senza ironia e malizia: egli, cioè, non offre ai
suoi lettori nessun strumento di giudizio, e non potrebbe essere altrimenti, in una narrazione
condotta in prima persona da un personaggio che è dentro fino al collo in quel mondo sregolato.
L‟originalità del realismo di Petronio sta così non tanto nell‟offrirci frammenti di vita quotidiana,
ma nell‟offrirci una visione del reale che è critica quanto spregiudicata e disincantata: ma di una
critica "estetica", e non di natura sociale o politica, senza le stilizzazioni e le convenzioni tipiche
della commedia e senza i filtri moralistici propri della satira: ciò che egli veramente disapprova è
soltanto il cattivo gusto.

                                         La lingua e lo stile

Anche la lingua di Petronio è un fatto composito: l‟autore sa servirsi di tutti i registri linguistici,
sa piegare l‟espressione ai modi e alle necessità dell‟epica, è capace di ricreare la prosa
ciceroniana o il classicismo di Virgilio, ma quella che prevale nell‟opera è una lingua nuova,
moderna, assai più vicina ad una forma parlata, che egli consapevolmente immette nella lingua
letteraria. Il linguaggio e lo stile sono, insomma, straordinariamente duttili e "mimetici", e
divengono il mezzo principale di caratterizzazione degli ambienti e, soprattutto, dei personaggi:
dallo stile generalmente piano colloquiale e disinvolto del narratore, si passa al "sermo vulgaris" di
Trimalchione, alla magniloquenza di altri personaggi; in certi casi, poi, il linguaggio del narratore e
dei personaggi colti si eleva notevolmente, facendosi eccessivamente elaborato ed enfatico, con
intenti ironici e parodistici.
                                         La Belle Epoque

Il periodo di storia Europea compreso tra il 1870 e lo scoppio della prima guerra mondiale è stato
definito la belle èpoque. In questo periodo ci furono molte scoperte scientifiche e tecniche
soprattutto nel settore siderurgico e chimico. C‟era in tutta Europa questo continuo tendere
all‟espansionismo, sia economico che politico, che fu definito „‟imperialismo‟‟.
All'alba del ventesimo secolo, il mondo occidentale guardava con fiducia e ottimismo al futuro,
sicuro che progresso, benessere e pace avrebbero continuato a guidare i suoi passi verso
conquiste sempre nuove. Un periodo di grandi speranze che da molti fu poi ricordato con nostalgia
                                              come la Belle Époque. In effetti all'inizio del Novecento
                                              il mondo occidentale aveva molte ragioni d'orgoglio:
                                              debellata la maggior parte delle epidemie e ridotta
                                              notevolmente la mortalità infantile. Alla crescita
                                              demografica fece riscontro un impressionante aumento
                                              della produzione industriale e del commercio mondiale,
                                              che tra il 1896 e il 1913 raddoppiarono. I passaporti non
                                              erano ancora stati inventati, e la sterlina era il
                                              solidissimo riferimento economico. Nello stesso 1913 la
                                              rete ferroviaria del globo aveva raggiunto un milione di
                                              chilometri e le automobili cominciavano ad affollare le
                                              strade delle metropoli americane ed europee. Parlando di
                                              trasporti, la corsa alla costruzione dei nuovi enormi e
                                              sfarzosi transatlantici costituiva il lato più grandioso di
                                              quest'epoca tecnologicamente avanzata ma ancora legata
                                              a certi sentimenti romantici e utopistici. Non a caso,
                                              l'affondamento della nave più potente del mondo (il
                                              Titanic, avvenuto nel 1912) è stato considerato come il
                                              più bel sogno infranto della Belle époque. Dopo la grande
                                              depressione (1870-1896), la Francia entrò in un periodo
di crescita economica alquanto sostenuta che si può far derivare dalla seconda rivoluzione
industriale. Nacquero il cabaret, il cancan, il cinema, nuove invenzioni resero la vita più facile a
tutti i ceti e livelli sociali, la scena culturale prosperava, e l'arte prendeva nuove forme con
l'impressionismo e l'art nouveau. Il termine Belle Epoque può anche descrivere, infatti, visto il
fiorire di nuovi stili e modi, l'arte e l'architettura di questo periodo in altri Stati. La borghesia
celebrava i risultati raggiunti in pochi decenni di egemonia con Esposizioni universali, in cui si
esibivano le ultime strabilianti meraviglie della tecnica; con conferenze di esploratori, missionari,
ufficiali, che raccontavano le grandezze e le miserie di mondi lontani, il cui contrasto con
l'Occidente inorgogliva gli ascoltatori e li confermava nella loro certezza di appartenere a un
mondo superiore, che nulla mai avrebbe potuto incrinare. I politici confermavano. Le guerre, se
c'erano, erano lontane: in Cina, in Africa, sulle pendici dell'Himalaya. Tra le potenze europee
ogni accordo sembrava possibile, pur di conservare un benessere tanto evidente.L'aristocrazia
russa era in questo periodo storico sempre in prima linea; da un lato per il livello e la quantità
degli acquisti, allo stesso modo in cui lo saranno tre quarti di secolo dopo gli emiri, d'altro canto
per la qualità degli artisti che da lì provenivano, soprattutto musicisti e ballerini o coreografi. È
ironico che la fortuna russa nella Belle Époque si basasse sui mutui e prestiti concessi a gran
parte della popolazione francese. Affrontare la vita con questo spirito significava caratterizzarlo
in modo spensierato e positivo. Gli abitanti delle città avevano scoperto il piacere di uscire, anche
e soprattutto dopo cena, di recarsi a chiacchierare nei caffè e assistere a spettacoli teatrali. Le
vie e le strade cittadine erano piene di colori: manifesti pubblicitari, vetrine con merci di ogni
tipo, eleganti magazzini. Questa mentalità e questo modo di affrontare la vita aveva condizionato
anche i settori produttivi. In tutta Europa si erano sviluppate una serie di correnti artistiche
giunte a teorizzare che ogni produzione umana poteva divenire un'espressione artistica. Ogni
oggetto e ogni luogo diveniva un'elegante decorazione, un motivo floreale, una linea curva e
arabanesca. In campo medico ed in campo tecnologico l'umanità aveva fatto passi da gigante, si
videro le prime automobili, aerei, treni, che poi nella prima guerra mondiale divennero armi
belliche, l'automobile fu blindata creando il carro armato, l'aereo fu reso da combattimento, i
treni servivano per il trasporto di materiale bellico e di truppe, anche le navi servirono per scopi
militari. Quando iniziò il nuovo secolo, Parigi volle celebrarlo con un'incredibile mostra nella quale
venivano esposte tutte le innovazioni più recenti: l'esposizione universale (o "Exposition
Universelle"). Per assistere a questa gigantesca fiera, nel 1900 persone da tutto il mondo
sbarcavano in Francia per prendervi parte. La gente ne visitava ogni parte e ne ammirava tutti gli
aspetti: scale mobili dette "Tapis roulant", tram elettrici, si assaggiavano le cento varietà di tè
importato dall'India. L'Europa era in pace da trent'anni (1870 'ca), cioè da quando la Germania
aveva inaugurato un'industrializzazione e sviluppo che venivano garantite da una nuova politica di
equilibrio. Nessuno pensava più, quindi, che la guerra potesse devastare ancora il mondo; perciò
nel 1896 ebbero luogo le prime Olimpiadi, che da allora si svolsero ogni 4 anni. Il periodo che va
dal 1890 al 1914 fu caratterizzato da un periodo di euforia e frivolezza, denominato "Bélle
époque", "bei tempi"..

Lo Stato Liberale

Ponendo particolare attenzione alla struttura e all‟organizzazione, possiamo evidenziare alcuni
punti fondamentali di questa forma di stato:



            Ж   è uno stato costituzionale, dunque il potere politico è assoggettato alle norme
                stabilite da una costituzione che stabilisce diritti e doveri dei cittadini (prima
                forma di stato di diritto).
            Ж   si ha una separazione dei poteri, ove il re detiene il potere esecutivo, il
                parlamento quello legislativo e i giudici quello giudiziario
            Ж   è fondato su una base sociale ristretta, applicando un suffragio limitato in base al
                censo

Più che costituzione, è bene parlare di statuto, giacché esso viene concesso direttamente dall‟alto
sotto la spinta delle pressioni popolari: in questo modo, il re concede la costituzione attraverso un
atto unilaterale, che non considera dunque la parte sociale, stabilendo così diritti e doveri che
rimangono in ogni caso formali. La costituzione, in questo modo, viene sfruttata dalla classe
borghese al fine di aumentare la propria sfera d‟influenza nel sistema economico, ed è per questo
che in molti casi la costituzione viene definita elastica, ossia modificabile tramite legge ordinaria
(come lo era lo Statuto albertino). Il parlamento è formato da una camera alta, nominata dal re
tra clero e aristocrazia e a carattere ereditario, e una camera bassa, eletta dal popolo a
suffragio censitario. Considerando, dunque, che il potere legislativo è in mano alla borghesia, essa
non avrebbe mai modificato la costituzione a favore del popolo.

L‟ultimo punto da tenere in considerazione è il seguente:

   Ж    lo Stato liberale è uno stato minimo, o stato guardiano

I suoi compiti sono solo quelli di garantire ordine, giustizia e difesa all‟interno del sistema
economico, lasciando ai privati la libertà di realizzare il proprio benessere e la propria felicità. In
campo economico viene dunque applicata la politica liberista del "laissez faire", che manifesta
l‟intervento dello stato come negativo, poiché sottrae risorse ai privati che ne avrebbero fatto un
uso più redditizio. Il mercato è automaticamente in grado di raggiungere la piena occupazione dei
fattori produttivi tramite l‟incontro tra domanda e offerta, perciò lo stato deve limitarsi a
fornire quei servizi d‟interesse generale, realizzando così il pareggio di bilancio annuale. Le
imposte vengono definite dai liberisti come “grandine che distrugge il raccolto”.
E‟ questa la dottrina che sta alla base della finanza neutrale, ove lo stato deve limitare al
massimo l‟attività finanziaria, evitando così di turbare l‟equilibrio economico raggiunto
autonomamente dal mercato. Lo Stato liberale mostra tutti i suoi punti di debolezza già a partire
dall‟ultimo quarto dell‟Ottocento, a causa della graduale diffusione dei partiti di massa. Gli operai
non dispongono di alcun diritto che possa tutelarli, e anzi sono costretti a lavorare a condizioni
proibitive pur di riuscire a mangiare. Nasce così l‟esigenza da parte del movimento operaio di
provocare una rivoluzione, così come fece la stessa borghesia a suo tempo per il riconoscimento
dei propri interessi. Gli stati liberali non sono in grado di affrontare questa situazione, e i loro
principi di libertà contrastano con quelli di uguaglianza sostenuti dalla classe sociale. La fine
dell‟Ottocento rappresenta un momento di transazione, ossia di passaggio dal modello di Stato
liberale, ormai completamente inefficiente, alla nascita di un nuovo modello, non omogeneo in
tutta Europa, che avrà attuazione nel corso del Novecento:
     Ж modello autoritario completamente repressivo nei confronti della classe sociale (Stato
         fascista)
     Ж modello autoritario che accoglie pienamente le idee socialiste (Stato socialista o comunista)
     Ж modello fondato su un compromesso tra valori liberali e socialisti (Stato democratico)



La destra al governo:
Dopo la guerra d‟indipendenza del 1859 e l‟unificazione d‟Italia nel 1861 al Governo si afferma la
destra. Gruppi borghesi del capitalismo industriale agrario e finanziario del Nord e grande
proprietà fondiaria nobiliare del Meridione. La destra affrontò vari problemi tra cui l‟unificazione
amministrativa, legislativa e finanziaria del regno e la questione dei rapporti con la Chiesa che
mancavano per l‟unificazione del veneto e Roma. Il Veneto fu conquistato alla fine della guerra
combattuta accanto alla Prussia contro l‟Austria.
Caduta della destra:
A partire dalla depressione economica del 73 si sviluppò sfiducia nei riguardi della Destra. La
Sinistra fece un programma di riforme tributarie e amministrative miranti ad alleggerire il carico
fiscale e l‟accentramento amministrativo, le valsero una positiva posizione alle elezioni del 74.
Caduta della destra nel 76, cadde il governo Minghetti e Deprretis fu incaricato di formare un
nuovo gabinetto.

La sinistra al governo:
Nel 1876 si affermò al governo la SINISTRA STORICA, con DePretis. egli adottò la politica del
trasformismo che tendeva ad eliminare un‟opposizione parlamentare. Queste furono le innovazioni
della sua politica:
                Allargamento del suffragio elettorale fino 21 anni
                Approvata legge Coppino: istruzione obbligatoria fino a 9 anni
                Abolizione dell‟imposta sul macinato, sostituita però con delle imposte indirette;
                Privilegi fiscali e provvedimenti protezionistici. Quest‟ultimi accentuarono il divario
            tra nord e sud in quanto favoriva il settore industriale presente soprattutto al nord.
                Alleanza con Germania e Austria, rinuncia a Trento e Trieste

Nel 1887 entrò al governo Crispi che adottò una politica così divisa:
               Riorganizzazione dello stato: rafforzamento esecutivo, riforma dell‟ordinamento
               amministrativo, codice sanitario e nuovo codice penale che aboliva la pena di morte
               e diritto di sciopero.
                repressione delle agitazioni sociali fra cui i fasci siciliani
               allargamento coloniale che però fallì.

                    Gli anni di Crispi videro anche lo sviluppo del movimento operaio e la diffusione
                    tra le masse del socialismo. Le conseguenze dello sviluppo in senso capitalista
                    dell‟industria e dell‟agricoltura e il peggioramento delle condizioni di esistenza
                    dei lavoratori dovuto a crisi agricola ed industriale, stimolarono la protesta
                    del proletariato italiano. Scoppiarono gravi moti, in Sicilia tra 91-94
                    movimento dei Fasci siciliani, mirava a spartizione delle terre dei latifondi.
                    Crispi represse entrambe, sciolse il partito socialista. La causa della caduta di
                    Crispi fu la sua politica estera. Nel 95 riprese l‟espansionismo italiano in
                    Eritrea, la sconfitta ad Adua impose allo statista di dimettersi nel marzo 96.

A Crispi succedette di Rudinì, sostenuto da una maggioranza orientata in senso conservatore e
reazionario. E nel 1903 entrò al governo Giolitti, la cui politica si basava sul concetto di
neutralità dello stato nei conflitti economici, ma questo portò ancor più ad un favorimento del
settore industriale e alla crescita pacifica dei movimenti socialisti e operai
L‟obiettivo di Giolitti
        Allargamento delle assicurazioni obbligatorie per gli infortuni sul lavoro
        Riduzione a 12 ore dell‟orario di lavoro max per le donne
        Elevazione a 12 anni per l‟età minima per il lavoro dei bambini
        Istituzione dell‟ufficio del lavoro
        Statizzazione esercito telefonico e delle ferrovie
        Municipalizzazione dei servizi pubblici comunali
        Istituzione del monopolio statale delle assicurazioni sulla vita
Età Giolittiana:

                        Giolitti voleva adattare le istituzioni a un paese che era in via di
                        ammodernamento economico e sociale. Durante la sua politica ci fu un
                        decollo industriale a cui l‟Italia non aveva mai assistito. Questo grazie alla
                        politica protezionistica che aveva agevolato l‟economia interna e grazie al
                        credito bancario, che aveva favorito la nascita di molte imprese. Però si
                        assistette a un crollo dell‟agricoltura che portò conseguentemente
                        all‟emigrazione soprattutto delle regioni meridionali.
                        La politica giolittiana diede vita ad un fenomeno urbanistico, che diede una
                        forma alle città simile a quella odierna. Ovviamente questo comportò una
crescita della popolazione operaia, e quindi del partito socialista. Ma la fine del governo Giolitti si
inizò a percepire con l‟inizio dell‟impresa libica alla fine del 1911. L‟Italia, che aveva ottenuto la
Libia, riportò più effetti negativi, che positivi. Infatti :
        Il bilancio statale subì un duro colpo per le spese militari;
        Il prestigio internazionale fu indebolito a causa delle condotta repressiva tenuta durente
        la guerra nei confronti dei popoli indigeni;
        La Libia era inoltre un paese povero di materie prime;
        Anche la vita politica fu destabilizzata in quanto fu cacciato dal partito socialista il gruppo
        riformista che aveva condotto la guerra, e prese “potere” un partito di estrema sinistra
        rivoluzionario, capeggiato da Benito Mussolini.
Con questa guerra e tutti gli antefatti, andò crescendo una società di massa, basata sulla
propaganda, e così l‟Italia si divide in due fazioni politiche:
       Sinistra: faceva proprie le richieste di informazione e di cultura avanzate soprattutto dal
   proletariato del nord;
       Destra: andava contro l‟affermazione di una società di massa e contro questa nuova
       cultura di stampo popolare.

Le cause della prima guerra mondiale
CAUSE INDIRETTE
        Il contrasto austro – russo per l‟egemonia nei Balcani.
        Il contrasto franco – tedesco nato nel 1870 per conflitto d‟interessi, in qunato la
    Germania voleva unificarsi alla Francia, divenuta il paese europeo più potente, ma la Francia
    era ostile, tanto da dichiarargli guerra. Però venne sconfitta dalla Germania (ex – Prussia).
  Il contrasto anglo – tedesco, per i medesimi interessi coloniali e per i trasporti navali.
    L‟irredentismo italiano, per i territori di Trieste e Trento che erano ancora sotto l‟egemonia
    austriaca, e l‟irredentismo serbo che aspirava a riappropriarsi dei territori della Bosnia e
    dell‟Erzegovina.
CAUSA DIRETTA
    Assassinio dell‟imperatore austro – ungarico Francesco Ferdinando da parte di un nazionalista
    serbo, Gavrilo Princip, il 28 giugno 1914 a Sarajevo.
                                         La Belle Époque

La « Belle Époque » est le période antérieure à la Grande Guerre et postérieure aux campagnes
napoléoniennes. La Belle Époque ce sont des années d‟une grande vitalité scientifique,
technologique, artistique et c‟est surtout l‟époque d‟une vie agréable, pleine de charme et
d‟insouciance. Les conditions de vie des Français s‟améliorent petit à petit. La Belle Époque est
vécue d‟une façon toute particulière dans le Paris cosmopolite de la fin de sìècle où s‟installent
des intellectuels du monde entier. C‟est le Paris de Pasteur et des Curie, des grand ballets de
Diaghilev… Dans le période de la Belle Époque il y a des expositions universelles. Les expositions
universelles de 1889 et de 1900 sont les symboles de la Belle Époque.

                                         Je me présente

Moi, je m‟appelle Marco. J‟ai 14 ans. Je suis de taille moyenne. J‟ai les cheveux blond et les
yeux verts. J‟aime m‟habiller sportif: un jean, un tee-shirt, des baskets. J‟habite à Naples, mon
adresse est 1, rue Gennaro Capuozzo. Je voudrais devenir un ingènieur. Je suis sympa et joyeux.
J‟ai beaucoup d‟amis parce que j‟aime être avec les autres. Je suis content de quitter le college
parce que je vais à la mer. Je suis un peu triste de quitter le collège parce que je quitte mes
amis. J‟aime la musique, le sports, aller au cinéma et mes amis. Je n‟aime pas être tout seul.
Dans ma famille nous sommes 4: mon père, ma mere, mon frère et moi. Mon père s‟appelle Enzo,
il est employé. Ma mère s‟appelle Patrizia, elle est menagère. Mon frère s‟appelle Andrea, il a 19
ans.
                                                    Can-can

                               Can-can, o Can-can francese, è una danza
                               eseguita da danzatrici nei cabaret al tempo della
                               Belle époque.

                                                     Origini

                               Le origini del can-can sono piuttosto incerte.
                               Molto probabilmente il più famoso ballo deriva dalla
quadriglia, inventata nel 1850. Si sostiene che il can-can derivi dall'usanza delle
lavandaie di Montmartre di mostrare, ogni domenica, le gonne per le strade del
quartiere. Il compositore Jacques Offenbach scrisse famosi can-can per
operette. Il caso più celebre è quello del Galop infernale, nell'operetta Orfeo
all'inferno.

                                       Stile

Il ballo era caratterizzato dall'esibizione delle ballerine che al tempo di una
musica molto veloce e ritmata alzavano ritmicamente le gambe: durante questo
movimento esse si scoprivano parzialmente suscitando l'entusiasmo degli
spettatori. Nel dettaglio il movimento del can-can si compone di una sequenza di
quattro passi che si ripetono.
                              La seconda rivoluzione industriale

La seconda rivoluzione industriale è il processo di sviluppo industriale iniziato nella seconda metà
del XIX secolo. L 'acciaio permise nuove soluzioni nel campo della meccanica e il cemento armato
in quello delle costruzioni. Lo stesso modo di produrre mutò a fondo. Il termine industria è
antichissimo ma è solo alla fine del Settecento che acquista l'accezione di "settore
manifatturiero". La locuzione rivoluzione industriale è stato sicuramente citato, secondo lo storico
Fernand Braudel, nel 1837 dall'economista francese Adolphe Blanqui, fratello del celebre
rivoluzionario Auguste Blanqui. Fu però definitivamente consacrata solo nel 1884 da Arnold
Toynbee con la pubblicazione delle sue Conferenze sulla rivoluzione industriale in Inghilterra.

Fu tra l'altro utilizzata in precedenza da:

      Karl Marx ne Il Capitale (1867);
      John Stuart Mill nei suoi Principi (1848);
      Friedrich Engels ne La situazione della classe operaia in Inghilterra (1845).

                                     Le innovazioni tecnologiche

Dal 1850 in poi, si ebbe in Europa e negli Stati Uniti uno sviluppo tecnologico senza precedenti,
che assicurò ai paesi Occidentali la supremazia tecnica in tutto il mondo. La caratteristica che più
lo differenzia dalla precedente Rivoluzione Industriale sta nel fatto che le innovazioni
tecnologiche non sono frutto di scoperte occasionali ed individuali, bensì da ricerche specializzate
in laboratori scientifici e nelle università finanziate dagli imprenditori e dallo stato per il
miglioramento dell'apparato produttivo. I settori in cui si ebbero i maggiori risultati furono quello
metallurgico con l'acciaio, quello chimico e quello elettrico. Nel settore metallurgico, giocarono un
ruolo fondamentale la realizzazione del Convertitore Bessemer e il Forno Martin-Siemens. Essi
permisero la realizzazione di macchine e utensili più robusti e resistenti del ferro che causava
problemi per la sua tendenza ad usurarsi rapidamente. Nel campo chimico, vi furono tra le
industrie, fortissime competizioni che portarono in pochissimi anni alla scoperta di nuovi prodotti
come fertilizzanti, dinamite, soda e prodotti farmaceutici. Più lento fu invece lo sviluppo
dell'apparato elettrico ancora in via di sperimentazione ed ebbe un deciso incremento solo dopo il
1870, quando si produssero i primi generatori.

                                              Trasporti


I trasporti nella seconda metà dell'Ottocento divennero assai più sviluppati e complessi. Dopo che
il sistema ferroviario uscì dalla fase pionieristica, subì un accrescimento senza precedenti; in
alcuni paesi le ferrovie ebbero un incremento del 1000%. Inoltre in alcune delle più importanti
città Europee ed Americane, si ebbe la costruzione delle prime metropolitane. Per quanto riguarda
il sistema navale si poterono costruire i primi scafi in ferro e successivamente in acciaio, che
permisero la costruzione dei robustissimi transatlantici.


                                               Motore

Un motore è una macchina capace di trasformare una sorgente di energia in una energia
meccanica o lavoro meccanico continui. In senso filosofico, un motore è l'ente che causa il
movimento o il cambiamento di altri enti ad esso collegati: Aristotele parlava di "motore immobile"
per indicare la causa prima dell'universo, cioè l'oggetto o il soggetto che stava al principio della
catena di cause ed effetti che muoveva il mondo. La parola motore si usa anche in informatica
per designare un programma che "trasforma" automaticamente e costantemente qualcosa in
qualcos'altro. Più precisamente in informatica un motore è un programma che, nel corso del suo
normale funzionamento:

   1. non termina mai;
   2. elabora il suo output a partire da un insieme di dati e/o procedure predefiniti;
   3. è pensato per essere usato da altri programmi e non direttamente da esseri umani.

                                          Principi generali

Tutti i motori sono soggetti alle leggi della termodinamica, e dunque tutti forniranno un lavoro
totale minore dell'energia contenuta nel combustibile speso per il loro funzionamento. Il rapporto
fra il lavoro fornito e l'energia spesa da un particolare motore è il suo rendimento lordo. Esso è
sempre inferiore al rendimento termodinamico. In particolare, il rendimento dei motori termici
dipende strettamente dalla temperatura iniziale e finale del loro ciclo. La gran parte dei motori
di uso comune sono alternativi e/o rotativi, e producono lavoro sotto forma di una coppia o una
forza su un asse; altri producono soltanto una forza lineare.

                                               Storia

Uno dei primi motori come viene inteso oggi fu la macchina a vapore. Tale moto può essere
trasferito a una ruota o ad un volano attraverso un meccanismo biella-manovella. Sul finire del
XIX secolo, lo sviluppo del motore a scoppio rese possibile il grande sviluppo dell'industria
automobilistica e, in seguito, la nascita dell'industria aeronautica. Dopo la seconda guerra
mondiale, l'impiego per il volo aereonautico richiesero lo sviluppo dei motori a getto. Nel campo
dei motori per applicazioni automobilistiche, la ricerca è invece fortemente orientata verso
soluzioni che riducano i consumi e le emissioni di sostanze inquinanti nell'ambiente.
                                              Sistema solare

                                                    Nascita

Il sistema solare è costituito dal sole e dall'insieme dei corpi celesti che ruotano intorno ad esso. Il sistema
     solare si creò 5 miliardi di anni fa, dove nello spazio si formò un'immensa nube composta di gas e da
 polvere, poi incominciò a contrarsi e al centro si formò il protosole, fin quando non iniziarono le fusioni tra
   idrogeno ed elio e quindi il sole si accese. Il resto della polvere e quello dei gas della nube formarono i
protopianeti che diventarono più grandi fino ad essere pianeti, poi si crearono vicino ad essi i satelliti, quello
                   che rimase della nube primitiva diventarono asteroidi, meteore e comete.
                                                       Pianeti

   I pianeti sono corpi celesti che non brillano di luce propria e ruotano quindi intorno al Sole. I pianeti in
    ordine di distanza crescente dal Sole sono: Mercurio, Venere, Terra, Marte, Giove, Saturno, Urano,
 Nettuno e Plutone, tutti fanno il moto di rivoluzione e tutti fanno quello di rotazione da ovest verso est ad
eccezione di Venere e Urano che lo fanno da est verso ovest. I pianeti si dividono in 2 tipi: pianeti terrestri
 e gioviani; quelli terrestri sono Mercurio, Venere, Terra e Marte e sono costituiti da rocce e metalli, sono
  piccoli, hanno pochi satelliti e hanno atmosfere rarefatte. I pianeti gioviani sono Giove, Saturno, Urano,
  Nettuno e sono costituiti da idrogeno ed elio, sono molto grandi, hanno atmosfere dense, hanno numerosi
  satelliti; mentre Plutone non è inserito in nessuno dei 2 gruppi perché non è denso per essere terrestre e
                                        non è grande per essere gioviano.


                                                   Le stelle

Le stelle sono corpi celesti di grandi dimensioni composte di gas caldo che emettono radiazioni
elettromagnetiche per effetto delle reazioni nucleari che avvengono al suo interno. La stella più vicina al
nostro pianeta è il Sole e dopo di questa vengono Proxima Centauri e Alfa Centauri. Con la sola eccezione del
Sole, le stelle sembrano fisse sulla sfera celeste; in realtà si muovono molto velocemente. La distanza tra un
corpo celeste e l'altro si misura in anni luce (la distanza che un raggio di luce percorre in un anno). Un'altra
unità di misura molto usata per la distanza delle stelle è il Parsec pari a 3,26 anni luce. La temperatura
interna delle stelle è di milioni di gradi, mentre quella esterna varia dal colore della luce emessa:



                               luce              gradi


                               rossa             2000°- 3500°


                               arancione         3500°- 5000°


                               gialla            5000°- 7500°


                               bianca            7500°- 12000°


                               azzurra           12000°- 30000° e oltre


La grandezza delle stelle varia, ci sono le supergiganti, giganti, nane, supernane.
                                               La vita di una stella

Durante la sua "vita" una stella passa attraverso varie tappe:




       Nascita

        Le stelle si sono formate come il Sole. Anche queste all'inizio, sono ammassi di gas e sono dette
        nebulose, man mano queste cominciano a contrarsi fino a formare al loro interno un nucleo detto
        protostella. A questo punto si originano le reazioni di fusione nucleare e la stella si accende.

       Evoluzione

        Le stelle rimangono stabili per milioni o miliardi di anni. Quando l'idrogeno termina inizia la fusione
        dell'elio in carbonio, e la stella si espande diventando una gigante rossa. In seguito la stella va
        incontro a fasi successive di contrazione e di espansione; così si innescano reazioni di fusione che
        producono nuclei sempre più pesanti fino a formare quello del ferro. A questo punto, le reazioni di
        fusione si arrestano.

       Morte

        La stella ormai è soggetta all'azione del suo peso. Se la stella ha una massa simile a quella del Sole,
        diviene una nana bianca che continuerà a risplendere finché non diventerà un corpo freddo e scuro:
        una nana nera. Alcune volte invece la nane bianche tornano a risplendere dando luogo alle cosiddette
        novae. Le stelle più grandi del Sole si contraggono fino ad esplodere aumentando la loro luminosità di
        miliardi di volte e sono dette supernovae. Buona parte della massa però si disperde nello spazio e i
        suoi elettroni e protoni si riuniscono producendo neutroni: si formano così stelle a neutroni o pulsar.
        Il nome pulsar deriva dal fatto che queste stelle diffondono nello spazio una specie di pulsazione. Le
        stelle ancora più grandi dopo l'esplosione come supernovae si contraggono e raggiungono dimensioni
        piccolissime che non permettono alla luce di sfuggire. Un corpo di queste caratteristiche è chiamato
        buco nero.

                                                    Le galassie

Le galassie sono sistemi stellari, costituite da miliardi di stelle, pianeti, nubi di gas e polveri su cui agisce la
forza di gravità. Possono avere forme differenti:

       GALASSIE ELLITTICHE: hanno forma ellittica e contengono numerosissime stelle, ma pochi gas;
       GALASSIE A SPIRALE: hanno la forma di un disco piatto, con un rigonfiamento al centro e lunghe
        braccia a spirale che oscillano e ruotano intorno ad esso;
       GALASSIE A SPIRALE BARRATA: sono costituite da un nucleo a forma di barra, dalle cui estremità
        si sviluppano i bracci a spirale;
       GALASSIE DI FORMA IRREGOLARE: sono in numero ridotto rispetto alle altre e sono costituite da
        molte stelle separate tra loro da dense nuvole di gas.

                                                   La via lattea

La Via Lattea è una striscia biancheggiante sulla volta celeste chiamata così perché somiglia a una macchia
di latte. La Via Lattea è la galassia a spirale da cui fa parte il nostro sistema solare. E' costituita da oltre
100 miliardi di stelle con un rigonfiamento al contro. La Via Lattea compie un movimento di rotazione intorno
al proprio centro, mentre tutte le stelle che lo costituiscono, compiono con velocità diverse, un movimento di
rivoluzione.
Il Sole è la stella madre del Sistema solare, attorno alla quale
orbitano gli otto pianeti principali, i pianeti nani Cerere, Plutone ed
Eris e innumerevoli altri corpi minori. L'energia solare, emessa sotto
forma di radiazioni elettromagnetiche, consente la vita sul nostro
pianeta e determina i fenomeni climatici. Si tratta di una stella di
medie dimensioni, la cui superficie è costituita essenzialmente da
idrogeno, elio, cui si aggiungono altri elementi più pesanti presenti in
traccie. Il Sole, come tutte le altre stelle è costituito da diverse zone
                                           concentriche che, procedendo
                                           dall'interno sono:

                                              IL NUCLEO, è la zona in cui avvengono la reazioni di fusione
                                        nucleare di 4 particelle di idrogeno in 1 di elio. Ha un diametro di
                                        circa 300.000 km. Dal nucleo partono forze composte di gas che
                                        vanno verso l'esterno; a queste si oppone il peso degli strati esterni
                                        che tenderebbero a farlo crollare su se stesso;
                                                  LA ZONA RADIATTIVA, è quella in cui l'energia prodotta
                                        dalla fusione si propaga mediante irraggiamento; ha uno spessore di
                                        circa 500.000 km;
                                              LA ZONA CONVETTIVA, è caratterizzata de gigantesche
        correnti convettive: colonne di gas incandescente si muovono l'uno verso l'altro, si raffreddano,
        riscendono, si scaldano di nuovo, risalgono, e così via. In questo modo, l'energia proveniente dalla
        zona sottostante raggiunge la fotosfera. Ha uno spessore di circa 230.000 km.
       LA FOTOSFERA, è la regione da cui viene irradiata la maggior parte dell'energia solare; ha uno
                                             spessore di circa 130.000 km; la fotosfera è la parte superficiale
                                             visibile ad occhio nudo. E' caratterizzata dalla presenza di
                                             granuli, di macchie solari e di brillamenti;
                                                   LA CROMOSFERA, è uno strato di idrogeno incandescente
                                             di colore rosso, dello spessore di circa 10.000 km. Costituisce la
                                             parte inferiore dell'atmosfera solare;
                                                   LA CORONA, è la zona più esterna del Sole costituita da
                                             gas refrattari, ha uno spessore enorme, di oltre un milione di km;
                                             presenta contorni irregolari e la sua forma varia nel TEMPO.


                                                                 Movimenti del sole

                                            Fra i movimenti del Sole ricordiamo:

                                                  IL MOTO DI ROTAZIONE: è quel movimento che compie
                                            il Sole intorno al proprio asse. Poiché il Sole è costituito da gas,
                                            ogni strato ruota con velocità diversa che aumenta andando dai
        poli all'equatore.
       IL MOTO DI TRASLAZIONE: fa sì che il Sole e l'intero sistema solare si spostino, seguendo una
        traiettoria a forma di elica in direzione del raggruppamento di stelle chiamato costellazione di
        Ercole.

				
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posted:11/26/2011
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