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23 marzo

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23 marzo
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L’UNITÀ, 23 MARZO 2010



Il calcolo e il coraggio

di Concita De Gregorio



Il Papa e Papi, che duetto. Siamo allo scambio di complimenti per lettera, campagna elettorale all'unisono. Bene

per come combatte la pedofilia, rallegramenti. Grazie a lei presidente, ascolti ora Bagnasco sull'aborto. La

crociata del partito dell'amore veste le sacre insegne: non che non fosse già cosi, certo che c'è differenza fra

Chiesa e gerarchie ma insomma quando il gioco si fa duro sono i generali che prendono in mano la partita.

Mancava, all'appello di questa stagione che scivola rovinosamente verso il declino della democrazia, un tocco

d'autore. Di grande presa sul grande pubblico. Eccolo. E adesso provate voi a spiegare a milioni di teleutenti del

Tg1 che la diffusione della pedofilia nella Chiesa la raccontano da anni nel dettaglio quelli che l'hanno

conosciuta, andate a ripescare le carte del caso americano ma anche solo il dvd de “La Mala educaciòn” di

Almodovar, la Spagna è qui di fianco e un film si vede sempre volentieri. Provate a ricominciare daccapo con la

194 che non si tocca, sul referendum che l'hanno votato anche i cattolici, sulla storia delle libertà e dei diritti che

deve andare avanti e non indietro. Ultimi sei giorni di campagna elettorale: il Papa e Papi. Si può solo credere

nella forza della ragione, che ciascuno la rimetta in moto nella solitudine dei pensieri: milioni di ribellioni

individuali, su questo dobbiamo contare.

Poi è bene alzare lo sguardo, ogni tanto, e attingere energia da dove scorre. Nadia Urbinati dice che la vittoria di

Obama sulla sanità può essere una vittoria di Pirro, che potrebbe essere punito dalle elezioni di mid term, a

novembre, dai repubblicani che ha cosi tanto scontentato. Non c'è dubbio, è una previsione sensatissima. L'altra

metà del ragionamento parte da qui: lo ha fatto sebbene personalmente non gli convenisse. Bisogna ripeterlo ad

alta voce, tanto è inusuale. Non siamo abituati neppure più a sentirlo. Lo ha fatto a costo di pagare un prezzo

elettorale altissimo. Siamo agli antipodi del calcolo, della personale convenienza. Un gesto, dice Ignazio Marino,

che può farti perdere fra due anni e vincere fra duecento. E forse, di fronte al coraggio di portare avanti un'idea

che si ritiene giusta anche se “non paga”, chissà che non si ribalti tutto: è talmente eversivo del sistema, un gesto

cosi, che il sistema stesso – previsioni comprese – potrebbe finire tra gli oggetti in disuso. Certo, la proposta

iniziale di Obama era più ardita. Questo è un compromesso. Che dà però a trentadue milioni di persone in più

l'assistenza sanitaria. Trentadue milioni. Ci sarà una tassa

sui redditi più alti: i potenti scontenti. Sono trentadue

milioni anche loro? Vedremo. «Non farsi confondere dalle

difficoltà», scrive Marco Simoni, è un talento che pochi

leader hanno. Molte persone qualunque ce l'hanno, invece,

e vorrebbero vederla nei leader che scelgono. È difficile.

Ci vuole visione anche quando si va a votare. La

convenienza di oggi non è quasi mai quella del tempo che

verrà. Urbinati segnala che la vera buona notizia, per

l'Europa, è la vittoria femminile delle sinistre in Francia.

«Tre leader donna hanno messo da parte le vecchie logiche

di potere e hanno stretto un accordo che ha assestato un

colpo pesantissimo a Sarkozy». Donne, vecchie logiche,

accordo, colpo pesantissimo. Interessante.





LA STAMPA, 23 MARZO 2010



Il guaritore

di Massimo Gramellini



L’altra sera, girovagando fra i canali, mi sono imbattuto in un volto ispirato che, dal palco di una piazza,

inneggiava all’amore e urlava: entro il 2013 vogliamo vincere il cancro. Giuro, diceva proprio così. Vo-glia-mo

vin-ce-re il can-cro. Non la disoccupazione. E nemmeno lo scudetto. Il cancro, «che ogni anno colpisce 250 mila

italiani». Sulle prime ho sperato fosse il portavoce del professor Veronesi e ci stesse annunciando uno scoop

mondiale. Così ho telefonato a uno dei 250 mila, un caro amico che combatte con coraggio la sua battaglia, e gli



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ho dato la grande notizia. Come no?, ha risposto, adesso però ti devo lasciare perché sono a cena con Vanna

Marchi. Ho degli amici molto spiritosi. Mi auguro che tutti i malati e i loro parenti la prendano allo stesso modo.

E anche tutti i medici che in ogni angolo del pianeta si impegnano per raggiungere quell’obiettivo. In Italia con

qualche problema in più, dato che il governo che entro tre anni intende vincere il cancro ha ridotto i fondi per la

ricerca scientifica. Vorrei sorriderne, come il mio amico. Ma stavolta non ci riesco. Ho perso i genitori e tante

persone care a causa di quel male. E allora: passi per le barzellette, le favole e persino le balle. Fa tutto parte del

campionario di iperboli del bravo venditore e il pubblico ormai è assuefatto allo show. Ma anche a un’alluvione

bisogna mettere un argine. Bene, per me il cancro rappresenta quell’argine. Non è: un milione di posti di lavoro.

Non è: meno tasse per tutti. Il cancro è una cosa seria. E lui, che lo ha avuto e lo ha vinto, dovrebbe saperlo.





LA REPUBBLICA, 23 MARZO 2010

Lombardia. Da Governo e Regione 40 milioni in meno ai Comuni nel 2010

Rivolta per i tagli ai fondi sociali, i sindaci: «Restituiamo

la fascia»

di Ilaria Carrà



I Comuni insorgono contro Governo e Regione che hanno tagliato di oltre quaranta milioni di euro i fondi per i

municipi destinati alla spesa sociale. A risentirne saranno i progetti rivolti ai giovani, alle politiche contro le

dipendenze, a sostenere chi fatica a pagare l'affitto ma anche all'integrazione degli stranieri. Primo imputato il

governo: la quota lombarda del fondo nazionale per le politiche sociali è scesa dai quasi 95 milioni del 2009 ai 73

e rotti di quest'anno, infliggendo un taglio di oltre 21,5 milioni. Ma anche il Pirellone ha deciso di non dividere

più a metà i fondi con i Comuni: per il 2010 prevede di trattenere per sé, in parte per finanziare il proprio buono

famiglia, quasi il triplo in confronto al 2009 (da 12 a 34 milioni). I sindaci, già privi delle entrate dell'Ici, restano

così con le casse sempre più vuote. E con il rischio di dover sfoltire i servizi sociali, affidati ai distretti di zona

con cooperative e volontariato.

Una mannaia che ha spinto l'Anci Lombardia a scrivere una lettera di protesta alla Regione per chiedere il

reintegro di quei fondi. E a garantire i primi cittadini «che questo impegno da parte della Regione sia rispettato».

Ma è proprio con la politica del Pirellone che se la prende Giorgio Oldrini, Pd, vicepresidente dell'associazione

che riunisce i Comuni lombardi: «La Regione dovrebbe fare le leggi invece di trasformarsi in uno sportello che

eroga buoni - critica il sindaco di Sesto San Giovanni -. Per assistere i minori che ci assegna il tribunale a Sesto

siamo passati da 300mila a 1,8 milioni di spesa, è un'emergenza e con questi tagli è tutta a carico nostro». Il

rischio è di non poter dare continuità a progetti già in corso: «Faremo fatica con i servizi per disabili, anziani e

affetti da problemi di salute mentali nonché con le politiche di inclusione degli immigrati», pronostica Nadia

Landoni, assessore alle Politiche sociali a Corsico. A parziale compensazione, la Regione ha però più che

raddoppiato il fondo per la non autosufficienza per l'assistenza domiciliare ad anziani e disabili. Ma rischia di non

bastare. «Con questa logica accentratrice la Regione, in campagna elettorale, potrà finanziare le solite iniziative

spot, come il buono famiglia, trasformate puntualmente in evento mediatico», denuncia il consigliere Pd Sara

Valmaggi. La Regione intanto assicura la futura copertura dei soldi che oggi mancano: «Compenseremo con la

prossima erogazione di fondi entro giugno - promette l'assessore alle Politiche sociali, Giulio Boscagli - non

dimentichiamo che il buono famiglia va ai nuclei in difficoltà che di solito si rivolgono agli sportelli comunali».

Contro i tagli del governo, intanto, l'Anci Lombardia ha nel cassetto, l'8 aprile, una manifestazione di protesta in

prefettura: «Ci fidiamo delle garanzie che ci ha dato la Regione – spiega Attilio Fontana, presidente Anci e anche

sindaco leghista di Varese - ma i tagli del governo sono inaccettabili».









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LA REPUBBLICA, 23 MARZO 2010



Quando Carlo Cattaneo disse a Garibaldi: «Difendiamo

la nazione»

Non solo federalista. Ecco un carteggio inedito

di Paolo Berizzi



Provate a immaginare. Garibaldi che chiede a Cattaneo di occuparsi delle ferrovie dei Sud. E Cattaneo che gli

risponde "no, grazie". Ora pensate a Garibaldi che concede l'appalto per la costruzione della stessa rete di

trasporti alla società di due banchieri livornesi. Che però Cavour considera maneggioni e furfanti: e dunque per

niente affidabili. Garibaldi mette in mezzo Cattaneo, lo prega di conciliare: ma non è cosa. Infatti la commessa,

alla fine, va alla Società Vittorio Emanuele, a capitale per lo più francese.

Sarebbe una storia perfetta nell'Italia di oggi. Invece siamo nel 1860, a un anno dalla proclamazione del Regno

(Vittorio Emanuele re, Cavour confermato alla guida del governo). È tutto vergato a penna e calamaio in un

carteggio tra Carlo Cattaneo e Giuseppe Garibaldi. Due delle tante lettere e manoscritti inediti raccolti dal

neonato “Centro internazionale insubrico Carlo Cattaneo e Giulio Preti”, fondato nella sede dell'università degli

studi dell'Insubria e diretto dal professor Fabio Minazzi,ordinario di filosofia teoretica.

Il centro, fortemente voluto dal rettore Renzo Dionigi, ha aperto il suo archivio a Repubblica. Vi sono contenuti

diverse centinaia di documenti e autografi di alcune grandi personalità della storia europea del XIX e XX secolo,

la maggior parte delle quali riconducibili a Cattaneo. Patriota, politico, filosofo, scrittore lombardo. Una delle

voci principali della riflessione italiana dell'800.

Il materiale proviene dalla raccolta privata dell'avvocato Guido Bersellini, ex partigiano discendente degli editori

“Capolago” - la famiglia di tipografi elvetici che stampò alcune pubblicazioni di Cattaneo nei suoi vent'anni di

esilio volontario a Castagnola, oggi Lugano. «Con 267 testi solo suoi, gli scritti, molti dei quali mai pubblicati, ci

consentono di ricostruire con maggior rigore la figura e il pensiero di Cattaneo razionalista critico neoilluminista

- spiega Fabio Minazzi -. Lui era repubblicano, democratico e federalista».

Già. E qui sorge la domanda: e se Carlo Cattaneo non fosse (solo) quel pioniere del federalismo spinto che la

Lega, dai primi anni '90, ha eletto a icona resettando ogni altra possibile declinazione del suo pensiero? L'idea

che sia stato un po' tirato per la giacca viene leggendo le sue parole. Per esempio quando, ormai rassegnato a

veder «consegnar questo regno all'inevitabile Cavour», e dunque al centralismo dei Savoia, sempre al «dittatore

Garibaldi» Cattaneo suggerisce di difendere i suoi sostenitori repubblicani.

Ricordando, peraltro, l'obiettivo democratico federalista strategico di «Venezia e Roma!». «Va riaffermata una

verità storica: Cattaneo era prima di tutto favorevole all'unità della nazione - dice Daniele Marantelli, deputato

varesino del Pd «uomo in trincea» in quanto unico politico non leghista presente nella fondazione “Carlo

Cattaneo”, che riunisce lo stato maggiore del Carroccio e di cui è presidente onorario Umberto Bossi -. In lui non

si trovano venature separatiste, perché è stato un teorico della libertà e della difesa dei diritti dal basso». Ci sono,

certo, gli scritti nei quali il «lombardo» consegna al futuro presidente del Consiglio dei ministri, Francesco

Crispi, il messaggio «ogni fratello padrone a casa sua» (ripreso dal gettonato slogan leghista «padroni a casa

nostra»). Ma ci sono anche quelli ad alto tasso "unitario", nei quali Cattaneo esprime tutta la sua adesione

all'unità d'Italia, dalle Alpi alla Sicilia. E, soprattutto, la ferma contrarietà alla monarchia.



LA REPUBBLICA, 23 MARZO 2010

Lo storico Lucio Villari

«Era un repubblicano e un democratico»

di Paolo Berizzi



Professor Lucio Villari, docente di Storia contemporanea a Roma III: scatti una foto a Carlo Cattaneo.

«Democratico, repubblicano, unitario e federalista. Ma non nel senso che intende la Lega».

In quale, allora? «Nel suo federalismo, sul modello anglosassone, lo stesso al quale guardava Montanelli,

primeggia l'idea della Nazione italiana e degli italiani. Non certo delle loro separazioni o differenze. Il rispetto

delle autonomie, nel suo pensiero, si rifà all'esperienza storica delle libertà comunali e funziona come contraltare

all'unanimismo monarchico-dinastico, insopportabile per un repubblicano come lui».



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Cattaneo è diventato una bandiera del Carroccio. Ritiene sia stato strumentalizzato? «Cattaneo non ha

nessun rapporto culturale con la Lega, è solo un rapporto politico-attualizzante. I leghisti ne offrono un'immagine

strumentale riconducibile alla loro attività politica. D'altronde ogni politico si può scegliere i suoi antenati come

crede. Lo fanno tutti, non solo i leghisti. E mai una volta che consultassero uno storico. Comunque meglio che

abbiano scelto lui piuttosto che un ministro di polizia come il marchese Del Carretto o il principe di Canosa».

Che cosa è stato, davvero, Carlo Cattaneo? «Un italiano che ha combattuto per l'unità della nazione».



LA REPUBBLICA, 23 MARZO 2010



L’amaca

di Michele Serra



Lo spettacolo di una decina di uomini adulti, tutti di alta responsabilità pubblica, che sfilano dietro lo striscione

«L'amore vince sempre sull'invidia e sull'odio», si presta alle più sconsolate riflessioni sulla natura umana. La

frase è oggettivamente di una scemenza imbarazzante, verrebbe scartata anche a un provino per i cartigli dei baci

Perugina, e anche 1'editor di Moccia gli suggerirebbe (garbatamente) di cambiarla. E diventa ancora più scema in

un contesto retorico rispettabile (ma poco rispettato) quale la politica in genere è, o almeno dovrebbe essere.

Cosa può passare per la testa di quegli adulti di potere che reggono tra le mani una cosi ridicola caricatura dello

scontro politico? I casi sono due (con varianti intermedie): sanno, presi uno per uno, che quello slogan è di una

grullaggine senza pari, ma 1' eccitazione di branco da un lato, la piaggeria verso il capo (il Grullo Alfa) dall'altro,

li spingono all'adesione. Secondo caso: sono convinti, in ottima fede, che quel concetto sia alta espressione di

sentimenti popolari profondi e di raffinata elaborazione politica.

Entrambe le ipotesi sono agghiaccianti. Ridateci una destra decente, per favore.





BRESCIAOGGI, 23 MARZO 2010



Fenaroli: «La Cgil? Pluralista, ma più unita»

di Giovanni Armanini



Damiano Galletti guiderà una Cgil pluralista, ma più unita». Parola di Marco Fenaroli, segretario generale

uscente della Camera del lavoro bresciana. Dal primo aprile prossimo (la data delle sue svolte: nello stesso giorno

del 1977 iniziò la carriera post-bancaria, da sindacalista) andrà in pensione dopo il cambio al vertice,

ufficializzato nel congresso territoriale del 2-3 marzo scorsi, che ha portato anche al rinnovo della segreteria con

un patto «piaciuto» al 90% dei delegati.

Un'intesa che, a due anni e mezzo dall'avvicendamento fra Dino Greco e Fenaroli, ha segnato una ritrovata unità

d'intenti all'interno della maggiore organizzazione sindacale della provincia. «Dal ’91- assicura Fenaroli, che

dovrebbe assumere un incarico di collaborazione con l'attuale segreteria - il pluralismo è alla base dell'unità della

Cgil di Brescia. Non è un giro di parole: è molto più rischioso votare al 90% per una mozione sola, significa

annullare il dibattito e, alla lunga, distrarsi. Poter contare su una minoranza viva è essenziale per una dialettica

aperta: il rischio, altrimenti, è di immiserire in un'epoca di leaderismo sciocco».

La nuova leadership, tuttavia, si inserisce in un quadro di divisione sempre più marcata fra le

organizzazioni sindacali, in particolare a Brescia... «La provincia di Brescia - è stata una scuola di unità

quando è stata capace di elaborare proprie strategie autonomamente dal livello nazionale. Ha sperimentato a tutti

i livelli, anche nelle aziende, la capacità di distinguersi e trovare equilibri originali. Ma i leader sapevano

rapportarsi decidendo, senza condizionamenti dal livello superiore perchè erano forti e autorevoli».

Anche sul primo marzo e sullo sciopero degli immigrati, tuttavia, non c'è stata l'unità che si era profilata a

un certo punto... «La strada migliore è stata quella percorsa alla fine, ovvero la solidarietà tra lavoratori, anche

perchè la mobilitazione era proclamata per tutti. Se gli immigrati usano gli strumenti del movimento operaio

come lo sciopero l'inclusione nella democrazia è più facile. Farli rientrare nei movimenti come parte viva è la

vera sfida. E lo dico convinto che, la loro condizione, quella che lega il permesso di soggiorno al contratto di

lavoro, è già di per sé un buon motivo per protestare senza se e senza ma».

Sui contratti, nel frattempo, restano divisioni profonde nonostante le firme unitarie in alcune categorie...

«C'è una sola via d'uscita: considerato che sui contenuti c'è divisione, se non si vogliono bloccare i rinnovi è



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necessario andare al voto sulle piattaforme. Bisogna saper stare al merito delle questioni. Una recente analisi

sindacale divide tra politiciste (le nostre) e adattive (quelle della Cisl), le strategie praticabili. È il momento di

trovare una terza via».

Nella sua prima intervista da segretario generale della Cgil di Brescia Damiano Galletti ha fatto capire di

avere un programma ampio, che va oltre la fabbrica, nei territori, spesso occupando spazi non

immediatamente sindacali. Non si corre il rischio di arrivare a una Cgil autoreferenziale, più sociale ma

meno operaia? «Per Galletti parla il curriculum. Se pensa a una Camera del lavoro aperta deriva anche dal fatto

chela sua storia è una garanzia dell'esatto contrario. E un ex operaio, un contrattualista che saprà tenere il fulcro

dell'azione nelle fabbriche, senza rinunciare a essere là dove la sensibilità dell'organizzazione servirà. Non è una

novità da poco nella segreteria Cgil: io agli operai voglio bene, lui fa parte della categoria. La sua leadership

parte molto meglio radicata della mia, anche perchè più forte da subito nella composizione».

La presenza sul territorio su che temi si concentrerà? la Cgil ha aperto al dialogo con la Loggia, ed ora?

«Stare sul territorio significa decentrare risorse ed agire in due direzioni: sanità e scuola. Per questo abbiamo

iniziative importanti, come il mutuo soccorso. Riprenderemo i temi dell'urbanistica, ben sapendo che abbiamo

visioni diverse. E ci sta a cuore il futuro di A2A: serve uno sforzo unitario riaprendo un confronto che non c'è

più. Ma il vero salto di qualità da compiere è un altro: ragionare sullo sviluppo di Brescia a prescindere dal

livello regionale in questo momento non è più possibile.

Su infrastrutture e sanità le grandi scelte sono altrove, non possiamo essere sistematicamente fuori da queste

discussioni accontentandoci di qualche presentazione al Pirellino».





BRESCIAOGGI, 23 MARZO 2010

Rappresentanze [Valcamonica]

Rsu, accordo tra Uilm Bg, Fim, Fiom di Valle

Rinnovo delle Rsu: accordo tra Uilm Bergamo, Fim e Fiom del comprensorio camuno-sebino. Prevede, in via

sperimentale e in attesa di un nuovo regolamento unitario nazionale, che l'elezione dei delegati avvenga

superando le precedenti modalità, con l'assegnazione dei seggi su basse totalmente proporzionale ai sindacati che

partecipano con propri candidati. Garantisce le organizzazioni di categoria che raggiungono il 50% del quorum

sui voti validi, decide di avviare la procedura per le nuove Rsu nelle aziende Lucchini Rs, Tenaris Dalmine, Iseo

Serrature, Salzgitter, Brawo 1 e Brawo 2, Metalcam, Vibo Bontempi, Selenia Metalli, Ravani, Tesmec; il voto si

terrà il 22-23 aprile prossimo.

L’accordo, inoltre, conferma la titolarità delle organizzazioni sindacali nella composizione della lista e nella

nomina e sostituzione dei delegati e prevede l'utilizzo di un collegio unico operai-impiegati.





BRESCIAOGGI, 23 MARZO 2010



Sanità. Case di riposo: la lista di attesa è lunga

di Luciano Ranzanici



Il documento di programmazione e coordinamento dei servizi sanitari e socio-sanitari per il 2010 dell'Asl

Valcamonica-Sebino fotografa bene la situazione della zona, 101.500 abitanti. La popolazione anziana, al di là

dell'assistenza domiciliare e dell'offerta dei Centri diurni integrati, si configura nelle Rsa. Gli ex-ricoveri

costituiscono il riparo sicuro ed accreditato per la terza età: attualmente sono 14 le strutture, con 879 posti letto

autorizzati, di cui 784 accreditati, mentre gli 8 Cdi operativi hanno 115 posti, 100 accreditati.

Le Rsa in attività sono: «Lorenzetti» di Artogne (30 posti autorizzati e 30 accreditati), «Beato Innocenzo» di

Berzo Inferiore (36 autorizzati e accreditati), «Villa Mons. Damiano Zani» di Bienno (42 autorizzati e accreditati

+ 9 di sollievo), «Cav. Paolo Rivadossi» di Borno (54 autorizzati e accreditati), «Celeri» di Breno (55 autorizzati

e accreditati), «Fondazione F.lli Bona» di Capodiponte (40 autorizzati e accreditati + 1 di sollievo), «Angelo

Maj» di Darfo Boario (76 autorizzati e accreditati + 4 di sollievo), «Fondazione Domenico Giamboni» di Edolo

(72 autorizzati e accreditati), «Ninj Beccagutti» di Esine (54 autorizzati e accreditati + 7 di sollievo), «Villa

Mozart» di Lozio (43 autorizzati e accreditati), «Don Giovanni Ferraglio» di Malonno (100 autorizzati e

accreditati), « Giovannina Rizzieri» di Piancogno (67 autorizzati e accreditati + 9 di sollievo autorizzati), «Santa

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Maria della Neve» di Pisogne (90 autorizzati e accreditati + 8 di sollievo), « Mons. Giacomo Carettoni» di

Pontedilegno (81 autorizzati e accreditati + 1 di sollievo autorizzato).

Quest' anno gli accreditamenti sono bloccati, all'Asl sono pervenute comunque le richieste da parte della Rsa

«Mai» (6 posti aggiuntivi), del Cid « Carettoni» (15), della comunità di accoglienza residenziale per disabili «La

Fragola» di Darfo (7 posti di comunitàalloggio), del servizio pedagogico riabilitativo «Comunità Exodus» di

Sonico (3). La lista d'attesa al 30 settembre 2009, a fronte dei 784 posti letto, presentava 348 utenti (199

femmine, 57%; 149 maschi, 43%); 281 anziani (81%) provengono dal territorio camuno-sebino.





BRESCIAOGGI, 23 MARZO 2010

Appuntamenti culturali. Sei Comuni nella programmazione

Da Breno a Bienno, AppuntaEvento mette ordine nella

cultura in Valle

di Paolo Morandini



Nel terzo anno di «AppuntaEvento», il calendario delle manifestazioni culturali, anche Breno si aggiunge ai

Comuni della bassa Valcamonica, Berzo Inferiore, Bienno, Cividate Camuno, Esine e Prestine, uniti nella

programmazione culturale delle «tradizioni ed eventi da scoprire». Lo ricorda il sindaco di Berzo Inferiore Sergio

Damiola, sottolineando il «fattivo esempio di collaborazione tra amministrazioni e biblioteche della bassa

Valcamonica». Manuele Ongaro, presidente della pro loco Breno, sottolinea invece che V« organizzazione

condivisa degli appuntamenti tra paesi vicini evita che si disperdano risorse». Un agile pieghevole, con sedici

settori su due facciate, riporta le schede informative dei sei Comuni, con oltre cento appuntamenti nel corso di un

anno. Il primo appuntamento è stato la festa del Beato Innocenzo da Berzo, svoltasi il ó marzo e le serata per la

«Festa della donna» a Esine. Inoltre le sacre rappresentazioni di Crucifixus in programma in tutti i Comuni tra

marzo e aprile. Breno e Bienno hanno gli appuntamenti clou ad agosto, con Camunerie e la 20esima edizione

della «Mostra mercato». A Cividate la festa patronale il 26 dicembre; a Prestine la festa del Gabinot a gennaio,

con l'ultimo appuntamento ancora all'insegna del «Fratasì de Bers» il 26 febbraio con la 5' Fiaccolata del Beato

con arrivo a Berzo Inferiore. E anche quest'anno c'è «Note di primavera», un ciclo di sei concerti.





BRESCIAOGGI, 23 MARZO 2010



Italia Nostra inizia i suoi “giovedì” dalle chiese della città

di Breno

di Luciano Ranzanici



La sezione di Valcamonica di ItaliaNostra, guidata da Annamaria Baschè, è impegnata nella tutela dei beni

artistici e culturali della Valcamonica. Il presidente, che ha indetto l'assemblea annuale per venerdì 30 aprile,

presenta agli iscritti il programma delle attività, che si aprirà il primo aprile con il primo dei tre incontri del ciclo

« 1 giovedì di Italia Nostra». La prof.ssa Franca Avancini Pezzotti terrà una relazione su «Le chiese di Breno e la

loro dedicazione» (la seconda relazione avrà luogo il 20 maggio); l'ing. Umberto Monopoli il 29 aprile parlerà del

disastro del Gleno. La sezione, con altri gruppi e associazioni, si è impegnata a garantire l'apertura del Parco

archeologico di Spinera e gli iscritti di buona volontà saranno a custodia del sito il 15 e il 16 maggio, il 7 e l'8

agosto. Una gita con una guida d'eccezione è in calendario per il 5 settembre: il prof. Renato Gentile, socio di

Italia Nostra e vice-sovrintendente, accompagnerà i partecipanti in visita all'abbazia di Maguzzano e al castello

del Carmagnola di Clusane. Il programma 2010 prevede anche cinque uscite sul territorio: il 17 aprile il prof.

Umberto Sansoni guiderà la visita ai siti di Cornola a Malonno, di Mù e di Fobia. E8 maggio la dr.ssa Antonella

Taboni condurrà alla scoperta del Parco di Luine, incisioni rupestri e alberi. Accompagneranno i partecipanti gli

alunni della scuola primaria di Gorzone. Il 25 luglio la dr.ssa Paola Zaino sarà a Edolo per far scoprire il centro

storico. In settembre, sempre a Edolo, per la Giornata dei paesaggi sensibili, coordinerà «Il paesaggio di Costa».

Verranno proposte due mostre fotografiche, la prima il 13, il 14 e il 15 agosto a Breno in occasione del

Ferragosto su «I 1.000 volti di Breno», la seconda ad Edolo.

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BRESCIAOGGI, 23 MARZO 2010

Paspardo. Da Parco Adamello, Comunità montana, Legambiente, Centro faunistico e Comune

Un progetto per imparare a convivere con gli orsi e i lupi

Al via un’inchiesta fra insegnanti, amministratori, operatori turistici, cacciatori ed allevatori

per «educarli alla convivenza»

di Luciano Ranzanici



I programmi di reintroduzione in Italia dell'orso bruno e della lince, già parzialmente realizzati, sono alla base di

un progetto che, in occasione dell'anno internazionale della Biodiversità, vede impegnati la Comunità montana di

Valle Camonica e il Parco dell'Adamello, Legambiente Lombardia Onlus, il Centro Faunistico del Parco e il

comune di Paspardo.

L’ente comprensoriale sta conducendo un'inchiesta fra amministratori, insegnanti, operatori turistici, allevatori e

cacciatori, alfine di conoscere le loro opinioni e impressioni sul ritorno dei grandi carnivori: il lupo, l'orso bruno e

la lince appunto. «Grandi carnivori: difendere la conoscenza per educare alla convivenza» è il titolo del progetto,

che durerà due anni e sarà sostenuto dalla Fondazione Cariplo.

Alessia Chiappini del Centro Faunistico di Flès a Paspardo, spiega: «L’indagine avviata tra varie categorie di

persone ha come obiettivo l'approfondimento delle percezioni sul fenomeno del ritorno dei grandi carnivori, allo

scopo di indirizzare gli interventi successivi del progetto. Ci interessa particolarmente approfondire l'opinione di

alcuni « osservatori privilegiati», che per il loro ruolo all'interno della comunità locale hanno la possibilità di

osservare direttamente il fenomeno e sono in grado di veicolare informazioni utili alla popolazione».

Nel territorio alpino nazionale i grandi carnivori sono scomparsi ormai da quasi un secolo e la Lombardia e

quindi la Valle Camonica attraverso il progetto stanno assumendo un ruolo importante per favorire la creazione

di metapopolazioni (si tratta di popolazioni animali composte da più gruppi distinti, separati geograficamente in

grado di interagire l'un con l'altro), di lupo, orso bruno e lince sulle Alpi.

La presenza dei grandi carnivori, come è noto, è purtroppo anche sinonimo di danneggiamenti alle proprietà e

alle economie locali: da qui muove il progetto di diffusione della conoscenza, per educare alla convivenza,

facendo modificare alle comunità la percezione che hanno sulla presenza dei lupi degli orsi e delle linci, mutando

nel contempo anche i loro comportamenti che possono rappresentare una minaccia alla conservazione di queste

specie di animali. Una crescente conflittualità ed una conoscenza superficiale determinano ogni anno

l'abbattimento illegale di molti carnivori, provocando una difficile ricollocazione nello spazio alpino e una tutela

difficoltosa. Il progetto nel quale sono coinvolti la Comunità montana e il Parco dell'Adamello, Legambiente

Lombardia Onlus, il Centro Faunistico del Parco e il comune di Paspardo consentirà fra l'altro di « dotare il

sistema territoriale camuno di supporti informativi, tecnici e formativi necessari e indispensabili al corretto

orientamento nel rapporto fra popolazioni locali e grandi carnivori».





BRESCIAOGGI, 23 MARZO 2010



Processo strage. Tramonte, il silenzio della «spia

qualificata»

di Mara Rodella



Un informatore che latita nei giorni più caldi del calendario eversivo. Le sollecitazioni a procedere con i controlli

che partono dal Sid e poi fanno perdere ogni traccia dalla base, dai comandi dei carabinieri nel Triveneto.

Insabbiate. Ma dove? A quale gradino della piramide gerarchica? Nel frattempo, si consumala strage di piazza

Loggia. E, nelle note firmate dalla «Fonte Tritone» - alias Maurizio Tramonte - oggi imputato per l'attentato del

28 maggio - mancano all'appello proprio le veline di quei giorni: «Nessun contatto con i Servizi nemmeno subito

dopo la strage», conferma in aula Massimo Giraudo, comandante del Ros che dagli anni '90 indaga sulle stragi,

chiamato dai pm a riferire sugli accertamenti documentali condotti dal reparto, nel tentativo di dimostrare il

legame tra gli apparati deviati dello Stato e l'eversione nera.

E se gran parte dell'impianto accusatorio si fonda sull'attendibilità delle deposizioni rese, e poi ritrattate, proprio

da Tramonte, stando al Ministero dell'Interno, «la Fonte Tritone era qualificata; un'ottima fonte anche per il

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direttore del Sid Gianadelio Maletti», sottolinea Giraudo, che nel '95 inizia a collaborare con Tramonte. Possibile

che un informatore tanto valido non abbia consegnato alcuna nota nei giorni a ridosso della strage?

«Risale all'8 luglio '74 la velina trasmessa al Sid dal centro antispionaggio (cs) di Padova: le informazioni vanno

dal 20 giugno al 4 luglio - spiega Giraudo -. Il che è strano. Troppi giorni insieme e troppo poco materiale. Nella

stessa nota, peraltro, Tramonte fa riferimento alla riunione ad Abano Terme del 25 maggio in cui Maggi avrebbe

detto che la strage di Brescia non avrebbe dovuto restare un fatto isolato, o all'incontro, pochi giorni dopo, con

due camerati bresciani per ritirare un pacco di documenti». Un buco nero che non convince.

Il 17 luglio dello stesso anno, Maletti autorizza il travaso di informazioni della «Fonte Tritone» dal "cs" ai

carabinieri di Padova: e dà il via ad uno schema di interscambio periferico diretto , che sabato scorso ha approvato il Bilancio consuntivo del 2009,

chiudendo un anno positivo, con anche una nuova sede all'interno della «Cittàdella Cultura» a Capo di Ponte.

L'assemblea dei soci, aperta da presidente del consiglio direttivo Umberto Cerqui, ha registrato l'assenza del

direttore Emmanuel Anati, all'estero per delle nuove campagne di scavi. Lo sforzo più rilevante del consiglio - è

stato detto - è stata l'attivazione di una stretta collaborazione con gli enti Locali camuni, intrapresa negli anni

scorsi e che sta dando ora i primi frutti. In particolare, si tratta dei progetti sostenuti dal Distretto culturale, tra cui

ad esempio il «Forum» per il rilancio della ricerca sulle incisioni, che si è esplicato nel 2009 nelle campagne a

Campanine. Malonno-Edolo e a Paspardo.

Tra le iniziative più significative del 2009, c'è stata la mostra «Valcamonica preistorica: un patrimonio

dell'umanità», la 23esima edizione del Valcamonica Symposium e Archeoweek. È ripresa inoltre l'attività

editoriale, con l'uscita del volume numero 35 del Bollettino del Ccsp, di due libri divulgativi, del catalogo della

mostra e del Simposio. Archiviato il 2009, si sta già lavorando per un futuro convegno sull'arte rupestre nelle

Alpi, per nuove pubblicazioni (uscirà a breve la guida agli otto parchi camuni> e la messa in rete di parte

dell'archivio fotografico. Nella sua lettera ai soci, il professor Anati, che da questi 50 anni si occupa di incisioni

camune, parla di «crisi della cultura», e sprona l'assemblea e il consiglio a far diventare il Ccsp un vero e proprio

«Centro mondiale per gli studi dell'arte preistorica», perché «è nato come produttore e innovatore di ricerca

scientifica e di cultura e deve tener fede alla sua vocazione, che è quella di portare la Valcamonica nel mondo e

di portare il mondo scientifico e culturale in Valle».

Il professore Emmanuel Anati stimola quindi a «dare tutto l'appoggio al consiglio direttivo per uscire al più

presto dalla crisi che paralizza la ricerca avanzata-, perché «non bisogne mollare».



GIORNALE DI BRESCIA, 23 MARZO 2010



Gianico. Arrivato il sì del Broletto: il Re avrà la sua

centralina

Il Comune «vince» la sfida coi cugini di Darfo: sarà realizzato un impianto idroelettrico lungo

il torrente. Costo 2,1 milioni

di Sergio Gabossi



Gianico vince la parta La Provincia ha infatti r2sciato all'Amministrazione comunale del sindaco Mario Pendoli il

nullaosta definitivo per la costruzione di una nuova centralino idroelettrica sul Torrente Re. A distanza di otto

anni dall'avvio dell'iter burocratico che ha prodotto un... armadio di documenti, arriva il via libera per una delle

opere più «inseguite» e controverse dell'ultimo decennio. Respinte, di fatto, le istanze e i ricorsi presentati dal

Comune di Dado Boario Terme che, per una questione di principio e una ambientale, aveva espresso parere

contrario alla realizzazione del progetto sia in Conferenza dei servizi che negli incontri a porte chiuse consumati

nelle sedi competenti.



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Una sfida Darfo-Gianico. Il Torrente Re, infatti, segna il confine naturale tra i due Comuni e attraversa l'abitato

di Fucine di Darfo dove, fino a qualche secolo fa, alimentava gli opifici (oggi chiusi). Il prelievo del corso

d'acqua da convogliare verso la centralino, inoltre, avverrà proprio sul territorio comunale di Darfo. Il «non s'ha

da fare» ha perso: il tempo, le motivazioni e i contenuti del progetto hanno dato ragione ai gianichesi che

procederanno all'esproprio ai danni dei «cugini» confinanti. Dopo le scintille degli anni scorsi da ambo le parti si

preferisce tacere ma pare che il Comune di Darfo, incassata la sconfitta, non abbia intenzione di percorrere la

strada del ricorso. Il Comune di Gianico, da parte sua, ha già pubblicato il bando che dovrà raccogliere le

adesioni degli interessati alla realizzazione dell'opera. L'investimento complessivo previsto sarà pali a circa

2milioni e 100mita euro e gli interessati avranno tempo fino al 30 aprile per presentare domanda.

Il progetto stabilisce che l'acqua venga captata in quota, ad un'altezza di 729,60 metri: da qui, dopo un salto di

458 metri, finirà per alimentare la nuova centrale idroelettrica posizionata a valle, a circa 260 metri di altezza.

Secondo le stime dei tecnici l'impianto avrà una portata complessiva variabile tra i 115 e i 195 litri al secondo,

capaci di generare una potenza nominale di 515,80 kW ed una produzione potenziale che potrebbe toccare punte

di due milioni e centomila kWh.

Denaro fresco in cassa. L'impresa che si aggiudicherà il bando e la concessione della durata di 28 anni, oltre a

farsi carico dei costi di realizzazione delle opere, dovrà versare nelle casse comunali una tantum pari a circa

281mila euro e un canone annuo fisso pari a 40mila euro.

Qualora, la stagione fosse particolarmente «fortunata» e la produzione complessiva dell'impianto superasse la

quota indicata, bisognerà riconoscere al Comune un ulteriore 4% sul surplus. Un vero e proprio «tesoretto» per

l'Amministrazione comunale valligiana, che vedrà ripagati gli sforzi di questi anni: dopo aver condotto uno studio

approfondito e prodotto una quantità industriale di richieste, analisi, statistiche ed elaborati di tagli quasi

scientifico, Pendoli ha convinto tutti che il progetto era fattibile e sarebbe stato fatto bene. Rispettati tutti i vincoli

di tipo ambientale, a cominciare dal cosiddetto deflusso minimo vitale, ovvero la quantità minima di acqua che

continuerà a scendere a valle per il suo percorso naturale garantendo il mantenimento e la sopravvivenza del Re.

In calce all'ultimo «si» della Provincia c'è anche il via libera degli enti locali e comprensoriali, che non hanno

avanzato critiche o riserve rispetto alla realizzazione dell'opera.





GIORNALE DI BRESCIA, 23 MARZO 2010



Corte Franca. Bilancio «anomalo»

di Veronica Massussi



Una situazione anomala caratterizza il comune di Corte Franca che, secondo il bilancio di previsione del 2010

risulta «fuori dal patto di stabilità ma nel contempo un comune virtuoso», come viene definito dalla relazione del

revisore dei conti. La circostanza viene spiegata dall'assessore al Bilancio Gianni Gei: «Il patto di stabilità

stabilisce che i comuni non debbano superare il saldo tra entrate e uscite realizzatosi nel 2007, non tenendo conto

dei residui attivi; in caso di peggioramento ci sono delle penalità; Corte Franca nel 2007 aveva incassato cifre

cospicue dallo Stato per la realizzazione del centro polivalente, annesso alle scuole elementari e medie, non spese

in quell'esercizio. Quando è iniziata la costruzione, con il pagamento degli stati di avanzamento, si è creato un

saldo negativo che ha determinato l'uscita del comune dal patto di stabilità».

Corte Franca però risponde positivamente ad altri requisiti che gli permettono la definizione di virtuoso: ha infatti

una percentuale di indebitamento molto bassa, è passato da 474.000 euro di debiti nel 2008 a 212.000 nel 2009,

estinguendo dei mutui, a 210.000 nel 2010; ha un rapporto minimo tra il numero di dipendenti e la popolazione

ed ha spostato i mezzi finanziari dagli investimenti alla spesa corrente. Nello specifico il bilancio del comune

franciacortino è caratterizzato da un contenimento della spesa corrente (-6%), una selettività dei tagli (che

quest'anno pesano sul tempo libero, lo sport, la cultura e l'associazionismo), il contenimento del personale poiché

i dipendenti sono passati da 28 a 26.

Nel contempo da quattro anni non vengono incrementate le tariffe dei servizi e dei tributi (ad eccezione di una

minima crescita del trasporto scolastico e dei servizi cimiteriali ma con una diminuzione della tassa sui rifiuti

urbani) e non sono stati sottratti mezzi agli investimenti. «Nonostante la crisi edilizia abbia ridimensionato le

entrate da oneri di urbanizzazione - sottolinea Gei -nel 2010 sono previsti 1.047.000 euro di investimenti a cui si

devono aggiungere altre opere per più di 350.000 euro fatte in convenzione con i privati». Il bilancio di Corte

Franca pareggia dunque a 1.047.000 euro ed i principali investimenti inseriti nel piano 2010 sono gli interventi

per la viabilità di via Roma, quantificati in 470.000 euro, la messa in sicurezza dell'ex municipio di Nigoline,



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l'adeguamento della scuola primaria e gli interventi migliorativi di efficienza energetica degli impianti di

illuminazione pubblica. Non rientrando nel patto di stabilità Corte Franca non può accendere mutui e deve

diminuire l'indennità degli amministratori: per il 2010 il sindaco percepirà 922 euro mensili lordi, il vice 461 euro

(non durante l'incarico contemporaneo presso il Consorzio Torbiere), gli assessori 415 euro ed i consiglieri 1.191

euro. L'ultimo Consiglio comunale ha anche approvato l'alienazione delle azioni della Sassabanek a 13 euro l'una,

per un importo totale di 15.000 euro.

«La scelta di cedere le partecipazioni non strategiche ha prevalso anche perché riteniamo che quando fu costituita

la società, trent'anni fa, sul territorio non c'era nulla di simile e partecipare aveva un senso, oggi le valutazioni

sono diverse - afferma Gei - si deciderà per attuare altro genere di collaborazioni».





GIORNALE DI BRESCIA, 23 MARZO 2010



Per la nautica crisi profonda. Riva e Sarnico, tagli in vista

di Guido Lombardi



La situazione è da allarme rosso: la nautica da diporto stenta a ripartire, e i cantieri sono alle prese con un calo di

ordini senza precedenti. Anche il governo se n'è accorto, tanto da aver incluso nell'ultimo decreto legge incentivi

per il settore (sono stati messi a disposizione 20 milioni di euro).

Colombo chiude sul Lario. Le imprese bresciane stanno quindi affrontando la crisi, spesso ricorrendo a

ristrutturazioni, senza sapere quando arriverà la ripresa. Il gruppo bresciano Cantieri di Sarnico (la sede è a

Capriolo) incontrerà giovedì 25 i rappresentanti dei lavoratori. L'azienda presenterà ai sindacati un corposo piano

di riorganizzazione che potrebbe prevedere, al termine delle 52 settimane di cassa integrazione ordinaria, il

ricorso alla straordinaria. I dipendenti a Capriolo sono circa 50.

Intanto, lungo il lago di Como, c'è grande preoccupazione tra gli addetti degli storici cantieri Giacomo Colombo

(acquisiti dal gruppo Sarnico ne12007). Secondo quanto riferito dai sindacati lariani, i Cantieri di Sarnico si

appresterebbero a chiudere l'unità produttiva di Bene Lario (33 dipendenti), abbandonando il lago di Como e

spostando la produzione a Capriolo. Anche in questo caso, maggiori dettagli si conosceranno giovedì.

L'amministratore delegato della Colombo, Lucio Calegari, spiega che «i1 trasferimento della produzione nel

Bresciano è solo una delle ipotesi che si stanno considerando». Calegari comunque conferma che «la situazione

di crisi impone un taglio dei costi che, per l'intero gruppo Sarnico, potrebbe portare a una riduzione del personale,

anche se non sono in vista ristrutturazioni impegnative». Il nuovo piano industriale, continua l'a.d. di Colombo,

«permetterà a Cantieri di Sarnico di effettuale investimenti, in vista di una ripresa». Nel dicembre 2000, il gruppo

Cantieri di Sarnico ha negoziato con sette istituti di credito una ridefinizione del debito bancario.

La cassa integrazione straordinaria, intanto, è già arrivata (dallo scorso 25 gennaio) nei cantieri Riva di Sarnico

(gruppo Ferretti). In questo caso, il calo degli ordini si accompagna con gravi problemi di natura finanziaria.

Riva riduce il personale. Al termine dei dodici mesi di cigs, il sindacato si prepara a chiedere un altro anno di

cassa straordinaria, ma il gruppo ridurrà comunque il personale. Sono previsti 50 esuberi a Sarnico e altrettanti a

La Spezia. Per ora nel cantiere bergamasco é stata aperta una procedura di mobilità sii base volontaria per cinque

addetti. A Sarnico, dove il gruppo Ferretti ha concentrato la produzione di barche di piccole dimensioni, il lavoro

si è ridotto perché il segmento è in grave difficoltà. Per ovviare a questa situazione, la direzione aziendale

potrebbe trasferite da La Spezia alla Riva la produzione di alcuni modelli di imbarcazioni di medio-grande

dimensione. Prima di Pasqua si svolgerà un incontro sindacale per la definizione del futuro occupazionale.

In provincia di Brescia, la crisi della nautica ha già portato alla chiusura del cantiere Dalla Pietà di Palazzolo; la

società ha scelto la strada del concordato preventivo.





GIORNALE DI BRESCIA, 23 MARZO 2010



Sindacato. Valcamonica, accordo per le elezioni Rsu

Le segreterie della Fim Cisl e Fiom Cgil della Valcamonica Sebino e la segreteria Uilm Uil di Bergamo hanno

raggiunto un'intesa per definire le modalità di rinnovo delle rappresentanze sindacali unitarie (rsu) nelle fabbriche

metalmeccaniche del comprensorio. Secondo l'intesa, i seggi saranno assegnati su base totalmente proporzionale.



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GIORNALE DI BRESCIA, 23 MARZO 2010



Atb: il nucleare sarà il business del futuro

Il gruppo di Roncadelle in possesso delle certificazioni per i reattori Westinghouse e presto per

quelli Areva

di Roberto Ragazzi



Oggi ci sono 53 centrali nucleari i11 costruzione nel mondo, di cui 4 di terza generazione (due in Europa a

tecnologia francese e due in Cina a tecnologia nippo-americana): mentre nei prossimi vent'anni, nel mondo si

prevede l'installazione di oltre 100 reattori.

Indipendentemente dal fatto che l'Italia possa o meno ospitare in futuro una centrale, il nucleare rappresenta un

vasto e redditizio mercato. dove a giocare sono pochi selezionatissimi player. Nella «golden liste dei fornitori

mondiali per il nucleare civile ci sarà presto anche la bresciana Atb Riva Calzoni, azienda leader nel

petrolchimico nella produzione di grandi reattori e corpi a pressione.

Dal petrolchimico al nucleare. I componenti che rappresentano il «core business storico di Atb Riva Calzoni

sono «costruttivamentesimili a quelli per la cosiddetta «isola nucleare», ovvero il cuore della centrale dove

avviene il processo di fissione. Il presidente Trombini ha fiutato l'affare in tempi non sospetti. Quasi due anni fa

ha messo al lavoro tutti i suoi collaboratori con l'obbiettivo di ottenere le certificazioni necessarie per candidarsi a

diventare fornitore dei due grandi produttori mondiali che detengono la tecnologia per la costruzione di centrali

atomiche di terza generazione: la francese Areva, con il reattore Epr, a cui si guarda anche per il debutto del

nuovo nucleare italiano, ed il nippo-americano Ap100 della Westinghouse Toshiba.

La certificazione statunitense. Proprio lo scorso luglio, Atb ha ottenuto dall'Asme, l'ente certificatore

americano, l'assegnazione dello «stampo N» (la qualifica secondo il codice in vigore negli Stati Uniti) che

autorizza un'azienda a progettare e realizzare componenti per le centrali atomiche. In questi mesi sono in corso di

definizione le certificazioni necessarie per le qualifiche francesi che permetteranno al gruppo di entrare nella lista

dei fornitori per gli impianti Areva nel mondo.

«Una scommessa. importante per il nostro gruppo - ha dichiarato il presidente di Atb, Sergio Trombini -.

Abbiamo investito tempo e risorse in questa nuova "business unit" che viene ad affiancare petrolchimico ed

idroelettrico. Crediamo nel lungo periodo possa offrire all'azienda grosse opportunità di sviluppo. Stiamo

lavorando per il futuro dell'Atb; per crescere in Italia e non delocalizzare. La strada è ancora lunga e ripida, ma

abbiamo apprezzato il lavoro che sta facendo l'on. Stefano Saglia e questo Governo».

I reattori nucleari di terza generazione. Per chi non è un esperto ingegnere le differenze tra il reattore francese

Epr e quello nippo-americano Ap100 sembrerebbero tutto sommato poche. Ce lo spiegano i manager Atb Mario

Marangoni e Bruno Bazzoni. In entrambi i casi l'acqua scorre nel nocciolo in cui le balle di uranio alimentano la

reazione atomica e producono calore. Nei reattori ad acqua bollente, il fluido caldissimo uscito dal nocciolo

diventa vapore e fa girare la turbina del generatore; nei reattori pressurizzati, l'acqua uscita dal reattore serve a far

bollire, con uno scambiatore di calore simile ad un enorme radiatore dell'auto, altra acqua il cui vapore farà girare

la turbina del generatore. Nel primo caso il sistema e più semplice, ma l'acqua usata per far girare la turbina è

radioattiva perché circola nel reattore e contamina per contatto anche le zone di produzione di energia elettrica.

Nel secondo caso, i due circuiti di acqua sono separati, e cioè riduce i rischi di perdita di acqua radioattiva, ma il

sistema è un po' più complicato.

L'Atb possiede competenze e professionalità di collaudata eccellenza per la produzione dei reattori, dei generatori

di vapore, dei pressurizzatoci e degli accumulatori oggi trasferite in ambito nucleare. «Il percorso per arrivare alla

certificazione ha rappresentato per 1'Atb un salto culturale importante - spiegano i manager del gruppo -. Sono

stati rivisti tutti i processi adattandoli ai requisiti imposti dall'Asme. Ma non solo, occorreva anche una

qualificazione del personale al quale è stato richiesto un innalzamento della consapevolezza di ciò che stava

facendo; in sintesi un'accentuazione della qualità nel passaggio da un operatore all'altro, con una conseguente

costante tracciatura di tutto quanto si realizza all'interno del processo di lavoro». Atb e oggi inserita a pieno titolo

nella lista ufficiale dei fornitori Westinghouse e le prime commesse potrebbero concretizzarsi a fine 2010.

Sempre nel 2010 è attesa la certificazione per la francese Areva. Il futuro parte da qui. E Atb è pronta a coglierlo.









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GIORNALE DI BRESCIA, 23 MARZO 2010



Le 18 bresciane pronte a cogliere la sfida

Il ritorno dell'Italia al nucleare vale almeno 30 miliardi di euro. E una grossa fetta è destinata all'indotto, nel caso

in cui riesca a fare fronte comune e spiccare un salto qualitativo e tecnologico. Sono oltre 600 in Italia le aziende

potenzialmente interessate. Ben 18 quelle bresciane che potrebbero entrare nella partita. Si tratta di: Aso

Siderurgica (Ospitaletto), Feralpi (Lonato), Ferriera Valsabbia (Odolo), Forge Fedriga (Cividate Camuno),

Forgiatura Morandini (Cividate Camuno), Gefran (Provaglio d'Ideo), Industrie Riunite Odolesi (Odolo), Leali

(Odolo), Alfa Acciai (Brescia), Atb Riva Calzoni (Roncadelle). Bonetti, Forgiatura Mame (Cividate Camuno),

Franchini Acciai (Fiero), Metalgoi (Brescia), MF Trasformatori (Calcinato), Monchieri (Cividate Camuno), Ofar

(Visano), Sismic (Associazione tecnica per la promozione degli acciai sismici per cemento armato, promossa da

imprese bresciane).

«L'idea alla base del nucleare è arrivare al 25% del totale del fabbisogno energetico nazionale - ha affermato

Emma Marcegaglia, in un recente incontro dedicato a questo tema -. Stiamo ragionando per investimenti per oltre

30 miliardi e, se riusciamo a fare sistema, stimiamo che circa il 704 di questi potrebbe riguardare l'indotto

italiano», ha spiegato il presidente di Confindustria, sottolineando che, proprio per questo motivo, il nucleare

rappresenta ,una grande opportunità, non solo di lavoro e crescita, ma anche di qualificazione tecnologica».

Un'opportunità rappresentata non solo da Enel, ma anche da eventuali nuovi produttori che vorranno affacciarsi

sul mercato nazionale. Quello che al momento è necessario, ha proseguito Marcegaglia, «è mia politica

energetica a medio termine seria, che comprenda anche le rinnovabili e l'efficienza energetica». Per far questo

servono «programmi e regole chiare, che rimangano nel tempo e non vengano cambiati». Spesso si assiste a

«dibattiti superficiali e demagogici», mentre è invece «necessario che non ci si faccia prendere dalla paura e da

discorsi influenzati dalla logica delle elezioni».



GIORNALE DI BRESCIA, 23 MARZO 2010



I protagonisti

TROMBINI. Sergio Trombini è presidente dell'Atb Riva Calzoni, azienda leader nel mondo nella produzione di

grandi reattori e corpi a pressione per il petrolchimico. Il gruppo ha investito nel nucleare e nel 2009 ha ottenuto

la prestigiosa certificazione statunitense «stampo N».

PASINI. Giuseppe Pasini presidente di Federacciai e vicepresidente, insieme a Ruggero Brunori, del Sismic,

l'associazione dei produttori di tondino antisismico. Le future commesse per il nucleare potranno essere un

volano di crescita per tutta la filiera del cemento armato.

MONCHIERI. Gianfranco Monchieri è fondatore e titolare dell'omonima azienda di Cividate Camuno

specializzata nella fornitura di componenti per il petrolchimico, centrali turbogas e nucleare. Nel 2010 ha

collaudato la nuova pressa da 12mila tonnellate che consentirà grandi produzioni.

FRANCHINI. Giampiero Franchini è titolare cori i figli Alberto e Alessandra della Franchini Acciai. L'azienda è

specializzata soprattutto nell'eolico e nel nucleare, per il quale fornisce i contenitori e gli alberi motore. L'azienda

ha sede a Mairano ed ha avviato la nuova pressa da 8.000 tonnellate.





GIORNALE DI BRESCIA, 23 MARZO 2010



I forgiatori bresciani sono pronti

La filiera interessata è vasta: dal cemento armato agli acciai speciali per involucri e alberi

motore. Monchieri: andremo a fare le centrali in Albania. Morandini: uno super pressa da

6.000 tonnellate.

di Alessandro Cheula



Il nucleare è una potente motrice tecnologica anche per la filiera meccanica e metallurgica, non solo per quella

chimica o elettronica. Filiera primaria che, partendo dal cemento e dal tondo speciale per cemento armato, arriva

all'acciaio speciale per alberi motosi e contenitori per l'uranio. Si tratta di acciai forgiati e fucinati, cioè prodotti

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da forgia. Ecco perché la forgia bresciana, la più forte d'Italia e tra le prime in Europa (fuori Brescia il

concorrente più forte è il grippo Vienna), è fortemente interessata alla ripresa del nucleare e relativi investimenti.

«Noi siamo pronti». «Noi siamo pronti per il nucleare - dice Gianfranco Monchieri, titolare delle omonime forge

di Cividate Camuno, oscar della redditività insieme a Giampiero Franchini di Mairano - fabbrichiamo parte dei

reattori, ma con la nuova pressa da 12mila tonnellate siamo pronti per altre commesse, compreso gli impianti

nucleari di terza e quarta generazione».

Monchieri ha chiuso il 2009, anno di crisi verticale, con una flessione del fatturato del 30% ma con un utile di 10

milioni di euro. E il 2010? «Anche quest'anno prevediamo di raggiungere ricavi pari al 70% rispetto al 2009 e un

conto economico che chiuderà in sostanziale pareggio: la crisi industriale durerà ancora due o tre anni, ne

usciremo quando cominceremo a contare i morti».

La forgia bresciana resiste perché è andata bene negli anni passati, perché ha pochissimi debiti e perché ha

investito e sta investendo con soldi propri. «Noi siamo omologati e certificati con la normativa Asme 3 per tutti i

Paesi - prosegue Monchieri - sia Stati Uniti che Francia, vale a dire sia per la tecnologia Westinghouse che per

quella di Areva, oggi i due leader mondiali del settore». Monchieri fornirà all'Ansaldo componenti per 12 centrali

che verranno realizzate in Cina con tecnologia americana.

Nucleare in Albania? L'imprenditore camuno e molto scettico sul nucleare italiano. O meglio, sul nucleare fatto

in Italia. «Andremo a fare le centrali in Albania - continua Monchieri - già si stanno individuando i siti: se fosse

vero sarebbe comunque un segno di lungimiranza da parte italiana, l'importante è fare le centrali, va bene anche

l'Albania purché si facciano».

Stesso discorso da parte di Giampiero Franchini, forge a Mairano e lavorazioni meccaniche a Flero, fatturato

calato del 50% nel 2009, medesimo trend anche nel 2010. «Noi fabbrichiamo tanto per il nucleare quanto per

l'eolico - dice Franchini - ma oggi tutti i governi hanno sospeso gli investimenti per l'energia atomica civile».

Proprio tutti? «Per la verità non tutti - prosegue Franchini - la tedesca Siemens ha firmato un maxi accordo con la

Gazprom per centrali nucleari della quarta generazione in Russia, con tecnologie alternative a quelle di Areva e

di Westinghouse, il che significa che la Germania è presente e attiva in questo comparto: tecnologia tedesca e

fonti energetiche russe».

Morandini è un altro imprenditore di Cividate Camuno che sta investendo pesantemente nella forgia, in misura

addirittura doppia di Monchieri: una nuova pressa da 6.000 tonnellate già in funzione e una nuovissima di

prossima installazione da 15mila tonn.. Anche Morandini si sta attrezzando per le future centrali atomiche civili.

Know how bs fuori Brescia. Il know how dei forgiatori bresciani ha superato i confini della provincia. C'è anche

una forgia targata Brescia pur avendo sede pioli provincia, o perché la proprietà è bresciana o perché lo è la

conduzione. Come la Fomac di Mondovì, nella cui compagine a maggioranza bresciana ci sono anche la Aso di

Ospitaletto degli Artioli e la Nuova Fonderia di Castenedolo di Piero Piccioli. O come la Sps di Verona, azienda

fondata dalla famiglia Grigoli tre anni fa (dopo aver ceduto alla Duferdofin di Antonio Gozzi il 10% della storica

impresa di famiglia, ora Verona Steel) condotta da Michele Pennacchio, giovane ingegnere bresciano con

significativa esperienza siderurgica. Sps è una azienda verticalizzata che, oltre a fare cromature della barra, opera

con una linea di forgiatura.

Non «forgia libera», ossia la specializzazione bresciana, ma barrame di acciaio (non solo inox, come alla Italfond

di Bagnolo del Gruppo Vienna). Con 140 dipendenti e 60 mln di fatturato, Sps si compone di 3 divisioni: barra

cromata, forgia, acciaieria. Azienda tipicamente familiare: il fondatore, Franco Grigoli, è il patron mentre i figli

Roberto e Roberta sono i delegati e la terza generazione, il nipote Andrea, é già operativa.

Acciaio per forgia. Ma parlare di forgia per il nucleare non basta senza un cenno alla filiera, cioè l'acciaio per

forgia. I produttori italiani di acciaio per forgia sono 11 (12, poiché sta andando a regime il revamping

dell'acciaieria di Porto Nogaro del Gruppo Vienna) di cui 4 bresciani. Oltre a Metalcam di Breno (Gruppo

Tassara) e Sidercamuna di Lovere della famiglia Lucchini, fanno parte di questa ristretta pattuglia la Aso di

Ospitaletto e la Olifer dei fratelli Oliva di Odolo.

Fuori Brescia operano Rubiera, Sps (Grigoli), Verona Steel (ex Grigoli, oggi Duferdofin), Cogne, Abs, Valbruna

e Safa. Il fabbisogno di lingotti per forgia è coperto in Italia solo per il 60%, poiché il restante 40% deve essere

importato dall'estero (circa 4-500mila tonnellate all’anno). Ciò perché in Italia, col pretesto dell'impatto

ambientale, non vengono più autorizzate nuove acciaierie. Si veda il Gruppo Vienna che ha revampato una

acciaieria esistente, Porto Nogaro, chiusa da 20 anni, ma non smantellata.









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GIORNALE DI BRESCIA, 23 MARZO 2010

Lavoro & previdenza

I contributi per i lavoratori domestici

L'Inps ha comunicato le nuove fasce di retribuzione su cui calcolare i contributi dovuti per l'anno 2010 per i

lavoratori domestici. I contributi si pagano ogni trimestre alla seguenti scadenze: dall'1 al 10 aprile versamento

per il primo trimestre; dall'1 al 10 luglio versamento per il secondo trimestre; dall'1 al 10 ottobre versamento per

il terzo trimestre; dall'1 al 10 gennaio versamento per il quarto trimestre. Gli aumenti vengono determinati

dall'Istat che ha comunicato che la variazione percentuale verificatasi nell'indice dei prezzi al consumo, per le

famiglie degli operai e degli impiegati, tra il periodo gennaio 2008-dicembre 2008 ed il periodo gennaio

2009-dicembre 2009 è risultata del 0,7%.

Attenzione, l'aliquota contributiva per i datori di lavoro domestico non ha subito modificazioni rispetto al 2009 e

restano in vigore gli esoneri già previsti negli anni precedenti. È bene sottolineare che il contributo Cuaf (Cassa

Unica assegni familiari) non è dovuto solo nel caso di rapporto fra coniugi, a meno che il datore di lavoro oltre ad

essere coniuge sia titolare di indennità di accompagnamento, e tra parenti o affini entro il terzo grado conviventi,

ove riconosciuto ai sensi di legge.

Infine, la cifra tra parentesi è la quota a carico del lavoratore. Con retribuzione oraria effettiva fino a euro 7,22 e

convenzionale di euro 6,40, il contributo Cuaf è di euro 1,34 (0,32); con retribuzione oraria effettiva e

convenzionale oltre euro 7,22, il contributo Cuaf è di euro 1,51 (0,36); con retribuzione oraria effettiva e

convenzionale fino a euro 8,81, il contributo Cuaf comprensivo di quota è di euro 1,85 (0,44), senza quota è di

euro 1,84 (0,44). Con orario di lavoro superiore a 24 ore settimanali il contributo Cuaf comprensivo di quota è

pari a euro 0,98 (0,23), senza quota è di euro 0,97 (0,23).

Il versamento dei contributi non può essere effettuato né prima né dopo i termini sopraindicati. Il ritardo nel

pagamento comporta l'applicazione di multe da parte dell'Inps. Quando cessa il rapporto di lavoro, il versamento

va fatto entro 10 giorni dal licenziamento o dalle dimissioni. Si ricorda che dopo il primo invio di bollettini, in

seguito alla presentazione della denuncia di assunzione, l'Inps provvede a fornire i successivi solo su richiesta del

datore di lavoro. La richiesta può essere inoltrata direttamente agli uffici Inps: per telefono, chiamando

InpsInforma al numero 803164 oppure utilizzando l'apposito servizio on lime sul sito www.inps.it.

Il bollettino è unico per ogni trimestre. Se però le settimane che cadono nel trimestre non risultano lavorate tutte

per almeno 25 ore, si devono compilare due distinti bollettini di versamento: con un bollettino si versano i

contributi relativi alla quarta fascia; con un secondo bollettino si pagano i contributi, corrispondenti ad una delle

prime tre fasce, per le settimane lavorate per meno di 25 ore.

Per chi assume una colf o una badante sono previste deduzioni e/o detrazioni fiscali. Per la Colf il datore di

lavoro può dedurre dal proprio reddito, per un importo massimo di 1.549,37 euro l'anno, i contributi previdenziali

obbligatori versati per la colf. A tal fine è tenuto a conservare le ricevute dei bollettini Inps (l'importo massimo

deducibile è fisso e non varia in base ai redditi dichiarati).

Per la badante: il datore di lavoro può detrarre dall'imposta lorda il 19% delle spese, per un importo massimo di

2.100 euro l'anno, sostenute per gli addetti all'assistenza di persone non autosufficienti.

La detrazione spetta al soggetto non autosufficiente o ai familiari che sostengono la spesa (si può usufruire di tale

detrazione se il reddito complessivo non supera 40.000 euro).

La deduzione fiscale per la colf si può sommare alla detrazione prevista per la badante e viceversa.









17

IL SOLE 24 ORE, 23 MARZO 2010

La Cassazione prende in esame il caso di mancata tassazione

Per il demansionamento indennità senza prelievo

di Francesco Falcone e Antonio Iorio



È compito del giudice di merito stabilire la qualificazione giuridica di un rapporto regolato tra le parti in un

accordo o in un contratto e, quindi, individuare la disciplina fiscale da applicare. Ne consegue che non si può

definire, a priori, elusiva una clausola inserita in un verbale di conciliazione stipulato tra azienda e lavoratore che

stabilisce l'erogazione di una somma risarcitoria a favore del dipendente solo perché, in questo modo si evita la

tassazione. È necessario, infatti, un approfondimento del rapporto per verificarne la disciplina fiscale. A chiarirlo

è la Corte di cassazione con la sentenza n. 6754 depositata il i9 marzo 2010.

Nel caso esaminato dai giudici un contribuente aveva proposto ricorso avverso il silenzio-rigetto formatosi in

ordine alla domanda di rimborso di una somma versata a titolo di ritenuta sull'importo corrispostogli dalla propria

azienda, in virtù di conciliazione della controversia da lui intrapresa, in qualità di dirigente, per un

demansionamento. L'importo era stato corrisposto a titolo di risarcimento danni. La Ctp prima, e la Ctr dopo,

rigettavano i ricorsi in quanto ritenevano che la clausola con la quale la società si impegnava a «corrispondere al

lavoratore la somma di quasi 400milioni delle vecchie lire a titolo di risarcimento danni», all'esclusivo fine di

risarcirgli il demansionamento, avrebbe avuto finalità elusive. Questa valutazione traeva origine dalla circostanza

che in un atto del processo emergeva una dichiarazione circa l'asserita impossibilità per l'azienda di assegnare al

dipendente, al momento del recesso, mansioni equivalenti a quelle originarie. Ne discendeva che le somme

corrisposte attenevano a indennità conseguite a titolo di risarcimento danni consistenti nella perdita di reddito, e,

pertanto, dovevano essere tassate. I giudici di legittimità, investiti del caso, hanno innanzitutto ribadito, in via

generale, l'imposizione delle somme percepite a titolo risarcitorio se esse hanno la funzione di reintegrare una

danno derivante dalla mancata percezione di redditi. Tuttavia, secondo la Corte, non si poteva sostenere

aprioristicamente che la clausola relativa al ristoro del danno da demansionamento era stata inserita soltanto per

agevolare il lavoratore, senza spiegare le ragioni della tassazione delle somme. In sostanza che a prescindere dal

nomen iuris che le parti hanno utilizzato, il giudice - per potere affermare l'elusività di un comportamento - deve

approfondire e ricostruire la comune volontà dei contraenti. Non è dunque rilevante quanto il lavoratore ha

sostenuto in un atto del processo del lavoro, posto che una dichiarazione non può avere alcun effetto retroattivo e

non può, quindi, spiegare quanto è stato consacrato in un verbale di conciliazione. L'atto deve essere,

invece,interpretato secondo le regole previste dall'articolo 1362 del Codice civile.

La Corte ha, dunque, cassato con rinvio la sentenza di appello, assegnando al giudice di merito il compito di

ricostruire la comune volontà delle parti al fine di stabilire se le somme debbano o meno essere tassate.





IL MANIFESTO, 23 MARZO 2010



Almeno riformista

di Rossana Rossanda



In Francia il partito socialista, Europe Ecologie e la sinistra socialista di Jean Luc Mélenchon assieme a quel che

resta del Pcf, hanno conquistato tutte le regioni salvo l'Alsazia. L'astensione ha lasciato per terra la destra.

Nicolas Sarkozy, già adorato in Italia, ha ammesso una disfatta secca.

Che cosa è avvenuto rispetto alle presidenziali? Il partito socialista di Martine Aubry ha abbandonato la linea di

incontro con il centro promossa da Segolène Royal. Il quale centro, ammirato da Casini e da Rutelli, è scomparso

dalla scena con la stessa rapidità con la quale vi era entrato. Quanto alla estrema sinistra di Besancenot, che non

aveva voluto allearsi alle altre sinistre, si è ridotta al 2,5%. Se l'alleanza resterà in piedi, le prossime presidenziali,

la cui campagna elettorale di fatto comincerà adesso, vedrà la sconfitta della destra di Sarkozy.

Si può trarne qualche conseguenza per l'Italia? Le politiche dei due governi sono le stesse, anche se Sarkozy non

punta ai soldi e non ha la volgarità di Berlusconi. La differenza è che in Francia la sinistra non ha cessato di

esistere mentre da noi si è suicidata o mortalmente divisa. Nelle regioni non consegnate in partenza al Pdl o a

Bossi non vedo candidati che si oppongano al governo; conosco soltanto Niki Vendola e Mercedes Bresso. Mi

appresto a votare Emma Bonino, perché è una persona limpida che rispetta le regole, ma è una liberista di ferro.



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Dove sta una sinistra? A resistere al cavaliere c'è una specie di partito degli onesti, il popolo viola, Santoro e Di

Pietro. Essi puntano a una democrazia socialmente piatta che vada oltre alla vergogna in cui siamo.

È una resa intellettuale illimitata. E infatti, se si profila una caduta del berlusconismo, si verificherà nel suo stesso

campo e sarà seguita da una coalizione Fini-Casini-Bersani, sconcertante. La sinistra francese non è certo geniale.

Ma è stata capace di dire pane al pane, di rappresentare la protesta dei salariati precari, disoccupati, di parlare

delle donne e alle donne, (tutto il paese ha celebrato, con mio stupore, l'8 marzo), di affondare la campagna

sull'identità nazionale: di denunciare la non volontà di mettere termine alla speculazione finanziaria, non accetta

la riduzione della spesa pubblica e per i beni pubblici. Nulla di straordinario, molta protesta delle categorie - non

i soli sans papiers ma medici, insegnanti, operai, disoccupati, precari, agricoltori dal reddito sceso di un terzo. Un

contenzioso non nuovo, accentuato dalla crisi, cui si aggiunge la crescita delle disuguaglianze come costituiva

della globalizzazione. Sarebbe cosi difficile dirlo anche in Italia? Da noi una sinistra, anche moderata, che lo dica

non c'è. I comunisti si sono flagellati per non aver creduto nel mercato. Le sinistre più radicali non si occupano

dei ceti deboli perché le condizioni materiali poco conterebbero rispetto al mutare del simbolico. Per cui nulla

sarebbe possibile cambiare, salvo l'impresentabile Berlusconi. Niente di più: una destra ripulita lo potrà fare

anche da sola. In Francia un'opposizione cosi avrebbe perso.





IL MANIFESTO, 23 MARZO 2010

Acqua. Un dossier di Legambiente sul business dell’oro blu in bottiglia

Quelle strane concessioni ai big dell’acqua minerale

di Legambiente Lombardia



Lombardia rimandata a dopo le elezioni, sperando che il prossimo Presidente possa sanare una evidente iniquità a

tutto vantaggio delle imprese che imbottigliano l'acqua delle nostre sorgenti. In occasione della Giornata

Mondiale dell'Acqua, con il dossier Il far west dei canoni di concessione sulle acque minerali Legambiente e la

rivista Altreconomia tornano a denunciare l'imbarazzante quadro nazionale sulle tariffe pagate alle Regioni

italiane dalle società imbottigliatrici.

In particolare in Lombardia, le società imbottigliatrici di acque minerali godono di un regime di assoluto

privilegio per emungere dal sottosuolo l'acqua che poi rivendono a caro prezzo. Meno di 52 centesimi al metro

cubo, ovvero mezzo millesimo di euro a litro, su una risorsa che però, quando giunge ai supermercati, ha un costo

1000 volte superiore. Come dire che, quando compriamo una bottiglia di acqua minerale, quello che paghiamo, a

parte il costo del flacone di plastica con relativo tappo ed etichetta, è l'enorme margine di profitto generatosi nel

tragitto dalla fonte allo scaffale. Già, perché la Lombardia è molto generosa con gli imprenditori di un settore,

quello delle acque minerali, che a livello nazionale fattura 2,3 miliardi di euro all'anno potendosi permettere

imponenti investimenti pubblicitari perché tanto la materia prima, l'acqua, non costa quasi niente.

Diversa la situazione di altre regioni italiane. In Veneto, ad esempio, il prelievo idrico per imbottigliamento costa

3 euro a metro cubo, e in Lazio 2 euro a metro cubo: risorse che è giusto che tornino agli enti pubblici per

investimenti a favore del territorio e delle comunità locali ma di cui la Lombardia, incomprensibilmente, si priva.

«Diciamo un no forte e chiaro a questi regali - dichiara Damiano Di Simine, presidente Legambiente Lombardia -

l'acqua è un bene comune, i diritti esclusivi di utilizzo, quali sono le concessioni per acque minerali, devono

sottostare ad una tariffa dignitosa, che tenga conto del fatto che si sta a tutti gli effetti privatizzando una risorsa

idrica che appartiene alla comunità. Chiediamo al futuro presidente della nostra regione di mettere fine a questo

assurdo privilegio, adeguando i canoni di concessione affinché da questi possa derivare una risorsa economica da

reinvestire sulla gestione del territorio e del ciclo dell'acqua».

Ovviamente i cittadini possono sempre scegliere di bere un'acqua che, in gran parte della Lombardia, non ha

nulla da invidiare a quella in bottiglia: è l'acqua del rubinetto. Un cittadino della provincia di Milano paga circa

1,3 euro ogni metro cubo di acqua potabile che consuma. Tanto? No di certo rispetto ad altre città europee dove

la tariffa idrica è molto più salata, anche di tre-quattro volte, ma d'altro canto gestire acquedotti e depurare le

acque ha un costo, in tutta Europa i consumatori devono farvi fronte attraverso la tariffa idrica. In ogni caso

molto meno dell'acqua in bottiglia. Il dossier completo Il far west ilei canoni di concessione sulle acque minerali

è disponibile su: www.legambiente.it.









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