LA LEGISLAZIONE URBANISTICA by N53glUs

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									LA LEGISLAZIONE URBANISTICA

• QUADRO ISTITUZIONALE DELLA
  PIANIFICAZIONE IN ITALIA
• PIANO URBANISTICO TERRITORIALE TEMATICO
  "PAESAGGIO" (DGR 1748/2000)
• LEGGE REGIONALE n.20 del 27.7.2001
  (BUR n.128 del 24.8.2001)



                              Ing. Domenico Camarda - PoliBaDau
                               Corso ANCE - Taranto, 6 luglio 2002
        QUADRO ISTITUZIONALE DELLA
          PIANIFICAZIONE IN ITALIA

•   PRINCIPALI ISTITUZIONI E RELATIVE COMPETENZE
    TERRITORIALI

•   ORGANI ISTITUZIONALI REGIONALI E COMUNALI

•   MODELLO GERARCHICO DELLA STRUMENTAZIONE
    URBANISTICA TRADIZIONALE

•   GLI STRUMENTI URBANISTICI DELLA PIANIFICAZIONE
    REGIONALE IN PUGLIA (LR 56/1980)

•   MODELLO STANDARD PROCEDURALE DI APPROVAZIONE
    DEGLI STRUMENTI URBANISTICI (LR 56/1980)
    ISTITUZIONI ELETTIVE E COMPETENZE
             TERRITORIALI (1)

•   STATO

    – Sino al 1972. Funzioni di controllo, di indirizzo e coordinamento
      della pianificazione territoriale degli enti locali e centrali sul territorio
      nazionale

•   REGIONI

    – A partire dal 1972. Competenze nella pianificazione territoriale
      (attribuite dallo Stato con DPR n.8 del 15.1.1972). Funzioni di
      controllo, di indirizzo e coordinamento della pianificazione
      territoriale degli enti locali e centrali sul territorio regionale

•   AREE METROPOLITANE

    – A partire da1 1990. Competenze nella pianificazione territoriale
      (attribuite dallo Stato con legge n.142 dell‟8.6.1990, salvo
      recepimento nella legislazione regionale)
    ISTITUZIONI ELETTIVE E COMPETENZE
             TERRITORIALI (2)

•   PROVINCE

    – A partire da1 1990. Competenze nella pianificazione territoriale
      (attribuite dallo Stato con legge n.142 dell‟8.6.1990, salvo
      recepimento nella legislazione regionale)



•   COMUNI

    – Competenze nella pianificazione del territorio comunale (salvo
      approvazione degli organi superiori: lo Stato sino al 1972, le
      Regioni dal 1972) e sub-comunale
         ISTITUZIONI NON ELETTIVE E
        COMPETENZE TERRITORIALI (1)

•   CONSORZI ASI (SISRI)

    – A partire da1 1967. Competenze nella pianificazione territoriale
      nelle aree di sviluppo industriale (attribuite dallo Stato con DPR
      n.1523 del 30.6.1967). Finalità orientate alla promozione dello
      sviluppo industriale



•   COMUNITA’ MONTANE

    – A partire da1 1971. Competenze nella pianificazione territoriale e
      nella programmazione economica nei territori delle comunità
      montane (attribuite dallo Stato con legge n.1102 del 3.12.1971).
      Finalità orientate alla eliminazione degli squilibri socio-economici,
      alla difesa del suolo e alla protezione della natura
         ISTITUZIONI NON ELETTIVE E
        COMPETENZE TERRITORIALI (2)

•   AUTORITA’ DI BACINO

    – A partire da1 1989. Competenze nella programmazione e nella
      pianificazione territoriale nei bacini idrografici (attribuite dallo Stato
      con legge n.183 del 18.5.1989). Finalità orientate alla difesa del
      suolo mediante interventi di risanamento idrogeologico



•   ENTI PARCO

    – A partire da1 1991. Competenze nella pianificazione territoriale nei
      parchi (attribuite dallo Stato con legge n.394 del 6.12.1991).
      Finalità orientate alla salvaguardia e alla valorizzazione
      dell‟ambiente
     ORGANI ISTITUZIONALI REGIONALI

•   SETTORE URBANISTICO REGIONALE

    – costituito da tecnici ed esperti, funzionari pubblici

•   COMITATO URBANISTICO REGIONALE

    – formato da esperti e politici, rappresentanti dei comuni, delle
      province, delle organizzazioni professionali

•   GIUNTA REGIONALE

    – Costituita da rappresentanti della maggioranza di governo

•   CONSIGLIO REGIONALE

    – Costituito dai rappresentanti eletti dall‟intera comunità
     ORGANI ISTITUZIONALI COMUNALI

•   SETTORE TECNICO COMUNALE
    – costituito da tecnici ed esperti, funzionari pubblici

•   COMMISSIONE/I TECNICA/HE
    – formata/e da esperti e rappresentanti della maggioranza e delle
      minoranze politiche

•   COMMISSIONE CONSULTIVA
    – formata da esperti ed un rappresentante per ogni componente
      politica presente nel consiglio comunale, nominati ad hoc
      dall‟amministrazione comunale con delibera di consiglio comunale

•   GIUNTA COMUNALE
    – costituita da rappresentanti della maggioranza di governo

•   CONSIGLIO COMUNALE
    – costituito dai rappresentanti eletti dall‟intera comunità
        MODELLO GERARCHICO DELLA
       STRUMENTAZIONE URBANISTICA
             TRADIZIONALE (1)
•   SCHEMA

    – Livello 1: Piano relativo ad un territorio più ampio (ad.es. il territorio
      regionale) di carattere generale e schematico

    – Livello 2: A tale piano segue, e vi è formalmente subordinato, un
      piano applicato ad un territorio più limitato (ad.es. il territorio
      comunale), e quindi più di dettaglio, anche se pure esso alla scala
      di strumento generale e non attuativo

    – Livello 3: Segue, infine, sempre gerarchicamente subordinato ai
      precedenti, il piano di dettaglio vero e proprio, nonché attuativo
      (esteso, ad esempio, ad una porzione del territorio comunale).
        MODELLO GERARCHICO DELLA
       STRUMENTAZIONE URBANISTICA
             TRADIZIONALE (2)
•   PROBLEMATICHE

    – Mancanza di approccio strategico

    – Mancanza di partecipazione democratica

    – Eccessiva rigidità e burocraticità del processo

    – Lentezza della procedura di formazione e approvazione

    – Sfasamento di contenuti e di tempi tra le azioni condotte a differenti
      livelli gerarchici

    – Conflitti di competenze tra enti preposti al controllo di stessi ambiti
      territoriali.
    STRUMENTI URBANISTICI IN PUGLIA (1)
               (LR 56/1980)

•   STRUMENTI URBANISTICI DI AREA VASTA

    – P.U.T.R. (Piano Urbanistico Territoriale Regionale)

        • Recepisce gli indirizzi economici e sociali della
          programmazione nazionale e regionale e indica il modo e le
          procedure per la loro coordinata realizzazione sul territorio
          regionale.

        • Individua le zone da destinare alla localizzazione dei servizi
          pubblici di interesse nazionale e regionale.

        • Indica le aree e/o gli ambienti da sottoporre a specifica
          disciplina di tutela, potendo disporre prescrizioni
          immediatamente operative.

        • Stabilisce, articolandoli per ambiti territoriali omogenei, i
          principali parametri da osservare nella formazione degli
          strumenti urbanistici di livello inferiore.
    STRUMENTI URBANISTICI IN PUGLIA (2)
               (LR 56/1980)

•   STRUMENTI URBANISTICI DI AREA VASTA (continuaz.)

    – P.U.T.T. (Piano Urbanistico Territoriale Tematico)
          Strumento di pianificazione territoriale regionale di tipo
          settoriale.

    – P.U.I. (Piano Urbanistico Intermedio)
          Strumento di pianificazione territoriale dell‟ente intermedio,
          quest‟ultimo oggi identificabile nell‟ente provincia


•   STRUMENTO PRINCIPALE DELLA PIANIFICAZIONE COMUNALE

    – P.R.G. (Piano Regolatore Generale)
    MODELLO STANDARD PROCEDURALE DI
        APPROVAZIONE (LR 56/1980)

•   FORMAZIONE:             Redazione del piano, solitamente, mediante
    affidamento di incarico a progettisti esterni all‟ente promotore

•   ADOZIONE:               Recepimento del piano da parte dell‟ente
    promotore, in seno all‟organo istituzionale rappresentativo dell‟intera
    comunità

•   PUBBLICAZIONE:           Deposito del piano per la pubblica visione e per
    un arco di tempo prestabilito, al fine di consentirne la consultazione e la
    presentazione di eventuali osservazioni tese a conseguire
    miglioramenti nell‟interesse della collettività

•   RIADOZIONE:              Nuova adozione del piano da parte dell‟ente
    promotore in seno all‟organo rappresentativo dell‟intera comunità, con
    le controdeduzioni relative alle osservazioni proposte.

•   APPROVAZIONE:           Approvazione del piano da parte dell‟ente,
    competente in pianificazione del territorio, istituzionalmente preposto a
    quello promotore
      PIANO URBANISTICO TERRITORIALE
    TEMATICO "PAESAGGIO" (DGR 1748/2000)


•    CONTENUTI, OBIETTIVI E CAMPO DI APPLICAZIONE DEL PIANO

•    ARTICOLAZIONE DELLA NORMATIVA

•    ELABORATI E ATTUAZIONE DEL PIANO

•    AMBITI TERRITORIALI ESTESI

•    PIANI URBANISTICI TEMATICI DI SECONDO LIVELLO

•    AMBITI TERRITORIALI DISTINTI

•    INTERVENTI DI RILEVANTE TRASFORMAZIONE
                CONTENUTI DEL PIANO
• Il Piano si articola con riferimento a:
    – a) la suddivisione e perimetrazione del territorio regionale nei
      sistemi delle aree omogenee per i caratteri costitutivi fondamentali
      delle strutture paesistiche quali:
        • Sistema delle aree omogenee per l'assetto geologico,
          geomorfologico e idrogeologico;
        • Sistema delle aree omogenee per la copertura
          botanico/vegetazionale e del contesto faunistico attuale e
          potenziale che queste determinano;
        • Sistema delle aree omogenee per i caratteri della stratificazione
          storica dell'organizzazione insediativa;

    – b) la individuazione e classificazione delle componenti paesistiche
      costitutive della struttura suddetta;

    – c) la definizione e regolamentazione degli interventi e opere aventi
      carattere di “rilevante trasformazione territoriale”.
OBIETTIVI E CAMPO DI APPLICAZIONE


– Disciplina i processi di trasformazione fisica e l'uso del
  territorio allo scopo di: tutelare l‟identità storica e culturale
  dello stesso, rendere compatibile la qualità del paesaggio,
  delle sue componenti strutturanti con il suo uso sociale,
  promuovere la tutela e la valorizzazione delle risorse
  disponibili.

– È piano urbanistico territoriale con specifica considerazione
  dei valori paesistici, come previsto dalla legge n.431/85, e
  risponde ai requisiti di contenuto di cui alla LR56/80.

– Campo di applicazione sono le categorie dei beni paesistici
  di cui alla L.1497/39, e alla L.431/85 e ulteriori articolazioni e
  specificazioni.
ARTICOLAZIONE DELLA NORMATIVA
– "Obiettivi" di salvaguardia e valorizzazione paesistica;

– "Indirizzi" per la contestualizzazione di obiettivi e la definizione di
  modalità d‟intervento in strumenti sottordinati negli „ambiti estesi‟;

– "Direttive" di regolamentazione per le procedure e le modalità di
  intervento negli strumenti sottordinati e di esercizio di funzioni
  amministrative attinenti la gestione del territorio;

– "Prescrizioni" di base direttamente vincolanti e applicabili
  distintamente a livello di salvaguardia provvisoria e/o definitiva nel
  processo di adeguamento, revisione o nuova formazione degli
  strumenti di pianificazione sottordinati;
    • Sono direttamente e immediatamente vincolanti, prevalgono rispetto a
      tutti gli strumenti di pianificazione vigenti

– "Criteri" di definizione dei requisiti tecnico-procedurali di controllo e
  di specificazione e/o sostituzione delle prescrizioni di base.

– Le norme contenute nel Piano non trovano applicazione all'interno
  dei “territori costruiti”.
                    TERRITORI COSTRUITI

•   I territori costruiti sono così definiti:
     – Aree tipizzate dagli strumenti urbanistici vigenti come zone
       omogenee "A" e "B";
     – Aree tipizzate come zone omogenee "C", oppure come zone
       "turistiche", "direzionali", "artigianali", "industriali", "miste" se, alla
       data del 6.6.1990, incluse in uno strumento urbanistico esecutivo
       regolarmente presentato;
     – Aree che, ancorché non tipizzate come zone omogenee "B":
       (i) o ne abbiano di fatto le caratteristiche (ai sensi del D.I.
       n.1444/1968), vengano riconosciute come regolarmente edificate (o
       con edificato "sanato" ai sensi della L.47/1985), e vengano
       perimetrate su cartografia catastale con specifica Delibera di C.C.;
       (ii) o siano intercluse nell'interno del perimetro definito dalla
       presenza di maglie regolarmente edificate, e vengano perimetrate
       su cartografia catastale con specifica Delibera di C.C.
                 ELABORATI DEL PIANO

•   Fra gli elaborati del piano, quelli rappresentanti gli A.T.E. (in scala
    1: 25000) e quelli rappresentanti gli A.T.D. (in scala 1: 25000)
    costituiscono il riferimento delle norme tecniche di attuazione del
    PUTT/P assumono efficacia prescrittiva, assieme alle norme
    stesse e agli allegati elencati.
                 ATTUAZIONE DEL PIANO

Il piano si attua attraverso:

•   la pianificazione paesaggistica di secondo livello

•   piani urbanistici tematici di secondo livello

•   parchi regionali e relativi piani

•   strumenti urbanistici generali (conformi al PUTT/P)

•   strumenti urbanistici esecutivi con specifica considerazione dei valori
    paesistici da strumenti generali conformi o non al PUTT/P

•   piani di intervento di recupero territoriale

•   rilascio di: (i) autorizzazioni paesaggistiche, (ii) pareri paesaggistici,
    (iii)˙attestazioni di compatibilita' paesaggistica, (iv) verifiche di
    compatibilita' paesaggistica.
AMBITI TERRITORIALI ESTESI: generalità
                   A: VALORE ECCEZIONALE
                   B: VALORE RILEVANTE
                   C. VALORE DISTINGUIBILE
                   D: VALORE RELATIVO
                   E: VALORE NORMALE



I terreni e gli immobili compresi negli ambiti territoriali estesi A, B,
C, D, sottoposti a tutela direttamente dal PUTT/P, non possono
essere oggetto di:
 – lavori comportanti modificazioni del loro stato fisico o del loro
   aspetto esteriore senza che per tali lavori sia stata rilasciata
   "autorizzazione paesaggistica".
 – pianificazione di livello territoriale e comunale senza che sia stato
   rilasciato "parere paesaggistico".
 – interventi di rilevante trasformazione (es. infrastrutture), senza che
   per gli stessi sia stata rilasciata "attestazione di compatibilità
   paesaggistica".
AMBITI TERRITORIALI ESTESI: indirizzi di tutela
•   AMBITO A:
     – conservazione e valorizzazione
     – eliminazione dei detrattori
•   AMBITO B:
     – conservazione e valorizzazione
     – eliminazione dei detrattori e/o mitigazione degli effetti negativi
     – cautela negli interventi di trasformazione del territorio
•   AMBITO C:
     – salvaguardia e valorizzazione dell'assetto attuale se qualificato
     – trasformazione dell'assetto attuale, se compromesso, per il ripristino e la
       qualificazione
     – trasformazione compatibile con la qualificazione paesaggistica
•   AMBITO D:
     – valorizzazione degli aspetti rilevanti
•   AMBITO E:
     – valorizzazione delle peculiarità del sito
•   L'individuazione degli ASE del PUTT/P e le prescrizioni di base, fatte
    salve specifiche situazioni derivanti da una puntuale documentata situazione
    dei siti che ne giustifichi la non osservanza/modificazione, sono recepite dai
    piani sottordinati.
PIANI URBANISTICI TEMATICI DI 2° LIVELLO

Al fine della redazione dei Piani Urbanistici Tematici di secondo
    livello, le aree perimetrate dal PUTT/P, con i rispettivi indirizzi di
    tutela, sono state:
•   TREMITI
•   TESTA DEL GARGANO
•   GROTTE E MASSERIE
•   VALLE DEI TRULLI
•   GRAVINE
•   GALLIPOLI
•   OTRANTO
      AMBITI TERRITORIALI DISTINTI (1)
• Si specificano in riferimento ai sottosistemi:
        • Assetto geologico, geomorfologico e idrogeologico;
        • Copertura botanico-vegetazionale, colturale e presenza
          faunistica;
        • Stratificazione storica dell'organizzazione insediativa.

• Per ciascuno dei sottosistemi e delle relative componenti, le
  norme relative agli ATD specificano:
    – "Definizione", che individua l'ambito nelle sue caratteristiche e nella
      sua entità minima strutturante;
    – "Individuazione", che definisce le caratteristiche per la definizione
      dell'area di pertinenza (spazio fisico di presenza) e dell'area
      annessa (spazio fisico di contesto);
    – "Regimi di tutela", che definiscono i criteri generali di indirizzo:
      rimandano ai piani sottordinati la perimetrazione; specificano in loro
      assenza le grandezze per individuare le aree;
    – "Prescrizioni di base", che precisano per le aree di pertinenza e per
      le aree annesse gli interventi: (a) non ammissibili, (b)ammissibili,
      (c) ammissibili con il preventivo rilascio dei provvedimenti di
      attuazione demandata all'Ente Locale.
      AMBITI TERRITORIALI DISTINTI (2)

•   COMPONENTI GEO-MORFO-IDROGEOLOGICHE

      Emergenze, coste, corsi d'acqua, versanti e crinali

•   COMPONENTI BOTANICO-VEGETAZIONALI

      Boschi e macchie, beni naturalistici, zone umide, aree protette, beni
      diffusi nel paesaggio agrario


•   COMPONENTI STORICO-CULTURALI

      Zone archeologiche, beni architettonici extraurbani, paesaggio
      agrario e usi civici, punti panoramici
     AMBITI TERRITORIALI DISTINTI (3)
                       ESEMPIO: LE COSTE
• L'individuazione delle due fasce, con rispettive prescrizioni di
  base, porta a:
        • Area di pertinenza = Area litoranea, fatta da:
            – zona adlitoranea (fascia compresa tra linea di battigia e
              batimetrica di 5 mt. per coste sabbiose, 10 mt per coste
              rocciose);
            – zona litoranea (fascia di profondità di 100 mt).
        • Area annessa:
            – fascia della profondità di 200 mt dal perimetro della zona
              litoranea verso l'entroterra.

• Prescrizioni nell'area litoranea:
    mantenimento manufatti esistenti, nuove costruzioni mobili stagionali,
      sistemazioni idrauliche, infrastrutture a rete

• Prescrizioni nell'area annessa:
    oltre i primi 100 mt. dell'area annessa, sono consentiti anche edifici
        con h. max. 7,00 mt, ecc.
              INTERVENTI DI RILEVANTE
                  TRASFORMAZIONE

•   E' definita opera di rilevante trasformazione territoriale quella derivante
    dalla infrastrutturazione del territorio, comportante modificazioni
    permanenti nei suoi elementi strutturanti.

•   Per tali opere, qualora non siano soggette a V.I.A. (ai sensi del DPCM
    377/1998, del DPCM 27/12/1989 e successive modificazioni e
    integrazioni), il PUTT/P prescrive che il progetto sia integrato con lo
    studio di impatto paesaggistico e sia sottoposto a verifica di
    compatibilita' paesaggistica per ottenere l'attestazione di compatibilita'
    paesaggistica.
      LEGGE REGIONALE n.20 del 27.7.2001
           (BUR n.128 del 24.8.2001)

•   ENUNCIAZIONE DI PRINCIPI

•   LA PIANIFICAZIONE TERRITORIALE REGIONALE

•   LA PIANIFICAZIONE TERRITORIALE PROVINCIALE

•   LA PIANIFICAZIONE TERRITORIALE COMUNALE

•   LE DISPOSIZIONI TRANSITORIE E FINALI
         ENUNCIAZIONE DI PRINCIPI (1)

•   LA LEGGE MIRA AD ASSICURARE:

    – Sussidarietà, mediante la concertazione tra i diversi soggetti
      coinvolti, in modo da attuare il metodo della copianificazione;

    – Efficienza e celerità dell‟azione amministrativa attraverso la
      semplificazione dei procedimenti;

    – Trasparenza delle scelte, con la più ampia partecipazione;

    – Perequazione.

    – Problemi: Partecipazione e perequazione, in particolare, rimangono
      sostanzialmente affermazioni di principio nella successiva
      articolazione normativa: generica la norma inerente alla
      perequazione, di tipo “tradizionale” e di fatto non estesa a tutti i
      soggetti è la partecipazione.
         ENUNCIAZIONE DI PRINCIPI (2)

•   LA PIANIFICAZIONE DEL TERRITORIO SI ARTICOLA NEI LIVELLI:

    – Regionale

    – Provinciale

    – Comunale


•   PARTECIPANO ALLA PIANIFICAZIONE GLI ENTI PUBBLICI AVENTI
    IL COMPITO DI GARANTIRE L’INTERESSE PUBBLICO CONNESSO
    AL GOVERNO E ALL’USO DEL TERRITORIO.
LA PIANIFICAZIONE REGIONALE (1)
          DRAG (Documento Regionale di Assetto Generale)
•   CONTENUTI

    Il DRAG definisce le linee dell‟assetto del territorio e gli obiettivi da
    perseguire mediante i livelli di pianificazione provinciale e comunale. In
    particolare determina:

     – Il quadro degli ambiti rilevanti ai fini della tutela e della
       conservazione dei valori ambientali e dell‟identità sociale e
       culturale;

     – Indirizzi, criteri e orientamenti per la formazione, il
       dimensionamento e i contenuti degli strumenti di pianificazione
       provinciale e comunale, nonché i criteri per la formazione dei PUE
       (Piani Urbanistici Esecutivi);

     – Lo schema dei servizi infrastrutturali di interesse regionale.
            LA PIANIFICAZIONE REGIONALE (2)
              •    PROCEDURE DI FORMAZIONE
Conf.programm. – Il Presidente della G.R. convoca la Conferenza programmatica
                      regionale, con ANCI, UPI, associazioni, forze sociali, economiche e
                      professionali;
Conf. di Servizi   – Per l‟elaborazione dello schema di DRAG, indice una CdS, con le
                     amministrazioni statali, per acquisirne manifestazioni di interesse;
  GR adotta        – La G.R., tenendo conto delle risultanze della Conferenza di servizi e
   schema            sentito il Consiglio Regionale, adotta lo schema di DRAG;
                   – Lo schema di DRAG è pubblicato sul BUR, con avviso su GU e
Pubbl. schema        quotidiani;
                   – I Comuni e le Province possono inviare alla Regione “proposte
 Osservazioni        integrative”, gli altri soggetti pubblici (di governo e uso del territorio)
                     “indicazioni”, le associazioni “osservazioni” entro 60 gg. dalla
                     pubblicazione sul BUR;
  GR approva
    DRAG           – La G.R., decorsi i termini di 60 gg., approva il DRAG, con “specifica
                     considerazione” delle “proposte” avanzate da Comuni e Province;

 Pubbl. DRAG       – Il DRAG è pubblicato sul BUR, con avviso su GU e quotidiani; il DRAG
                     ha efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione sul BUR;
                   – Le variazioni e gli aggiornamenti del DRAG sono adottati con lo stesso
                     procedimento, riducendo i termini a 30 gg.
LA PIANIFICAZIONE PROVINCIALE (1)
  PTCP (Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale)


– CONTENUTI
  In conformità e in attuazione del DRAG, il determina gli indirizzi generali di
  assetto del territorio e, in particolare, indica:
   • Le diverse destinazioni del territorio in relazione alla prevalente
     vocazione delle sue parti;
   • la localizzazione di massima delle maggiori infrastrutture e delle
     principali linee di comunicazione;
   • Le linee di intervento per la sistemazione idrica, idrogeologica,
     idraulico-forestale, consolidamento del suolo e regimazione delle
     acque;
   • Le aree per parchi o riserve naturali.


– EFFICACIA
   • Assume efficacia di piano di settore nell‟ambito delle materie inerenti la
     protezione della natura e la tutela dell‟ambiente, delle acque, del suolo,
     delle bellezze naturali.
          LA PIANIFICAZIONE PROVINCIALE (2)
                   – PROCEDURE DI FORMAZIONE (anche delle varianti)
Conf. di Servizi      • Il Presidente della G.P. indice una CdS con le amministrazioni statali,
                        comunali, Comunità Montane, Autorità di Bacino, Consorzi di Bonifica,
                        per acquisirne le manifestazioni di interesse;
  CP adotta e         • Il Consiglio P., su proposta della G.P., adotta lo schema di PTCP, lo
pubblica schema         deposita presso la segreteria e lo pubblica sul BUR con avviso su
                        almeno due quotidiani a diffusione provinciale;
 Osservazioni         • I Comuni possono far pervenire alla Provincia le “proposte”, e le
                        organizzazioni le “osservazioni” entro 60gg dalla pubbl. sul BUR;
CP adotta PTCP        • Il C.P., entro 60 gg., delibera su quanto pervenuto con “specifica
e trasmette a GR        considerazione delle proposte” avanzate da Comuni, adotta il PTCP e lo
                        trasmette alla GR per controllo compatibilità col DRAG;
                      • La Giunta Regionale si pronuncia entro il termine perentorio di 120 gg.,
 Compatibilità
                        con silenzio-assenso (il termine di 120 gg. può essere interrotto e
                        riavviato una sola volta, se la G.R. richiede chiarimenti e/o documenti);
  Non compatibilità   • Se la G.R. delibera la non compatibilità del PTCP con il DRAG, la
                        Provincia indice una Conferenza di servizi tra i Presidenti della G.R. e
                        della Provincia (copianificazione), e le modifiche necessarie vanno
  CP indice CdS         individuate entro 60gg, pena la definitiva non compatibilità;
                      • Gli esiti devono essere recepiti GR entro 30 gg., con silenzio-assenso;
   CP approva e       • Il C.P. approva il PTCP e lo pubblica sul BUR e su almeno due quotidiani
   Pubbl. PTCP          diffusi nella provincia, con efficacia dal giorno successivo.
     LA PIANIFICAZIONE COMUNALE (1)
• PUGI (Piano Urbanistico Generale Intercomunale)
   – E‟ facoltà dei Comuni procedere alla formazione di un PUGI.
   – Con delibere del C.C., i Comuni approvano e presentano alla
     Giunta Regionale un documento congiunto, con uno studio di
     fattibilità dell‟iniziativa e un quadro economico degli oneri.
   – La Giunta Regionale individua le modalità di sostegno ai Comuni
     che intendono procedere alla formazione di un PUGI.

• PUG (Piano Urbanistico Generale)
   – CONTENUTI (Il PUG si articola in previsioni strutturali e programmatiche)
      Le previsioni strutturali:
       • Identificano le linee fondamentali dell‟assetto del territorio
         comunale, derivanti dalla ricognizione della realtà socio-
         economica, dell‟identità ambientale, storica e culturale
         dell‟insediamento, anche con riguardo alle aree da valorizzare
         e tutelare per gli aspetti ecologici e produttivi;
       • Determinano le direttrici di sviluppo dell‟insediamento nel
         territorio comunale, del sistema delle reti infrastrutturali e delle
         connessioni con i sistemi urbani contermini.
      LA PIANIFICAZIONE COMUNALE (2)

–    CONTENUTI del PUG (continuaz.)

    Le previsioni programmatiche del PUG:

     • Definiscono, in coerenza con il dimensionamento dei fabbisogni nei
       settori residenziale, produttivo e infrastrutturale, le localizzazioni delle
       aree da ricomprendere in PUE, stabilendo quali siano le trasformazioni
       fisiche e funzionali ammissibili;

     • Disciplinano le trasformazioni fisiche e funzionali consentite nelle aree
       sottoposte alla previa redazione di PUE.

     • La redazione di PUE è obbligatoria per le aree di nuova
       urbanizzazione, ovvero per le aree da sottoporre a recupero.

    Problemi:
     • Mancanza di chiarezza nella distinzione fra previsioni strutturali e previsioni
       programmatiche;

     • Non emergono fra le previsioni strutturali, e ancor meno fra quelle
       programmatiche, riferimenti alle problematiche ambientali.
     LA PIANIFICAZIONE COMUNALE (3)
–   PROCEDURE DI FORMAZIONE del PUG:
    • Il C.C. adotta, su proposta della G.C., un DPP (Documento Programmatico
      Preliminare) contenente gli obiettivi e i criteri di impostazione del PUG;
    • Il DPP è depositato presso la segreteria del Comune con notizia mediante
      pubblicazione su almeno tre quotidiani a diffusione provinciale;
    • Chiunque può presentare proprie osservazioni al DPP entro 20 gg.;
    • La G.C., sulla base del DPP e delle eventuali osservazioni, propone l‟adozione
      del PUG al C.C:, che lo adotta depositandolo presso la segreteria, con
      pubblicazione (v.sopra) e manifesti nei luoghi pubblici;
    • Chiunque può presentare osservazioni al PUG entro 60 gg.;
    • Il Consiglio Comunale, entro i successivi 60 gg., esamina le osservazioni
      proposte e adegua il PUG alle osservazioni accolte;
    • Il PUG così adottato viene inviato alla G.R. e alla G.Prov. per il controllo di
      compatibilità con il DRAG e con il PTCP, ove approvati.
    • Qualora il DRAG e/o il PTCP non siano stati ancora approvati, la Regione
      effettua il controllo di compatibilità rispetto ad altro strumento regionale di
      pianificazione territoriale, ivi inclusi i piani sovracomunali ex L.R. n.56/1980,
      ovvero agli indirizzi regionali della programmazione socio-ecomica e territoriale
      ai sensi del D.lgs. 267/2000;
    • La G.R. e la G.P. si pronunciano entro il termine perentorio di 150 gg. dalla
      ricezione del PUG, con silenzio-assenso;
      LA PIANIFICAZIONE COMUNALE (4)
– PROCEDURE DI FORMAZIONE del PUG (continuaz.):
   • Se la G.R. o la G.P. deliberano la non compatibilità del PUG, il Comune
     promuove, a pena di decadenza delle misure di salvaguardia, entro il termine
     perentorio di 180 gg. dalla data di invio del PUG, una C.d.S. con i Presidenti di
     G.R. e G.P. e il Sindaco (copianificazione), e le modifiche necessarie vanno
     individuate entro 30 gg., pena la definitiva non compatibilità e decadenza delle
     misure di salvaguardia;
   • Gli esiti vanno recepiti da G.R. e/o G.P. entro 30 gg., con silenzio-assenso;
   • Il C.C. approva il PUG e la deliberazione è pubblicata sul BUR, su almeno due
     quotidiani diffusi nella provincia e mediante manifesti affissi nei luoghi pubblici, con
     efficacia dal giorno successivo.
      LA PIANIFICAZIONE COMUNALE (4)
– PROCEDURE DI FORMAZIONE del PUG (continuaz.):
   • Se la G.R. o la G.P. deliberano la non compatibilità del PUG, il Comune
          GC propone DPP
                                                     di salvaguardia, entro il
     promuove, a pena di decadenza delle misureCC adegua PUG alle termine
                                                     osservazioni con i Presidenti di
     perentorio di 180 gg. dalla data di invio del PUG, una C.d.S. accolte
     G.R. e G.P. e il Sindaco (copianificazione), e le modifiche necessarie vanno
           CP adotta DPP
     individuate entro 30 gg., pena la definitiva non compatibilità e decadenza delle
     misure di salvaguardia;
                Deposito
   • Gli esiti vanno recepiti da G.R. e/o G.P. entro 30CP trasmette a
                                                       gg., con silenzio-assenso;
   • Il C.C. approva il PUG e la deliberazione è pubblicata sul BUR, su almeno due
                                                          GR e GP
     quotidiani diffusi nella provincia e mediante manifesti affissi nei luoghi pubblici, con
          Osservazioni successivo.
     efficacia dal giorno DPP
                                                                      Non compatibilità
          GC adotta PUG
                                            Compatibilità             CP indice CdS

          Deposito PUG
                                                          CC approva e
                                                          pubblica PTCP
        Osservazioni PUG
      LA PIANIFICAZIONE COMUNALE (4)
– PROCEDURE DI FORMAZIONE del PUG (continuaz.):
   • Se la G.R. o la G.P. deliberano la non compatibilità del PUG, il Comune
     promuove, a pena di decadenza delle misure di salvaguardia, entro il termine
     perentorio di 180 gg. dalla data di invio del PUG, una C.d.S. con i Presidenti di
     G.R. e G.P. e il Sindaco (copianificazione), e le modifiche necessarie vanno
     individuate entro 30 gg., pena la definitiva non compatibilità e decadenza delle
     misure di salvaguardia;
   • Gli esiti vanno recepiti da G.R. e/o G.P. entro 30 gg., con silenzio-assenso;
   • Il C.C. approva il PUG e la deliberazione è pubblicata sul BUR, su almeno due
     quotidiani diffusi nella provincia e mediante manifesti affissi nei luoghi pubblici, con
     efficacia dal giorno successivo.

– PROCEDURE DI FORMAZIONE PER VARIANTI
   • Il Comune procede alla variazione delle previsioni strutturali del PUG con lo
     stesso procedimento fin qui descritto per il PUG;
   • Varianti motivate alle previsioni programmatiche del PUG non sono soggette a
     verifica di compatibilità regionale e provinciale.
   • Varianti alle previsioni strutturali del PUG non sono soggette a verifica quando la
     variazione deriva da:
     (a) verifica di perimetrazioni conseguenti alla diversa scala grafica del piano; (b)
     precisazione dei tracciati viari derivanti dalla loro esecuzione; (c) modifiche di
     perimetrazioni motivate da sopravvenute esigenze, quali imposizioni di vincoli o
     PUE; (d) categorie di recupero ex L. 457/1978.
          LA PIANIFICAZIONE COMUNALE (5)
   – PEREQUAZIONE URBANISTICA
        • Al fine di distribuire equamente, tra i proprietari interessati da interventi, i diritti
          edificatori attribuiti dalla pianificazione urbanistica e gli oneri conseguenti alla
          realizzazione degli interventi di urbanizzazione, il PUG può riconoscere la stessa
          suscettività edificatoria alle aree comprese in un PUE.

• PUE (Piani Urbanistici Esecutivi)
   – CONTENUTI E FINALITÀ
      • I PUG sono attuati mediante PUE di iniziativa pubblica, privata o mista.
      • Il PUE può essere attuativo del PUG, oppure previsto dalla vigente normativa
        statale o regionale, ivi compresi i programmi integrati (L.n.179/1992), i programmi
        di recupero urbano (D.L.398/1993, L..493/1993) e i programmi di riqualificazione
        urbana (D.M.31.12.1994).
        • Questi ultimi sono approvati dal C.C. con le modalità previste per i PUE ai sensi
          della L.R. n.56/1980, oppure, se non conformi ai PUG vigenti e/o adottati, con
          accordo di programma (D.lgs.267/2000).
        • Nei programmi integrati di intervento i Comuni perseguono obiettivi di
          riqualificazione, particolarmente in centri storici, zone periferiche, aree produttive
          dismesse o dismettibili.
        • Fino alla formazione del DRAG la pianificazione comunale di iniziativa pubblica
          può essere affidata ai proprietari, previo convenzionamento per garantire il
          perseguimento del pubblico interesse.
     LA PIANIFICAZIONE COMUNALE (6)
– PROCEDURE DI FORMAZIONE dei PUE
   • Il PUE può essere redatto e proposto da:
        – Comune;
        – Proprietari di una superficie catastale >= 51% dell‟area interessata;
        – Società di Trasformazione Urbana.
   • Decorso inutilmente il termine previsto dal PUG per la redazione del PUE su
     iniziativa del Comune, il PUE può essere proposto da b) e c).
   • In tal caso, è adottato dal C.C. entro 90 gg. dalla ricezione della proposta.
   • Entro 30 gg. dall'adozione il PUE è depositato in visione per 15 gg. consecutivi
     presso la segreteria, con avviso sull‟Albo Comunale e su almeno due quotidiani a
     diffusione provinciale.
   • Se riguarda aree con vincoli specifici, contestualmente al deposito, il Sindaco
     indice una CdS con le Amministrazioni competenti per l‟emanazione dei necessari
     atti di consenso.
   • Entro 15 gg. dalla fine del deposito, chiunque può presentare osservazioni.
   • Nel termine perentorio di 30 gg. dall'acquisizione degli atti di consenso
     dell‟eventuale CdS, il CC approva il PUE e si pronuncia sulle osservazioni
   • La deliberazione di approvazione è pubblicata sul BUR e il PUE acquista efficacia
     dal giorno successivo.
   • Il PUE può apportare varianti al PUG qualora non incida nelle previsioni strutturali
     del PUG, ferma l‟applicazione delle procedure descritte.
      LA PIANIFICAZIONE COMUNALE (7)
– PROCEDURE DI FORMAZIONE dei PUE (continuaz.)
   • Non costituiscono variante al PUG le modifiche di:
     a) Perimetrazioni del PUG, per la trasposizione del PUE sul terreno;
     b) Localizzazioni di insediamenti e relativi servizi che non comporti aumento di
     quantità e carico urbanistico superiore al 5%.
   • La variante al PUE segue lo stesso procedimento di formazione.
   • Se non modifica dimensionamento globale del PUE, perimetro, indici di
     fabbricabilità, dotazioni di spazi pubblici, la variante è approvata con delibera di
     C.C., previa acquisizione di eventuali atti di consenso.
   • In caso di inerzia e/o inadempienza nelle procedure fin qui descritte, si applicano
     le disposizioni di cui ai successivi poteri sostitutivi.


– EFFICACIA DEL PUE
   • La deliberazione di approvazione del PUE ha efficacia di dichiarazione di pubblica
     utilità, indifferibilità e urgenza degli interventi ivi previsti, ai fini della acquisizione
     pubblica degli immobili mediante espropriazione.
   • Il PUE è attuato in un tempo non superiore a dieci anni, salvo specifiche
     disposizioni di leggi statali.
   • Decorsi i termini stabiliti per l‟attuazione, rimane efficace, per la parte di PUE non
     attuata, l‟obbligo di osservarne le previsioni, mentre, ai fini espropriativi, decadono
     gli effetti della pubblica utilità delle opere previste.
    LE DISPOSIZIONI TRANSITORIE E FINALI
•   Norme di prima attuazione
     – Gli strumenti comunali di pianificazione urbanistica già adottati alla data di
       entrata in vigore della presente legge, sono approvati secondo la
       L.R.56/1980.

     – Le varianti già adottate alla data di entrata in vigore della presente legge,
       fino all‟approvazione delle stesse, seguono le disposizioni della L.R.
       n.56/1980.

     – Le varianti non adeguate alla L.R. n.56/1980 e/o non conformi alle
       prescrizioni della presente legge possono essere formate solo per la
       realizzazione di PdZ (L.n.167/1962), PIP (L.865/1971) e per la realizzazione
       di opere pubbliche e/o progetti di adeguamento agli standards urbanistici
       (L.1/1978).

     – Le varianti agli strumenti comunali di pianificazione urbanistica adeguati alla
       L.R. n.56/1980 e non conformi alle prescrizioni della presente legge
       possono essere formate e seguono le disposizioni stabilite dalla vigente
       legislazione regionale e statale. Esse devono conformarsi al DRAG, ove
       esistente.

     – I PUE, nelle more della definizione del DRAG, sono formati secondo le
       disposizioni stabilite dalla L.R. n.56/1980.

								
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