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JAZZ

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JAZZ
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11/16/2011
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Italian
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Pitagora e il Jazz

Corso di filosofia della musica

Terza annualità

Rieccoci Qui!!

Lo scorso anno, dopo due anni di

duro lavoro,

abbiamo concluso il progetto

riguardante il rapporto che lega la

Filosofia alla Musica.

Quest’anno si sono aggiunti al

nostro gruppo nuovi ragazzi con

idee originali e fantasiose,

ora siamo più determinati che mai

nel proporvi

un nuovo ambizioso progetto

riguardante



La storia del JAZZ!

Jazz è verità

Non c’è mai fine per il Jazz ci sono sempre nuovi suoni da immaginare, nuovi

sentimenti da cogliere. Nel Jazz quasi sempre chi suona è anche compositore

della propria musica, il jazzista prova un amore sconfinato nei

confronti dell’imprevisto; ovvero la ricerca di qualcosa che possa sorprendere

Innanzitutto il compositore-esecutore, prima ancora che l’ascoltatore.

Il Jazz abita la temporalità di un vero assolutamente soggettivo.

Nel Jazz la concretezza empirica del vero rende l’opera effettivamente

riuscita solo là dove essa muova a una ripetizione assolutamente paradossale:

ossia a un’esecuzione differenziante che smentisca l’originale.

E che ad esso si mostrerà tanto più fedele quanto più apparirà distante

dalla sua individuazione originaria. Perciò l’opera sarà tanto più grande

quanto più sarà in grado di suggerire nuove divagazioni,

ossia di farsi tradire o smentire; di farsi indefinitamente ridefinire.

Perciò, vero allievo sarà nel Jazz solo quello dimostratosi

in grado di prendere congedo dall’esemplarità del maestro,

di farsi esso medesimo maestro.

In questo senso, nella prospettiva jazzista, solo una verità

confutabile può davvero dirsi adeguata e ben fondata.

Scrittura e Improvvisazione

“So di essere nato come prolungamento della vita

stessa,

tutto quello che c’è fuori,

il cielo, la luna, il sole, l’universo, lo spazio, tutta la

faccenda sono io”.

In modo molto simile si era espresso Louis

Armstrong.

“Il suo suono, meno pulito di prima, cessa di essere il

suono di uno strumento

per diventare il suono della sua anima”.

Un’anima che, rivela Enrico Rava, aveva finito per

traboccare

dalla campana della tromba attraverso il vibrato,

trasformando ogni nota in un’esplosione d’amore.

Questo è Jazz:

vita traboccante e sgorgante dalla sua fonte

originaria, dall’ archè.

Il pentagramma racchiude, agli occhi del jazzista, una

gabbia da cui liberarsi.

JAZZ

Il jazz è un linguaggio musicale estremamente emozionale, nato

dall'improvvisazione, ma che necessita allo stesso tempo di

notevole perizia tecnica, basato sulla varietà ritmica e del fraseggio,

vanta ricchezza armonica e splendide melodie.

Pur essendo principalmente musica strumentale, il jazz ha espresso nel tempo, a

cominciare da quella di Bessie Smith, voci straordinarie per intensità, calore

interpretativo e tecnica (Sarah Vaughan, Ella Fitzgerald, Billie Holiday).

L'etimologia della parola JAZZ, e' sconosciuta, ma il grande Dizzy Gillespie diceva

che "jasi", in un dialetto africano, significa vivere ad un ritmo accelerato.

E’ un tipo di musica che basa le sue sollecitazioni fondamentali

nell’improvvisazione e sulla capacità da parte del solista di sviluppare al massimo

grado le sue idee la possibilità di suonare “ad libitum” (al di fuori cioè degli

obblighi di un numero precisato di minuti) offre quasi sempre lo spunto per lo

sviluppo di un più suggestivo e compiuto discorso.

C’è poi il fattore “pubblico” che rappresenta l’altro aspetto dell’esecuzione dal vivo.

Il jazzista è un personaggio che ha bisogno di una continua carica comunicativa, e

la presenza, quindi, dell’interlocutore diretto che ne accompagna l’esecuzione con

il gesto o con l’applauso costituisce un formidabile stimolo che gli consente di

offrire davvero il meglio di se stesso.

Molto frequentemente infatti, ascoltare la musica jazz provoca una sorta di

simbiosi, di incontro, di dialogo tra l’inventore ed il fruitore questo costituisce di

sicuro l’aspetto più fascinoso di una musica che trae la sua più acuta suggestione

dalla sua stessa imprevedibilità, dalla sua struggente facoltà di restituire a chi

ascolta tutto quanto può essere suggerito sul piano estetico ed umano.

Il Jazz ha un linguaggio proprio ed universale che consente a musicisti di razze,

lingue e civiltà diverse di capirsi con uno sguardo e dar vita ad incontri musicali

improvvisati ( “Jam Session”) come se fossero nati e cresciuti insieme ed insieme

avessero appreso il linguaggio del jazz.

Grandi musicisti come Igor Stravinskij e Maurice Ravel hanno detto che il jazz

“rischia” di essere l’unica musica del XX secolo tramandata alla posterità.

Il jazz nasce e prende forma con l'affermarsi nella società americana della

minoranza nera, ma, paradossalmente, all'inizio della sua storia sono i musicisti

bianchi che, appropriandosene, riescono ad affrancarlo e a farlo conoscere anche

al pubblico non di colore.

Se ciò non fosse accaduto, il jazz sarebbe rimasto ghettizzato.



La nascita ufficiale del Jazz viene infatti fatta risalire al 1917 quando un quintetto

bianco di New Orleans incise un disco in cui per la prima volta appariva la parola

“Jazz”. Tale gruppo si chiamava “Original Dixieland Jazz Band” e due dei musicisti

erano di origini italiane (il batterista Tony Sbarbaro ed il trombettista Nick La

Rocca).

Gli schiavi neri d'America si erano inventati la loro musica: memorie di ricordi

africani trapiantate sulle sonorità popolari dei bianchi e contaminate dagli inni

religiosi cristiani. Dapprima il canto accompagna il lavoro (il blues) quindi diviene

preghiera (spiritual e gospel).

C'è anche però il carattere di intrattenimento e divertimento che compare nel jazz

suonato nelle strade e nelle case chiuse di New Orleans.

Imperano il ragtime ed il dixieland, i due stili più rappresentativi all'alba del jazz.

La città di New Orleans costituì il baricentro delle tendenze e degli stii originari del

jazz, e non a caso di tale città era il trombettista Louis Armstrong (1901-1971)

detto Satchmo (bocca a sacco), legittimamente considerato il re del Jazz.

Armstrong si era assunto il compito di diffondere in tutto il mondo tale musica ed il

profondo ed umano significato che il jazz, nato dalla persecuzione razziale e dai

ghetti urbani d’America, ha saputo esprimere.

Sin da ragazzo fu affascinato dalla musica che lo distrasse

dalla vita da strada, dall’incontro con Joe “king” Oliver,

considerato all’epoca il miglior cornettista di jazz nasce in lui

l’amore per la cornetta, uno strumento succedaneo della

tromba, del quale diventa un indiscusso virtuosista ed

attraverso il quale dimostrò inventiva, fantasia ritmica e

melodica, unite ad un'impressionante volume sonoro e ad

un'inconfondibile timbro.

La sua carriera artistica è lunga e piena di successi, i brani da lui

incisi sono innumerevoli e tutti famosi, dal “St. Louis Blues” a “Hello

Dolly”, da “Mack The Kinfe” a “What a Wonderful World”

Se Armstrong è il re del jazz la regina non può che essere

Ella Fitzgerald (1917-1966), che, per tanti anni sulla

breccia, ha saputo dare al jazz un significato ed un senso

di godibilità che resterà nel tempo come uno dei più

compiuti esempi di incontro tra voce umana e strumento

musicale.

La sua voce, sottile e potente al contempo, è capace di

attraversare con sicurezza tutti i possibili registri della

gamma vocale.

Il canto di Ella è già di per sé un assolo strumentale, che

viene preparato con una personalissima ed autonoma

base di lancio, un momento questo ancora legato

all’esecuzione tradizionale del tema, fin quando poi il

raddoppio del tema stesso e del tempo ritmico non

produce una suggestiva accelerazione nel corso della

quale le acrobazie sonore rappresentano un fatto di

tecnica vocale del tutto straordinario ed insolito.



Louis ed Ella si esibirono spesso ed a lungo insieme, dando vita a indimenticabili

duetti, storica è la loro “Summertime”

A partire dagli anni '20, dapprima Chicago e poi Kansas City e New York, tengono a

battesimo formazioni guidate da musicisti che diventano subito leggenda: Duke

Ellington, Count Basie.

L'improvvisazione fantasiosa di maestri come Lester Young e Charlie Christian

incontra il gusto popolare di casa a Broadway.

lo Swing

Nasce il boogie-woogie, il jazz diverte e fa ballare. La febbre dello swing, autentica

linfa vitale del jazz (il verbo inglese to swing significa "oscillare"), contagia anche la

California, seducendo naturalmente il mondo del cinema.

Anche i musicisti bianchi inseguono il jazz e così facendo aiutano a combattere la

segregazione razziale. I dischi e la radio prima, le truppe americane poi, nell'Europa

messa a ferro e fuoco durante la Seconda Guerra Mondiale sono i principali

divulgatori del jazz.

Lo swing puo' essere inteso inteso in due modi: swing

inteso come elemento ritmico della musica jazz, non

facilmente trascrivibile su pentagramma quindi soggetto a

improvvisazione, e swing inteso come lo stile musicale

degli anni trenta, che porto' il jazz alla sua massima

popolarità

Lo swing è stato considerato il genere musicale popolare

americano degli anni '30 e '40, in particolare grazie a

bianchi (quali soprattutto Benny Goodman e Artie Shaw)

che avevano reso popolare una musica che era in origine

soprattutto nera,

Ma le orchestre piu' grandiose erano senza

dubbio quelle dei neri:

In particolare quella sofisticata di Duke

Ellington e soprattutto quella di Count

Basie, (inventore del cosiddetto sound di

Kansas City) che sapeva “swingare” come

nessun’altra orchestra del tempo

Queste grandi orchestre fissarono le fondamenta strutturali

delle orchestre stesse, formate da tre distinte sezioni di fiati:

trombe, tromboni e sassofoni, che andavano dai tre ai

cinque strumenti per sezione, oltre ad una sezione

ritmica formata da pianoforte, chitarra, contrabbasso e

batteria. Le orchestre suonavano la loro musica e si

caratterizzavano per la personalità del loro leader il quale

definiva l'impostazione del suono della band attraverso gli

arrangiamenti scritti. Completavano il quadro le

improvvisazioni dei solisti. Quindi le big bands diedero la

naturale affermazione dei migliori solisti.

Nell'era dello swing nasceranno e cresceranno molti

musicisti che poi avranno un'enorme influenza sulla

successiva rivoluzione del bop degli anni '40 , come i due

grandi sassofonosti Lester Young e Coleman Hawkins

Il 1935, sara' il periodo di maggior culmine commerciale dello swing, ma

contemporaneamente segnera' anche il declino di questo genere

Il Be-Bop Il jazz, e' forse la forma d'arte più naturalmente soggetta a

contaminazioni e a repentini cambiamenti di rotta. La storia della

musica afroamericana e' piena di continui cambiamenti, c'e' infatti

un momento (intorno alla prima meta' del secolo scorso) in cui il

jazz assume le sembianze di una vera e propria Forma d'arte.

Tale momento si chiama BE BOP

Quando l'insoddisfazione dei solisti delle big band, a cui erano concessi spazi ristretti

per le loro improvvisazioni, raggiunse l'apice, questi, dopo le esibizioni con le orchestre,

si ritrovavano in piccoli Jazz-club, dove davano sfogo a tutta la loro improvvisazione,

attuando una rivoluzione nell'ambito jazzistico. Si sviluppò cosi' un movimento musicale

che, partendo dalla esigenza di individuare nuove forme espressive, conferiva l'aspetto

artistico a tale musica, permettendo al popolo nero l'affermare della propria cultura che

viveva sempre nei pregiudizi razziali tra bianchi e neri.

Tuttavia nella comunità dei giovani jazzisti di colore qualcosa cominciava a muoversi.

C'era un'aria di rinnovamento, anche gli appassionati di musica ritenevano che il jazz,

con la swing avesse ormai esaurito la sua carica, era diventato statico e racchiuso

all'interno di canoni ben stabiliti.

Questo movimento oltre a sprigionare l'arte dei musicisti neri, accomunava la voglia

di ribellione della nuova generazione americana nei confronti della borghesia

razzista delle generazioni precedenti. Caratteristica peculiare ( oltre la musica) era

quella di vivere la vita senza sottostare a regole o limitazioni.

Il bebop apparve improvvisamente nel 1944 in alcuni locali della 52a strada, e la sua

comparsa fu così istantanea da lasciare i più interdetti.

Prima di cio' il be bop era un po' nel'aria, infatti musicisti del calibro di Lester Young e

Charlie Christian gia' influenzavano la musica del finire anni '30.

Le jam session, agli inizi degli anni '40, erano ancora molto popolari fra i jazzmen nei

numerosi locali di Harlem , dove erano soliti ritrovarsi i musicisti neri che potevano

suonare senza obblighi e regole ben precise.



In particolare al Minton’s i musicisti facevano la fila per esibirsi in jam session, tra di loro

Coleman Hawkins, Art Tatum, Roy Eldridge e Lester Young, poi, verso il '41,

arrivarono anche Bud Powell , il trombettista Dizzy Gillespie e un giovane

altosassofonista di nome Charlie Parker, il quale impressiono' tutti per la velocita' di

esecuzione dellle scale e del fraseggio, suonando qualcosa che mai prima di allora

nessuno avesse mai sentito. “Bird” (cosi fu soprannominato), era molto piu' avanti di tutti

i musicisti che fino allora avevano suonato, era l'innovazione del jazz.

Altri musicisti nacquero nell'era del be-bop, uno su tutti Miles Davis, che incontreremo

più in la indiscusso protagonista





Il Be-bop era l'innovazione musicale che dimostrava la possibilita' di

ricercare nuove forme espressive e quindi di evoluzione del Jazz.

Tuttavia, verso il '49 si andò delineando la fine del be-bop, dovuta a vari problemi: la

crisi commerciale del periodo e l'affacciarsi al grande pubblico del rhythm and blues

e successivamente il rock and roll, e gli impresari guardavano ormai con diffidenza

al mondo del bebop. Si salvavano Gillespie e Parker, ma i più conducevano una vita

di miserie, non solo per l'indigenza e la frustrazione, ma anche e soprattutto per

colpa delle droghe pesanti di cui facevano largo uso. Per colpa dell'eroina morirono

nel giro pochi anni i migliori talenti del nuovo jazz: Bird, appena trentacinquenne,

Fats Navarro, il migliore trombettista dopo Dizzy, ucciso dall'eroina appena

ventisettenne, Tadd Dameron, in carcere e molti altri.



IL COOL JAZZ



Intorno agli anni '50 gli U.S.A. godono di un periodo di grande benessere economico,

con grosse contraddizioni sociali.

Nasce il movimento per i diritti civili di Martin Luther King e contemporaneamente la

lotta contro gli antiamericani cioe' i comunisti, siamo alla guerra fredda, lo scontro tra

U.S.A. e U.R.S.S..

In questo periodo nasce il COOL JAZZ, quasi in coincidenza con un altro fenomeno

musicale importantissmo, cioe' la nascita del Rock.

La schizofrenia del be-bop lasciò il posto a soluzioni più razionali, venne riscoperto, il

contenuto melodico del jazz, che il be-bop aveva praticamente fatto dimenticare, ed una

dimensione più rilassata delle ritmiche, in netta contrapposizione con i frenetici tempi

staccati dei vari Charlie Parker e Dizzy Gillespie. Spinti anche dal desiderio di

recuperare il pubblico perduto, nasce questa nuova evoluzione del jazz: il Cool.

Il padre teorico del Cool possiamo dire che fu Lennie Tristano un pianista italo-

americano di formazione classica, che diceva di suonare cool senza arrivare al gelo.

Infatti cool, letteralmente significa freddo, ma in questo caso cool sta ad indicare

calma, equilibrio, distacco.

Ma indubbiamente il piu' grande esponente di questa corrente

jazzistica e' stato MILES DAVIS.

Impressionò subito pubblico e critica per la sua naturale capacità di

far convivere gli arrangiamenti scritti, con un tono molto morbido e

contemporaneamente complesso. Gia' formatosi durante l'era del

be-bop scuola Parker, aveva dato dimostrazione di rappresentare

una grande promessa mettendosi subito in evidenza.

Fu uno dei primi a accorgersi e sentire l'esigenza di riproporre il jazz

al grande pubblico staccandosi dai canoni frenetici del be-bop.



A completare il quadro della scena Cool, troviamo esecutori

come il tenorsassofonista Stan Getz ed il sax baritono Gerry

Mulligan e non va dimenticato che nello stesso periodo si

affermò anche il quartetto di Dave Brubeck, un pianista autore di

un repertorio costituito da una raffinata miscela tra musica

classica e jazz. (indimenticabile ed innovativo il loro “take five”)





L'introduzione di "Take five"


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