10 AGOSTO 1861 : RUVO ASSALTATO E DISTRUTTO DAI BRIGANTI DI

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10 AGOSTO 1861 : RUVO ASSALTATO E DISTRUTTO DAI BRIGANTI DI Powered By Docstoc
					   10 AGOSTO 1861 : RUVO ASSALTATO E DISTRUTTO DAI BRIGANTI DI CARMINE
                                 CROCCO .

Sulle cause del brigantaggio molto si è scritto in sedi più autorevoli ed appropriate di questa , ed a
quelle si rimanda per un eventuale approfondimento . Basta qui ricordare che , dopo il 1860 , la
disillusione seguita nel Meridione successivamente all'Unità d'Italia , a seguito della scacciata dei
Borboni e dell'insediamento dei nuovi regnanti di Casa Savoia , portò un generale malcontento che ,
abilmente cavalcato da chi aveva grossi interessi personali da difendere (un poco come avviene ai
giorni nostri) , determinò il nascere ed il dilagare del fenomeno "brigantaggio" , sedato con non
poche difficoltà , con pochi scrupoli e con molto sangue sparso , spesso innocente , da parte
dell'esercito "piemontese" . Determinò inoltre la fama , e spesso il mito e la leggenda , di
personaggi come Carmine Donatello Crocco , il "capo" per eccellenza , o Ninco Nanco . Per quanto
riguarda l'argomento specifico , la Basilicata ed il Vulture soprattutto furono il teatro di azione delle
bande dei briganti , e Ruvo del Monte , per la sua posizione e per la sua importanza come centro di
particolare rilievo a quei tempi , non fu risparmiata dalla furia e dai saccheggi di Crocco .
Nell'estate del 1861 "il Generale" Crocco veniva da eclatanti successi riportati in Irpinia , quali
quelli di Monteverde , Carbonara (oggi Aquilonia) , Calitri e Sant'Andrea di Conza , dove
sbeffeggiò le truppe della Guardia Nazionale Piemontese e le loro insegne . Scrive Michele
Saraceno , autorevolissimo storico , nel suo libro "Il Brigantaggio Post-Unitario Nella Regione Del
Vulture" (Quaderni Conoscere Il Vulture - 1985) , che "... i successi riportati in Irpinia da Crocco
dimostrarono quanto "il Generale" fosse ancora forte e di quella forza , non ancora fiaccata ,
sperimenteranno poi altri paesi , altri reparti di Guardie Nazionali , le truppe regolari infine . Se
pure , a volte , si fece più intenso il desiderio di riabilitazione , se talvolta lo assalì il pensiero di
costituirsi , sempre Crocco si adoperò per conservare e consolidare le sue posizioni di forza , unico
rimedio , queste , contro eventuali trattative unilateralmente dettate . Ed è questa la chiave di lettura
da adottare per interpretare le azioni successive , fra cui , per citarne solo le più eclatanti , quelle di
Ruvo del Monte e di Toppacivita . Nel luglio del 1861 , dal generale Della Chiesa , comandante la
16a Divisione attiva - Salerno e Potenza - col compito di organizzare e dirigere la repressione ,
veniva adottata la politica del bastone e della carota . Il bastone avrebbe dovuto colpire duramente
e senza tregua i briganti fin nei loro rifugi più sicuri e fungere da deterrente avverso il signore
manutengolo . Così si avevano gli scontri del 27 luglio nelle vicinanze di Lavello tra le bande e i
Lancieri di Milano ; del 29 nel bosco di Ripacandida tra i bersaglieri , stanziati a Rionero , e la
banda di Ninco Nanco , così veniva arrestato il 13 ottobre , e rilasciato il giorno dopo , Pasquale
Fortunato , per dimostrare - con l'esemplarità del gesto - che la guarentigia fattuale dell'
"intoccabilità" poteva subire delle deroghe . La carota doveva , invece , servire a blandire il
brigante : infatti , il 3 agosto Della Chiesa emanava un bando con il quale si prometteva un più mite
trattamento sanzionatorio a quanti si fossero spontaneamente costituiti . Ora contro tale tattica
politica occorreva fieramente reagire . Crocco ed i suoi dovevano dimostrare di non essere
intimiditi dal bastone , né lusingati dalla carota : da qui l'attacco a Ruvo , da qui lo scontro a
Toppacivita . Il 10 agosto Crocco attaccava e conquistava , alla solita maniera , Ruvo del Monte ,
dopo che aveva dall'interno fatta iniziare l'agitazione della plebe . Vinta la difesa della Guardia
Nazionale e di elementi della borghesia liberale , il paese veniva saccheggiato , gli archivi comunali
bruciati , 13 cittadini trucidati D. Vincenzo Patrissi , Giuseppe Vodola , D. Pietro e D. Marco
Blasucci , D. Giovanni Musano , Rosa Papara , Michelangelo Vosa , Giuseppe Amodio ,
Giovanni Tucciariello , Alfonso Traficante , Giuseppe Pelosi , D. Francescantonio Patrissi e D.
Pietro Vodola . Un reparto di bersaglieri di presidio a Rionero , al comando del maggiore Guardi ,
coadiuvato da Guardie Nazionali di Rionero e di San Fele , rioccupava il paese , dopo però che
Crocco , finito il sacco , si era già allontanato . Giungeva da Calitri , infine , anche un reparto del
62° Fanteria comandato dal maggiore Du Coll . La presenza delle "truppe liberatrici" , che avrebbe
dovuto risollevare gli animi , provocava invece nuove scene di panico . Dal comandante del reparto
dei bersaglieri veniva subito ordinato il rastrellamento del paese e la fucilazione , senza processo ,

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di numerosi cittadini . Poi , lasciati i cadaveri dei fucilati ad imputridire sul luogo della loro
esecuzione, questi convocava presso di sè i notabili ai quali perentoriamente ordinava di provvedere
ai bisogni delle truppe . E perché motivatamente si rifiutavano , li faceva arrestare sotto l'accusa di
attentato alla sicurezza dello Stato e di complicità in brigantaggio . Tra gli arrestati erano , oltre il
capitano della Guardia Nazionale , anche Francesco Vodola , il cui padre era stato massacrato dai
briganti , nonché il cassiere comunale . Al processo gli arrestati insistettero nella loro versione dei
fatti che , all'incredulo magistrato inquirente , sembrarono inverosimili fino a quando non furono
confermati anche da alcuni ufficiali del reparto dei bersaglieri comandato dallo stesso Guardi .
Costui era costretto ad ammettere la cosa , escludeva , tuttavia , di avere impartito personalmente
l'ordine di esigere somme di naturali di Ruvo... tale ordine , precisò nella deposizione resa il 17
gennaio 1863 , però fu dato dal maggiore Du Coll del 62° Fanteria . Della conquista di Ruvo da
parte di Crocco poco o quasi nulla disse non solo la storiografia dominante ( così Del Zio - Il
brigante Crocco e la sua autobiografia - Melfi , Grieco , 1903 - che neanche con una semplice
citazione allude all'accaduto ; N. Bourelly - che solo genericamente lo riporta ; G. Racioppi - che
poche righe gli dedica: "Nella state di quell'anno la Basilicata non aveva dai masnadieri infestato
che il Melfese ; ove quell'agosto invasero Ruvo del Monte e vi fecero uccisioni e danneggiamenti
ferocissimi" ; R. Riviello - che lapidariamente in proposito scrive : " Nel 10 agosto un'orda
numerosa di briganti invadeva Ruvo della nostra Provincia , commettendovi strage , incendi e
saccheggi , e quando accorsero le Guardie Nazionali dei paesi vicini trovarono che i briganti di
già si erano ritirati" . ) - e ciò comprova certa capziosità storica - ma anche il cultore estemporaneo
che del brigantaggio post-unitario si è occupato . La stampa dell'epoca citò l'accaduto
marginalmente , eccezion fatta per un retorico articolo ad esso dedicato da Laviano ( G. Laviano
"Sù lagrimevoli casi di Ruvo") . Evidente la causa : tacere la vittoria conseguita dai "cafoni" .
Altrettanto evidente la causa del silenzio generale sul comportamento delle "truppe liberatrici" : non
voler riconoscere e far conoscere quanto dura , spietata ed arbitraria fosse certa repressione . Detto
silenzio , inviolato per circa cento anni , veniva infranto con indubbia onestà storica da Tommaso
Pedìo , che al "caso Ruvo" , inoltre , nega la qualifica di eccezione , dimostrando come altre volte
fosse stata adottata la stessa crudeltà repressiva ( Tommaso Pedìo , Reazione , pag. 63 : " A
dimostrare quale fosse il metodo seguito dalle autorità militari in Basilicata è anche l'episodio
verificatosi in Trivigno dopo il sacco operato da Borjès il 3 novembre 1861 . Il comandante del
reparto militare che occupò quel centro abitato , dopo aver fatto eseguire un rastrellamento e fatto
fucilare alcuni prigionieri , emanò un bando promettendo il perdono ai ricercati che si fossero
presentati . Dopo la pubblicazione del bando , sino al 3 dicembre si presentarono 28 ricercati .
Nonostante le promesse , la mattina del 5 dicembre 1861 , senza alcun processo , i 28 cittadini di
Trivigno che si erano spontaneamente costituiti dopo la pubblicazione del bando , vennero fucilati
per ordine di quell'ufficiale nella piazza del paese" - ASP , Proc. vol. stor. , 275/1 , ff 19 e segg. ) .
E fu proprio in relazione al fatto di Ruvo che ebbero inizio le difficoltà di Guardi . Questi veniva
accusato di connivenza con Crocco e di aver ricevuto parte dell'abbondante danaro che il Generale
mandava a Pasquale Catena , nella cui casa l'ufficiale aveva preso alloggio , in cambio di notizie sui
movimenti delle truppe . Per i suddetti addebiti , il 1° novembre 1861 , il maggiore Guardi veniva
arrestato sotto l'imputazione di tradimento e -inviato al Castel dell'Ovo in Napoli- deferito alla
Commissione Militare di Inchiesta . Da questa , in Torino , solo il 7 marzo 1862 , veniva assolto per
l'insussistenza delle accuse e rimesso in libertà ..." .




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                                           DOCUMENTI


      14 AGOSTO 1861 : LETTERA DI GIUSEPPE CARRIERI A GIUSEPPE MICHELE
         GIANNATTASIO SUI FATTI DI RUVO DEL MONTE DEL 10 AGOSTO 1861

Rionero , 14 agosto 1861

Credo di avervi scritto che la notte dal 9 al 10 corrente un 300 e più individui di questa Guardia
Nazionale , cò rispettivi capi , e un centinaio e più di Bersaglieri e Lancieri , come pure 50 Guardie
Mobili , dietro concerto col distaccamento dei soldati italiani che trovavansi a S. Fele nel numero in
tutto di una sessantina , son partiti per Ruvo , ed un Battaglione del 62° , con uno squadrone di
Cavalleria , ha preso la direzione di Pietra Palomba , nello scopo tutti di accerchiare la banda e
distruggerla . L'avrebbero accerchiata e distrutta , se talune circostanze non avessero in certo modo
ritardata l'esecuzione del piano concertato.

Arrivate le nostre forze poco al di là del ponte di Atella pria che aggiornasse si son sentiti frequenti
colpi , chi credeva di fucile chi di mortaretti ; e quindi chi andava all'idea di un attacco e chi all'idea
della festa di San Donato che il giorno susseguente si doveva celebrare in Ruvo . Di là si son
distribuite le dette forze , parte prendendo per le Maurelle e luoghi vicini , parte per la Vonchia e
San Fele . I colpi , intanto , continuavano a farsi sentire . Era un attacco che seguiva tra la banda , la
quale voleva entrare in Ruvo ed i Bersaglieri e Guardie di San Fele che vi erano già arrivate molto
prima di giorno .

Siccome contemporaneamente insorgeva la popolazione , quelle forze che si potevano trovare tra
due fuochi , han creduto di battere la ritirata , ritornandosi in S. Fele , senza alcuna perdita . Entrati i
briganti in Ruvo , han commesso atti di inaudita barbarie , dopo aver sostenuto il fuoco con la parte
liberale , la quale ha ucciso sei individui della banda ed uno ne ha ferito . I masnadieri , guidati dal
generale Crocco , han messo a morte 13 ruvesi , cioè : D. Vincenzo Patrizzi , Giuseppe Vodola ,
D.Pietro e D. Marco Blasucci , D. Giovanni Musano , Rosa Papara , Michelangelo Vosa , Giuseppe
Amodio , Giovanni Tuccariello , Alfonso Traficante , Giuseppe Pelosi , D. Francescantonio Patrizzi
e D. Pietro Vodola . Han saccheggiato e incendiato molte case tra le quali la casa Comunale , hanno
abusato delle donne , ed hanno portato in trionfo le teste degli uccisi .

Tutte queste nefande operazioni sono durate fino alle ore 16 fino al giorno 10 . Arrivavano , fra di
tanto , per diversi punti , le nostre forze , non esclusi i Bersaglieri e la Guardia di San Fele , che
rinforzati da' nostri ritornavano a Ruvo ; ma la comitiva , non avendo il coraggio di affrontarle , si è
allontanata dal paese , occupando le alture del vicino monte ; nello allontanarsi , però , si è
incontrata con la forza regolare partita da Calitri , lasciando nel conflitto sei o sette morti ed
altrettanti cavalli . De' soldati nessun morto , tranne un valoroso Capitano del 62° di linea che nella
foga dello inseguire i masnadieri sotto un sole ardentissimo , ha lasciato la vita per un colpo
apoplettico .

Arrivate le Guardie nostre e i nostri Bersaglieri in Ruvo , si è data la caccia a' reazionari che
fuggivano per quelle campagne , uccidendone una trentina , di cui non si conoscino ancora i nomi .
Poscia si sono incendiate molte case , e con un pò di licenza delle forze si sono commessi altri atti
che si sono creduti necessari nella circostanza . Quel miserabile paese , dopo si terribili avvenimenti
, offre un quadro spaventevole di desolazione e di lutto . Lascio tutto considerare a voi .



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Nell'informarvi così delle cose che succedono in questi luoghi , non voglio mancare di dirvi che in
Ruvo si è fucilato dalle guardie un brigante trovato ferito (era un aviglianese) e due altri paesani ,
dei quali uno aveva il mattino suonate le campane . Nel paese istesso si è rinvenuta una nota della
banda , contenente i nomi di 54 individui , la indicazione del Comune cui appartenevano , ed i gradi
rispettivi . In essa non appare il nome di Crocco .

Noi stiamo bene , ma sempre con le armi in braccio , Donna Maria Teresa , sta bene , come pure la
Badessa .

P.S. Al momento perviene notizia , che nel giorno di ieri è seguito altro attacco verso il Carmine ,
tra la banda Crocco e el Guardie Lucane ed altre forze ; ma s'ignora il risultato . Si sa però che ieri
stesso la comitiva , scorazzando pe' Casali di Avigliano , obbligava quei terrazzani a seguirla , pena
la fucilazione : e , in fatti , si assicura di aver essa , con questo mezzo , accresciuta le fila . si vanno
a prendere subito i necessari provvedimenti .



                                           Giustino Fortunato

                                            "Diarii Rioneresi"

                              Lettere di G. Carrieri a G.M. Giannattasio

                                  Società Napoletana Di Storia Patria




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      10 AGOSTO 1861 : OCCUPAZIONE E SACCHEGGIO DI RUVO DEL MONTE

"Questa notte a circa le ore sei il tenente comandante i bersaglieri eseguendo il piano tracciato
dai suoi superiori ed accompagnato da un drappello di Guardie nazionali di circa quaranta , che
in uno componevano il numero di circa settanta , dopo aver dato avviso al comandante la forza
nazionale di Bella , si è messo in marcia per eseguire la postatura dello sbocco del bosco detto
Maurelle lungo la cresta de'cosidetti Gronti (i Fronti n.d.r.) di Ruvo rimpetto l'abitato verso la
linea di Bucito per custodir l'ala dritta , mentre la sinistra doveva essere guardata dalla truppa
proveniente da Calitri e l'altra forza bersaglieri con Guardie Nazionali doveva pervenire da
Rionero comandata da quel maggiore , il quale avrebbe dovuto portarsi lungo la linea
occidentale del bosco Maurelle .

Giunti nel punto di questo tenimento che dicesi Mulini di Ruvo , percorrendo la linea tracciata
sonosi avvicinati all'abitato di Ruvo spiccando un distaccamento da esploratori per entro , ed
arrivato alla cappella detta di San Nicola si è incontrato con due cittadini ed hanno assicurato il
libero passaggio , così la colonna per mettersi alla vedetta sulle creste .

Nel transito , poi , perché trovavasi colla colonna il Capitano Nazionale di Ruvo con altri pochi
individui suoi , il tenente ha stimato farli entrare nell'abitato , ed avvertire la forza nazionale del
loro movimento ; ma dopo pochi istanti due colpi di fucile partivano dalla parte opposta
dell'abitato ; supponendo essere degli segni convenzionali , allora la nostra forza occupava la
parte alta della vigna di Cudone di Ruvo ove vicino la casina vi era l'agguato de' briganti che
avvertiti da tre o quattro di loro altri compagni , che fuggivano alla vista dei nostri , hanno
principiato a far fuoco sulla nostra forza , la quale con più accanimento ha sostenuto l'attacco
per lunga pezza ed in questo mentre nell'abitato di Ruvo suonava il tamburo a raccolta e poco
dopo una immensa folla di gente accorreva all'incontro dei ladri , i quali , rinculando e facendo
fuoco , entravano nell'abitato ove erano accolti con acclamazione e grida di evviva Francesco II
, coraggio , avanti compagni .

Poche fucilate furono tirate nel paese , le due prime dalla casa D'Auria e tutte contro la forza ,
le altre case tacevano , indi a poco si vedevano degli incendi .

In tale stato di cose riunitosi a momentaneo consiglio il luogotenente de' bersaglieri , il
Capitano della Guardia Nazionale Signor Stia con i suoi luogotenenti signor Muccia e Del
Priore si prese la saggia risoluzione di retrocedere , non potendo accerchiare né assalire il paese
, essendo in numero di gran lunga inferiore e perché minacciati da tre punti diversi essendo in
mezzo ; fingendo prendere una linea di attacco si sono diretti verso l'altura di Radito in questo
tenimento , alla sponda opposta del fiiume Bradano , dove fatto atto per esplorare se la forza
attesa da Rionero e da Calitri fosse sulle disegnate linee il luogotenente suddetto ha ordinato far
ripetutamente suonare la tromba col segno (interrogativo) , non avendo ricevuto alcuna risposta
, né avendo potuto spedire altri esploratori per essere infestati quei luoghi dai briganti ,
avendone ricevuto l'indizio dell'apparizione di un drappello di cavalleria col quale vario scontro
di fucilate vi è stato coi Bersaglieri , al che retrocedendosi per l'altro versante della collina sono
corsi per unirsi con gli altri loro compagni , ed essendo così minacciata la forza ha preso la
risoluzione di portarsi sulle alture per esplorare la posizione delle Maurelle e vedere se veniva
la forza di Rionero ed avendo atteso lungo tempo è rientrato colla colonna in San Fele per darne
subito rapporto ed attendere rinforzo sufficiente per assalire quel paese e rimetterlo in ordine ,
prevenendolo che l'orda de' briganti è forte ascendendo a 300 o 350 , oltre tutta la plebaglia
Ruvese sollevata."

      Relazione Del Sindaco Di San Fele - Archivio Storico Provinciale - Brigantaggio/I

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                       10 AGOSTO 1861 : IL SACCHEGGIO DI RUVO



" (...) L'altro ieri , giorno 10 , ad un'ora dopo mezzanotte mi posi io pure in viaggio per far parte
della spedizione contro i briganti , che ci assicuravano tra il bosco di Monticchio e Bucito : noi
arrivati alla masseria Carlucci dovevamo procedere innanzi , traversando i boschi , e riuscendo
in linea retta in vista di Ruvo , tanto più che verso le cinque del mattino sentivamo al di là del
bosco di Bucito una grandissima fucilata .

La mancanza assoluta di spie fece sì che il troppo prudente nostro Signor Maggiore non volesse
sacrificare alcun milite , spingendoli attraverso i boschi sino alla direzione della fucilata , tanto
più che potevasi supporre che una parte dei briganti fosse attaccata dal luogotenente Beltrami ,
che trovavasi a San Fele con alcuni Bersaglieri e con la Guardia Nazionale dello stesso paese ,
e l'altra parte fosse ancora rintanata nei boschi . Quando veniamo a conoscere che i Briganti
erano entrati in Ruvo .

Allora il Maggiore non badando più alla posizione strategica , ma a risparmiare il sangue e gli
assassini dei poveri ruvesi , ci fa marciare tosto sopra Ruvo . Vi arrivammo verso le quattro
pomeridiane , passando da San fele , attraversando la spaccata del monte e seguendo il sentiero
, quasi impraticabile pei cavalli , che da San Fele porta a Ruvo sotto un calore così cocente ,
che sembrava volesse bruciarci le cervella , tant'è vero che si incomincia a staccare la pelle dal
volto bruciata dal sole .

Entrati in paese , vidimmo orrori che ci facevano fremere .

Alcune teste tagliate e gettate sui tetti , tutte le case manomesse , scassinate le porte , rotto
quanto trovavasi in dette case , meno alcune degli affiliati ai briganti : ché una trentina si
unirono alla banda Crocco . Vidimmo dei cadaveri completamente bruciati , altri bruciati per
metà , alcune donne morte , qua e là con dei fori che sembravano fatti da palle e pallettoni nello
stesso tempo , giacché i fori erano almeno quattro volte più larghi di quelli fatti dalle palle .
Alcuni arrivarono a fuggire , ma furono pochi , perché essi entrarono prima dello spuntar
dell'alba , e perciò trovarono tutta la gente addormentata . In alcune famiglie uccisero cinque ,
sei persone , al sindaco uccisero il figlio , gli spiccarono la testa dal busto e la gettarono su
l'alto di una picca indi sui tetti .

Insomma furon tante e poi tante le barbarie commesse , che fa raccapriccio a numerarle ;
bisognerebbe essere stato sul luogo per farsene un vero quadro .

A me dispiace non poter fare aspra vendetta di questa infame che per pretesto fa tanti danni .

Dicesi siasi portati via un 20mila ducati da questo paese , senza tutta l'altra roba , grani , ecc.
ecc.

Bisognava notare che se noi , senza abbandonare le nostre posizioni , ci fossimo spinti sempre
avanti sopra a Ruvo , venivamo a tagliare ai briganti la ritirata nei boschi e bisognava che tutti
fossero capitati nelle nostre mani . Avevamo alla nostra destra Beltrami a San Fele , a sinistra
un aparte del 62° ed all'Ofanto 70 cavalleggeri , dimodochè non avevano alcun scampo .

Basta ! Bisogna dire che talora anche il diavolo protegge i suoi . Il bottino sarebbe stato ottimo ,
prima perché erano circa trecento , ed avevano con loro più di cinquanta cavalli , ed eravi

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Donatello con la sua druda tutta listata d'oro , con anelli e pendoli a croci e che so io , poi
perché si sarebbe tolto tutto il mal tolto e restituito al paese , almeno ai danneggiati , facendo
vendetta anche a quei ruvesi che si unirono al brigantaggio .

Chi sa quando ci sarà dato di tentare un altro colpo simile !"



                                       Gennaro Fortunato

                                   Copia Dei Suoi Manoscritti

              Lettera Di Gerolamo Vittadini , Medico Militare del 31° Bersaglieri




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                               I LAGRIMEVOLI CASI DI RUVO



Pubblichiamo i lagrimevoli casi di Ruvo come appena ci son venuti dettagliatamente esposti
affinché si sappia da ciascuno , più che non si conosce che sia e che faccia il brigantaggio nel
Melfese ; a distruggere il quale non vediamo ancora spingere gli attacchi su di una vasta scala
di operazione . Ecco quello che ne si scrive da persona degna di fede .

Nei primi giorni di agosto Carmine Crocco da Monticchio , luogo di abituale dimora della sua
banda , alla testa di oltre un centinaio de' suoi , passava nel limitrofo bosco di Bucito , due
miglia discosto da quel Comune . Avvertito il maggiore de' bersaglieri del 31° di questo
movimento , e messosi di accordo con quello del 62° di linea stanziato a Calitri , occupava colla
sua colonna , composta di bersaglieri , guardie nazionali di Rionero , e pochi lancieri buon
tratto della fiumara di Atella , mentre la colonna proveniente da Calitri , composta di due
compagnie di linea , e d'uno squadrone di cavalleggeri , andava ad occuparne il resto : ordinava
in pari tempo ad un suo luogotenente comandante il distaccamento di ventisei bersaglieri in S.
Fele , che con queste gurdie nazionali , e quelle di Ruvo e Bella si fosse portato dalla parte
opposta . Era la mezza notte , quando costui , proveniente da S.Fele con oltre settanta tra
bersaglieri e nazionali di questo Comune e di Ruvo , ne attraversava l'abitato , e fermavasi ad
un tiro di fucile discosto ,aspettando le guardie di Bella per andare ad occupare la linea del
bosco .

Ma mentre i nostri davano opera ad un piano , un altro contemporaneamente ne effettuavano i
briganti , perché nella sera stessa del 9 usciti dal bosco e lasciati i loro cavalli nel numero di
circa quaranta in custodia di tre de' loro , e di quattro donne , andavano a cordonare il paese , ed
erano già postati nelle macchie , e dietro le siepi dei circostanti vigneti , quando quel
distaccamento per l'abitato , senza che se ne fosse avveduto .

Erano intanto le 8 meno un quarto , e la campana maggiore a lenti rintocchi suonava il matutino
, tolto a segnale del massacro di tanti padri di famiglia , che placidamente , e spensierati
dormivano l'estremo sonno di lor vita ; quando due colpi di fucile si facevano udire da una
parte dello abitato , e subito altri due dal lato opposto , quindi molti altri , e poi urli , da
asordare il cielo , d'una moltitudine , che gridava : Viva Francesco II - Viva il Crocco - Abbasso
Vittorio Emanuele ed il generale Garibaldi ! grida che tosto si vennero propagando per tutto il
paese .

La novità del caso , comeché avesse arrestato sorpresa al distaccamento de' nostri , ed atterrito
pochi codardi , la maggior parte però era disposta a battersi , o fortificarsi in un punto di facile
difesa per prendere consiglio dagli eventi , o almeno a piegare verso la colonna del maggiore a
quattro miglia di distanza per avvertirlo dell'avvenimento , e ritornare in Ruvo colla detta
colonna ; però accadde , come spesso suole intervenire , che pochi vili , voltato faccia ,
obbligarono l'intero distaccamento a ritirarsi sopra S.Fele , rimanendo quel ch'è peggio , il
maggiore ignaro di quanto seguiva .

Dopo che i briganti ebbero occupato il paese , facevano avanzare fin presso l'abitato i loro
cavalli , e montandovi chi n'era fornito , eseguivano il loro solenne ingresso , preceduti da
molto popolo . Alla testa marciava il generale con la spada in pugno , e cavalcavagli allato una
guerriera con pistola impugnata . Era costei una donnaccia di Ripacandida che nel saccheggio
d'una spezieria manuale fece si larga provvisione di dolciumi , e se ne mostrò così ghiotta , che
quantunque ne divorasse per tutta la mezza giornata nelle pubbliche vie , non arrivò mai a

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satollarsene , come non si mostrò abbastanza paga di ornarsi di quante collane , vezzi ed anella
si raccolsero nel saccheggio del povero paese .

E qui vorrei descrivere le scene di orrore rappresentate dai degni restauratori del trono dei
borboni , che per accreditare la evangelica missione , uccidendo esclamavano nel loro religioso
furore : "Sì , questo vi meritate . Per l'anima vostra non possiamo nè confessarci , nè sentire la
messa!" ma la penna mal si presta al tristo ufficio , e mi è forza volgere altrove gli occhi , più
che nol feci allo spettacolo di quei cadaveri sformati da innumerevoli ferite , mutilati delle teste
, due delle quali a suon di banda musicale furono locate , una su di un palo , e l'altra sul
comignolo di un tetto . Non dirò neppure del generale saccheggio , a cui l'avida plebe era intesa
: non delle fiamme divoratrici , che in diversi punti dell'abitato riducevano in un mucchio di
rovine le case dei migliori proprietari : non dell'incendio dell'archivio comunale e delle schede
notarili : non di tanti infelici , che per campare la vita furono tratti semivivi dai pozzi , ove
eransi nascosti , stando nell'acqua fino alla gola per mezza giornata ; nè finalmente di altri
fattisi seppellire sotto un mucchio di pietre , perché le son cose da potersi meglio immaginare
che dire : basterà soltanto ricordare che dei notabili ne furono spenti sette , e circa dieci
d'inferior condizione .

Intanto il grido di dolore di tante tradite famiglie giungendo a Pescopagano per bocca di due
sfuggiti al massacro , i capitani di quella guardia nazionale signori Gaetano Laviano e Nicola
Miele , senza frapporre indugio , riuniti all'istante 35 militi in gran parte gentiluomini , mossero
a gran passi per quella volta , prendendo la strada di Rapone , dove ingrossando il loro piccolo
distaccamento con un numero eguale di quei militi , arrivavano a Ruvo alla mezza pom.

La maggior parte dei briganti era uscita dall'abitato , e , piantata una grossa bandiera bianca (un
lenzuolo) in un punto eminente tra il paese ed il bosco , attendeva gli altri ; ma quando costoro
si avvidero delle guardie nazionali che arrivavano , si fecero ad incontrarle a fucilate , mentre le
campane suonavano a storno per spingere il popolo in massa quei patriotti . I momenti erano
supremi , e prima che il popolo già costoro , superato ogni ostacolo a colpi di fucile , ed uccisi
due briganti , si erano affrettati con uno slancio irresistibile ad occupare il vecchio castello ,
donde tornava agevole il resistere . In vista di ciò i briganti fuggirono , e raggiunti i loro
compagni , si risolverono tutti : fuggirono egualmente i più compromessi del paese : tacquero le
campane alle reiterate fucilate , ed il popolo atterrito rientrò nelle proprie abitazioni , e così si
potettero abbattere le bandiere bianche , che sventolavano da per tutto , e ristabilirvi la pace
assai prima che il maggiore de' bersaglieri alla testa della sua colonna , avvertito da alcuni
viandanti dell'accaduto , non fosse giunto in Ruvo . Eppure questo avviso , che dato nelle prime
ore del mattino avrebbe giovato assai , agevolò all'orda l'ingresso in Monticchio , se nonché
scontratasi dentro il bosco Bucito colle compagnie del 62° subiva altre perdite , lasciando
qualche morto , e sette cavalli .

E qui finisce la dolente istoria degli atroci casi di Ruvo .



                                  Relazione del Corriere Lucano

                                      II Settembre 1861 , n.23




                                                                                                        9
           TESTIMONIANZA PROCESSUALE DELL'ARCIPRETE CATURANI



"... Il 10 Agosto 1861 il paese di Ruvo venne assalito dai briganti ...

Certo maggiore Guardi che comandava i bersaglieri di Rionero saputo il fatto venne in Ruvo
coi suoi soldati e con delle Guardie Nazionali raccolte nei paesi circonvicini ed arrivò a Ruvo
con circa 1500 persone ...

Il maggiore appena arrivò ordinò al Sindaco di provvedere ai bisogni della truppa chiedendo
danaro o al Cassiere comunale o all'Esattore fondiario . Il Sindaco gli rispose che era inutile
pensare d'aver danaro da quelle casse perché tutto era stato derubato ed ucciso il padre
dell'Esattore fondiario a cui era stata incendiata la casa , come incendiata fu quella del Cassiere
comunale ...

Il maggiore Guardi sentita la risposta del Sindaco si inquietò e diede ordine che dalle famiglie
non danneggiate dai briganti fossero chieste somme a prestito che servissero al bisogno e
comandò che la Guardia Nazionale si prestasse per riscuotere dando ordini precisi al capitano ...
che cercò d' esimersi , ma il maggiore sfoderò la sciabola e gli impose di eseguire ordinando ai
suoi bersaglieri di andare nelle case diretti dalle Guardie Nazionali per esigere minacciando
sacco e fuoco contro quelli che negassero do sborsare l'imprestito .

Ma , poiché l'ordine impartito da quell'ufficiale non venne eseguito , molti galantuomini che
avevano difeso il paese dai briganti e che avevano subito danni e sciagure durante il sacco ,
vennero arrestati come promotori e fautori del sacco di Ruvo del Monte e tra gli arrestati furono
, oltre il capitano della G.N. , anche Francesco Vodola , il cui padre era stato massacrato dai
briganti , ed il Cassiere comunale . ..."



                       Testimonianza Al Processo Dell'Arciprete Caturani

                                   Archivio Storico Provinciale

                                     Proc. Pol. , 262/5 , f. 297




                                                                                                  10
L'ASSALTO A RUVO DEL MONTE NARRATO DA CARMINE CROCCO NELLA SUA
AUTOBIOGRAFIA

"Siamo al 10 agosto dell'anno 1861; mi presento a te , cortese lettore , non più come capo
riconosciuto dei moti reazionari , ma bensì come generale di formidabile banda brigantesca .

Ho il cappello Piumato , la mia tunica ingallonata , un morello puro sangue , sono armato sina
ai denti , e quello che più conta , esercito il comando su mille e più uomini , che muovono ed
agiscono ad un mio cenno .

Sul far del giorno mi avvicino verso un paesello , nominato Ruvo del Monte , situato sul pendio
di una collinetta , ombreggiata da fronzuti castani , da ubertosi vigneti . Qua e là per
l'ombreggiante terreno incontro piccole ma ridenti villette e grosse masserie . Spicca da lungi
una gigantesca torre , che sovrasta sul diroccato castello feudale , e palesa l'antichità del
villaggio .

Ho ai miei ordini 1200 uomini e 175 cavalli ; le campane della parrocchia suonano a stormo ,
indizio certo che gli abitanti si preparano alla difesa delle loro vite , delle loro sostanze e del
loro onore . Mi fermo ad un mezzo miglio distante dalle prime case e scrivo al Sindaco ed alla
Giunta la seguente lettera :

"Egregio sig. Sindaco e Signori di Ruvo del Monte . Sono qua in presenza vostra , non per farvi
male , ma bensì per pregarvi affinché le SS. LL. Ill. me abbiano la bontà di fornirmi per oggi il
foraggio per 1200 uomini e 175 cavalli , pagando lo sconto in oro sonante . Fatto ciò
proseguirò il mio cammino ; spero che Loro nobili signori esaudiranno la mia preghiera e non
mi obbligheranno ricorrere alla forza . Do un'ora di tempo per rispondere .

Sono Carmine Donatello Crocco" .

Dopo mezz'ora ricevo la seguente risposta :

"Caro Carminuccio .

Non possiamo assolutamente accettare la fattaci richiesta ; essa non solo ci compromette col
R. Governo ma tocca il cuore ed il nostro amor proprio . E siccome ci troviamo ben forniti di
cartucce e vogliamo provare la nostra polvere ed il nostro coraggio , così aspettiamo che ti
faccia avanti coi tuoi pastorelli che noi ti faremo il piacere di ucciderli.

Il miglior consiglio che noi ti possiamo fare è quello che tu vada via e presto , poiché fra poco
verranno forze da Rionero , da San Fele e da Calitri , ti metteranno in mezzo e sarà finita per
te e tuoi .

Sindaco Blasucci" .

Dopo data lettura di questa lettera ai miei compagni , così dissi loro : "Giovanotti bisogna
vendicare col sangue non solo il rifiuto , ma l'insulto , di averci chiamati pastorelli ; chi ha
fegato mi segua" .

Disposi quattro centurie sul fronte , che avanzarono furibonde sul paese , accolto da un fuoco di
moschetteria ben nutrito ma poco diretto , mentre altri 200 uomini ebbero ordine di attaccare di
fianco . I cavalieri lasciai a guardia sulla strada di Rionero coll'ordine di spingersi in avanti per

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assicurarmi in tempo da ogni arrivo di truppe ; un'altra centuria diressi sulla strada di Calitri
collo stesso mandato . I rimanenti uomini agli ordini di Ninco Nanco lasciai indietro per la
riscossa.

L'attacco fu simultaneo e terribile . In eterno onore di quei valorosi cittadini caduti , posso
assicurare che disputarono palmo a palmo quella loro cittadella . perduta la prima posizione
avanzata , si appostarono sulla piazza ; cacciati anche di là , presero posizione sul largo della
chiesa e dopo aver sparato tutte le cartucce ingaggiarono una lotta corpo a corpo coi miei .
Sopraffatti dal numero , tentarono ridursi alla torre , e trovata chiusa la via , si disposero a
morire , quando le donne si buttarono piangenti tra i combattenti implorando pietà e grazia pei
loro padri e pei loro mariti e figli . Sulla torre sventolò bandiera bianca , così la lotta finì , ma le
vie erano seminate di cadaveri ed i miei si davano al saccheggio .

L'autorità municipale sedeva in permanenza , onde , quando entrai nel palazzo del comune ,
trovai i consiglieri al loro posto .

Ordinai mi fossero consegnati il ruolo della guardia nazionale , i fucili e le munizioni dei militi
, cassa del comune e quella della fondiaria .

Mi si rispose che facessi terminare le stragi e l'incendio , e sarei esaudito . Così fu fatto .

Ricordando quella famosa giornata io mi domando ancora dove quei poveri cittadini avevano
potuto apprendere l'arte della guerra , da esplicare tanta resistenza e tener fronte , in numero di
circa 300 , per diverse ore a 1000 e più uomini giovani , sitibondi di piaceri e di bottino .

Quei prodi non avevano preso parte mai né a piccole né a grosse manovre , anzi la ferocia del
governo borbonico proibiva loro di portar il fucile , e per aver il porto d'armi bisognava pagare
5 scudi .

Oh , perché il Borbone non seppe utilizzare tanto valore e tanto eroismo così spontaneo , nei
figli di questa forte regione , cosicché il potente esercito borbonico fu messo in fuga da un
pugno di giovanotti e questi furono chiamati eroi , e vili quelli ? la verità di quelle facili vittorie
, la causa delle fughe , il facile sbandarsi ... e chi nol sa !

... Torniamo a Ruvo . Sul cader della sera lasciai nel pianto quel villaggio e feci la ritirata sulle
colline delle Frunti ( i Fronti N.D.R.) a un miglio appena dai primi fabbricati . La notte da tutti i
paesi limitrofi mi giunsero corrieri , coi quali mi si faceva conoscere lo scoraggiamento dei
paesi o la partenza di dispacci per riunire forze contro di me , onde ne dedussi , che nel dì
seguente non sarei stato disturbato . Fatto giorno organizzai una nuova compagnia di reclute
che armai coi magnifici fucili di Ruvo ; portai la cavalleria al numero di 190 coi 15 cavalli tolti
ai Ruvesi ; verso mezzogiorno venne il capobanda Agostino Sacchitello con 162 uomini e 60
cavalli , tutti armati di splendidi fucili e di numerose munizioni , cosicché tutti uniti
raggiungemmo la forza di 1541 uomini e 256 cavalli , i migliori delle Puglie .

Sul cadere del giorno 11 mi fu riferito che l'autorità governativa non se ne stava con le mani
alla cintola . Il comando della forza era in Rionero , ove s'erano riuniti drappelli numerosi di
vari distaccamenti . Se ben ricordo , vi era un battaglione di bersaglieri , uno del 62° fanteria ,
tre battaglioni di guardie mobili ,due compagnie del 32° fanteria e molta guardia nazionale .




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Il comando aveva deciso attaccarmi vigorosamente nella mia posizione tentando
l'accerchiamento . Sapevano ch'io ero ferito , ma non pensavano che la tigre ferita fa tremare il
cacciatore .

Sicuro di non essere molestato , verso il meriggio calai su Ruvo ove mi feci medicare la ferita ,
e verso sera colla fanfara in testa presi la via che conduce al fiume Ofanto , nella direzione di
Calitri . Ognuno credeva che io mi avanzassi per occupare Calitri , invece a notte avanzata ,
cambiai inaspettatamente direzione e dopo tre ore di contromarcia mi fermai in una posizione
che mi parve assai forte .

Questa posizione era costituita da una massa boscosa riparata di fronte e , lateralmente a destra
, dalle ripide sponde di un torrente detto Vomina (Vonghia N.D.R.) , mentre a tergo ed a
sinistra si trovava una pianura estesa , che permetteva alla cavalleria di manovrare .

In questa posizione decisi aspettare le truppe , pronto a morire anziché abbandonarla .

Alo spuntare del giorno successivo la truppa giunse a Ruvo , e , avuto notizie della mia
partenza e della direzione presa , si pose all'inseguimento , sicura di sorprendermi nei boschi di
Castiglione oppure in quelli di Monticchio..."



                          Carmine Crocco : "Come Divenni Brigante"

                         Autobiografia A Cura Di Mario Proto - 1995




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