Tesina finale master in Mental Training e Psicologia dello Sport by LFoJ25

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									          Il concetto di squadra e lo psicologo dello sport
                                  di Michele Dal Bò


                                  Introduzione.


          La psicologia dello sport, in Italia, si tenne a battesimo nel 1965 a Roma
dove fu organizzato il primo congresso mondiale di psicologia dello sport a
cura dello psichiatra italiano Ferruccio Antonelli. Come si può vedere
dall’immagine 1.1 la psicologia dello sport nasce dalla fusione di diverse
dottrine come la medicina, la psichiatria, la sociologia, la pedagogia,
l’educazione fisica, igiene, che si possono riassumere nelle due grandi categorie
della psicologia e delle scienze dello sport.




tab.1.1



          Il concetto che mente e corpo sono uniti nella pratica sportiva risulta già
dai primi giochi olimpici dell’antica grecia, dove una competizione non era
vinta solo dal più forte, ma anche dal più furbo, dal più coraggioso e lo stato
d’animo dell’atleta era già materia di studio di filosofi come Euripide, Platone.



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       Anche nell’antica Cina le gare tra guerrieri o tra monaci erano affidate
alla destrezza, alla tecnica, ma anche al respiro e alla capacità di svuotate la
mente.
       Questi due brevi esempi ci fanno capire che l’essere umano ha da sempre
compreso che lo sport è completamento di allenamento fisico e di pratica
mentale; due parti che, indissolubilmente, si amalgamano in ogni atleta che
pratichi uno sport.
       In questa mia dissertazione conclusiva di questo master, volevo
approfondire il concetto di squadra e di come lo psicologo dello sport si deve
mettere in ascolto attivo e pratica condivisa per attingere e cogliere ciò di cui ha
bisogno per aiutare e essere di consulenza per il benessere della squadra.
       Illustrerò il concetto di squadra e i quattro livelli che sottendono ad ogni
gruppo sportivo, analizzando come in ogni livello lo psicologo possa esserci
nella sua pratica di consulente e di aiuto.
       La mia esperienza, aiutata da ciò che ho potuto imparare ed apprendere
da questo master e dai libri e articoli che ho potuto leggere, mi ha fatto capire
che la psicologia dello sport è di fondamentale importanza per il benessere
psicofisico degli atleti e per un sempre più onesto e divertente gioco di squadra.




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                                       Il concetto di squadra.


           Partendo dall’origine si può dire che una squadra è essenzialmente un
gruppo, ovvero “un’insieme di individui che interagiscono fra loro
influenzandosi            reciprocamente          e       che   condividono,        più   o   meno
consapevolmente, interessi, scopi, caratteristiche e norme comportamentali”1.
           Già da questa definizione da “dizionario” emerge che la complessità del
fenomeno squadra. Le parole chiave che, fin dalla prima lettura, si fanno avanti
sono i verbi; interagire, influenzare, condividere. Ma non si tratta di un’azione
esterna, ma di azioni che si compiono all’interno di un gruppo di individui.
           Negli sport di squadra (come pallavolo, basket, calcio, solo per citare i
più conosciuti) il benessere del gruppo riveste un’importanza notevole, così
come anche la presenza di un buon allenatore, che sappia armonizzare, capire,
interagire, condividere le vittorie e le sconfitte che accadono nella stagione della
squadra.
           Gli individui che compongono la squadra partono da un bisogno
primario fondamentale, che contraddistingue l’essere umano, che è il bisogno di
appartenenza. Ogni individuo appartiene fin dalla nascita ad un gruppo. La
psicologia sociale studia questo fenomeno da molto tempo poiché riveste un
ruolo importante nelle società moderne. Basta pensare, in termini sportivi, ai
gruppi degli ultras di una squadra, che diventano i portavoce e spesso ben di
più, della loro squadra del cuore, condividendo tra loro slogan, magliette, cori
da stadio e partecipando con forza emotiva alle vittorie e alle sconfitte.




           I quattro livelli.
           Per chiarire meglio il concetto di squadra e per analizzare come uno
psicologo dello sport possa intervenire, possiamo affermare che in ogni gruppo
sportivo si possono distinguere quattro livelli, che lo definiscono:

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    Tratto dal Dizionario di Psicologia di Umberto Galimberti. Garzanti Editrice.



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       1- Il livello morfologico.
       2- Il livello motivazionale.
       3- Il livello organizzativo.
       4- Il livello ideologico.


       Il primo livello, quello morfologico, comprende l’ampiezza del gruppo,
ovvero il numero di persone che compongono la squadra (con un minimo di tre
e un massimo variabile a seconda del gruppo, ma quasi sempre non supera le
trenta persone). Il numero di persone all’interno del gruppo determina e
condiziona     le   dinamiche       dei   rapporti   interpersonali   (costituzione   di
sottogruppi, scontri e alleanze). Lo psicologo dello sport deve considerare il
numero di individui che compongono il gruppo e le dinamiche che
intercorrono tra di loro, per riuscire ad individuare la nascita di sottogruppi che
possono condividere obiettivi diversi, e analizzare se essi sono di supporto o di
contrasto per il benessere della squadra.


       Il secondo livello, quello motivazionale, comprende tutti i fattori che
aiutano alla formazione e coesione della squadra come:

 Fattori di tipo affettivo (bisogno di affiliazione, sostegno sociale, coesione
   affettiva…)

 Fattori di tipo cognitivo (rientra in questo ambito il concetto di
   autocategorizzazione, cioè il sentirsi parte della squadra).

 Fattori di tipo utilitaristico (il raggiungimento dello scopo comune).
       Lo psicologo dello sport deve considerare ed analizzare questi fattori. Un
buon metodo, a mio parere, è quello di chiedere e di ricostruire la storia del
gruppo per definire quali tipi di fattori hanno portato alla creazione del gruppo
e soprattutto come sono cambiate nel tempo; un’analisi storiografica del gruppo
unita ad un’indagine delle motivazioni personali di ogni atleta (attraverso un
colloquio individuale) permettono di poter operare un buon intervento
motivazionale sulla squadra.




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       La storia di ognuno di noi ci rende parte del tempo, ma il tempo spesso
annebbia la storia, se non ci ricordiamo chi siamo e da dove veniamo.
       Il terzo livello, quello organizzativo, definisce la struttura del gruppo, i
ruoli e le loro interazioni, lo status ovvero le regole stabilite, e la presenza di un
livello gerarchico.
       Capire e analizzare come una squadra o la federazione di cui la squadra
fa parte è un compito molto difficile, ma necessario per lo psicologo. Definire e
comprendere i ruoli diventa fondamentale, soprattutto se consideriamo il ruolo
del leader di una quadra. Ma anche il ruolo dell’allenatore (che non sempre è lo
stesso del leader) diventa cruciale, soprattutto se esso incarna lo stile
autoritario, troppo legato all’uso di regole e punizioni, o lo stile democratico
“chioccia” dove vige invece una poca presa di coscienza delle difficoltà e una
scarsa risposta alle esigenze degli atleti.
       In termini generali possiamo affermare che un buon leader è quello che
sa offrire una risposta consapevole ed organizzata alle esigenze motivazionali
presenti nella squadra, dimenticando se stesso per divenire parte di un gruppo.
       Possiamo affermare inoltre che un buon allenatore è colui che raggiunge
gli obiettivi del gruppo subordinando le proprie mete alle esigenze presenti
nella squadra e utilizzando queste ultime dando loro sostegno e realizzazione,
anche attraverso l’uso di punizioni ponderate e coerenti.


       Il quarto livello, quello ideologico, definisce le mete, le credenze, le
norme e i valori condivisi dalla squadra.
       Le mete sono gli obiettivi comuni a cui si prefigge di arrivare (di solito
sono di tre tipologie: a breve, a medio e a lungo termine).
       Le credenze implicano la condivisione all’interno del gruppo di idee,
opinioni e atteggiamenti, che siano rilevanti per la squadra.
       Le norme sono le regole di comportamento che vengono condivise
all’interno del gruppo, che costituiscono un insieme codificato di “leggi” della
squadra. Alcune di queste norme possono essere anche visibili da chi guarda
dall’esterno e spesso identificano il gruppo stesso.



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       I valori indicano quali azioni, idee sono da considerare positive o
negative all’interno del gruppo per il conseguimento degli obiettivi posti.
       Lo psicologo dovrà tenere conto e analizzare questo punto anche
attraverso l’uso di strumenti, come una griglia di osservazione o test
psicosportivi, come il questionario di motivazione alla partecipazione sportiva
o l’inventario psicologico della prestazione di Gramaccioni e Robazza.
       Analizzare mete, credenze, norme e valori, unite ad una buona
storiografia della squadra permette allo psicologo sportivo di avere una buona
quantità di informazioni su cui lavorare con e per il benessere psico-fisico della
squadra e dei singoli atleti.




                                Esperienza personale.


       I concetti teorici appena esposti sono stati utilizzati in un’esperienza di
creazione di una squadra dimostrazioni di arti marziali tradizionali cinesi.
       La F.E.T.K.KA. (Federazione Europea T’ai chi Ch’üan Kung fu Karate
Association) ha da sempre nel cuore la divulgazioni delle arti marziali
tradizionali cinesi come sinonimo di educazione e di benessere del corpo e della
mente. Per questo ha sempre cercato di fare delle dimostrazioni ad eventi o
sagre per diffondere la cultura delle arti marziali tradizionali.
       Da questo è emerso l’esigenza di creare una squadra che si allenasse per
le dimostrazioni. È nata l’idea di un progetto che si pone l’obiettivo di creare
una realtà di aggregazione nell’ambito delle arti marziali tradizionali cinesi
molto particolare e nuova; il concetto di base, il fondamento di questo progetto,
è di creare un gruppo di praticanti di Kung Fu Shaolin Ch’üan e di T’ai Chi


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Ch’üan che si formi come squadra la quale possa essere attivata in tutte quelle
situazioni che richiedono una presentazione al pubblico delle pratiche
tradizionali Cinesi, come dimostrazioni, presentazioni e gare.
      Ma oltre che una parte tecnica ho voluto proporre che la squadra si
formasse anche su alcuni concetti teorici e che emergessero così le motivazioni
su cui poi si basasse la squadra.
      Utilizzando    lo   schema    dei   quattro   livelli   sono   emerse   molte
considerazioni e discussioni su quello che ognuno intendeva per squadra.
      Iniziando dal livello morfologico, ci siamo contati a abbiamo visto che
questa squadra può contare su un numero di 16 componenti, divisi in 4
istruttori, 5 allievi avanzati e 7 allievi principianti. Fin dall’inizio abbiamo
potuto vedere che ci sono già tre sottogruppi divisi per anni di pratica e
conoscenza delle tecniche. Inoltre l’età degli allievi della squadra rientrava tra i
15 e i 32 anni, con varie esperienza nel campo di studi.
      A livello motivazionale avevo esposto il concetto di affiliazione, di
appartenenza e di motivazione primaria e secondaria. La digressione è servita
molto per comprendere quanto c’è sotto una squadra. Le domande sono state
molte e devo dire che molti fra di loro già parlavano usando il “noi”, “la nostra
squadra”, un evidente sintomo di appartenza.
      A livello organizzativo, avevo discusso sui ruoli e sulla gerarchia.
Abbiamo definito chi erano gli istruttori che avrebbero portato avanti la parte
tecnica e abbiamo diviso gli allievi per gradi di conoscenza.
      Ma il punto che più mi premeva era quello di arrivare al quarto livello,
quello ideologico.
      Attraverso l’uso di una griglia e di una discussione è emerso che tipo di
mete, credenze, norme e valori si appoggiava questa squadra.
      Nella tabella 1.2 riporto l’esito della discussione.




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                                   Livello ideologico
          Mete                 Credenze                    Norme                     Valori
   Far       conoscere      Unità.                   Rispetto.                Umiltà.
cambiare      idea   sul     Serietà                  Ordine.                  Responsabilità.
Kung Fu.                  professionale.               Disciplina.              Solidarietà.
   Creare            la     Colonna di una           Educazione.              Tolleranza.
squadra.                  struttura più grande.        Marzialità
   Modello.                                           Costanza.
   Cammino                                            Rigore      (quindi
interiore.                                      anche punizione).
   Portare                                            Unità           del
conoscenza.                                     gruppo.
   Consolidare una                                    Aiutarci.
organizzazione
Federale.
   Impegno           =
raggiungimento
degli obiettivi.

          Tab. 1.2


          Come si può notare dalla tabella i termini espressi non sono semplici.
Infatti dopo questo lavoro è seguito una fase di discussione su che cosa questi
termini intendevano per la squadra.
          Alla fine della giornata gli allievi hanno sentito un alto ed elevato grado
di appartenenza. Molti di loro si sono sentiti anche meglio ad esprimere i loro
pensieri e sentimenti agli altri.
          Questo lavoro ha permesso di creare una squadra che si mettesse in
gioco unita e che unita si prendesse i meriti e i demeriti. Ancora oggi, anche se
con numeri ridotti, la squadra è forte e unita tanto da meritarsi innumerevoli
applausi nelle dimostrazioni, non solo dal pubblico, ma anche da persone che
praticano le arti marziali.




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                                    Conclusione.


       La psicologia mi ha da sempre affascinato, per il suo sapore evocativo di
conoscenza e di mistero. L’università e l’approfondimento pratico mi ha portato
ad interrogarmi sulla sua estrema vastità concettuale, di conoscenza e
dall’empatia che si sviluppa con il cliente, paziente o atleta.
       La difficoltà spesso è proprio quella di definire che cosa si vuole scoprire
di questo immenso mondo e a chi vuoi dare la tua esperienza, il tuo aiuto, la tua
consulenza.
       Questo master mi ha aperto le porte per considerare su cosa io volessi
veramente approfondire e, unita alla mia personale passione per le arti marziali
tradizionali cinesi, mi ha fatto capire che la strada che vorrò intraprendere, di
conoscenza, di scontro e di crescita e proprio la psicologia dello sport.
       Sono solito ringraziare chi mi ha aiutato in questo mio percorso di
crescita, e devo dire che ho avuto una grande fortuna di incontrare, a volte
anche inconsapevolmente, molte persone che mi hanno aiutato e mi hanno fatto
capire qual è la mia strada.
       Colgo quindi l’occasione, in questa mia conclusione, di ringraziare la
Dott.essa Marin Gerin Birsa e la Dott.essa Alessia Iacuzzi per il loro aiuto nel
mio percorso di vita.




       Buona Vita.




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                                        Bibliografia.


Libri.

        Psicologia dello sport
         L. Terreni e L. Occhini, Guerini scientifica 1997

        Sport e agonismo. Come conciliare testa e gambe per formare uno
         sportivo completo
         V. Prunelli, Francoangeli / Le Comete 2002

        Ripensare lo sport. Come e perché utilizzare lo sport per sviluppare le
         potenzialità di ogni persona
         P. Trabucchi, Francoangeli / Le Comete 2003

        Lineamenti di psicologia generale e dell’età evolutiva
         Legrenzi P, Roncato S., Rumiati R., Sartori G., Le Monnier 1986




Siti internet.
        Sito della SIPsiS
        Sito della AIPS




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