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Modulo 3 FUNZIONI PSICHICHE by PyLL1m9Z

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									Modulo 3
FUNZIONI PSICHICHE

3.1 Sensazione e percezione
3.2 Attenzione e coscienza
3.3 Apprendimento e memoria
3.4 Pensiero e intelligenza
3.5 Linguaggio e comunicazione
3.6 Motivazione ed emozioni
A. Funzioni cognitive
3.1 Sensazione e percezione
            La sensazione è…

   un cambiamento dell’ambiente fisico (energia),
    colto in modo selettivo e differenziato dai sistemi
    sensoriali (vista, udito ecc.)

   un processo al confine tra fisiologia e psicologia

   un evento privato e soggettivo
Le sensazioni: classificazione
   Sensazioni enterocettive
    (provenienti dai processi interni dell’organismo)

   Sensazioni propriocettive
    (provenienti dagli organi interni, non cavi)

   Sensazioni cinestesiche
    (provocate dal sistema muscolare)

   Sensazioni esterocettive
    (provenienti dall’ambiente esterno)
 I limiti della nostra sensibilità

1. Siamo sensibili soltanto alle forme di energia per
   le quali abbiamo dei “ricevitori”, ovvero organi
   recettori (occhi, orecchi ecc.)

2. L’energia deve essere abbastanza intensa da
   produrre una sensazione avvertibile
   (per es. un suono può essere udito solo se
   abbastanza forte)
     Il livello di organizzazione
          dei sistemi sensoriali
   Forme più primitive (stimoli più generici):
    - gusto
    - olfatto
    - tatto (sensibilità cutanea)
    - sensibilità cinestesica
    - sensibilità vestibolare
   Forme più evolute:
    - vista
    - udito
          Fenomeni particolari

   Vicarianza: la perdita di sensibilità di un senso può
    comportare un aumento della sensibilità di altre forme
    di sensorialità (per es. nelle persone cieche o sorde)

   Effetti intermodali:
    - interferenza tra un senso e l’altro
    - effetto consecutivo (“after effect”)
    - sinestesie
                       La sinestesia
È un processo tipico di alcune persone in cui la differenziazione
              sensoriale non è a compartimenti stagni
(es.: si sente un suono e contemporaneamente si vede un colore)

   Ipotesi interpretative:
    1.   teoria neurologica: “cortocircuito” delle vie sensoriali per il cattivo
         funzionamento (patologia) delle vie neuronali
    2.   esistenza di una struttura nervosa più primitiva della corteccia cerebrale
         (in particolare il sistema limbico, che, diversamente dalla corteccia, elabora
         gli stimoli provenienti dalla periferia in modo sincretico)
    3.   isomorfismo (Gestalt) tra i vari stimoli fisici
    4.   riflesso della polivalenza delle caratteristiche degli stimoli
    5.   risultato di un’associazione appresa tra due stimolazioni contigue
         (è implicata una forte soggettività)
           Le soglie sensoriali

   Soglia assoluta = l’intensità di uno stimolo
    fisico necessaria e sufficiente per suscitare
    una sensazione

   Soglia differenziale = la minima differenza
    di intensità tra gli stimoli fisici necessaria e
    sufficiente perché venga avvertita
               La misura delle
              capacità sensoriali
   Il metodo degli aggiustamenti
    (si chiede a un soggetto di aggiustare il livello di intensità
    di uno stimolo finché esso non comincia a suscitare una
    sensazione)

   Il metodo degli stimoli costanti
    (N stimoli di differente intensità vengono presentati al
    soggetto più volte, in ordine casuale: per ogni stimolo il
    soggetto deve riferire se ha avvertito o meno una
    sensazione)
                La psicofisica
 Dalla prima metà dell’Ottocento: studio delle
  relazioni psicofisiche: le variabili fisiche (stimoli)
  sono correlate alle variabili psicologiche
  (sensazioni, da intendersi però come percezioni)

 Psicofisica classica:
    legge di Weber (1834): JND = kI
    legge di Fechner (1860): S = logI


 Psicofisica soggettiva:
    legge di Stevens (1956): S = kIª
  La relazione segnale-rumore
      Le sensazioni evocate da stimoli molto deboli possono
                aver luogo anche in loro assenza

               Teoria della detezione del segnale:
è necessario prendere in considerazione, oltre alle capacità
recettive dell’organismo, anche i fattori soggettivi legati al
processo di rilevazione dello stimolo: i ss devono decidere se
le loro sensazioni siano realmente prodotte da uno stimolo o da
un “rumore di fondo”
                   gambler (più HIT ma più FALSI ALLARMI)
Tipologia di ss:
                   conservative (più RIFIUTI CORRETTI ma più OMISSIONI)
           Dalla sensazione
            alla percezione
A.   Gli stimoli fisici, qualora superino un determinato
     valore-soglia di intensità, attivano fisiologicamente
     l’organo recettore interessato (occhio, orecchio ecc.)
     attraverso una sequenza di eccitamenti che vengono
     trasmessi, sotto forma di messaggi nervosi, ad una
     definita sede della corteccia cerebrale
     [SENSAZIONE: il soggetto non è consapevole]

B.   In quest’ultima, detta “area di proiezione”, hanno
     luogo i processi di codifica ed elaborazione delle
     informazioni sensoriali
     [PERCEZIONE]
             La percezione è…
   l’organizzazione fenomenica delle informazioni
    sensoriali, corrispondenti ad una data situazione di
    stimolazione delimitata nel tempo e nello spazio
    (Girotti, 1988)

   un processo attivo (ricerca l’invarianza del campo
    fenomenico), significativo (ricerca le possibilità per
    l’azione), selettivo e specifico

   è il tramite diretto attraverso cui l’individuo mantiene
    un contatto con l’ambiente circostante
  Senso comune e percezione
- La percezione è un processo apparentemente
  automatico e passivo: in realtà è un processo attivo,
  influenzato anche dagli stati emotivi
- Realismo ingenuo: credenza di una perfetta
  corrispondenza tra realtà percettiva fenomenica e
  realtà fisica (tutto ciò che percepiamo è l’unica
  organizzazione percettiva possibile)…
  ... ma spesso la realtà fenomenica è diversa dalla
  realtà fisica (per es. illusioni ottico-geometriche):
  presenza fenomenica + assenza fisica = percepiamo qualcosa che non esiste
  assenza fenomenica + presenza fisica = non percepiamo qualcosa che esiste
               Evoluzione del
             sistema percettivo
   Da uno stato di globalità (sincretismo sensoriale) a
    uno stato di maggiore differenziazione e di
    crescente organizzazione gerarchica
    bambino: fusione delle modalità sensoriali
    adulto: maggiore flessibilità
   Da un’iniziale separazione dei vari input sensoriali
    all’integrazione degli stessi
   Dal globale allo specifico, dal diffuso
    all’articolato, dall’indefinito al definito, dal rigido
    al flessibile, dal labile allo stabile
 Il problema della percezione

    Perché, a partire da uno stimolo,
organizziamo il nostro mondo percettivo
  secondo determinate strutture e non
             secondo altre?
       Due posizioni teoriche

1. Scuola di Lipsia (Wundt) / associazionismo
   (legame con l’esperienza): il soggetto attribuisce
   all’insieme di sensazioni un certo tipo di struttura,
   che altrimenti non avrebbe, in base all’abitudine,
   alla familiarità, alla conoscenza passata

2. Teoria della Gestalt
   (preminenza della forma): non esistono sensazioni
   su cui poi l’Io interviene ma il materiale fornito
   dalle sensazioni è già di per sé organizzato
  Vediamo prima gli alberi
       o la foresta?
Helmholtz (1867): percezione = sintesi e
organizzazione delle sensazioni elementari
mediante inferenze inconsce
    PROCESSO BOTTOM-UP


Gibson (1966): i sistemi sensoriali sono in grado
di generare immediatamente esperienze percettive
senza alcun processo inferenziale
      PROCESSO TOP-DOWN
  In sintesi: due punti di vista

1. Percezione = processo secondario
   (cognitivismo): processo che include altre
   attività psichiche (attenzione, memoria,
   linguaggio ecc.)

2. Percezione = processo primario
   (teoria della Gestalt): semplice segmentazione
   del campo fenomenico in “unità” distinte
   (forme) immediatamente evidenti
      Principi percettivi generali

   Ridondanza dell’informazione

   Attenzione selettiva

   Organizzazione percettiva (focus: sistema visivo)
    - principi gestaltici di raggruppamento
      (vicinanza, somiglianza, chiusura, continuità, simmetria)
    - articolazione figura-sfondo

   Costanze percettive (grandezza, forma, colore)
   La costanza percettiva

    Nonostante il mondo percettivo sia
 estremamente mutevole, lo si percepisce
                 come stabile
  Per es., nel caso della percezione visiva,
     grazie all’intervento soggettivo che
  corregge il dato retinico, guardando una
persona a 1 m di distanza non la percepiamo
     più piccola (costanza di grandezza)
       Percezione e personalità
    La percezione non può essere considerata una
    funzione psichica separata dalla personalità

    Se uno stimolo è destrutturato (cioè senza una sua
    organizzazione precisa) intervengono dei processi proiettivi:
    l’individuo “tira fuori” i propri contenuti mentali e li proietta
    sullo stimolo destrutturato
   Studi:                          campo-indipendenti
                                    (personalità più autonoma)
    - Witkin: due tipologie di ss
                                    campo-dipendenti
                                    (personalità più influenzabile)
    - Asch: esperimento su grandezza percepita delle monete in
            base alla classe sociale
            La percezione di
             un’immagine…
         viene costruita sulla base di una serie di
          movimenti oculari (saccadi) intervallati da
          soste (fissazioni) di 100-300 ms

         durante ciascuna fissazione quasi l’intera
          immagine viene proiettata sulla retina
          (favorendo l’acuità della fovea)

         le fissazioni non solo casuali ma concentrate sui
           punti particolarmente informativi dell’immagine

PER VEDERE UN’IMMAGINE OCCORRE TEMPO!
        Percezione visiva e lettura
   Ricerche di Just e Carpenter (1987):

    – presupposti: immagine iconica e ridondanza del materiale
    – i lettori fissano direttamente fino al 70% delle parole di una frase
    – le parole più saltate sono termini funzionali (articoli,
        preposizioni, congiunzioni)
    –   i termini di contenuto (verbi, pronomi, nomi, aggettivi) vengono
        osservati direttamente (fissati) per un periodo di 2-6 decimi di
        secondo, le parole rare di più
    –   solo le parole fissate direttamente sono processate o lette
        veramente
    –   per accelerare la lettura occorre imparare a comprendere il
        significato delle parole più rapidamente
    –   in generale, leggere più velocemente riduce la comprensione
3.2 Attenzione e coscienza
           Rilevanza

   Attenzione e coscienza sono due
dimensioni psicologiche fondamentali,
 in quanto costituiscono le condizioni
  essenziali per lo svolgimento delle
altre capacità psichiche dell’individuo
(percezione, memoria, emozioni ecc.)
       Processi o stati?

   È più corretto parlare di processi
   dell’attenzione e della coscienza
  perché si tratta di attività psichiche
continue e costantemente mutevoli, per
           qualità e intensità
               L’attenzione è…
      il modo in cui percepiamo selettivamente un
          particolare aspetto dell’ambiente…
            [per es.: “situazione del cocktail party]

bloccando selettivamente           Attenzione selettiva
l’informazione sensoriale          (Broadbent, 1958)
filtrando l’informazione
sensoriale (Treisman, 1964)
                                         Attenzione divisa
elaborando selettivamente                (anni Ottanta)
l’informazione già attivata
nella memoria dall’informazione           Per es.: “effetto Stroop”
sensoriale (Norman, 1979)
L’attenzione nei modelli attuali


   …è considerata un sistema di
 controllo delle operazioni cognitive
       (Shallice, 1988: sistema
      attenzionale supervisore)
 Caratteristiche dell’attenzione
 Orientamento volontario
  (cosciente e controllato)
 Orientamento automatico
  (non soggetto a interferenza; non può essere interrotto; può
  essere estraneo e imprevisto)
 Fuoco dell’attenzione
  (= fuoco di una lente)
 Interdipendenza della comprensione
 Interferenza strutturale
  (tra due compiti che contemporaneamente condividono il
  medesimo meccanismo di elaborazione delle informazioni)
 Interferenza da risorse
  (distribuite fra il <<compito primario>> e <<secondario>>)
         Disturbi dell’attenzione
   Disattenzione = riduzione temporale
    dell’attenzione dovuta a stanchezza fisica o
    mentale

   Distrazione = interruzione temporanea dell’attenzione
    per l’azione di altri stimoli estranei all’attività in corso

   Distraibilità = propensione naturale di un individuo a
    distrarsi

   Aprosessia = incapacità strutturale di mantenere
    l’attenzione
              La coscienza è…
 la consapevolezza di stimoli esterni e interni (anche eventi mentali)

 intimamente legata alla metacognizione, in quanto sistema di
  controllo attenzionale delle operazioni mentali

 fondata, dal punto di vista anatomo-fisiologico, sul funzionamento
  dei lobi cerebrali prefrontali

 costituita da processi cognitivi manifesti (overt) e non manifesti
  (covert)

 caratterizzata dalla complessa interazione tra:
   – capacità di risposta (reattività fisica Vs. coscienza mentale)
   – capacità cognitive (immaginazione, memoria ecc.)
   – fattori di personalità (per es. “personalità multiple”)
              Stati di coscienza
   Ricerche iniziate negli anni Cinquanta: stati di
    coscienza = momenti di un continuum dal coma al
    sonno profondo alla veglia rilassata alla veglia attiva

   In che cosa consiste uno stato normale di coscienza?
    Per es., essere ben desti ma non troppo eccitati, vigili
    ma non particolarmente tesi, consapevoli delle cose
    che accadono nell’ambiente circostante e in grado di
    reagire ad esse in modo normale

   Per contrasto, gli stati alterati di coscienza sono, per
    es., il sonno profondo, lo stato di ipnosi, l’ubriachezza,
    la sovraeccitazione (legate anche all’uso di droghe)
                     Il sonno

Perché trascorriamo dormendo circa un terzo
              della nostra vita?

A. Teoria dell’adattamento: il sonno ha un valore di
     sopravvivenza

B.   Teoria ristorativa: il sonno ci permette di recuperare
     e conservare energia

N.B. Tuttavia, anche individui privati del sonno, se
     sufficientemente motivati, sono in gradi di eseguire
     compiti fisici e cognitivi
                  Livelli del sonno
   Stadi (in base alle configurazioni delle onde cerebrali):

           Veglia attiva
           Veglia rilassata                sonno D
           Sonno REM                       (desincronizzato: elevata
                                             frequenza, bassa ampiezza)
           Stadio 1 +
           Stadio 2 + +
           Stadio 3 + + +                       sonno S
                                                 (sincronizzato)
           Stadio 4 + + + +


                      grado di
                     “profondità”
               Intorno al sonno…
                                        EEG (elettroencefalogramma)
   I “laboratori del sonno”            EOG (elettrooculogramma)
                                        EMG (elettromiogramma)
   Il sonno REM [Aserinsky e Kleitman, 1953]
                              1. <<custodia>> del sonno
   I sogni:                  2. funzione catartica (Freud)
    – perché si sogna?        3. elaborazione dei ricordi della veglia
                              4. depurazione delle reti neurali

    –   il contenuto onirico     materiale familiare
    –   il ricordo dei sogni           consapevolezza
    –   i sogni lucidi (lucid dreams)
    –   il ciclo circadiano            controllo
        L’autocoscienza è…
     un processo teoricamente senza fine:

i.   Livello uno o coscienza semplice
ii. Livello due o coscienza della coscienza o
     metacoscienza
iii. Livello tre o coscienza della metacoscienza
     ecc.



     CAPACITA’ DI AUTORIFLESSIONE
3.3 Apprendimento e memoria
          L’apprendimento è…

   Il risultato, relativamente permanente, della
    capacità degli esseri umani di modificare pensieri
    e comportamenti in funzione dell’esperienza
    (richieste ambientali)

   Il processo che ci permette di accumulare e
    tramandare le conoscenze da una generazione
    all’altra, non biologicamente, ma attraverso
    l’educazione
            Apprendimento
           comportamentista
   Condizionamento classico: implica la
    capacità di identificare delle correlazioni
    ambientali (contingenze di stimolo-risposta)

   Condizionamento operante: implica la
    capacità di identificare gli effetti
    sull’ambiente di certe nostre risposte
    Il condizionamento classico:
            nomenclatura
Pavlov (1927): ricerca sulla salivazione nei cani

   Stimolo incondizionato (SI): provoca automaticamente la
    risposta (salivazione)

   Stimolo condizionato (SC): di per sé irrilevante (stimolo
    neutro, SN) ai fini della produzione della risposta, diviene
    condizionato se associato allo SI che elicita la risposta

   La risposta condizionata (RC) è diversa dalla risposta
    incondizionata (RI) in quanto ha un minor tempo di latenza
    e una minore quantità di risposta (salivazione)
Schemi di associazione SC-SI
In funzione dei rapporti temporali tra SC-SI:

A. SI ritardato                  C. SC-SI simultaneo
SC                     appr.     SC                    appr.
                     ottimale                          scarso
SI                   (0,5 sec)    SI



B. SC-SI a traccia               D. SC retrogrado
SC                     appr.     SC                    appr.
                      buono                            nullo
SI                               SI
               Il condizionamento
                   classico: leggi
   Sensibilizzazione: ogni organismo sembra essere sensibile a certi
    stimoli e non ad altri (risposte specie-specifiche)
   Saturazione: riproporre continuamente lo stesso stimolo fa perdere la
    capacità di evocare la risposta (adattamento)
   Estinzione: dopo che la RC si è fissata nell’organismo (livello di
    plateau), se non si somministra più lo SI l’apprendimento si estingue
    progressivamente
   Recupero spontaneo: se si sottopone l’organismo a un nuovo
    apprendimento è minore il tempo di apprendimento
   Generalizzazione: la RC avviene ugualmente se avvengono lievi
    cambiamenti dello SC (analogia con la capacità umana di costruire
    categorie mentali)
   Discriminazione: si impara a non fornire una risposta quando gli
    stimoli differiscono sensibilmente dallo SC
       Indicatori dell’avvenuto
           apprendimento

   Tempo di latenza



   Resistenza all’estinzione
    Il condizionamento operante
   Concezione olistica (behaviouristica):
    mette in luce l’attività dell’organismo, che deve apprendere in funzione di
    determinate risposte

   Legge dell’effetto/rinforzo:
    il rinforzo (primario e secondario) aumenta la probabilità che l’organismo
    ripeta le risposte che vengono premiate

   Il comportamento contingente viene premiato da un rinforzo non contingente
    (Skinner)

   Modellaggio: rinforzo dei comportamenti che si avvicinano a quello desiderato

   Sono più favorevoli i rinforzi positivi che quelli negativi (punizioni): meglio
    rinforzare i comportamenti alternativi desiderati che punire

   Schemi di rinforzo: a ragione o intervallo, fissi e variabili
      Apprendimento cognitivo

   Più sviluppato negli organismi superiori (uomo)

   Apprendimento per osservazione

   Psicologia della Gestalt (focus: problem solving): la
    risposta adattiva all’ambiente può non derivare da
    condizionamenti ma, per es., attraverso una soluzione
    per insight (intuizione) o per ristrutturazione
    (capacità di riorganizzare le informazioni secondo un
    punto di vista diverso Vs. fissità funzionale)
      La memoria è…


un sistema che registra e conserva
      l’informazione nel tempo
     Basi neurofisiologiche

   La capacità di conservare le tracce della
stimolazione dopo che si è verificata si fonda
   in particolare su due strutture cerebrali:

  1. l’ippocampo


  2. l’amigdala
  La memoria: problematiche

 Per quanto tempo possono essere fissate le
  tracce dell’esperienza passata?

 In che cosa consistono i processi di
  richiamo della memoria?

 Ilproblema dell’oblio: come e perché si
  dimentica?
       Proprietà della memoria
          umana (interna)
   In analogia con i sistemi di memoria esterna (computazionali):

     codifica (codice)
     ritenzione
     recupero
     perdita di informazione
     capacità
                           - riduzione dell’informazione
     ricodifica
                           - riorganizzazione
                           - elaborazione
                           - ricostruzione
         Memoria distribuita

<<Non è possibile dimostrare che, nel sistema nervoso, le
 tracce di memoria siano localizzate in modo puntiforme>>
                      (Lashley, 1950)



        L’engramma, ovvero la traccia di memoria
  dell’apprendimento è distribuito su tutta una regione del
       cervello (ad es., la corteccia associativa), con la
 conseguenza che la distruzione di una parte non distrugge
                completamente la conoscenza
           Il modello di Atkinson e
                Shiffrin (1968)
                                         REITERAZIONE




        Memoria                   Memoria          CODIFICA
                                                                Memoria
INPUT                ATTENZIONE

        sensoriale                a breve                       a lungo
                                  termine                       termine

                                           RECUPERO (RICONOSCIMENTO, RIEVOCAZIONE)




   Informazione perduta      Informazione perduta
      per decadimento           per decadimento
       o interferenza            o interferenza
           Memoria sensoriale
   Implica una capacità di ricordare ancora più breve
    della MBT (1 o 2 secondi): è un sistema a elevata
    capacità e rapido decadimento

   L’informazione ripete il medesimo codice della
    sensazione originaria (memoria iconica ed ecoica)
                                   1) ricordiamo solo la parte
                                      dello stimolo su cui si è
   Sperling (1960): due ipotesi      focalizzata la nostra attenzione

                                   2) la nostra attenzione ha messo
                                      a fuoco tutto lo stimolo ma la
                                      fissazione del materiale nella
                                      nostra memoria è
                                      estremamente labile
      Memoria a breve termine
   Implica ramificazioni del neurone, che “tornano” al
    corpo cellulare

   Implica un processo di iterazione per il mantenimento
    delle informazioni (ad es., imparare una poesia a memoria)

   Il ricordo dipende dalla forza della traccia (circa 30 sec)

   Sistema a capacità limitata (Miller, 1956):
    n° di chunks = <<magico numero sette più o meno due>>
   La memoria di lavoro è…
lo spazio della MBT utilizzato per manipolare
         e combinare l’informazione:
           Taccuino                    Circuito
        visivo-spaziale               fonologico



                          ESECUTIVO
                          CENTRALE




              (Modello di Baddeley, 1990)
      Memoria a lungo termine
   Implica cambiamenti qualitativi e quantitativi a
    livello delle sinapsi

   La ritenzione delle informazioni è sostanzialmente
    permanente

   Perché avvenga il passaggio di un contenuto dalla
    MBT alla MLT occorre dare un’organizzazione al
    materiale, attraverso un lavoro mentale e processi
    integrativi (relazione tra ciò che di nuovo si è
    appreso e quello che c’era già in mente: tanto più
    sono gli “agganci” tanto maggiore il ricordo)
          MLT: classificazione

Memoria implicita (processi automatici e inconsapevoli):
   – memoria procedurale (ad es., script)


Memoria esplicita (informazioni consapevolmente apprese):
   – memoria episodica (quello che ricordiamo)
   – memoria semantica (quello che sappiamo)         rete proposizionale

   – memoria autobiografica / di eventi remoti
   – memoria prospettica (ricordarsi di compiere un’azione)
    La teoria della profondità di
      elaborazione (Craik)…
   È un’alternativa alla concezione mutiprocesso o
    multimodalità

   Profondità = quantità e complessità delle codifiche
    e ricodifiche
    (ad es., doppio codice: verbale e per immagini)

   Livelli di elaborazione:
      strutturale/ortografico
      fonetico
      semantico
                      Il recupero
   Rievocazione Vs. riconoscimento
   In generale, il ricordo è migliore quando le caratteristiche
    psicoambientali di richiamo sono simili a quelle della
    codifica (apprendimento dipendente dalla situazione o
    specificità di codifica)
   Aspetti ricostruttivi (rilievo della testimonianza oculare)
   Processi lenti e volontari (richiede tempo e concentrazione)
    Vs. automatici suscitati da indici di richiamo
   Importanza del significato del materiale
   Distribuzione dell’esercizio
             Le cause dell’oblio
I.     Teoria della dissoluzione della traccia
       (cause neurofisiologiche: dimenticanza involontaria e
       soggetto passivo)

II.    Teoria psicoanalitica della rimozione
       (processo attivo di dimenticanza che riguarda per lo più
       contenuti mentali di natura ansiogena)

III.   Teoria dell’interferenza (proattiva, retroattiva)
       (tra il materiale già esistente nella memoria e il nuovo
       materiale)

IV.    Cause organiche (danni cerebrali)
       (amnesia anterograda e retrograda: ad es., morbo di
       Alzheimer)
Gli stili individuali di memoria


  … sono preferenze nell’utilizzo di una
modalità sensoriale piuttosto di un’altra nei
processi di codifica , ritenzione e recupero
3.4 Pensiero e intelligenza
      Il pensiero è…

 la manipolazione di informazioni
      codificate in precedenza
(rappresentazioni mentali), a volte
allo scopo di risolvere problemi, a
volte senza alcun fine determinato
     (ad es., “fantasticare”)
     Le rappresentazioni mentali,
         materia del pensiero
I.     Parole: pensiero sequenziale, pensare è come
       parlare

II.    Immagini: pensiero non lineare, pensare è come
       percepire [immaginazione visiva, uditiva e
       motoria]

III. Proposizioni: pensiero astratto, senza parole né
     immagini (inconscio)
              Il ragionamento
 È una concatenazione di pensieri
 Tipologia:
   – ragionamento induttivo (inferenze non certe, ma
     generalmente affidabili): dai casi particolari ricaviamo
     una conclusione generale
   – ragionamento deduttivo (ad es., sillogismo): premesse
     generali sono necessariamente seguite da una
     conclusione particolare
 Ruolo delle conoscenze e delle credenze
 La verifica delle ipotesi:
   – regole di inferenza
   – modelli mentali
   – schemi di ragionamento pragmatico
    Metodi di problem-solving

1) Algoritmi = regole che specificano esattamente
               che cosa fare, passo per passo, in
               una certa situazione problematica


2) Euristiche = strategie generali che non
                garantiscono risposte corrette, ma
                spesso sono il modo migliore di
                affrontare un certo compito
        Lo spazio del problema
   Stato iniziale = modo in cui vengono descritte le
                         condizioni di partenza

   Stato-obiettivo = descrizione della condizione-
                      obiettivo

   Operatori = operazioni per passare da uno stato
                all’altro

   Stati intermedi = applicazione di un operatore a
                      uno stato in funzione dell’obiettivo
      Le impostazioni negative

   Sono un esempio di trasferimento negativo
    dell’apprendimento
    = qualcosa che abbiamo appreso in passato ci
        danneggia

   Sono un esempio di fissità funzionale
    = tendenza a continuare fare qualcosa allo
       stesso modo, ma, poiché non si tratta
       dell’approccio giusto, senza successo
       (l’etichettamento aiuta, la ricompensa no)
        Il pensiero analogico

 È un esempio di trasferimento positivo
  dell’apprendimento

 Due condizioni:
    1. il vecchio apprendimento (source) deve essere
       applicabile a una nuova situazione (target)
    2. dobbiamo accorgerci che il vecchio apprendimento
       è applicabile (talvolta è necessario un suggerimento)

   Esempio: il problema della radiazione di Duncker
       Sul pensiero produttivo

       PROBLEMA: sia la teoria behaviouristica che
        associazionistica sostengono che vi sono processi di
pensiero produttivi (= individuano in ciò che è dato qualcosa
       di nuovo), ma allora come è possibile
       “inventare” qualcosa che non sia già nel
  repertorio comportamentale o nelle associazioni
               di idee del soggetto?


Gestalt: l’associazione tra idee non è l’unico meccanismo
        della creatività: anche il pensiero, come la percezione,
        procede secondo leggi gestaltiche (ad es., insight)
                           L’insight
   Caratteristiche:
            nuovo problema da risolvere
            soluzione improvvisa/imprevedibile
            scarsa tendenza alla fissità funzionale
            abilità di problem-solving:
             – codifica selettiva
             – combinazione selettiva
             – confronto selettivo

   Stadi:
      1.     preparazione
      2.     incubazione                  senso della finalità
      3.     insight                                +
                                      disponibilità di conoscenze
      4.     verifica
                                             e di tecniche
   Persona creativa
        Il pensiero divergente…
     è attivato nelle situazioni che permettono più
                vie d’uscita o di sviluppo

   Caratteristiche secondo Guilford (1967):
    –   fluidità
    –   flessibilità
    –   originalità
    –   elaborazione
    –   valutazione
         Giudizi e decisioni
       (nei casi di incertezza)
 Sovrautilizzo di euristiche:
   – della rappresentatività
                               strategie generali, irrazionali
   – della disponibilità       e intuitive, ma adattive
   – di ancoraggio

 Ruolo della struttura del problema:
  effetti pronunciati quando la decisione è rischiosa
 Ragioni delle scelte:
   – minimizzare i rimpianti/dispiaceri successivi
   – giustificare le scelte a noi stessi/agli altri
I calcolatori possono pensare?
   SÌ, poiché pensare = manipolare informazioni

    – intelligenze artificiali
      (programmi che risolvono specifici problemi nel modo più
      efficiente possibile)
    – simulazioni su calcolatore
      (programmi che imitano il pensiero umano)
    – sistemi esperti
      (combinano IA e simulazione)

    Tuttavia, la questione se le macchine possano essere
    programmate per pensare al modo delle persone è ancora aperta:
    gli esseri umani, diversamente dai calcolatori, possono
    apprendere dall’esperienza passata
         La metacognizione

   Consapevolezza e conoscenza circa il
    funzionamento della mente (= cognizione),
    propria e altrui



   Controllo dei propri processi di pensiero
    (Cornoldi, 1995)
  L’intelligenza è…


la capacità di pensare bene
  Il concetto naïf d’intelligenza
 Sternberg (1985):
   - capacità di risolvere problemi
     [ragionamento logico, cogliere relazioni tra idee,
     atteggiamento mentale elastico]

   - capacità verbale

   - competenza sociale
     [accettare gli altri per quel che sono, ammettere i propri
     errori, coscienza sociale, sensibilità verso gli altri]
               Tipi di intelligenze
   Binet e Simon (1905): età mentale
   Stern (1912): quoziente intellettivo (QI) UNICA ABILITA’ GENERALE
   Spearman (1923): fattore generale (G) + fattore specifico (S)
   Cattel (1971): intelligenza cristallizzata + intelligenza fluida
   Vernon (1971): attitudine verbale scolastica + pratico-operativa
   Thurstone (1938): capacità mentali primarie
                     [ragionamento astratto, ragionamento spaziale, fluidità di
                              pensiero, abilità numerica, significato verbale]
 Gardner (1983): teoria delle intelligenze multiple
                   [linguistica, musicale, logico-matematica, spaziale, corporea,
                   intrapersonale, interpersonale, (naturalistica, spirituale)]
 Guilford (1967): 120 componenti
                   (= combinazioni di operazioni, contenuti e prodotti)
 Sternberg (1985): teoria triarchica
                       1. intelligenza contestuale         - meta-componenti
                                                           - componenti esecutive
INTELLIGENZA           2. intelligenza esperienziale       - acquisizione di conoscenze
“VERTICALE”            3. intelligenza componenziale
       Semplici (e inadeguate)
       misure dell’intelligenza
   Craniometria (inferenza di tratti mentali a partire
    dalle dimensioni del cervello, dal peso del cervello,
    dalla circonferenza del cranio) [nell’Ottocento:
    Broca, Binet ecc.]

   Velocità di risposta a uno stimolo [nell’Ottocento:
    Galton, Cattell]

   Tempo di reazione nella decisione
    [Jensen, 1982]
              I test di intelligenza
 I più utilizzati: le scale Wechsler
                    [ad es., la Wechsler Adult Intelligence Test (WAIS)]
 Requisiti:
   – attendibilità (= concordanza dei punteggi ottenuti in diverse occasioni
   – validità (= il test misura quello che deve misurare)
 Tipologia:
   – test con materiale verbale (ad es., scala verbale della WAIS)
   – test di esecuzione (culture-fair) (ad es., Matrici Progressive di Raven)
 Almeno 2 scopi (spesso compresenti):
   – valutare ciò che una persona ha appreso (test di profitto)
   – predire le prestazioni future (test attitudinali)

         N.B. I TEST NON MISURANO, NE’ POSSONO
              MISURARE, <<L’INTELLIGENZA INNATA>>
         Natura, ambiente e QI
                Intelligenti si nasce o si diventa?

 Una possibilità: le differenze di QI entro un gruppo possono
  essere genetiche, mentre le differenze medie tra gruppi possono
  essere ambientali
 Se anche il QI fosse altamente ereditario potrebbe essere
  fortemente influenzato dall’ambiente
 Nella ricerca (studi su gemelli, su bambini adottati ecc.) è
  difficile separare efficacemente gli effetti dei geni da quelli
  dell’ambiente
 È poco sensato assegnare al QI un preciso rapporto di
  ereditarietà: approssimativamente esso è pari a 0,50

Eredità e ambiente sono egualmente importanti nel
  determinare le differenze di QI
3.5 Linguaggio e comunicazione
          Il linguaggio è…

 l’insieme  di quegli aspetti che sono
  in buona misura comuni alle
  diverse lingue

 il mezzo che permette di congiungere
  il pensiero al bisogno di comunicarlo
  a qualcuno
   A che cosa serve parlare?
Bühler (1934):

                    REALTÀ
                                          funzione
                                       rappresentativa
                  FENOMENO

  PARLANTE                        RICEVENTE


           funzione       funzione
           espressiva    appellativa
     La specificità del linguaggio
GLI UNIVERSALI LINGUISTICI:

1)   creatività o produttività:
     - possibilità di produrre un numero potenzialmente infinito di messaggi
        a partire da un numero finito di unità-base di una lingua (fonemi e
        parole)
     - qualunque idea o pensiero esprimibile in una lingua è esprimibile
        in una qualunque altra lingua

2)   proprietà costruttive:
     - n° limitato di suoni linguistici: i fonemi
     - n° molto grande di unità linguistiche significative: morfemi e parole
     - arbitrarietà della relazione tra suono e significato: il significato non può
        essere ricavato dalla forma del suono ma deve necessariamente essere
        appreso (trasmissione culturale intergenerazionale)
     - combinazione sistematica di parole in frasi
                  La natura del
               linguaggio umano
i. La percezione del linguaggio parlato:
    •    fonemi fisicamente differenti e allofoni
    •    integrazione dell’informazione acustica e visiva

ii. Le parole e i significati:
     •   morfemi legati e morfemi liberi
     •   function words e content words
     •   aspetti del significato: denotazione e connotazione

iii. Le frasi e i messaggi:                                 sintagmatiche
     •    regole di combinazione delle parole (sintassi)
     •    struttura superficiale e struttura profonda       trasformazionali
     •    significato letterale e significato trasmesso
     Il codice linguistico

 … è un insieme di regole in grado di
   associare in maniera sistematica gli
elementi del sistema fonologico (i suoni)
con i corrispondenti elementi del sistema
          semantico (i significati)
 [ad es., alla stringa di suoni /c-a-n-e/ è
      associato il significato di cane]
     L’acquisizione del linguaggio
1.    Spiegazione comportamentista: il linguaggio viene appreso per imitazione e
      secondo schemi S-R
             Skinner (1957): l’apprendimento del linguaggio è un processo di
              condizionamento operante

2.    Spiegazione strutturale-innatista: il linguaggio si sviluppa indipendentemente
      da altre capacità non linguistiche
              Chomsky (1965): non tutto il linguaggio è appreso ma esiste un
               dispositivo innato per la sua acquisizione (Language Acquisition
               Device, LAD)

3.    Spiegazione interazionista: l’apprendimento del linguaggio dipende dalla
      integrazione e ricombinazione di complesse capacità (cognitive, sociali e
      comunicative) che in parte lo precedono nel corso dell’ontogenesi
             ipotesi cognitiva (Piaget, 1946): lo sviluppo linguistico deriva e
              dipende dallo sviluppo cognitivo
             Bruner (1983): esiste un LASS (sistema di supporto per l’acquisizione
              del linguaggio), che corrisponde al ruolo svolto dall’adulto e dal
              contesto sociale
 Esiste un periodo critico per
l’acquisizione del linguaggio?
  Secondo alcuni studiosi, il periodo compreso
    tra i due anni e la pubertà (13-14 anni) è
      particolarmente sensibile o critico per
           imparare la lingua materna

  Anche se è difficile trovare prove definitive a
  favore di questa ipotesi, il sistema linguistico
  acquisito dopo la pubertà rimane per alcuni
  aspetti incompleto e si realizza con difficoltà
     Lo sviluppo del linguaggio
1.   Da 0 a 1 anno: fase prelinguistica
           sviluppo fonologico
           comunicazione gestuale

2.   Tra 1 e 2 anni e mezzo: sviluppo lessicale e semantico
           prima produzione di parole
           evoluzione del significato delle parole

3.   Da 1 anno e mezzo a 10 anni: sviluppo della grammatica
           dalle prime combinazioni di parole al linguaggio complesso
           sviluppo morfosintattico (dai 2-3 anni)

    Dai 2 anni e mezzo: capacità di conversare
    Dai 3-4 anni: capacità di comunicare efficacemente
                    consapevolezza metalinguistica
    Dai 5-6 anni:
                    apprendimento della lettura-scrittura
     Le origini della comunicazione
             e del linguaggio
   ASPETTI FILOGENETICI:
     • comparsa della posizione eretta
     • incremento della plasticità della mano (opponibilità del pollice)
     • sviluppo del sistema gestuale
     • riduzione della mandibola:
         •  ampliamento delle aree cerebrali prefrontali
         •  affinamento della discriminazione dei suoni
     • produzione di artefatti:
         •  impiego di differenti media
         •  elaborazione di diversi sistemi di simboli (ad es., musica, numeri, linguaggio verbale)
   ASPETTI ONTOGENETICI:
     • processi comunicativi preverbali nel contesto delle routine quotidiane:
         • costruzione/condivisione di significati
         • sequenza temporale
         • prime manifestazioni di referenza/predicazione
         • regolazione dei turni
         • inferenza delle intenzioni comunicative
         Sistemi di comunicazione
VOCALE       VERBALE                                    LINGUISTICO
                                       PROSODICO
             PARALINGUISTICO
                                       QUALITÀ VOCALI
             EXTRALINGUISTICO                           NON LINGUISTICO
NON VOCALE   CINESICO

             PROSSEMICA (uso dello spazio)
                     • postura
                     • contatto corporeo
                     • distanza interpersonale
                     • orientazione ecc.

             COMPORTAMENTO MOTORIO-GESTUALE
                    • gesti simbolici
                             indicatori
                             illustratori ecc.

             COMPORTAMENTO MIMICO DEL VOLTO

             COMPORTAMENTO VISIVO
                    • orientazione dello sguardo
                    • durata ecc.                       [Anolli e Ciceri, 1995]
       La comunicazione è…
            un atto globale e unitario…
articolato in maniera molecolare in una pluralità di
      sistemi di segnalazione (linguistico, vocale,
                      cinesico)…
regolato e organizzato dall’intenzione comunicativa
   che stabilisce fra i diversi sistemi di segnalazione
        le opportune connessioni semiotiche…
   per definire un percorso coerente di senso con
                    l’interlocutore
               (Anolli e Ciceri, 1995)
           Caratteristiche della
             comunicazione
   Dimensione cognitiva: la comunicazione è in
    stretta connessione con il pensiero, l’intenzionalità
    e l’azione pianificata


   Dimensione relazionale: la comunicazione
    prevede, intrinsecamente, l’interazione con
    qualcun altro e il contatto sociale: perciò alimenta
    e sostiene i giochi relazionali tra gli individui
               La specificità della
                comunicazione
           SE OGNI COMPORTAMENTO FOSSE COMUNICATIVO
               VERREBBE MENO IL CONCETTO STESSO DI
            COMUNICAZIONE, PERCHÉ PERDEREBBE LA SUA
                          SPECIFICITÀ

o   La comunicazione non consiste in un processo né casuale né involontario
    (atto d’informazione), ma nel voler rendere l’interlocutore consapevole
    della propria intenzione
o   L’intenzione comunicativa implica avere un certo grado di coscienza
    (= essere consapevoli di qualcosa che è trasmesso a qualcun altro)
o   Vi può essere un’intenzione:
      unica (atto comunicativo semplice: ad es. una domanda)
      di secondo livello (atto comunicativo complesso: ad es. una menzogna)
        [metaintenzione = consapevolezza di comunicare comunicando]
               Il modello di R. Jakobson
                     espressione
                      diretta del
Coordinate        comportamento/       ricerca di    persuasione,    descrizione:    riflessione,    mantenimento
tematiche e        atteggiamento     coerenza tra       ordine,      denotazione,    verifica sul      del dialogo/
processi            del soggetto     espressione e   propaganda       cognizione      medium         comunicazione
                  riguardo quello      contenuto       (vocativo,
attivati                                                                                                (formule
                     di cui parla                     imperativo)                                     stereotipate)
                    (interiezioni)



Funzioni              emotiva          poetica         conativa      referenziale   metalinguist./       fàtica
linguistiche                                                                           chiosa




Struttura della      mittente         messaggio      destinatario/    contesto         codice          contatto/
comunicazione                                         ricevente                                         canale
    I modelli della comunicazione
                I processo di trasmissione di informazioni
                  (Modello matematico) Shannon e Weaver

             II significazione e segno Ogden e Richards
                                           De Saussure
Comunicazione (Modello semiotico)          Peirce
   come…
             III interazione tra testo e contesto
                (Modello pragmatico) Austin
                                           Grice
                IV gioco delle relazioni   Bateson
                  (Modello psicologico)
      Organismo, ambiente e
         comunicazione
A. Reazioni tropistico-riflesse:
   trasmissione biofisica/biochimica che produce una
   risposta stereotipata

B. Azioni sensomotorie su cose definite da segnali:
         formazione di segnali (mammiferi) mete biologiche
         uso di strumenti naturali (scimmie)

C. Conoscenza contemplativa degli oggetti:
   costruzione di strumenti e formazione di simboli al
   servizio della conoscenza e della manipolazione
   dell’ambiente
      Lo sviluppo delle reazioni
     comunicative (Spitz, 1965)
   3° mese: risposta del sorriso
    [capacità di riconoscere il volto umano)

   8° mese: angoscia verso un estraneo
    [dicotomia conosciuto-sconosciuto; oggetto libidico]

   15° mese: risposta del “No”
    [il bambino esprime una propria opinione; non è più
    necessario il contatto fisico]
       Distanza interpersonale e
         registro comunicativo
                    è poca: mezzi comunicativi “primitivi”
                            (mimico-gestuali)
 Se la distanza
 fisica e/o
 interpersonale

                    è molta: mezzi comunicativi più evoluti
                            (rappresentativo- simbolici)
Polarizzazione: da registro
informale a registro formale
Linguaggio, pensiero e realtà
A. Ipotesi della relatività linguistica (ipotesi di
   Sapir-Whorf): la particolare lingua parlata da
   una persona (in termini di grammatica più che
   di vocabolario) determina il modo in cui essa
   percepisce e concettualizza il mondo
B. Ipotesi contraria (più verosimile):
   la realtà (cultura) forgia il linguaggio
   Linguaggio e pensiero sono tra loro indipendenti
    TUTTAVIA, SEMBRA PIÙ VEROSIMILE CHE SIANO
      FUNZIONI DISTINTE MA INTERDIPENDENTI
B. Funzioni dinamiche
3.6 Motivazione ed emozioni
       La motivazione è…


 il processo che attiva, dirige e sostiene
     il comportamento finalizzato alla
realizzazione di un determinato scopo in
   relazione alle condizioni ambientali
         Libero arbitrio (1)…
         e determinismo (2)
(1) La mente (ragione) controlla il
    comportamento: gli esseri umani sono liberi
    di scegliere che cosa fare, sebbene le loro
    decisioni possano essere influenzate da stimoli
    esterni e da bisogni interni
    (dottrina dominante da Platone fino ad oggi)

(2) Tutto il comportamento risulta da
    concatenazioni inflessibili di cause ed effetti
    (Democrito, Darwin, Skinner)
                Sulla motivazione
   Le stesse azioni o comportamenti possono essere coerenti con motivi
    molto differenti, talvolta “mescolati”
   Si può non essere del tutto consapevoli delle ragioni soggiacenti alle
    proprie azioni (secondo la teoria psicoanalitica: motivi inconsci)
   Le motivazioni umane possono assumere diverse forme lungo un
    continuum: da quelle che sembrano innate e collegate ai bisogni
    biologici fondamentali (MOTIVAZIONI PRIMARIE) a quelle che
    sembrano il prodotto di processi di apprendimento e specificamente
    umane (MOTIVAZIONI SECONDARIE)
   Certe cose sono associate con un numero tanto grande di scopi
    differenti che il desiderio di esse diventa un motivo funzionalmente
    autonomo
   Si può svolgere un’attività perché è gratificante per se stessa
    (motivazione intrinseca) o per conseguire qualcosa d’altro, per es.
    ricevere un premio (motivazione estrinseca)
        I livelli della motivazione
   I RIFLESSI = risposte (a stimoli esterni o interni) innate,
                 automatiche e involontarie, determinate e regolate
                 da meccanismi neurofisiologici su base genetica
   GLI ISTINTI = sequenze congenite, fisse e stereotipate di
                  comportamenti specie-specifici su base genetica
                  evocate da particolari segni o stimoli scatenanti
   I BISOGNI = condizione fisiologica di carenza e di necessità (come
                la fame, la sete, il sesso, il sonno ecc.)
   LE PULSIONI = stato di disagio/tensione interna che l’individuo
                  tende ad eliminare/ridurre con condotte opportune
                  (dimensione psicologica del bisogno)
   GLI INCENTIVI = stimoli esterni (ambientali) con funzione di
                    rinforzo rispetto ai bisogni fisiologici (rinforzi
                    primari) e psicosociali (rinforzi secondari:
                    appresi culturalmente)
            Motivazioni primarie
               e secondarie
A. Motivazioni viscerogene:
   – la fame, la sete
   – il sonno
   – la sessualità

B. Motivazioni psicogene:                          la cooperazione
   –   l’affiliazione (il bisogno degli altri)     la compagnia
   –   la motivazione al potere                    l’attaccamento e l’amore

   –   la motivazione al successo              senso di autoefficacia
                                                 prestazioni passate
   –   la motivazione alla competenza                     +
                                                esperienza per procura
            (McClelland, 1985)                             +
                                               persuasione verbale altrui
Punti di vista sulla motivazione
   Teorie dell’istinto e sociobiologiche:
    il comportamento è determinato da fattori innati, geneticamente trasmessi
   Teorie della riduzione delle pulsioni:
    un bisogno produce una pulsione diretta verso comportamenti che riducono il
    bisogno, e con ciò la pulsione (ipotesi dell’omeostasi)
   Teorie dell’arousal (attivazione):
    le persone sono motivate non tanto ad abbassare l’arousal ma a mantenerlo ad un
    livello ottimale, differente in ogni individuo
   Teorie comportamentiste (incentivi e motivazioni condizionate):
    determinati stimoli ambientali diventano incentivi per il comportamento attraverso
    processi di apprendimento per associazione con esperienze personali di
    soddisfazione (rinforzi positivi e negativi) e di insoddisfazione (costi/punizioni)
   Teorie cognitive e scopistiche:
    il comportamento è guidato da scopi, definiti attraverso complessi processi cognitivi,
    organizzati gerarchicamente e raggiunti attraverso strategie (ad es. unità TOTE)
   Teorie interazioniste:
    il comportamento è suscitato, alimentato e regolato da processi relazionali
              La competizione tra motivi
Bisogni
di crescita                                  La gerarchia
              Bisogni di autorealizzazione   dei bisogni
                                             (Maslow, 1954)

              Bisogni di stima


              Bisogni di appartenenza


              Bisogni di sicurezza


Bisogni    Bisogni fisiologici
di carenza
      Le emozioni sono…

 motivazioni   speciali

 degli   amplificatori delle motivazioni

 degli
      indicatori del potenziale
 motivazionale dell’individuo
 (Buck, 1985)
     Le emozioni: tra fisiologia
           e psicologia
    Le emozioni sono il risultato di 3 componenti:

    1. una neurofisiologico-biochimica


    2. una comportamentale (o espressivo-motoria)


    3. una cognitivo-rappresentativa (esperienza
       soggettiva interna = sentimento)
                    Sulle emozioni
   Emozioni fondamentali/primarie (innate)
    emozioni derivate/secondarie (acquisite) Vs.
   L’intensità, quando va al di là di certi livelli, cambia la loro qualità
   Si possono controllare?
   Sono elementi disorganizzanti o organizzatori del comportamento?
   Regolano i processi psicologici interni e i comportamenti interpersonali
   Non coincidono con gli istinti
   Non sono solo risposte: possono essere causa/stimolo
   Sono attivate sia da stimoli sensoriali (per es. una sofferenza fisica) sia
    da processi cognitivi (per es. pensieri, ricordi)
   Influenzano e sono influenzate dall’attività cognitiva
   L’espressione (il riconoscimento è più discusso) delle emozioni è un
    processo innato e universale
      Le emozioni fondamentali
   Ekman e Friesen (1972):
       gioia
       rabbia
       tristezza
       paura

   Caratteristiche (Izard, 1991):
       specifico substrato neurale
       distinti e specifici movimenti facciali (ad es. in base a FACS)
       specifica qualità emotiva consapevole
       derivate da evoluzione
       funzioni adattive
       Da dove vengono le
           emozioni?
 Leparti dell’encefalo principalmente
 coinvolte nelle emozioni sono:

   l’ipotalamo



   il sistema limbico
             Umore e memoria
   Quel che sentiamo influenza quel che pensiamo: quando il
    nostro umore è positivo troviamo più facile ricordare le
    cose positive e viceversa

   La memoria è migliore quando l’umore dominante durante
    la rievocazione corrisponde a quello dominante durante
    l’apprendimento
    (memoria dipendente dallo stato)


            Le emozioni agiscono come nodi della memoria
            e le informazioni vengono immagazzinate con
            gli umori ad esse associati
    Punti di vista sulle emozioni
   La teoria dell’arousal:
    vi è un livello ottimale di attivazione emozionale controllato dal sistema
    d’attivazione reticolare (RAS)
   La teoria dell’esperienza emotiva di James-Lange (1890):

    Stimolo           Attivazione fisiologica                  Esperienza
                      specifica dell’emozione           soggettiva dell’emozione
   La teoria dell’esperienza emotiva di Cannon-Bard (1927):

                      Attivazione fisiologica
    Stimolo
                      Esperienza soggettiva dell’emozione
   La teoria bifattoriale del juke-box di Schachter (1962):
                                                                           Esperienza
    Stimolo       Attivazione fisiologica
                                            +   Etichetta cognitiva   =    soggettiva
                       generalizzata
                                                                          dell’emozione
   La teoria del processo antagonista di Solomon (1974):
    quando si avverte una forte emozione ha luogo un processo antagonista, che
    genera un tipo di emozione opposto, più lento ad attivarsi e più lento a decadere

								
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