ELEMENTI DI PSICOLOGIA GENERALE

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ELEMENTI DI PSICOLOGIA GENERALE Powered By Docstoc
					ELEMENTI DI PSICOLOGIA
     GENERALE


          ANNO ACCADEMICO 2006/2007
  Corso di Laurea in Scienze e Tecniche Psicologiche
 applicate al Lavoro, alle Organizzazioni e al Turismo
         NUOVO ORDINAMENTO (I anno)


               Le Emozioni
 Che cos’è un’emozione?
 A che cosa servono le emozioni?
 Quante e quali sono?
 Le emozioni sono innate o apprese?
Introduzione

   Le    emozioni     sono     un    aspetto
    fondamentale dell’esistenza che, da lungo
    tempo, interessa ed affascina l’uomo in
    quanto consente di valutare l’esperienza
    in termini di “piacere” e di “dolore”. Il
    termine “emozione” deriva dal latino.
Introduzione
 Il termine “emozione” ha origine da
  “emotus”,      participio     passato    di
  “emovere” che, letteralmente, significa
  “muovere da, allontanare”.
 In senso traslato, il verbo significa anche
  “scuotere, sconvolgere”. La sensazione di
  essere mossi da ciò che si prova, e che
  sembra provenire dal nostro interno, è
  una       caratteristica      fondamentale
  dell’esperienza emotiva.
   Uno studio approfondito delle emozioni
    costituisce qualcosa di molto complesso,
    pertanto è necessario studiare l’individuo
    in toto nell’interazione con l’ambiente.
La funzione delle emozioni

 La funzione delle emozioni è tuttora un punto
  molto dibattuto in letteratura.
 Alcuni autori sottolineano il ruolo comunicativo
  e relazionale delle emozioni.
 Altri sostengono che le emozioni siano qualcosa
  di dirompente e irrazionale che interrompe il
  normale flusso cognitivo come, per esempio,
  negli stati di paura ed ansia.
 Secondo altri, invece, le emozioni hanno una
  funzione adattiva e sono funzionali allo
  sviluppo e all’azione umana.
 Da questo punto di vista, un aspetto
  particolare riguarda il valore delle emozioni
  in termini evoluzionistici.
 Per      Scherer     (1984),       la   flessibilità
  comportamentale e adattiva dell’organismo
  dipende largamente dalle emozioni. Esse,
  infatti, si sono sostituite a comportamenti
  innati e rigidi quali i riflessi. In questo modo,
  hanno contribuito ad ampliare le possibilità
  di risposta comportamentale di fronte agli
  stimoli ambientali.
Componenti dell’emozione

 Sulla base delle concezioni attuali
  possiamo sostenere che le emozioni sono
  caratterizzate da diversi livelli:
 1) Livello espressivo: le emozioni, infatti,
  implicano cambiamenti nell’espressione
  facciale,    nella     postura     e    nel
  comportamento.
   Mentre le espressioni facciali si ritengono
    innate e universali, si pensa che i gesti che
    manifestano particolari emozioni siano, invece,
    determinati dalla cultura di appartenenza.
    Occorre sottolineare che non sempre un
    cambiamento       dello      stato     emotivo
    accompagnato da un cambiamento espressivo,
    a seconda della situazione in cui ci troviamo
    tendiamo a dissimulare i nostri sentimenti.
   2) Livello fisiologico o dell’attivazione:
    l’emozione implica cambiamenti relativi
    ai processi biochimici, per es. l’aumento
    del battito cardiaco che ci preparano
    all’azione.
 3) Livello dei sentimenti: dato dalla
  consapevolezza dei nostri sentimenti.
 4) Livello cognitivo: dato dal significato
  delle emozioni e dalla valutazione del
  contesto esterno e interno nel quale
  proviamo emozioni.
 L’interesse della psicologia verso le emozioni
  risale a pionieri come Wundt, James e Freud.
 Gli studi si sono sviluppati secondo varie
  prospettive.
 Analizzando la letteratura sulle emozioni dalla
  nascita della psicologia ad oggi, possiamo
  individuare quattro impostazioni teoriche che
  si sono contese le scene (cfr. LeDoux, 1996;
  Leventhal e Tomarken, 1986): 1) le teorie
  istintuali, 2) le teorie degli effetti periferici, 3)
  le teorie degli effetti centrali e 4) le teorie
  dell’attivazione.
   La grande varietà di approcci teorici nello
    studio delle emozioni porta a concezioni
    che non sono né onnicomprensive, né
    complementari tra di loro. Questo fatto
    determina un certo grado di confusione e
    la difficoltà nel definire in modo adeguato
    cosa è realmente un’emozione.
   Tuttavia un esame attento del problema
    evidenzia che i diversi approcci, pur così
    diversi tra di loro, forniscono uno
    specifico punto di vista sulle emozioni e,
    nel complesso, ci danno una visione
    articolata dei fenomeni associati alle
    emozioni e dei meccanismi ad esse
    sottostanti.
Teorie istintuali

   Le teorie istintuali, possono essere riferite
    in termini generali ad una di matrice
    filodarwiniana fondata sull’universalità
    delle emozioni e sul loro valore
    filogenetico e adattivo, che si basa sulla
    capacità comunicativa dell’espressione
    emozionale e sulla possibilità di
    qualificare e quantificare i comportamenti
    espressivi;
Darwin
 Darwin sosteneva che l’espressione delle
  emozioni sia universale e adattiva
  finalizzata alla coesione del gruppo e alla
  sopravvivenza della specie.
 Darwin     sottolineò la continuità e
  somiglianza delle espressioni emotive
  umane con quelle del mondo animale, per
  es. l’espressione di rabbia degli esseri
  umani rassomiglia al mostrare i denti dei
  cani o dei gatti infuriati.
 Teoria delle emozioni di base
 Nasce dalla concezione darwiniana e propone
  una differenziazione categoriale delle emozioni
  viste come stati discreti, universali e innati.
  Esiste un numero ristretto e finito di emozioni.
 È supportata dagli studi tranculturali di Ekman e
  Frieser (1971) che individuarono 6 emozioni
  fondamentali (tristezza, rabbia, felicità, paura,
  sorpresa e disgusto) che soggetti di diversi paesi
  e diverse culture erano perfettamente in grado di
  riconoscere e associare alle giuste situazioni.
Freud

 Tra le teorie istintuali possiamo collocare la
  psicoanalisi.
 In senso stretto, Freud non si è occupato di
  emozioni, ma ha studiato le basi emotive del
  comportamento, attribuendo ai processi affettivi
  un ruolo centrale nella vita umana.
 Dai suoi scritti (Freud, 1905, 1915, 1920), emerge
  che le emozioni sono legate agli istinti.
 Gli istinti si collocano alla base della
  motivazione e implicano tensioni associate ai
  bisogni organici.
 Le emozioni positive possono essere ricondotte
  agli istinti di vita, mentre le emozioni negative
  sono legate agli istinti di morte.
 I    primi rispondono alle esigenze di
  sopravvivenza dell’individuo e a quelle di
  propagazione della specie. I secondi sono
  associati alle tendenze verso la morte e la
  distruzione.
   Freud considera le emozioni forme di energia
    psichica soggette prevalentemente al principio
    del piacere.

   In questo senso, si può affermare che il
    soggetto sperimenta emozioni positive in
    corrispondenza di una riduzione della tensione
    istintuale, ed emozioni negative in rapporto ad
    un aumento della tensione.
Teoria degli effetti periferici
   L’esponente di maggior rilievo della teoria degli
    effetti periferici è James (1890). Egli sostiene
    che la percezione di eventi esterni determina
    delle modificazioni corporee periferiche, che
    vengono poi elaborate retroattivamente a livello
    cognitivo, ed etichettate come emozione o
    sentimento emozionale. La relazione stimolo-
    sentimento emotivo può essere riassunta nella
    sequenza:      stimolo,   risposta    fisiologica,
    retroazione, sentimento.
  È la prima e più nota tra le teorie fisiologiche: le
   emozioni sono costituite dalla percezione delle
   reazioni viscerali e neurovegetatitve del nostro
   organismo a stimoli ambientali di tipo emotivo.
  Per James quando nell’ambiente si verifica un
   avvenimento emotivamente rilevante questo
   provoca in modo diretto un’attivazione
   fisiologica a livello periferico, la cui percezione
   da parte dell’individuo da luogo all’esperienza
   emotiva (i cambiamenti corporei avvengono per
   primi):

                Attivazione
                                        Esperienza
Stimolo         fisiologica             soggettiva
                specifica per           dell’emozione
                l’emozione
 In altri termini, la concezione assume che le
  emozioni sono accompagnate dalla percezione di
  reazioni fisiche come tremore, sudorazione,
  aumento del battito cardiaco e così via.
 Il sentimento emotivo non è determinato dallo
  stimolo ma da queste reazioni.
 Per esempio: in una situazione di pericolo,
  tremiamo ed abbiamo paura. Stando alla teoria, il
  timore (emozione conscia ) non è originato dal
  pericolo (stimolo), ma dal fatto che tremiamo
  (risposta fisiologica).
 La posizione di James, pur facendo
  riferimento ad aspetti biologici per
  spiegare le emozioni, è più riduttiva
  rispetto alle interpretazioni istintuali.
 Queste, infatti, assegnano alle emozioni
  un             ruolo           fondamentale
  nell’organizzazione         psichica      e
  comportamentale umana.
 Mentre, secondo James, l’emozione si identifica
  quasi con le sensazioni corporee ad essa legate.
 L’autore    afferma, infatti, che se noi
  immaginiamo una qualche forte emozione e
  proviamo ad astrarre dalla nostra coscienza di
  essa tutte le sensazioni derivanti dalle
  specifiche modificazioni corporee ad essa
  legate, non resterà niente.
 Hohmann nel 1966 intervistò un gruppo di
  pazienti con gravi danni alla spina dorsale che
  non provavano sensazioni al di sotto del punto
  danneggiato (collo, livello sacrale o in un punto
  intermedio).
 Veniva chiesto ai soggetti di parlare della
  qualità delle proprie emozioni e della capacità
  di identificarle, considerando le differenze tra
  prima e dopo l’incidente.
 Le persone con danni alla regione sacrale
  riferivano solo minime alterazioni negli stati
  emotivi, ma quelle con danni cervicali riferivano
  un netto calo delle sensazioni di paura, rabbia,
  tristezza e desiderio sessuale.
 Hohmann, in linea con la concezione di James,
  concluse che per provare emozioni intense è
  necessario avere un qualche feedback dal
  proprio corpo.
Teoria del feedback facciale

 La teoria del feedback facciale è stata proposta
  da Ekman e sottolinea il ruolo dei muscoli
  facciali sulla percezione delle emozioni.
 Alla base di tale concezione vi è l’idea che le
  emozioni abbiano un carattere innato, pertanto
  una specifica configurazione facciale è
  associata o determina una specifica emozione.
 Vi sono almeno tre prove empiriche a favore di
  tale concezione teorica:
1. L’universalità delle espressioni facciali, così
   come evidenziata dalla capacità degli adulti
   di associare espressioni facciali di soggetti
   appartenenti a culture diverse a emozioni
   specifiche.
2. La presenza fin dalla nascita di espressioni
   emotive differenti es. rabbia, disgusto in
   risposta a specifici stimoli fisici.
3. La capacità di differenziare ed elaborare una
   identica percentuale di espressioni facciali da
   parte di bambini ciechi e non.
   La     teoria del feedback facciale è
    piuttosto forte nella sua espressione e
    sostiene che il feedback proveniente dai
    muscoli facciali influisce sull’emozione
    che il soggetto prova, ciò significa che il
    feedback sensoriale che deriva dalle
    espressioni      facciali     contribuisce
    all’emozione che noi proviamo in un dato
    momento.
 Ekman in uno studio (Ekman et al. 1983) ha
  rilevato una serie di indici di attivazione
  fisiologica (es. temperatura cutanea, battito
  cardiaco):
 a) in soggetti che riproducevano, a loro
  insaputa, espressioni facciali tipiche delle 6
  emozioni di base;
 b) in soggetti che venivano chiamati a ricordare
  eventi della loro vita congruenti con le 6
  emozioni di base.
 In entrambe le situazioni sperimentali i risultati
  erano simili.
Cannon e la teoria degli effetti
centrali
   In risposta all’interpretazione delle
    emozioni come somma di sensazioni
    corporee periferiche, Cannon ha proposto
    una teoria degli effetti centrali, in cui si
    sottolinea il ruolo che le strutture centrali
    svolgono sulle emozioni.
 L’ipotesi periferica di James porta ad un
  corollario, secondo il quale ad ogni emozione
  deve corrispondere uno specifico correlato
  corporeo.
 Cannon, attraverso i suoi studi, ha dimostrato,
  che gli stessi cambiamenti viscerali si verificano
  in stati emozionali molto diversi, e anche in
  stati non emozionali (Cannon, 1927).
  Cannon      ha ipotizzato che l’origine delle
  emozioni fosse nel Talamo, situato nell’encefalo.
 quando       viene    percepito  uno     stimolo
  emotivamente scatenante il talamo invia impulsi
  al sistema nervoso simpatico che produce le
  reazioni fisiologiche.
 Nello stesso momento il talamo invia impulsi
  anche alla corteccia cerebrale producendo così
  la consapevolezza dell’emozione.
  Teoria delle emozioni di Cannon-
  Bard (1934)
                      Attivazione fisiologica


 Stimolo

                      Esperienza soggettiva dell’emozione

La moderna neurofisiologia non conferma che il Talamo
sia alla base delle emozioni, però la teoria di Cannon-Bard
è interessante per l’idea che uno stimolo portatore di
emozioni produca sia cambiamenti fisiologici, sia,
separatamente e simultaneamente, l’esperienza soggettiva
dell’emozione.
 L’idea di base è che i cambiamenti
  corporei e le sensazioni tipiche
  dell’emozione          si      verifichino
  simultaneamente (grazie all’intervento del
  talamo).
 Gli studi di Cannon hanno costituito un
  punto di partenza per le cosiddette teorie
  dell’attivazione o arousal.
L’arousal

   La cosiddetta risposta di attivazione è una
    reazione dell’organismo che implica una
    serie di cambiamenti fisiologici che
    preparano il corpo alla lotta o alla fuga.
    La      specifica    configurazione      di
    cambiamenti fisiologici varia da soggetto
    a soggetto e da situazione a situazione, ad
    ogni modo è possibile individuare alcuni
    fattori generali.
1. Il sangue confluisce ai muscoli scheletrici i
   quali si contraggono, pronti per scattare
   all’azione.
2. Si ha un aumento del battito cardiaco, della
   pressione sanguigna e della frequenza
   respiratoria, inoltre i tessuti di deposito
   rilasciano zuccheri e grassi in modo che
   l’organismo possa essere efficiente in caso di
   attività prolungata.
3. Nel sangue si verificano cambiamenti che
   facilitano la coagulazione, inoltre vengono
   liberate le endorfine. Tali modificazioni
   potranno essere utili all’organismo in caso di
   lesioni.
4. I meccanismi cerebrali di vigilanza vengono
   attivati al massimo e si ha una generale
   focalizzazione cognitiva sullo stimolo o sul
   pensiero che ha provocato l’attivazione.
 La risposta di attivazione tende a
  verificarsi in associazione a fattori o
  situazioni cariche emotivamente, a
  prescindere dal fatto che sia necessario
  intraprendere un combattimento o una
  fuga.
 Pertanto può verificarsi anche durante un
  appello d’esame o la visione di un film.
  Diversi studi hanno evidenziato che la risposta
   di attivazione può essere più o meno utile a
   seconda del compito da affrontare.
1. La risposta di attivazione è utile quando il
   soggetto deve svolgere compiti che richiedono
   un notevole dispendio di energia fisica o la
   messa in atto di movimenti automatici.
2.   Risulta invece dannosa quando ci si
     trova di fronte a compiti che richiedono
     il ricorso ad azioni poco praticate o del
     tutto nuove, e più in generale compiti
     che richiedono concentrazione e
     creatività.
Teorie dell’attivazione
 Schacter e Singer sono considerati i capostipiti
  della teoria dell’eccitazione cognitiva (o teoria
  cognitivo attenzionale/attivazionale), nella loro
  concezione teorica considerano sia la posizione
  di Cannon che quella di James.
 Schacter (1964) sostiene che l’esperienza
  emotiva si verifica quando una persona si trova
  in uno stato di attivazione (arousal) e,
  contemporaneamente,          attribuisce     tale
  condizione ad un qualche evento emozionale.
 Di conseguenza, la consapevolezza dell’arousal
  rende emozionale l’esperienza vissuta dal
  soggetto. Mentre l’elaborazione cognitiva della
  situazione che ha provocato l’attivazione
  fisiologica, determina il tipo di emozione
  provata (cfr. Frijda, 1988).
 Il     feedback        periferico   proveneiente
  dall’organismo rende consapevole il soggetto di
  uno stato di attivazione (arousal), ma solo la
  valutazione cognitiva (appraisal) del contesto
  permette di identificare l’emozione specifica.
 Secondo Schachter e Singer perché si
 verifichi   un’emozione,       occorrono
 necessariamente due ingredienti:
1. L’Attivazione Fisiologica (Arousal): è un tipo
   di attivazione indifferenziata, e ci da
   indicazioni sull’intensità dello stato emotivo.
2. Cognizione: è specifica della situazione, rende
   diverse le varie esperienze emozionali e
   permette di etichettarle con dei nomi
   specifici, es. felicità, paura, rabbia. In
   sostanza indica la qualità dello stato emotivo
 Gli autori si riferiscono alla cognizione come ad
  una conoscenza di tipo causale che consente di
  attribuire al tipo di situazione in cui si trova
  l’individuo lo stato di attivazione fisiologica da
  lui vissuto (per es. se sono fisiologicamente
  attivato e mi trovo ad un funerale attribuirò la
  mia attivazione alla tristezza; se sono
  fisiologicamente attivato e mi trovo nel cuore di
  una festa, l’attribuirò al fatto che sono felice).
 L’attivazione fisiologica è generica e può essere
  associata a varie emozione a seconda della
  situazione.
 Un esperimento condotto in collaborazione
  da Schacter e Singer (1962), spiega
  chiaramente la posizione degli autori.
 Ad un gruppo di soggetti si somministra
  epinefrina (sostanza che provoca una
  reazione di attivazione dell’organismo)
  dicendo loro che si tratta di un complesso
  vitaminico.
 I soggetti vengono poi divisi in quattro
  sottogruppi.
 Due gruppi sono assegnati a due condizioni
  sperimentali differenti.
 La prima è strutturata in modo da portare ad
  euforia,     mentre     la    seconda      dovrebbe
  determinare rabbia.
 Gli altri due gruppi fungono da gruppi di
  controllo, e questi soggetti vengono informati
  della natura e degli effetti dell’epinefrina da loro
  assunta.
 I risultati dell’esperimento confermano l’ipotesi
  dei ricercatori.
 Infatti, i soggetti dei gruppi sperimentali
  interpretano il loro stato di attivazione (dovuto
  all’epinefrina assunta inconsapevolmente) come
  euforia o rabbia a seconda del contesto
  situazionale.
 Mentre, i soggetti del gruppo di controllo, pur
  vivendo le stesse situazioni sperimentali,
  affermano di non provare nessuna emozione
  particolare.
   Questi, infatti, hanno a disposizione
    un’interpretazione cognitiva in grado di
    spiegare il loro stato di attivazione e, di
    conseguenza, non vengono influenzati da
    ciò che accade nell’ambiente circostante
    (condizione-euforia, condizione-rabbia).
 Le emozioni sarebbero, così, il risultato
  dell’interpretazione cognitiva dell’attivazione
  secondo il seguente schema: stimolo,
  attivazione,     cognizione,     sentimento    o
  emozione.
 Nella sequenza, la retroazione derivante
  dall’eccitazione fisica non ha carattere
  specifico, ma costituisce il punto di partenza
  per “etichettare” il tipo di emozione provata.
 Ciò avviene in base alla valutazione cognitiva
  della situazione.
 Quando i soggetti sanno cosa gli accadrà,
  interpretano correttamente le modificazioni
  fisiologiche e non provano nessuna particolare
  emozione; quando, viceversa, non hanno una
  spiegazione per le sensazioni fisiche che
  provano,     cercano    una  “giustificazione”
  nell’ambiente.
 Tuttavia alcune critiche sono state volte allo
  studio di Schachter, in quanto l’esperimento
  presenta alcuni dati dubbi.
 La teoria di Schacter e Singer ha aperto la
  strada ai successivi approcci cognitivisti
  alle emozioni.
 Il concetto di valutazione è alla base
  anche     degli    sviluppi     cognitivisti
  contemporanei.
Teorie cognitive dell’emozione
  Sono quelle concezioni che ritengono che la
   cognizione abbia un ruolo essenziale nella
   generazione delle emozioni.
  Le interpretazioni cognitive delle emozioni
   sono numerose ed occupano un posto centrale
   nelle ricerche contemporanee.
  Secondo le impostazioni teoriche cognitiviste,
   l’affettività deriva dal modo in cui il soggetto
   struttura ed interpreta gli eventi del mondo
   circostante, cioè, dipende dalle sue cognizioni.
   Le emozioni, infatti, possono essere definite
   come degli stati di personalità che danno
   senso e colore alle esperienze individuali.
 Tali stati possono essere vissuti, con diversi
  livelli di intensità, come positivi o negativi.
 L’affettività e il comportamento sarebbero
  largamente determinati dal modo in cui il
  soggetto struttura il mondo e cioè dalle sue
  cognizioni (Beck, 1976).
 Le      emozioni sono caratterizzate da
  specifiche idee e cognizioni, hanno dei
  particolari correlati fisiologici, e influenzano
  il comportamento determinando un effetto
  retroattivo su quell’ambiente che in origine
  le aveva scatenate.
   Lo schema sottostante racchiude i punti
    fondamentali del discorso (cfr. Beck, 1976):

Input ambientale

valutazione cognitiva

emozione (correlato fisiologico, cognizione,
   comportamento espressivo)

retroazione sull’ambiente
 Nel modello, l’emozione si verifica in
  seguito     alla   percezione     di    una
  modificazione ambientale che ha un
  valore rilevante per il soggetto.
 Ogni emozione, infatti, compare in una
  particolare situazione che assume uno
  specifico significato per gli individui che
  la vivono.
 Vi sono dei fatti che hanno degli effetti
  emozionali sulla maggior parte delle
  persone. Come, ad esempio, una
  catastrofe naturale, in quanto è una
  minaccia per l’esistenza stessa.
 Altri eventi, invece, hanno una valenza
  soggettiva che dipende dalle esperienze
  passate    del    soggetto,     dalle sue
  motivazioni, dai suoi interessi ecc.
 Secondo questa posizione, il fatto in sé
  non ha valenza emozionale.
 Il valore emotivo, infatti, nasce dal modo
  in cui la persona lo interpreta.
 È per questo che l’individuo può provare
  emozioni anche per fatti non reali, che lui
  si immagina o che si aspetta che
  accadano.
 Le valutazioni cognitive che stanno alla base
  di tale processo sono parte integrante delle
  emozioni (Frijda, 1988).
 Infatti, la specifica valutazione cognitiva che
  il soggetto da dell’evento in corso, scatena
  una specifica emozione.
 È noto, infatti, che uno stesso evento può
  scatenare risposte emotive differenti in
  soggetti      che     hanno     dato    diverse
  interpretazioni del fatto.
 Così come, in momenti diversi, uno stesso
  individuo può vivere diversamente il
  medesimo evento, a seconda di come lo
  valuta.
•Le emozioni non sono semplici risposte agli
 stimoli situazionali, ma rispecchiano le
 implicazioni personali di un individuo, le sue
 conoscenze e la sua passata esperienza.
Sviluppi recenti
 Negli ultimi vent’anni, gli studi sulle emozioni
  sono aumentati notevolmente, ed hanno
  suscitato molte controversie.
 Una      problema     cruciale     riguarda   la
  differenziazione e la relazione causale tra
  cognizione ed emozione e le connessioni con la
  loro base biologica.
 Un contributo fondamentale all’analisi del
  problema è stato fornito dai recenti sviluppi
  delle neuroscienze.
Il ruolo delle strutture cerebrali:
il modello di LeDoux
   Diverse ricerche (svolte sia sugli animali,
    sia su uomini che a seguito di malattie
    presentavano danni all’amigdala) hanno
    permesso di individuare il ruolo centrale
    che tale porzione del sistema limbico
    esercita nelle esperienze emotive.
 Sembra che la distruzione dell’amigdala
  determini l’incapacità di attribuire
  significati emotivi agli eventi.
 Per cui nelle scimmie si è riscontrato ad
  esempio che non avvertono più paura, ma
  appaiono indifferenti, rispetto a stimoli
  che prima dell’intervento li spaventavano.
 In particolare, dobbiamo a LeDoux la
  sistematizzazione delle ricerche nel
  settore.
 Secondo l’autore, il cervello valuta lo
  stimolo e stabilisce le modalità di
  risposta. La valutazione, però, non
  implica l’accesso immediato ai livelli di
  cognizione superiore.
   L’approfondimento delle indagini ha
    portato ad una concezione più complessa
    del sistema cerebrale rispetto a quella
    considerata precedentemente. Infatti,
    diversi elementi inducono a pensare che i
    sistemi emotivi potrebbero essere
    numerosi e non soltanto uno.
   LeDoux considera l’esperienza emotiva
    come il risultato di diversi sistemi di
    elaborazione delle informazioni. Questi
    comprendono il processo di eccitazione
    (arousal), la memoria, l’attenzione e vari
    tipi di retroazione che includono il piano
    fisico e quello linguistico.
   Nell’esperienza      emotiva,        l’autore
    attribuisce un ruolo fondamentale
    all’amigdala. Questa si trova al centro di
    un sistema di comunicazioni, e riceve
    informazioni da diverse fonti: segnali
    sensoriali    specifici     dal      talamo;
    informazioni sensoriali di livello superiore
    dalla       corteccia;         informazioni
    dall’ippocampo.
   L’amigdala, in tal modo, è in grado di
    elaborare      in    maniera     complessa
    l’esperienza emotiva di uno stimolo,
    attraverso il collegamento e la retroazione
    tra centri specifici sensoriali, cognitivi e
    motori.
1.   Si è scoperto, quindi, che l’amigdale è la
     diretta responsabile della valutazione
     affettiva degli stimoli.
2.   Inoltre, sembra che sia sempre
     l’amigdala a inviare i messaggi che
     portano alle risposte di attivazione
     dell’organismo.
    Più nello specifico, sono state
     individuate due vie in cui è implicata
     l’amigdala e che spiegano il suo ruolo di
     “centralina dell’emotività” :
1.   Via sub-corticale
2.   Via corticale
   La via o circuito sub-corticale collega
    l’amigdala al talamo, tale via sembra la
    diretta responsabile della valutazione
    automatica (e inconscia) degli stimoli. Si
    tratta di un circuito primitivo in termini
    evoluzionistici, ma molto efficace
    soprattutto in situazioni di pericolo
    (Anolli, Legrenzi, 2003).
   Il circuito corticale implica connessioni tra
    amigdala, talamo e corteccia cerebrale.
    Attraverso tale via, l’amigdala si connette ai lobi
    frontali importanti nella espressione e
    pianificazione      comportamentale.      Sempre
    attraverso questo circuito l’amigdala risulta
    implicata nei processi cognitivi superiori e nella
    valutazione e attribuzione di significato
    (consapevole) agli stimoli emotigeni (Anolli,
    Legrenzi, 2003).
Aspetti socio-culturali

   Per molto tempo ha prevalso tra i ricercatori
    l’idea di una forte determinazione biologica
    delle     emozioni.      Infatti, grazie    agli
    approfondimenti seguiti agli studi di Darwin è
    stato possibile individuare alcune emozioni di
    base o fondamentali. La teoria delle emozioni di
    base,      ha proposto una differenziazione
    categoriale delle emozioni viste come stati
    discreti, universali e innati.
 Tale concezione è supportata dagli studi
  tranculturali di Ekman e Frieser (1971)
  sulle emozioni fondamentali.
 Negli    ultimi anni, invece, diversi
  ricercatori   hanno     sottolineato    le
  determinanti      socioculturali     delle
  emozioni.
 Infatti, se è vero che l’emozione è
  legata all’interpretazione che gli
  individui     danno     del     contesto
  emotigeno,      allora   interpretazioni
  diverse porteranno ad emozioni diverse.
 E dal momento che spesso le diverse
  culture interpretano gli eventi secondo
  criteri differenti, allora dobbiamo
  aspettarci una diversa elaborazione
  delle emozioni.
 Ad esempio, nella cultura occidentale si da
  molto peso alla responsabilità individuale,
  mentre in quella indiana risulta centrale il
  concetto di destino.
 Pertanto, di fronte ad eventi negativi è più
  probabile che un individuo in occidente
  reagisca con rabbia (l’evento negativo viene
  percepito come causato intenzionalmente da
  qualcuno). Mentre nella società indiana, è più
  probabile che si viva l’evento negativo con
  rassegnazione (l’evento, guidato dal destino,
  assume un carattere ineluttabile) (Anolli,
  Legrenzi, 2003)
Markus e Kitayama
 Markus e Kitayama (1991a, 1991b), ritengono
  che la concezione del sé vari nelle culture.
 Nelle culture occidentali prevale l’idea del Sé
  come indipendente (Sé-Io), in termini di
  un’entità vincolata, unitaria e stabile che è
  interna e privata.
 Nelle culture orientali, invece, prevale un Sé
  interdipendente (Sé-Noi) connesso col contesto
  sociale, flessibile, variabile, esterno e pubblico.
 Questa diversa visione del sé nelle culture
  ha, secondo gli autori, delle conseguenze
  a livello cognitivo, affettivo-emotivo e
  motivazionale.
 Infatti, le basi per l’autostima risultano
  differenziate nelle due culture.
 Per gli occidentali, l’autostima è raggiunta
  attraverso la realizzazione di sé tramite le
  proprie capacità individuali (attraverso un
  processo basato sulla competizione).
 Nelle culture orientali, invece, l’autostima è
  legata a modestia, e vicinanza relazionale ed
  emotiva e con gli altri (attraverso un processo
  basato sulla cooperazione).
 L’attuale enfasi sugli aspetti culturali (cfr.
  Kitayama e Markus, 1994), non implica
  comunque una marginalizzazione dei
  fattori biologici.
 Si ritiene, infatti, che le determinanti
  biologiche abbiano un ruolo cruciale,
  sebbene non esclusivo.
   A questo proposito, molti ricercatori
    ritengono che le posizioni riduzionistiche,
    sia in senso biologico che socioculturale,
    siano entrambe inefficaci per la
    comprensione delle emozioni.

				
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posted:11/17/2011
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