Giornalino7 18 04 04 by OJO2n7Dn

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									SETTIMA
EDIZIONE
 18 Aprile 2004
LA NOSTRA CASA SOTTO "EL CAMPANO’ "
Periodico della Parrocchia S. Casa – Loreto (Ancona)
Tel./Fax 071 977130 http://www.parrocchiasantacasa.it e-mail: parrocchiasantacasa@aruba.it

                                       7a EDIZIONE

                                        Redazione
                                     P.Angelo Tolardo
                                   P.Alessandro Bartolini
                                     P.Fabio Ottaviani
                                       Carlo Baldoni
                                     Giorgio Chiapponi
                                    Maurizio Brodoloni
                                     Davina Tosoratti
                                     Giuliana Bagaloni
                                     Marcella Clementi
                                       Anna Giostra
                                        Lara Zoffoli
                                        Anna Politi
                                      Laura Bugianesi
                                    Antonietta Albanesi
                                       Paola Magrini
                                     Pierluigi Biondini
                                  SOMMARIO

           Pasqua 2004                             Padre Alessandro
           Amore e comunicazione                   Padre Fabio
           Un‟esperienza…da raccontare             Marcella
           Un flash sui disegni del Signore        P. Angelo & Giorgio
           Semi di amore                           Antonietta
           Scheda Personale                        Paola & Pierluigi
           11 settembre d‟Europa                   Davina
           Preghiera: Padre della pace             Anonimo
           Presentazione alla comunità             Giuliana & Anna
           Un ritiro speciale                      Anna G.
           La prima confessione…                   Anna & Giuliana
           Cantando insieme                        Giorgio
           “E vacce te”                            Carlo
           Per un consumo consapevole…             Laura
           Jezzo „se mimose                        Carlo
           Salute: Morsi di animali                Davina & Maurizio
           Le ricette di Lara                      Lara
           Avvisi parrocchiali                     Redazione
 L’AGNELLO È IL FIGLIO DI DIO CHE VIVE IN ME: SONO RISORTO!
  Cari amici, anche quest‟anno ci accingiamo a celebrare la santa Pasqua del Signore, morto per
donarci la vita, e risorto per liberarci dalla nostra poca fede, dalle nostre incredulità… Con questa
riflessione, desidero condividere con voi l‟esperienza salvifica del cristiano: l‟uomo nuovo, rinato
dal costato squarciato di Cristo. Ci faremo illuminare, naturalmente, dalla parola di Dio che è la
fonte di ogni salvezza, e da un‟immagine biblica che ben descrive l‟opera, amorosa e redentrice, di
Dio in Cristo: l’agnello.
    L‟Evangelista Giovanni usa per ben 40 volte (2 nel Vangelo e 38 nel libro dell‟Apocalisse)
un‟immagine simbolica e volutamente evocativa quando deve descrivere la persona di Gesù:
l‟agnello.

   Giovanni Battista la prima volta che vede Gesù andare verso di lui per ricevere il battesimo dice:
«Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo!» (Gv 1,29); e ancora: «il giorno
dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che
passava, disse: “Ecco l’agnello di Dio!”» (Gv 1,35-36).

Ma perché il Battista parla così di Gesù? Che cosa vuol comunicare ai suoi discepoli? Perché Gesù
viene paragonato ad un agnello? Chi è l‟agnello?

    Per scoprirlo dobbiamo tornare indietro nel tempo, di circa 2600 anni, nel VI sec. a.C., quando
fu redatto il libro dell‟Esodo. Nel capitolo 12 l‟autore del libro descrive il rituale della pasqua
ebraica, in un contesto di precarietà del popolo d‟Israele. Gli ebrei, dopo un lungo tempo di amara
schiavitù, stanno per essere liberati dall‟oppressione egizia; il Signore, per la durezza del cuore
ostinato del faraone, sta per punire gli egiziani con l‟ultima – la 10ª e la più dolorosa – piaga: la
morte dei primogeniti del paese d‟Egitto (uomini e animali).
    «Il Signore disse a Mosè e ad Aronne nel paese d’Egitto: […] Il dieci di questo mese ciascuno si
procuri un agnello per famiglia, un agnello per casa […] Il vostro agnello sia senza difetto, […] lo
serberete fino al quattordici di questo mese: allora tutta l’assemblea della comunità d’Israele lo
immolerà al tramonto. Preso un po’ del suo sangue, lo porranno sui due stipiti e sull’architrave
delle case, in cui lo dovranno mangiare […] È la pasqua del Signore! In quella notte io passerò per
il paese d’Egitto e colpirò ogni primogenito nel paese d’Egitto, uomo o bestia; così farò giustizia di
tutti gli dei dell’Egitto. Io sono il Signore! Il sangue sulle vostre case sarà il segno che voi siete
dentro: io vedrò il sangue e passerò oltre, non vi sarà per voi flagello di sterminio, quando io
colpirò il paese d’Egitto.» (Es. 12, 1-14).
Iniziamo a comprendere, allora, chi è colui che Giovanni Battista sta indicando ai suoi discepoli.
Come il sangue asperso di quell‟ agnello immolato ha portato salvezza, giustizia e libertà al popolo
di Dio, in una parola ha donato una vita nuova agli Israeliti, così il sangue prezioso di Gesù,
l’Agnello di Dio senza difetto (= senza peccato), ha liberato gli uomini dalla schiavitù del peccato
(cfr. 1Pt 1,19).

    Facciamo ancora un passo in avanti. Probabilmente il Battista, proprio perché esclama “agnello
di Dio che toglie il peccato del mondo”, sembra stia pensando non solo all‟agnello pasquale, ma
anche al servo sofferente di Is 53, che con il proprio sacrificio ha salvato il suo popolo. Ascoltiamo
Isaia:
    «Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno
davanti al quale ci si copre la faccia, era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima. Eppure egli
si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori e noi lo giudicavamo castigato,
percosso da Dio e umiliato. Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre
iniquità. Il castigo che ci da salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati
guariti. Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, ognuno di noi seguiva la sua strada; il Signore
fece ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti. Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca;
era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la
sua bocca. Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo; chi si affligge per la sua sorte?
Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi, per l’iniquità del mio popolo fu percosso a morte. Gli si
diede sepoltura con gli empi, con il ricco fu il suo tumulo, sebbene non avesse commesso violenza
né vi fosse inganno nella sua bocca. Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori. Quando offrirà
se stesso in espiazione, vedrà una discendenza, vivrà a lungo, si compirà per mezzo suo la volontà
del Signore. Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza; il giusto
mio servo giustificherà molti, egli si addosserà la loro iniquità. Perciò io gli darò in premio le
moltitudini, dei potenti egli farà bottino, perché ha consegnato se stesso alla morte ed è stato
annoverato fra gli empi, mentre egli portava il peccato di molti e intercedeva per i peccatori.» (Is
53,3-12).

   Per il quarto evangelista – Giovanni – dunque Gesù realizza le profezie del libro d‟Isaia sul
servo del Signore. Non ignora la tematica dell‟agnello pasquale che con il suo sangue purifica
l‟umanità da ogni peccato, né quella del servo sofferente di Is 53. difatti anche altrove egli presenta
Gesù come vittima d‟espiazione per i nostri peccati (1Gv 2,2: Egli è vittima di espiazione per i
nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo).
   Per Giovanni, Gesù con il suo sangue ci purifica da ogni peccato (1Gv 1,7: il sangue di Gesù suo
Figlio, ci purifica da ogni peccato); si è rivelato per togliere i peccati (1Gv 3,5: Voi sapete che egli
è apparso per togliere i peccati e che in lui non v’è peccato); è vittima per i nostri peccati e per
quelli di tutto il mondo (cf. 1Gv 2,2); è l‟agnello pasquale esaltato sulla croce, al quale non fu rotto
alcun osso (cf. Gv 19,31-37), come l‟agnello pasquale degli ebrei che doveva essere immolato,
senza rompergli le ossa (cf. Es 12,1-14.43-47). Quindi l‟immolazione di Gesù sulla croce realizza in
pieno la Scrittura.

   Insomma, per l‟Evangelista – il quale era stato presente al Calvario e aveva visto scorrere
l‟acqua e il sangue dal costato aperto di Gesù – la carne di Gesù fu donata per la vita del mondo e il
suo sangue fu versato per la nostra salvezza. Il Cristo, vero agnello pasquale, salva il mondo dal
peccato per mezzo del suo sacrificio espiatorio.

   In questo contesto, allora, ci domandiamo: che cosè il peccato del mondo, tolto dall‟agnello di
Dio? Questa affermazione indica il complesso delle colpe dell‟umanità. Per Giovanni –
l‟Evangelista – alla radice del peccato sta l‟incredulità. In uno dei brani dell‟ultima cena, che
descrive gli effetti della venuta dello Spirito di verità, Giovanni parla del peccato del mondo, che
consiste nell‟incredulità: «E quando sarà venuto [lo Spirito di verità], egli convincerà il mondo
quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio. Quanto al peccato, perché non credono in me…» (Gv
16 8-9). Questa è la fonte dei singoli peccati: l‟incredulità, ossia il rifiuto della Verità, il rifiuto di
Cristo. Gesù è l‟agnello di Dio, che toglie ogni peccato dell‟umanità e soprattutto quello
dell‟incredulità, dal quale derivano tutte le altre colpe.

Abbiamo ben capito, allora, che l‟incredulità non fa parte della vita del credente.

   All‟inizio della nostra riflessione parlavamo di un uomo nuovo, generato nuovamente dal costato
squarciato di Cristo: è il Cristiano. Sei tu! Ascoltiamo le parole autorevoli di un Cristiano
autorevole, che più di ogni altro ha sondato con sincerità le profondità dell‟Amore, e ha scoperto
che dall‟Amore crocifisso è morto al proprio io. Anzi, vive da morto risorto: s.Paolo.

   «Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita
nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me.»
(Gal 2,20).
    Quanta audacia in questa dichiarazione! Dimostra un legame fortissimo con Cristo, un
immedesimarsi affettivo ed esistenziale con lui. Paolo usa qui il verbo al perfetto, che in greco
esprime il risultato perdurante di un‟azione passata: “Sono stato crocifisso e lo sono ancora”.
Questo corrisponde alla situazione effettiva del credente: essendo ancora nella vita terrena, egli si
trova nel periodo di attuazione della passione di Cristo, la quale condiziona la sua partecipazione
alla vita di Cristo risorto. Tale partecipazione, però, è già attuale: “Vivo non più io, ma in me vive
Cristo!”. Si tratta di rinunciare al proprio io per dare tutto il posto alla vita di Cristo che è una vita
di amore generoso. Si tratta di un uomo, Cristo, che vive in un altro uomo, il credente, in modo
talmente reale che la vita del credente vada attribuita a Cristo piuttosto che al credente stesso.
La frase seguente ci consente di approfondire un po‟ questo mistero. Paolo si sforza di definire in
modo più preciso la situazione del credente.
    Paolo ha detto: “Vivo non più io”. Ritocca questa dichiarazione, ammettendo di vivere ancora
sulla terra. La sua esistenza mortale non è finita. Paolo sta ancora vivendo “nella carne”, cioè nella
condizione umana comune, con tutte le sue limitazioni e debolezze, un‟esistenza provata e
travagliata, soggetta alla tentazione, alla sofferenza e alla morte.
    Paolo ha detto: “Vive in me Cristo”; precisa adesso questa affermazione dicendo: Vivo nella fede
nel Figlio di Dio…”. Così possiamo capire in che maniera Cristo prende possesso della vita di Paolo
(e del credente). Non si tratta di una sostituzione violenta di una personalità all‟altra, non si tratta
nemmeno di uno stato di ispirazione quale è descritto da diversi autori. Qui il caso è diverso, perché
la sua affermazione non si limita ad alcuni momenti privilegiati della sua esistenza, ma si estende
all‟insieme della sua vita terrena. La vita di Cristo penetra in lui per mezzo della fede. Cristo non si
impone a lui, ma si propone alla sua adesione di fede. L‟assoluta affidabilità del Figlio di Dio apre a
Paolo la possibilità della vita nella fede, la quale è vita di Cristo in lui e di lui in Cristo. La fede non
si presenta qui come assenso dato dalla mente a certe verità, ma come un‟adesione di tutto l‟essere
alla persona di Cristo.
    La fine della frase dà il fondamento di tutto. La fede si fonda sull‟affidabilità “del Figlio di Dio,
che mi ha amato e ha dato se stesso per me”. Due sono i motivi che fanno di Cristo un appoggio
sicuro per la fede: da una parte, la sua dignità altissima di Figlio di Dio e dall‟altra parte, l‟amore
estremo che egli ha dimostrato per noi. La filiazione divina di Cristo è stata pienamente manifestata
con la sua risurrezione; il suo amore per noi è stato dimostrato nella sua passione.
    Quest‟atto d‟amore è impressionante: “Il Figlio di Dio… per me”. Quanta sproporzione in tale
scambio! Però, d‟altra parte, quanta certezza di efficacia! Ciò che ha fatto il Figlio di Dio è
certamente decisivo per la mia vita.

   Quanta sapienza nelle parole espressive di Paolo. Quanta luminosità nelle sue affermazioni.
D‟altronde, così dovrebbe essere anche la nostra vita segnata com‟è dalla croce, aspersa dal sangue
dell‟Agnello. Se non abbiamo questa coscienza è perché non ci siamo ancora decisi a credere:
siamo ancora nelle tenebre dell‟incredulità (origine di tutti i peccati).

   In questa Pasqua di risurrezione preghiamo Gesù che dia anche a noi la possibilità, come quel
giorno a Tommaso che non riusciva a credere, di mettere non solo la mano, ma anche il nostro
cuore nel suo costato aperto dalle lance dei nostri “no!”, affinché anche noi, come Tommaso,
possiamo esclamare: «Mio Signore e mio Dio».



                                                      Auguri per una santa Pasqua di risurrezione

                                                                            Padre Alessandro
                     AMORE E COMUNICAZIONE
       Risulta dall'esperienza di consultorio che, fra le cause di fallimento del rapporto coniugale o
della vita familiare, c'è ai primi posti l'incapacità di comunicare con il proprio partner.
Può essere mancanza di tatto, di sensibilità, di conoscenza di sé oppure paura del confronto con
l'altro, timore del suo giudizio, chiusura nel proprio guscio; sta di fatto che l'incomunicabilità, pur
avendo radici diverse, porta i medesimi danni alle persone.
       È capitato a tutti di dover assistere a dibattiti o discussioni in cui non si viene a capo di nulla.
È esperienza di tutti i giorni assistere a "monologhi paralleli" in cui ciascuno dei due parla di sé o
delle sue cose senza mai affondare nell'animo dell'altro con domande e con vera partecipazione
affettiva.
       La società consumistica, di cui tutti facciamo parte e di cui ciascuno in certa misura è
responsabile, ci spinge con una certa pressione a nasconderci dietro l'etichetta per difenderci
dall'intromissione degli altri. In fondo, si teme che, presentandoci nella nostra vera identità, si
venga emarginati, inghiottiti e sfruttati. Questo però è un gioco pericoloso perché tutti i rapporti
vengono falsificati. Se è vero che nessuno deve lasciarsi fagocitare dagli altri, è altrettanto vero che
non si costruirà nessun rapporto vero se non si butta la maschera dalla faccia...
Le teorie moderne della comunicazione hanno rivelato che è possibile un vero dialogo quando c'è
corrispondenza tra il messaggio di andata e quello di ritorno.
Se si fa una domanda, ci si attende una risposta e non un broncio.
     Ci sono modi strani e controproducenti di parlare e di ascoltare che sarebbe meglio evitare. Un
esempio: quando un fidanzato dice alla sua ragazza: "Sei vestita male", oppure: "Hai sbagliato a dire
quella cosa, dovevi tacere!", non sta. propriamente, esprimendo un suo sentimento, ma sta lanciando
un giudizio. Tutti sanno che giudicando una persona se ne scatena la aggressività. A quelle frasi,
solitamente, si ottengono queste risposte: "Io mi vesto come mi pare!"; oppure: "Non sei tu che mi
devi dire come devo parlare!". Come si vede siamo alle soglie di un litigio e il dialogo si blocca.
Un modo di dialogare umano ed efficace è quello in cui si toglie il giudizio sull'altro e ci si impegna ad
esprimere quello che uno prova dentro.
Ad esempio: "Caro, quel tuo modo di fare mi urta". Risposta: "Perché?". E l'altra: "Non lo so,
aiutami a capire". E lui: "Vedi, mi succede così quando sono nervoso". Il dialogo è avviato.
Manifestare le proprie sensazioni non è giudicare male, anche se sono sensazioni sgradite.
Un altro esempio: "Caro, oggi non posso uscire". Lui: "Sei sempre la solita! Rovini tutti i nostri
piani!". La comunicazione è interrotta perché lo stimolo era in chiave di espressione di sentimenti e
la risposta è stata in chiave di giudizio. Sarebbe stato logico domandare: "Perché non puoi uscire?
Avevamo deciso di vederci, cosa è successo?".
E dall'altra parte ci sarebbe stata la spiegazione. Il dialogo avrebbe rasserenato tutti e due.
         Da questi semplici esempi si può trarre un'indicazione, una specie di regola d'oro del
dialogo: esprimere all'altro ciò che si prova, donargli il proprio mondo inferiore così com'è.
Qualcuno potrà obiettare di non avere sempre disponibilità interiore o tempo per farlo; ma anche qui
è una questione di buon senso e di educazione.
Non si tratta di diplomazia, ma di correttezza con se stessi e con gli altri, perché ciascuno è padrone
di provare tutti i sentimenti che crede, ma non è padrone di giudicare o accusare gli altri. Con la
persona che si ama ci si deve intendere. I famosi dialoghi in cui si fa il processo all'altro ottengono
come risultato di farlo chiudere in se stesso, di costringerlo alla difesa nella disperata voglia di
salvare almeno la sua dignità.
     Passando ora agli argomenti da trattare tra i fidanzati, bisogna dire che non ne va escluso nessuno.
È opportuno però stabilire una certa graduatoria. Ci sono argomenti base sui quali l'intesa deve
essere profonda.
1) MODO DI VALUTARE LA VITA.
Per certuni, ad esempio, il vivere ha un chiaro sapore di vocazione o di missione: accettare di
condividere l'esperienza coniugale con persone che la pensano così significa mettere nel conto di
doversi dedicare insieme a qualche opera sociale o ecclesiale. Se uno dei due è negato o non sente
questo problema, occorrerà parlarne, se non altro per salvare la propria libertà di iniziativa,
salvaguardando le esigenze della vita di famiglia e di coppia che sono sempre prioritarie.
2) SENSO DA DARE AL MATRIMONIO. Se da uno dei due il matrimonio è considerato una specie di
"prova temporanea" con possibilità di divorzio, è chiaro che ne consegue tutta una serie di problematiche da
non trascurare .
3) I FIGLI. Ogni matrimonio deve essere aperto alla vita. Se nel discutere con il proprio partner ci si
accorge che l'argomento "figli" è di peso e che i figli sono visti come ostacolo per il proprio
lavoro, carriera o per altri motivi, allora sarà bene approfondire l'argomento per non trovarsi poi in
una continua lite.
4) LA FEDE RELIGIOSA. Essere di fede diversa non è di per sé ostacolo all'amore coniugale.
Può diventare, però, un problema in certe circostanze quando si dovrà decidere, ad es.,
l'educazione cristiana o meno dei figli. Oggi c'è chi dice che è sempre meglio mantenere un
atteggiamento di neutralità al riguardo.
La neutralità in campo educativo è più dannosa di quanto non si creda; i figli hanno bisogno di
"identità" con cui confrontarsi per crescere equilibrati e affettivamente sereni. Se i genitori sono di
fedi diverse bisognerà adoperarsi per trovare elementi comuni e accettati da entrambi su cui basare il
messaggio educativo. Ma senza arrivare ai figli da educare, il fatto di avere fedi diverse può
costituire motivo di disagio anche nel rapporto fra i due coniugi. Solo mediante l'accettazio-ne totale
della libertà dell'altro è possibile concordare una vita insieme pur avendo fedi diverse. È un
problema importante da discutere - durante il fidanzamento.
5) I SOLDI. Chiedere; "Quanto guadagni?", o: "Pensi che ce la facciamo con un solo stipendio?"-, non
è sfacciataggine, ma esigenza "di un certo tipo di sicurezza. Troppe volte nell'euforia
dell'innamoramento si passa sopra a questa banalità con il risultato poi di doverla affrontare
drammaticamente. È vero che dai soldi non dipende la felicità e tantomeno la vita, ma essi sono
comunque uno strumento importante per poter vivere con dignità.
6)I SUOCERI. Con i futuri suoceri sarà bene avere l'avvertenza di difendere una certa
indipendenza sulle decisioni dei due (la cerimonia, l'abito, l'arredamento, il lavoro, l'educazione dei
figli...) perché si inizia una vita in proprio con un nuovo stile. Nel caso che dovessero profilarsi
contrasti, sarà bene lasciare al proprio fidanzato il compito di comporli con i suoi familiari e
altrettanto alla fidanzata con i suoi. Se è vero che non si sposano i rispettivi suoceri, nondimeno non
si può onestamente attendere che la propria sposa o sposo ignori i propri genitori o, peggio, li
abbandoni dopo essere vissuto lungo tempo con loro. Indipendenza sì, ma anche amore.
7) IL LAVORO EXTRADOMESTICO DELLA DONNA. Il lavoro extradomestico della donna
comporta una serie di problemi (pranzi non sempre pronti, casa da riassettare, spesa fatta in fretta...) che il
futuro marito deve saper "condividere “. Non sì può caricare la donna di tutti gli obblighi. Se si
accetta di lavorare entrambi per motivi seri e validi, ci si devono riconoscere Ì medesimi diritti e
naturalmente ripartire i compiti, buttando all'aria certe mentalità maschiliste. Se c'è l'amore, a questo
punto il problema diventa un problema di organizzazione. Bisogna parlarne durante il fidanzamento.
Questi mi sembrano i punti fondamentali sui quali basare il dialogo di coppia prima di sposarsi. Trovare
un'intesa non vuoi dire identità assoluta di pareri o di valutazioni. ma accettazione profonda e realistica
delle vedute dell'altro. L'intesa non scaturisce dal volere essere uguali a tutti i costi, ma dalla volontà
di "amarsi differenti

                                                                                                     P.Fabio
Giovedì 13 dicembre, siamo andati alla Casa di Riposo “Hermes”, per incontrare gli
anziani e trascorrere con loro un po’ di tempo, offrendo la nostra amicizia e il nostro
affetto. Ricordiamo ancora con viva emozione il momento dell’incontro che è stato
semplice, ma intenso.
    - Ciao! – abbiamo detto
    - Ciao, carini! – ci hanno risposto.
Poi ci hanno preso per mano e ci hanno fatto sedere accanto a loro, perché stava per
iniziare il gioco della tombola al quale molti partecipano con entusiasmo.
Quante domande ci hanno rivolto?! Alcune anche simpatiche che ci hanno fatto ridere.
    - Come ti chiami?
    - Quanti anni hai?
    - Vai a scuola?
    - Quanto sei carina! Ce l’hai il ragazzetto? Te lo trovo io un bel moretto!
In quei momenti, abbiamo capito che la nostra presenza li rendeva molto felici, perché i
loro occhi erano pieni di luce e tutti erano desiderosi di accarezzarci e di ….”tempestarci di
domande”.

In poco tempo, tra noi e i cari vecchietti è nata l’amicizia e, nel clima festoso, tra un terno e
una tombola ci hanno raccontato un po’ della loro vita, dei loro momenti di solitudine e ci
hanno espresso le loro preoccupazioni per la salute.
Nello scambio di sguardi, sorrisi e battute, trapelava tutta la gioia di questi anziani, perché
erano ascoltati e compresi; la nostra esuberanza, forse, l’aveva proiettati nella loro
giovinezza.
Che gioia nel vederli così festosi per la semplice vincita di una tombola!
Mentre loro si applaudivano, anche noi esultavamo: non potevamo non partecipare alla
loro “tenera” gioia! La commozione ha preso veramente tutti noi al momento del congedo,
quando Martina ha letto questa poesia.




                                       Mi hanno detto
                                può nascere un grande fuoco
                                        ed io ci credo.
                            Mi hanno detto che basta un sorriso
                                 per cancellare la solitudine
                                        ed io ci credo.
                           Mi hanno detto che da una sola parola
                           può germogliare il seme della speranza
                                        ed io ci credo.
                            Mi hanno detto che un raggio di sole
                            può rischiarare il buio più profondo
                                        ed io ci credo.
                               Mi hanno detto che il mondo
                            Sta morendo per mancanza d’amore,
                                 ma io non ci voglio credere.
                                                      (Mario Riboni)




Avevano seguito con immensa attenzione e i loro occhi erano lucidi; avevamo dato loro la
gioia di sentirsi amati e la speranza di non essere dimenticati.
Abbiamo voluto raccontare questa nostra esperienza che ci ha tanto gratificati, per dire
che i gesti di amore fanno bene al cuore di chi li riceve, ma soprattutto di chi li compie.

                                                   I ragazzi del catechismo della 1° media
                             FLASH SUI DISEGNI DEL SIGNORE
Cari amici ,
per questo numero di Pasqua 2004, ci è sembrato doveroso ritornare sulle interviste fatte
in questi anni ad alcuni personaggi importanti.
Questa riflessione voluta da tutta la redazione è un flash–back della nostra memoria, di
quanto è stato scritto ed espresso dalla personalità, sensibilità, religiosità e anima delle
persone intervistate.
La consapevolezza di aver avuto la possibilità di conoscere in maniera più approfondita il
modo di pensare, di vivere, di porsi a confronto con le problematiche della società di ieri e
di oggi, ha consentito di riproporre questa carrellata di uomini, donne e sacerdoti “fuori
dalla norma”.

Apriamo con il nostro Arcivescovo, Mons. Angelo Comastri: la risposta che ci ha dato alla
prima domanda è un concentrato di emozioni e ricordi di una persona dedita al lavoro e
alla preghiera insieme alla sua famiglia che ha messo al centro della sua vita Gesù. Ecco
la risposta sulla nascita della sua vocazione:

“La mia vocazione non è nata, come talvolta accade per dono del Signore, da un fulmine
improvviso o da situazioni straordinarie: la mia vocazione è sbocciata lentamente e
gioiosamente all’interno di una fervente vita di fede di una povera famiglia, nella quale la
mamma ha svolto il ruolo di esempio di vita e di memoria della fede cristiana. Ricordo un
episodio che mi ha segnato profondamente e che ancora oggi custodisco nel cuore con
immensa gratitudine. Il mio babbo, falegname e agricoltore, si alzava molto presto al
mattino per andare a prendere la legna per il nostro focolare: faceva il primo viaggio con la
carriola attorno alle ore 3,30. La mamma si alzava con lui; preparava la colazione,
accendeva il fuoco, predisponeva tutto per la levata dei figli; alle cinque ci lasciava in casa
con il nonno perché “devo andare alla Messa – diceva – a ricevere Gesù!”. Ricordo che io
restando nel mio lettino, mi chiedevo: “Chi è Gesù, che fa alzare così presto la mia
mamma? Perché è così importante per lei? Perché la mamma ha bisogno di Gesù per
portare avanti il suo lavoro?”. Erano le prime domande religiose che sbocciavano nella mia
coscienza di bambino e sono immensamente grato alla mia mamma, perché queste
domande sono nate guardando il suo comportamento di donna credente. La mia
vocazione è nata in questo contesto di famiglia ed io, proprio per questo, ogni volta che
celebro la Santa Messa benedico il Signore per avermi dato una famiglia così”.

Quanto amore c’è in questa risposta e quanto c’è da riflettere e da pensare su come sono
invece le famiglie dei giorni nostri!


Proseguiamo con il nostro Sindaco Moreno Pieroni: la sua fotografia sulla crisi dei valori è
lucida e critica ed improntata, al tempo stesso, sul più sano ottimismo. Con la sua analisi
ci offre l'opportunità di cogliere un disagio che va affrontato con un sano e sincero dialogo.
Ecco la sua risposta alla domanda:
“Cosa ne pensa della crisi di valori e di identità della realtà sociale di oggi?”:

Non concordo sulla drammatizzazione che oggi si fa circa la crisi dei valori di identità del
singolo e della collettività. Drammatizzare rappresenta purtroppo un alibi con il quale ci si
nasconde per giustificare la propria non volontà o incapacità di fare ed agire. Non vi è
nulla di nuovo, la crisi dei nostri giorni non è diversa da quelle che hanno segnato le fasi
cruciali della storia dell’umanità. Quindi ritengo che ogni crisi, ogni disagio, trovi rimedio
nell’azione e nell’esempio della parte più matura, sensibile e culturalmente più avanzata
della società e della classe dirigente politica. La classe politica può avere un ruolo decisivo
perché deve ritrovare e ricostruire un rapporto diretto con il singolo e con tutta la collettività
all’insegna della fiducia, del rispetto e della onestà morale ed intellettuale.

Riflettiamo anche su questa risposta. Mi chiedo: è poi così difficile confrontarsi con il modo
di pensare e di fare politica di Moreno Pieroni ?! O forse ci manca la capacità di un sano e
sereno confronto, per il fatto che vogliamo sempre vincere sugli altri, a qualsiasi costo,
tanto sono loro che soffrono? Pensiamoci!

Per rimanere in tema, leggiamo anche la risposta di Luciano Serenelli, presidente della
società sportiva Pallavolo di Loreto; società che è portata ad esempio in tutto il mondo del
volley a livello nazionale. Ecco le sue parole alla stessa domanda fatta al nostro sindaco:

“La crisi dei valori è purtroppo una realtà, i nostri ragazzi spesso si trovano soli ad
affrontare i problemi del quotidiano. Le necessità economiche e tante altre situazioni che si
creano in seno alla famiglia limitano il colloquio con i figli che spesso si riduce ad
occasionali incontri in casa; uno entra e l’altro esce... “Dove vai?” sono due fra le parole
più ricorrenti.
La risposta si confonde già con il rumore della porta che si richiude; altre volte il colloquio
si limita al breve spazio di un caffè o di una cena che difficilmente si consuma per intero
tutti insieme.
Spesso a contatto con tante realtà sociali ho trovato un minimo comune denominatore in
molti genitori e cioè sento dire: «io con mio figlio ho un rapporto splendido, sono diventato
il suo migliore amico!”. Non ho mai sentito che i valori della vita si imparano dagli amici. I
valori della vita, sono convinto, li insegnano i genitori, che debbono essere il Padre e la
Madre, non l’amico!
Le società sportive e la scuola costituiscono - a mio avviso - strumenti di Feed-bak per i
genitori dove possono verificare come i loro figli mettano in pratica i loro insegnamenti, ma
non sono questi i luoghi dove si insegnano i veri ed unici valori della vita. Lo sport aiuta ma
è la famiglia il fulcro di ogni cosa; sono il Padre e la Madre che debbono esercitare il loro
ruolo e dare l’impronta alla vita con il loro esempio ed insegnamento”.

Meditando anche su questa risposta scopriamo che c’è sempre un unico filo conduttore: il
dialogo, il confronto, l’esempio da dare. La testimonianza che ognuno di noi può dare e
che Luciano ha sempre dato, anche nei momenti più difficili che la vita gli ha riservato.
E’ una grande grazia ed un vanto avere uomini e Presidenti così!

Cari amici del giornalino, siamo arrivati al nostro parroco Padre Angelo Tolardo: la sua
risposta alla nostra domanda sulla sua vocazione è un capolavoro di come il Signore operi
miracoli in continuazione nella nostra vita. Con l’aiuto di una famiglia che gli si consacra
totalmente, che non smette mai di avere fede anche nei momenti più duri e difficili.
C’è tutto il progetto di Dio che ha per ogni persona, basta aprirgli il cuore e lasciarlo fare,
sicuramente non ci saranno problemi di sorta. Leggete la risposta e concorderete con noi,
non c’è da aggiungere altro:

“Potrei dire, con il profeta Geremia, che fin dal seno materno il Signore mi aveva chiamato.
Dio chiama, poi attende una risposta. Nel mio caso si potrebbe parlare di un ritardo, visto
e considerato che la mia è una vocazione adulta, ma se pensiamo che “mille anni per il
Signore sono come il giorno di ieri che è passato e un giorno come mille anni”, allora
questo diventa un dato relativo. La nostra è una storia di uomini e come tale soggetta alle
leggi umane. Per questo Dio chiama e poi pazientemente attende. Attende i nostri tempi,
le nostre modalità di apprensione, le nostre battute d’arresto; e attende anche i nostri
capricci. Dio lo sa che poca cosa è l’uomo “fatto di terra”; lo sa, ci ha fatto lui! Eppure
l’uomo è al tempo stesso una realtà grande e meravigliosa; e lui sa anche questo…ci ha
fatto lui! C’è qualcosa d’immenso nell’uomo: la vita divina. Siamo stati creati ad immagine
e somiglianza di Dio e siamo realmente figli di Dio! Il Salmo 8 ci ricorda: “Poco meno degli
angeli lo hai creato, di gloria e di onore lo hai coronato”. Dio sa il valore della sua creatura
perché a grandi cose lo ha chiamato, fino ad essere “come lui”…e allora lo attende,
attende che si realizzi nel tempo e nella storia il meraviglioso progetto pensato su di lui.
La mia è stata una scoperta lenta e, al tempo stesso, folgorante in certi momenti. Ma c’è
una premessa da fare: prima di parlarvi della mia vocazione religiosa-presbiterale, vorrei
parlarvi della mia conversione. Sì, c’è stato un momento preciso in cui la mia vita è
cambiata radicalmente.
Io ero un ragazzo “normale”, cresciuto in una famiglia di fede con un’educazione religiosa,
ma, verso i 14 anni, sperimentai la crisi adolescenziale: tutto mi dava noia, volevo
conquistare la mia libertà e sentivo i genitori un impedimento. Cominciai allora a non
frequentare più la chiesa, a non impegnarmi a scuola (ero sempre stato bravo), a
disubbidire ai genitori. Volevo solo divertirmi e non ero mai soddisfatto. Verso i 16-17 anni
uscivo con compagnie poco raccomandabili, ero ormai intrattabile ed ero anche stato
bocciato a scuola. Completamente inutili erano gli sforzi di papà e mamma per
recuperarmi. Non c’era ormai più rapporto tra noi e quando cercavano di prendermi con la
forza ottenevano l’effetto contrario.
Cosa fare? C’era solo da soffrire e pregare.
I miei genitori, messi in crisi da tale fallimento, cominciarono a riscoprire la fede e a viverla
in un modo diverso: cominciarono a frequentare un gruppo di preghiera mariano. Stavano
passando da una fede “tradizionale” a una fede più viva e forte: ora pregavano e vivevano
un rapporto con il Signore in maniera diversa.
All’età di 21 anni ero ormai entrato in crisi totale, direi esistenziale. Dopo aver riempito la
mia vita di realtà vuote ed effimere ero diventato vuoto anch’io, e non sapevo più perché
vivevo. E fu così che pian piano Dio si degnò rivelarmi il suo progetto.
Ero alla ricerca di qualcosa che desse significato alla mia vita, qualcosa capace di riempire
il vuoto che avevo dentro. Ero stato “umiliato” dalla vita e il mio atteggiamento era
diventato più umile e dimesso. Ed è proprio lì che Dio si rivela: nell’umiltà, nella
piccolezza.
Andai un paio di volte al gruppo di preghiera mariano, frequentato dai miei genitori, nel
quale si celebrava la S.Messa e si recitava il S.Rosario. Non riuscivo a capire molto ma mi
piaceva ascoltare l’omelia: il sacerdote mi sembrava un tipo “sveglio” – dicevo allora – e
anche le altre persone del gruppo, tutto sommato mi piacevano.
Poi però tornavo alla compagnia e le cose non cambiavano più di tanto. Ma Dio
continuava a lavorare nel mio cuore ed io ero inquieto, sempre alla ricerca. La mamma e il
papà, intanto, continuavano a soffrire e a pregare.
Un giorno, la mamma mi fece la proposta di andare a Mediugorie in Yugoslavia, dove si
diceva che apparisse la Madonna sotto il titolo di “Maria Regina della pace”. Io,
stranamente, accettai e così partimmo: era il primo sì che dicevo al progetto di Dio che
stava cominciando.

Arrivati in paese, entrammo nella chiesa parrocchiale e lì, stando in silenzio, sentii una
pace profonda mai sperimentata prima. La pace del cuore è il dono principale che si
percepisce e si riceve a Mediugorie: molti pellegrini lo testimoniano. Da allora mi porto
dentro questo dono.
Il giorno seguente sentii un grande desiderio di confessarmi e di fare la comunione,
cominciai a pregare il S.Rosario. Sentivo che tutte queste cose erano buone e vere e mi
facevano stare bene, in pace. Decisi dunque di cambiare radicalmente vita e di seguire gli
insegnamenti che la Madonna dava attraverso i messaggi.
Tornato a casa cominciai un cammino intenso di fede e di conversione continuando a
frequentare il gruppo di preghiera mariano e facendomi guidare dal sacerdote
responsabile del gruppo.
Cammin facendo cominciai a sentire vagamente la vocazione al sacerdozio ma l’idea mi
faceva molta paura: era una cosa troppo grande per me, dicevo.
Fui talmente abile a nascondere la voce della chiamata che mi convinsi, in breve tempo,
che la mia vocazione era il matrimonio: pensavo di trovare una brava ragazza, di
sposarmi, di avere dei figli e una famiglia cristiana.
Per due volte tentai questa esperienza, con tutte le più buone intenzioni e in maniera
seria, ma le cose non andavano per il verso giusto: c’era sempre qualcosa che rimaneva
incompiuto in me. Avevo la sensazione che queste esperienze non avrebbero mai colmato
il desiderio che avevo dentro.
Fu così che decisi di fare una verifica e andai ad un ritiro spirituale di una settimana.
Volevo pregare e riflettere nella calma.
Il Signore non tardò a rivelarsi ed io mi convinsi nella gioia che mi chiamava a diventare
sacerdote. Lo sentivo come un grande dono ed ero molto riconoscente e felice.
Passò ancora un po’ di tempo perché non sapevo in quale modo rispondere. Non mi
sentivo chiamato a diventare sacerdote diocesano e cercavo una comunità.
Un bel giorno un sacerdote, conosciuto da poco, mi parlò di “Casa Betania”, la mia attuale
fraternità, e mi invitò a fare un’esperienza. Andai e capii che il Signore mi voleva lì.
 Capii anche che stavo ricevendo il dono di un’altra vocazione: quella alla vita religiosa.
E fu così che cominciò il mio cammino in fraternità a Terlizzi (Ba), diventai frate e poi
sacerdote qui a Loreto il 17 marzo 2001 per l’imposizione delle mani di Mons. Angelo
Comastri, nostro amatissimo vescovo. Era un segno per il futuro? Oggi, dopo 9 anni di vita
in fraternità, eccomi qui con voi, proprio a Loreto”.
Eccoci arrivati ad un’incontro particolare con un sacerdote che ha fatto dell’umiltà una
scelta di vita ponendosi al servizio più totale del Signore: veramente significativo il suo
esempio. La realtà religiosa della Fraternità Francescana di Betania è un concreto
esempio di come possa operare lo Spirito Santo quando gli si permette di agire e di fare.
Si rimane senza parole, quasi in tranche, di cosa Padre Pancrazio abbia potuto e può tutt’
oggi concretamente fare per tutti noi in Italia e nel mondo, nel seguire la volontà del Padre.
Riflettete sulle risposte del progetto di Casa Betania e vi si apriranno orizzonti nuovi,
sconfinati e bellissimi.

“Gent.mo Padre Pancrazio ci può dire come e quando è nato il progetto di Casa
Betania?”:
“Innanzitutto dobbiamo parlare della preparazione remota di questo progetto: non intendo
parlare di una preparazione umana quanto piuttosto di quel tipo di attività che opera lo
Spirito quando vuole creare qualcosa di nuovo. Posso leggere questa preparazione
remota dello Spirito attraverso tutta la mia vita: dal mio soggiornare per oltre vent’anni qui,
tra le mura della Santa Casa a Loreto, dove ho cercato di imparare i segreti della Santa
Famiglia e specialmente l’arte amorosa di Maria nel custodire Gesù, al mio incontro nel
1950 e alla seguente familiarità con Padre Pio del quale sono figlio spirituale; dal
programma di vita che lo stesso Padre Pio mi lasciò nel 1959 e che delinea già il carisma
del nostro Istituto, all’incontro con quello che sarebbe diventato il Rinnovamento nello
Spirito; dai figli spirituali lasciatimi da Padre Pio a quei gruppi di preghiera dai quali è nato
il primo nucleo della nostra Fraternità. Insomma si è trattata di tutta un’opera di tessitura
che lo Spirito ha operato per portare alla nascita di questo nuovo Istituto.
Per quanto riguarda invece l’inizio ufficiale del progetto di Casa Betania dobbiamo risalire
al giorno di Pentecoste del 1982 quando, con un primo nucleo di quattro ragazze,
cominciai, presso un’ala del convento dei nostri Frati Cappuccini di Terlizzi,
quell’esperienza che sarebbe diventata nel corso degli anni un Istituto di vita consacrata.
Inizialmente non pensavamo certamente di stare fondando un nuovo Istituto, quanto
piuttosto di inserirci nella vita del convento per dare nuovo slancio all’impegno di
preghiera. Ben presto però capimmo che tale interazione non era possibile per tanti e
buoni motivi e che tra le giovani che mi accompagnavano cominciava a nascere il germe
della totale consacrazione a Dio. Il Signore ha poi operato affinché quel gruppetto
crescesse, attraversando anche momenti di prova quali, ad esempio, la morte delle nostre
sorelle Floriana ed Ada che offrono le loro sofferenze proprio per le vocazioni. Così l’8
dicembre 1998, con l’approvazione ecclesiastica, diventammo ufficialmente un Istituto di
vita consacrata di diritto diocesano”.

La Fraternità Francescana di Betania è un ordine religioso nuovo, cosa si propone
di fare e/o portare nella Chiesa cattolica come esperienza di fede?
“Ci tengo a sottolineare che non ci sentiamo assolutamente possessori di qualcosa di
particolare da dover fare o portare di nuovo nella Chiesa: noi siamo dei figli di questa
santa Madre che ci guida verso il Regno di Dio, anzi dobbiamo ben ammettere che tra i
figli noi siamo certamente tra i più piccoli, tra i minori! Al contrario, è stata proprio la nostra
Madre Chiesa che ci ha dato qualcosa, quando ha riconosciuto che in questa nostra forma
di vita ci sono tutti gli elementi per poter seguire veramente il Signore, gli elementi perché
questa sia una nuova via di santità. Vedete, il nostro Istituto rientra nella grande tradizione
di semplicità e di fraternità del francescanesimo di origine cappuccina, con un taglio
fortemente mariano.
Evidentemente ci sono dei tratti nuovi, altrimenti non si giustificherebbe la nascita di un
nuovo Istituto. In primo luogo rappresenta una novità questa forma di vita mista con fratelli
e sorelle consacrati e laici oblati che condividono appieno tutta la propria giornata di
preghiera, vita fraterna, lavoro e studio: insomma una vera famiglia di consacrati ad
immagine della Santa Famiglia di Nazareth, come pure del gruppo di discepoli che stava
con Gesù o ancora come la prima comunità cristiana. Una novità è anche quest’apertura
ai fratelli ospiti che, trascorrendo qualche giorno nelle nostre case, possono condividere
appieno la nostra vita per partecipare di quello slancio nella ricerca sincera di comunione
con Dio e con i fratelli. Infine vorrei sottolineare anche il primato della vita di preghiera,
dalla quale nessuna opera può prescindere, come fondamento di tutta la nostra
esperienza individuale e comunitaria.
Tutto questo è ben raffigurato dal programma di vita che mi lasciò Padre Pio nel 1959, che
dice: “Non sii talmente dedito all’attività di Marta da dimenticare il silenzio di Maria. La
Vergine Madre che sì bene concilia l’uno e l’altro ufficio ti sia di dolce modello e di
ispirazione”.

Concludiamo questa carrellata di personaggi, fuori dal comune, con Luciana Grottini, una
donna straordinaria che a Loreto oramai è quasi un mito. Mi permetto in questo caso di
riportare la mia esperienza diretta di Luciana con la quale ho lavorato nella Filodrammatica
e con cui ho condiviso un pellegrinaggio a Lourdes e il posto nel pulman durante il viaggio.
Ho imparato molto da questa persona, dalla sua religiosità e sensibilità, dalla sua umiltà e
disponibilità verso gli altri senza mai pensare troppo a se stessa. Per me è stato un onore
intervistarla e la risposta che qui di seguito riportiamo non può far altro che confermare
quanto sopra esposto.

“Cara Luciana ci puoi dire quando e come nasce la sua volontà di entrare nel
mondo della filodrammatica?”:
“Posso dirti quando ho fatto la mia prima rappresentazione teatrale nel lontano Natale del
1953, presso il teatrino della Parrocchia S. Cuore, quando ancora era ubicato “Jò pe’l
puzzetto…” e per saziare la tua curiosità, posso anche dirti quale ruolo ho ricoperto: quello
di Brontolo, nella favola di “Biancaneve”. La mia prima regista e maestra d’asilo fu Suor
Maria Teresina, delle suore Francescane di Assisi, che con il passare degli anni, divenne
anche mia “maestra di vita” in quanto assistente del Gruppo Aspiranti di Azione Cattolica.
E per il come… è tutto un susseguirsi di avvenimenti, all’apparenza occasionali ma che
invece, leggendo tra le righe, posso affermare con assoluta convinzione che “Mai niente
succede per niente”. Infatti, dopo aver trascorso un’infanzia stupenda, attorniata
dall’affetto di 11 fratelli, dei miei genitori, un’adolescenza spensierata, che mi vedeva
abbracciare con gioia la vita che mi si presentava, con tutto l’entusiasmo che ti esplode
dentro a quell’età, a 17 anni ho perso mia madre.
Questo avvenimento tristissimo mi ha sovrastata, mi ha “girata come un calzino!” La
Luciana estroversa, piena di vita era seppellita con sua madre. Ma l’amicizia, quella vera,
è un ottimo antidoto a questa malattia deleteria dello spirito: devo ringraziare il Signore per
avermi circondata di amici veri, quelli con la “A” maiuscola, che ogni qualvolta hai bisogno
di loro, sono lì, pronti a diventare tuoi “paladini”, disponibili soprattutto ad ascoltarti. Bè
appunto, è grazie a questi amici che, dopo aver usato tanta pazienza con me, mi hanno
trascinato, nel vero senso della parola, ad inserirmi nella compagnia tetrale “Amici della
Filodrammatica”, sorta da qualche anno presso l’Oratorio familiare della Parrocchia Santa
Casa, con a capo il mitico Padre Ilarino. Dopo esser stata lontana dal palcoscenico del S.
Cuore per diversi anni, eccomi ricalcare, con una certa riluttanza, le scene sostenendo la
parte della “ruffiana” nel “S. Giovanni decollato”, presso il teatro della Piazzetta. Tengo a
puntualizzare: per noi che facciamo parte di questo gruppo (ma dovrebbe essere così per
tutti) la parola “Amici” è sempre scritta con la lettera maiuscola perché l’Amicizia, quella
vera, ha un ruolo determinante nella vita delle persone, come e quanto le persone stesse.
E’ un valore troppo importante perché vada perso!”
Cari amici, voi forse penserete che l’articolo finisca qui, invece abbiamo tenuto per ultimo
la persona che ha dato un seguito al giornalino parrocchiale ideato da Padre Fabio
Lasciamo infatti a Padre Angelo, nostro attuale parroco e pastore, la chiusura a questa
serie di testimonianze.
A lui che ogni domenica ci sprona ad essere cristiani, ad amare totalmente il Signore ed i
nostri fratelli, non potevamo che lasciargli chiudere con una sua riflessione personale
questo lungo articolo che abbiamo scritto e riportato.
Il Signore è amore, chi cerca di essere come Lui non può che esprimere altro amore ed
irradiare luce per essere quella “piastrella splendente” suggeritami qualche anno fa dal
nostro Arcivescovo Mons. Angelo Comastri: non c’è fango che attacchi su queste
piastrelle perché sono sempre lavate dall’amore che Dio ha verso gli uomini e per di chi fa
la sua volontà.

Sono padre Angelo, mi inserisco a questo punto, sollecitato dal fratello Giorgio per
scrivere due righe di chiusura.
Abbiamo letto insieme delle splendide testimonianze di persone che hanno “qualcosa da
dire” di importante riguardo la loro esperienza di vita e di fede. Che cosa emerge? Credo
due realtà fondamentali: la splendida ed instancabile opera di Dio nei nostri confronti, e la
splendida ed instancabile fede di coloro che gli hanno risposto con la vita. Sono
meravigliato da queste due cose: che cosa riesca a fare Dio con l’uomo, creatura così
fragile; e che cosa riesca a fare l’uomo nel momento in cui si abbandona fiduciosamente
nelle mani di Dio. È semplicemente meraviglioso! Grazie Signore.
Lascio ai voi lettori elevare a Dio la lode ed il ringraziamento per quanto ha operato e
continuerà ad operare attraverso i suoi amici, e mi unisco a tutti voi per rendere gloria a
Colui che solo la merita.

A tutti diamo l’appuntamento al prossimo numero e………… auguri di Buona Pasqua.




                                                                       Giorgio e Padre Angelo
                                  SEMI D’AMORE




“Per carità! Devo sopportarli pure fuori della scuola!”.
Così ho pensato, appena Padre Angelo mi ha proposto di “fare catechismo” ai ragazzi di seconda
media.
La notte però non potevo dormire.
“Dovevo far conoscere Cristo, per farlo amare”. Questo è quanto mi veniva richiesto. Potevo io,
allora, sottrarmi a tale chiamata?
Perciò, anche se con sentimenti contrastanti, di paura, di ansia, di insicurezza, ho accettato. Ma il
dubbio persisteva ancora: “sono in grado?”.
Ho dovuto fare un esame di coscienza, valutare le mie forze, quantificare le mie conoscenze, ho
fatto tutto ciò che farebbe una persona che non crede profondamente che Dio le sia vicino in ogni
azione e in ogni momento della vita. Quante volte, uscendo dalla lezione di catechismo mi sono
sentita scontenta, perché mi sembrava che i ragazzi non avessero recepito alcun messaggio. Finché
un giorno, cercando aiuto e suggerimenti adatti, Padre Angelo mi ha detto: “Che cosa cerchi?
Soddisfazioni e frutti immediati? Sii più semplice, non mettere al primo posto te stessa, ma sii un
docile strumento nelle mani di Dio”.
A queste parole mi sono sentita ferita, “Orgoglio, orgoglio allo stato puro!” ho pensato. “Sono
andata per avere una strategia, un consiglio, e cosa ho ricevuto? Mi sono sentita dire che sono
un‟egocentrica e … ecco, finalmente una luce interiore!” Padre Angelo ha ragione.”
Mi sono sentita piccola e umile, e nell‟umiltà mi sono sentita veramente uno strumento di Dio.
Io non posso niente, non so niente, non riesco a dare, se non insieme a Gesù. Tutto allora mi è stato
chiaro.
Io non ero e non sono che il mezzo con cui Gesù arriva ai piccoli, ai suoi figli più cari: i ragazzi. Ho
capito che essi hanno bisogno di certezze, di un punto fisso che rispecchi Dio vicino a loro,hanno
bisogno di aiuto, di sostegno, in una parola, di AMORE.

Ora, quasi a conclusione dell‟anno catechistico, non posso che dire: “Grazie, Signore! Quanto ho
ricevuto!!! Ho dato uno e ho ricevuto cento”.
Ho provato e toccato con mano la veridicità di queste parole. Come il buon seminatore anch‟io ho
seminato, sulla strada, sul luogo sassoso, fra le spine ma sicuramente anche sulla terra buona!!!

                                                                                Antonietta.
                        SCHEDA PERSONALE
Vogliamo condividere con gratitudine la gioia e la grazia di questo dono di Dio con i nostri amici
carissimi che hanno vissuto con noi l'attesa e la trepidazione, circondandoci di affetto, di attenzione
e soprattutto di preghiera. L'Amore donato reciprocamente nella comunione in Cristo è davvero la
forza che ci solleva "oltre le nuvole", e voi ci avete fatto sperimentare questa grande realtà.
Grazie di cuore.




                                        Cognome: Biondini
                                          Nome: Andrea
                                    Data di nascita: 12/02/2004
                                  Luogo di nascita: Osimo (AN)
                                          Peso: Kg 3,520
                                         Altezza: m 0,50
                                           Capelli: neri
                           Carattere: apparentemente calmo ma deciso
                                   Segni particolari: bellissimo




                               Un’alba nuova nella nostra casa
                                                                                     Paola e Pierluigi
                             11 SETTEMBRE D’EUROPA




Ancora vivo è il ricordo di quel tragico 11 Settembre 2001, a malapena siamo riusciti ad attenuare il
dolore, la rabbia, l‟impotenza di quel terribile giorno.
A distanza di due anni e mezzo, ecco un nuovo agghiacciante attentato. Ad essere colpita l‟Europa.
Giovedì 11 marzo 2004 ore 7,30 Madrid è stata sconvolta da quattro esplosioni, che hanno dilaniato
tre treni occupati per lo più da pendolari, che si stavano recando a scuola, all‟università, ai propri
posti di lavoro.
200 morti, 1427 feriti. Tutti innocenti, colpiti da una violenza cieca, barbara, ingiustificabile.
Una tragedia che nasce dalla follia determinata ed omicida, di chi rifiuta non solo il dialogo, la
democrazia, ma anche la convivenza civile.
Scene da incubo, immagini drammatiche, vengono trasmesse dalla televisione.
                                            Un treno bianco e rosso, ha un vagone completamente
                                            squarciato, attorno brandelli di vestiti, sangue, oggetti, ma
                                            soprattutto cadaveri : uomini, donne e bambini, bruciati,
                                            smembrati e mutilati.
                                            Pendolari, studenti, persone che compivano gli stessi gesti
                                            di ogni giorno, che prendevano il treno, il solito treno che
                                            questa volta portava verso la morte, il dolore, il terrore.
                                            Ancora sangue, vittime, dolore, ma perché tutto ciò?
                                            Perché l‟uomo, decide di togliere la vita a altre persone?
                                            Perché creare altre vedove e orfani?
                                            Non esiste problema, per quanto annoso, difficile,
conflittuale che possa giustificare un omicidio di massa.
Questo è solo un modo folle di risolvere o tentare di portare all‟attenzione i problemi.
Poco importa, se i responsabili dell‟attentato sia l‟ETA o AL QAEDA, perché queste sigle
nascondono estremisti, terroristi in grado di sfuggire a ogni controllo e a ogni logica, capaci di
colpire in maniera imprevedibile, seminando morte e dolore.
Tali atti offendono Dio, violano il diritto fondamentale alla vita.
Il Papa ci esorta a difendere la vita e la cultura della vita, perché la pace ha bisogno di essere
"insegnata" dobbiamo educarci alla pace e la pace nasce là dove c'è il rispetto per la vita umana.
Quando in nome della libertà, manchiamo di rispetto alla vita, la sopprimiamo, la manipoliamo,
ricordiamoci che stiamo distruggendo la possibilità di creare una società che ami l'uomo e quindi la
convivenza pacifica.
                                             La piaga del terrorismo è diventata in questi anni più
                                             virulenta e ha prodotto massacri devastanti, che hanno reso
                                             sempre più difficoltosa la via del dialogo e del negoziato.
                                             Tuttavia, per essere vincente, la lotta contro il terrorismo
                                             non può esaurirsi soltanto in operazioni repressive e
                                             punitive. È importante capire le motivazioni che stanno
                                             dietro a questi attacchi, che impediscono la possibilità di
                                             dialogo e di pace.
                                             Non è con la violenza, con il sangue , con la paura che si
                                             può ottenere una società migliore e un futuro giusto e
                                             libero.
Non si possono costruire giustizia e libertà sul sangue degli innocenti, ce lo hanno dimostrato con i
fatti, testimoniato con la vita, tutti coloro che hanno sacrificato la loro vita, che hanno scontato pene
ingiuste, deportazioni, lager, pur di cambiare il mondo, gridando in silenzio che la società poteva
cambiare, doveva cambiare, ma sacrificando all'ideale la loro vita e non quella di chi ignaro stava
loro intorno.

Le bandiere di tutta l‟Europa sono a mezz‟asta.
E‟ la giornata peggiore nella storia dell‟Unione
Europea,
l‟11 Marzo 2004 sarà ricordato come il nostro “11
settembre”.
Oggi insieme alla Spagna piange tutta l‟Europa.




Davina




                                                                                 PACE
              Padre della pace
           Padre che sei nei cieli,
     Padre nostro, Padre di tutti,
   che nessuno infanghi il tuo nome
usandolo per disprezzare o ammazzare.

    Poiché tu sei il Giusto con misericordia
         e il Misericordioso con giustizia,
        venga presto il tuo regno di pace
 e fiorisca il mondo nella fraternità comune.
               Sia fatta la tua volontà
       non solo in cielo ma anche in terra,
      soprattutto là dove si decide la vita
           di milioni di persone umane.
               A noi, sazi e ingombri,
          dona davvero il pane soltanto;
ai poveri, invece, medicine, pane e istruzione;
         a tutti serenità e pace feconda.
         Perdona, Signore, tutti i peccati
      che l'uomo stupidamente commette.
  Liberaci da ogni potere che incute terrore,
da ogni fondamentalismo e ideologia di morte.
    Non permettere che nessuno sia tentato
      dal fanatismo che porta distruzione,
     da integralismi che snaturano la fede,
     dalla violenza che uccide la speranza.
              Liberaci anche, Signore,
    da un passato di incomprensioni e odio,
        da un presente pieno di angoscia,
           da un futuro senza speranza.
                Ascolta il nostro grido
        e la supplica di milioni di uomini
           se vuoi che tuo sia il Regno,
      tua la potenza e la gloria nei secoli!
                   PRESENTAZIONE DEI COMUNICANDI
                           E CRESIMANDI




Domenica 29 febbraio, durante la celebrazione della Santa Messa delle ore 10,30, sono stati
presentati a tutta la Comunità i bambini che riceveranno la prima Comunione il 23 maggio e i
ragazzi che si accosteranno al sacramento della Cresima, la domenica successiva.
E‟ stata una cerimonia semplice, ma suggestiva.

I Comunicandi                                    I Cresimandi

Alessia Apicella                                        Mattia Alessandrini
Alessia Beccacece                                       Eugenia Carletti
Michele Colona                                          Cristian Chiriatti
Alessia Cosi                                            Jenny Crucianelli
Giulia D‟Agostino                                       Ilary Gambini
Francesco Estilio                                       Michela Longhi
Massimo Latini                                          Simone Marullo
Elisabetta Leva                                         Sabrina Mordini
Michele Mercuri                                         Cristiano Penciani
Francesco Sannino                                Walter Pespani
Lorenzo Torregiani                               Elena Pietroni
                                                        Mirko Testasecca
                                                        Davide Trailo

sono stati chiamati per nome dai catechisti e con un timido “ Eccomi “ si sono avvicinati
all‟altare, per presentarsi ai fedeli.
Padre Angelo ha rivolto loro l‟invito a vivere nella preghiera e nell‟ascolto della Parola di Dio
il tempo quaresimale.

                                                                                Giuliana e Anna
           UN RITIRO MOLTO SPECIALE CON I
               RAGAZZI DELLA CRESIMA

                                           Quest‟anno con Padre Alessandro e con Marco Fucci, sto
                                           preparando i ragazzi che il 30 Maggio riceveranno il
                                           Sacramento della Confermazione.
                                           Durante un incontro di catechismo è scaturito in loro il
                                           desiderio di stare insieme e di rafforzare, al di fuori
                                           dell‟oratorio, il rapporto tra di loro e con noi.
                                           Così con Padre Alessandro abbiamo pensato di organizzare
                                           un ritiro durante il periodo di quaresima, una giornata di
                                           riflessione e condivisione nel momento forte del cammino di
                                           fede.
                                           Il 21 marzo ci siamo ritrovati tutti all‟istituto dei Missionari
                                           Scalabriniani e, lì, abbiamo vissuto questa intensa giornata;
                                           come? Così: si è iniziato con la preghiera collettiva e le Lodi
                                           mattutine nella Cappellina della comunità.
                                           Un bellissimo momento, in quella piccola stanza dove
                                           regnava il silenzio, rotto solo dalle nostre preghiere,
                                           sembrava che la presenza di Dio fosse più vicina, anche se i
                                           ragazzi più vivaci, ogni tanto, interrompevano di riflessione.
                                           Poi Padre Alessandro che è sempre tanto disponibile e
soprattutto paziente, ha fatto una bella catechesi sulla vocazione ad essere cristiani, ha parlato
dell‟importanza della chiamata che Dio fa ad ognuno di loro, Egli li chiama tutti per nome a
compiere una missione nel mondo e ad essere cristiani; tocca poi a loro rispondere”si “a questa
grande chiamata.
Un bellissimo tema che i ragazzi hanno ascoltato con attenzione anche se poi, al momento della
condivisione, nessuno ha parlato, ma sono ragazzi di soli 14 anni con i loro dubbi e le loro
incertezze, e poi, a volte anche noi adulti, abbiamo difficoltà ad aprirci con gli altri.
Comunque anche se non hanno espresso le loro sensazioni in quel momento, durante la Messa
hanno espresso delle preghiere spontanee veramente belle e piene di buoni sentimenti.
Il momento della Messa è stato pieno di significato, solo noi nella Cappellina, noi e il Signore.
L‟hanno animata i ragazzi stessi, hanno letto le letture, hanno portato i doni all‟offertorio, doni che
esprimevano l‟impegno reale di dire “si” all‟essere cristiani; poi, al momento della Comunione,
Padre Alessandro non ha dato solo il Corpo ma anche il Sangue di Cristo, e tutti sono rimasti
colpiti.
Finita la Messa, prima di pranzare abbiamo bruciato le intenzioni portate all‟offertorio, con
l‟intenzione di far salire a Dio tutte le nostre preghiere come se arrivassero prima!
Durante il pranzo, al sacco, i ragazzi hanno dato vita alla loro esuberanza e, finito di mangiare, si
sono messi a giocare così serenamente che a guardarli mi si è riempito il cuore di tenerezza perché
mi hanno fatto capire che, in fondo, basterebbe poco, solo un po‟ di amicizia e di semplicità, per far
cessare guerre e cattiverie.
Alle 15 sono tornati a casa, contenti?! Lo spero anche perché in quella giornata il Signore li ha
chiamati e ognuno, a modo suo, avrà sicuramente risposto “si”!



                                                                                        Anna G.
Quando ci confessiamo? ci chiedono spesso i bambini che si stanno
preparando a ricevere la Prima Comunione. e la risposta arriva,
all‟improvviso, il sabato precedente a quello fissato per una
penitenziale riservata a tutti i ragazzi e bambini che frequentano il catechismo della Parrocchia.
Diverse sono le reazioni alla notizia: paura, emozione, gioia….
Durante tutto il percorso intrapreso con i nostri bambini, abbiamo sempre cercato di trasmettere loro
quella serenità derivante dalla consapevolezza dell‟immenso e gratuito dono del perdono che il
Signore ci concede con il Sacramento della Riconciliazione; per questo, quel sabato cerchiamo di
creare un clima d‟attesa positivo e gioioso, perché è finalmente giunto il momento di sentire
veramente vicino l‟Amore del Padre.
Sabato 3 aprile, puntualissimi, si presentano alla Chiesa della “Natività”, dove Padre Alessandro li
attende, prima dell‟arrivo degli altri ragazzi, per dedicare loro un‟ attenzione particolare.
Sono quasi tutti pallidi in volto e chiaramente tesi, ci guardano come per essere rassicurati, scorrono
i punti dell‟esame di coscienza messi a loro disposizione e cercano nella loro mente di dare una
risposta ad ognuno.
Dopo la lettura del brano evangelico della parabola del “Figliol prodigo” ed una breve omelia di
Padre Alessandro, iniziano le confessioni. Anche noi sentiamo forte questo momento, guardiamo le
loro faccette serie e vorremmo abbracciarli, uno per uno, mentre seguiamo con lo sguardo protettivo
il primo che si avvia verso il confessore che lo accoglie con un sorriso rassicurante.
Terminata la confessione, tornano al loro posto tranquilli, cercano il nostro sguardo e ci sorridono,
finalmente sereni. Li lasciamo vivere intensamente questo momento e poi li invitiamo a scrivere
una breve riflessione. Sono pensieri semplici, ma autentici e vi assicuriamo che scaturiscono da un
cuore puro di bambino di cui, ancora una volta, dovremmo far tesoro e perciò ve li proponiamo.




                                                           Dopo la confessione, mi sono
                                                             sentito perdonato dai miei
          Mi sono sentita libera                              peccati, felice perché ho
         dai peccati: avevo pulito                            incontrato il perdono del
                 l’anima.                                  Signore e sollevato per essermi
                 (Alessia C.)                                        confessato.
                                                                     (Massimo)
Mentre mi confessavo,
mi sentivo emozionato        Nel momento in cui mi sono andata a
 e con un bisogno di             confessare, ho provato gioia,
   pentirmi dei miei           contemporaneamente paura. Mi
       peccati.                    sentivo proprio rinascere.
Adesso mi sento libero.       Pensavo che davanti a me ci fosse
     (Francesco E.)                     Lui, il Signore.
                               Mi sentivo tremare dalla gioia.
                                          (Alessia B.)




Io mi sono sentito molto     Mi sono sentita praticamente rinata
meglio dopo la mia prima     e ho provato finalmente l’amore del
 confessione e ringrazio             Padre che mi adora.
    Gesù per avermi             Quando sono stata accanto al
perdonato tutti i peccati.    sacerdote, ho immaginato di avere
      (Francesco S.)
                             vicino Gesù e in questa occasione ho
                                capito l’Amore del Padre mio.
                                         (Alessia A.)




Dopo la confessione,                 Io mi sono sentito bene,
   mi sono sentito                    però ho avuto un po’
 libero e felice; non                        paura.
vedo l’ora di rifarla.
        (Lorenzo)                          (Michele C.)
            Prima di confessarmi ero agitatissima e
          stringevo la mano della mia amica Alessia.
            Quando è arrivato il momento, tremavo
         tutta; Padre Angelo mi ha tranquillizzata,
                     poi mi ha confessato.
          In quel momento mi sembravo un angelo e
         stavo accanto a Gesù mentre mi faceva dire
           tutti i peccati più importanti della vita.
         Dopo la confessione, mi sono sentita libera
                da tutti i miei peccati più gravi.
                         (Elisabetta)




 Mi sono sentita abbastanza
 agitata, piena di paura, ma
nello stesso tempo tranquilla e
 adorata nelle mani di Gesù.
           (Giulia)




                                                             Le catechiste
                                                        Anna Maria e Giuliana
                    CANTANDO INSIEME
Dopo un numero di pausa, riprende la rubrica “ Cantando Insieme “, approfittando
dell’evento musicale       che si terrà grazie all’iniziativa dell’associazione musicale
“Musicolandia “ con il patrocinio del Comune di Loreto e dell’Assesorato alla cultura.
Riportiamo qui di seguito una breve biografia del musicista jazz Dave Weckl.
Dave Weckl è considerato uno dei migliori batteristi jazz fusion a livello mondiale. Con la
sua tecnica mozzafiato ha dato il via ad una serie di imitazioni. Le sue composizioni sono
elegantemente strutturate e complesse e gli accompagnamenti richiedono un alto livello di
padronanza della tecnica. Dave è diventato un modello per le nuove generazioni di
batteristi.




Nato a St. Louis nel Missouri l'8 Gennaio 1960, Dave ha cominciato a suonare la batteria a
otto anni. Si è trasferito sulla costa Est nel 1979 ed ha studiato all'università di Bridgeport
nel Connecticut. Arrivato a New York è subito venuto in contatto con Peter Erskine che lo
ha raccomandato per la sua prima esibizione con French Toast e poi con la band Michel
Camilo, con cui Dave ha registrato cinque album. Il bassista di Camilo, Anthony Jackson,
ha poi raccomandato Dave per il Simon and Garfunkel Reunion Tour del 1983. Ciò ha
permesso a Dave di partecipare alle attività svolte a New York, tra cui le registrazioni con
Diana Ross, Robert Plant, George Benson e altri. Nel 1985 Dave si è unito alla
straordinaria Elektric band di Chick Corea in cui ha unito la sua notevole padronanza della
tecnica con l'elettronica più all'avanguardia ed è divenuto celebre come il miglior batterista
fusion a livello mondiale. Divenuto ormai un nuovo eroe, Dave ha cominciato ad esibirsi e
a ricevere riconoscimenti in tutto il mondo. Il suo gusto per gli stili jazz più tradizionali lo ha
portato a vincere un Grammy Award insieme alla Chick Corea Akoustic Band. Tutto ciò ha
permesso a Dave di registrare e produrre con il proprio nome e a gestire la propria band.
Occasionalmente suona con Lee Ritenour, Mike Stern, Alan Pasqua ed ha recentemente
ri-costituito la Elektric Band. Molto coinvolto nell'insegnamento della musica, Dave ha
realizzato una serie di video e libri didattici di grande successo. Lui dice " è la mia meta
per inspirare i giovani e i non più giovani a suonare, qualunque strumento. Con tutti i
problemi del mondo di oggi, io sento che questo è il mio modo di offrire un'azione positiva
verso la felicità spirituale della quale la musica può essere una grande parte." Si presenta
a Loreto con la sua band costituita da alcuni dei migliori jazzmen sulla scena
internazionale.

Dave Weckl ed il suo gruppo si esibiranno, Domenica 18 Aprile 2004 alle ore 21,30, a
Loreto presso il Palacongressi. Potete trovare i negozi abilitati alle prevendite consultando
il sito Internet alla voce: www.musiconda.it , la segreteria sarà a disposizione per quanti
vorranno diventare soci di Musiconda; il gruppo, infatti, viene grazie alla iniziativa della
stessa associazione. Vogliamo porgere un particolare ringraziamento al Presidente “
Giancarlo Montironi “ per la disponibilità dimostrata e per la gentile concessione delle
informazioni forniteci.

A tutti diamo appuntamento al prossimo numero. Auguri di Buona Pasqua




                                                                                 Giorgio
                               “ E vacce te ...”




Per il Carnevale 2004 gli “ Amici della Filodrammatica” hanno rappresentato nel Teatro della
Piazzetta della Parrocchia Santa Casa, la commedia dialettale “ E vacce te…!”, soggetto di Livio
Sbaffo, per la cui realizzazione hanno collaborato Luciana Grottini, Noemi Marchesini, Paolo
Bonsignori, Mario Ominetti, Licia Beccaccini e Carlo Baldoni.
Diamo l‟elenco degli interpreti e del rispettivo ruolo nel corso dei tre atti :
Mario Ominetti : Oreste
Paolo Bonsignori : Massimo il figlio di Oreste
Luciana Grottini : Verginia
Anna Costarelli : Dina la figlia di Verginia e moglie di Massimo
Olimpia Brodoloni e Lorenzo Colombati : rispettivamente Pamela e Luca figli di Massimo e Dina
Marco Miglietti : il fattorino del fioraio
Noemi Marchesini : una vicina
Stefano Grottini e Antonietta Stefano : Luigi e Anna nipoti di Oreste
Kety Galassi e Licia Beccaccini : due ragazze imbroglione
Omar Marini Diomedi, Franco Grottini e Carlo Baldoni : amici di Oreste
Ermanno Storani : la finta badante
Livio Sbaffo : la voce fuori campo.
Quest‟anno si è voluto parlare degli anziani e della difficoltà che essi hanno oggi di mantenere la
loro autonomia nella famiglia .
La vicenda si sviluppa in casa della suocera di Massimo. E‟ il 1° Maggio e la famiglia si accinge a
fare una gita a Caccamo. Durante i preparativi arriva il fattorino di un fioraio che porta alla signora
di casa un mazzo di fiori ; si crea tra moglie e marito un malinteso che subito si chiarisce
riprendono i preparativi e subito dopo arriva trafelata Emma , la vicina di casa di Oreste : casa sua è
allagata perché in casa di Oreste deve esserci qualche rubinetto lasciato aperto. Ha cercato Oreste,
ma non è in casa. Massimo è costretto a cambiare programma per andare a vedere che cosa è
successo. La gita va a monte. Rimaste sole in casa , Verginia e Dina sua figlia hanno un battibecco.
Dina dice che così non si può andare avanti , perché Oreste ogni giorno ne combina una e non può
restare solo e la loro casa è piccola per accogliere tutti. Lei ha una soluzione: Oreste andrà al
ricovero, la casa di Oreste verrà venduta, verrà comperata una casa nuova grande, per la differenza
verrà fatto un mutuo e le rate saranno pagate con la pensione di Verginia. Aggiunge Verginia : “ E
saranne tutti felici e contenti meno chi sti pori minchioni de vecchietti.”
Ci si sposta nella casa di Oreste. Massimo ed Emma arrivano ma Oreste non è in casa e, prima di
uscire, non si è assicurato di chiudere il rubinetto della vasca da bagno e nell‟appartamento è tutto
un lago. I due cominciano a raccogliere l‟acqua, intanto rientra Oreste : “ Me pareva d‟avelli
controllati tutti. E mica ho „mmazzato a nisciù”. Massimo è arrabbiatissimo e dà un ultimatum ad
Oreste : “O accetta che venga cercata una badante oppure va al ricovero. Ad Emma, rimasta a
raccogliere l‟acqua dal pavimento, Oreste confida : “Ma te pare che io posso metteme dentro casa
una che non cunoscio! … che te controlla tutto quello che fai! Bisogna che stai attente a come parli,
nun te poi mette in libertà. No, io dentro casa non ce vojo a nesciù. Stago tanto be‟ per conto mia.”
Rimasto solo in casa Oreste riceve la visita di due ragazze che lo raggirano e riescono a rubargli la
pensione. Oreste è disperato. Anto‟ ,un amico di Oreste andato a trovarlo, lo consola e gli assicura
che insieme agli amici, troverà il modo di risolvere il problema.
Mentre Oreste e gli amici fanno una partita a carte, Massimo telefona : ha trovato una badante per
Oreste. Gli amici fanno dire ad Oreste che hanno preso accordi con un‟altra che Anto‟ è andato a
prendere. Alla presenza di Massimo, di Dina la moglie e di Verginia arriva la nuova badante che è
un amico vestito da donna . Per un pò l‟espediente riesce, ma poi il gioco viene scoperto. Oreste
non ha scampo. O una badante vera oppure il ricovero. Verginia si commuove e fa una nuova
proposta :. Massimo con la sua famiglia si trasferisce a casa di Oreste e Verginia accoglierà in casa
Oreste :
 “Io baderò a lu‟ e lu‟ baderà a me. Oh Oreste je lo volemo di‟ ? … E vacce te …”




                                                            Gli amici della filodrammatica
PER UN CONSUMO CONSAPEVOLE DELLE BANANE
                                                Il mercato delle banane è in mano, indirettamente o più
                                                spesso direttamente alle multinazionali, le quali
                                                impongono nelle coltivazioni il ricorso ad un uso
                                                massiccio di pesticidi e fungicidi per ottenere la
                                                massima produzione e di conseguenza il massimo
                                                guadagno. Nella maggior parte dei casi non vengono
                                                usati sistemi di rotazione regolari delle coltivazioni che
                                                permetterebbero al terreno di rigenerarsi. Quando il
                                                suolo si impoverisce drasticamente si apre la strada
                                                alla deforestazione e alla desertificazione con rischi di
                                                erosione del terreno e di inondazioni.
                                                La maggior parte dei lavoratori non vengono rispettati
nei loro diritti:nel migliore dei casi sono sottopagati. A tutt‟oggi vengono effettuate disinfestazioni
aeree MENTRE questi lavorano ( Nei bananeti appartenenti alla compagnia Bonita).
I consumatori con le loro scelte possono fare qualcosa.
Tra le marche in commercio nel mercato italiano attualmente ne sono presenti due inserite nel
circuito del Far Trade (commercio equo): Coop solidale e Ctm Altromercato.
Queste compagnie ricorrono a criteri di condotta per la gestione ambientale e li applicano in tutte le
piantagioni:usano pesticidi e fungicidi entro i limiti consentiti,applicano tecnologie per migliorare
l‟impatto ambientale delle coltivazioni;si sottopongono alla certificazione di organismi di controllo
riguardo l‟applicazione di strategie ambientali;aderiscono agli otto criteri stabili dell‟organizzazione
del lavoro (Oil) tra cui:la proibizione del lavoro infantile e del lavoro forzato,il riconoscimento della
libertà di associazione e del diritto alla contrattazione collettiva,l‟abolizione di discriminazioni
basate sul sesso,sulla religione e sulla cultura di appartenenza. Garantiscono un salario minimo che
consente di rispondere almeno ai bisogni di base della popolazione locale nei Paesi produttori
(alcune compagnie come Bonita, Del Monte e Turbana non fanno neanche questo!);mettono in atto
iniziative volte allo sviluppo sociale,economico e culturale nelle comunità coinvolte.
Le banane sono acquistate dai produttori locali ad un prezzo maggiorato dal 40 all‟ 80% rispetto al
mercato internazionale. Per il consumatore la differenza è in media di 70 centesimi al Kg.

Altre informazioni:le banane importate in Ialia sono della varietà “Cavendish”.La loro maturazione
avviene artificialmente nel Paese di destinazione con gas etilene. Tutte le banane importate che non
abbiano il marchio BIO provengono da piantagioni dove si è fatto uso di pesticidi (non basta che
nella confezione ci sia un po‟ di verde o un sole che splende, e questo vale per tutti i prodotti
ortofrutticoli).Subito dopo la raccolta è comunemente praticata l‟immersione delle banane in una
soluzione fungicida (anche per quelle biologiche).E‟bene lavarsi le mani dopo avere toccato la
buccia delle banane o non toccare direttamente la polpa se la si consuma subito.Si contano sulla
punta delle dita i produttori che indicano sull‟etichetta che la banana ha subito un trattamento
fungicida (“trattato con tiobendazolo”), eppure il fungicida sulla buccia c‟è quasi sempre. Non
sempre è indicata l‟origine del prodotto, benchè sia obbligatoria.

Queste informazioni sono state tratte dall‟articolo “Banane etiche”della rivista “Altroconsumo”
n.168.
                                                                                      Laura
                                     JEZZO, 'SSE MIMOSE!
Jezzo, quante schionne                             Tutto l‟anno trascurate
quant'ha rotto 'sse mimose                         cuntrariate
tutti i anni l'8 Marzo                             nfastidite
pe la festa de le donne                            l'omo avaro
(de le spose                                       fa lo sforzo
de le fije                                         sovrumano
de le mamme                                        solo un giorno:
le sorelle                                         l'8 Marzo
le nipote                                          mette in paro
le cugine                                          da signore
le cognate                                         la partita dare-avere
de le nonne                                        c‟un rametto de mimose
de le socere                                       pulverose
le nore                                            che te tegne
de le zie)                                         te mpelucca
pe na festa che nasconne                           te ngiallisce...
un gran mucchio de bugie.                          Te mpupisce
Ma cume le mpupìmo                                 con un gné...
a 'sse purette                                     Saria mejo
confundemo                                         se de botto
tutto fumo                                         senza manco le mimose
con do bagi Perugina                               c'un bucco de più de sforzo
cu' na rara buttijetta de proffumo                 senz'affanno
e po'                                              te vulesse invece be'
ce rvedemo dumatina                                per tutto l'anno
o st'altr'anno                                     miga solo l'8 Marzo...
se campamo
con tre rose
c'un bel ramo
de mimose
sfarinose
che se sgretola a toccalle.

 Gustì Dal libro “ Gnà che me sfogo” di Augusto Castellani
                             Primo soccorso
                                     Morsi di animali




Un morso di animale, cane, gatto, topo, criceto, porcellino d'India, scoiattolo, non deve essere
trascurato in quanto, oltre al danno ai tessuti, dovuti alla lacerazione più o meno profonda della
cute, può essere responsabile anche di severe infezioni. La bocca di tutti gli animali (compresi
quelli domestici come cani e gatti) contiene vari germi capaci di generare infezioni. Quella
più grave è il tetano. Un‟altra infezione più rara ma non meno grave è rabbia, che può essere
trasmessa da animali malati anche con il solo contatto con la saliva. Si deve quindi ricorrere
urgentemente a cure mediche ogni qualvolta si venga morsicati da un‟animale
indipendentemente dall‟entità e gravità delle lesioni, per una disinfezione accurata delle ferite
e per sottoporsi alla profilassi per prevenire l‟insorgere di infezioni.
Il trattamento immediato di un morso di un animale (ma anche del graffio di un gatto) deve essere
volto a pulire la ferita il meglio possibile.
La parte lesionata deve essere messa sotto acqua corrente, insaponata più volte e quindi sciacquata
abbondantemente e disinfettata con acqua ossigenata.
Andare da un medico o meglio al Pronto Soccorso, dove eventualmente verrà effettuata la profilassi
antitetanica e denuncia obbligatoria all‟ufficio competente.




                                          Morsi di ratti

Lavare la ferita con acqua e sapone, disinfettare accuratamente e medicare con garza. Il medico
potrà prescrivere un antibiotico ad ampio spettro.
Morsio di serpente
La maggior parte dei serpenti sono innocui, ma esistono anche specie velenose: vipere, cobra e
mamba, serpenti marini dell‟Oceano Indiano e Pacifico. Per quanto riguarda i morsi di rettili,
accertarsi subito se si tratta di serpente velenoso o innocuo. Guardare il segno lasciato dai denti del
rettile: una vipera lascia un segno inconfondibile: l'impronta dei due denti velenosi.




In caso di morso di vipera normalmente la situazione non è così drammatica, anche se non bisogna
perdere tempo. Il morso dalla vipera provoca un dolore intenso, debolezza e si avverte una
sensazione di nausea.
Innanzitutto, è fondamentale tranquillizzare il paziente e farlo muovere il meno possibile, quindi :

       -    Trasportare il paziente al più vicino ospedale; per i pazienti che si trovano in zone
            impervie o lontane da un ospedale si rammenta di far riferimento al servizio 118 che
            provvederà con eli-ambulanza ad un trasporto rapido e protetto
        - Evitare le manovre tradizionali quali laccio, taglio e suzione, che oltre a non essere
            efficaci possono causare danni ed aumentare la diffusione del veleno:
        - Evitare la somministrazione di siero al di fuori di un ambiente ospedaliero per il rischio
            di shock anafilattico.
        - Non si deve applicare ghiaccio sulla ferita.
Mantenere la massima calma e rilassatezza: le manifestazioni più importanti, conseguenti al morso,
iniziano dopo diverse ore dalla morsicatura, per cui c‟è il tempo per il recupero del paziente con una
normale barella.
Molto più grave sarà l‟emergenza per le morsicature al volto, al collo e nei bambini. Vipere e
serpenti possono essere incontrati durante escursioni in montagna o nei paesi tropicali, nei deserti e
nelle foreste. Per prevenire incontri ravvicinati con queste bestiole, è bene fare rumore al proprio
passaggio, così da metterli in fuga. L'uso di scarponcini alti alle caviglie e di pantaloni lunghi
robusti sono ulteriori utili precauzioni, ma soprattutto bisognerà fare attenzione a dove si mettono i
piedi e dove si appoggiano le mani (attenzione quando sollevate sassi, soprattutto nel deserto, o a
buchi ed anfratti che potrebbero essere tane o nidi).
La puntura d'insetto può essere pericolosa solo se colpisce particolari zone del corpo (occhi,
labbra e in generale il viso, lingua e gola), oppure se ad essere punto è un bambino molto piccolo o
se la persona soffre di forme allergiche. In quest'ultimo caso esiste il rischio del cosiddetto "shock
anafilattico" il cui sintomo più pericoloso è la difficoltà del respiro detta dispnea, dovuta all'edema
                                   della glottide; in questo caso ricorrere al medico il più presto
                                   possibile. Per prima cosa è necessario rimuovere con cautela il
                                   pungiglione servendosi di una pinzetta. Dopo aver disinfettato la
                                   puntura con acqua ossigenata si deve e poi applicare un cubetto di
                                   ghiaccio (rallenta l'assorbimento), non applicare pomate.
                                   Nel caso la puntura d'insetto dovesse dare luogo ai sintomi dello
                                   stato di shock (la persona appare pallida, sudata, avverte una
                                   sensazione di vertigine, tossisce, respira male, si sente debole,
                                   perde conoscenza o si copre di orticaria oppure presenta un
gonfiore intorno agli occhi) è necessario chiamare immediatamente 118. Nell‟attesa sdraiare il
paziente e avvolgetelo in una coperta. La respirazione va tenuta costantemente sotto controllo,
perché potrebbe esserci bisogno della respirazione assistita.

Anche il contatto casuale, in mare, con una medusa può essere fastidioso:
l'animale viene in collisione con una parte del corpo e si può
appiccicare come una ventosa. E' una sostanza fortemente irritante
quella prodotta ed è di natura basica (come ad esempio l'ammoniaca).
Una cosa da fare, per neutralizzare la sostanza basica, è di porre
sulla zona di contatto una sostanza acida, come l'aceto da cucina,
che neutralizza il veleno. La prima cosa da fare è immergere la zona
colpita in acqua quanto più calda possibile e salata,
perchè il veleno dei pesci e molluschi marini è un veleno che viene
inattivato dal calore. In ogni caso rivolgersi sempre ad un medico.
Punture di ricci di mare.
Provocano, con i loro aculei, ferite estremamente dolorose, seguite da arrossamenti e, a volte, da
debolezza e paralisi momentanea dei muscoli della faccia e della bocca dovuti alla sostanza tossica
iniettata. Gli aculei vanno asportati con le mani o meglio con una pinzetta o un ago sterilizzato. Se
ne dovessero permanere sottocute, si potrà agevolare l‟estrazione ammorbidendo la parte interessata
tenendola in acqua calda per un po' di minuti. Se anche questo tentativo dovesse fallire, si ricorrerà
al medico che potrà toglierli dopo iniezione anestetica locale. Dopo l‟eliminazione degli aculei,
disinfettare accuratamente la zona e medicare con garza.
Punture di ragni e scorpioni.
Determinano dolore locale molto intenso e a volte gravi stati di ansia e di paura. Bisogna cercare di
far uscire, dal punto di inoculazione, la maggior quantità di veleno iniettato.
Quindi lavare la ferita, disinfettare accuratamente e applicare ghiaccio o acqua molto fredda. In
presenza di prurito potranno essere applicate creme specifiche dietro consiglio medico.




                                                                  Maurizio & Davina
                            BRODETTO DI CESENATICO




INGREDIENTI PER QUATTRO PERSONE:
pesce fresco del tipo:
coda di rospo               2
anguilla             1
seppie               1 o 2 (a seconda della grossezza)
canocchie            4
sgombro              2
triglie              3
granchi              4
vongole              ½ Kg
mezza razza
cipolla              1
spicchi d’aglio      2
pomodoro passato
¼ di bicchiere di aceto
1 dado per il brodo di pesce
sale q.b.
peperoncino
olio extra vergine a piacere
un ciuffo di prezzemolo

Pulire il pesce, togliere le teste e farle bollire col dado a parte, tagliare a pezzi le seppie e
farle bollire a parte con acqua salata.
In un tegame largo, tipo teglia da forno, fra rosolare nell’olio,la cipolla, gli spicchi d’aglio, il
peperoncino, il prezzemolo, a fuoco basso per alcuni minuti.
Aggiungere il pomodoro e far bollire sempre a fuoco basso.
Quando il pomodoro si è addensato un po’, aggiungere la coda di rospo, la razza,
l’anguilla a pezzi.
Coprire e far bollire per una ventina di minuti a fuoco lento.
Aggiungere poi il resto del pesce, avendo cura di disporlo in un certo ordine ( seppie con
seppie ecc..), allungare con il brodo di pesce delle teste, aggiungere il sale e far bollire
piano fino a cottura quasi ultimata.
Appena prima di finire la cottura, aggiungere un bicchier con ¾ di brodo e ¼ di aceto.
Far bollire per qualche minuto ancora a fuoco allegro.

                                          Buon appetito
                                              Lara
PARTENZA ALLE ORE 8.00 DA PIAZZA DEI GALLI
ARRIVO PREVISTO ORE 10.00
PRANZO AL SACCO O ALL’INTERNO DEL PARCO
PARTENZA DA MIRABILANDIA ORE 18.00
ARRIVO PREVISTO A LORETO ORE 20.00

      QUOTA DI PARTECIPAZIONE 27 EURO
          (compreso l’ingresso al parco)

    PRENOTAZIONI PRESSO LA PARROCCHIA,
       FINO AD ESAURIMENTO DEI POSTI
           (con versamento della quota)
Cari genitori,
anche quest’anno, a conclusione dell’anno catechistico, la parrocchia
“Santa Casa”, organizza un camposcuola, come momento di
aggregazione e di crescita per i nostri ragazzi.
Il caposcuola si svolgerà ad Acquasanta Terme (prov. Ascoli Piceno),
dal 8 al 15 Agosto 2004.
I genitori interessati all’iniziativa sono pregati di compilare la parte
sottostante e di riconsegnarla al Parroco o ai catechisti al più presto
possibile.
                                                                   Il parroco
                                                                    P.Angelo


IL SOTTOSCRITTO____________________________________

GENITORE DEL BAMBINO____________________________

ADERISCO ALL’INIZIATIVA DEL CAMPOSCUOLA
              FIRMA____________________________________



AVVISI PARROCCHIALI
MESE DI MAGGIO: Recita del santo Rosario meditato e cantato lungo le
vie della parrocchia tutti i lunedì, martedì e giovedì alle ore 21.00
(L’itinerario e gli orari verranno comunicati prossimamente)

LUNEDI’ 31 MAGGIO: chiusura del mese di Maggio dalle Suore
Passioniste in via Maccari. Sarà guidato dal nostro vescovo Angelo
Comastri, con inizio alle ore 21.00

DOMENICA 23 MAGGIO: Prime comunioni

DOMENICA 30 MAGGIO: Santa Cresima

DOMENICA 6 GIUGNO: Pellegrinaggio a Campocavallo con partenza alle
ore 5.00 in Piazza della Madonna. Arrivati al Santuario ci sarà la
celebrazione della Santa Messa alle ore 8.30 circa.


Avvisiamo i fedeli che la celebrazione della Santa Messa feriale, il Santo
Rosario e i Vespri delle ore 19.00 riprenderanno martedì 13 Aprile.

Ricordiamo inoltre, l’appuntamento mensile della Catechesi Parrocchiale
degli adulti, tenuta dal nostro Parroco ogni primo giovedì del mese alle
ore 21,15. Ogni secondo giovedì del mese segue la condivisione
comunitaria sulla catechesi in Sala parrocchiale in piazza della Madonna
alle ore 21.15.
Tutti sono invitati a questi incontri di approfondimento della nostra fede.

								
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