CORYDON
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Prefazione dell'Autore
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I miei amici mi ripetono che questo piccolo libretto ha il potere di procurarmi grandi danni. Io penso
che non possa sottrarmi nulla di quello cui io tengo veramente; o, per meglio dire, penso di non
tenere molto a tutte quelle cose che potrebbe togliermi: applausi, decorazioni, onori, entrate fastose nei
saloni alla moda: tutte queste cose io non le o mai cercate. Tengo solo alla stima di qualche animo raro che
- e lo spero veramente - comprenderà che la sua stima non è mai stata meritata di più, che non con la
pubblicazione di questo libro, che ho osato scrivere. Questa stima, essa soltanto, non voglio perdere; ma
certamente preferirei perderla piuttosto che doverla a qualche menzogna o a qualche fraintendimento.
Non ho mai cercato di piacere al pubblico; tuttavia, sono legato, in modo eccessivo, all'opinione di alcuni:
è una questione di sentimenti...non ci si può far niente. Quello che qualcuno, talvolta, può avere
scambiato per eccessiva timidezza di pensiero era, nella maggior parte dei casi, solo il timore di rattristare
qualcuno; soprattutto di addolorare un animo che, fra tutti, mi è sempre stato particolarmente caro. Chi
può dire di quanti stop, di quante divagazioni e di quante reticenze è responsabile l'empatia e la tenerezza?
- Per quel che riguarda i meri ritardi, penso che non ci si possa lamentare, poiché, soprattutto oggi, gli
artisti peccano di una grande mancanza di pazienza.
Quello che oggi ci viene proposto è spesso destinato a maturare ulteriormente. Il pensiero che oggi ci ha
conquistato - e che ci sembra straordinario - già domani è destinato a tramontare. E' questo il motivo per il
quale ho atteso a lungo prima di scrivere questo libro, e, una volta scritto, per farlo stampare. Volevo esse-
re certo che quello che stavo scrivendo in Corydon - e che mi pareva evidente - non dovesse apparirmi pre-
sto errato, e che così dovessi ritrattare tutto. Ma non è stato così: in questo libretto, il mio pensiero si è
solamente chiarito, ha trovato la sua affermazione: quello che rimprovero oggi al mio testo è la sua ecces-
siva pacatezza e la grande timidezza. E' stato scritto da più di dieci anni e, nel frattempo, esempi, testimo-
nianze e nuovi argomenti non hanno fatto null'altro che corroborare le mie teorie. Quello che pensavo pri-
ma della guerra, lo penso ancor oggi, con convinzione maggiore. L'indignazione che Corydon potrà suscita-
re non mi impedirà di credere fermamente che le cose che ho detto dovessero essere affermate. Non pen-
so che tutto quello che si pensa debba essere scritto o detto, in qualsivoglia occasione - ma ciò che ho scrit-
to va proposto qui, ed oggi! (In. 1)
Alcuni amici, cui avevo chiesto di analizzare questo mio libro, pensano che abbia dedicato troppo spazio
ed energie all'analisi della storia naturale - benché riconoscano che non mi sono sbagliato nell'attribuirle
tanta importanza: insistono tuttavia, che questi temi affaticano e respingono il lettore. Ma, perdio, è quello
che io spero vivamente! Non scrivo per divertire e voglio ricacciare indietro, fin dall'inizio, quelli che cerca-
no in questo libro il piacere, l'arte, lo spirito...e tutto quello che non sia l'espressione più netta di un pensie-
ro serio. -
Aggiungo ancora questo:
Non credo che il motto supremo della saggezza sia quello di abbandonarsi alla natura, e di lasciare libero
sfogo agli istinti; ma credo che, prima di tentare di ridurli ed addomesticarli, è importante comprenderli a
fondo - poiché un gran numero di screzi, incomprensioni, contrapposizioni per i quali soffriamo, sono sola-
mente apparenti e dovuti ad errori di valutazione e di giudizio.
Nov. 1922
* In. 1. Alcuni libri - quelli di Proust in particolare - hanno assuefatto il pubblico a surriscaldarsi meno e a valutare, a sangue freddo,
quello che, prima, il pubblico fingeva di ignorare, Molti begli animi credono volentieri di abolire de facto, tutto ciò cui essi non
prestano attenzione o che ignorano...Ma i libriche ho citato, hanno contribuito - e lo temo molto - a confondere le idee e le opinioni.
La teoria dell'uomo-donna, dei ''Sexuelle Zwischenstufen'' (gradi intermedi della sessualità), che ha proposto il dottor Hirschfeld in
Germania, molto prima della guerra - ed alla quale pare che Proust si riferisca - potrebbe finanche essere vera. Ma essa riguarda
soltanto alcuni casi di omosessualità, quelli di cui io precisamente non mi occupo in questo libro: i casi di inversione, di
effeminatezza e di sodomia. E constato che una delle grandi lacune del mio libro è quella di non occuparmi di questi casi - che si
riscontrano con una grande frequenza...molto maggiore di quella che avevo pensato, in un primo momento.
Poniamo che la teoria di Hirschfeld soddisfi chi cerca una descrizione dei tre casi che ho citato. E tuttavia, questa teoria del ''terzo
sesso'' non può, in alcun modo, descrivere quello che solitamente viene chiamato ''l'amore greco'': la pederastia, che non comporta
effeminatezza alcuna, né da una parte né dall'altra.
Prefazione alla Seconda Edizione (1920)
Ho deciso, dopo otto anni di attesa, di ristampare questo libro. Era apparso nel 1911, nella tiratura di 12
copie, che furono cacciate in un cassetto, da cui devono ancora uscire.
Corydon comprendeva allora, solo i primi due dialoghi, e la prima parte del terzo. Il resto del libro era
solo abbozzato. Alcuni amici mi dissuasero dal completarlo. ''Gli amici - dice Ibsen - sono pericolosi, non
tanto per quello che ti conducono a fare, ma per quello che ti impediscono di fare!''
Le considerazioni che presentavo allora in questo libretto mi sembravano importanti, e ritenevo ne-
cessario presentarle. Ma, d'altronde, ero molto attento al bene pubblico, e ben lesto a celare il mio
pensiero se fosse stato d'intralcio al buon ordine sociale. E' questo il motivo - ben più della prudenza
personale - che mi ha spinto a riporre Corydon in un cassetto e a lasciarvelo per molto tempo. Tuttavia, in
questi ultimi mesi, mi sono convinto che questo piccolo libro - per quanto sovversivo possa apparire - altro
no fa che combattere la menzogna - e non vi è nulla di più nocivo per il singolo individuo e per la società
della menzogna accreditata. Ho pensato che quello che scrivevo nel mio libro non rendeva di punto, tutto
reale. Ma quello che io scrivo è nella realtà. Io ho solo tentato di spiegare quello che esiste. E dato che,
solitamente, non si vuole ammettere che quello che scrivo esiste, allora io indago - mi impegno ad
indagare, se è veramente così deplorabile - come si dice, che tutto ciò esista.
Primo Dialogo
Nell'anno 190. un processo che destò scandalo, rimise sul tappeto la questione irritante dell'uranismo.
Nei saloni e nei caffè, per otto giorni non si parlava d'altro. Stanco di udire, in materia, i proclami e le
teorizzazioni azzardate degli ignoranti, dei testardi e dei meschini, mi decisi a chiarire le mie idee in merito:
riconoscendo alla sola ragione, e non al temperamento, la facoltà di assolvere e di condannare. Mi decisi a
fare visita a Corydon. Mi dissero che egli non aveva protestato contro certi suoi modi contro natura, di cui
lo accusavano; volevo avere la coscienza limpida e sapere anche quello che Corydon diceva per scusare i
suoi modi.
Non vedevo Corydon da dieci anni. Lo avevo conosciuto quando era un ragazzo pieno di fuoco, dolce e in-
sieme fiero, generoso, servizievole, il suo sguardo quasi estorceva la stima, l'apprezzamento. I suoi studi di
medicina erano stati assai brillanti, e i suoi primi lavori gli avevano guadagnato il plauso degli esperti del
settore. Dopo il liceo, dove eravamo stati in classe assieme, avevamo stretto una forte amicizia, per un lun-
go periodo. Poi, alcuni anni dedicati a viaggiare ci hanno separati, prima che io ritornassi a Parigi: qui la pes-
sima reputazione che gli procuravano i suoi costumi, mi frenò dal rendergli visita. Avanzando nel suo appar-
tamento, devo dire che non ho avuto quella impressione scomoda che mi attendevo. E' vero che Corydon
non fa nulla per dare questa sensazione, neanche con il suo vestire, che sembra, per contro, corretto, anzi
con una certa ricerca di austerità. I miei occhi cercavano invano, nella saletta nella quale mi introdusse,
quei segni di effeminatezza che gli specialisti rintracciano in tutto quello che attiene agli invertiti, fatto sul
quale assicurano di non sbagliare. Invece, si poteva notare sopra il suo bureau di acajou, una grande foto-
grafia di un'opera di Michelangelo: la Creazione dell'Uomo. Vi si vede Adamo, la creatura, obbediente al di-
to creatore, tutto nudo, disteso su del limo, mentre rivolge a Dio il suo sguardo colmo di riconoscenza. Co-
rydon dimostra e afferma di avere un certo gusto per le opere d'arte, dietro il quale avrebbe potuto rifu-
giarsi se mi fossi stupìto della scelta di quel soggetto particolare. Sul tavolo da lavoro stava il ritratto di un
vecchio dalla barba bianca, che riconobbi ben presto come quello di Walt Whitman, che appare anche all'i-
nizio della traduzione delle sue poesie da parte di Monsieur Bazalgette. Monsieur Bazalgette ha anche
pubblicato una biografia di questo poeta, uno studio voluminoso di cui recentemente sono venuto a co-
noscenza, e che usai come pretesto per iniziare la conversazione.
I
- Dopo la lettura del libro di Bazalgette - iniziai - è chiaro che questo ritratto non ha un gran motivo di stare
sulla tua tavola!
La mia frase era stata impertinente; Corydon finse di non capire, ma insistetti:
- Innanzitutto - mi rispose - l'opera di Walt Whitman resta ammirabile, lo stesso, qualunque sia l'interpreta-
zione che qualcuno vuole dare dei suoi costumi...
- Ammetti, tuttavia, che la tua ammirazione per Whitman si è affievolita da quando Bazalgette ha
dimostrato che non aveva quei modi di vita che tu saresti stato felice di cucirgli addosso.
- Il tuo amico Bazalgette non ha dimostrato proprio niente; tutto il suo ragionamento sta in un sillogismo
che si può benissimo ribaltare: 'L'omosessualità - afferma fin dall'inizio - è una tendenza contro natura.' Poi
aggiunge: Whitman era un uomo sanissimo, era - propriamente parlando - il campione più perfetto dell'uo-
mo naturale che la letteratura ci abbia mai offerto. E conclude: Dunque Whitman non è pederasta. Ecco
quello che penso sia palese!
- Ma l'opera di Whitman sta lì...e Monsieur Bazalgette può benissimo avere tradotto love con 'affetto' e
'amicizia', e ancora sweet con 'puro' quando Whitman si rivolge al compagno...Ma ciò non toglie che tutti i
passi appassionati, sensuali, teneri, frementi del volume sono dello stesso ordine: di quell'ordine che tu
chiami 'contro natura'.
- Io non lo definisco proprio come 'ordine'...Ma sentiamo il tuo sillogismo?
- Eccolo:
Whitman può essere scelto come tipo dell'uomo normale.
Aggiungo che: Whitman era pederasta.
- Dunque, la pederastìa è una tendenza normale.
- Bravissimo, peccato che ti manchi da dimostrare che Whitman era pederasta. Se devo scegliere tra due
mere affermazioni di principio, preferisco il sillogismo di Bazalgette, almeno non va a cozzare contro il buon
senso.
- Non è il buon senso che non dobbiamo offendere, ma la verità. Sto preparando un articolo su Whitman,
una risposta all'argomentazione di Bazalgette! 1
- Vedo che queste questioni sui costumi ti interesano moltissimo?
- Abbastanza, lo ammetto; sto preparando un lavoro piuttosto importante a riguardo.
- Allora, secondo te, non bastano i lavori di Krafft-Ebing, di Moll, di Raffalovich...
- Non mi hanno soddisfatto. Vorrei parlare del soggetto in modo diverso.
- Ho sempre pensato che si sta meglio a parlare il meno possibile di queste cose, e che spesso esse esistono
solo perché uno sciagurato le divulga. Eppoi sono del tutto ineleganti da dirsi. E gli orpelli graziosi che si fan-
no sono scellerati perché danno ad esempio proprio quello che invece si vuole rimproverare.
- Ma io non ho proprio l'intenzioni di fare rimproveri.
- Corre voce che tu ti dimostri tollerante in materia...
- Tu non mi capisci proprio. Sarà bene che ti dica il titolo del mio lavoro.
- Dimmelo, allora.
- E' una 'Difesa della Pederastìa' che sto scrivendo!
- E perché non un 'Elogio', visto che ci sei così vicino?
- Quel titolo sarebbe una forzatura di quello che penso. Temo che persino nella parola 'Difesa' qualcuno
possa scorgere una sorta di provocazione!
- E oseresti pubblicare una cosa simile?
- No! Non oserei - disse con tono più grave.
- E' chiaro, siete tutti uguali - ripresi dopo un breve silenzio - fate tante bravate in camera da letto e tra i
vostri simili; ma, in pubblico, alla luce del sole, il vostro coraggio evapora. Voi sentite, in profondità, la le-
gittimità della riprovazione che vi assedia; protestate con eloquenza a voce bassa, ma a voce alta...voi de-
sistete.
- E' vero che mancano i martitri per questa causa!
- Non usare queste parole impegnative.
- Io uso le parole giuste per l'occasione. Abbiamo avuto Wilde, Krupp, McDonald, Eulenburg...Se questo
non ti basta!
- Vittime, oh, sì!, vittime quanto si vuole! ma non martiri. Tutti hanno negato,e tutti negheranno! Eppoi,
perdio, davanti all'opinione pubblica, ai giornali tutti si vergognano, si ritraggono.
- Oppure si ammazzano, purtroppo! Sì! Hai ragione: si cede, si fa vincere l'opinione pubblica, fondando la
propria innocenza sulla negazione della propria vita. Strano: si ha il coraggio delle proprie idee, ma non
quello dei propri costumi. Si accetta di buon grado di soffrire, ma non di essere dei disonorati.
- E tu non sei come loro, visto che rinunci a pubblicare il tuo libro?
Esitò qualche istante, poi disse:
- Forse non rinuncerò!
- Pensa di trovarti convocato in tribunale da uno come Queensberry o come Harden, potresti prevedere
come ti comporteresti?
- Purtroppo sì! Farei senza dubbio, tutto quello che hanno fatto coloro che mi hanno preceduto. Perderei il
mio contegno e negherei. Non si è mai così soli nella vita da evitare che il fango che ti viene gettato contro
schizzi anche su qualcuno che ti è caro. Lo scandalo getterebbe mia madre nella desolazione, e non saprei
perdonarmelo! Mia sorella più giovane vive ancora con lei e deve ancora sposarsi. Potrebbe difficilmente
trovare qualcuno che mi accetti come genero.
- Perdio! Ti capisco...stai dicendo che certi costumi disonorano anche quello che non fa altro che tollerarli.
- Non ho confessato nulla, ho solo fatto una costatazione. Ecco perché ho affermato che ci sono stati dei
martiri.
- Tu cosa intendi con questa parola...?
- Qualcuno che si sia posto all'avanguardia della squadra d'attacco; che, senza ciarlatanerie, senza esibizio-
ne, sopporti il peso della riprovazione e dell'insulto; meglio ancora...qualcuno che abbia una probità, una
dirittura, un valore morale così riconosciuti, che la disapprovazione esiti...prima di venire lanciata...
- Ma proprio quell'uomo, tu non lo troverai mai.
- Lasciami sperare che prima o poi si trovi.
- Vediamo, allora. Ma, dimmi, tra noi, pensi che un tipo così sia veramente utile? Quale cambiamento di
opinione ti attendi? Ammetto che voi siete un poco soffocati. Ma se voi lo foste un poco di più, credimi, vi
farebbe solo bene; questi abominevoli costumi cesserebbero, naturalmente, di esistere...e non si ripresen-
terebbero più. (Notai che aveva alzato le spalle, ma ciò non mi impedì di insistere): Vuoi farmi credere che
queste turpitudini non si squagliano alla luce del sole? Mi sono convinto che gli omosessuali trovano ovun-
que delle facilitazioni vergognose. Che si accontentano di tutte quelle che restano nascoste, delle compia-
cenze dei loro simili; non cercare l'approvazione, per tipi come loro e neppure l'indulgenza della gente per-
bene!
- Ma è la stima che ho per loro che non posso gettarmi alle spalle.
- Vuoi sapere che devi farne? Cambia i tuoi costumi!
- Il fatto è che non li posso cambiare! Ecco il dilemma per il quale Krupp, Macdonald e tanti altri hanno tro-
vato come unica soluzione un colpo di rivoltella.
- Per fortuna, tu sei un poco meno tragico di loro.
- Non ci giurerei; ma vorrei comunque scrivere il mio libro.
- Ammetti che nel tuo caso, c'entra un bel po' d'orgoglio!
- No! Neppure un po'.
- Tu coltivi la tua bella bizzarria e per non vergognartene, ti feliciti con te stesso quando non ti senti uguale
agli altri.
Alzò di nuovo le spalle e fece qualche passo nella stanza, senza dire nulla; poi, dopo che sembrava avere
soggiogato l'impazienza che le mie affermazioni gli avevano causato:
II
- Un tempo eri mio amico - disse, rimettendosi a sedere vicino a me. Mi ricordo che ci intendevamo bene.
Ti è proprio indispensabile adesso, per ogni frase che pronuncio, mettere in circolo la tua ironia? Non puoi
proprio, non dico approvare quello che dico, ma almeno ascoltarlo in buona fede? così come in buona fede
io ti parlo...perlomeno come parlerei se tu ti degnassi di ascoltarmi.
- Scusami - gli dissi, disarmato dal tono delle sue parole. E' vero che non sono in sintonia con te. Sì! Erava-
mo molto intimi, ma in un tempo nel quale la tua condotta non cedeva in nulla alla tua tendenza.
- Poi, tu hai smesso di vedermi; ma diciamo meglio: tu hai voluto rompere con me!
- Non spieghiamoci e non discutiamo su questo; ma, come facevamo una volta, discutiamo e confrontia-
moci come eravamo soliti fare - ripresi, tendendogli la mano. - Ho molto tempo a disposizione per ascoltar-
ti. Quando ci frequentavamo, tu eri ancora studente: in quel frangente avevi già chiaro...dentro di te? Dim-
mi! E' una confessione quella che mi aspetto da te!
Ed egli cominciò rivolgendo i suoi occhi verso di me con uno sguardo nel quale risorgeva la fiducia:
- Nei miei anni di internato negli ospedali, la consapevolezza che acquisii della mia...anomalia, mi aveva
sprofondato in una inquietudine mortale. E' assurdo sostenere - come fanno alcuni - che si giunge alla pe-
derastia solo per mezzo della depravazione e di un certo qual gusto del disincanto. Non potevo più rita-
gliarmi addosso i caratteri di un malato oppure di un degenerato. Ero laborioso, castissimo, vivevo con il
chiodo fisso di sposarmi con una giovane ragazza, una volta uscito dall'ospedale, ma lei dopo è morta: l'a-
mavo sopra ogni altra cosa al mondo. La amavo troppo, troppo per rendermi conto che non la desideravo
affatto. So bene che certe belle anime non ammettono che l'amore sia disgiunto dal desiderio; e anch'io lo
ignoravo, allora, del tutto. Ma nessun'altra donna aveva preso dimora nei miei sogni e nessun'altra risve-
gliava in me un qualche desiderio. Ed ancora meno mi attiravano quelle ragazze cui correvano dietro tutti i
miei compagni. Ma, siccome, all'epoca, non sospettavo minimamente di potere desiderare altre creature
oltre alle ragazze,e non credevo che altre creature potessero, anche solo in potenza, essere desiderate, mi
persuadevo dei meriti della mia astinenza, mi esaltavo all'idea di giungere vergine al matrimonio e mi ren-
devo glorioso ai miei stessi occhi con una purezza che allora non percepivo come un inganno. Solo lenta-
mente sono arrivato a comprendere me stesso; ho dovuto confessare nel mio intimo che tutte quelle blan-
dizie che gli altri vantavano tanto, e cui io orgogliosamente resistevo, in realtà non mi attraevano punto.
Quello che avevo considerato una virtù non era null'altro che indifferenza! Ecco quello che un'anima giova-
ne e con qualche tratto di nobiltà ha saputo riconoscere ed ammettere solo in seguito ad uno scacco atro-
ce. Solo il lavoro poteva venire a capo della mia melanconia; essa scoloriva, rendeva piatta la mia vita; mi
persuasi presto che non ero fatto per il matrimonio e - non potendo rivelare alla mia fidanzata le cause del-
la mia tristezza - il mio atteggiamento nei suoi confronti divenne sempre più equivoco ed imbarazzato. E
tuttavia, quelle poche esperienze che volli tentare al bordello mi provarono che non ero punto impotente;
ma, simultaneamente, ebbero l'effetto di convincermi.
- Convincerti di cosa?
- La mia situazione mi pareva tra le più strane (potevo pensare o credere, allora, che fosse così frequente?).
Dopo il bordello, avevo realizzato che sapevo provare piacere; ma mi credevo, propriamente parlando, in-
capace di desiderare. Ero nato da genitori sani come pesci...ed io stesso ero ben messo e forte; il mio aspet-
to non faceva trapelare nulla della mia miseria; nessuno dei miei amici aveva dei sospetti; mi sarei fatto
squartare vivo piuttosto di dire qualcosa. Ma questa recita apparente fatta di buon umore e di allegria, che,
per scrollarmi di dosso ogni sospetto, credevo necessario recitare, mi era diventata intollerabile. E' così che
mi sono lasciato deprimere.
La gravità, l'accento convinto della sua voce mi forzavano ad ascoltarlo con attenzione.
- Quanta immaginazione in tutto quello che mi hai raccontato! - gli dissi dolcemente. Per dire tutto
semplicemente: eri innamorato! ed in partenza...pieno di timori. Molto presto dopo il matrimonio, l'amore
per la tua ragazza sarebbe stato seguito da un desiderio normalissimo!
- E' questo quello che si dice, lo so bene...Quanto avevo ragione ad essere scettico!
- Ma adesso sembri proprio poco affetto da ipocondria. Come ne sei guarito?
- A quel tempo, leggevo molto. Nel corso delle mie letture mi imbattei in una frase che si sarebbe rivelata
come un salutare avvertimento. Il suo autore è l'Abbé Galiani: 'L'importante - scriveva a Madame d'Epinay
- l'importante non è guarire, ma sapere vivere con i propri mali!'
- E' quello che dici ai tuoi malati?
- Lo dico a quelli che non possono guarire. A te queste parole sembrano, ne sono sicuro, banalissime: ma io
ne ho tratto la mia filosofia. Mi restava solo di sapere che non ero un caso mostruoso, un caso unico...così
avrei recuperato la fiducia in me stesso, così sarei scappato lontano dall’avversione contro me stesso.
- Ma...mi hai detto come hai scoperto il tuo gusto affievolito per le donne! Non mi hai detto però come ti
si è rivelata la tua tendenza...
- E' una storia penosa ed io non amo raccontarla. Tuttavia, penso che tu sia effettivamente disposto ad
ascoltarmi con attenzione, e il mio racconto ti aiuterà a parlare di queste cose con minore leggerezza.
Lo assicurai, se non della mia simpatia, almeno della mia deferente attenzione:
- Tu, dunque, sai che io ero fidanzato - cominciò; amavo la ragazza che doveva diventare mia moglie,
teneramente, ma con un amore quasi mistico e, naturalmente, nella mia mancanza di esperienza, mi
immaginavo appena che vi fosse un'altra bellissima maniera di amare. La mia fidanzata aveva un fratello,
più giovane di lei di qualche anno, che io vedevo spesso e che si era invaghito di me, con un affetto dei più
vivi.
- Ah! ah! - feci io, involontariamente.
Corydon mi fissò severamente.
- No: non c'è stato nulla di impuro tra di noi; sua sorella era la mia fidanzata.
- Perdonami.
- Ma tenta di capire la mia sofferenza, il mio scompiglio quando, in certe serate nelle quali entravamo in
confidenza, dovetti riconoscere che questo ragazzo, non solamente voleva la mia amicizia, ma desiderava
che lo accarezzassi.
- Voleva la tua tenerezza...penso che vuoi dire questo. Come tanti bambini, perdio! Sta a noi, adulti di sta-
re attenti.
- Sono stato attento, del resto, te lo giuro. Ma Alexis non era più un bambino; era un adolescente pieno di
grazia e di coscienza; le confessioni che mi faceva di tanto in tanto, mi sconcertavano, in misura tanto mag-
giore, quanto più, in tutto quello che mi rivelava, in tutto quello che osservava di se stesso, con una per-
spicacia singolare, sembrava volesse ottenere la mia confessione. Nulla tuttavia, può giustificare la severità
che ho usato con lui.
- Severità?
- Sì! Avevo paura per noi due. Gli parlai severamente, quasi con asprezza, e, quello che è peggio, con di-
sprezzo eccessivo per quello che io chiamavo effeminatezza, ma che non era altro che la naturale espressio-
ne della sua tenerezza.
- Bisognava sapere usare le sfumature, in un caso come quello!
- Ma io lo feci così poco, che il povero ragazzo - sì, era ancora quasi come un bambino - prese tragicamente
il mio atteggiamento. Per tre giorni di seguito, tentò di vincere, con ancora più gentilezza, quello che giudi-
cava come la mia arrabbiatura; ed io, da parte mia, inasprivo, di fronte a lui, la mia freddezza, e così...
- E così...
- Ma, non sai che Alexis B. si è suicidato?
- Oseresti insinuare che...?
- Io non insinuo nulla. Si è parlato di un incidente. Ci trovavamo in campagna, quando è successo: il corpo è
stato ritrovato ai piedi di una scogliera...Incidente. Non potevo crederci. Ma eccoti la lettera che ho trovato
ai piedi del mio letto.
Aperse un cassetto, prese un foglio, con la mano tremula, vi gettò lo sguardo, e poi:
- No. Non ti leggerò questa lettera; tu giudicheresti male il ragazzo. Mi diceva, in sostanza, ma con quale
grande espressione di passione! - l'angoscia nella quale lo aveva spinto l'ultima conversazione che aveva
intrattenuto con me...soprattutto certe frasi: ''Per salvarti da questa inquietudine fisica, mi ero messo a
gridare ipocritamente contro i gusti che credevi che io avessi, io contavo su un grande amore. - Ahimé! - mi
ha scritto - questo amore, io lo sento per te, mio amico. Tu non mi hai compreso; ma forse, cosa ancora
peggiore, tu mi hai compreso e poi mi hai disprezzato; voglio diventare per te un oggetto di orrore; ed allo
stesso tempo lo voglio diventare anche per me stesso. Se non posso cambiare nulla della mia natura mo-
struosa, posso almeno sopprimerla...'' Eppoi quattro pagine di un patetico un po' ridondante, tipico della
sua età, e che noi definiamo, con così tanta facilità, ma solo a posteriori, declamazione.
Mi sentivo piuttosto turbato da questo racconto...
- Evidentemente - ripresi - il fatto che la dichiarazione di un tale amore si rivolgesse proprio a te, ecco una
fatalità maliziosissima; capisco bene che la vicenda ti abbia scosso.
- Al punto che ho rinunciato subito all'idea di sposarmi con la sorella del mio amico.
- Ma - continuai per terminare il mio pensiero - io sono persuaso che capiti a ciascuno quello che si merita.
Ammetti che se questo adolescente non avesse fiutato in te una qualche possibile eco della sua passione
colpevole, questa passione...
- Forse, qualche istinto non chiaro lo ha potuto avvertire; ma è una cosa malaugurata che questo stesso
istinto non abbia preavvisato anche me.
- Se ti avesse preavvisato, che avresti fatto?
- Credo che avrei guarito quel ragazzo.
- Ma se mi hai appena detto che non si guarisce da tutto questo; hai citato le parole dell'abate: 'l'importan-
te non è guarire...'
- Suvvia! Avrei potuto guarirlo come sono guarito io stesso.
- Vale a dire?
- Persuadendolo che non era malato.
- E allora, dimmi, senza esitazione, che la perversione del suo istinto era naturale!
- Lo avrei persuaso che la devianza del suo istinto era del tutto naturale.
- E, se aveste potuto ricominciare la storia, naturalmente...avresti ceduto a questo istinto.
- Oh...questa è tutt'altra questione. Quando il problema psicologico è risolto,allora ha inizio il problema mo-
rale. Indubbiamente, per rispetto verso la sorella con la quale ero impegnato, l'avrei incitato a vincere, a su-
perare questa passione, come, senza dubbio, avevo trionfato io; ma prima questa passione avrebbe dovuto
perdere quel carattere mostruoso che aveva assunto ai suoi occhi - Questo dramma ha fatto sì che aprissi
gli occhi su me stesso, rivelandomi la natura dell'affetto che provavo per questo ragazzo...questo dramma,
sul quale ho meditato a lungo, mi ha orientato...verso quella particolarità che tu giudichi così disprezzabile;
in ricordo di questa giovane vittima, ho deciso e voluto guarire altre vittime, che soffrivano a causa dello
stesso malinteso: volevo guarirle nel modo che ti ho detto.
III
- Penso che adesso tu puoi capire perché intendo scrivere questo libro. I soli libri seri che conosco in mate-
ria sono l'opera di medici. E nauseano, dalle prime pagine, con un insopportabile odore di clinica.
- Quindi non vuoi trattare l'argomento da medico?
- Lo voglio trattare da medico, da naturalista, da moralista, da sociologo, da storico...
- Non sapevo che tu fossi tutte queste cose...
- Volevo dire che non voglio parlare da specialista, ma da uomo. I medici che ordinariamente si occupano
di queste cose, sembrano trattino solo di uranisti svergognati, oppure di esseri di cui avere pietà, oppure di
invertiti, di lamentosi, di malati. Sembra che solo quei tipi si rivolgano ai medici. E come medico, anch'io cu-
ro delle persone così, ma come uomo ne ho incontrato degli altri, né lamentosi, né malaticci - ed è proprio
su questi che voglio puntare.
- Sì...i pederasti normali!
- L'hai detto. Cerca di capirmi bene: l'omosessualità, al pari dell'eterosessualità presenta tutti i gradi, tutte
le sfumature: dall'amore platonico alla lussuria, dall'abnegazione al sadismo, dalla salute gioiosa alla te-
traggine, dalla semplice manifestazione d'affetto a tutte le raffinatezze del vizio. L'inversione è solo un a-
spetto secondario. Inoltre, esistono tutti i livelli intermedi tra l'esclusiva omosessualità e l'esclusiva etero-
sessualità. Ma, ordinariamente, si tratta sempre il tema nella stessa maniera: opporre un amore normale
ad un amore che si ritiene contro natura - e, per maggiore comodità - si pone tutta la gioia, tutta la passio-
ne nobile o tragica che sia, tutta la bellezza del gesto e dello spirito da una parte solamente; dall'altra si la-
scia non si sa bene quale scarto ributtante dell'amore...
- Non lasciarti trascinare troppo. Il saffismo gode, da noi, di un innegabile favore.
Ma era così lanciato nel suo discorso, che non udì neppure la mia osservazione e continuò:
- Nulla di più grottesco della sorpresa affettata e benpensante dei giornali, ad ogni nuovo processo sui co-
stumi, dinnanzi all'attitudine virile degli accusati. Evidentemente l'opinione pubblica si aspettava di vederli
con delle gonne. Guarda tu qui: durante il processo Harden, ho ritagliato questo articolo dal Journal...
Cercò tra diverse carte e poi mi porse un foglio dove lessi le righe che aveva sottolineato:
Il conte di Hohenau, uomo di alta statura, l'aria sostenuta e cavalleresca, non sortisce l'effetto che fareb-
be un uomo effeminato. E' in tutto e per tutto il tipico Ufficiale della Guardia, appassionato al suo lavoro. E
tuttavia, su quest'uomo, in apparenza nobile e marziale, pesano i più gravi sospetti. Il conte di Lynar è an-
ch'egli di alta statura...
- Lo stesso - riprese - vale per MacDonald, per Eulenburg...apparvero allo stesso modo, anche agli occhi di
chi aveva i maggiori pregiudizi, apparvero intelligenti, belli, nobili...
- A farla breve, desiderabili, in tutto e per tutto.
Tacque per un istante e vidi un lampo di disprezzo balenò nel suo sguardo; ma, ricomponendosi, continuò
come se la mia allusione maligna non lo avesse sfiorato:
- Si è in diritto di attendersi almeno un po' di bellezza dall'oggetto del desiderio, ma non dal soggetto che
desidera. Poco mi importa della bellezza di quelli che ho menzionato. Se ho insistito sul loro aspetto fisico è
perche mi interessava dimostrare che erano virili e di bel portamento. E non pretendo che lo siano tutti gli
uranisti; l'omosessualità, al pari dell'eterosessualità, ha i suoi degenerati, i viziati, i malati. Come medico, ho
rilevato, seguendo molti miei fratelli, dei casi penosi, desolanti, equivoci. Li risparmierò ai miei lettori; anco-
ra una volta ti ripeto che il mio libro tratterà dell'uranismo di bell'aspetto, o come tu hai appena detto, del-
la pederastia normale.
- Dunque non ti sei proprio reso conto che ho usato queste parole, come una presa in giro? Saresti troppo
felice se te la dessi vinta su questo primo punto!
- Non ti domanderei mai di darmi ragione, perché tu mi compiaccia. Preferisco obbligarti a darmi ragione!
- Adesso sei tu che vuoi fare ridere.
- Io non rido, per nulla! Prevedo che prima di vent'anni, le parole: contro natura, antifisico, etc., non
potranno più essere prese sul serio. Io concordo sul fatto che una sola cosa al mondo non può essere
naturale, l'opera d'arte. Tutto il resto, che piaccia o meno, rientra nell'alveo della natura, e se uno smette di
analizzare il problema da moralista, sarà bene assumere il punto di vista del naturalista per fare delle consi-
derazioni.
- Ma queste parole che tu denunci così aspramente, perlomeno sono utili a corroborare i nostri buoni co-
stumi; dove andremo a parare quando tu le avrai soppresse?
- Noi non saremo più demoralizzati di adesso; e mi sento abbastanza forte per aggiungere: al contra-
rio!...Voi ce la date ad intendere...miei signori eterosessuali; sembra, ascoltando certi di voi, che basti che
le relazioni sessuali siano tra sessi diversi perché esse siano lecite, o almeno perché siano 'normali'.
- E' sufficiente che possano esserlo. Gli omosessuali sono necessariamente depravati.
- Pensi che l'abnegazione, l'autocontrollo, la castità siano oggetti sconosciuti tra di loro?
- Indubbiamente è bello che la legge ed il rispetto umano qualche volta giungano a costringerli...
- Proprio perché tu sei così felice che le leggi ed i costumi costringano te, così poco.
- Mi stai spazientendo! Il matrimonio, il matrimonio onesto sta dalla nostra parte e non dalla vostra...
suppongo. Mi sento, dinnanzi a te, dello stesso umore di quei moralisti che, al di fuori del coniugio, vedono
tutti i piaceri della carne come peccato e riprovano tutte le relazioni ad eccezione di quelle legittime.
- Oh! darò loro delle belle risposte nel mio libro; e per quanto poco tu mi inciti a farlo...saprò dimostrarmi
più intransigente di loro. Nel novero delle alcove coniugali, dove, come medico, sono stato chiamato ad en-
trare, vi giuro che ne ho viste di poco rispettose dei precetti...e non scommetterei volentieri che il grado più
alto di ingegnosità - o di perversione se preferisci - nella meccanica amorosa, debba ricercarsi nella cortigia-
na...piuttosto che in certi menage 'onesti'.
- Sei rivoltante!
- Ma se l'alcova è coniugale, il vizio è ben presto candeggiato e fatto tornare bianco.
- Tra sposi possono fare quello che vogliono; gli è permesso. E ancora una volta, questo aspetto non ti ri-
guarda!
- 'Permesso': preferisco questa parola a 'normale'.
- Mi avevano avvisato che tra i tuoi simili il senso morale era stranamente stravolto. E a che punto! - ne
sono sgomentato. Tu sembri completamente perdere di vista l'atto naturale della fecondazione, che il ma-
trimonio rende santo e che perpetua il grande mistero della vita.
- E se invece non c'è quell'atto...l'amore si emancipa e diventa una follia: a quel punto non è che una fan-
tasia gratuita...un gioco. No! No! Non lo perdo di vista; ed è sulla sua finalità che voglio costruire la mia
morale. Al di fuori di esso, non resta nulla se non la persuasione del piacere. Ma comincia già a pensare che
l'atto della riproduzione è raro e che uno ogni dieci mesi basta.
- E' pochetto.
- Molto poco, perché la natura propone infinite soluzioni in più...e...oso, appena, concludere...
- Dai! Hai già detto il più...
- Ebbene: affermo che, lungi dall'essere il solo naturale, l'atto di procreazione, nella natura, tra la profu-
sione più sconcertante, molto spesso non è che un colpo fortunoso.
- Perdio...devi spiegarti bene su questo punto!
- Volentieri! Ma qui stiamo entrando nell'ambito della storia naturale; è proprio da essa che il mio libro
prende avvio e che io approccio il mio soggetto. Se hai un po' di pazienza, ho intenzione di raccontarti tutto
da questo punto di vista. Ritorna domani. Nel frattempo avrò rimesso un po' d'ordine tra le mie carte!
I, 1. Monsieur Bazalgette ha certamente il diritto di operare una scelta (e la lingua francese lo obbliga) ogniqualvolta il genere della
parola inglese è indeciso, e di tradurre, per esempio ''the friend whose awakening embraces me'' con ''l'amie, etc...'' [''l'amica che
destandosi mi abbraccia'', ndT] - anche se è palese che egli abusa se stesso ed il lettore. Ma non ha il diritto di trarre le conseguenze
da un testo che egli stesso ha tendenziosamente modificato. Egli ammette - con candore disarmante - che l'intrigo eterosessuale con
una donna di cui ci dà notizia nella sua biografia di Whitman è ''puramente'' [purement] immaginario. Il suo desiderio di spostare
dalla parte dell'eterosessualità il suo eroe-Whitman è talmente palese che nella traduzione di The Heaving Sea [Il Mare che si
Innalza] ha avvertito il bisogno di aggiungere ''come un seno'', cosa che è, di per sé assurda e profondamente antiwhitmaniana.
Leggendo le parole nella sua traduzione io vado al testo con la certezza di trovarvi un errore. E così quando noi leggiamo ''melé à
celles qui pèlent les pommes, je réclame un baiser pour chaque fruit rouge que je trouve'',non vi è nessun bisogno di dire che il
femminile [celles, ndT], è un'invenzione di Monsieur Bazalgette. Esempi simili abbondano, e con simili voglio dire quelli che
Bazalgette si autorizza a fare da se stesso...e allora sembra che Whitman si stesse rivolgendo proprio a lui quando gridava ''Non
sono quello che pensate''. Quanto alle deformazioni di carattere letterario, esse sono frequenti e rilevanti al punto di snaturare, in
modo invero strano, la poesia di Whitman. Conoscono poche traduzioni che tradiscano meglio l'autore...ma questo ci impegnerebbe
troppo e ci porterebbe su un altro fronte.
Secondo Dialogo
Il giorno seguente, alla stessa ora, mi recai di nuovo da Corydon.
- Non ho saputo trattenermi dal venire - mi rivolsi a lui entrando.
- Sapevo bene che mi avresti detto così - fece, invitandomi ad accomodarmi - e che saresti venuto co-
munque.
- Sei molto fine. Ma, se sei d'accordo, non è lo psicologo che vengo ad ascoltare oggi, ma il naturalista.
- E come naturalista io mi accingo a parlarti, non temere per questo! Ho ordinato le mie osservazioni; se le
volessi utilizzare tutte, tre volumi non basterebbero; ma - te lo dicevo già ieri - escludo a tutta prima quelle
di natura medica; non che non mi interessino, ma mi serviranno solo in un secondo momento. Il mio libro
non ne ha bisogno.
- Ne parli come se fosse già stato scritto per intero.
- E' tutto composto, strutturato, almeno; ma la materia è sovrabbondante...la trattazione del soggetto sarà
divisa in tre parti.
- La storia naturale costituirà, dunque, la prima parte!
- Che basterà certamente per la nostra conversazione di oggi.
- Potrei sapere già da adesso che cosa ci riserverà la seconda parte?
- Se tornerai domani, parleremo di storia, letteratura e belle arti.
- E dopodomani?
- Tenterò di soddisfarti come sociologo e come moralista.
- E poi?
- E poi...ti dirò addio e lascerò la parola ad altri.
- Per il momento, è te che ascolterò. Comincia.
II
- Ammetto da subito di prendere qualche precauzione oratoria. Prima di affrontare il problema voglio
citare Pascal e Montaigne.
- Che c'entrano con quello che stiamo trattando?
- Tieni: eccoti due frasi che voglio appuntare come motti; mi pare che esse pongano la questione sotto una
giusta luce...
- Vediamo queste citazioni...
- Conosci certo quella di Pascal: 'Temo, invero, che questa natura sia essa stessa un primo costume, così
come i costumi sono una seconda natura'.
- In effetti devo averla letta da qualche parte.
- Io sottolineo il 'Temo, invero'.
- E perché?
- Non mi dispiace che Pascal sia spaventato. E io sono sicuro che aveva dei buoni motivi.
- Vediamo adesso la fase di Montaigne.
- 'Le leggi della coscienza, che noi diciamo nascere dalla natura, nascono dal costume'
- Già sapevo che hai letto molto. Se uno cerca bene, in una biblioteca ben fornita...alla fine trova quello che
vuole. Non importa, per una riga che è scappata a Pascal, e che tu interpreti come meglio ti va, tu hai co-
munque un bel coraggio a trovare riparo sotto il suo nome illustre!
- Credimi, ma di queste frasi ho solo l'imbarazzo della scelta. Ho copiato altre sue frasi che dimostrano che
non ho, per nulla, stravolto il suo pensiero. Leggi.
Mi tese un foglio nel quale aveva trascritto queste frasi:
La natura dell'uomo è tutto natura, omne animal. Non c'è nulla che uno non possa rendere naturale. Si può
perdere solo qualcosa di naturale.
- O se preferisci...
- Mi tese un altro foglio, nel quale lessi:
E' indubbio che la natura non sia così uniforme. E' il costume che compie questa azione [di uniformare la
natura], e qualche volta, la natura sovrasta il costume, e trattiene l'uomo nel suo istinto - malgrado tutti i
costumi, buoni o cattivi.
- Vorresti insinuarmi che l'eterosessualità è un semplice affare di costume?
- No, intendo dire che noi giudichiamo secondo i costumi, e così finiamo con il considerare solo l'eteroses-
sualità come normale.
- Pascal sarebbe veramente lusingato,se sapesse a quale fine lo stai usando!
- Non ho mai pensato di tradire il suo pensiero. L'importante è capire che ogni volta che tu dici 'contro na-
tura', sarebbe sufficiente e corretto utilizzare la locuzione 'contro costume'. Se siamo persuasi di questo, af-
fronteremo la questione con meno pregiudizi...almeno questo è quello che spero.
- La tua citazione è un'arma a doppio taglio; posso benissimo ritorcertela contro: i costumi pederastici –
importati dall'Asia e dall'Africa in Europa, e dalla Germania, dall'Inghilterra e dall'Italia, in Francia - è vero -
hanno potuto talvolta, contaminare pure noi. Ma grazie a Dio!...l'originale vecchio buon retaggio gallico è
poi sempre tornato ad emergere, galante come sempre conviene, eppoi gagliardo...e quando serve robu-
sto1.
Corydon si era nel frattempo, alzato e camminava per la stanza, senza dire nulla. Alla fine, riprese:
- Amico caro, ti supplico, non chiamare in campo la questione del nazionalismo. Io ho viaggiato in Africa e
ti posso dire che gli europei si sono persuasi che là questo stesso vizio viene accettato. E gli europei affasci-
nati dalla bellezza della razza e spinti dall'occasione che loro è offerta, si dedicano a questo vizio a libero
corso, non come nei loro paesi di origine; e questo fa sì che, per parte loro, i musulmani sono convinti che
quel vizio sia di importazione europea...
- Lasciami almeno pensare che l'esempio e l'abitudine abbiano un loro ruolo, come le leggi dell'imitazione,
del resto...
- Ma non ti sei ancora accorto che queste agiscono allo stesso modo, anche nel senso inverso? Rammèn-
tati il detto, invero molto profondo, di La Rochefoucauld: Ci sono delle persone che non sarebbero mai sta-
te amorose, se non avessero sentito prima parlare di amore. - Pensa bene che nella nostra società, per i no-
stri costumi, tutto predestina un sesso all'altro, tutto insegna l'eterosessualità, tutto vi ci invita, ci porta,
tutto ce la suggerisce: i teatri, i libri, i giornali, gli esempi lasciatici dalle generazioni precedenti, l'ostentazio-
ne nelle sale e nella strada. Se qualcuno non cadesse in amore con tutto questo, vorrebbe dire che è stato
mal cresciuto - prorompe Dumas figlio, con un certo piacere,nella prefazione della Question d'argent. Che
mi dici?! Se l'adolescente cede, finalmente, a tanta complicità [per l'eterosessualità], che lo circonda, tu
non vorrai veramente supporre che i consigli abbiano potuto guidare la sua scelta, che le pressioni abbiano
fatto inclinare il suo desiderio, nel senso prescritto! Ma se, malgrado consigli, inviti, suggestioni e provoca-
zioni di tutte le sorti, è una tendenza omosessuale quella che l'adolescente manifesta, tu sei pronto come
un falco ad incriminare quella certa lettura, quella certa fonte di influenza; (e il bello è che tu ragioni allo
stesso modo per un intero paese, sulla scala di un intero popolo); è un gusto che è stato acquisito - affermi
prontamente. - Quell'adolescente è stato indottrinato, plagiato, certo, è evidente. Non ammetti mai che
quella tendenza lui la abbia potuta trovare da solo.
- Io affermo solo che non la ha potuta trovare da solo, se è sano! Proprio perché questo gusto io lo trovo
naturale solo tra gli invertiti, tra i degenerati e tra i malati.
- E che mai! ecco che questo gusto e che questa tendenza, che viene nascosto da tutto, che viene osteg-
giato da tutto, che non ha il permesso di mostrarsi né nelle arti, né nei libri, né nella vita - che cade sotto i
colpi della legge appena tenta di affermarsi, e che prontamente tu metti alla berlina dell'infamia, che tu
prontamente esponi alle ingiurie, agli insulti, ad un disprezzo quasi universale...
- Calmati! Calmati! Il tuo uranista è sicuramente un grande ricercatore in se stesso, dentro se stesso...
- Io non dico che egli trova tale tendenza dentro di sé, sempre e comunque; ma dico, anche quando imita,
lo fa perché ha il desiderio di imitare; dico insomma che l'esempio che vede, lusinga il suo gusto segreto...
- Tu tieni decisamente fermo il punto sul fatto che questo gusto sia innato.
- Ma io non faccio altro che constatarlo...E mi permetterai di notare che questo gusto, per giunta, non si
può ereditare; e questo per il motivo evidente che l'atto stesso che lo trasmette, è necessariamente un atto
di eterosessualità...
- Il tuo capriccio intellettuale è ingegnoso!
- Ammetti almeno che questo appetito deve essere molto forte, irreprimibile, ben radicato nella carne -
abbiamo il coraggio di dirlo apertamente: assai naturale - per resistere alle vessazioni, per non cedere alla
prospettiva di scomparire. E' un fenomeno che somiglia proprio - non ti sembra - ad uno scaturimento
continuo che non si fa in tempo a turare in un punto, ed ecco che riaffiora un po' più lontano. Di questo
zampillo non si può seccare la fonte. Fai pure il crudele, il duro...ne hai da fare! Comprimete! Opprimete!
Voi non riuscirete mai a sopprimere!
- Ammetto che, negli ultimi anni, i casi segnalati dalla stampa sono capitati con una frequenza deplorevole.
- Ma questo significa solo e soltanto che in seguito ad alcuni scandali processuali famosi, la stampa ha pre-
so l'abitudine di parlarne. L'omosessualità appare più o meno frequente, in funzione del suo affiorare (o
meno) alla ribalta. La verità è che questo istinto, che tu definisci contro natura, è sempre esistito, e quasi
sempre con la stessa entità, in tutte le epoche, sempre e ovunque - come ogni appetito naturale.
Ridimmi la frase di Pascal: tutti i gusti sono nella natura...
E' indubbio che la natura non sia così uniforme. E' il costume che compie questa azione [di uniformare la
natura], e, qualche volta la natura sovrasta il costume e trattiene l'uomo nel suo istinto - malgrado tutti i
costumi, buoni o cattivi .
- Comincio a comprenderti meglio. Ma, a ben vedere, tu dovresti ritenere naturali anche il sadismo, l'i-
stinto della crudeltà, dell'omicidio, persino gli istinti più rari, quelli peggiori...e alla fine, non avrai fatto nes-
sun passo in avanti.
- Credo, in effetti, che non c'è nessun istinto che non si possa autorizzare e giustificare a partire da qualche
costume animale. I felini non assaporano l'amore, senza mescolare le carezze ai morsi. Ma stiamo uscendo
dal soggetto; tanto più che io credo - e per ragioni assai facili da decifrare - che il sadismo accompagni più
frequentemente l'eterosessualità che non l'uranismo...diciamo, per semplificare, se me lo concedi, che ci
sono degli istinti sociali e degli istinti antisociali. Se la pederastia è un istinto antisociale o meno, questo lo
esaminerò nella seconda e terza parte del mio libro; permettimi di posporre la questione.
Dapprima, devo riconoscere e constatare che l'omosessualità è naturale, ma devo tentare di spiegare e
comprendere la sua ragione di essere. Penso che queste note preliminari non siano di troppo, perché – vo-
glio avvertirti - quello che mi appresto a scrivere altro non è che una nuova teoria dell'amore.
- Perdio! E quella vecchia non ti bastava?
- Chiaro che no! Perché quella vecchia tende a fare della pederastia un atto 'contro natura'... Noi viviamo,
penetrati fino negli occhi e nel cervello, da una teoria dell'amore ormai appassita, comune, e proprio per
questo, non discussa. Questa teoria è percolata profondamente nella storia naturale, ha falsato molte elu-
cubrazioni, ha distorto molte osservazioni: temo che avrò delle difficoltà a spiegarti la mia nuova teoria in
qualche minuto di conversazione...
- Provaci, comunque...
- Certo che lo farò, perché tutto quello che ti dirò dopo, dipende da questo punto iniziale.
II
Fece qualche passo verso gli scaffali della sua biblioteca, contro i quali si addossò.
- Si è scritto molto sull'amore, ma i teorici dell'amore sono molto rari. Invero, dopo Platone e i convitati del
suo Simposio, non ne conosco altri al di fuori di Schopenhauer.
- Monsieur de Gourmont ha scritto, recentemente, qualcosa in materia...
- Mi stupisco che uno spirito così sottile non ha saputo denunciare questo ultimo rifugio del misticismo;
che il suo scetticismo incallito non si sia adombrato per quello che questa teoria - che fa dell'amore il so-
gno di tutta la natura, che muta il desiderio dell'accoppiamento nella propulsione segreta della vita – im-
plica in termini di teleologia metafisica. Mi stupisco inoltre, che questo spirito talvolta arguto, non sia ar-
rivato alle conclusioni che io ti presenterò. Il suo libro sulla Physique de l'amour, è ispirato dall'unico scopo
di ricacciare l'amore umano al livello dell'accoppiamento animale, finalità che io definisco zoomorfica – de-
gna erede di quell'antropomorfismo che rintracciava ovunque le passioni ed i gusti dell'uomo.
- Se vuoi espormi la tua nuova teoria!
- Te la dirò senza peli sulla lingua, dapprima sotto una forma paradossale e forse mostruosa. Poi faremo
qualche ritocco. Eccotela: io affermo che l'amore è un'invenzione tutta umana; affermo che l'amore non
esiste nella natura.
- Tu intendi dire - sulla scorta di Monsieur de Gourmont - che quello che noi definiamo amore è, in tutto e
per tutto, solo un istinto sessuale più o meno bene dissimulato. Questo può essere giusto o sbagliato, ma
sicuramente non è nuovo!
- No! No! Io dico che gli antiteisti che vogliono sostituire Dio con quell'enorme idolo che chiamano
'l'istin-to sessuale universale', sono degli strani minchioni. Monsieur de Gourmont ci presenta l'alfisica
(alphysi-que) dell'amore. Io affermo, che questo famoso 'istinto sessuale' che fa precipitare un sesso verso
l'altro, è una loro costruzione, io dico che questo istinto non esiste.
- Non sperare di intimorirmi con il tuo tono perentorio. Che cosa può significare una tale negazione dell'i-
stinto sessuale? – nel frangente stesso in cui la teoria stessa dell'istinto – nelle sue forme più generali -
viene rimessa in discussione da Loeb, Bohn, etc.
- Non presumevo che tu conoscessi approfonditamente i lavori di questi signori...
- Ti rivelo di non averli letti tutti...
- Ma non mi stavo rivolgendo ad un erudito, ma a te: io credo che sia un po' ignorante di storia natura-
le...Oh! non devi difenderti! Questa ignoranza è comune a te e a molti altri letterati. Non potendo andare
troppo per il sottile, né potendo pretendere di esporre, con solo qualche frase, i limiti - peraltro fortemente
indeterminati - entro i quali si potrebbe conchiudere la parola 'istinto', e ben sapendo che ad alcuni va a ge-
nio di scorgere nelle parole 'istinto sessuale' una forza imperativa categorica e precisa che agisce - come
qualche altro istinto - con la nettezza di un meccanismo infallibile2, e alla quale, con le parole di Monsieur
de Gourmont l'obbedienza è ineluttabile; io ti dico con assoluta certezza: no! quest’istinto non esiste.
- Vedo che stai giocando con le parole! In realtà - dice molto saggiamente il tuo Bohn - il pericolo non è
tanto quello di usare la parola 'istinto', ma piuttosto quello di non sapere bene cosa sta dietro a questa pa-
rola, e di servirsene come una spiegazione3.
- Te lo concedo. Tu ammetti, innanzitutto l'istinto sessuale e, perdio, tu non puoi fare altro! Semplicemen-
te, meramente,tu stai negando che questo istinto abbia quella automatica precisione che certi gli conferi-
scono.
- E che, naturalmente, viene persa in maniera crescente man mano che si sale lungo la scala dell'evoluzione
animale.
- Dimodoché - tu vuoi affermare - questo meccanismo è massimamente indeterminato proprio nell'uomo!
- Non voglio che parliamo dell'uomo, oggi!
- Ma, preciso o meno, questo istinto si è trasmesso; ha giocato un ruolo ed ha dimostrato la sua sufficien-
za!
- Sì...sufficiente...appena sufficiente...
Si arrestò, mise la sua fronte tra le sue mani; sembrava, per qualche istante, che tentasse di riorganizzare e
raccogliere i suoi pensieri; dopo, rialzando il capo, riprese:
- Sotto la scorza delle parole 'istinto sessuale' tu raggruppi tutto un insieme di automatismi, o perlomeno
di tendenze, assai saldamente interconnesse nelle specie inferiori, ma che, via via che si salgono i gradini
della scala naturale, si dissociano in modo sempre più facile e si scindono sempre più spesso.
Per mantenere, in un unico fascio tutte queste tendenze, vi è bisogno – e questo assai spesso – di tutta u-
na serie di concomitanze, di connivenze, di complicità che io intendo elencarti e descriverti in seguito:senza
il concorso di tutti questi fattori l'insieme delle suddette tendenze si scioglie, lasciando che queste si disse-
minino in una geografia sparsa. Questo istinto non è omogeneo - se posso esprimermi così; e questo perché
la voluttà che viene generata nel gesto della fecondazione non è - e tu lo sai bene - legata, necessariamen-
te ed esclusivamente al gesto stesso. Infatti, nel corso dell'evoluzione, il piacere precede la tendenza oppu-
re la segue - ma di questo non mi interesso in questo frangente. Concedo apertamente che il piacere ac-
compagni ogni atto nel quale trova affermazione l'attività vitale, in modo che, nell'atto sessuale, nel quale
si verifica la maggiore esazione ma anche la perpetuazione della vita, il piacere raggiunge l'orgasmo...e, in-
dubbiamente, questo compito ineludibile di colui che crea - così costoso per l'individuo - non può essere
raggiunto senza questa nobile ricompensa - ma il piacere non è legato, come apparirebbe, a doppio filo con
la sua finalità,fino al punto da non potervisi disgiungere4, fino al punto di non potervisi emancipare,con u-
na certa facilità. Allora, la voluttà può essere ricercata di per se stessa, senza avere dinnanzi l'obiettivo della
fecondazione. L'animale non cerca la fecondazione: cerca banalmente la voluttà. Cerca il piacere...ed in ag-
giunta...trova la fecondazione.
- Indubbiamente, non ci voleva nientemeno che un uranista per scoprire l'esaltante verità che hai appena
detto!
- Forse, in effetti, serviva proprio qualcuno che scompigliasse la teoria dominante. Nota bene, ti prego, che
Schopenhauer e Platone avevano bene capito che era loro dovere, nelle loro teorie, di tenere in conto l'ura-
nismo; non avrebbero potuto fare altrimenti; Platone vi ha dato un rilievo così notevole che capisco bene
che tu ne sia decisamente allarmato; quanto a Schopenhauer - che ha un approccio assai teorico - lo consi-
dera meramente come una modalità di eccezione alla regola, eccezione che egli spiega con bella evidenza,
ma in modo inesatto,come ti dimostrerò in seguito. Nella biologia, come nella fisica, io ammetto che le ec-
cezioni mi fanno paura; il mio spirito vi va a cozzare contro, comprende con assoluto disagio una legge na-
turale che dia una visione globale, ma solo con delle riserve, una legge che permette ed addirittura costrin-
ge a sfuggire da essa stessa.
- In modo che l'outlaw che tu sei...
-...può accettare di essere messo all'indice, stigmatizzato dalle leggi umane, dai costumi del proprio tempo
e del suo paese; ma non può accettare di venire messo al margine e vivere al di fuori della natura; e questo
non può essere per definizione; se ci sono dei confini in questo campo...allora vuol dire che qualcuno si è
preoccupato di stabilirli troppo prematuramente.
- E per la tua comodità particolare, tu piazzi i limiti al di qua, e non aldilà dell'amore. Perfetto! E' lecito do-
mandarti, senza impertinenze, se sei arrivato a pensare tutto questo da solo?
- Alcuni mi hanno aiutato! La lettura di Lester Ward, ad esempio, ha 'destato' la mia idea, o piuttosto la ha
aiutata molto nel processo di messa a fuoco. Non avere paura: mi spiego subito! E spero, alla fine, di riusci-
re a dimostrarti che la mia teoria non solo non ha nulla di sovversivo - ma pure che essa conferisce all'Amo-
re quell’eminente dignità che Monsieur de Gourmont gli sottraeva, senza inquietudini.
- Dalla padella alla brace! Io ti ascolto...Che cosa hai detto? La lettura di...?
- Lester Ward è un economista e biologo americano, fautore della teoria ginecocentrista. Prima di tutto, ti
esporrò le sue idee; accompagnati dal suo pensiero, ma a sua insaputa, entreremo nel centro della nostra
discussione.
III
L'androcentrismo - cui Lester Ward oppone il suo ginecocentrismo, è, appena, una teoria, e, se proprio di
una teoria si tratta, essa è pressappoco incosciente; l'androcentrismo è un uso, comunemente adottato e
seguito dai naturalisti, che consiste nel considerare il maschio come il 'tipo' di ogni specie animale, nel met-
terlo in primo piano nelle discussioni che si danno di una specie...nel lasciare alla femmina il secondo posto.
Bene: Lester Ward parte da un punto capitale: il compito ineluttabile della Natura può fare a meno del ma-
schio.
- E' un'affermazione amabile!
- Ho trovato in un testo di Bergson - e so che tu lo ammiri molto - una frase che risponde bene al tuo scon-
certo: La generazione sessuata - afferma nella sua Evolution Créatrice, è forse solo un lusso per la pianta
(pagina 130). La femmina, solo lei, è indispensabile. L'elemento maschile - scrive Lester Ward - è stato ag-
giunto ad un certo stadio...con il solo fine - aggiunge con sagacia - di assicurare l'incrocio dei caratteri ere-
ditari. La creazione dell'elemento maschile è stato il primo 'gioco', il 'primo sport' della natura.
- Ma che si tratti di sport o di fatica della generazione, il maschio esiste, e dove pretenderebbe di relegarlo
il tuo ginecocentrista?
- Sono costretto, a questo punto, ad esporti il suo pensiero in tutte le sue sfaccettature e le sue propaggi-
ni. Tieni! Penso che questo passo possa chiarirti la motivazione della teoria.
Prese un foglio e lesse:
Il colore normale degli uccelli è quello dei piccoli e della femmina; il colore del maschio è il risultato della
sua eccessiva variabilità. Le femmine non possono variare così ampiamente, esse rappresentano il centro di
gravità del sistema biologico. Esse sono quel 'potere ostinato di permanenza' di cui parla Goethe. La fem-
mina non solo rappresenta il tipo della razza, ma ancora, lasciando da parte qualsiasi metafora, essa è la
razza5.
- In tutto questo non vedo nulla di curioso!
- Ascolta quest'altro passaggio: Il cambiamento, o progresso, come lo si può alternativamente chiamare, si
è prodotto esclusivamente nel maschio; la femmina non subisce modificazioni. Ecco perché così frequen-
temente, si dice che la femmina rappresenta l'eredità, mentre il maschio rappresenta la variazione. Poi
Ward cita la fase di W.K. Brooks che ti leggo adesso: L'ovum è il luogo materiale nel quale si manifesta la
legge dell'eredità, mentre l'elemento maschio è il vettore tramite il quale vengono a sommarsi nuove varia-
zioni6. Chiedo scusa per lo stile: ma non ne sono responsabile!
- Dai! Sai che presto attenzione a tutto quello che mi interessa!
- Ward vuole indurre, da tutti questi elementi, la superiorità dell'elemento femminile. L'idea che il sesso
femminile sia naturalmente e realmente il sesso superiore sembra incredibile - ha scritto - e solo gli spiriti
più liberali ed emancipati, che abbiano delle approfondite conoscenze biologiche - sono capaci di renderse-
ne conto. Lasciamolo con le sue idee. Se mi rifiuto di rendermi conto di tutto questo, è solo perché l'idea di
superiorità mi pare assai poco filosofica. Ma a me basta capire bene la differenziazione dei ruoli che Ward
propone, e penso che tu la comprenda bene quanto me.
- Continua.
- A sostegno di quello che propone, Ward si lancia in una sorta di storia dell'elemento maschile nelle specie
animali, attraverso i vari gradi della loro evoluzione. Se me lo permetti, ti invito a seguire questa traccia, so-
lo per un po'. Egli ritrae l'elemento maschile che appare indeciso, indefinito, appena differenziato nell'er-
mafroditismo dei colentèri; poi invece diviene distinto ma vive come parassita attaccato ad una femmina
cinquanta o cento volte più grossa, abbarbicato su di essa...mentre essa lo porta...esso è un semplice stru-
mento di fecondazione...assomiglia proprio al fallo che alcune donne di tribù selvagge, usano portare al col-
lo.
Non avevo, sino a quel momento, sentito parlare di tutte queste stranezze, quasi incredibili, e allora, mi
sorpresi:
- Ma è seria, ben fondata questa storia naturale? Il tuo Ward viene da lontano: gli si può credere sulla pa-
rola?
Si alzò, dirigendosi verso la sua biblioteca:
- Queste specie animali e i loro usi sono noti da molto tempo. L'autore di Peter Schlemihl, il fine Chamisso,
è stato uno dei primi ad occuparsene. Eccoti due volumi di Darwin, del 1854, interamente dedicati allo stu-
dio dei cirripedi - ordine di animali che per lungo tempo è stato catalogato tra i molluschi: la maggioranza
dei cirripedi è ermafrodita, e tuttavia, dopo gli studi di Darwin, in alcune specie di queste creature esistono
dei maschi nani, estremamente semplificati, tanto che sono solo quello che serve alla loro funzione: fecon-
datori, senza bocca né apparato digerente...se ne trovano due, tre oppure quattro su ogni femmina. Dar-
win li chiama: maschi complementari. Sono frequenti anche in certi tipi di crostacei parassiti.
- Vedi - mi disse aprendo un enorme dizionario zoologico - questa immagine rappresenta la temibile fem-
mina del chondracanthus gibbosus, con il suo maschio nano, attaccato ad essa... Ma io voglio utilizzare solo
gli elementi di questi studi che servono a sviluppare la mia teoria. Nel libro in cui vado ad esporla, dimostro
che l'elemento maschile, dapprima è un elemento del tutto complementare, eppure tende a conservare in
sé - e conserva e salvaguarda in maniera crescente - della materia inutilizzata ai fini della perpetuazione
della specie, modificabile da individuo ad individuo - materia variazionale, insomma...
- Non ti seguo, vai troppo veloce...
- Lester Ward viene in tuo aiuto: Negli ordini inferiori - osserva - l'eccesso del numero dei maschi rispetto a
quello delle femmine è un fatto normale. Sì, ma a mia volta ribadisco che tra queste specie inferiori, nelle
quali i maschi sono in sovrannumero la loro finalità è meramente quella della riproduzione, che viene rag-
giunto senza altri orpelli; la ricchezza , in tali specie, sta nel numero di individui, poiché, per fecondare una
femmina, basta un maschio solo; già qui noi troviamo una forma di espansione, di sovrab-bondanza, di ma-
teria inutilizzata al fine della riproduzione della specie, sotto forma di individui in eccesso: si tratta di ric-
chezza, di gratuità. Man mano che, nella scala animale, il numero degli individui maschi, rapportato a quel-
lo delle femmine, si riduce, tale gratuità, questa ricchezza, in un qualche modo, si concentrano: l'individuo
le realizza in sé stesso. Il postulato di Ward resta lo stesso: E' necessario che nessuna femmina rischi di ri-
manere infecondata. Da qui viene esposta come esigenza assoluta la sovrapproduzione costante7 dell'ele-
mento maschile: sia che si tratti della sovrapproduzione degli individui maschili sia che si tratti della sovrap-
produzione della materia seminale. Ma, mentre la femmina, anche solo con un solo uovo, viene destinata
esclusivamente alla riproduzione della razza, ogniqualvolta si compie la fecondazione; il maschio, da parte
sua, resta disponibile, ricco di una forza che ben presto utilizzerà...
- Ma è chiaro che avrà bisogno di tale forza per difendere la razza e per farsi carico dei bisogni della femmi-
na, proprio nel periodo in cui le esigenze di riproduzione 'bloccano' quest'ultima. Non è così?
- Permettimi di citare ancora Ward, che risponderà di netto rimando alle tue affermazioni: Nulla vi è di più
falso - scrive - dell'opinione,così spesso ripetuta - e suscitata dalla teoria androcentrica - che i maschi detti
'superiori' consacrino tale forza acquisita di recente, al fine di nutrire e di proteggere la femmina ed i picco-
li. Poi fa seguire degli esempi! Vuoi che te li dica?
- Mi presterai il libro. Proseguiamo oltre...
- Ma non troppo di fretta. Il sentiero sul quale ci siamo inoltrati non è ancora agevole.
Risistemò il doppio volume di Darwin, si risedette, riprese con più calma ancora:
- E' necessario che nessuna femmina resti infecondata; sì! ma un solo maschio è sufficiente a fecondare u-
na femmina; ma che dico...basta solo una spruzzata di liquido...un solo spermatozoo è sufficiente! E invece,
noi vediamo che l'elemento maschile domina ovunque. In un caso i maschi dominano nel numero degli in-
dividui, tanto e vero che il maschio si estingue nell'atto stesso della fecondazione; e, nel mentre il numero
di individui maschi si restringe, ogni maschio diventa capace di fecondare un numero sempre maggiore di
femmine. Che cos'è questo mistero ammirabile? Prima di studiarne la causa, voglio mostrartene le conse-
guenze!
IV
Il primo risultato, nelle specie inferiori, il risultato fatale, è che, se la donna (come avviene, l'abbiamo det-
to, tra i cirripedi, per esempio) non si lascia abitare da più maschi al contempo (e ancora non ne ospiti che
un tanto risibilmente insufficiente, e non ne sposi che uno solo) - il risultato necessario è che un numero al-
to di maschi non conosceranno affatto l'amore...normale, ai quali il coito è precluso - un numero conside-
revolmente più grande di quello dei maschi che potranno 'normalmente' trovare soddisfazione.
- Passiamo subìto alle specie, nelle quali il numero dei maschi decresce.
- In queste specie, la potenza procreatrice aumenta, ed il problema, invece di riguardare la massa, si inseri-
sce all'interno dell'individuo stesso. Ma il problema resta lo stesso: la sovrabbondanza della materia procre-
atrice; più seme, una quantità di seme infinitamente maggiore delle femmine da inseminare.
- Temo che tu stia facendo bellamente il gioco dei neo-malthusiani: i maschi copulerebbero più volte con la
stessa femmina; più maschi con una stessa femmina...
- Ma la femmina, ordinariamente, fino all'atto della fecondazione si tiene calma...
- Vedo che anche tu parli degli animali.
- Nelle specie domestiche, la soluzione è semplice: si vede uno stallone per ogni mandria, un gallo per ogni
pollaio che effettua l'atto della procreazione...il resto dei maschi vengono tutti castrati. Puoi notare, tra i
castrati, questo inutile e spiacevole gonfiamento, che vanno a formare i tessuti di riserva: buoi, capponi...
vanno bene solo per le nostre tavole. La castrazione fa del maschio una sorta di femmina: ne acquisirà la ti-
pologia - o per meglio dire: la conserverà. E, fintantoché, nella femmina, tale materia di riserva è sempre e
comunque utilizzata per la riproduzione, che diventa, questa materia, nel maschio non castrato? E' una ma-
teria per delle variazioni. Ecco la chiave di lettura - credo - di quello che viene definito il dimorfismo sessua-
le, che, in pressappoco in tutte le specie dette 'superiori', fa del maschio una creatura da esibizione, fatto
magari per il canto, per l'arte, per lo sport...o per l'intelligenza.
- Ho notato in Bergson - continuò mentre sfogliava i suoi quaderni - un passaggio interessantissimo che,
sembra, possa chiarire ancor meglio la questione...Ah! Eccolo qui: si tratta dell'opposizione di due ordini di
fenomeni che si constata nei tessuti viventi: rigenerazione (anagénese) da una parte e distruzione regressi-
va (catagénese) dall'altra. Il ruolo delle energie anagenetiche - afferma - è di elevare le energie inferiori al
loro proprio livello tramite l'assimilazione delle sostanze inorganiche. Esse costituiscono il tessuto. Al con-
trario...Per la distruzione regressiva (catagénese) la definizione è meno sbalorditiva! ma l'hai già compresa:
anagenetico è il ruolo della femmina!...catagenetico è il ruolo del maschio. La castrazione, facendo trionfa-
re nel maschio una forza anagenetica senza utilizzo, dimostra benissimo come la diffusione (dépense) gra-
tuita è assolutamente naturale per il maschio.
- Tuttavia questo sovrappiù di elementi non può, tra i maschi non castrati, donare della materia per le va-
riazioni se non sotto condizione - io penso - di non venire diffuso al di fuori. Voglio dire: questa variazione è
senza dubbio in relazione diretta con una maggiore o minore castità.
- Non credo che bisogna aspettarsi di ricevere un insegnamento da questo punto. Gli zootecnici più saggi
limitano la diffusione del seme dello stallone ad una monta al giorno; ma, quando lo stallone dovesse spos-
sarsi, fino dalla sua più tenera età, per mezzo di un numero di monte sregolate, perderà, indubbiamente, il
suo vigore, ma non perderà alcuno dei suoi caratteri di dimorfismo8. Inibita nell'animale castrato, la forza
catagenetica, nel maschio non castrato essa si ritaglia la parte maggiore.
- Pensavo ai tenori che compromettono nell'amore le loro note estreme...
- Al massimo, si può dire che questi caratteri dimorfici non si estendono in tutta la loro bella ampiezza, nel-
le specie dette 'superiori', se non vi è contestualmente una diffusione seminale ridotta al minimo. La casti-
tà, per contro, non è di grande profitto per la femmina; nessuna forza catagenetica troverà mai materia
per variazioni in ciò che essa sottrae alla razza...Tieni! Ho trovato a lato della mia citazione di Bergson, un
passo tratto dal discorso di Perrier alla seduta annuale delle Cinq Académies del 1905.
Non dice nulla di particolare, ma...
- Leggimelo.
-...Se le uova potessero impadronirsi di queste riserve, negli animali inferiori, con una tale avidità che le fa-
cesse distruggere l'essere nel quale sono nate, si comprenderebbe bene come esse si oppongono a ogni
sviluppo inutile negli animali superiori, ed è il motivo per il quale il sesso femminile conserva e dà valore al-
la pelliccia dei giovani individui, mentre l'altro sesso non fa altro che attraversare questa livrea. Tutto que-
sto è perfettamente coordinato.
- Rigenerazione (anagénese)!
- Tutto sembra al contrario contrasto, contraddizione, paradosso, quando si tratta del sesso maschile. Ma
questo sesso ha a sua volta la sua propria caratteristica. Queste brillanti toilette femminili, questi mezzi di
seduzioni piene di prestigio sono solo, in definitiva, una vana esibizione delle parti morte, il segno di una
diffusione seminale sconsiderata, di una prodigalità smisurata dell'organismo, l'etichetta di un tempera-
mento votato all'esteriorizzazione, ma non conosce nulla dell'economia .
- Distruzione regressiva (catagènese) ! Sì! Distruzione furiosamente regressiva!...
- I colori sontuosi delle farfalle hanno come base delle scaglie minute, eleganti senza dubbio, ma prive di
vita...I colori degli uccelli si sviluppano nelle loro piume che sono in tutto e per tutto morte, etc . Non voglio
leggerti tutto il discorso.
- Eh! Non è forse vero che l'efflorescenza della scultura e della pittura, dell'arte insomma, si sviluppa su
certe parti dei templi greci e delle cattedrali, che avevano,per l'appunto, cessato di essere utili?
- Sì, è così che si spiega la formazione dei triglifi e delle metope, ad esempio. Non può venire asservito alla
finalità estetica nulla che non faccia parte dell'asservimento utilitario, si potrebbe dire. Non insistiamo su
questo punto; questo ci distrarrebbe...
Il sesso femminile - conclude Perrier - è dunque, in qualche modo, il sesso della previdenza fisiologica; il
sesso maschile - quello della ricca, eccessiva diffusione seminale ma improduttiva ...
- E non è proprio qui che interviene la selezione?
Darwin non ci insegna forse che il canto degli usignoli, i bei colori delle piume, queste forme sorprendenti
servono esclusivamente ad attirare la femmina?
- A questo punto riprendo in mano Ward. Scusami le troppe citazioni, ma la teoria nella quale mi sto inol-
trando è irta e voglio assicurarmi di qualche punto di sostegno: La femmina è la guardiana delle qualità ere-
ditarie. La variazione può essere eccessiva...essa ha bisogno di venire regolamentata. La femmina è l'equili-
bratrice della natura...
E altrove: Mentre la voce della Natura parlando al maschio sotto forma di un vivido interesse appetivo, gli
dice: feconda! essa dà alla donna un ordine differente e le dice: scegli!
A dire il vero diffido di questa 'voce della natura'. Cacciare Dio dalla creazione e rimpiazzarlo da delle voci...
ma che bell'avanzamento! Questa Natura eloquentissima mi dà l'impressione di avere tutta l'aria di essere
proprio quella che ha l' 'horror vacui'. Tale sorta di misticismo scientifico mi sembra assolutamente nefasta
sia per la scienza che per la religione...Non importa! Prendiamo la parola 'voce'nel suo senso metaforico, ed
ancora io nego che questa voce possa dire al maschio: feconda!, ed alla femmina: scegli! Essa dice ad un
sesso come all'altro: 'godi!', meramente questo; è la voce della ghiandola che chiede di essere esonerata, è
la voce degli organi che chiedono di venire utilizzati - organi che sono bene adattati e prefigurati secondo
quello che la loro precisa funzione richiede: ma solo il bisogno della voluttà sarà la guida. Nulla di più.
Quanto alla pretesa scelta della femmina..costa meno ad ammetterlo, almeno parlando logicamente: ma
nella maggior parte dei casi, è il maschio 'più adatto' che la vince,e lei è obbligata a sceglierlo - per esclu-
sione.
Tacque, solo per un istante, quasi fosse imbarazzato; riaccese la sigaretta che aveva lasciato spegnere,
dopo:
- Abbiamo esaminato sommariamente le conseguenze della sovrapproduzione dell'elemento maschile e mi
propongo di ritornare su questo punto nella seconda parte del mio libro, che ti esporrò domani, sempre
che ti vada bene; adesso invece vorrei che andassimo ad indagare la causa.
v
Io definisco prodigalità tutta la diffusione seminale sproporzionata rispetto al risultato ottenuto. Alcune
pagine del mio libro si occuperanno proprio della prodigalità nella Natura: la prodigalità in forme multiple e
la prodigalità nel numero. Oggi ci occuperemo solo di quest'ultima. Trattiamo insomma del sovrannumero
di cellule-uovo; poi invece prenderò in esame la sovrabbondanza della materia seminale. La grande doris
bianca (un tipo di mollusco di mare) depone circa 600000 uova (secondo i calcoli di Darwin, che stima di es-
sersi tenuto molto al di qua del numero reale). Tuttavia - egli afferma - questa specie di doris non è certa-
mente comune, poiché, benché fossi costantemente occupato a cercarla sotto le pietre, ne ho viste solo
sette9. E si vede proprio che questa prodigalità nel numero delle uova non implica punto la grande diffu-
sione della specie che dovrebbe fare moltiplicare; sembra spesso, al contrario, che sia implicata una difficol-
tà di riuscita proporzionale alla prodigalità spesa. Ma, dice più oltre Darwin, nessun errore è più diffuso tra i
naturalisti, di quello che dico ora: che il numero degli individui di una specie dipenda dalla potenza di pro-
pagazione di questa stessa specie10. E' permesso dunque supporre che con qualche centinaia di uova in me-
no, la specie doris si sarebbe estinta. Darwin parla altrove di nuvole di polline che vengono sollevate e
trasportate dal vento fino alle conifere che il vento stesso scuote, parla di 'queste spesse nuvole di polline,
delle quali solo qualche particella può ricadere, per azzardo quasi, sugli ovuli .'Se uno potesse conferire alla
particella di polline un istinto che lo guidasse verso l'ovulo, nulla spiegherebbe, nulla scuserebbe una tale
profusione. Ma, forse, con una minore proporzione dell'elemento maschile, il misterioso atto della feconda-
zione sarebbe risultato troppo aleatorio11.
La sovrabbondanza pressappoco costante dell'elemento maschile12 nella natura, non trova forse la sua spie-
gazione, la sua raison d'etre, in una qualche indecisione dell'istinto sessuale (se mi è permesso di affiancare
questi due termini: indecisione e istinto) ? Non dovremo quindi constatare,qui e subìto, che l'imperatività
di tale istinto resta piuttosto ambigua? E la Natura forse, non potrebbe essere metaforicamente raffigurata
come un fuciliere, che, ben cosciente di essere maldestro, per tema di mancare l'obiettivo, supplisce alla
precisione nella mira, con l'abbondanza dei proiettili sparati?
- Non ti credevo un finalista!
- Effettivamente il perché mi occupa assai meno del come. Ma sono spesso assai a disagio si tratta di scin-
dere le due questioni. La natura forma un reticolo senza inizio né fine, una catena ininterrotta di anelli che
non si sa bene in quale senso prendere; e nulla vi è di più problematico del sapere se uno degli anelli trova
la sua raison d'etre in quello che lo precede immediatamente, oppure in quello che lo segue (se è ammis-
sibile parlare di ragion d'essere), e se l'intero libro della Natura, per essere ben compreso non deve essere
letto a ritroso - vale a dire, se l'ultima pagina non rappresenta la spiegazione della prima,se l'ultimo anello
della catena non rappresenta la ragione segreta del primo...Il finalista è colui che legge questo libro all'in-
verso.
- Pietà di me! Niente metafisica!
- Tu vuoi sapere qual è l'anello che precede? Ti potrai ritenere soddisfatto se il biologo ti risponderà che la
causa della sovrapproduzione dei maschi sta nell'insufficienza del nutrimento - dopo avere provato, per
esempio questo: che la sovrabbondanza dell'alimentazione tende a produrre un maggiore peso proporzio-
nale delle femmine (non so del resto, se questo punto sia stato opportunamente constatato 13), ma che
mai, tale abbondanza nell'alimentazione si realizza allo stato naturale, o per lo meno non vi si realizza per
un lungo periodo; poiché, se si suppone tale sovrabbondanza, seguendo questa teoria, si giunge a conclu-
dere che vi sarebbe una sovrabbondanza di femmine: ed un buon numero di queste rischierebbe di rimane-
re infecondata (che è la negazione del primo postulato di Ward); oppure, nel caso in cui esse venissero tut-
te fecondate, a partire dalla generazione successiva alla sovrapproduzione di individui, si determinerebbe
l'insufficienza della nutrizione, che comporterebbe a sua volta una notevole prevalenza proporzionale di
individui maschi; e nel giro di due generazioni, l'equilibrio sarebbe prontamente ristabilito. Si può, almeno
in principio, supporre che, nella Natura, e senza l'intervento di fattori che provochino decimazioni, non vi è
mai sovrabbondanza di nutrimento...si può insomma supporre che vi sia sempre un numero altissimo di
bocche che si sfamano alla stessa mangiatoia - Ti piace questa spiegazione?
- Lasciamo perdere...passiamo piuttosto all'anello che segue.
- Prendiamo la catena dall'altro capo: se io constato che l'istinto sessuale è insufficiente, sì...è insufficiente-
mente preciso per garantire la perpetuazione della specie, il sovrannumero degli individui maschi può esse-
re considerato come una necessaria precauzione...
- Diciamo piuttosto che nelle specie nelle quali il numero di maschi è rimasto insufficiente, si sono estinte.
- Se vuoi metterla così. Un evoluzionista ed un finalista compiono il tragitto in senso opposto, e tuttavia si
ritrovano ad uno stesso punto: il sovrannumero dei maschi è necessario alla perpetuazione della razza poi-
ché l'istinto sessuale è insufficiente.
- E' questo il punto che resta da dimostrare!
- E noi andiamo a constatare subìto l'insufficienza di tale istinto nella Natura; ma vorrei prima cercare con
te le cause possibili di questa flagrante insufficienza e delimitare i termini del soggetto che stiamo analiz-
zando. Avanziamo passo per passo.
- Ti seguo. Tu dici: con una minore prevalenza dell'elemento maschile, l'atto della fecondazione sarebbe
rimasto troppo aleatorio...
- Resta un compito arduo. Abbiamo di fronte a noi due elementi: maschio e femmina...e si tratta di con-
giungerli; e tutto questo con un solo, unico argomento: quello della voluttà. Ma per ottenere il piacere, la
congiunzione dei due sessi non è per nulla necessaria. Indubbiamente, il maschio è necessario per fecon-
dare la femmina; ma la femmina non è indispensabile per dare piacere al maschio. E quel famoso ''istinto
sessuale'' può benissimo dettare all'animale quell'automatismo, per mezzo del quale raggiungere la volut-
tà...ma la sua indicazione è così fluttuante che, per ottenere al contempo la procreazione, la Natura deve
ricorrere a degli inganni sottili, talvolta talmente elaborati, come quelli delle ''avventurose'' fecondazioni
delleorchidee.
- Torni a parlare da finalista!
- Permettimi: la creazione è là...davanti ai nostri occhi; io non so se essa potesse non esistere, ma sono
sicuro che essa esiste. Si tratta di spiegarla con la massima economia di mezzi possibile. Ci troviamo di
fronte dei tipi di creature, perpetuate dalla riproduzione, e che possono riprodursi solo per mezzo della
fecondazione. Io affermo che si tratta di un'impresa assai difficile; la sfida è accolta con temerarietà e le
chance di fallimento o di errore sono così alte che il sovrannumero dei maschi è indubbiamente necessario
per fare una barriera contro il numero degli insuccessi.
- Ma vedi che stai richiamando in causa l'intenzione della Natura?!
- La mia metafora ti ha tratto in errore. Ci può ben essere un Dio; non vi è intenzionalità nella Natura; vo-
glio dire che, se vi è intenzione, essa non può che essere di Dio. Non vi è intenzione nella voluttà, che è la
sola ad invitare all'atto che rende possibile la procreazione; ma se la procreazione abbia o meno seguito la
tendenza, essa si emancipa - ti dico - non vede nulla aldilà di se stessa e basta a se stessa14.
- Non era forse Chamfort che riduceva l'amore al contatto tra due epidermidi?
- Ed anche allo ''scambio di due fantasie''.
- Lasciamo la fantasia all'uomo; ed agli animali il solo piacere proprio del contatto!
- Vuoi giungere a dire che l'istinto sessuale si riduce al piacere del contatto?
- No! Ma che, senza l'intervento di espedienti - che ti esporrò subìto - non è per nulla sicuro - così come
tu affermi con una battuta - non è sempre e comunque assicurato che il maschio scelga la femmina...una
volta ottenuta la fecondazione. Proprio quella è un'impresa difficile...e la Natura non ce la farà senza l'in-
tervento di qualche fattore di aiuto.
VI
Troppo nuova per l'inclinazione del mio pensiero...questa nuova teoria mi aveva disarcionato a tutta prima;
ma ben presto mi ristabilii:
- Perdio! Vuoi fare della comicità?! Nessun istinto sessuale, Corydon?!...proprio nessuno?! Non sono un
baccalaureato in storia naturale - è vero - e riconosco di essere poco avvezzo all'osservazione, ma, in
campagna, dove passo i mesi autunnali andando a caccia, ho visto dei cani, venuti dal villaggio vicino che
dista più di un chilometro, che passavano l'intera notte davanti alla staccionata, abbaiando alla mia cagna...
- E questo, certo, ti avrà rovinato il sonno...
- Sì! Sì! Per fortuna che dura solo per un periodo!
- E perché dura solo un periodo? Dimmi il perché?
- La mia cagna - Deo Gratia - non resta a lungo in calore.
Ben presto mi pentii della frase che avevo pronunciato, poiché Corydon assunse un'aria sardonica che mi
fece paura. Ma ero andato troppo oltre per potermi sottrarre alle risposte che avevo già cominciato a dar-
gli. Continuò lui:
- Per quanto è durato?
- Una settimana circa!
- E quante volte succede?
- Due volte all'anno...tre volte, forse...
- E, al di fuori di questi periodi?
- Corydon, mi stai spazientendo! Cosa vuoi farmi dire?
- Semplicemente che negli altri periodi i cani lasciano la femmina tranquilla - cosa che tu sai bene quanto
lo so io!...Che al di fuori del periodo opportuno, non è possibile fare montare una cagna da un cane (cosa
che non è facile nemmeno in tali periodi - per inciso) - innanzitutto perché la cagna si rifiuta, e poi perché
il maschio non prova alcun desiderio15.
- Eh? Non è forse che l'istinto sessuale li avverte solo quando la fecondazione può avere luogo?
- Ecco degli animali che hanno ricevuto indicazioni eccellenti!...e senza dubbio, è per la virtù, che i tuoi
sapientissimi cani si astengono dal sesso nei periodi ordinari?
- Sono molti gli animali che praticano l'amore solo nel periodo dell'accoppiamento!
- Tu vuoi dire: che in questo periodo le femmine non fanno all'amore....poiché, se parlando poeticamente,
esiste una stagione dell'amore, non ci sono però periodi fisiologici per i maschi ( e segnatamente i cani di
cui ci stiamo occupando, e per tutti gli animali domestici avvertono ben poco le stagioni). Per il maschio,
ogni stagione, ogni periodo è buono; per la femmina va bene solamente il periodo dell'accoppiamento. Ed il
maschio la desidera solo in quel periodo16. Ma questo, non accade forse proprio perché, in quel periodo, il
maschio è attirato dall'odore che la femmina secerne17?
Non è forse proprio quel profumo, e non la cagna in se stessa che fa accorrere, dal villaggio vicino, i cani,
che hanno un buon odorato...e che li fa vegliare..anche se essi non si possono avvicinare...? - E' l'una e
l'altra cosa: l'una cosa con l'altra; sì! L'odore non esisterebbe senza la cagna...
- Ma se tuttavia, dopo avere constatato che questo odore eccita il cane, indipendentemente dalla cagna,
non avremmo noi fatto un tipo di experimentum crucis che soddisferebbe Bacone?
- Quale esperimento assurdo e ridicolo mi stai proponendo?
- Quello che Rabelais ci racconta oscenamente - vale a dire con estrema precisione - nel secondo libro
del suo Pantagruel (capitolo XXII). Vi si legge che Panurge, per vendicarsi della rigida indisponibilità di una
dama, si impadronisce di una cagna in calore, la fa a fette, le strappa le ovaie e, dopo averle bene triturate,
ne ricava una specie di unguento che sparge sui vestiti della dama, che era stata così crudele con lui! Lascio
la parola a Rabelais.
Alzatosi, Corydon si diresse verso la biblioteca, cercando il libro da cui mi avrebbe letto il seguente
passo:...................................................................................................................................................................
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- Bisogna ravvisare in questo passo, solo e soltanto la fantasia di un'immaginazione prodigiosa?
- Che non sarebbe sufficiente, indubbiamente, a convincerci - riprese Corydon - ma la natura ci propone,
incessantemente esempi di prova, autorevoli (); il profumo di cui parlavamo, per l'odorato dell'animale, è
così forte, così perturbante, che straripa al di fuori del ruolo che gli viene assegnato dalla sessualità ( se pos-
so esprimermi così) e ricopre, come un mero e semplice afrodisiaco non solo i maschi, ma anche altre fem-
mine che si avvicinano alla femmina in calore, per fare degli incontri sconvenienti 18. I guardiani scartano
dalla mandria la vacca in calore, perché essa viene importunata da altre vacche19...E' proprio là che io voglio
arrivare: se l'appetito sessuale si risveglia nel maschio grazie all'odore che periodicamente promana dalla
femmina, esso si desta solamente in tale occasione20.
- Qualcuno ha sostenuto - ed io penso con ragione - che il maschio possa eccitare altri maschi grazie all'o-
dore che porta su di sé dall'ultimo coito, ''evocando'', in un certo qual modo la femmina.
- Sarebbe ben strano che questo odore che si estingue velocemente nella femmina, ''molto presto, dopo la
fecondazione'', come afferma Samson, perduri una volta trasmesso al maschio21. Ma ti concedo che possa
anche essere così! Io posso testimoniare di avere visto dei cani mentre seguivano assiduamente altri ca-
ni...veri e propri novizi in amore; e li ho visti mentre riprendevano e continuavano tali attività, senza alcuna
relazione con un periodo particolare.
- Se i fatti che riporti sono esatti - ed io acconsento a considerarli tali...
- Vorrei ben vedere che tu non acconsentissi!
- Come spieghi che tutti questi fatti non siano entrati nella redazione del Grand Livre de la Science?
- Innanzitutto questo Grand Livre non esiste; e poi le cose che ti ho detto sono state osservate solo di re-
cente; da ultimo è difficile e raro osservare bene...pensare bene e scrivere bene su un certo argomento: un
buon osservatore serve solo a fare un grande sapiente. Ma il grande uomo di scienza è rarissimo come
qualsiasi altro uomo di genio! I mezzi sapienti sono numerosissimi, ma sanno solamente accettare una teo-
ria che abbia una qualche tradizione...tradizione che li guida oppure che li porta fuori strada...e così sanno
solo fare delle osservazioni sulla scia di tale teoria. Tutto, per moltissimo tempo è sembrato dare confer-
ma all'horror vacui,che avrebbe interessato tutta la natura; sì! tutte le osservazioni ne davano conferma!
Tutto ha confermato a lungo l'esistenza di due elettricità diverse, attratte da un istinto quasi sessuale.
E la teoria dell'istinto sessuale viene ancora confermata da tutte le osservazioni...E così accade che lo
stupore di certi allevatori si rivela buffonesco, ogniqualvolta essi ravvisano dei gusti omosessuali nelle
specie di cui si occupano; ed ognuno di questi 'modesti' osservatori, limitando la sua osservazione alla
specie che studia, constata dei comportamenti omosessuali e li considera come una eccezione mostruosa.
''I piccioni sembrano particolarmente portati alla perversione sessuale - se dobbiamo credere alle parole di
J. Bailly-Maitre, allevatore competente e buon osservatore22'' - si legge in Havelock Ellis; e Muccioli, ''sa-
piente italiano che è l'autorità per i piccioni'', afferma che le pratiche di inversione si constatano tra i pic-
cioni messaggeri belgi, ''anche in presenza di molte femmine!''
- E che poi!...I due Piccioni di La Fontaine?!...
- Piccioni francesi, rassicurati!...Un altro osserva gli stessi comportamenti tra le anatre...perché alleva
anatre. Lacassagne, occupandosi dei puledri, li osserva tra i puledri...E Bouvard e Pecuchet non avevano
rinvenuto tali comportamenti nelle pernici? E' proprio vero: non vi è nulla di più buffonesco di queste
osservazioni timorate, ad eccezione dell'istruzione morale che alcuni ne traggono, o semplicemente della
spiegazione che ne danno. Il dottor X, avendo constatato la frequenza notevole degli accoppiamenti tra i
maschi dei maggiolini, si inventa quel che segue per scusare ''tali turpitudini'':
- Ma proprio quello che ti ho detto poc'anzi: solo il maschio che proviene da un coito, ancora tutto impre-
gnato dell'odore della femmina, può offrire il pretesto dell'assalto a parte di un altro maschio...
- Ma questo dottor X è ben certo di quello che avanza? Vuole forse dire che, dopo avere fatto l'amore con
la femmina, anche i maschi vengono montati? Lo ha osservato con scrupolo? Oppure, prendendosi una
certa comodità, lo suppone soltanto?...Io propongo questo esperimento: vorrei sapere se un cane comple-
tamente privo di odorato non sarebbe condannato...
- All'omosessualità pura e semplice?
- Oppure, solamente al celibato, all'assenza completa di desideri omosessuali...Ma, siccome il cane cerca la
cagna solo quando questa emette l'odore propizio, non consegue che, per tutto il resto del tempo, il suo
desiderio resti senza oggetto?! E da lì proviene la grande frequenza dei giochi omosessuali.
- Permetti che, a mia volta, ti domandi: questo fatto, tu lo hai scrupolosamente osservato? O piuttosto,
non lo stai forse, supponendo?...
- Ti sarebbe facilissimo fare la mia stessa constatazione; ma io so che, la maggior parte delle volte, la gente
che passa e che vede due cani che si montano, da lontano, trae le conclusioni sul sesso dei due animali, in
base alla posizione che occupano23. Mi spingo a raccontarti questo fatto: è stato in uno dei Boulevard di
Parigi: due cani erano accoppiati nella penosa posizione che tu bene conosci; ognuno dei due, appagato
stava lasciando la posizione di accoppiamento; i loro moti divergenti provocavano un grave scandalo in
certe persone, mentre divertivano grandemente altra gente...mi avvicinai. Tre cani maschi facevano la
ronda attorno ai due...senza dubbio attirati dall'odore della femmina! Uno di essi, più ardito...oppure più
eccitato, non trattenendosi, tentò l'attacco della coppia. Lo vidi, per un certo periodo, mentre si impegnava
in acrobazie assai scomode, per cavalcare uno dei due prigionieri del gioco amoroso...Eravamo in molti...te
lo ripeto...a guardare la scenetta per motivi più o meno buoni; ma scommetto che sono stato il solo a nota-
re quello che ora ti dico: era il maschio, il maschio soltanto, che l'altro cane voleva montare...lasciava deli-
beratamente la femmina da parte; si scompigliava ancor più...e siccome quell'altro maschio, quello della
coppia, veniva attaccato e poteva appena resistere, poco mancò che il primo non raggiungesse il suo fi-
ne...allora sopravvenne un agente che disperse, d'un sol colpo, gli attori e gli spettatori.
- Ma mi permetto di domandarti se, dentro di te, ugualmente...la teoria, questa teoria che tu mi stai espo-
nendo, e che ti è proposta dal tuo stesso temperamento...non ha forse generato le strane osservazioni che
tu stai enumerando...e se, tu stesso, non abbia ceduto a questo condizionamento, che rimproveri ai tuoi
colleghi scienziati, con tanta severità?
- Innanzitutto deve essere riconosciuto che è difficilissimo supporre che un'osservazione possa essere l'ef-
fetto del caso,e che essa caschi dentro un cervello come una risposta fortuita ad una domanda che quel
cervello non si era posto prima. L'importante è di non forzare la risposta. In questo ho riuscito o ho fallito?
Spero di avere avuto successo; non potrei affermarlo con assoluta sicurezza, perché sono fallibile come
qualunque altro. Le risposte che talvolta, la Natura mi ha mormorato...mentre talvolta mi ha gridato nelle
orecchie...beh, sono io stesso a domandare che vengano verificate. Voglio ribadire solo un punto: avendo
interrogato la Natura, con una preoccupazione differente, essa mi ha risposto differentemente24.
- Ma si potrebbe interrogarla senza previe preoccupazioni?
- Proprio su questo punto, il compito mi pare estremamente arduo! Sainte-Claire Deville, ad esempio, dice
di avere osservato che i capri, gli arieti ed i cani, separati e rinchiusi dalle femmine, si agitano, si eccitano
tra di loro ''con una eccitazione sessuale che non dipende più dalle leggi della fecondazione della femmina e
dell'accoppiamento''. Ti prego di notare questo squisito eufemismo, che non dipende più dalle leggi della
fecondazione. Sainte-Claire Deville aggiunge: ''Basta introdurre una femmina, per ricondurre tutto all'or-
dine!'...Ma ne è veramente sicuro? Lo ha veramente e fattualmente osservato? Oppure ne è convinto:
esserne convinto, infatti, non è la stessa cosa...questo rapporto è tratto da un rapporto dell'Academie des
Sciences Morales, inerente ''l'internato e la sua influenza sull'educazione della gioventù'. Ma allora: il no-
stro parla da esperto? Oppure, più banalmente, da pedagogo? Da ultimo...questa femmina salvatrice che
egli introduce nel canile o nella stalla dove ''si è rotta la legge della fecondazione'': ci dice se deve o non
deve essere in calore?; sappiamo che, se non fosse in calore, i maschi non si avvicinerebbero...e, quando al
posto di una femmina ne venissero introdotte venti..èsempre tra di loro, e senza il minimo riguardo per le
femmine...che i maschi continuerebbero a soddisfare le loro pulsioni.
- Saite-Claire Deville ha forse, dopo l'inizio, condotto osservazioni poco accurate.
- Smettila di dire tali cose...sei pusillanime! Sainte-Claire Deville ha bellamente osservato l'attività omoses-
suale di questi animali...ma se avesse richiesto a se stesso di spingersi oltre nelle sue investigazioni...a-
vrebbe constatato che l'intervento di due o tre individui dell'altro sesso, non sarebbe stato minimamente
sufficiente a ricondurre le cose all'ordine: forse lo sarebbe stato in quella settimana (o due) in un anno, in
cui la femmina sa essere provocante...e avrebbe constatato che, nel resto del tempo, i giochi omosessuali
continuano 'anche in presenza di moti esemplari di femmina', come afferma Muccioli.
- Ma è chiaro che tu vai a definire come giochi pieni di lascivia i trastulli più innocenti!
- Ribadisco che questi giochi sono assai significativi...ma se anche non fosse così, uno potrebbe avanzare
questa obiezione alla mia teoria. Questi animali troverebbero molto raramente - o addirittura mai – nel-
l'omosessualità una piena soddisfazione. Ma come mai allora, il desiderio che talvolta ve li fa cadere, non
appare assai imperioso?
- Indubbiamente sai - proposi con prudenza - che le cagne non si prestano facilmente al sesso, anche
quando sono in calore. La cagna di cui ti ho parlato...prima di tutto, è una cagna di razza; volevo vedere i
cuccioli: ho faticato per trovare un maschio della stessa razza, e quando volevo accoppiarli...ecco...un gran
fiasco! Prima la cagna si sottraeva...il maschio si stancava in sforzi maldestri; poi, quando lei sembrava do-
cile docile, il maschio si allontanava...Ci homesso cinque giorni perché venisse fecondata.
- Permettimi - fece sorridendo - ma è contro la teoria che tu mi racconti tutto questo?
Non potevo arretrare di nessun passo:
- Io porto il mio contributo di osservazioni imparziali, nell'interesse del dibattito.
- Grazie mille!... Sì! Sì! Queste difficoltà sono ben note a tutti gli allevatori; nelle stalle sono tanti gli accop-
piamenti che vanno aiutati...possiamo dire che l'Istinto Sessuale vi compare nei panni di un pastore!
- E come agisce l'istinto sessuale, in un contesto totalmente naturale?
VII
E' da un'ora che ti sto spiegando che il motivo sta nel fatto che l'elemento maschile è troppo numeroso. Il
tuo famoso ''istinto sessuale'' sostituisce alla precisione della ''mira'', l'abbondanza. Negli allevamenti, do-
ve si tiene soltanto il numero necessario di stalloni, il processo riproduttivo si rivelerebbe troppo arrischiato
se non ci fosse l'uomo ad indirizzare i ''colpi'' a buon fine. Nei corsi di zootecnia di Samson vi sono ben nove
pagine dedicate esclusivamente alla monta dei cavalli (): lo stallone - così insegnava ai suoi allievi di Grignon
- ''sbaglia facilmente la strada''; e ancora: ''quando è ritto, il cavaliere deve prendergli il pene per guidarlo'',
etc. Ma, come hai detto anche tu, la difficoltà non nasce soltanto dal comportamento maldestro del ma-
schio: la femmina, da parte sua, si sottrae, diventa più e più ritrosa: si è spesso obbligati a tenerla ferma.
Di questo ostacolo rilevantissimo per la monta si sono date due spiegazioni: la prima consiste nel conferire
all'animale i sentimenti tutti umani di una Galatea, che attizzerebbe i desideri maschili grazie ad una finta -
la finta della fuga amorosa; la seconda sta nell'attribuire a Galatea i sentimenti propri dell'animale che si
ritrae, nonostante il simultaneo desiderio di essere montato.
- A me sembra che queste due spiegazioni si confondano? Non pare anche a te?
- Ti assicuro che vi è qualcuno che non si è ancora accorto di questa confusione palese! Ad esempio Mon-
sieur de Gourmont si oppone fermamente alla prima spiegazione, proponendo per l'ennesima volta la se-
conda.
- Senza dubbio, tu ne tieni in serbo una terza!
- Eccotela: l'istinto sessuale ha lo stesso grado di indecisione nella femmina e nel maschio...Certo, la fem-
mina si sentirà completa solo quando è effettivamente fecondata; ma se da un lato essa ricerca la fecon-
dazione per un bisogno segreto degli organi... è un desiderio vago di voluttà quello che la interessa, non il
desiderio del maschio; come, del resto, il maschio non desidera precisamente la femmina, ed ancor meno
la ''procreazione'', ma banalmente il piacere. L'una e l'altro cercano bellamente di provare piacere!
Ed eccoti il perché del fatto che noi vediamo la femmina che, al contempo, ricerca il piacere e sfugge al
maschio...ed infine torna a lui, che è l'unico che può procurarglielo fino in fondo. Sono pienamente d'ac-
cordo che la voluttà completa la possono trovare solo accoppiandosi (questo, almeno, vale per la femmina
che ricerca il maschio) e sul fatto che i loro organi troveranno il loro perfetto utilizzo solo nel coito; ma pare
proprio che il maschio e la femmina questo non lo sappiano,oppure: che lo sappiano in un modo talmente
confuso, che, ordinariamente, l'istinto ha un ruolo piccolissimo. Per ottenere la fecondazione si tratta
dunque che, almeno per una volta, si arrivi a fare convergere due desideri fluttuanti. E proprio a questo
fine, viene diffuso quel profumo seducente che la femmina secerne nel periodo più opportuno, facendola
notare imperativamente al maschio; si può parlare di odore, ma forse si tratta di un'essenza ancora più
sottile, nel caso degli insetti; essenza che, in qualche specie di pesci, viene secreta non già dalla femmina,
ma dalle uova: specie, presso cui la fecondazione si effettua nella deposizione stessa delle uova, diretta-
mente sulle uova: ambito nel quale la femmina sembra rimanere esclusa dal gioco d'amore.
E' una porta unica, aperta appena per un momento, quella attraverso la quale deve insinuarsi il futuro. Per
una vittoria, a tal punto inconcepibile sull'organizzato, sulla morte, Natura!...a te è permessa anche la
prodigalità! Indubbiamente non si tratta di una ''spesa sconsiderata'', no! Poiché, contro tanti fattori
avversi, non è lecito dire che tu abbia pagato caro il tuo trionfo!...
- ''Fattori avversi''...questo lo hai detto tu!
- Sì! Fattori avversi dal punto di vista della finalità utilitaria! Ma è sulla base stessa di questi ''fattori
avversi'' che l'arte, il pensiero, e tutti i negotia fioriscono. E così, come ti ho fatto rilevare le due forze:
quella anagenetica e quella catagenetica, che si oppongono tra loro, allo stesso modo, andiamo, ora, ad
analizzare due ''dedizioni'' possibili: ''quella della femmina nei confronti della razza'' e ''quella del ma-
schio, per il suo sport, per la sua arte, per il suo canto''. Mi sapresti dire di un dramma più potente di quello
che contrappone queste due ''dedizioni'', in un conflitto sublime?
- Non stiamo forse sconfinando, nell'oggetto della nostra discussione di domani? Non vorrei lasciare così
subitaneamente la storia naturale...almeno: non prima di averti posto due domande: credi...intendi affer-
mare che l'attrazione e i gusti omosessuali si rintracciano in tutte le specie animali?
- In tantissime; ma forse non in tutte! Non mi inoltro in questa direzione: mi mancano molti elementi per
esprimermi!...Tuttavia, dubito assai che uno li rintracci nelle specie che presentano il coito più difficoltoso,
o perlomeno più complicato,...laddove insomma, esso necessita di maggiori sforzi; tra le libellule, ad esem-
pio, o tra certi ragni che praticano una sorta di fecondazione artificiale; in altre specie, infine, è difficile
che si possano osservare comportamenti omosessuali: in quelle in cui, dopo o durante il coito, il maschio
viene fagocitato dalla femmina...Ti dico che, qui, io non sto facendo alcuna affermazione...mi accontento di
supporre!
- Strana supposizione!
- Sarebbe sufficiente forse, affinché questa supposizione divenisse affermazione, che nelle specie caratte-
rizzate dall'acrobaticità del coito o dalla sua pericolosità, l'elemento maschile fosse in proporzione minore.
A tale riguardo, qualche parola di Fabre mi ha fatto sussultare: ''E' nella seconda metà di Agosto che inizio
ad incontrare l'insetto adulto...Le femmine dal ventre voluminoso sono di giorno in giorno più frequenti...i
loro compagni, smilzi, sono per contro assai rari ed io ho trovato una grande difficoltà a completare le mie
coppie''35 Sta parlando qui della mantide religiosa, che divora il suo compagno.
Questa rarefazione dell'elemento maschile cessa di apparirci come paradossale, se viene supplita dalla pre-
cisione dell'istinto. Se l'amante deve venire sacrificato dall'amata, quello che importa è che il desiderio che
lo fa precipitare verso il coito sia imperioso e precisissimo; e nell'ipotesi in cui il desiderio sia assai preciso,
allora il sovrannumero dei maschi diventa inutile. Per contro, è assai utile che il numero dei maschi aumenti
quando l'istinto diventa più lasco26; e l'istinto allarga le sue maglie quando il pericolo del coito si distingue e
prende le distanze dalla voluttà; o, perlomeno, quando la voluttà diventa facile.
Da qui trae origine questo inquietante assioma: il numero dei maschi diminuisce, man mano che la diffi-
coltà del coito aumenta; tuttavia esso risulta essere solo il corollario naturale di quello che ho proposto in
precedenza: il sovrannumero dei maschi (o la sovrabbondanza dell'elemento maschile) compensa l'im-
precisione dell'istinto. O se preferisci: l'imprecisione dell'istinto trova la sua dimostrazione nella sovrab-
bondanza dell'elemento maschile, e ancora...
- Ho capito.
- Ma sono io che tengo ad essere preciso:
1° L'istinto è tanto più preciso quanto il coito è difficile.
2° Il numero dei maschi è tanto minore quando più preciso è l'istinto.
3° Conclusione: il numero dei maschi diminuisce all'aumentare della difficoltà del coito (per quei maschi
che la femmina offre in olocausto all'amore); e allora, non vi è dubbio che, se vi fosse qualche altro modo
di accedere e di gustare della voluttà, questi maschi prontamente abbandonerebbero il coito - che per loro
è pericolosissimo - e la specie si estinguerebbe. Ma è indubbio - altrettanto indubbio - che la Natura non
lascia loro nessun altro mezzo di trovare soddisfazione27. Ancora una volta non faccio altro che supporre!
- Rifletteremo anche su questo! Man mano che mi addentro nel tuo pensiero e che ti comprendo meglio,
mi sembra sempre più evidente che le tue conclusioni debordino e travalichino, di molto, i confini delle tue
stesse premesse...ti sono grato - lo ammetto - di avermi portato per mano, a riflettere su questi aspetti,
che - hai ragione - ordinariamente sono valutati secondo un certo principio di autorità...che impone una
doxa prefabbricata, che viene rigorosamente conservata, ribadita e controllata. Ecco dove io arrivo, se-
guendo il tuo stesso percorso: Sì! L'istinto sessuale esiste, malgrado tutto quello che tu affermi. Esso
opera, malgrado tutto quello che tu hai presentato a riguardo, esso agisce con una precisione e con una
singolarità particolare; ma, una volta che l'elemento maschile e femminile sono entrati in gioco, esso si
limita ai suoi tempi e periodi propri...per rispondere a colpo sicuro all'invito - temporaneo - della femmina,
esso le mette dinnanzi il desiderio permanente del maschio. Il maschio è la gratuità assoluta, totale...se
posso esprimermi con l'espressione che useresti tu; la donna invece è tutta previdenza. I soli rapporti
eterosessuali (degli animali) sono in vista della fecondazione.
- Ma il maschio non si accontenta sempre di quei rapporti...
- E' bastato qualche momento ed ecco che abbiamo perso di vista il tuo libro...da questa sua prima parte,
trai qualche conclusione?
- Questa qui; che io indirizzo ai finalisti: malgrado questa sovrabbondanza pressappoco costante dell'ele-
mento maschile, se la natura ha bisogno di tanti espedienti e di tanti ''aiuti'' per assicurare la perpetuazione
della razza...non possiamo stupirci che ci vogliano tante costrizioni - e di moltissime varietà - al fine di ar-
restare lo scivolamento della specie umana sul piano inclinato di quei costumi che tu giudichi ''anormali'';
e tanti consigli, esempi, inviti, incitamenti, sproni, - di tantissimi generi, per giunta - servono meramen-
te a tenere costante il coefficiente dell'eterosessualità umana.
- Almeno, dammi ragione sul fatto che, da una parte le costrizioni e dall'altra gli sproni che tu hai detto,
hanno qualcosa di buono?!
- Sono d'accordo con te! Ma solo fino a domani! Difatti esamineremo, non più dal punto di vista zoolo-
gico, ma da quello umano, la questione, e studieremo se si dà il caso che la repressione e gli sproni non
abbiano passato la loro giusta misura. Ma, a tua volta, riconosci che i gusti omosessuali non ti sembrano,
adesso, così nettamente opposti alla Natura...alla stregua di quello che ti sembravano stamane? Non ti
chiedo nulla di più...almeno per oggi!
II, 1. ''Se vi è un vizio o malattia che ripugna alla mentalità francese, alla moralità francese, alla sanità francese, è quello - per
chiamare le cose con il loro nome - della pederastia.
ERNEST-CHARLES Grande Revue (25 Luglio 1910, p. 399)
II, 2. ''...se il sistema nervoso è centralizzato, come nei curculioni, il loro nemico, il cerceris, non fa altro che dare una pugnalata; se
i movimenti dipendono da tre gangli, dà tre pugnalate; se ci sono nove gangli, dà nove pugnalate; così fa l'ammophila, quando ha
bisogno, per le sue larve, dei bruchi della farfalla notturna, chiamata comunemente ''vers gris''; se un colpo di pungiglione nel gan-
glio cervicale sembra troppo pericoloso, il cacciatore si limita a masticarla dolcemente con la mandibola, per ottenere il grado ne-
cessario di immobilità'', etc. (ad esempio, Remy de Gourmont, locum citatum, p. 257- 258; in seguito alle osservazioni di J.-H. Fa-
bre. Vedasi l'eccellente critica di questa stessa mitologia da parte di Marchal; riportata da Bohn: Nouvelle Psychologie animale,
pp. 101-104).Quasi tutto questo dialogo fu scritto nell'estate del 1908; la Nouvelle Psychologie animale di Bohn non era ancora
comparsa, quando non ero ancora venuto a conoscenza del testo di Max Weiler Sur la Modification des instincts sociaux, del 1907,
le cui teorie sono assai prossime a quelle che propongo qui.
II, 3. Bohn, loc. cit., p.121
II, 4. Questo almeno nelle specie dette superiori.
II, 5. Lester Ward, Sociologie pure, tomo II, p. 28, traduzione in francese di René Worms.
II, 6. Loc. cit.
II, 7. O, quasi-costante: vedremo, alla fine di questo dialogo, certe specie che, mentre sembrano sfuggire a questa legge,
confermano puntualmente la mia teoria.
II, 8. Tale dimorfismo è molto poco sensibile tra gli equidi; ma ribadisco che lo stesso non vale per molte altre famiglie
animali.
II, 9. Voyage d'un naturaliste, p. 216.
II, 10. Voyage d'un naturaliste, p. 216.
II, 11. Vedremo alla fine di questa sezione se, in qualche specie, in relazione alla maggiore precisione dell'istinto, l'elemento
maschile giunge a ridursi.
II, 12. ''I maschi sembrano infinitamente più numerosi delle femmine ed è probabile che non se ne trovi più di uno ogni cento che
possa compiere il suo destino, riconosce Monsieur de Gourmont (Physique de l'amour, p. 178), dopo avere raccontato, seguendo
Blanchard, ''la storia di quel naturalista che, avendo catturato e rinchiuso nella sua tasca una femmina di bombyx, rientrò a casa
sua, seguito da una nuvolaglia di più di duecento maschi.'' - ''La presenza di una femmina di un pavone, di notte, in un recinto, può
attirare centinaia di maschi'' - afferma altrove, ibidem. Vedasi Darwin, Descendance de l'homme (De la proportion des sexes). ''I
maschi, in certe specie, non possono diventare comuni se non al prezzo che quasi tutti loro siano celibi. Nel graziosissimo e piccolo
maggiolino,blu argentato, che ama stare sulle spire,a bordo dell'acqua, e che viene raccolto per farne un gioiello (hoplia cerulca), si
incontra solo una femmina ogni ottocento maschi; tra i maggiolini di maggio (Rhizotrogus aestivus) c'è una femmina ogni trecento
maschi'.
EDMOND PERRIER, Le Temps, I° Agosto 1912.
II, 13. Le più interessanti osservazioni su questo soggetto sono probabilemnte quelle di Fabre sulle osmie, che, secondo lui,
determinerebbero il sesso delle uova che incubano in base alla maggiore o minore esiguità del luogo di cui esse dispongono, per la
larva che deve nascere. E chi ignora poi, che le api allevano api regine, operaie, a seconda della dimensione della cellula che esse
vanno a costruire come uovo e secondo il nutrimento che esse danno alla larva. Il maschio è il minus habens.
Porto ugualmente all'attenzione le osservazioni di W. Kurz, sui cladoceri (riportate da Claus). ''I maschi compaiono, generalmente,
in autunno; possono anche essere osservati in tutte le stagioni dell'anno, tutte le volte che si vuole - come si è dimostrato di recen-
te - solo in seguito alle modificazioni dell'ambiente circostante che abbiano reso le ''condizioni biologiche'' sfavorevoli. Zoologie,
p.636. Monsieur René Worms, nel suo notevole studio sulla Sexualité dans les naissances françaises conclude che - contrariamente
ad una credenza assai diffusa - l'eccesso delle nascite di individui maschi in un popolo, è segno di depauperamento; che tale ecces-
so si riduce man mano che la ricchezza aumenta, e che finisce quando il benessere diventa generalizzato, per lasciare il posto ad un
eccesso di nascite di donne. ''Variconosciuto - aggiunge Edmond Perrier, che io cito - che tale conclusione si accorda perfetta-
mente a quella che io ho esposto...''
II, 14. Allo stesso modo, non è uno dei passatempi dell'individuo maschio quello di non emanciparsi e di non trovare la sua fine in
se stesso, dopo, magari che ha avuto qualche ruolo nella selezione?
Rammento qui, quello che Fabre diceva delle locuste - ma lo poteva affermare altrettanto bene anche per gli uccelli: ''A che scopo
tutto questo dispositivo sonoro? Non posso spingermi fino al punto di disconoscergli un ruolo nella formazione delle coppie. Ma la
sua funzione fondamentale non è quella. Innanzitutto l'insetto lo utilizza per affermare la sua gioia di vivere, per cantare le delizie
dell'esistenza...''
II, 15. Qui, come sempre, tra gli animali, l'accoppiamento ha luogo solo quando le femmine sono in calore. Altrimenti esse non
sopporterebbero che il maschio si avvicinasse.''
SAMSON Zootechnie (Lutte des ovidés), II, p. 181.
II, 16. ''L'istinto riproduttivo, nel maschio, si desta sempre sotto l'influsso del solo ed unico odore che promana dalla femmina in
calore; nella femmina, esso si manifesta normalmente solo in periodi fissi e solo sotto l'influsso intrinseco del processo di ovu-
lazione e di incubazione di cui le ovaie sono la sede. Inoltre, quando la femmina è stata fecondata, lo stesso istinto si sopisce
durante tutta la fase della gestazione ed anche in parte della fase di allattamento: periodo che, nella gran parte delle nostre
femmine domestiche, equivale ad un anno.
SAMSON, II, p. 87
II, 17. ''...l'attività maggiore delle ghiandole vaginali, di cui il prodotto della secrezione fa emanare un odore particolare, che il fiuto
del maschio non può fargli riconoscere.''
SAMSON, V, p. 181-182
II, 18. Cito quello che viene riportato da Fabre: una femmina di pavonia minore attira, nella sala-studio di Fabre, tutto uno sciame di
esemplari maschi. Queste farfalle assediano la gabbia metallica nella quale è rinchiusa l'esemplare femmina; indifferente, essa vi
dimora assisa sui rami che Fabre aveva sistemato al centro della gabbia. Se, l'indomani, Fabre cambia la femmina di gabbia e cam-
bia anche il suo sostegno, è proprio l'altra gabbia, lasciata dall'altra estremità della stanza - e soprattutto è il rametto-sostegno di
questa prima gabbia - impregnata di sottili secrezioni, quella verso la quale si rivolgono i maschi; per quanto apparente e palese sia
la femmina - che Fabre ha cura di porre nel bel mezzo del loro tragitto - essi la lasciano da parte e si danno tutti ad assalire il primo
rametto, e dopo che lo hanno fatto cadere su una sedia, assaltano la sedia stessa.
II, 19. Una cagna che io conosco si trova assai bene con una coppia di gatti; nei periodi di calore della gatta, la cagna si avvicina alla
coppia di felini e cerca perfino di montarla, come farebbe il gatto maschio.
II, 20. 'Si osservano pure delle vacche in calore che si montano le une con le altre, sia che vogliano, in tal modo, provocare il ma-
schio, sia che la rappresentazione visuale dell'atto che esse fanno, lo forzi a simularlo'' - scrive Monsieur de Gourmont, dopo avere
detto, qualche riga prima: ''In generale, le aberrazioni animali richiedono delle spiegazioni del tutto semplici.'' Poi aggiunge: ''Si
tratta di un esempio meraviglioso perché è assurdo - della forza motrice delle immagini.'' Temo che sia più assurdo che meravi-
glioso.
GOURMONT, Physique de l'amour, p. 229-230.
II, 21. ''Si osservano certi animali che si consegnano all'amore dei maschi del loro sesso'' - dice, con bizzarro giro di parole,
Montaigne ne L'Apologie de Raimond Sebond .
II, 22. Anche Monsieur de Gourmont afferma che ''in condizioni normali, la cavalletta femmina deve smettere il prima possibile di
emettere la sua secrezione sessuale odorosa.''
GOURMONT, Physique de l'amour, p.179.
II, 23. Questi fatti sono stati osservati così di frequente che nell'obsoleto Dictionnaire d la Vie pratique di Belèze, si poteva già
leggere - nell'articolo Pigeon (piccione): ''Succede talvolta che la covata che deve formare la coppia viene composta spesso o da due
maschi o da due femmine - ci si accorge della presenza di due femmine per il fatto che esse fanno due incubazioni in cui le uova
sono chiara, mentre ci si accorge di quella dei maschi, perché essi danno fastidio all'uomo che fa da guardia.''
II, 24. ''Tra i maschi, frequentemente, siattuano e si praticano le stesse oscillazioni del corpo, le stesse flagellazioni laterali. Mentre
quello che sta sopra si dimena e fa un moto acceso di mulinello, quello di sotto se ne sta tranquillo. Talvolta giunge un terzo, come
sbadato (?!), e talvolta pure un quarto che monta sulla fila dei suoi predecessori. Il più alto oscilla e rema accesamente con le zam-
pe anteriori; gli altri restano immobili. Così si ingannano, per un momento i dolori dei rifiutati!''
J. - H. FABRE (Cèrocomes), tomo III, p.272.
II, 25. Quali osservazioni potrebbero apparire più indeterminate e probe di quelle del paziente osservatore Fabre sui cerceridi;
osservazioni completamente invalidate o perlomeno ribaltate oggi, da Marchal.
II, 26. Tomo III, p. 214-223.
II, 27. Tomo V, p. 291.
II, 28. Oppure: la proporzione dell'elemento maschile...voglio dire: la sovrabbondanza della materia seminale, fatto dal quale
discende che l'individuo non trova nel coito il coronamento del suo percorso sessuale.
II. 29. E' notevole che, segnatamente in questa specie (mantis religiosa) e malgrado il piccolo numero dei maschi, ogni femmina è
pronta a farne un uso smoderato; essa continua ad offrirsi per il coito e resta seducente per il maschio, anche dopo la fecondazio-
ne; Fabre racconta di avere visto una femmina accogliere prima, e divorare poi, ben sette partner maschi. L'istinto sessuale che noi
qui vediamo imperioso e preciso, ci mette pochissimo a debordare oltre il suo stesso fine. Mi venne naturalmente da domandarmi
se, tra le specie nelle quali il numero dei maschi è proporzionalmente inferiore, - o, equivalentemente - nelle quali l'istinto è più
preciso, e nelle quali conseguente nulla resta di materia inutilizzata, e nelle quali, dunque, può attivarsi la forza catagenetica - che
opera sulla materia 'per variazioni' - allora non può che essere chiaro che il dimorfismo si manifesta in favore del sesso femminile -
detto altrimenti: i maschi di queste specie sono di aspetto meno brillante delle femmine della loro stessa specie. E' precisamente
quello che osserviamo nella mantis religiosa: il maschio ''è nano, smilzo, sobrio e meschino'' (rubo a Fabre queste qualificazioni)
non può arrivare a quella 'posa spettrale'' con la quale la femmina diffonde la strana bellezza delle sue ali diafane, bordate di ver-
de. Fabre, per contro, non fa nessun rilievo su questo strano rovesciamento degli attributi che, qui, invece, corrobora la mia teoria.
Tali considerazioni - che limito in questa nota - perché esse si discostano in qualche modo dalla ''linea'' di questo testo e perché
temo possano restare inosservate, mi sembrano della massima interesse. La gioia che ho provato, quando - avendo spinto fino
all'estremo una teoria così novativa, e, lo ammetto, così azzardata - notai un esempio che la confermava, e venendo,per così dire,
in mio aiuto: questa gioia è comparabile a quella del cacciatore di tesori di Edgar Allan Poe mentre scopre, scavando il terreno, la
cassa piena di gioielli esattamente nel luogo dove le sue elucubrazioni lo avevano precisamente convinto che la cassa dovesse
trovarsi. - Può darsi, che un qualche giorno, pubblichi delle osservazioni su questo punto.
Terzo Dialogo
Entrando, dissi a Corydon che avevo molto riflettuto molto da quando ci eravamo lasciati il giorno prima. -
Permettimi di domandarti se credi fermamente nella teoria che mi hai esposto?
- Io, perlomeno, sono convinto dei fatti che la motivano. Quanto poi a pretendere che la spiegazione che
ne do sia l'unica possibile o la migliore...stia lontana da me questa presunzione! Ma mi permetto di aggiun-
gere che tutto questa non ha una gran importanza! Voglio dire che l'importanza di ogni modello che viene
proposto, di una nuova spiegazione di alcuni fenomeni, non si misura soltanto in relazione alla sua esat-
tezza, ma anche - e direi, forse, soprattutto - allo slancio che esso dà allo spirito per spingersi verso nuove
scoperte, verso nuove constatazioni (anche a costo che queste smentiscano la teoria precedente), alle nuo-
ve 'piste' che esso apre, agli ostacoli da cui questo sistema nuovo sgombra la strada, alle nuove armi che
esso fornisce. Quello che importa è che esso proponga il nuovo, la novità, e che, talvolta, esso si opponga
al vecchio. Oggi ci può sembrare che tutta la teoria di Darwin vacilli, proprio a partire dai suoi stessi fonda-
menti; e per questo, possiamo sentirci di affermare che il darwinismo non ha portato la scienza più lontano
di dove la aveva presa? Ci sentiamo in grado di dire che De Vries ha ragione e che Darwin ha torto? No!
Come non possiamo dire che Darwin stesso e Lamarck avevano ragione contro X.
- Secondo quello che dici, non si può nemmeno dire che Galileo...
- Permettimi di distinguere tra il nuovo focus sui dati dell'esperienza e la spiegazione che se ne dà. La spie-
gazione resta fluttuante; ma lungi dal seguire, dal venire dopo le nuove constatazioni...essa spesso le pre-
cede; talvolta - anzi sovente - vediamo che la teoria precede l'osservazione stessa di un fatto - e l'osserva-
zione si trova a confermare, in seguito, quella che prima era una temeraria proposizione del cervello. Le
mie conclusioni...considerale meramente come ipotesi! Mi riterrò soddisfatto se tu riconosci loro qualche
virtù di iniziativa. E poi...i fatti sono là...e tu non li puoi negare! Quanto alla spiegazione che uno ne dà,
sono pronto anche a rinunciarvi, quanto tu me ne servirai sotto gli occhi una di migliore!
I
- Ieri abbiamo considerato - proseguiva Corydon - il ruolo preponderante dell'olfatto, questo senso che
fa da spia all'istinto, negli accoppiamenti animali. E' grazie ad esso che il desiderio del maschio - invero flut-
tuante - va ad indirizzarsi deliberatamente verso la femmina in calore. Si può dire - senza esagerare trop-
po - che la ''sessualità'' dell'istinto genesico (per esprimermi in gergo moderno) risiede nel senso olfattivo
del maschio. Non vi è - propriamente parlando - una scelta della femmina da parte del maschio; dal mo-
mento in cui essa entra in calore, il maschio viene condotto verso di lei e ''menato per il naso''. Lester
Ward, in un passo che non ti ho letto, insiste molto sul fatto che ''tutte le femmine si sono rivelate simili per
il maschio'' ed è proprio nella realtà dei fatti che esse sono tutte simili - come abbiamo visto ieri - perché
il maschio è capace soltanto di variazione e di individualizzazione. La femmina, per attirarlo, non ha altra
risorsa che il suo odore; essa non ha bisogno di nessun altro mezzo di attrazione: non deve essere bella!
basta che abbia un buon odore! La scelta (se è giusto dire che la scelta non è solo la vittoria del più at-
to)...la scelta resta privilegio della femmina...che scelga secondo il suo gusto...e così si arriva ad abbordare
l'argomento dell'estetica. E di conseguenza, insiste ancora Ward, è la femmina che dispone della sele-
zione, è lei che crea quello che Ward chiama ''l'efflorescenza del maschio''. Non intendo, per ora, inda-
gare se questa supremazia di bellezza - che forse proprio grazie al buon gusto della femmina - si trovi anche
nella specie umana, così come la si riscontra nella maggior parte degli insetti, degli uccelli, dei pesci e dei
mammiferi.
- Era da un bel po' che ti stavo aspettando proprio su questo punto!
- Provvisoriamente, ed a causa della fretta, mettiamo in chiaro quanto segue: l'usignolo maschio non è
molto più colorato della femmina; ma questa non canta. L'efflorescenza del maschio non corrisponde ne-
cessariamente alla venustà...essa è lusso, che può manifestarsi nel canto,in qualche sport, ma anche nell'in-
telligenza dell'individuo.
Ma permettimi di seguire e rispettare l'ordine del mio libro, nel quale affronto questo importantissimo
punto solo più avanti.
- Segui l'ordine che vuoi! Mi va bene che tu differisca il più possibile le questioni che ti creano imbarazzo,
ammesso che, prima della fine tu le affronti...perché sono fermamente deciso! Non ti lascerò libero finché
non avrai spiegato fino in fondo, la tua scienza e la tua logica...finché non avrai esaurito tutti i tuoi argo-
menti. Ma dimmi: come introduci la seconda parte del tuo libro?
- Eccoci al punto: comincio con constatare che l'olfatto - che ha un'importanza capitale egli accoppiamenti
animali - non svolge nessun ruolo nei rapporti sessuali umani! Se esso interviene, è solo a titolo superero-
gatorio.
- Ma è poi così importante notare e dare rilievo a questo fatto?
- Tale differenza mi sembra così interessante...che mi viene il dubbio che Monsieur de Gourmont - non fa-
cendone menzione nel suo libro, e non tenendone conto nel suo parallelo tra l'uomo e gli animali - non la
abbia notata, oppure l'abbia comodamente omessa - ma forse l'ha comodamente evitata!
- Tuttavia non lo ho mai visto imbarazzarsi a causa di un'obiezione! Forse non ha attribuito a questo aspet-
to la stessa importanza che gli dai tu!
- Importanza che spero ti apparirà estremamente chiara nelle conseguenze nelle conseguenze che essa
genera e che io cercherò di esporti!
La donna - come abbiamo detto - non ha più a disposizione l'odore periodico delle sue mestruazioni, per
attirare l'uomo; e qualche altra attrazione, senza dubbio alcuno, deve prenderne il posto: naturale, o ag-
giunta, questa attrazione resta comunque indipendente dai periodi e non è soggetta all'ovulazione. La don-
na desiderata è dunque desiderabile in tutti i periodi.
Diciamo anche questo: mentre l'animale corteggia la femmina e non la lascia avvicinare da nessun altro ma-
schio - questo solo e soltanto nel periodo del calore; l'uomo nel periodo che sarebbe di regola per gli ani-
mali...si astiene. Non solo le mestruazioni non esercitano alcuna attrazione, ma comportano una sorta di
proibizione; mi interessa assai poco, per il momento, se questa proibizione è di natura fisica o morale, se
vada valutata come una momentanea repulsione della carne, come il retaggio di antiche prescrizioni reli-
giose, o come la disapprovazione dello spirito - perché è sempre e comunque lo spirito che distingue e se-
para nettamente l'uomo dall'animale.
Ormai, l'appetito sessuale, anche se resta imperioso, non viene attratto in maniera così semplice; i nervi
olfattivi, negli animali, lo tenevano al guinzaglio; mentre adesso, nell'uomo, si prende dello spazio...Questa
prima liberazione, ben presto, ne rende possibili delle altre. L'amore - e mi ripugna usare così presto que-
sta parola...ma prima o poi devo usarla!)...l'amore entra in gioco...ma un gioco che va affrontato fuori dalle
regole.
- Ma spero che questo non voglia dire che ognuno è libero di ''giocare'' come gli pare?!
- No!...perché il desiderio, di certo, non sarà meno imperioso! Ma esso, almeno sarà assai diverso! L'impe-
rativo, pur restando categorico, diventerà più articolato; e sarà precipuo per ciascun individuo. In più: l'in-
dividuo non corteggerà più la femmina, indistintamente, ma una donna – in particolare.
Le affezioni degli animali differiscono da quelle degli uomini - afferma Spinoza; e più oltre, parlando speci-
ficamente dell'uomo:
La voluttà dell'uno si separa naturalmente dalla voluttà dell'altro, nella misura in cui la natura dell'uno
differisce dalla natura dell'altro - adeo gaudium unius a gaudio alterius tantum natura discrepat, quantum
essentia unius ab essentia alterius differt.
- Dopo Montaigne e Pascal..anche Spinoza...sai scegliere bene i tuoi partner di citazione. Interpretato da te
questo 'gaudium unius' non mi dice nulla di concreto; ''ho un gran timore...'' - come diceva Pascal – conti-
nua!...
Sorrise, per un istante, poi riprese...
II
- Attrazione costante, da una parte; dall'altra: selezione operata non già dalla femmina in favore del ma-
schio, ma dall'uomo in favore della donna...non abbiamo forse qui la chiave di lettura - o la giustificazione,
per meglio dire - di questa inesplicabile eccellenza della venustà femminile?
- Cosa intendi dire con questo?
- Che, procedendo dal basso verso l'alto della scala animale, noi abbiamo potuto constatare, in tutte le
coppie animali, l'eclatante supremazia della bellezza maschile (di cui ho tentato di esporti la ragione).
Voglio dire che è assai sconcertante vedere che, invece, nella coppia umana - tutto d'un tratto - si ribalta
la gerarchia; che le motivazioni che sono state fornite per spiegare questo ribaltamento, improvviso e re-
pentino, sono solo suggestioni mistiche ed impertinenti - al punto che certi scettici si sono chiesti se la
bellezza della donna non stesse forse solo nel desiderio dell'uomo e se...
Non lo lasciai concludere. Non mi aspettavo che fosse proprio lui ad apportare un'argomentazione in
favore del buon senso comune...e così, a tutta prima, mi era difficile afferrare il suo pensiero; ma poi me ne
impadronii presto, e allora, non volevo lasciargli il tempo di tornare sui suoi passi...di smentirsi...e gridai:
- Tu mi tiri fuori da un grande impaccio! Te ne ringrazio!
Capisco...adesso capisco bene che questa ''attrazione costante'' della donna comincia precisamente dove
finisce quell'altra; e,senza dubbio non è di minima rilevanza il fatto che l'uomo veda dipendere la sua con-
cupiscenza, non già dal senso dell'odorato , ma dal senso più artistico della vista...che è anche meno sog-
gettivo: ed ecco la spiegazione di quello va a permettere lo sviluppo delle arti e di ciò che noi chiamiamo
cultura...
Poi, lasciandomi trascinare dalla confidenzialità, che mi era stata ispirata da quella prima manifestazione
di buon senso da parte di Corydon:
- E' assai curioso di dovere ad un uranista il primo argomento sensato a favore della ''permanente venustà
del bel sesso'' - come hai detto tu - ma ammetto che, fino ad oggi...non avevo saputo trovarne nessun al-
tro, ad eccezione che nella sfera dei miei sentimenti. E adesso posso rileggere senza imbarazzo certi passi
del discorso di Monsieur Perrier all'Académie, quelli che tu mi hai prestato ieri...
- A quali passi alludi?
Estraendo la brochure dalla tasca mi misi a leggere:
Nel vedere i colori carezzevoli delle vesti da gala cangiare sotto i raggi del sole d'estate - oppure sotto le
luminarie di una sala da ballo (descrizione)...si potrebbe credere che l'ornamento sia stata invenzione esclu-
siva delle figlie di Eva...Mi sembra che per l'abbellimento, l'argento, l'oro (lista), i fiori (lista), le piume (li-
sta), le ali di farfalla...gli uomini non hanno osato ancora toccare la ''creazione'' di questi gioielli, attorno ai
quali, sembra invece vezzeggiarsi civettuolamente, prima di prendere il volo, il pensiero delle donne: i loro
cappellini raffinati, spirituali e trionfanti...
- Devi scusare Perrier, senza dubbio stava vedendo qualche bel cappello nell'uditorio!
- Con un nettissimo contrasto, mentre l'antico gusto delle donne per l'ornamento, almeno nelle nostre
società civilizzate, si mantiene costante, oppure cresce; gli uomini sono sempre più distaccati da qualsiasi
forma di ''ricerca'' su questo fronte...
- Ma te lo ho detto io! L'efflorescenza del maschio non corrisponde necessariamente alla venustà!
- Aspetta che abbia finito di leggere: ...il sobrio costume del Tiers sembra esso stesso troppo ingombrante:
lo si alleggerisce, lo si accorcia, lo si riduce ad una semplice giacca, cosicché, nelle cerimonie cui assistono le
donne, noi uomini facciamo la figura di semplici larve che sfilano tra i fiori.
- Sì! Sì! Il passo che hai letto è proprio una galanteria!
- Tale evoluzione è del tutto caratteristica; essa separa la specie umana dalle altre specie animali superiori,
come non sa fare nessun altro dei suoi caratteri fisici e psichici. Essa è, in effetti, l'esatto opposto dell'evo-
luzione che si manifesta nella gran parte del regno animale. Là, il sesso favorito - par excellence - è quello
maschile: e lo è in tutte le maniere possibili, e già negli animali meno avanzati nella scala animale, ammesso
che siano suscettibili di una certa attività.
- Ma è questo passo a preoccuparti? Posso domandarti perché?...perché mi sembra al contrario...che do-
vrebbe farti piacere!
- Non fare l'innocentino! Come se ti sfuggisse che Perrier, sotto la parvenza di lodare il bel sesso, non fa
altro che lodarne il rivestimento, l'ornamento1.
- Sì! Si tratta di quello che io ho appena definito ''l'attrazione aggiunta''.
- La parola mi sembra disonesta e fuorviante; ma intendo bene quello che tu vuoi dire. E mi viene da pen-
sare che Perrier sia stato poco accorto nell'insistere su questo punto; perché, alla fine dei conti, dire ad una
donna: ''Lei ha un cappello raffinato!' non seduce, di certo, come dirle: ''Lei è bella!''
- Ma, solitamente, si sente dire: ''Questo cappellino le sta proprio bene!''...Ma non sarà mica questo a
preoccuparti? Credo di rammentare bene che verso la fine del suo discorso Perrier, lasciando da parte
l'ornamento, sappia bene lodare la persona che lo indossa; passami il libro...Tieni qui: E voi, signore, ci
avrete guadagnato la vividità dei vostri colori, la purezza cristallina della vostra voce, l'eleganza morbi-
dissima dei vostri gesti, e quelle linee graziosissime che hanno ispirato il pennello di Bouguereau. Che
vuoi trovare di più carino? E perché, prima, non hai letto queste frasi?
- Perché so bene che tu non ami Bouguereau!
- Hai troppi riguardi per me!
- Finiscila di prendermi in giro e dimmi che ne pensi?
- Ammetto che tanta artificiosità, chiamata a soccorrere la natura...mi inquieta! Mi viene in mente il passo
di Montaigne: Non è tanto il pudore, quanto l'arte e la prudenza, che rendono le nostre dame così circo-
spette fino al punto di negarci di entrare nei loro gabinetti, prima che abbiano finito di truccarsi e di ornarsi
per l'apparizione in pubblico. E mi viene il dubbio che, nel Tryphème, sognato da Pierre Louys, l'abitudine di
mostrarsi tutto nudo per le strade e per la campagna - solita ma franca dimostrazione dei vantaggi del bel
sesso - non porti ad un risultato contrario a quello che sembra preannunciare; se...insomma, i desideri
dell'uomo per l'altro sesso non siano, in qualche modo, raffreddati! - Resta da sapere - affermava Mada-
moiselle Quinault - se tutti gli oggetti che pungolano, dentro di noi, tante cose, belle e vili, al punto che
qualcuno ce li sottrae alla vista; non vi avessero lasciati tutti freddi e tranquilli, nello stato di una contem-
plazione perpetua - poiché vi sono esempi di tali evenienze! - Infine, il Tryphème è ambientato tra alcune
delle popolazioni più belle della terra (almeno così erano cinquanta anni fa, prima dell'intervento dei mis-
sionari): Tahiti - ad esempio - dove Darwin sbarcò nel 1835. Egli descrive, in qualche pagina carica di
emozioni, lo splendore degli indigeni...e poi: Ammetto che le donne mi hanno un po' deluso; esse sono
lungi dall'essere belle come gli uomini...Dopo, avendo constato, da parte loro, la necessità di compensare
la minore bellezza con l'abbellimento2: Riassumendo: mi è sembrato che le donne, ben più degli uomini,
trarrebbero qualche vantaggio dall'indossare qualche vestito!
- Non sapevo che Darwin fosse un uranista!
- E chi te l'ha detto?
- La frase che hai appena letto non lo lascia forse trapelare?
- Macché! Vuoi costringermi a prendere sul serio Monsieur de Goumont, quando scrive: E' la donna che
rappresenta la bellezza. Ogni opinione divergente sarà eternamente ritenuta un paradosso, oppure il pro-
dotto della più infima delle aberrazioni sessuali!
- Forse, quell' ''eternamente'' ti pare troppo brusco?
- Statti tranquillo! Darwin, per quel che ne so io, non era più uranista di tanti altri esploratori che, pas-
sando tra le popolazioni nude, si sono meravigliati della bellezza dei giovani uomini - di certo non era più
uranista di Stevenson, che, parlando dei polinesiani, riconosceva che la bellezza dei giovani maschi supe-
rava i gran lunga quella delle giovani donne. Ed è precisamente questo il motivo per il quale, alla loro stre-
gua, credo da artista, che il pudore è fatto per le donne e che il velo ''conviene'' loro - ''quod decet'', e lo
credo senza alcun atteggiamento puritano.
- Ma allora che significa quello che mi hai detto appena adesso? Quell'argomentazione mi sembrava assai
pertinente per giustificare la bellezza del bel sesso!
- Avrei preso in considerazione, insieme con te, se era possibile un tale ragionamento: Quando era la fem-
mina a scegliere, e - per così dire - disponeva della selezione a favore dl maschio: noi abbiamo notato che
la selezione operava in favore del maschio. Reciprocamente, adesso, essa agisce in favore della donna,
perché è l'uomo che sceglie!
- E da qui conseguirebbe il trionfo della venustà femminile! Sì...avevo capito proprio bene!
- E con tanta precipitevolezza, che non hai lasciato che ti esponessi ulteriormente la mia idea. Stavo per
farti fare questa osservazione: mentre, tra gli animali l'efflorescenza del maschio si può trasmettere solo e
soltanto al maschio; le donne, tuttavia trasmettono la gran parte dei loro caratteri - ivi compresa la bellezza
- ai figli di ambo i sessi (la frase è di Darwin3 ). Dimodoché gli uomini più forti, conquistando le spose più
belle, operano a favore della bellezza della razza, ma non più a favore della bellezza (esclusiva) dei loro figli,
oppure delle loro figlie.
- A tua volta, fa' attenzione che, ragionando così, più fai scemare la bellezza della donna in favore di quella
dell'uomo, più renderai manifesta l'imperiosità dell'istinto che, nonostante ciò, mi fa preferire la bellezza
della donna!
- Oppure dimostrerò la necessità degli ornamenti e del velo!
- L'ornamento non è che un contorno! Quanto al velo: per un momento può anche divertire, attrarre; ma
poi irrita se impedisce la rivelazione ulteriore...Se non sei sensibile alla bellezza femminile, tanto peggio per
te! Ti compiango! Ma non tentare di fondare delle regole di estetica generale su un sentimento che – mal-
grado tutto quello che tu puoi affermare - resterà un sentimento del tutto particolare!
III
E forse, è proprio un sentimento particolare che mi fa vedere nella statuaria greca - cui dobbiamo sempre
ricorrere ogni volta che parliamo di bellezza - l'uomo nudo e la donna velata? Sì! Nella predilezione quasi
costante dell'arte greca per il corpo dell'adolescente, del giovane uomo, nell'ostinazione a velare il corpo
della donna...piuttosto che riconoscere motivazioni puramente estetiche, preferisci vedervi, sulla scia di
Monsieur de Gourmont, ''il prodotto della più infima aberrazione sessuale'' ?
- Sì! Ce lo vedo tutto...tutto intero! Devi venire tu ad insegnarmi la vastità della devastazione provocata
dalla pederastia in Grecia? E poi, volendo andare oltre, non pensi che la scelta di modelli di adolescenti sia
servita banalmente a lusingare la perversione di qualche mecenate debosciato? Ed è forse vietato dubita-
re che lo scultore abbia oscillato tra il suo istinto d'artista e tra i gusti delle persone delle quali era a servi-
zio? Da ultimo, oggi non ci possiamo rendere conto di certe necessità o convenienze che obbligavano l'ar-
tista di quell'epoca, che indirizzavano la sua scelta...ad esempio in occasione dei giochi olimpici – conve-
nienze che, fuor di dubbio, hanno costretto Michelangelo a dipingere, nella volta della Sistina, non delle
donne, ma degli adolescenti nudi, per la santità del luogo e per non destare i nostri desideri! Dopotutto, se
uno considera con Rousseau, l'arte come la responsabile parziale, della singolare corruzione dei costumi
greci...
- E fiorentini! Sì! Perché è veramente notevole che ogni grande rinascenza ed esuberanza artistica è stata
sempre, in qualsiasi paese, accompagnata da un grande effluvio di uranismo!
- Da una grande alluvione di tutte le passioni...dovresti dire!
- E il giorno che qualcuno vorrà scrivere una storia dell'uranismo, nel suo rapporto con le arti plastiche, non
lo si noterà certo fiorire nei periodi di decadenza artistica, ma, al contrario, nelle epoche gloriose e sane...
nelle epoche in cui l'arte è più spontanea e più distante dall'artificio.
Per contro, mi sembra che - non sempre, ma spesso - l'esaltazione della donna nelle arti plastiche è indice
di decadenza...e lo stesso riscontriamo in tutti quei popoli, diversi tra loro, in cui la tradizione imponeva che
i ruoli femminili in teatro fossero interpretati da adolescenti: là, la decadenza dell'arte drammatica ha avuto
inizio quando gli adolescenti hanno ceduto il passo alle donne!
- Tu confondi, volutamente, causa ed effetto! La decadenza ha avuto inizio, nel giorno stesso in cui la no-
bile arte drammatica ha inteso compiacere i sensi invece che lo spirito! Allora, per motivi di attrazione, la
donna è salita sul palcoscenico, da dove non potrai più farla sloggiare!
Ma torniamo alle arti plastiche. Sto pensando, in questo momento, all'ammirabile Concerto Campestre del
Giorgione (nel quale spero tu non voglia ravvisare un'opera decadente! ), che rappresenta - lo sai bene – u-
na riunione in un giardino, con due donne nude e due musici vestiti.
- Plasticamente - linearmente perlomeno - nessuno oserebbe affermare che i corpi di queste donne sono
belli: too fat, come dice Stevenson; ma che biondezza della materia! Che morbida, profonda e melodiosa
luminosità! Penso che si possa dire che se la bellezza maschile trionfa nella scultura, quella femminile si
presta maggiormente al gioco dei colori? Ecco quel che pensavo di fronte a quel quadro, antipode dell'arte
antica: efebi vestiti, donne nude! Senza dubbio, il terreno sul quale è potuto fiorire quel capolavoro, non
avrebbe trovato spazio in scultura!
- E ne avrebbe trovato altrettanto poco nella pederastia?
- Oh! Su quest'ultimo punto, un piccolo quadro di Tiziano mi fa esitare nell’avanzare con le mie osserva-
zioni.
- Quale quadro?
- Il Concilio di Trento che, in primissimo piano, ma di lato, nell'ombra, presenta gruppi di uomini: due qui,
due là, in posizioni poco equivoche. E forse bisogna scorgervi una reazione licenziosa a quella che tu, poco
fa, hai chiamato ''la santità del luogo'', ma, senza dubbio - e certe memorie del tempo ci aiutano a crederlo
- quegli usi erano diventati all'epoca, assai comuni, perché uno li potesse sospettare come strani, con mag-
giore attenzione di quando nota gli alabardieri che fanno da scorta a quei signori.
- Ho osservato almeno venti volte quel quadro senza scorgervi nulla di anormale!
- Tutti, me e te compresi, rileviamo quello che ci interessa! Ma qui e là, in questo quadro, come nelle
cronache veneziane, io direi che la pederastia (che in quei frangenti sembra mutarsi in sodomia), non mi
pareva affatto spontanea; essa fa la figura di una bravata, di vizio, di divertimento stravagante di alcuni
debosciati, di disincantati. E non posso fare a meno di considerare che, parallelamente - lungi dall'essere
popolare e spontanea - e non essendo scaturita, quasi dal terreno stesso, dal popolo stesso - come quella
della Grecia e di Firenze - l'arte veneziana è ''complemento della voluttà ambientale'' (come diceva Taine)
ed è stata un piacere delle personalità ''magnifiche'', alla stregua dell'arte della Rinascenza francese sotto il
regno di Francesco I, così femminile, così conquistato dall'Italia...
- Spiega meglio il tuo pensiero!
IV
Sì! Credo che l'esaltazione della donna è indice di un'arte meno naturale, meno ''autoctona'' di quella che
ci hanno dato le grandi epoche di arte uranista. E, allo stesso modo, credo - e scusami per la mia audacia -
che l'omosessualità, in tutti e due i sessi, sia più spontanea ed ''ingenua'' dell'eterosessualità.
- Non è sempre pessimo andare veloci e spediti, soprattutto se uno scopre e si inquieta per il fatto di esse-
re seguìto - gli dissi con un'alzata di spalle; ma egli continuò senza darmi ascolto:
- E' proprio quello che Barrès ha capito così bene quando, decidendo di fare della sua Berenice una creatu-
ra del tutto naturale e che obbedisce solo all'istinto, ne ha fatto una lesbica, l'amica della piccola ''Bougie
rose''. E' solo per mezzo dell'educazione che la fa pervenire all'amore eterosessuale.
- Ma tu attribuisci a Maurice Barrès delle ''intenzioni segrete'' che certamente non ha mai avuto!
- Può essere che non ne abbia previsto le conseguenze; questo è ciò che, al massimo, puoi spingerti a dire!
Poiché fin dai primi libri del tuo amico, tu sai bene che l'emozione stessa ha un carattere intenzionale: Be-
renice rappresenta per me - afferma dogmaticamente - la forza misteriosa, l'impulso del mondo; poi trovo,
qualche riga oltre... una sottile intuizione, ed al contempo definizione, di quello che è per Barrès il ruolo
anagenetico di Berenice, quando l'autore parla della serenità della sua funzione che consiste nell'indurre
allo stato vitale tutto quello che le succede: funzione che Barrès compara a quella di carattere catage-
netico, dell' ''agitazione dello spirito''.
- Il libro di Barrès...non lo ho ben presente, perché possa discuterne...
Ma Corydon aveva già ripreso:
- Sarei proprio curioso di sapere se Barrès conosceva un'opinione di Goethe, assai vicina al suo pensiero:
opinione sull'uranismo che è stata riportata dal cancelliere Mueller (aprile 1830) ? Mi permetti di legger-
tela?
''Goethe entwickelte, wie diese Verirrung eigentlich daher komme, dass, nach rein aesthetischem Mas-
stab, der Mann weit schoener, vorzueglichert, vollendeter als die Frau sei.''
- Pronunci così male che faccio fatica a seguirti! Ti prego: passa subìto alla traduzione!
- Goethe ci spiegò come questa aberrazione trae origine precisamente da questo punto: per la pura regola
estetica, il corpo dell'uomo è assai più bello di tantissimi altri corpi, oltre ad essere più perfetto e più com-
pleto del corpo femminile.
- Ebbene: questo non ha nulla a che spartire con il passo di Barrès che mi hai citato - ripresi con impazien-
za.
- Aspetta solo un momento...stiamo arrivando al punto dove i due pensieri si incontrano: Un tale senti-
mento, una volta destato, inclina facilmente alla bestialità. La pederastia è vecchia quanto l'umanità stessa
(Die Knabenliebe sei so alt als die Menschheit, und man koenne daher sagen, sie liege in der Natur) e si può
dire che essa è naturale, che essa si basa sulla Natura (ob sie gleich gegen Natur sei), ancorché essa vada
contro natura. Quello che la cultura ha apportato, quello che ha strappato vittoriosamente alla Natura, non
lo si deve lasciare più sfuggire: nessun prezzo dovrebbe essere risparmiato per permettere che uno se ne
disfaccia. - Was die Kultur der Naturabgewonnen habe, werde man nicht wieder fahren lassen; es um
keinen Preis aufgeben.
- Ma è mai possibile che i costumi omosessuali abbiano trovato un terreno così fertile nella razza germa-
nica e vi si siano radicati così profondamente da apparire, ad alcuni tedeschi, naturali (almeno così ci viene
da pensare dopo i recenti scandali in quella nazione)...ma, per i sani intelletti francesi, questa teoria di
Goethe resterà - so che tu vorresti altrimenti - assolutamente e meramente sbalorditiva.
- Visto che ci trovi gusto a tirare in ballo l'etnia, lascia che ti legga queste righe di Diodoro Siculo4, uno dei
primi scrittori, a quanto ne so io, a darci ragguagli sui costumi dei nostri antenati: Benché le loro donne
siano piacenti - afferma Diodoro, riguardo ai Celti - essi si legano pochissimo ad esse, mentre manifestano
una passione straordinaria per il commercio di uomini maschi. Distesi su pellami di bestie che ricoprono il
suolo, sono soliti rotolarvisi sopra, mentre dai due lati hanno un compagno di letto.
- Ma qui appare chiara l'intenzione di gettare discredito su quelli che i Greci consideravano solo come
barbari!
- Ma questi costumi, a quell'epoca, non procuravano alcun discredito! Aristotele stesso, nella Politica,
parla dei Celti - solo per inciso - ed appena dopo essersi lamentato del fatto che Licurgo avesse trascurato le
leggi riguardanti le donne, fatto che - secondo Aristotele - porterebbe necessariamente a gravi abusi,
soprattutto quando gli uomini sono inclini a farsi dominare dalle donne, disposizione abituale delle razze
guerriere e combattive. Tuttavia c'è da fare un'eccezione - aggiunse: i Celti e qualche altra nazione, tra i
quali si dà massimo onore all'amore virile5.
- Se quello che raccontano i tuoi signori Greci è vero, ammetti che noi veniamo da lontano...
- Sì! Noi siamo un poco ''colti'', civilizzati: è proprio quello che vuole dire Goethe.
- E dunque tu, sulla scorta di Goethe, mi stai dicendo di considerare il pederasta come una specie di ''in-
colto'', come un ''arretrato''...?
- Forse no...vorrei solo che si considerasse la pederastia come un istinto assai ''impulsivo'' ed ingenuo...
- Ed è proprio da questo punto che trae motivazione - è indubbio - quella ispirazione - sovente omoses-
suale - della poesia bucolica greca e latina, nella quale, più o meno fittiziamente, si finge di fare rivivere
gli antichi costumi dell'Arcadia6.
- Ma, invece, la poesia bucolica ha cominciato a diventare fittizia nel giorno stesso in cui il poeta non è
stato più l'amante del pastore. D'altronde, e senza alcun dubbio, bisogna scorgere, nella poesia bucolica,
una conseguenza della condizione attribuita alla donna...cosa che mi interessa esaminare e che si ritrova
anche nella poesia araba, orientale, e persiana...si tratta di una questione di comodità...delle parole di
Goethe voglio tenere in gran conto quello che esse apportano sulla ''cultura'', o meglio: sull'aspetto
dell'apprendimento dell'eterosessualità. Può a tutti gli effetti essere naturale che l'uomo primitivo, l' ''uo-
mo-bambino'' cercasse istintivamente il contatto, la carezza, e non precisamente il coito...ed è ammissibile
che alcuni, o meglio, che molti siano stati più sconcertati e abbiano provato più ripulsa per il mistero rap-
presentato dall'altro sesso, finché non vennero guidati dall'attrazione esercitata dal profumo della donna.
(Vedi bene che lascio cadere l'argomento della minore bellezza, giacché non pensoche l'attrazione sessuale
debba necessariamente dipendervi.) E, senza alcun dubbio, alcuni potrebbero essere stati attirati da un
sesso, piuttosto che dall'altro, come ha cura di spiegare Aristofane nel Simposio di Platone; ma anche se
fosse stato attirato esclusivamente dal sesso opposto, l'uomo - lasciato alla sua mera iniziativa - avrebbe
trovato notevoli difficoltà per giungere a fare il gesto preciso...e visto che tale gesto non lo avrebbe potuto
inventare a tutta prima, all'inizio...si sarebbe dimostrato impacciato.
- L'amore guida sempre l'amante!
- Guida cieca! E visto che sei stato tu ad usare questa parola: amore - parola che io volevo evitare di
impiegare, per il momento - allora io aggiungo: l'amante sarà tanto più impacciato quanto più è inna-
morato, quanto più il suo desiderio sarà affiancato dall'amore reale! Sì: quando il suo desiderio avrà
smesso di essere esclusivamente egoista...allora avrà timore di offendere l'essere amato. E finché non
verrà istruito per mezzo di qualche esempio - sia quello degli animali, sia per mezzo di qualche lezione o di
qualche previa iniziazione, sia da parte dell'amante stesso...
- Perdio! come se il desiderio dell'amante non dovesse necessariamente trovare un complemento
sufficiente nel desiderio reciproco della donna amata!
- Di questo, io non sono più convinto di quanto non lo fosse Longus...ti rammenti degli errori e dei
brancolamenti insicuri di Dafne? Macché? Neghi che questo amante, impacciatissimo, non avesse bisogno
di una cortigiana che lo istruisse?
- Le goffaggini e gli errori di cui tu parli...sono utilizzati per conferire a questa storia così scarna, un po' di
spessore e di spirito di avventura!
- No! No! Sotto un sottile strato di affettata ricercatezza, io ravvio in questo libro ammirabile una profon-
da scienza di quello che Monsieur de Gourmont chiama la Fisica dell'Amore: credo che la storia di Dafne e
Cloé sia esemplarmente naturale!
- Dove vuoi andare a parare?
-Te lo dico subìto: i pastori senza istruzione di Teocrito, provavano bisogni più ''ingenui'', più impulsivi!...
che l' ''istinto'' non è mai sufficiente a spiegare l'enigma dell'altro sesso: per risolverlo c'è bisogno di un po'
di applicazioni pratiche!...semplice commento alle parole di Goethe! Ed è per questo che noi vediamo in
Virgilio, Damoetas che sta piangendo da lungo tempo la fuga di Galatea, standosene sotto i salici, mentre
Menalco, assieme ad Aminta, gusta un piacere senza impacci e reticenze.
At mihi sese offert ultro, meus ignis, Amyntas.
Quando l'amante si unisce all'amato - dice mirabilmente Leonardo da Vinci - si riposa!
- Se l'eterosessualità ammette qualche apprendimento, ammetti che nelle campagne e nelle città, oggi
come oggi, non mancano certo apprendisti più precoci e più disinvolti di Dafne?!
- E d'altronde, ai giorni nostri, soprattutto nelle campagne, i giochi omosessuali sono assai rari e tenuti in
infima considerazione! Sì! Lo abbiamo detto l'altro ieri: tutto, nelle nostre leggi e nei nostri costumi, è in-
teso a ''fare precipitare'' un sesso verso l'altro! E' una grande cospirazione - dagli aspetti sia clandestini, sia
manifesti - quella che intende persuadere il giovane ragazzo, ancor prima del risveglio del desiderio, che
ogni sorta di piacere si può gustare solo e soltanto con una donna; che aldilà di questa possibilità non vi è
piacere! E che grande esagerazione, che va a sfociare nell'assurdo, quella delle attrattive del gentil sesso,
affiancata dalla ridicolizzazione, dalla rappresentazione avvilente e sistematicamente scialba del sesso ma-
schile! Fatti contro i quali sono insorti i popoli-artisti, tra i quali, noi abbiamo notato che ''il senso della li-
nea'' ha avuto la meglio sull'ossequio delle ''convenienze'', nelle epoche più illustri ed ammirate!
- Io, su questo punto, ho già dato la mia risposta!
- E poi...mi viene in mente l'ammirazione, sulla scorta di Monsieur Perrier, della necessità costante dell'or-
namento, per mezzo del quale l'eterno femminile cerca, sempre ed ovunque, di accendere il desiderio del-
l'uomo, di supplire ad una bellezza insufficiente!
- Sì! Proprio quello che tu chiami: ''l'attrazione fittizia''! Ma alla fine, che cosa sei stato in grado di prova-
re?...solo che l'ornamento si addice alle donne...ma che bellissimo passo in avanti!!! Non vi è nulla di più
disgustoso di un uomo con il fard...che si agghinda ridicolamente!
- E, ancora una volta, ti ripeto che la bellezza dell'adolescente non ha nulla a che fare con il fard! Lo abbia-
mo visto trionfare nella statuaria greca...esclusivamente nella sua nudità! Ma la vostra riprovazione deve
adeguarsi a fare la parte della rappresentante dei nostri costumi occidentali!...poiché gli orientali - e forse
tu non lo sai - non la pensano affatto come noi7. Prepara bene, con begli ornamenti l'adolescente...invece
di nasconderlo, di sotterrarlo quasi! Metti in valore la sua bellezza...ed allora potrai cominciare ad afferra-
re quello che risulta da queste pagine di Montesquieu:
A Roma le donne non salgono sul palcoscenico dei teatri: al loro posto ci sono dei castrati in vesti femmi-
nili. Questo provoca un cattivo effetto sui costumi: perché nulla più di questo ispira l'amore filosofico ai
romani - almeno per quello che ne so. E più oltre: Quando io ero a Roma, vi erano due castrati al teatro
Capranica, Mariotti e Chiostra, vestiti da donne, che sono le due più belle creature che io abbia mai visto in
vita mia, e che avrebbero suscitato i gusti gomorrei anche alle persone dai gusti meno depravati.
Un giovane inglese, credendo che uno dei due fosse una donna, ne divenne follemente amante, e costrinse
il giovane castrato a subire questa passione per più di un mese! Altrove, a Firenze, il Duca Cosimo III
aveva emanato lo stesso regolamento per devozione (?). Immaginate che conseguenze debbano essersi
prodotte a Firenze, che, per la pederastia, è la nuova Atene! (Voyages, I, pp. 220-221). E su questo stesso
argomento Montesquieu cita il detto di Orazio: ''Cacciate il naturale, ed esso ritornerà al galoppo!'' -
Naturam expelles furca, tamen usque recurret, molto al quale possiamo dare il significato che meglio voglia-
mo!
- Adesso sì che ti capisco bene! Il 'naturale'' per te è l'omosessualità; e quell'altra cosa che l'umanità ha
ancora l'impertinenza di considerare come l'insieme dei rapporti naturali e normali, quelli tra un uomo ed
una donna...quella per te è ''l'artificiale''! Andiamo...abbi il coraggio di dirlo a chiare lettere!!!
Tacque per un istante e poi disse:
- E' senza dubbio comodissimo spingere all'assurdo il mio pensiero; ma esso non sembrerà così temerario
quando, nel mio libro, lo farò scaturire, in modo del tutto naturale, dalle premesse che vi abbiamo poc'anzi
preposto!
Lo pregai di tornare a parlare di quel testo che da ormai troppo tempo avevamo perso di vista. Riprese:
V
Ieri avevo tentato di dimostrarti che ''l'imperatività dell'istinto sessuale'' è ben meno precisa e pressante
di quanto si usi generalmente affermare. Avevo anche tentato di sbrogliare, dal centro del fascio com-
plesso di quello che le parole ''istinto sessuale'' richiamano indistintamente, qual è la pura lezione che si
trae dall'osservazione dell'organo sessuale...ciò che esso ''richiede'', quali sono le ''interessate concessioni''
del gusto, qual è l'obbedienza, la corrispondenza al motivo esteriore, all'oggetto: avevo rilevato che questo
fascio di tendenze diviene compatto e ben saldato assieme, solo nel momento in cui l'odore della ovula-
zione guida il maschio e lo fa precipitare velocemente verso il coito.
Per contro, oggi ho osservato come nessun profumo è capace di vincere il senso dell'uomo...e che la donna
non disponendo di nessun mezzo perentorio di sollecitazione (vale a dire di quell'irresistibile attrazione pro-
pria dell'animale,che è concentrata in uno spazio limitato di tempo) - può solo pretendere di essere costan-
temente desiderabile: applicandosi con sagacia e con sapienza a questo fine - e con l'assenso, l'incoraggia-
mento ed il soccorso, perlomeno nei nostri paesi occidentali, delle leggi, dei costumi, etc. Osservavo che
spesso l'artificio e la dissimulazione (la cui forma nobile si chiama pudore)...che l'ornamento ed il velo soc-
corrono e sostituiscono la mancanza di attrazione. Ma questo vorrebbe forse dire che certi uomini non
sono attratti irresistibilmente dalla donna (o da una donna in particolare), quando fosse priva del suo abi-
to? No! Certo che no!...così come noi vediamo che altri - nonostante le sollecitazioni dl bel sesso, i suoi
comandamenti perentori, le prescrizioni, i pericoli a non accoglierlo - rimangono sempre attratti dai ragaz-
zi. Ma io affermo che l'appetito che si sveglia negli adolescenti non ha un obiettivo (une exigence) preciso;
che la voluttà gli arride (qualunque sia il sesso della creatura che dà questo piacere); cheè obbligato ai suoi
costumi piuttosto che a quello che potrebbe imparare dall'esterno - o se preferisci - affermo che è raroche
il desiderio si precisi da sé, senza l'aiuto dell'esperienza. E' raro che i dati delle prime esperienze siano
dettati unicamente dal desiderio, anche se le esperienze sono quelle stesse che il desiderio ha portato a
scegliere. Non vi è vocazione più facile da falsificare di quella sensuale e...
- E se anche fosse così?...Arrivo al punto: tu stai insinuando che se si lasciasse ogni adolescente a se stesso,
se non intervenisse la pressione sociale esterna -detto altrimenti: se la civilizzazione aprisse le sue maglie -
gli omosessuali sarebbero ben più numerosi di quello che già sono.
E adesso sta a me metterti davanti alla frase di Goethe: ''Questa vittoria che la cultura ha conseguito sulla
Natura, non bisogna lasciarla sfuggire di mano! Non bisogna disfarsene a nessun prezzo!''
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III, 1. Frasi di una schiettezza simile sono quelle che ho trovato nello Spectator di Addison (n° 265):
''It is observed among birds that nature has lavished all her ornaments upon the male, who very often appears in a most
beautiful head dress: whether it be a crest, a comb, a tuft of feathers, or a natural little plume, erected like a kind of pinnacle on
the very top of the head. As nature on the contrary, has poured out her charms in the greatest abundance on the female part of
our specie, so they are very assiduous on bestowing upon themselves the finest garniture of art. The peacock in all his pride does
not display half the colours that appears in the garment of a British Lady, when she is dressed either for a ball or a birthday...'' -
Dobbiamo scorgerci dell'ironia?
III, 2. ''Dunque, esse hanno dei costumi molto vezzosi; quello, ad esempio, di portare un fiore bianco o scarlatto sul retro della
testa o in un piccolo foro operato nell'orecchio''.
VOYAGE D'UN NATURALISTE, p.434.
III, 3. Descendance de l'Homme.
III, 4. Libro V, 32.
III, 5. Aristotele, Politica, II, IX, 7-8.
III, 6. ''Gli strani amori di cui sono piene le elegìe dei poeti antichi e che destano così grande sorpresa tra noi, e che noi non
sappiano neppure concepire, sono dunque possibili e verosimili. Nelle traduzioni che noi facciamo, mettiamo nomi di donna, al
posto di quelli che originariamente comparivano nel testo. Juventius viene mutato in Juventia; Alexis viene trasformato in Xanthè. I
''bei ragazzi'' diventano le ''belle ragazze''; noi ricostruiamo in tal modo il serraglio inconcepibile di Catullo, di Tibullo, di Marziale e
del dolce Virgilio. Questa nostra occupazione è galantissima ma dimostra soltanto quanto poco noi abbiamo compreso del genio
antico!
GAUTIER, Mademoiselle de Maupin, tomo II, cap. IX, p. 13 e 14 - première èdition)
III, 7. E' così che l'attraente Gérard de Nerval, appena prima di infiammarsi - come egli stesso racconta - per due danzatrici
orientali che aveva visto danzare in Egitto, nel più bel caffé del Mousky - e che lui ci rappresenta come bellissime, dall'aspetto fiero,
dagli occhi arabi ravvivati dal khol e dalle gote piene e delicate'' - nel momento in cui ''stava avvicinandosi per incollare sulla loro
fronte qualche pezzo d'oro - secondo le tradizioni più pure del Levante'' - si era accorto giusto in tempo, che le due belle danzatrici
erano in realtà dei ragazzi, che meritavano, al massimo, che qualcuno gettasse loro delle piccole monete di ottone.
VOYAGE EN ORIENT, tomo I, pp. 140 e 141.
Quarto Dialogo
- E' comparso un libro in questi ultimi anni - mi disse - che non ha mancato di suscitare qualche scandalo.
(E ammetto che nemmeno io non ho saputo evitare, mentre lo leggevo, un soprassalto di riprovazione.)
Forse lo conosci anche tu?
Corydon mi allungò, in quell'istante, il trattato: Du Mariage di Léon Blum.
- Mi diverte proprio - gli dissi - di sentire proprio te parlare di riprovazione! Sì, anch'io ho letto il libro. Lo
ritengo abilissimo, e proprio per questo, pericolosissimo.
Gli ebrei sono diventati maestri nell'arte di disgregare le nostre istituzioni più rispettate, più venerabili,
quelle stesse che costituiscono il fondamento e il cemento della nostra civiltà occidentale - e tutto questo a
vantaggio di non so quale licenziosità e rilassamento dei costumi: rilassamento cui ripugna il nostro buon
senso ed il nostro istinto di socialità latina. Sono arrivato a pensare che quello fosse il tratto caratteristico
della loro letteratura, in particolar modo del loro teatro.
- Si sono levate proteste contro questo libro, ma nessuno lo ha confutato.
- Si vede che è bastata la protesta.
- Nondimeno resta il fatto che il problema si pone, e che cercare qualche escamotage non equivale a risol-
verlo - per quanto indegna ed inaccettabile possa sembrare la soluzione proposta da Blum.
- Quale problema?
- Si riallaccia direttamente a quello che ti dicevo l'altro ieri. Il maschio ha molto di più da dispensare di
quanto non sia strettamente necessario alla funzione riproduttiva dell'altro sesso e per assicurare la ripro-
duzione della specie. Il dispensare cui il maschio è invitato dalla Natura è assai scomoda da regolare e ri-
schia di pregiudicare il buon ordine sociale così come lo intendono le società occidentali.
- Da qui proviene quella nostalgia del serraglio, che si incontra nel libro di Blum e che, come ho detto,
ripugna fortemente ai nostri costumi, alle nostre istituzioni occidentali che sono essenzialmente mono-
gamiche1.
- Insomma, noi preferiamo il bordello!
- Statti zitto!
- Diciamo così: la prostituzione. O l'adulterio. Da lì non si esce...A meno che non si voglia ripetere con il
buon Malthus: La castità non è come certe persone la pensano, cioè una virtù forzata: essa trova il suo
fondamento nella natura e nella ragione, in effetti quella che chiamiamo virtù è l'unico mezzo legittimo per
evitare i vizi e l'infelicità che la legge della popolazione provoca.
- E' evidente: la castità è una virtù.
- Ed è anche bene che le leggi non ci intervengano troppo sopra! Non è così? - Nel mio libro vorrei ricorre-
re alla virtù solo in ultima istanza. Léon Blum non chiama mai in causa la virtù, ma cerca di ottenere il mini-
mo inconveniente sociale, si indigna dello stato al quale la prostituzione costringe e avvilisce la ragazza che
vi è sottomessa, con la compiacenza delle leggi.
- Senza tenere conto il pericolo per la protezione della salute pubblica, non appena la prostituzione scap-
passe di mano alla nauseabonda ingerenza dello Stato.
- Ed è per questo che Blum propone di dirigere l'irrequietezza e l'eccesso dei nostri appetiti maschili verso
le ragazzi giovani - almeno le più oneste, quelle che dopo poco diventeranno spose e madri.
- Ed ammetto che è proprio questo che nel libro mi è sembrato propriamente mostruoso, tanto da spinger-
mi a chiedermi se Blum avesse mai frequentato la vera società francese o se fosse rimasto sempre e solo
tra i Levantini.
- E difatti credo proprio che un cattolico avrebbe delle grandi difficoltà a sposare una ragazza con la quale
un ebreo avesse fatto in precedenza...un bel apprendistato! Ma se tu ti opponi protestando ad ogni solu-
zione che viene proposta!...
- Dai, allora! Dimmi la tua. Già fremo a prevedere quello che tu stai per dire...
- Ma non è cosa inventata da me! E' la soluzione che aveva presentato la Grecia stessa.
- Perdio! Rieccoci alla Grecia!
- Ti prego di ascoltarmi con calma. Non posso rinunciare a sperare che tra gente con la stessa educazione e
cultura, ci si possa intendere almeno un poco, nonostante le differenze caratteriali di fondo. Da quando eri
piccolo tu hai ricevuto la mia stessa educazione; ti è stato insegnato a venerare la Grecia, di cui noi siamo
eredi. Nelle nostre classi e nei nostri musei, le opere greche occupano il posto d'onore! Tutti ci hanno in-
vitato a riconoscerle per quello che sono: miracoli umani di armonia, di equilibrio, di saggezza e di serenità;
ci vengono presentati come grandi esempi. Ma ci è stato insegnato che le opere d'arte non sono un feno-
meno accidentale,e che dobbiamo cercarne la spiegazione, la motivazione, nel popolo stesso che le ha cre-
ate, e nell'artista che le ha formate - questi infatti altro non fa che informare la sua opera dell'armonia che
ha già forgiato in se stesso.
- Tu ed io sappiamo bene tutto questo. Va' avanti!
- Sappiamo anche che la Grecia non ha dimostrato la sua eccellenza solo nelle arti plastiche, ma che questa
perfezione, questa felicità, questa facilità dell'armonia, noi le ritroviamo in tutte le altre manifestazioni del-
la vita della Grecia. Sofocle, Pindaro, Aristofane, Socrate, Milziade, Temistocle...Platone non rappresentano
la Grecia con minore dignità di Lisippo o di Fidia. Quell'equilibrio che noi ammiriamo in ogni artista, in ogni
opera, è proprio dell'intera Grecia - bella pianta senza atrofia; il pieno sviluppo di un ramo non ha compro-
messo lo sviluppo di nessun altro.
- Tutto quello che hai detto mi trova d'accordo da molto tempo e non ha nulla a che vedere con...
- Cosa? Ti rifiuti di capire che esiste un rapporto diretto tra il fiore e la pianta che lo sostiene, la qualità pro-
fonda della sua linfa, della sua crescita ordinata e della sua economia?
Vorresti farmi dire che questo popolo, capace di offrire al mondo tanti e tali modelli di saggezza, di forza
aggraziata e di felicità, non avrebbe saputo condurre la sua stessa vita? - non avrebbe saputo innanzitutto
apportare questa saggezza felice ed armoniosa nella sua stessa esistenza e nel regime dei suoi costumi? Ma
quando si arriva al punto di parlare dei costumi greci ecco che tutti li deplorano, ma - non potendoli ignora-
re - tutti voltano contro questi le spalle, con orrore1. Nessuno capisce, o meglio, tutti fanno finta di non ca-
pire; non si vuole ammettere che quei costumi sono parte integrante dell'insieme, che sono indispensabili
al funzionamento dell'organismo sociale, che senza essi, il bel fiore che uno ammira sarebbe diverso o non
sarebbe punto2.
Se, lasciando da parte le considerazioni generali, andiamo ad esaminare un caso particolare, quello di
Epaminonda - che Cicerone considerava come il più grande uomo che la Grecia aveva prodotto - ''e non si
potrebbe negare - scrive uno dei suoi biografi (Walckenaer) - che egli offre uno dei modelli più perfetti del
grande capitano, del patriota e del sapiente'' - e questo stesso biografo ha creduto opportuno di aggiunge-
re: ''Sfortunatamente ci sembra del tutto certo che Epaminonda si fosse dato a quel vizio infame al quale i
Greci, e soprattutto i beoti e gli spartani (vale a dire i più valorosi di tutti), non attribuivano nessuna vergo-
gna3. (Biographie Universelle)
- Concorderai con me, almeno, che nella letteratura greca tali costumi occupano solo un posto piccolissi-
mo?
- Sì, nella letteratura greca che ci è pervenuta, sì, lì, forse! Eppoi!4 Devi rammentarti che quando Plutarco o
Platone parlano d'amore parlano sia di quello omosessuale che dell'altro. Poi, ti prego di considerare ( e
credo che tale osservazione sia già stata fatta, e non so bene perché nessuno le abbia dato il giusto rilievo)
che quasi tutti i manoscritti antichi, per mezzo dei quali noi conosciamo la Grecia, sono passati per le mani
di gente di Chiesa. La storia degli antichi manoscritti sarebbe una disciplina assai curiosa da studiare. Si po-
trebbero scoprire dei monaci sapienti che hanno soppresso talvolta quello che li scandalizzava nei testi an-
tichi che essi ci hanno tramandato...per ossequio alla buona causa; possiamo dire, con assoluta moderazio-
ne, che essi hanno salvato solo quello che recava minore scandalo. Pensa all'insieme dei pezzi di Eschilo, di
Sofocle; sui novanta pezzi del primo, sui centoventi del secondo, ce ne sono pervenuti solo sette. D'altron-
de, sappiamo che i Mirmidoni di Eschilo, trattavano dell'amore di Achille per Patroclo, ed in un modo tale
che i pochi versi citati da Plutarco ci lasciano sufficientemente intravvedere. Ma, andiamo oltre. Concedo
che l'amore nella tragedia greca non occupasse maggiore spazio di quello che gli è stato dedicato nelle ope-
re di Marlowe, ad esempio (fatto che sarebbe già assai probante). Ma questa ipotesi che cosa troverebbe
se non che la tragedia è altrove? o, per esprimermi più chiaramente, : che non vi è in questi amori felici
nessuna materia propria per la tragedia5. Per contro, la poesia lirica ne è piena, così come i resoconti degli
autori mitologici, e tutte le biografie, tutti i trattati - benché tutti questi testi siano passati attraverso lo
stesso vaglio purificatore.
- Non so cosa risponderti! Non ho abbastanza elementi.
- Ma non è questo che mi preme maggiormente. Perché quello che mi interessa, dopotutto, è che le trage-
die ci abbiano ritratto un Ila, un Ganimede, un Batillo, a seguito delle ammirabili raffigurazioni di Androma-
ca, di Ifigenia, di Alceste e di Antigone? Ebbene io vorrei dimostrare che queste pure immagini di donne, noi
le dobbiamo alla pederastia. E non credo sia azzardato affermare che lo stesso valga per Shakespeare.
- Se non è un paradosso questo, vorrei allora sapere che cosa lo è...
- O! Ci metterai ben poco a capirmi non appena considererai che nessuna letteratura ha dato spazio all'a-
dulterio, come quella francese, e questo di concerto con i nostri costumi; senza parlare di tutte le mezze-
vergini che vi compaiono...e delle mezze-puttane. Quello sfogo che proponeva la Grecia, che ti indigna ma
che a loro pareva naturalissimo, tu intendi sopprimerlo. Allora, voi vi mettete a fare dei santi; sennò il de-
siderio dell'uomo finirebbe con l'ingannare la sposa, e macchiare d'infamia la giovane ragazza...La giovane
greca non era cresciuta in vista dell'amore, ma della maternità. Il desiderio dell'uomo, l'abbiamo visto, era
diretto altrove; perché nulla sembrava più utile allo Stato, né meritava più rispetto della tranquilla purezza
del gineceo.
- Dimodoché, secondo te, si sacrificava il bambino per salvare la donna.
- A questo punto mi devi concedere di esaminare se si trattava effettivamente di sacrificio. Ma prima vorrei,
per inciso, rispondere ad una obiezione speciosa, che ho a cuore di fugare: Pierre Louys rimprovera a Sparta
di non avere saputo produrre nessun artista; e su quel punto egli trova l'occasione di scagliarsi contro una
virtù che giudicava troppo severa, che - diceva - ha saputo forgiare solo guerrieri; che per giunta si sono fat-
ti battere. La grandezza e la gloria di Sparta sono ben poca cosa per chi non sia un ammiratore cieco dell'an-
tichità - scrisse Monsieur de Laboulaye in una nota a Montesquieu - di quel convento di soldati, è risultato
qualcosa di diverso dalla distruzione e dalla rovina? Cosa deve la civiltà a quei barbari?6
- Sì, mi ricordo bene di questo motivo di critica, altri lo hanno fatto loro!
- Ma non so se questo motivo sia poi così giustificato.
- E tuttavia i fatti sono là.
- Innanzitutto non dimenticare che è a Sparta che noi dobbiamo l'ordine dorico, lo stesso di Paestum e del
Partenone. E poi rammenta che se Omero fosse nato a Sparta, cieco, sarebbe stato gettato nell'oblio. E cre-
do che sia proprio là, nel nulla che vanno cercati gli artisti spartani; Sparta non è stata capace di crearne,
ma, avendo come obiettivo e pensando solo alla perfezione fisica...e sappiamo che una qualche forma di
infermità corporale è spesso l'eredità del genio...
- Sì, intendo bene quello che vuoi dire: Sparta ha distrutto sistematicamente tutti quei bambini che, come
Victor Hugo, nascevano incolori, senza sguardo e afoni
- Scelta, che ha permesso a Sparta di realizzare la forma umana più bella. Sparta inventò la selezione. Non
produsse scultori - è vero!; ma fornì i modelli agli scultori.
- Sembra proprio, a sentirti, che tutti i modelli di Atene venissero da Lacedemone, come da Saraginesco
vengono oggi i modelli di Roma. Ma questo è del tutto comico! Ma mi permetterai di credere che gli uomini
meglio forgiati della Grecia non erano tutti dei bruti, e che, per relazione reciproca, tutti i suoi artisti fos-
sero degli storpi e dei rachitici. Ti viene in mente il giovane Sofocle a Salamina...
Corydon sorrise e con un gesto mi mostrò che mi lasciava vincere su questo punto. Poi riprese:
- Ancora un'osservazione sugli spartani: tu certo non ignori che a Sparta la pederastia non era solamente
ammessa, ma anche, se così posso dire, approvata. E neppure ti sfugge che gli spartani provenivano da una
tribù accanitamente guerriera. Gli spartani - si può leggere in Plutarco - erano i migliori artigiani ed i più
abili precettori che ci siano stati per tutto quello che concerne l'arte del combattimento. E, allo stesso mo-
do, non puoi ignorare che i Tebani...
- Permettimi! - lo interruppi, gridando - anch'io ho portato i miei testi, oggi. E trassi dalla mia tasca un
blocchetto nel quale avevo trascritto, la sera del giorno prima, questa frase dell'Esprit des lois (IV, cap. 8)
che lessi a Corydon: Noi arrossiamo quando leggiamo in Plutarco che i Tebani, per rendere molli i costumi
dei loro giovani, stabilirono, per legge, una forma d'amore che dovrebbe essere vietata da tutte le nazioni
del mondo.
- Bene, è proprio quello che ti stavo dicendo - mi rispose senza arrossire; oggi non c'è nessuno che non con-
danni quell'amore e so anche che è una grande follia7 quella di volere essere saggio, in totale solitudine;
ma, visto che tu mi ci hai spinto, andiamo a rileggere insieme tutto il passo di Plutarco che ha fatto indigna-
re Montesquieu.
Andò e cercò il grosso libro che aprì in corrispondenza della vita di Pelopida, si mise a leggere:
In moltissimi combattimenti che gli spartani avevano sferrato sia contro i Greci che contro i barbari, nessu-
no sa ricordare che essi siano stati vinti da nemici in numero uguale o inferiore (come sarebbe capitato in-
vece a Tegira, nella battaglia idi cui Plutarco si appresta a fare il resoconto)...Questa battaglia è la prima
che ha fatto conoscere a tutti i popoli della Grecia che uomini valorosi e guerrieri non nascevano solamente
lungo le rive dell'Eurota, ma anche in tutti quei popoli nei quali la giovinezza arrossisce per ciò che è vergo-
gnoso, mostra la sua audacia nelle azioni cariche di onore e teme più la vergogna del rimprovero che non il
pericolo: là si trovano gli uomini che spaventano a morte il loro nemico.
- Bene! - non lo feci nemmeno concludere: ''i popoli nei quali la giovinezza arrossisce per ciò che è vergo-
gnoso...e teme più la vergogna del rimprovero che non il pericolo...''
- Temo, invero che tu ti stia ingannando - riprese Corydon, con tono grave - e che, da questo passo, al con-
trario di come tu pensi, bisogna indurre che l'omosessualità non era per nulla condannata. Tutto quello che
segue lo dice abbastanza nettamente.
Riprese a leggere:
- Il battaglione sacro dei tebani fu schierato, si tramanda, da Gorgida, ed era composto da trecento uomini
scelti. Lo Stato pagava le spese del loro mantenimento e delle loro azioni militari...Qualcuno afferma che
questo corpo militare era formato da amanti ed amati, e viene citato, a tale riguardo, una frase gradevolis-
sima di Pammene: ''L'amante va schierato vicino all'amato, perché un battaglione formato da uomini che si
amano gli uni gli altri, è impossibile da spaccare e da sfilacciare, perché tutti quelli che lo compongono sono
pronti ad affrontare tutti i pericoli: gli uni per attaccamento agli oggetti del loro amore, gli altri per timore
di essere dei disonorati agli occhi dei loro amanti.''
Questo - disse allora Corydon - ti fa ben capire dove stava per loro la nozione di disonore. Non c'è nulla di
sorprendente - riprende il saggio Plutarco - se gli uomini temono il giudizio di chi li ama, anche se assente,
prima di quello di tutti gli altri, anche se sono presenti. - E dimmi se questo non è degno di ammirazione?
- Evidentemente - gli risposi; ma questo è vero anche in assenza dei cattivi costumi...
- Così quel guerriero - continuava a leggere - che era stato atterrato da un nemico e che lo vedeva mentre
stava per sgozzarlo, lo pregò, lo scongiurò di affondare la sua spada nel suo petto: ''Che almeno il mio a-
mante, disse, ritrovando il mio cadavere, non abbia dinnanzi la vergogna di vederlo trafitto da tergo.'' Si
racconta anche che Iolao, che amava Ercole, prendeva parte ai suoi impegni e combatteva a suo fianco. (Ma
senza dubbio tu preferisci immaginarti Ercole al fianco di Onfale e di Dejanira?!) Aristotele scrive che, ai
suoi tempi ancora, gli amanti e quelli che li amavano si recavano a scambiarsi giuramenti sulla tomba di
Iolao. - E' dunque probabile che a quel corpo militare sia stato dato il nome di 'battaglione sacro' sulla scia
del pensiero che fa affermare a Platone che un amante è un amico nel quale si avverte qualcosa di divino.
Il battaglione sacro di Tebe restò invitto fino alla battaglia di Cheronea. Dopo questa battaglia, Filippo,
percorrendo il campo del massacro, si arrestò nel luogo dove giacevano i trecento; tutti avevano il petto
trafitto dalle punte dei giavellotti; stava dinnanzi a lui un coacervo confuso di armi e di corpi riuniti e serrati
tra loro. Contemplò questa vista con sbalordimento. E venendo a sapere che quello era il battaglione degli
amanti, offerse loro le sue lacrime e gridò: ''Muoiano miseramente tutti quelli che osano sospettare questi
uomini di avere fatto o sopportato qualcosa che fosse disonorevole!''
- Sei abile - alzai allora la voce. Ma non mi porterai a ritenere che quegli eroi fossero dei pervertiti!
- Ma chi ha mai tentato di presentarteli come tali? E poi perché non vuoi ammettere che questo amore è
capace, come l'altro, di abnegazione, di sacrificio e talvolta, perfino di castità8?
E poi ancora tutto il seguito del racconto di Plutarco ci fa capire che se talvolta - e forse spesso - questo
amore portava alla castità, non la pretendeva punto all'inizio!
Tu sai che su questo potrei citare,a sostegno della mia tesi, moltissimi testi, non solo di Plutarco, che riu-
niti assieme, formerebbero un libro intero. Li vuoi? Li tengo a disposizione!
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Credo che non vi sia nessuna opinione più accettata ed al contempo falsa, di quella che considera i costumi
omosessuali e la pederastia come il triste segno delle razze effeminate, dei popoli decadenti, qualcosa che
è stato importato dall'Asia9. Al contrario, è proprio dall'Asia che il molle ordine ionico è giunto a soppianta-
re la maschia architettura dorica; la decadenza di Atene ebbe inizio quando i Greci cessarono di frequentare
i ginnasi; e oggi sappiamo bene cosa dobbiamo intendere per ginnasi. L'uranismo cede all'eterosessualità. E'
lo stesso momento nel quale noi la vediamo trionfare nell'arte di Euripide10 e con essa, come un comple-
mento naturale, la misoginia.
- Perché poi, tutto d'un tratto, la ''misoginia''?
- Che vuoi? Si tratta di un fatto importantissimo, reciprocamente connesso a quello che ti ho fatto osser-
vare appena adesso.
- Che cosa?
- Il fatto che noi dobbiamo all'uranismo il rispetto della donna e di conseguenza, le figure ammirevoli di
donne e giovani ragazze che si trovano nel teatro di Sofocle ed in quello di Shakespeare. E, datoché il
rispetto della donna accompagna usualmente l'uranismo, noi riscontriamo che viene meno onorata, quanto
più viene concupita! Devi comprendere che questo aspetto è del tutto naturale. E poi devi riconoscere che
i periodi uranisti - se posso esprimermi così - non sono affatto dei periodi di decadenza; non credo sia
avventato affermare che, in modo diametralmente opposto, i periodi di grande fioritura artistica - quello
greco ai tempi di Pericle, il romano ai tempo di Augusto, l'inglese ai tempi di Shakespeare, quello italiano
nel Rinascimento, quello francese con la Rinascenza e poi sotto Luigi XIII, quello persiano sotto Hafiz, etc.,
sono stati quegli stessi periodi nei quali la pederastia si è affermata, nelle fattispecie più ostensibili, ma
vorrei dire ancora meglio: nei modi più ufficiali. Per un momento mi spingerei a dire che le regioni e le
epoche senza uranismo sono state anche quelle senza arte.
- Non temi di cadere nell'inganno di qualche effetto illusorio: insomma, questi periodi che a te sembrano
particolarmente 'uranisti' - come dici tu - ti sembrino tali perché il loro lustro ci porta a occuparcene in mo-
do privilegiato e perché le opere d'arte cui devono la loro fama, rivelano meglio e più indiscretamente le
passioni che le animano?
- Ma questo equivale a riconoscere per vero quello che affermavo prima: che l'uranismo è diffuso univer-
salmente! Bene, bene!
Vedo che il tuo modo di pensare ha fatto qualche passo in avanti - mi disse Corydon sorridendomi. Io non
ho sostenuto che in questi periodi di fioritura vi sia stato incremento dell'omosessualità, ma soltanto una
forma di affermazione e presenza visibile.
Forse - aggiunse nel giro di un istante - dobbiamo invece scorgere qualche aumento nei periodi guerrieri. Sì,
penso che i periodi di esaltazione marziale siano essenzialmente dei periodi uranisti, così come si scopre
che le popolazioni bellicose sono notevolmente inclini all'omosessualità.
Esitò qualche momento, e poi, bruscamente:
- Ti sei domandato perché, nel Code Napoléon, nessuna legge reprime la pederastia?
- Forse - risposi io alla domanda che mi era stata posta - Napoleone non la riteneva importante: faceva affi-
damento sulla nostra ripugnanza istintiva...quella sarebbe stata sufficiente.
- O forse è perché certe leggi avrebbero messo nei guai alcuni dei suoi migliori generali. Riprovevoli o me-
no, questi costumi sono talmente lungi dall'essere inclini alla mollezza, sono così prossimi ad essere militari,
che io ti confesso che ho tremato di paura per noi, all'epoca degli eclatanti processi in Germania - fatto che
non ha saputo distogliere l'attenzione dell'imperatore; e ancora prima, all'epoca del suicidio di Krupp.
Alcuni in Francia, hanno avuto la bizzarria di considerare quei fatti come dei segni di decadenza! ma io, a
bassa voce, pensavo: non fidiamoci troppo di un popolo per il quale lo stesso pervertimento è marziale e
che lascia alla donna la cura di crescere dei bei figli...
- Dinnanzi alla inquietante decrescita della natalità in Francia, permettimi di pensare che non è proprio
questo il momento di fare inclinare il desiderio (per quanto sia possibile controllarlo) nel senso che tu dici.
La tua tesi, almeno, almeno, è inopportuna...La ripopolazione...
- Macché? E tu credi veramente che nasceranno tanti e tanti bambini da queste provocazioni all'amore?
Credi veramente che tutte quelle donne che si fanno avanti come colme di amorosi affetti, vadano vera-
mente a farsi possedere? Ma tu stai dicendo delle belle amenità...
Io ti dico che le eccitazioni spudorate delle illustrazioni, dei teatri, dei music-hall e di molti giornali, non
fanno altro che distogliere la donna dai suoi doveri; a fare della donna una amante eterna, che non sa più
consentire alla maternità. E ti dico che questo è ugualmente pericoloso per lo Stato, quanto l'eccesso
dell'altra perversione - ma che quest'altra perversione comporta minore spesa e minore numero di eccessi.
- Non ti pare che il tuo gusto del tutto particolare e il tuo stesso interesse, ti obblighino a dire quanto hai
appena affermato?
- Dimmi, e anche se così fosse?! L'importante non è di sapere se io ho l'interesse o meno a difendere que-
sta causa, ma essa merita di essere sostenuta!
- In modo che, non contento di difendere l'uranismo, tu vorresti farne una virtù civile!
- Non mettermi in bocca delle assurdità. Che la concupiscenza sia omo o eterosessuale, la virtù sta nel
dominarla: arrivo subito su questo punto. Ma prima, senza condividere la tesi di Licurgo (perlomeno come
ce la riporta Plutarco) che un cittadino non poteva essere veramente onesto ed utile alla Repubblica se non
aveva un amico11, io affermo che l'uranismo di per sé non è punto nefasto al buon ordine della società,
dello Stato; anzi è vero l'opposto!
- Dunque neghi che l'omosessualità porta spesso con sé certe tare intellettuali, così come afferma più di un
tuo collega medico? (è al dottore che adesso mi rivolgo).
- Se me lo concedi, lasciamo da parte gli invertiti. Me la prendo con loro, perché la gente comune e poco
informata, tende a confonderli con gli omosessuali normali. E spero che tu capisca quello che voglio dire
con ''invertito''. Anche l'eterosessualità, allo stesso modo, presenta dei degenerati, dei maniaci, dei malati.
Tuttavia sono costretto ad ammettere - ahimé - che, troppo spesso, anche tra gli altri omosessuali...
- Tra quelli che hai il coraggio di chiamare i pederasti normali...
- Sì, tra di loro si possono scorgere certi difetti di carattere, di cui ritengo responsabile solo e soltanto lo
stato attuale dei nostri costumi. Perché succede sempre così, ogni volta che un appetito naturale viene
sistematicamente represso. Sì...lo stato dei nostri costumi trasforma l'inclinazione omosessuale in una
scuola di ipocrisia, di malizia, di rivolta contro le leggi.
- Abbi il coraggio di usare la parola 'crimine'.
- Naturalmente sì, se voi fate della cosa stessa un crimine12. Ma sta lì precisamente quello che io rinfaccio
ai nostri costumi...così come do la colpa dei tre quarti degli aborti alla riprovazione che colpisce le ragazze
incinte.
- Ma io ti concedo anche di affermare, in modo più generale, che questi buoni costumi siano anche respon-
sabili della diminuzione della natalità.
- Sai come Balzac chiamava i costumi?
- ''L'ipocrisia delle nazioni''.E' veramente stupefacente quanto, su questioni così gravi, urgenti, così vitali
per il paese, si vada sempre a preferire la parola alla cosa, l'apparenza alla realtà, e significa sacrificare i
fondi del magazzino per i pezzi dell'esposizione della vetrina...
- Contro cosa ti stai scagliando adesso?
- Oh! Non penso più alla pederastia; rifletto sullo spopolamento della Francia, piuttosto! Ma questo ci
porterebbe troppo lontano...
Per tornare all'oggetto che ci interessa, persuaditi che vi sono nella società, tra quelli stessi che ti circonda-
no e che ti frequentano, molti che sono pederasti al pari di me e di Epaminonda. Non aspettarti che faccia il
nome di qualcuno. Tutti hanno le migliori ragioni del mondo per nascondersi. E, quando uno di loro viene
sospettato, magari per il loro sguardo, allora egli preferisce fingere, preferisce prestarsi a questo gioco
ipocrita. L'eccesso stesso di riprovazione che tu professi per l'atto stesso, protegge il delinquente, come
avveniva riguardo alle sanzioni esagerate che facevano dire a Montesquieu: L'atrocità delle leggi ne im-
pedisce l'applicazione. Quando la pena è smisurata, si è spesso obbligati a preferirle l'impunità.
- Ma allora di che ti lamenti?
- Dell'ipocrisia. Della menzogna. Del malinteso forzato. Di quell'aria da contrabbandiere cui voi costringete
l'uranista.
- Alla fine di tutto, tu vorresti tornare ai costumi della Grecia!
- Piacesse al cielo! e sarebbe di grandissimo vantaggio per lo Stato!
- Il cristianesimo - per grazia di Dio - è passato sopra a tutto questo, ha pulito, disinfettato, profumato e
sublimato tutto quel retaggio; corroborando la famiglia, consacrando il matrimonio, ed imponendo, al di
fuori di esso, la castità; è su questo che voglio sentire cosa hai da dirmi...
- Ah! ma allora mi hai ascoltato male! Sennò avresti capito che nel mio pensiero io non do spazio a nulla di
contrario al matrimonio, di nefasto per la castità! Potrei dire, con Malthus: Sarei inconsolabile se dicessi
una qualsiasi cosa, che, direttamente o indirettamente, potesse essere interpretata come contraria alla
virtù. Non metto l'uno contro l'altra, l'uranismo alla castità, bensì una concupiscenza, soddisfatta o meno,
ad un'altra. E, precisamente, affermo che la serenità delle relazioni, l'onore della donna, la rispettabilità del
focolare, la santità degli sposi erano di certo, più efficacemente protetti dai costumi della Grecia, che non
dai nostri! Allo stesso modo, la castità, la virtù, erano insegnate più nobilmente e conseguite più natural-
mente. Pensi che Sant'Agostino abbia avuto più ostacoli nell'elevarsi a Dio, perché in precedenza aveva
aperto il suo cuore ad un ragazzo, invece che ad una donna? Ritieni veramente che l'educazione uranista
dei giovani dell'antichità li disponeva maggiormente alla depravazione, rispetto alla formazione eteroses-
suale dei nostri scolari odierni? Credo invece che un amico - nel senso più greco possibile del termine - è di
migliore consiglio ed aiuto per un adolescente, che non un'amante! Credo che l'educazione amorosa che
una Madame de Warens - ad esempio - seppe dare al giovane Jean-Jacques fu ben peggiore per lui di quello
che sarebbe stata un'educazione spartana o tebana. Si penso proprio che Jean-Jacques ne sarebbe uscito
meno viziato e anche, dinnanzi alle donne, più...virile, se solo avesse seguito dappresso l'esempio degli eroi
di Plutarco, e sappiamo bene che li ammirava.
Una volta di più, non contrappongo alla castità, la depravazione; ma metto una impurità contro un'altra; e
dubito che un giovane uomo possa giungere al matrimonio più dimidiato, di certi giovani eterosessuali
d'oggi.
Affermo che, se un giovane uomo si innamora di una giovane ragazza e se questo amore è profondo,
beh...allora ci sono molte possibilità che quell'amore si riveli casto e non sia attraversato da vari desideri.
Ed è proprio quello che hanno capito così bene Victor Hugo, che nei Misérables, ci persuade che Marius
sarebbe corso più volentieri da una ragazza, piuttosto di avere sollevato, anche solo con lo sguardo, il bordo
della sottana di Cosette; e Fielding, che nel suo ammirevole Tom Jones, fa stendere al suo eroe tutte le
ragazze dell'albergo, quanto più questi è conquistato dall'amore per Sofia; ed è la stessa situazione che si è
trovato ad interpretare la Merteuil, nell'incomparabile libro di Laclos, quando il piccolo Dancenis si accende
per la piccola Volange.
Ma aggiungo, che, proprio in vista del matrimonio,sarebbe stato meglio per tutti che i piaceri provvisori di
questi personaggi, fossero stati di un altro ordine...e questo sarebbe stato meno rischioso!
Infine, se mi consenti di opporre amore ad amore, io dico che la passione vivida e vicina di un uomo più
maturo, o di un coetaneo, è spesso capace di abnegazione allo stesso grado di un qualunque legame affet-
tivo con una donna. Ci sono molti esempi di questo...e, per giunta, illustri12. Ma su questo aspetto, proprio
come Bazalgette nella sua traduzione di Whitman, voi siete tutti soliti sostituire la parola amore - che viene
proposta dal testo in lingua e dalla realtà umana - con al parola non compromettente di 'amicizia'13. Io af-
fermo che, se questo amore è profondo, esso tende alla castità14 - ma solamente, e questo non servirebbe
neppure dirlo, se è capace di assorbire in se stesso il desiderio - fatto che non viene mai conseguito dalla
mera amicizia - per il giovane questo amore rappresenta l'invito migliore al coraggio, alla virtù, alla virtù15.
Poi aggiungo che un uomo adulto si rende meglio conto dei turbamenti di un adolescente, molto meglio
di quanto saprebbe fare una donna, anche se esperta nell'arte di amare; certo conosco anch'io certi ragazzi
che si danno a dei costumi molto solitari...e questa passione rappresenta il mezzo più sicuro di guarirli.
Mi piace desiderare di essere una ragazza - ed una ragazza bellissima - tra i tredici ed i ventidue anni, e do-
po questa età, diventare un uomo, dice La Bruyère (Des Femmes, cap. 3), ritardando un po' troppo - a mio
avviso - il momento nel quale si precisa la direzione eterosessuale del ragazzo. Ma fino a quel momento il
desiderio dell'adolescente è oscillante e resta a piena disposizione degli eventi, delle esperienze, delle in-
dicazioni e delle provocazioni che provengono dall'esterno. Il ragazzo ama l'avventura, ignora...e fino a circa
diciotto anni, invita all'amore molto più di quanto non sappia amare.
Finchè permane questo ''molliter juvenis'' di cui parla Plinio, più desiderabile e di fatto desiderato che non
desiderante, se qualche uomo più adulto si innamora di lui, io penso, come si pensava comunemente fino
all'altro ieri in questa stessa civiltà della quale voi vi ostinate ad esaminare solo la scorza...penso che nulla
di migliore, di preferibile, gli si possa presentare, se non un amante. Il fatto che questo amante, gelosa-
mente lo circondi, lo sorvegli - ed egli stesso innalzato e purificato da questo amore - lo guidi verso quelle
vette che nessuno può raggiungere senza l'amore. Mentre, se nell'ipotesi esattamente opposta, quel ra-
gazzo cade nelle mani di una donna, questo potrebbe rivelarsi funesto per lui...ahimé...ci sono moltissimi
esempi di questa possibilità! Ma, datoché a questa età un adolescente non sa fare bene l'amante, non è
fortunatamente comune di vedere una donna che si innamora di lui.
Dai tredici ai ventidue anni (per riprendere l'intervallo di età considerato a La Bruyère) questa è per i greci
l'età del cameratismo amoroso, dell'esaltazione comune, dell'emulazione più nobile. Dopo questa età, se-
condo gli auspici dei due amanti stessi, il ragazzo ''desidera di diventare un uomo'', cioè pensa alla donna -
vale a dire: a sposarsi.
Lo avevo lasciato continuare nel pieno della sua ebbrezza, e mi ero ben guardato dall'interromperlo! Do-
po che ebbe finito, restò per qualche momento in attesa di una mia protesta. Ma non aggiungendo nulla, se
non un addio, presi il mio cappello e me ne uscii, fermamente convinto che contro certe affermazioni, un
bel silenzio risponde assai meglio di tutto quello che uno potrebbe ingegnarsi di dire.
IV, 1. E' proprio curioso citare in questo passo, una frase di Napoeone: ''La donna è data all'uomo perché ella faccia dei figli. Ora:
una sola donna non è sufficiente all'uomo per soddisfare questo obiettivo; essa non può essere sua moglie quando nutre (i figli,
ndr); non può essere sua moglie quando è malata; cessa di essere sua moglie quando cessa di potere dare dei figli all'uomo; l'uomo,
che la natura non ferma né per l'età, né per mezzo dei suddetti inconvenienti, deve dunque avere più donne.
Mémorial (giugno, 1816)
IV, 2. Non sempre è così: è giusto citare qui l'apprezzamento anticipatore di Herder nelle sue Idee sulla Filosofia della Storia.
IV, 3. Dimodoché si è tentati di affermare con Nietzsche (quello che diceva della guerra e della schiavitù): ''Nessuno potrà sottrarsi
a queste conclusioni, se ha lealmente rixcercato le cause della perfezione che l'arte greca ha raggiunto - e la sola arte greca'' (Cita-
to da Halevy, p. 97).
IV, 4. I passi di Pascal e di Montaigne - e la descrizione della morte di Epaminonda.
IV, 5. ''L'Iliade ha come solo oggetto la passione di Achille...il suo amore per Patroclo. E' quello che uno dei più grandi poeti, e dei
più profondi critici dell'età moderna - quello che Dante ha compreso, quando, nell'Inferno, ha scritto con concisione caratteristica:
"...Achille,
Che per amor al fine combatteo.''
Questo verso, carico di senso,ci fa penetrare profondamente nell'Iliade. La collera di Achille contro Agamennnone, che, in prima
istanza lo fa ritirare dal combattimento e l'amore di Achille per Patroclo, che sorpassa l'amore di donna, e che nonostante la sua
collera, lo riconduce, alla fine, sul campo di battaglia: ecco i due poli sui quali fa perno l'asse dell'Iliade.
J. A. SYMONDS,
The Greek Poets, III, p. 80.
IV, 6. ''Felici sono quelli che amano, quando vengono riamati di ritorno'' - dice Bione nel suo ottavo idillio. Poi dà tre esempi di
questo amore felice: Teseo e Piritoo, Oreste e Pilade, Achille e Patroclo.
IV, 7. Esprit des lois, IV, chap. 6, p. 154. Ed. Garnier.
IV, 8. ''He that opposes his own judgement against the current of the times ought to be backed with unanswearable truth, and he
that has truth on his side is a fool as well as a coward, if he is afraid to own it, because of the multitude of other men's opinions. It
is hard for a man to say, all the woirld is mistaken, but himself. But if it is so, who can help it?''
Daniel DEFOE (citato da Taine, Littérature anglaise, IV, p. 88)
IV, 9. ''Ciò che vivamente dava tormento ad Agesilas, era l'amore che il giovane Megabate aveva fatto nascere nel suo cuore, ben-
ché, alla presenza di Megabate, fedele alla sua ambizione di non venire mai vinto, egli combatteva i suoi desideri con tutte le sue
forze. Un giorno, proprio mentre Megabate si avvicinava a lui per salutarlo e baciarlo, egli si scostò: il giovane si arrestò e arrossì; e,
in seguito, Megabate gli rivolgeva il suo saluto solo da lontano. Da parte sua, Agesila fu ontrariato da quello che aveva fatto e si
pentì di avere evitato quel bacio; e finse, domandando, con aspetto sorpreso, perché Megabate non lo salutava più con un bacio.
''Sei tu che ne sei la causa - gli dissero i suoi amici - perché tu non hai voluto soffrire, ricevendo il bacio di quel ragazzo, come se tu
ne avessi avuto paura. Anche adesso consentirebbe facilmente di tornare a baciarti, ma al solo patto che tu non ti scosti nuova-
mente.'' Agesila, dopo essersene stato per un istante pensoso e silenzioso: ''E' inutile che voi lo coinvolgiate, perché la lotta che sto
dando ora alla testimonianza della sua tenerezza, mi fa molto più piacere del fatto che tutto quello che ho dinnanzi ai miei occhi si
mutasse in oro.'' Tanto riservato rimase Agesila fintantoché Megabate rimase a suo fianco: ma quando questi partì, Agesila si in-
fiammò di una passione ardente: e, se il ragazzo fosse tornato e fosse comparso dinnanzi ai suoi occhi, non è così certo che Agesila
avrebbe avuto la forza di rifiutare i suoi baci.''
PLUTARCO, Vita di Agesila
Dalla trad. francese di Pierron, III, 7.
IV, 10. I persiani alla scuola dei greci, hanno imparato ad accoppiarsi con i ragazzi.
ERODOTO, I, 135.
IV, 11. Ateneo, XIII, 81: 'Sofocle amava i giovani ragazzi, come Euripide amava le donne'.
IV, 12. 'Gli amanti prendevano parte alla vergogna ed alla gloria dei ragazzi ai quali erano affezionati...operavano in vista di tutto
quello che riempisse l'amico di virtù''
PLUTARCO, Vita di Agesila.
IV, 13. Nulla più dell'articolo del Matin del 7 agosto 1909, sulla scia dell'affaire Rénard, dimostra a quali negazioni della giustizia si
lasci trascinare l'opinione: Morale di un processo: 'Da tanti anni, nessun imputato aveva avuto tanti dubbi e zone d'ombra a suo
favore più di Rénard, quando fece la sua comparsa dinnanzi alla Corte d'Appello della Senna. Nonostante ciò, la Corte non ebbe
esitazione alcuna e lo spedì in galera. Dinnanzi alla Corte d'Appello di Versailles, i dubbi erano ancora, se possibile, aumentati: cio-
nonostante, la giuria di Versailles condannò anch'essa, senza pietà. Dinnanzi alla Corte di Cassazione, il ricorso pareva avere buo-
nissime chance di essere accolto; ciononostante il ricorso venne immediatamente respinto. E l'opinione pubblica - con qualche rare
eccezioni che vanno quasi sempre da sé (?) - si è sempre schierata dalla parte dalla parte dei giurati e dei magistrati...Perché? Per-
ché si è acclarato che Rénard, anche chiarendo che non aveva affatto ammazzato, è un mostro ripugnante e odioso. Perché nella
folla circolava l'impressione che Rénard, anche se innocente dell'omicidio di Monsieur Rémi, non avrebbe certo fatto difetto al
catalogo di individui che la società espelle dal suo seno per inviarli a marcire in Guyana.''
IV, 14. In particolare, Fielding, Amelia, III, cap. 3 e 4.
IV, 15. Esiste mai un sentimento più delicato e nobile dell'amicizia, al contempo appassionata e timida - di un giovane ragazzo per
un altro? Quello dei due che ama non osa esprimere la sua affezione con una carezza, con uno sguardo, una parola. E' una tene-
rezza anticipatrice, che soffre del più piccolo difetto di colui che è amato; essa si alimenta di ammirazione e di oblio di se stessi, di
fierezza, di umiltà e di gioia serena.''
JACOBSEN, Niels Lyhne, p. 69.
IV, 16. La lussuria e l'ardore dei reni ha ben poco a che fare con Amore.
LOUISE LABE'
Débat de folie et d'amour, Discours III.
IV, 17. Quel che è peggio - dice Plutarco nella Vita di Licurgo - è che si imputava agli amanti [adulti] l'opinione buona oppure
cattiva che si traeva dagli adolescenti che essi amavano: si arrivò talvolta al punto, come si è detto, che un giovane, combattendo
con un altro, si lasciasse scappare un grido dalla bocca che dimostrasse che il suo cuore era stanco e deluso, allora gli ufficiali della
città comminavano una sanzione all'amante adulto.