Embed
Email

tesi specialistica_LuanaVento

Document Sample

Shared by: Luigi Palumbo
Categories
Tags
Stats
views:
65
posted:
11/5/2011
language:
Italian
pages:
113
UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PAVIA

FACOLTA’ DI LETTERE E FILOSOFIA, SCIENZE POLITICHE, GIURISPRUDENZA,

INGEGNERIA, ECONOMIA









CORSO DI LAUREA SPECIALISTICA IN

EDITORIA E COMUNICAZIONE MULTIMEDIALE









DA CHE PULPITO!

LA COMUNICAZIONE DELLA LEADERSHIP NEL LINGUAGGIO DEI CAPI RELIGIOSI









Relatore:

Prof. Guido Bosticco





Correlatore:

Prof. Roberto Vetrugno



Tesi di laurea di:

Luana Vento









ANNO ACCADEMICO

2009/2010

INDICE



Indice delle figure e delle tabelle............................................................................................1



Introduzione.................................................................................................................................2







1. LA COMUNICAZIONE DELLA LEADERSHIP................................................................5



1.1. Linguaggio e comunicazione.......................................................................................5



1.2. Il potere della parola....................................................................................................8



1.2.1. La retorica.........................................................................................................10



1.2.2. Il mindfucking...................................................................................................12



1.3. Comunicare in politica...............................................................................................14



1.3.1. Un leader della politica italiana: Silvio Berlusconi..........................................16



1.3.2. Un leader della politica internazionale: Barack Obama...................................18



1.4. Comunicare in azienda..............................................................................................21



1.4.1. Un leader dell'imprenditoria: Ennio Doris.......................................................22



1.5. Comunicare nello sport..............................................................................................25



1.5.1. Un leader del calcio: Marcello Lippi................................................................27



1.6. La comunicazione mafiosa........................................................................................30



1.7. La comunicazione religiosa.......................................................................................32



1.7.1. La religione islamica.........................................................................................33



1.7.2. La religione cristiana.........................................................................................34



1.7.3. Il fondamentalismo religioso.............................................................................35



1.7.4. Il buddhismo......................................................................................................36



1.7.5. Le sette religiose e pseudo-religiose..................................................................37







2. LA RELIGIONE CATTOLICA ATTRAVERSO I SIMBOLI: LA CHIESA COME UN



BRAND …..........................................................................................................................40

2.1. La gerarchia................................................................................................................40



2.2. I simboli......................................................................................................................43



2.2.1. I sacramenti........................................................................................................45



2.2.2. La trinità.............................................................................................................48



2.2.3. I santi..................................................................................................................50



2.2.4. La chiesa.............................................................................................................51



2.2.5. L'abito ecclesiastico............................................................................................52



2.3. Il linguaggio religioso come strategia di marketing....................................................53



2.3.1. La genesi del fenomeno......................................................................................54



2.3.2. La fidelizzazione................................................................................................60



2.3.3. La leadership......................................................................................................65



2.3.4. Le conseguenze..................................................................................................68







3. LA CHIESA E I NEW MEDIA............................................................................................72



3.1. Il web...........................................................................................................................76



3.2. Il messaggio cristiano in chiave ironica.......................................................................78



3.3. Le nuove occasioni di incontro....................................................................................80



3.4. Feedback e atteggiamenti diffusi …............................................................................83







4. UN'ANALISI SUL CAMPO: LE OMELIE DEI SACERDOTI..........................................91



4.1. Il Santo Natale: omelia di Don Gallo a Genova..........................................................94



4.2. Chiesa di San Francesco a Vigevano(PV)..................................................................103



4.3. Chiesa di SS. Marziano e Martino a Mede (PV)........................................................107



4.4. Duomo di Milano, Messa di apertura dell'anno scolastico.........................................112



4.5. Un rapido confronto....................................................................................................115

5. UN ARGOMENTO SPINOSO: I CASI DI PEDOFILIA CHE HANNO SCONVOLTO LA



CHIESA..............................................................................................................................117



5.1. Le dichiarazioni del Pontefice....................................................................................121



5.2. Le reazioni della comunità cattolica e laica...............................................................125



5.3. Le reazioni dei media.................................................................................................127







Conclusione.................................................................................................................................132



Abstract........................................................................................................................................134



Bibliografia..................................................................................................................................135



Sitografia......................................................................................................................................137

INTRODUZIONE



Un leader, affinché venga considerato tale, deve possedere determinate qualità che gli possano



permettere di raggiungere i più alti risultati; la padronanza della sfera comunicativa è proprio una di



queste abilità, poiché la leadership deve prima essere conquistata e successivamente mantenuta.



Esistono tuttavia diverse tipologie di leadership, ognuna delle quali utilizza il linguaggio più idoneo



al settore di cui è parte.



Lo scopo di questa tesi è analizzare il linguaggio e le strategie comunicative propri di ogni leader



con particolare attenzione alla sfera religiosa e in particolare alla Chiesa cristiana cattolica.



Nel primo capitolo infatti verrà trattato il linguaggio della leadership prima in linea generale, con un



accenno alla retorica e ad alcune tecniche di condizionamento e manipolazione mentale, e



successivamente con una breve analisi di vari settori nei quali la comunicazione, e la buona



comunicazione, hanno un'importanza considerevole nell'affermazione del potere e nel



raggiungimento dei risultati preposti; verranno presentati infatti il mondo della politica,



dell'economia, dello sport, della mafia e della religione. In questi paragrafi potremo anche leggere



l'esperienza di personaggi di spicco e grande abilità comunicativa del settore di riferimento.



All'interno dello studio delle diverse religioni, verrà dedicato uno spazio alle cosiddette sette



religiose, fenomeno in espansione negli ultimi decenni.



Nel secondo paragrafo entreremo nel cuore della trattazione, affrontando l'argomento che ha ispirato



questa tesi: il linguaggio della Chiesa cattolica. In un primo momento, analizzeremo la simbologia



che da sempre caratterizza la sfera cristiana, e getteremo quindi le basi per una corretta



interpretazione di questi elementi; nella seconda parte invece tratteremo quello che sarà l'argomento



principale: il linguaggio e le strategie comunicative utilizzati da secoli dalla Chiesa verranno



comparate alle più moderne tecniche di marketing, in un confronto che mostrerà come queste ultime



fossero già state applicate da tempo per la diffusione e la promozione di un prodotto alquanto



particolare, la Parola di Dio.



Nel terzo capitolo tratteremo il rapporto tra la Chiesa e i new media, in quanto il linguaggio risulta

fortemente influenzato dagli strumenti e dalle modalità di comunicazione in cui deve essere usato.



In questo ambito, presenteremo inoltre i dati estrapolati da un sondaggio condotto in forma anonima



su un campione di circa 200 persone di età, sesso e provenienza diversi, nel quale sono state poste



delle domande riguardanti l'immagine dell'istituzione ecclesiastica in tempi moderni: ciò che ne



scaturisce è una visione molto interessante, che vedremo nel dettaglio.



Nel quarto capitolo scenderemo in campo e analizzeremo linguisticamente e stilisticamente quattro



omelie recitate in differenti occasioni di incontro, da quattro diversi sacerdoti e in chiese



appartenenti a città che si distinguono tra loro per dimensioni, popolazione e area geografica di



appartenenza. Per ognuna di essere verrà fornita una vera e propria analisi testuale, che ne metterà



in evidenza le peculiarità e ci porterà alla considerazione finale riguardante il linguaggio religioso.



Infine, nel quinto capitolo proporremo un case history molto particolare e controverso:



analizzeremo infatti le reazioni della Chiesa, dei media e della comunità tutta allo scandalo della



pedofilia nel mondo clericale. Pur non entrando nel dettaglio del problema, che è alquanto



complesso, vedremo come le varie parti citate hanno affrontato l'argomento dal punto di vista



comunicativo: oltre ad alcune dichiarazioni del Pontefice, che verranno valutate anche



linguisticamente, vedremo le modalità con cui i mezzi di comunicazione di massa hanno trattato il



problema e le risposte della comunità laica e cattolica.

1. LA COMUNICAZIONE DELLA LEADERSHIP



Nell'ambito di questo primo capitolo verranno trattate le dinamiche che governano la



comunicazione della leadership in differenti campi: nella politica, nella religione, in una grande



azienda, nello sport e nelle associazioni di stampo mafioso.



In prima istanza, verranno delineate le peculiarità della retorica finalizzata al potere con una



parentesi su una tecnica particolare chiamata mindfucking, utilizzata nelle più diverse situazioni.



Successivamente, discuteremo i casi nei quali una buona comunicazione è fondamentale per



raggiungere gli obiettivi preposti e presenteremo alcuni personaggi che hanno raggiunto il successo



grazie alle proprie capacità comunicative e al proprio talento, evidenziando le differenze che



intercorrono tra i vari settori. In particolare, vedremo le strategie utilizzate da due uomini politici,



Silvio Berlusconi e Barack Obama, da un leader sportivo italiano, Marcello Lippi, e da un manager



di grande rilievo, Ennio Doris.



Infine, ci sarà una breve presentazione delle più importanti religioni monoteiste, ognuna delle quali



prevede un codice comunicativo in linea con la cultura di riferimento, la storia e le tradizioni a cui



si ispira. Un paragrafo sarà dedicato alle moderne sette pseudo-religiose, i cui leader hanno basato



la propria opera sulla persuasione delle masse, e quindi sulle strategie di comunicazione.



I paragrafi dedicati ai culti religiosi introdurranno poi quello che sarà l'argomento fondamentale di



questa trattazione nei capitoli successivi, cioè la comunicazione della leadership religiosa e cattolica



nello specifico.







1.1 Linguaggio e comunicazione



Linguaggio e comunicazione sono profondamente connessi tra loro, in quanto nella maggior parte



dei casi la seconda trova il proprio fondamento nella parola, orale o scritta. Nei casi in cui non ci si



trovi di fronte a una forma di linguaggio tradizionalmente inteso, cioè espresso secondo codici



linguistici condivisi, ma davanti a immagini, musica e arte, possiamo comunque parlare di



comunicazione, in quanto ogni segno, ogni simbolo, ha un significato.

Infatti, nella concezione moderna, il linguaggio consta di una parte prettamente verbale e di una



non-verbale, che riveste a volte un'importanza maggiore della prima. Il buon comunicatore dovrà



quindi curare nel minimo dettaglio ogni aspetto del linguaggio che intenderà utilizzare e in



particolar modo dovrà prestare attenzione a tutto ciò che rientra nella definizione di



metacomunicazione



l'insieme di tutti gli indici e proposizioni scambiati in relazione alla codifica e relazione tra i

comunicatori1







ossia a quegli elementi che riguardano la comunicazione in quanto tale ed esulano del messaggio



veicolato. Metacomunicare significa quindi porre attenzione alle azioni comunicative e non più al



linguaggio in quanto tale, che diviene pertanto, in questo caso, solo il mezzo della comunicazione.2



Perché un leader comunichi efficacemente, perciò, devono necessariamente essere curat tutte questi



particolari, considerando il fatto che ogni componente e del linguaggio e dell'immagine



contribuiscono a trasmettere un determinato messaggio.



Infatti, come affermano Paul Watzlawick e il suo primo assioma della comunicazione:



Non si può non comunicare



e i leader di ogni settore ne sono sicuramente consapevoli.



Per esercitare in modo corretto la leadership, bisogna innanzitutto essere competenti nel settore di



appartenenza, ma questa altro non è che una condizione necessaria ma non sufficiente affinché il



messaggio venga correttamente trasmesso e soprattutto recepito e interiorizzato dai destinatari.



Inoltre, per essere considerati dei veri leader, è fondamentale possedere una caratteristica contenuta



nell'etimologia stessa della parola: leader deriva dal verbo inglese to lead, che significa guidare; egli



è quindi colui che guida, colui che è in grado di trasformare i propri obiettivi negli obiettivi delle



persone che lo circondano e lo seguono.



È proprio in quest'ultimo passaggio che si comprende appieno l'importanza basilare del linguaggio



all'interno della più generale comunicazione tra capo e sottoposti o pubblico in generale: i grandi





1 Definizione di Gregory Bateson



2 http://comunicazione.piuchepuoi.it/20/la-metacomunicazione

leader del passato, per esempio, vengono ricordati in particolar modo per le loro abilità nella



persuasione, grazie alle quali hanno convinto centinaia di migliaia di uomini a seguirli. Le capacità



persuasive sono il risultato di forti abilità comunicative e la comunicazione, come abbiamo già



sottolineato, riveste un ruolo a dir poco cruciale nell'affermazione della leadership.3



Affinché le tecniche comunicative messe in atto si rivelino efficaci, il comunicatore deve in primo



luogo studiare il target di riferimento e il contesto in cui andrà a operare, per capirne le esigenze e le



dinamiche; successivamente, dovrà adattare il proprio linguaggio sia a tali fattori, sia all'immagine



che desidera esporre al pubblico.



È poi necessario considerare la natura del medium scelto: ognuno di essi, infatti, possiede delle



caratteristiche che lo distinguono dagli altri e richiede strategie e tecniche comunicative particolari,



in modo da poterne trarre il maggior beneficio possibile. Anche il linguaggio andrà ovviamente



adeguato al mezzo usato e il leader che voglia raggiungere i propri fini dovrà padroneggiarne le



varie tipologie.







1.2 Il potere della parola



Nel momento in cui l'uomo ha inventato la scrittura, la parola è divenuta l'arma più potente che



potesse essere nelle sue mani. Fin dall'antichità, infatti, veniva considerato potente non colui che



meglio sapeva combattere, ma colui che era in grado di convincere un grande numero di persone



sull'utilità di quel combattimento. Risale all'antico Egitto uno degli insegnamenti fondamentali per



chiunque voglia governare:



Per poter essere forte, diventa un artista della parola; perché la forza dell’uomo è nella lingua, e la parola è più

potente di ogni arma4







La parola in questo senso è un vero e proprio strumento di attacco o difesa nei confronti dei propri



avversari politici.



Nella storia della letteratura, molti autori hanno ribadito questo pensiero, che oramai è diventato





3 A. V. Sorani, Parola di leader, conversazioni sul discorso carismatico, pagg. 13-15

4 Ptahhopte, Ammaestramenti, la data di stesura è stata stimata dal 1950 a.C circa fino all' VIII sec a.C circa

universale:



Le forze della penna son troppo maggiori che coloro non estimano che quelle con conoscimento provate non

hanno. (Giovanni Boccaccio)5



La penna è più potente della spada. (Edward Bulwer-Lytton )6



È chiaro quanto di più crudele è la penna che la spada. (Robert Burton)7







Per comprendere appieno quanto sia potente la parola, basti pensare all'attività politica, la quale si



basa quasi esclusivamente sulle abilità oratorie e persuasive del soggetto, oppure all'attività forense,



che trova le proprie origini nelle civiltà classiche, per antonomasia patria dell'oratoria e della



retorica.



Anche nel mondo scolastico chi padroneggia la parola detiene il potere, anche se in questo caso



l'accezione è positiva: il buon educatore, infatti, è colui che grazie alle proprie abilità riesce



nell'intento di avvicinare gli studenti ad argomenti che possono sembrare a prima vista ostici.8



In tempi moderni, l'uso della parola è divenuto di fondamentale importanza, tanto da trasformarsi



nell'arma di una vera e propria guerra demagogica combattuta nell'arena dei media; quanto più un



personaggio è in grado di coinvolgere le masse grazie ai propri discorsi, quanto più acquista potere,



soprattutto nella politica. E se tale fenomeno si è amplificato negli ultimi due decenni, è altresì vero



che il filosofo Michel Foucault già nel 1970 aveva intuito cosa si celava dietro l'amore occidentale



per il confronto e il discorso:



Quale civiltà, in apparenza, ha avuto più della nostra, rispetto per il discorso? Dove lo si è meglio e più

onorato? Dove lo si è, pare, più radicalmente liberato dalle sue costrizioni e più universalizzato? Ora mi sembra

che dietro questa apparente venerazione del discorso, dietro questa apparente logofilia, si celi una sorta di timore. […]

C'è sicuramente nella nostra società, e immagino in tutte le altre, per quanto con un profilo e scansioni diverse, una

profonda logofobia, una sorta di sordo timore contro questi eventi, contro questa massa di cose dette, contro il

sorgere di tutti questi enunciati, contro tutto ciò che ci può essere, in questo, di violento, di discontinuo, di battagliero,

di disordinato e di periglioso, contro questo brusio incessante e confuso del discorso.9







Il discorso quindi spaventa, genera un timore reverenziale nei propri confronti (infatti il filosofo



5 G. Boccaccio, Decameron, 1349-51



6 E. Bulwer-Lytton, Richelieu, 1839



7 R. Burton, L'anatomia della malinconia, 1621

8 M. C. Lo Bianco, Il potere della parola, disponibile online al link:

http://lettere.unical.it/LaboratorioItaliano/Articoli/Numero0/il%20potere%20della%20parola%20di%20Lo%20Bianco

%20M.%20C..pdf



9 M. Foucault, Lezione inaugurale al Collège de France, 1970

parla di logofobia mascherata da logofilia, cioè un apparente amore per la parola che nasconde al



contrario la paura della parola stessa), e tutto ciò perché, da sempre, chi ne domina le dinamiche,



conquista il potere.







1.2.1 La retorica



La retorica ha origini antichissime, poiché è nata e si è sviluppata nella fiorente civiltà greca grazie



al filosofo Empedocle di Agrigento e ai suoi allievi Corace e Tisia, intorno all'anno 467a.C.



Essa è definita come



l’arte di parlar bene, la disciplina che studia il metodo di composizione dei discorsi, ovvero come

organizzare il linguaggio naturale (non simbolico) secondo un criterio per il quale ad una proposizione

segua una conclusione. Sotto questo aspetto essa è un metalinguaggio, in quanto cioè un “discorso sul

discorso”.10









Lo scopo della retorica è la persuasione, intesa come approvazione della tesi dell’oratore da parte di



uno specifico pubblico.



Furono i Sofisti a sviluppare e diffondere le tecniche della retorica classica, che viene da ora



considerata un'arte indipendente da utilizzare anche nella poesia e non più solamente in occasione



di assemblee pubbliche e nei tribunali. Per i Sofisti l'arte di persuadere era da intendersi soprattutto



come una forma di suggestione, totalmente estranea a ogni esigenza di giungere a una conoscenza o



un convincimento basati su argomenti razionali e sulla produzione di prove e argomenti a favore.



L'oratore doveva possedere una capacità di persuasione tale da convincere chiunque di qualsiasi



cosa, a prescindere dall'argomento trattato. Gorgia afferma che



il logos, la parola è onnipotente sia sugli uomini che sugli dei, e la sua potenza consiste appunto nell’indurre a

ritenere giusto e vero ciò che si afferma11







La predilezione della Sofistica verso le tecniche di convincimento dell'orazione, con tutti gli



strumenti stilistici ad essa correlati, suscitarono le ire degli oratori di professione, ma ora possiamo





10 R. Barthes, La retorica antica, pag. 7



11 Citazione da Gorgia, Encomio di Elena, http://it.wikipedia.org/wiki/Retorica#La_Sofistica

affermare che i Sofisti furono coloro che inventarono le strategie di comunicazione che ancora oggi



sono tra le più efficaci.12



Oggi la retorica sembra rinascere, anche sotto la spinta dei nuovi media. Ora essa è una competenza



che riguarda tutte le operazioni del linguaggio e di conseguenza costituisce il fondamento di ogni



razionalità concreta.13



Attraverso diverse esperienze, la retorica della metafora, della persuasione, del rapporto con un



destinatario entra di diritto anche in linguaggi che sembravano escluderla totalmente.14



Ora le regole retoriche devono essere applicate a una pluralità di mezzi di comunicazione



profondamente distanti fra loro, come possono essere il web e il dialogo faccia a faccia; lo schema



della retorica classica va necessariamente adattato alle diverse dinamiche comunicative, pur



mantenendo salda la suddivisione delle fasi del sistema retorico, che vede in successione: l'inventio



(ricerca delle idee e degli argomenti), la dispositio (organizzazione delle idee all'interno del



discorso), l'elocutio (espressione stilistica delle idee), la memoria (memorizzazione del discorso) e



l'actio (declamazione del discorso).15



Ogni atto comunicativo è anche retorico, in quanto esso è costituito da tre competenze specifiche:



quella sintattica, quella semantica e quella pragmatica; la retorica riguarda quest'ultima, che è l'uso



effettivo dei segni da parte del contesto sociale.16



Il comunicatore contemporaneo, quindi, dovrà obbligatoriamente tenere in considerazione tutte



queste variabili, dovrà sapientemente unire le regole della retorica classica alle moderne dinamiche



imposte dai new media.







1.2.2 Il mindfucking



Tra le modalità di persuasione più o meno efficaci troviamo il cosiddetto mindfucking, una tecnica



12 http://it.wikipedia.org/wiki/Retorica#cite_ref-19



13 E. Raimondi, La retorica d'oggi, pag. 77



14 E. Raimondi, op. cit., pag. 81



15 Rhetorica ad Herennium, autore sconosciuto, anche se alcuni lo attribuiscono a Cicerone



16 G. Bosticco, Riempire i vuoti, pagg. 26-27

che si trova al limite tra convincimento e manipolazione mentale.



Il mindfucking indica, nello slang americano, un concetto ambiguo, che si trova tra l'inganno e lo



scherzo crudele, ma da tempo indica una vasta gamma di manifestazioni che hanno lo scopo di



condizionare mentalmente un individuo, per il conseguimento dei più diversi risultati. Esso infatti si



può riscontrare in molteplici situazioni: dall'interrogatorio di polizia, al lavaggio del cervello, alla



persuasione pubblicitaria. In psicologia, esso viene denominato anche “risocializzazione”, ma il



termine mindfucking ha una connotazione leggermente differente, più specifica, e sottolinea



l'aspetto intrusivo e a tratti violento di queste metodologie.



Prima di tutto, perché queste tecniche possano essere messe in atto è necessaria la



compartecipazione: per quanto possano essere intrusive, esse raggiungono lo scopo solo se il



soggetto che le subisce è disposto a cambiare idea.



Le metodologie con cui esse vengono attuate sono le più disparate, come abbiamo già detto, e



ognuna ha un grado di intrusione e “violenza” molto diverso.



In questo frangente non è possibile approfondire nel dettaglio l'argomento, ma verrà presentata una



breve descrizione delle tecniche maggiormente utilizzate:



• Associazione stimolo-reazione: Pavlov ha dimostrato, attraverso alcuni esperimenti condotti



sui cani, come sia possibile associare degli stati emotivi ad elementi esterni e variabili, e tali



reazioni sono quelle che vengono definite “riflessi condizionati”.



• Isolamento: uno dei modi più efficaci per attuare il mindfucking su di un individuo è



isolarlo da tutti i punti di riferimento della sua esistenza; la vittima viene indebolita da



questa privazione ed è più vulnerabile.



• Controllo sociale: sotto questo nome si raggruppano tutte quelle forme di condizionamento



che un gruppo mette in atto nei confronti degli individui che lo compongono; la finalità è



quella di garantire la conformità dei singoli alle aspettative del gruppo.



• Group thinking: si appoggia sulla tendenza degli individui a subire il condizionamento da



parte delle opinioni del gruppo a cui appartengono. Esso è tanto più efficace quanto più le

persone che lo subiscono sono convinte di poter compiere scelte libere.



• Comunicazione: poiché possiamo farci un'opinione solo sulla base delle informazioni di cui



disponiamo, è plausibile ritenere che la comunicazione faccia parte delle tecniche di



persuasione, in quanto si tratta di una sorta di controllo delle informazioni trasmesse.



• Ridefinizione del linguaggio: cambiare il nome alle cose porta l'individuo a destabilizzarsi,



poiché è come se fosse cambiata anche la sostanza di tali cose; le parole definiscono



l'ambiente circostante e il loro cambiamento contribuisce a ridefinire la realtà.



• Tortura, deprivazione del sonno, deprivazione sensoriale: sono metodologie molto violente,



applicate solo in ambiti difficili come la guerra o i regimi dittatoriali.



• Ingiunzioni paradossali: sono quelle condizioni in cui viene data un'ingiunzione che nega se



stessa, cioè un ordine che deve essere obbedito per venire disobbedito, e viceversa;



l'esempio più calzante è la frase “sii spontaneo”, alla quale è impossibile obbedire senza in



realtà trasgredirne l'ordine.



Il mindfucking come abbiamo visto vede diverse applicazioni, ma i settori nei quali è più utilizzato



sono quelli legati alla politica, alla religione e alla pubblicità, anche se in realtà ognuno di noi mette



in atto quotidianamente dei comportamenti che potrebbero ricondursi a tali tecniche.17







1.3 Comunicare in politica



La comunicazione politica è forse quella nella quale l'affermazione della leadership è più



importante, poiché la posta in gioco è il potere stesso.



Ognuno dei candidati deve esprimere tramite il linguaggio verbale e non le proprie idee e posizioni,



cercando di attrarre il maggior numero di sostenitori.



Negli ultimi decenni la comunicazione politica si è radicalmente trasformata, grazie ai nuovi attori



politici e all'avvento dei nuovi media. Ora la forma del discorso è importante tanto quanto, se non



più, del contenuto, e il personaggio politico deve saper trasmettere anche attraverso la propria



immagine e la propria condotta di vita i valori che difende. I destinatari non sono più gli addetti al

17 S. Re, Mindfucking, pagg. 16-40

settore, ma è il vasto pubblico e necessariamente il discorso politico deve tenere conto del target di



riferimento.



I media inoltre rivestono un ruolo fondamentale nell'opera di mediazione tra cittadino e discorso



politico, anche se non è la sola sfera in cui è possibile discutere di politica. Lo spazio pubblico



perciò non corrisponde con la unica area raggiunta dai media, ma comprende anche quegli spazi di



confronto diretto tra cittadini o tra cittadini ed esponenti del mondo politico. Nonostante la presenza



di altri attori, nello specifico i politici e i cittadini, il ruolo dei media ha però raggiunto



un'importanza tale da poter essere considerati come lo spazio nel quale necessariamente si esprime



la comunicazione politica.18



La leadership è lo scopo della comunicazione, il fine ultimo da raggiungere, ma è anche uno status



da mantenere dimostrando il proprio valore. In entrambi i casi, è essenziale attuare le strategie



comunicative più adatte al messaggio che si vuole trasmettere, rassicurando i cittadini riguardo la



scelta che hanno fatto o cercando di convincerli a compiere quella loro dicono essere giusta.



Il discorso politico è studiato e programmato nei minimi dettagli, così come l'immagine del



personaggio e le sue azioni pubbliche e talvolta anche quelle private. In esso viene ribadita la



superiorità sull'avversario ma viene altresì chiesta la legittimazione da parte del popolo; le idee



espresse vengono presentate come le migliori possibili e solitamente chi parla usa la prima persona



plurale, ad indicare un “noi”, una comunità che condivide gli stessi valori e persegue gli stessi



scopi.



Pur seguendo le stesse linee guida, ogni politico ha un proprio stile comunicativo che lo caratterizza



rispetto agli altri e che difficilmente muta nel tempo.



Nei prossimi paragrafi, verranno presentati due politici che offrono interessanti spunti di riflessione



sul tema e che hanno cambiato la comunicazione politica degli ultimi decenni: Silvio Berlusconi,



come rappresentante della politica nazionale, e Barack Obama, presidente degli Stati Uniti e in



quanto tale coinvolto nella politica mondiale.







18 F. Santulli, Le parole del potere, il potere delle parole, pagg. 20-24

1.3.1 Un leader della politica italiana: Silvio Berlusconi



Silvio Berlusconi non nasce come politico di professione ma approda al Parlamento dopo una lunga



carriera in qualità di imprenditore, attività che comunque non abbandonerà mai. Si è presentato la



prima volta agli elettori italiani durante la compagna elettorale degli anni 1993-1994 con il partito



Forza Italia.



La sua carriera imprenditoriale ha profondamente influito sulle modalità comunicative da lui messe



in atto fin dalle prime apparizioni. Il linguaggio utilizzato non è più quello che veniva definito



“politichese”, ma diretto al popolo.



Inoltre, si fa spazio l'idea che anche l'immagine, oltre al discorso, rivesta una certa importanza e



Berlusconi ne è il precursore.



Egli ha saputo cavalcare l'onda mediatica che si stava sviluppando nei primi anni '90 anche grazie



all'appoggio delle propri canali televisivi. Con i mezzi di comunicazione di massa, l'elettore associa



le idee a un personaggio, per cui diviene vitale, per un politico, saperli usare nel modo più fruttuoso



possibile.



Addentrandoci nello studio della comunicazione berlusconiana vera e propria, possiamo prima di



tutto affermare che il primo punto a favore del centrodestra è stato focalizzare l'attenzione su di un



solo rappresentante, e ciò ha fatto sì che questi potesse costruire attorno a sé delle aspettative e un



personaggio stabili nel tempo.



La forza della sua comunicazione inoltre risiede nell'estrema semplicità del linguaggio: frasi brevi,



non particolarmente articolate, comprensibili alla grande maggioranza dell'elettorato; il messaggio



viene trasmesso in modo diretto, a volte persino in toni popolari; abbiamo poi la ripetizione



sistematica di vari messaggi nei diversi mezzi di comunicazione.19



Una strategia particolarmente efficiente messa in atto da Berlusconi è il massiccio utilizzo della



prima persona plurale all'interno dei propri discorsi e interventi: come per qualsiasi altra tipologia di



leadership, questo è un espediente per fare in modo che l'uditorio si senta parte di una gruppo, di





19 L. Lena, La strategia di comunicazione di Berlusconi e del centrodestra. Dominio sull’opposizione, disponibile

online al link: http://www.ilpolitico.it/?p=136

una comunità e non veda nell'oratore un mero comandante; un vero leader deve coinvolgere il



proprio pubblico, spingendolo ad aderire alla missione che sta portando avanti. Il noi, in altre



parole, induce il destinatario a sentirsi soggetto dell'enunciazione, facendo propri i contenuti



dell'enunciato:



L’Italia aveva bisogno di rigore e credibilità. Lo abbiamo fatto tenendo in ordine i conti pubblici e nello stesso

tempo salvaguardando i redditi delle famiglie e dei lavoratori colpiti dalla crisi.



Abbiamo evitato licenziamenti di massa e, con essi, il depauperamento del capitale umano delle nostre

imprese. Abbiamo tutelato i lavoratori maggiormente colpiti dalla crisi ampliando e rendendo più flessibile lo

strumento della cassa integrazione. Abbiamo esteso le garanzie previste dagli ammortizzatori sociali ai lavoratori

subordinati sospesi dal lavoro per crisi aziendali ed anche a quei lavoratori che fino ad allora non erano tutelati

come gli apprendisti, gli interinali e i lavoratori a domicilio.20









Berlusconi inoltre impiega molto raramente la forma condizionale del verbo, a favore della forma



indicativa: ciò conferisce al messaggio autorità e sicurezza e induce il pubblico a riporre fiducia in



lui21:



Il nuovo sistema non sarà più basato sulla spesa storica dei vari servizi […] Con il federalismo fiscale gli

Italiani dovranno poter usufruire di servizi pubblici di uguale livello e qualità in tutto il territorio nazionale, e i

Comuni saranno coinvolti nell'accertamento dei redditi dei contribuenti per combattere l'evasione fiscale. Gli

amministratori dovranno operare con la massima trasparenza e dare conto ai loro amministrati di come spendono i

soldi delle imposte. Gli Enti locali godranno dunque di una maggiore autonomia fiscale.22

E’ assolutamente, assolutamente indispensabile dunque, ritessere il filo della coesione nazionale.

Siamo chiamati tutti a obbedire all’imperativo del bene comune che dà nobiltà alla politica e toglie

legittimità ai rancori personali.23







I verbi alla forma indicativa e affermativa permettono inoltre si fare una sorta di promessa non



ufficiale al pubblico, in quanto indicano un impegno concreto.



Come abbiamo visto brevemente, la comunicazione di Silvio Berlusconi si basa sostanzialmente



sulla semplicità e immediatezza del messaggio, che viene recepito da tutto l'uditorio senza



difficoltà; gli elettori inoltre si sentono parte fondante del progetto di governo, grazie ad abili



strategie linguistiche.

20 Discorso alla Camera dei Deputati del 29 settembre 2010



21 F. Santulli, op. cit., pagg. 118-120



22 Libero, giovedì 30 settembre 2010, Il discorso integrale di Silvio Berlusconi, disponibile online al link:

http://www.libero-news.it/news/499424/Il_discorso_integrale_di_Silvio_Berlusconi.html



23 Il Giornale, mercoledì 29 settembre 2010, Berlusconi: “Governare nell'interesse del Paese”, disponibile online al

link: http://www.ilgiornale.it/interni/discorso__berlusconi_governare_nellinteresse_paese/politica-berlusconi-

discorso-camera-punti-programma-premier/29-09-2010/articolo-id=476738-page=1-comments=1

Per quanto concerne l'immagine del leader, da sempre egli si presenta come una persona poco



attenta alle rigidità dell'etichetta, poco incline al rigore parlamentare, e tutto questo non fa altro che



suscitare simpatia tra i cittadini, che lo vedono come uno di loro.



Sicuramente questa breve analisi non ha delineato appieno le molteplici caratteristiche della



comunicazione berlusconiana, ma possiamo certamente affermare che essa ha dato una svolta al



modo di fare politica italiano e ha creato un netto distacco tra la prima e la seconda Repubblica.







1.3.2 Un leader della politica internazionale: Barack Obama



Barack Hussein Obama è il 44° presidente degli Stati Uniti, ed è il primo presidente di colore nella



storia americana.



Egli ha dimostrato di avere talento e capacità di leadership, ma soprattutto di saper utilizzare tutte le



potenzialità dei new media. Infatti, ha promosso la propria candidatura attraverso una campagna di



comunicazione di taglio non più politico, ma corporate: si è trasformato in un consumer brand,



coinvolgendo emotivamente e attivamente i propri sostenitori.24



La sua forza è stata l'enorme abilità comunicativa: ha parlato senza timore dei propri valori e dei



propri errori, ha fatto uso dei media più di ogni altro politico, sfruttando appieno tutte le potenzialità



del web 2.0; Obama è ovunque, in rete, e chiunque può interagire con lui.



La capillarità del suo messaggio ha permesso ai sostenitori di mettere in moto una sorta di



marketing virale25 trasformando la sua campagna elettorale in un vero e proprio fenomeno



mediatico.26



Il linguaggio che utilizza è semplice, immediato, le frasi non hanno fronzoli e sono comprensibili a



tutti i livelli sociali. Ormai celebre, lo slogan scelto per la corsa alla Casa Bianca racchiude tutte le



peculiarità del suo linguaggio:



24 A. Genovese, La comunicazione di Obama, disponibile online al link: http://www.7thfloor.it/2009/01/20/master-

iulm-social-media-marketing-web-20-a-scuola-di-barack-obama/



25 Interessante a questo proposito il video intitolato “I got a crash on Obama”, letteralmente “Ho una cotta per

Obama”, disponibile al link http://www.youtube.com/watch?gl=IT&hl=it&v=wKsoXHYICqU



26 http://www.7thfloor.it/2008/10/27/come-fare-una-campagna-di-comunicazione-web-20-elezioni-usa-2008-il-brand-

obama/

Yes, We Can!









Esso è estremamente semplice, conciso, ma racchiude in tre sole parole l'intero messaggio politico



del presidente. Lo slogan fa leva anche sull'aspetto emotivo dei cittadini, del target di riferimento



che è costituito soprattutto dalla popolazione di colore e dagli emarginati, cioè da coloro che non si



sentono rappresentati dalla classe politica attuale.



Obama padroneggia perfettamente il linguaggio politico e unisce la leggerezza della forma alla



densità dei contenuti; nei suoi discorsi, troviamo molte metafore, classico esempio di figura retorica



utilizzata nel linguaggio persuasivo del potere, poiché il significato è immediato e attiva le



associazioni nascoste che sono alla base del nostro sistema di valutazione:



The road ahead will be long. Our climb will be steep. We may not get there in one year or even one term, but

America - I have never been more hopeful than I am tonight that we will get there. I promise you - we as a people

will get there.27



For while Senator McCain was turning his sights to Iraq just days after 9/11, I stood up and opposed this

war, knowing that it would distract us from the real threats we face.28





Significativo è infine il discorso “Announcement for President” pronunciato a Springfield in



occasione dell'insediamento, nel quale parla di sé in terza persona:



But the life of a tall, gangly, self-made Springfield lawyer tells us that a different future is possible. He

tells us that there is power in words. He tells us that there is power in conviction. That beneath all the differences

of race and region, faith and station, we are one people.

He tells us that there is power in hope.







La cui traduzione fedele è:



Ma la vita di un avvocato di Springfield fatto da sé, alto e allampanato ci testimonia che un futuro diverso

è possibile. Ci testimonia che c’è potere nelle parole. Ci testimonia che c’è potere nella convinzione che al di là di

ogni differenza di razza e religione, fede e classe sociale, noi siamo un unico popolo. Ci testimonia che c’è potere nella

speranza.







In un primo momento, Obama presenta se stesso come un uomo comune, che mai avrebbe pensato



di riuscire a raggiungere le più alte vette del potere; poi, con una serie di parallelismi, parla



indirettamente dei propri valori, trasformandoli nei valori di tutti gli americani e facendo leva





27 Discorso della vittoria pronunciato a Chicago il 4 novembre 2008



28 Discorso di Denver contro l'avversario Mc Cain

sull'emotività.



Tutto ciò è accompagnato da un linguaggio del corpo molto interessante a livello comunicativo:



tramite la gestualità, la modulazione della voce, l'immagine di sé che fornisce nelle varie occasioni



(impossibile dimenticare la mise casual, in pantaloni e camicia informale, mentre pranzava in un



comunissimo Mc Donald's) egli esprime tutta la propria passionalità e dinamicità, che sono il vero



segreto del suo successo, unite alla grande abilità retorica.29







1.4 Comunicare in azienda



I rapporti interpersonali che si instaurano all'interno di un'azienda non possono essere paragonati a



nessun'altra tipologia di rapporti sociali poiché in tale situazione sono presenti, e tangibili, degli



interessi economici e soprattutto un situazione di dipendenza tra datore di lavoro o imprenditore e



subordinati.



Perché i dipendenti non vedano come mero dovere il proprio lavoro, ma si sentano anch'essi parte



essenziale della società è fondamentale che i vertici comunichino con i vari reparti in modo da



condividere le linee di pensiero e la mission aziendale, e specialmente per conoscere e affrontare i



diversi problemi e incomprensioni che potrebbero nascere nell'azienda.



Gli obiettivi della comunicazione interna sono quindi due: far conoscere e spiegare gli obiettivi



dell'impresa e promuovere e tutelare un buon clima organizzativo. Essa può essere organizzata in



due modi diversi:



• Top-down: comunicare informazioni dall'alto verso il basso; lo scopo è quello di diffondere



le informazioni e di condividere gli obiettivi tra tutti i componenti della società.



• Bottom-up: una comunicazione dal basso verso l'alto; i dipendenti devono esprimere le



proprie idee riguardo l'azienda e il modus operandi.30



La comunicazione interna, inoltre, non va curata solo nei momenti di crisi o in occasione di



cambiamenti nell'organizzazione, ma dev'essere un lavoro continuo di scambio tra vertici e base



29 R. Stivali, Barack Obama e l’arte di persuadere: tra strategie retorico-linguistiche e linguaggio del corpo,

disponibile online al link: http://www.englishfor.it/rivista_articolo4_1_09.asp

30 http://www.romaexplorer.it/marketing/management/business/comunicazione_interna.htm

perché solo in questo modo è possibile generare un miglioramento del clima aziendale. È bene



utilizzare tutti gli strumenti a propria disposizione, integrandoli con quelli più all'avanguardia,



cercando di veicolare le informazioni per lo più in forma digitale.



I feedback sono estremamente importanti per comprendere le eventuali problematiche sviluppatesi



all'interno dell'azienda. Il linguaggio, poi, deve essere il più possibile conforme a quello utilizzato



abitualmente nei vari reparti, in modo che queste attività non vengano considerate come mera



comunicazione dai piani alti ai sottoposti, ma anzi come un'opportunità di partecipazione collettiva



e produttiva.



Infine, è necessario rispettare le aspettative dei lavoratori: se lo staff capisce che esiste uno



strumento per porre questioni, chiedere o dire quello che prima non si poteva, si aspetterà delle



risposte.31







1.4.1 Un leader dell'imprenditoria: Ennio Doris



Ennio Doris, nato a Tombolo nel 1940, è il presidente di Banca Mediolanum, uno dei più importanti



gruppi finanziari e assicurativi in Italia e in Europa. Egli può a tutti gli effetti essere considerato un



self-made man, perché la sua carriera comincia dal basso, nel ruolo di impiegato allo sportello di



una banca.



Il presidente fonda tutta la propria attività di comunicazione sulla condivisione e l'empatia,



mettendosi in gioco in prima persona: significativa è infatti la scelta di comparire in prima persona



negli spot televisivi della sua banca e di caricare in rete i filmati delle convention.



Egli incontra i promotori finanziari del suo gruppo, che chiama affettuosamente “i miei ragazzi”,



almeno due o tre volte l'anno nel corso delle famose convention, che arrivano a ospitare migliaia di



persone. Molto più spesso invece incontra i vertici dell'azienda, il personale delle varie sedi



regionali o la platea di investitori italiani e stranieri.



Doris ritiene che tutto ciò che fa parte della comunicazione non verbale sia fondamentale per



trasmettere appieno il messaggio che si desidera:



31 http://www.businessonline.it/6/StrategieeManagement/1565/seconda-parte-comunicazione-aziendale-interna.html

conta più il tono che il contenuto nella percezione di un messaggio







quindi senza un tono adeguato, il messaggio manca di un supporto e può risultare poco credibile. Ci



sono altri dettagli, oltre al tono della voce, che Doris cura molto , come lo sguardo e le pause:



guardare sempre il pubblico e fare domande, perché per catturare l'attenzione bisogna fare le domande.

Cercando le risposte l'audience segue di più quello che tu racconti dopo. Se non fai domande ti seguono meno.







È inoltre importante prestare attenzione alla postura, perché il linguaggio del corpo è tra i più



carichi di significato:



Il corpo trasmette lo stato d'animo che hai. Se sei felice il viso assume un atteggiamento, se sei triste ne

assume un altro, ma non è solo il viso, sono le spalle, la postura in genere. Prima quando parlavo in pubblico

cercavo sempre di lavorare sul mio stato d'animo, in maniera tale da essere pronto quando salivo sul palcoscenico.

Ma non sempre ci si riesce. Poi ho imparato una cosa: non è sola la mente che influenza il corpo, ma anche il

corpo che influenza la mente. […] Il corpo influenza la mente. Mi ripeto le cose che mi danno motivazione e

convinzione, ma non aspetto che il corpo reagisca, metto già il corpo in quella condizione. Questo lo faccio non

solo quando devo parlare di fronte a cinquemila persone, ma anche quando entro in una riunione. Questa è stata

una scoperta molto importante per me.







Per il presidente di Mediolanum la capacità di comunicare significa essere in grado di utilizzare tutti



gli strumenti possibili per inoltrare un messaggio, che deve essere vero:



nel parlare in pubblico sono abituato a essere me stesso. […] Se è importante dare quel messaggio ma tu non

lo senti, non darlo, lo darà qualcun altro. […] Perché l'audience, le persone che ti guardano, avvertono se di fronte

hanno un uomo vero o uno che recita una parte. E se tu vuoi avere l'approvazione devi essere vero, devi essere

trasparente, devi essere aperto, senza paura. Questo funziona sempre, funziona perché la gente apprezza.







Doris non cura molto la preparazione dei propri discorsi, preferisce andare “a braccio”, e non legge



mai nulla:



il linguaggio scritto è diverso da quello parlato. Per cui quando si legge un discorso, questo non è mai

efficace com quando tu parli a ruota libera. […] Mi faccio un appunto sui punti che voglio toccare. Una sequenza

che regola il messaggio che io voglio che venga percepito. Ho questo percorso in testa, e uso le parole che mi vengono

spontanee in quel momento







mentre dedica molte più energie all'analisi del pubblico, perché i discorsi motivazionali, quelli che



spesso deve pronunciare durante le convention della banca, sono frutto delle occasioni e devono



colpire ogni singolo partecipante:



quando parlo con un pubblico molto vasto, che quindi è molto lontano […] prima del discorso percorro tutti

gli angoli andando nell'ultima fila e guardando il palco da tutte le posizioni lontane, perché so che se raggiungo la

persona che sta nell'ultima fila ho raggiunto anche tutte le altre. […] Io ho ogni singola persona davanti. E questo

aiuta molto.

Se uno si scrive il discorso, fa un discorso fuori tempo, se invece ha in testa un canovaccio, un filo rosso e lo

segue, può inserirci qualcosa dentro. E io, sulla base di quello che mi arriva dall'audience, inserisco cose, anche

all'ultimo momento.







Quando il manager è a capo di un'azienda così rinomata a livello internazionale, di trova a gestire



anche la comunicazione con i media, che hanno tempistiche molto differenti rispetto agli incontri



faccia a faccia e sono caratterizzati dall'assenza di un vero pubblico, compresente, che invece è



indefinito e distante. Soprattutto quando si partecipa a trasmissioni televisive, è fondamentale



rispettare i tempi e non risultare noiosi, perché il pubblico va conquistato e mantenuto:



anziché parlare all'obiettivo, parlo al cameraman, al regista, alle persone che sono in studio. Mi immagino il

pubblico che ho normalmente e penso a loro. Talvolta faccio mettere un pubblico dietro la telecamera, e parlo a

quel pubblico, c'è lo scambio.



Da utente televisivo ho toccato con mano quanto si possa essere noiosi in TV. Quindi quello che conta è come

ti poni in quel momento. […] Se hai tante cose da dire, la domanda da farsi è: qual è la più importante?







La comunicazione interna è una delle punte di diamante della Banca Mediolanum: all'interno della



società infatti è stata organizzata una TV aziendale, Mediolanum Channel, a cui Doris partecipa



attivamente.



Nei suoi discorsi, sia pubblici che dedicati alla TV interna, il presidente inserisce spesso dei



riferimenti autobiografici e tende a trasformare ogni cosa negativa in positiva; i primi sono



importanti nella misura in cui permettono all'audience di riconoscersi in ciò che sta ascoltando,



mentre il secondo atteggiamento porta i dipendenti ad affrontare positivamente anche le difficoltà.



Si potrebbe affermare che Doris comunica un sogno:



io credo che un uomo debba alimentare il bambino che ha dentro e non soffocarlo. Non basta un colpo di

bacchetta magica per ottenere qualcosa, ma se tu ti impegni, ci credi veramente e lavori, quella cosa puoi

realizzarla. L'adulto è un bambino, che deve essere consapevole che per ottenere le cose occorre impegnarsi e

dare molto, e alla fine queste cose arrivano.32









1.5 Comunicare nello sport



Negli ultimi decenni la società sportive hanno raggiunto un'organizzazione molto complessa e si è



rivelato fondamentale mettere in atto delle strategie comunicative idonee a raggiungere i diversi





32 A. V. Sorani, op. cit., pagg. 53-63

destinatari del messaggio che esse vogliono veicolare.



Una lega sportiva ha di fronte a sé una pluralità di destinatari, alcuni interni ed altri esterni: da una



parte ci sono coloro che fanno parte della società, dall'altra i media, gli addetti del settore e gli



appassionati.



Poiché queste società sono paragonabili a società di servizi, è essenziale pianificare con cura la



comunicazione interna, affinché si crei una squadra di lavoratori affiatata che condivida la mission e



abbia ben chiare l'immagine e l'identità aziendali. Perché la lega possa raggiungere vantaggi



competitivi duraturi si deve avvalere di un personale sì qualificato ma innanzitutto motivato.



Il risultato agonistico è l'aspetto che sta alla base di ogni attività comunicativa sportiva ma non è



influenzabile da alcuna strategia di marketing, la quale però può cercare di enfatizzare le vittorie e



minimizzare le sconfitte.



Gli atti di comunicazione interna sono rivolti principalmente allo staff tecnico e al personale



sportivo e avviene solitamente attraverso comunicati stampa e incontri diretti.33



Tra i numerosi aspetti che può assumere la comunicazione in ambito sportivo, di particolare



interesse è quella che avviene tra il preparatore atletico e la squadra.



Prima di ogni cosa, bisogna considerare il concetto di gruppo nello sport, non più visto come un



insieme di individui che perseguono lo stesso fine, ma come un gruppo di uomini ognuno con le



proprie peculiarità.



L'operatore sportivo, quindi, negli ultimi anni è stato chiamato a capire prima ancora che ad



allenare. L'affermazione della leadership diventa quindi la chiave di volta che permetterà di



raggiungere risultati positivi sia a livello agonistico, sia a livello sociale.34



Il tecnico, l'allenatore, devono essere il centro di unità e coesione per il gruppo e nello stesso tempo



creare un clima sereno all'interno della squadra. Nel suo ruolo di leader, l'allenatore adotta uno stile



decisionale differente in base al proprio carattere e alle caratteristiche del gruppo; lo stile può





33 E. Negretti, La comunicazione sportiva: come essere credibili, disponibile online al link:

http://www.sporteasy.com/comunicazione2.htm



34 C. Rennis, Nuova concezione del gruppo e della leadership nello sport, disponibile online al link:

http://www.sporteasy.com/com_leadership.htm

variare da autocratico a totalmente delegante.



In generale, il capo preferisce prestare più attenzione all'aspetto socio-affettivo piuttosto che a



quello prettamente tecnico, perché il primo può fortemente incidere sul secondo e compromettere i



risultati sportivi.



Per non incorrere nel fenomeno del burn-out, il tecnico deve avere capacità relazionali superiori alla



media, perché la gestione di una squadra presenta situazioni interpersonali di difficile gestione.35







1.5.1 Un leader del calcio: Marcello Lippi



Marcello Lippi è nato a Viareggio nel 1948 e vanta numerosi successi sia nel ruolo di calciatore sia



in qualità di allenatore di diverse squadre. Ha raggiunto altissimi risultati e si può considerare un



vero leader in campo sportivo, soprattutto dopo la vittoria della nazionale italiana ai Mondiali del



2006.



Il suo stile comunicativo è specchio del suo carattere e infatti si contraddistingue per i modi diretti e



senza fronzoli e il suo linguaggio a volte colorito, spesso criticato.



L'allenatore deve gestire e il rapporto con i media e la comunicazione con la squadra, anche se i due



mondi non sono totalmente separati, ma presentano diversi punti di incontro.



Inizialmente, il rapporto con i giornalisti fu burrascoso, per poi trasformarsi in rispetto reciproco e



fiducia:



Negli anni con i giornalisti si è costruito un rapporto di rispetto, hanno imparato a conoscermi, sanno che se

mi chiedono una cavolata io lo faccio notare; sanno che sottolineo le domande fuori luogo.



Spesso alle cene a cui partecipo ai giornalisti presenti faccio una premessa: non riesco a stare due o tre

ore attento a misurare ogni parola […] Se il giorno dopo una cena, andando a leggere il giornale vedi che i tuoi

commenti sono stati riportati, allora il rapporto è finito. È una questione di fiducia.







Per quanto riguarda l'immagine della propria squadra, un buon allenatore non deve mai parlarne in



termini negativi, nemmeno in caso di sconfitta:



non sentirai mai nessun allenatore saggio parlar male dei suoi giocatori; in genere esalti la figura

dell'avversario e di conseguenza aumenti i meriti della tua squadra.









35 G. Ambrosetti, La leadership, disponibile online al link: http://www.sporteasy.com/com_allenatore2.htm

Infatti, una caratteristica che un leader deve avere è quella di difendere l'operato dei suoi uomini;



inoltre, la figura dell'allenatore oggi si è trasformata in una sorta di mediatore tra l'immagine



pubblica del team sportivo e l'equilibrio tra i membri del gruppo, anche se per Lippi la dimensione



personale è senza dubbio la più importante:



Per un allenatore la cosa veramente importante è la gestione dell'uomo. Ci sono allenatori che dal punto

di vista didattico sono fortemente preparati, però li metti a contatto con venti giocatori di serie A che

guadagnano venti miliardi all'anno e questi se li mangiano a colazione, senza zucchero perché sono già dolci di suo.







La comunicazione è quindi fondamentale dentro e fuori dallo spogliatoio, poiché il gruppo è



formato da persone che portano la stessa maglia ma si differenziano per obiettivi e capacità



atletiche. Lippi dichiara di essere una guida forte e sicura, un saldo punto di riferimento per i



giocatori:



non ha importanza se è antipatico, simpatico, padre di famiglia o fratello maggiore; non credo nella figura

dell'allenatore tutto pane e salame con i giocatori. Io credo in una guida forte, sicura, che dia la sensazione ai

giocatori di sapere come si fa a raggiungere l'obiettivo.







Il ct ha scelto di trattare tutti i giocatori alla stessa maniera, per non generare malumori e soprattutto



per far capire di non avere timori di alcun tipo, anche di fronte ai più bravi. Nel calcio moderno



tuttavia, il rapporto con i campioni è la sfida più difficile per un allenatore e Lippi la affronta con



fermezza:



da sempre ho dato ai giocatori un foglietto i primi giorni di ritiro. Poche righe per spiegare il mio

concetto di gruppo di lavoro. Se un calciatore non si mette a disposizione del gruppo, non vuole fare la prima

donna, ma si specchia in modo costruttivo con gli altri e mette a disposizione del gruppo le sue capacità, allora il

gruppo è destinato ad avere successo.







La sua strategia comunicativa interna si fonda quindi sull'equilibrio, sulla parità: egli vuole ribadire



quanto le capacità atletiche e umane non valgono molto se non messe a disposizione del team.



Marcello Lippi pretende inoltre serietà e rigore da parte della propria squadra: ogni comportamento



comunica lo spirito di appartenenza a un gruppo, dalla puntualità al rispetto della divisa:



se un giocatore arriva con dieci minuti di ritardo, non è che io lo multo, voglio cercare di capire se c'è un

motivo valido per il ritardo, altrimenti è una mancanza di rispetto che una seconda volta non si può tollerare.



Indossare la divisa è un'altra forma di rispetto. La divisa va indossata in modo corretto, non con i

calzini uno blu e uno rosso, con il colletto messo in modo diverso. La formalità in molti contesti è un segno di

rispetto, nei confronti del gruppo ma non solo.

Il linguaggio non verbale dell'allenatore è una sua caratteristica ben riconoscibile: per richiamare



l'attenzione dei propri giocatori è sufficiente che si alzi dalla panchina e guardi in campo. Questo



per due motivi, uno legato alla natura del luogo in cui si svolge la partita, molto rumoroso, e l'altro



legato al rispetto del lavoro settimanale:



Prima e durante la partita io lascio tranquilli i giocatori. Mi piace pensare che il giocatore abbia la sensazione

che durante la settimana abbiamo fatto tutto quanto era necessario per preparare la partita. […] Amo trasmettere

fiducia e comunicare tranquillità. Alzarsi e non parlare è questione proprio di fiducia.







Riassumendo in poche parole la strategia comunicativa di Marcello Lippi, possiamo dire che essa si



basa sulla fiducia, sul rispetto e sulla fermezza, in ogni ambito del suo lavoro.36







1.6 La comunicazione mafiosa



La comunicazione in ambito mafioso non è ovviamente istituzionalizzata ma è comunque degna di



nota in quanto presenta delle peculiarità che difficilmente troviamo in altri settori.



Essa si fonda principalmente sulla caratteristica della mafia di essere un'associazione basata su di un



gruppo chiuso legato dall'omertà che comunica in modo codificato e secondo regole predeterminate.



La comunicazione, nella mafia, non è un semplice linguaggio: è un sistema di ragionamento, è un



insieme di codici, scambi linguistici, taciti accordi, sistemi simbolici e reti informative.



Per molto tempo la comunicazione mafiosa si è basata esclusivamente sull'oralità, con il divieto



assoluto di mettere per iscritto qualsiasi cosa la riguardasse. Il linguaggio è ridotto all'osso, è



costituito in gran parte da segni, simboli e atteggiamenti, non sono ammesse parole inutili e i



membri di un clan mafioso riescono a capirsi anche solo con uno sguardo:



il fatto è che gli uomini d'onore molto difficilmente sono loquaci. Parlano una loro lingua fatta di

discorsi molto sintetici, di brevi espressioni che condensano lunghi discorsi. L'interlocutore, se è bravo

o se è anche lui un uomo d'onore, capisce esattamente cosa vuole dire l'altro. Il linguaggio omertoso si basa

sull'essenza delle cose. I particolari, i dettagli non interessano, non piacciono all'uomo d'onore.37







Le uniche forme di comunicazione scritta ammesse erano le cosiddette “lettere di scrocco” e le









36 A. V. Sorani, op. cit., pagg. 67-78



37 Descrizione fornita dal collaboratore di giustizia Tommaso Buscetta durante un interrogatorio

“palummedde”38: le prime erano lettere inviate a uomini facoltosi con lo scopo di estorcere loro del



denaro e i toni potevano essere o minacciosi o, al contrario, persino dimessi; le seconde erano



invece brevi manoscritti sigillati con del nastro adesivo contenenti indicazioni riguardo



appuntamenti o altri ordini che non potevano essere trasmesse telefonicamente, che venivano



distrutte appena dopo la lettura.



Esiste poi un altro strumento utilizzato dai capi mafiosi e soprattutto da Bernardo Provenzano, che



grazie a esso ha potuto mantenere i contatti con gli altri capi dell'organizzazione nonostante la



latitanza: i pizzini.



I pizzini sono brevi messaggi, solitamente scritti a macchina, composti secondo forme retoriche



standardizzate che arrivavano a destinazione per merito di una fitta rete di messaggeri. In teoria



queste lettere dovevano essere distrutte, per cui non si capisce per quale motivo Provenzano li abbia



conservati per anni nel suo rifugio segreto.39



Poiché questa non è la sede adatta a un approfondimento dettagliato dell'argomento, analizzeremo



più che altro il rapporto tra mafia e strumenti di comunicazione di massa.



Nella storia di Cosa Nostra si sono verificati alcuni comportamenti che lasciavano trasparire una



certa propensione a lasciarsi tentare dal fascino della notorietà data dalla stampa e dalla televisione,



da suscitare critiche all'interno della famiglia.



Successivamente, Totò Riina utilizzò il grande potere della televisione per inviare un messaggio a



tutti i membri del clan: nel maggio 1994, durante il processo per l'omicidio di Antonio Scopelliti,



approfittò di una pausa per intavolare un particolare colloquio con i giornalisti presenti in aula,



raggiungendo pienamente l'obiettivo, cioè dare una valutazione sul governo del periodo.40



Anche il rapporto con i media è quindi regolato dall'omertà e dalle parole non dette.







1.7 La comunicazione religiosa





38 Parola siciliana che significa letteralmente “colombine”



39 G. La Piana, Strategie di comunicazione mafiosa, pagg. 18-26



40 G. La Piana, op. cit., pagg. 60-67

Le religioni hanno origini antichissime e si fondano principalmente sulla simbologia propria di ogni



popolo. Proprio per questo motivo possiamo affermare che in esse la comunicazione riveste



un'importanza vitale perché permette di costruire dalla base il rapporto tra fedeli e rappresentanti



religiosi.



I simboli di riferimento e i riti si sono consolidati nei secoli e hanno permesso una



standardizzazione dei comportamenti dei capi religiosi e dei fedeli all'interno di determinate



situazioni, quali messe e festività e hanno contribuito fortemente all'affermazione delle tradizioni



legate a ciascuna religione.



Nel mondo vengono professate circa dieci religioni maggiori 41, ognuna delle quali possiede un



proprio codice linguistico e comportamentale e un proprio testo sacro a cui i fedeli si ispirano. Le



più praticate sono però la religione cristiana, quella islamica, quella induista e quella buddhista.



Nonostante siano culti che presentano differenze abissali, hanno in comune il fatto di basarsi su



ministri che fungono da intermediari tra il Dio (o il profeta) e i credenti.



In questo frangente, analizzeremo brevemente le tre religioni monoteiste più importanti, ossia il



Cristianesimo, l'Islamismo e il Buddhismo, cercando di sottolineare le modalità comunicative messe



in atto dalle varie chiese.



Inoltre, dedicheremo un piccolo spazio anche alle cosiddette sette religiose, nate nell'ultimo secolo,



che possiedono singolari peculiarità.







1.7.1 La religione islamica



L'Islamismo si è manifestato per la prima volta nella città di La Mecca, tramite il profeta Maometto,



e si basa sugli insegnamenti del Corano, il libro sacro che contiene il messaggio divino di Allah.



L'Islam afferma che la Parola divina, contenuta appunto nel Corano e negli insegnamenti di



Maometto, sia rivolta a tutta l'umanità dall'inizio dei tempi, incluse quindi le comunità religiose



monoteistiche precedenti alla sua comparsa. Tale credo viene ritenuto di origine celeste ma alterato





41 Le maggiori religioni sono, in ordine di credenti: Cristianesimo, Islamismo, Induismo, Buddhismo, Confucianesimo,

Tribalismo, Shintoismo, Gianismo, Daoismo ed Ebraismo

dallo scorrere del tempo e soprattutto dalla malizia umana. Secondo i musulmani, l'Islam è la



definitiva e non più modificabile riaffermazione divina della sua volontà, destinata a perdurare



inalterata fino al Giorno del Giudizio, anche se talora tradita o trascurata dai suoi fedeli.



Per i musulmani la fede si basa su cinque pilastri, doveri assolutamente cogenti per ogni



musulmano osservante:



• La shahāda, o "testimonianza" di fede: affermazione, espressa con reale convinzione,



dell'esistenza di Dio Uno e Unico nella missione profetica di Maometto, da effettuare alla



presenza di due validi testimoni.



• La ṣalāt: preghiera canonica da effettuare cinque volte al giorno, in precisi momenti



scanditi dal richiamo dei muʾadhdhin che operano nelle moschee (anche se oggi spesso sono



sostituiti da registrazioni diffuse con altoparlanti).



• La zakāt: versamento a scopo caritatevole di un'imposta di "purificazione" della ricchezza,



attualmente devoluta volontariamente a persone bisognose, organizzazioni di carità.



• L'awm ramaḍān: digiuno, dal sorgere al tramonto del sole, durante il mese lunare di



Ramadan per chi sia in grado di sostenerlo senza sensibili inconvenienti di salute.



• L'hajj: pellegrinaggio canonico a Mecca e dintorni, per chi sia in grado di sostenerlo



fisicamente ed economicamente.



Come possiamo notare, questi dovere sono altamente canonizzati e solo chi li rispetta può dirsi



musulmano: essi rappresentano una forte comunicazione interna all'istituzione islamica, tanto da



diventare legge.



Il potere della religione, in questo caso, è talmente forte da far coincidere la guida morale con la



guida civile: il Corano infatti è letto anche in un modo che noi occidentali chiameremmo



giurisprudenziale e le leggi religiose sono a tutti gli effetti leggi civili. Nessuno può trasgredire a



tali dettami, o verrò sottoposto alla sharīʿa, la legge islamica.



Le linee guida e i comportamenti da adottare vengono interiorizzati grazie alla ferma tradizione, che



viene seguita alla lettera, e grazie all'estrema standardizzazione dei riti.

È proprio questo il punto di forza dell'Islam: la continua e ripetuta affermazione delle regole e la



pressante routine che ogni musulmano deve rispettare.42







1.7.2 La religione cristiana



La religione cristiana si fonda sulla Parola di Dio e di suo figlio Gesù e il testo sacro di riferimento



è la Bibbia, che contiene i quattro Vangeli. Essa si divide poi in diverse diramazioni, come la



religione cattolica, quella protestante, e tante altre.



Nella religione cristiana gli intermediari tra i fedeli e Dio sono i ministri ordinati, suddivisi in una



gerarchia che vede a capo il Pontefice, diretto successore dell'apostolo Pietro.



Per potersi definire cristiani, è necessario sottoporsi ai Sacramenti, tra i quali il Battesimo sancisce



l'ingresso nel mondo della fede.



La Bibbia, e in particolare il Vangelo, costituisce una guida morale e un punto di riferimento per



coloro che vogliono seguire gli insegnamenti di Gesù Cristo; condotta cristiana e condotta civile



sono però separate.



I riti sono altamente standardizzati, e l'evento principale di partecipazione è la Santa Messa.



La comunicazione avviene tra fedeli e sacerdoti, i quali sono gli intermediari tra Dio e l'uomo e



sono gli unici detentori del sapere divino.



Essa possiede un grande numero di simboli, il più importante dei quali è la croce, che richiama il



dolore e la sofferenza di Gesù, crocifisso per salvare l'uomo e poi risorto.



Un'analisi approfondita della simbologia della religione cristiana, e in particolare della religione



cattolica, verrà fornita nel cap. 2.







1.7.3 Il fondamentalismo religioso



All'interno di una religione, il fondamentalismo si manifesta come una tendenza che, volendo essere



rappresentativa della verità religiosa, considera una parte della dottrina come se fosse la sua totalità







42 http://it.wikipedia.org/wiki/Islam

e uno degli aspetti preponderanti è la condanna di coloro che professano una diversa religione.43



Esso riguarda nello specifico l'interpretazione letterale dogmatica di testi sacri che trasforma i



relativi precetti a fondamenti.44



Il fondamentalismo si può sviluppare in qualsiasi religione, e vede l'emergere dell'ala conservatrice



e integralista della stessa.



Oggi si parla molto del fondamentalismo islamico, soprattutto dopo i fatti accaduti dal 2001 in poi.



Esso si è sviluppato perché nell'Islam non esiste un intermediario che dia un'interpretazione del



testo sacro: in questo modo, la fazione più conservatrice ha fornito quella che era una lettura



personale, attuando un'opera di persuasione delle masse.45



Il fondamentalismo moderno si fonda su attività di mindfucking (cft. Par. 1.2.2), poiché il fedele



viene indotto a compiere azioni anche efferate in nome di un testo che però è stato interpretato in



maniera del tutto diversa rispetto al significato letterale; viene annullata la tolleranza verso coloro



che sono diversi e viene instillata l'idea di appartenere a una sorta di “razza pura”.







1.7.4 Il Buddhismo



Il Buddhismo è una delle più importanti religioni al mondo anche se potrebbe essere considerata



come una filosofia di vita; esso infatti non si fonda sulla presunta esistenza di un dio, ma sul rispetto



degli insegnamenti di Siddhārtha Gautama, che costituiscono le dottrine fondate sulle Quattro nobili



verità . Più in generale, con questo termine intendiamo l'insieme di tradizioni, sistemi di pensiero,



pratiche e tecniche spirituali, nate dalle differenti interpretazioni di queste dottrine.46



La massima autorità spirituale del Buddhismo è il Dalai Lama, che gestisce una delle più importanti



scuole in Tibet, nella quale vivono e pregano i monaci.



Non esiste una vera e propria attività di comunicazione, in quanto questa religione non attua alcuna



opera di proselitismo e ha il carattere dell'individualità: la persona che volesse aderire a tale culto,

43 http://www.pontifex.roma.it/index.php/editoriale/il-fatto/1079-il-fondamentalismo-religioso



44 http://it.wikipedia.org/wiki/Fondamentalismo



45 http://it.wikipedia.org/wiki/Fondamentalismo_islamico



46 http://it.wikipedia.org/wiki/Buddhismo

dovrà trovare dentro di sé la risposta alle proprie domande, attraverso le nobili verità.



Negli ultimi decenni però il Dalai Lama ha consentito di apparire più volte sui media e la religione è



stata promossa anche da alcuni personaggi dello spettacolo che hanno deciso di aderire a questa



filosofia di vita.







1.7.5 Le sette religiose e pseudo-religiose



Il termine setta indica un gruppo di persone che segue una dottrina religiosa, filosofica o politica



che si discosta da un'altra già diffusa e affermata.



Le sette religiose, in particolare, sono quelle associazioni che non fondano il proprio credo su un dio



(o più dei) ma teorie scientifiche, evoluzionistiche o filosofiche. In alcuni casi invece sono culti



religiosi portati all'estremizzazione, come può essere considerato l'Opus Dei.



Nella maggioranza dei casi, a questi gruppi fanno capo personalità estremamente carismatiche, in



grado di mettere in atto strategie comunicative altamente persuasive.



Esistono poi le sette sataniche o occulte, che però presentano comportamenti perversi e violenti, non



solo nei confronti dei membri della setta stessa ma anche del mondo esterno.47



Una delle sette più famose al mondo è Scientology: essa è un'organizzazione che raccoglie e



diffonde l'insieme di credenze sviluppate da Ron Hubbard, il fondatore.



Scientology offre ai suoi adepti la partecipazione a corsi e a procedimenti di auditing di livello



sempre più avanzato e di costo sempre più elevato, allo scopo di liberarli dai traumi delle vite



precedenti ed aiutarli a raggiungere lo stato di Clear48 e i successivi Livelli OT49.



Secondo il regolamento interno l'Auditor (cioè colui che aderisce alla dottrina) deve conformare il



suo comportamento al Codice dell'Auditor, che prevede il segreto professionale.



La comunicazione di Scientology si basa, oltre che sul proselitismo, anche su ferree regole interne:





47 http://it.wikipedia.org/wiki/Setta#Psico-sette



48 Scientology lo definisce così: portare qualcuno a Clear vuol dire cancellare la sua mente reattiva. Tutto il dolore che

l’Uomo prova è contenuto all’interno di essa



49 Per poter raggiungere i diversi livello OT è necessario seguire altrettanti corsi e cancellare pian piano tutte le

influenze esterne dalla nostra mente

essa costituisce un vero e proprio mondo parallelo per i suoi membri, che vengono invitati a



disconnettere, cioè a troncare i contatti, con chi è ostile al movimento La persona che assume un



qualsiasi comportamento di critica o contrasto verso il gruppo viene considerata una persona



soppressiva; ai membri viene vietato qualsiasi contatto con la persona etichettata come soppressiva.



La disconnessione può arrivare a coinvolgere anche genitori e figli o coniugi, ed ha come risultato



finale l'embrione di una nuova società (quella dell'Homo Novus) il cui compito sarebbe di emendare



gli umani dall'impronta del dolore prodottosi a seguito della catastrofe cosmica provocata da



Xenu50, e della alterazione significativa della percezione della storia umana che ne fu conseguenza.



I vertici della setta non disdegnano le apparizioni sui media, ma attaccano ferocemente chiunque si



dimostri ostile e critichi il loro culto.51



La comunicazione non è perciò mai di confronto, ma di affermazione delle proprie idee; all'interno



invece si ha un esempio di vera e propria coercizione con tecniche di mindfucking.



Nonostante venga considerata una vera e propria setta, da qualche anno è stata in qualche modo



sdoganata grazie al miglioramento di immagine attuato dai vari personaggi dello spettacolo che



hanno confessato di farne parte.









50 Egli era il feroce governatore supremo della Confederazione Galattica (fondata 85 milioni di anni fa.) che, circa 75

milioni di anni fa, portò sulla Terra diversi miliardi di alieni e uccidendoli all'interno di un vulcano usando delle

bombe ad idrogeno. I membri della setta ritengono che gli spiriti di questi alieni siano ancora presenti oggi e vivono

attaccati ai corpi delle persone causando loro danni spirituali.



51 http://it.wikipedia.org/wiki/Scientology#La_prassi

2. LA RELIGIONE CATTOLICA ATTRAVERSO I SIMBOLI: LA CHIESA COME UN

BRAND





In questo terzo e ultimo capitolo verranno analizzati gli aspetti linguistici, comunicativi e strategici



dei discorsi pronunciati da diversi esponenti del mondo religioso.



Dopo una prima rapida indagine della gerarchia ecclesiastica, saranno studiati i significati di alcuni



simboli caratteristici della religione cristiana cattolica.



Successivamente, verrà esaminata la relazione tra strategie di marketing e linguaggio religioso,



vedendo come alcuni dei principi propri dell'economia possano essere applicati anche a quest'ultimo



settore.



Terminato il confronto tra marketing e operato della Chiesa cattolica, saranno passati in rassegna i



nuovi mezzi di comunicazione utilizzati dai ministri della fede, prestando particolare attenzione al



new media per eccellenza: Internet.



Più tardi, arriveremo ai paragrafi dedicati all'analisi vera e propria del linguaggio utilizzato da vari



esponenti del mondo religioso: sacerdoti, vescovi, pontefice. Saranno presentate quattro diverse



omelie, relative a quattro differenti letture, città e chiese, sottolineando in questo modo come lo stile



e il linguaggio utilizzati siano in stretta relazione al contesto nel quale il sacerdote opera.







2.1 La gerarchia



I ministri ordinati della Chiesa cattolica devono rispettare una rigidissima gerarchia ecclesiastica,



che attribuisce doveri, diritti e poteri differenti in base al grado raggiunto.



La gerarchia è di tipo piramidale: il Papa, diretto rappresentante di Cristo sulla terra, si trova al



vertice e governa tutta la Chiesa. La Chiesa è poi divisa in diocesi rette dai vescovi, che sono scelti



in prima persona dal Papa e sono considerati i diretti eredi degli apostoli. Nel governo delle diocesi



si avvalgono di un consiglio presbiterale di parroci, cioè i sacerdoti che gestiscono le parrocchie da



cui è composta la diocesi. I parroci, a loro volta, possono essere coadiuvati da altri sacerdoti, i vicari



parrocchiali52.



52 http://www.focus.it/Mondo/domanda/Come_e_costituita_la_gerarchia_ecclesiastica.aspx

Vediamo però nel dettaglio la suddivisione della gerarchia ecclesiastica.



• Il Papa: oltre a rivestire il ruolo di sommo sovrano dello stato della Città del Vaticano, è il



pontefice della Chiesa cattolica e Vescovo di Roma, la più importante diocesi cristiana. È



considerato il successore dell'apostolo Pietro.



Nella tradizione, il papa è anche il patriarca della Chiesa latina, la più estesa fra le Chiese



cattoliche particolari.



Come già accennato, il papa riveste anche un ruolo secolare in quanto sovrano dello Stato



della Città del Vaticano e della Santa Sede; quest'ultima è un soggetto della diplomazia e del



diritto internazionale53.



• Il Camerlengo: il cardinale nominato "camerlengo" di Santa Romana Chiesa ricopre due



incarichi: in primo luogo, quando il pontefice è assente, amministra i beni temporali. Inoltre,



alla morte del pontefice assume l'incarico speciale di presiedere il periodo della cosiddetta



Sede vacante. Durante questo periodo il camerlengo ha anche la facoltà di emettere monete



speciali dal valore esclusivamente numismatico54.



• I Cardinali: i cardinali, nella Chiesa cattolica, sono prelati scelti direttamente dal vescovo di



Roma, ossia dal Papa, in qualità di suoi diretti collaboratori nella funzione di pastori. Il



compito dei cardinali consiste nel ricoprire importanti incarichi all'interno della Curia



romana e ad essi compete inoltre l'elezione del Pontefice in occasione del conclave55.



• L'Arcivescovo: questo è il nome che nella Chiesa cattolica (oltre che nelle Chiese ortodosse



e nell'anglicanesimo) si dà al vescovo che presiede un'arcidiocesi56.



La nomina di arcivescovo non comporta una diversa ordinazione, poiché è sullo stesso



grado del vescovo57.



• Il Patriarca: questo è un alto titolo tra i vescovi delle Chiese cristiane che accettano la



53 http://it.wikipedia.org/wiki/Papa



54 http://it.wikipedia.org/wiki/Camerlengo_%28Chiesa_cattolica%29#Camerlengo_di_Santa_Romana_Chiesa

55 http://it.wikipedia.org/wiki/Cardinale



56 Una diocesi prende il nome di arcidiocesi quando è la diocesi metropolitana di una provincia ecclesiastica



57 http://it.wikipedia.org/wiki/Arcivescovo

successione apostolica, in particolare nella religione ortodossa e cattolica58.



• Il Vescovo: il termine deriva dal greco epìscopos e significa “supervisore”. In alcune delle



chiese Cristiane è il responsabile di una diocesi ed è considerato, nel cattolicesimo, il diretto



successore degli apostoli. Per questo motivo, l'episcopato è considerato il più altro grado del



sacramento dell'Ordine59.



• Il Parroco: il parroco è il presbitero (o prete, per utilizzare un termine più comune) a cui il



Vescovo conferisce l'ordine di presiedere una parrocchia.



L'autorità del parroco dipende da quella del vescovo nel realizzare gli orientamenti che



questi propone alla sua diocesi60.



• Il Presbitero: comunemente chiamato prete, si trova al secondo grado del Sacramento



dell'Ordine. L'attività del presbitero è finalizzata al servizio della comunità cristiana secondo



un'ottica di carità pastorale, che si concretizza nel triplice compito (ognuno dei



quali è definito munus) di presidenza della liturgia, guida della comunità, annuncio



della parola. I tre compiti sono modellati a imitazione di Cristo sacerdote, re (servo) e



profeta61.



• Il Diacono: rappresenta il ministro che ha ricevuto il primo grado dell'Ordine sacro delle



chiese cristiane. Il diacono è abilitato a servire il popolo di Dio durante la liturgia della



parola e della carità, ha la facoltà di amministrare alcuni sacramenti (battesimo, matrimonio



e unzione degli infermi), è ministro ordinario della santa Comunione ed esercita il ministero



della parola.



Nelle celebrazioni eucaristiche, presiedute da un presbitero o da un vescovo, la lettura del



Vangelo è sempre di competenza del diacono, se presente62.





58 http://it.wikipedia.org/wiki/Patriarca_%28cristianesimo%29



59 http://it.wikipedia.org/wiki/Vescovo



60 http://it.wikipedia.org/wiki/Parroco



61 http://it.cathopedia.org/wiki/Presbitero



62 http://it.wikipedia.org/wiki/Diacono

2.2 I simboli



La religione cristiana cattolica, al pari di qualsiasi altro culto, è pervasa da un evidente simbolismo,



che comprende tutti gli aspetti della pratica religiosa.



Pensiamo per esempio all'occasione di incontro e di preghiera per eccellenza: la Messa domenicale.



Essa si ripete sempre identica nelle varie fasi della celebrazione, ognuna delle quali prevede un



determinato codice comportamentale.



Lo schema della celebrazione prevede quattro fasi che sono ognuna il naturale proseguimento della



precedente.63



• I riti di introduzione: tutti i partecipanti sono convocati da Dio in funzione di attori e



soggetti responsabili della celebrazione, ma ognuno di essi ha un differente ruolo: ministro,



presidente, popolo di Dio.



Il canto è un forte elemento di unione e simboleggia la presa di coscienza dei fedeli di



essere uniti attorno all'altare del Signore. Ciò che però sancisce veramente l'inizio della



celebrazione è il segno della croce: esso è un richiamo forte, nella mente dei presenti, al



sacramento del Battesimo.



Successivamente, si passa all'atto penitenziale: tale confessione è una proposta d'impegno,



vuole esprimere la volontà di percorrere nuovamente con fede la via della verità.



• La Liturgia della Parola: è la seconda, importantissima, fase della celebrazione.



Dopo la lettura del Salmo responsabile e dell'acclamazione al Vangelo, si passa alla lettura



del Vangelo: questo è il cuore della liturgia, e può essere accompagnata da incensi e candele. Alla



proclamazione del Vangelo segue l'omelia, il fulcro dell'insegnamento cristiano, che diffonde a



tutti i fedeli la parola di Dio attraverso il suo ministro.



L'omelia è seguita dalla professione di fede, dalla preghiera dei fedeli e, in ultima



istanza, dalla presentazione dei doni; quest'ultima consiste nella consegna del pane e del



vino, ma anche nell'offerta in denaro da parte dell'assemblea.

63 http://www.parrocchiasantafamiglia.net/I%20Gruppi/Gruppo%20Liturgico/Le%20fasi%20della%20Liturgia

%20Eucaristica.htm

• La Liturgia eucaristica: l'anima della celebrazione, la fase che coinvolge spiritualmente e



fisicamente tutti i presenti e che presenta il più profondo aspetto simbolico. Il passaggio



dalla liturgia della Parola non è una semplice successione, ma un legame profondo: la Parola



di Gesù trasforma il pane nel Corpo di Cristo. Parola ed Eucaristia sono un'unica realtà



legata alla natura indivisibile del mistero attualizzato dalla liturgia cristiana.



Un ulteriore gesto simbolico divide il “Padre nostro” dall'Eucaristia, cioè lo scambio



della pace: tutti i fedeli si stringono la mano a simboleggiare la volontà di portare la pace



attraverso piccoli gesti verso il prossimo.



I fedeli ricevono un'ostia e quel pane è, in quel preciso istante, il Corpo di Cristo



morto e poi risorto.



• I riti di conclusione: giunti a quest'ultima fase, i fedeli sentono di aver compiuto la vera



comunione con Dio.



Dopo aver illustrato come la simbologia sia di importanza fondamentale nella comune pratica della



religione cattolica, e come essa pervada tutti gli aspetti del credo, analizzerò nel dettaglio i maggiori



simboli della cristianità.







2.2.1 I sacramenti



I sacramenti costituiscono le fondamenta della cristianità, in quanto tappe fondamentali per definire



un cattolico praticante come tale. Basti pensare al Battesimo, che sancisce definitivamente



l'ingresso nel mondo della fede con una simbolica immersione nell'acqua santa.



I sacramenti sono sette e ognuno di essi coincide con una tappa fondamentale della vita di un fedele,



tranne la Penitenza o Riconciliazione, la quale viene spontaneamente richiesta nel momento in cui



si sente il bisogno di confessare i propri peccati. Essi si suddividono in:



• Battesimo



• Penitenza o Riconciliazione



• Eucaristia

• Cresima (definita anche Confirmazione o Crismazione)



• Ordine



• Matrimonio



• Unzione degli infermi64



I sacramenti sono azioni simboliche, ossia rendono presente nell'immagine l'avvenimento che



significano; il simbolo è un mezzo di comunicazione oggettiva della realtà e nei riti religiosi esso è



compreso solo con la fede. Il simbolo rende presente a noi ciò che Cristo ha compiuto una volta per



sempre.65



Ogni sacramento è formato da due parti: da un lato, il segno materiale e visibile, dall'altro la parte



spirituale e invisibile. Queste due componenti, necessariamente gestite da un ministro di Dio, stanno



alla base della fede ed è proprio nella fase visibile e concreta che il simbolismo prende forma. Essa



ha significato solo grazie alle parole e ai gesti ed è una caratteristica comune a tutti i sacramenti.66



Analizzando il linguaggio utilizzato, possiamo vedere come le parole in questo caso rendano



concreto ciò che viene detto: i verbi usati sono detti verbi performativi 67, e la frase equivale



all'azione vera e propria.



Il sacramento più significativo e importante, per la religione cristiana, è senza alcun dubbio



l'Eucaristia, in quanto in essa il simbolismo raggiunge il livello massimo e l'interpretazione è



leggermente differente rispetto agli altri riti. Ciò che è fondamentale nel rito eucaristico è la



trasformazione metaforica del pane e del vino nel corpo e nel sangue di Cristo, e sopra ogni cosa



l'enunciazione delle formule “Questo è il mio Corpo” sopra il pane (il quale viene comunque



definito pane per metonimia, in quanto ostia) e “Questo il mio sangue” sopra il calice di vino.68



Nello spezzare il pane e nella commistione di questo con il vino, all'interno del calice, si compie



l'unione del corpo e del sangue di Cristo nella Resurrezione: tutto ciò è prettamente simbolico ma a

64 http://christusveritas.altervista.org/Confermazione.htm



65 http://www.diocesifrosinone.com/ufficio-liturgico/risorse/i-sacramenti-della-chiesa-gesti-segni-e-simboli.html



66 J. Henry, Christian Symbolism, pag. 2



67 Il pronunciarli equivale a compiere l'azione che essi descrivono



68 J. Henry, op. cit., pag. 5

livello spirituale, ossia nella fase invisibile del sacramento, avviene veramente.69



Analizzando un altro sacramento fondamentale nella vita di un cattolico, possiamo affermare che è



con la Cresima o Confirmazione che il fedele riceve il Sigillo dello Spirito Santo, il quale



finalmente lo unisce in modo profondo alla Chiesa e lo rende testimone di Dio nel mondo. Il



ministro che presiede il rito è generalmente il Vescovo della diocesi di riferimento. 70 La



Confirmazione è un sacramento dalla forte valenza simbolica: è sufficiente un gesto molto



semplice, quello della croce tracciata dalle dita sulla fronte, per permettere allo Spirito Santo di



entrare a far parte del cresimando.



Eucaristia e Cresima sono quindi i sacramenti che più sono carichi di simbolismo, anche se



ovviamente non sono gli unici.



Nel matrimonio, per esempio, l'unione della coppia è sancita dallo scambio delle fedi nuziali, un



piccolo oggetto che porta con sé una promessa di fedeltà e di sostegno reciproci: in questo caso, il



segno visibile è appunto lo scambio degli anelli, mentre ciò che segna profondamente è la



consapevolezza dell'impegno preso davanti a Dio.



Nella Penitenza il sacerdote, in quanto ministro ordinato di Dio, concede il perdono a coloro i quali



si mostrano pentiti dei propri peccati, assolvendoli da essi. In questo caso, abbiamo principalmente



un aspetto spirituale, poiché il fedele si sente concretamente alleggerito dal peso del peccato.



Durante l'Unzione degli infermi, il malato che si trovi in fin di vita riceve la benedizione del



Signore (attraverso il ministro addetto) e il perdono dei peccati commessi in vita. La gestualità è



estremamente semplice, ma il rito possiede una grande carica simbolica, in quanto l'Unzione



permetterà all'infermo di raggiungere il Regno dei cieli.



L'Ordinazione è invece un sacramento riservato a pochi fedeli, solo a coloro che ricevono la



vocazione divina e decidono di dedicare tutta la propria esistenza a Dio e alla Chiesa, impegnandosi



a rispettare i doveri di carità e celibato. Per quanto riguarda il significato simbolico del sacramento,



già il nome attribuitogli è ne è foriero: esso infatti conferisce un carattere spirituale indelebile e non



69 J. Henry, op. cit., pag. 6



70 http://www.atuttascuola.it/risorse/religione/cresima.htm

è revocabile negli effetti.71





2.2.2 La trinità



Il mistero della Trinità è il fulcro dell'intera esperienza cristiana ed è la sorgente di tutti gli altri



misteri della fede. Dio è Padre, Figlio e Spirito Santo, uno ma divisibile.72



Per analizzare al meglio il suo significato simbolico, è necessario innanzitutto focalizzare la propria



attenzione sul numero tre: questo è da sempre considerato il numero della perfezione e



dell'equilibrio. Il numero si trova sia nell'Antico Testamento, sia nel Nuovo Testamento, inserito in



diverse rappresentazioni: i Re Magi, gli apostoli accanto a Cristo nell'orto degli ulivi, i figli di Noè,



e soprattutto i giorni durante i quali Gesù rimase nel sepolcro prima della Resurrezione.73



L'uomo, nel corso dei secoli, ha cercato di rappresentare in molteplici modi la Trinità,



differenziando le tre personalità di Dio; si è così affermata una raffigurazione ancora oggi



considerata credibile, che vede Dio nei panni di un anziano uomo, Gesù in croce e lo Spirito Santo



come una colomba, a volte posta tra padre e figlio. Spesso la Trinità è anche interpretata come un



triangolo equilatero, immagine maggiormente accettata dagli iconoclasti in quanto non prevedeva



una raffigurazione umana del Signore.74



Il figlio di Dio, Gesù, è invece raffigurato in croce per meglio ricordare il suo sacrificio per



l'umanità tutta. La croce è simbolo di sofferenza, è la rappresentazione della passione di Cristo, che



in quel momento si è fatto veramente uomo.75 Lo Spirito Santo è infine riprodotto da una colomba



bianca, ormai divenuta simbolo di pace in tutte le religioni cristiane.



Questi tre simboli, i quali costituiscono appunto la Santissima Trinità, sono stati definitivamente



assunti come dogmi della religione cattolica.





2.2.3 I santi



71 http://www.unionecatechisti.it/Catechesi/Schede/Sacramenti/Scheda37.htm



72 http://www.artcurel.it/ARTCUREL/santissimatrinita.htm



73 http://www.esoterya.com/numerologia-numero-tre/1655/



74 J. Henry, op. cit., pag. 26



75 J. Henry, op. cit., pag. 30

Da sempre i santi vengono raffigurati con il capo coronato da un'aureola di luce, la quale esprime la



condizione spirituale dell'anima che viene irradiata attraverso il corpo.76



Ogni santo presenta inoltre un particolare che lo contraddistingue dagli altri, evidenziando la sua



peculiarità: per esempio, San Pietro è raffigurato mentre tiene nelle mani due chiavi incrociate a x,



ossia le chiavi del paradiso.



La venerazione dei santi è fondamentale per i fedeli, poiché in essi si uniscono la celebrazione della



Grazia di Dio e la celebrazione dell'uomo, comprensivo di tutte le potenzialità e di tutti i limiti



umani. Nella figura del santo si congiungono quindi terreno e divino e ciò aiuta gli uomini a



riconoscersi in essa, sentendosi in questo modo più vicini al Signore.77



Essi sono così entrati a far parte della nostra vita quotidiana, basti pensare al calendario che indica



uno o più santi per ogni giorno dell'anno, usanza che ha dato vita al festeggiamento



dell'Onomastico. Inoltre, molte professioni possiedono un santo protettore e ogni città o paese ha un



santo patrono. Alcuni di questi hanno al proprio seguito molti devoti, per cui sono oggetto di culto e



rappresentazioni artistiche.



È perciò molto facile comprendere il motivo per cui il culto dei santi e la simbologia correlata siano



ormai così radicati nella cultura cristiana e in particolar modo in quella cattolica, influenzando ad



esempio la scelta del nome di battesimo dei nascituri o dirottando le preghiere: è ormai noto a tutti



Sant'Antonio da Padova, ogni anno meta di pellegrinaggio di milioni di fedeli e celebre per le sue



Grazie.78







2.2.4 La chiesa



La chiesa, in quanto edificio sacro e luogo nel quale la comunità religiosa si unisce nella preghiera,



rappresenta il punto di riferimento dei cristiani di tutto il mondo e di tutte le epoche.





76 J. Henry, op. cit., pag. 89



77 http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/csaints/documents/rc_con_csaints_doc_20030315_martins-

saints_it.html



78 http://www.biblistica.it/1/chi_sono_i_santi_3464319.html

La stessa struttura interna, se analizzata con occhio critico, è simbolica, in quanto le diverse



suddivisioni in navate centrali e secondarie asseconda o fa scaturire un differente approccio alla



fede del fedele. Gli altari minori e le navate laterali infatti offrono uno spazio di preghiera a coloro



che non sono totalmente coinvolti nella fede, a coloro che non possono dedicare il tempo di una



celebrazione alla preghiera o anche, al contrario, ai credenti che sono soliti entrare in chiesa



quotidianamente per un fugace momento di raccoglimento. Lungo questi spazi sono dislocati i



fuochi liturgici dedicati ai santi e alla Vergine Maria, e i credenti possono soffermarsi di fronte a



quello che maggiormente rispecchia le loro preghiere; come abbiamo detto nel precedente



paragrafo, infatti, ciascun santo è celebre per le Grazie che ha dispensato.



La navata centrale, invece, conduce direttamente all'altare principale sul quale si erge Cristo in



croce. Essa infonde nel visitatore un senso di vicinanza a Dio, un coinvolgimento maggiore che lo



induce a lasciarsi completamente trasportare dalla fede.



Anche la posizione all'interno del quartiere ha una notevole importanza, poiché circoscrive la



comunità di riferimento e acquista fisionomia, oltre a qualificare un ambiente spesso anonimo come



pervaso dall'istanza divina. Ciò significa che il complesso parrocchiale deve essere messo in



relazione ed entrare in dialogo con il resto del territorio, deve anzi arricchirlo.79



Non è inoltre da sottovalutare la valenza simbolica della Via Crucis, che si snoda all'interno di



qualsiasi chiesa cattolica. Essa prevede quattordici tappe chiamate stazioni, le quali ripercorrono la



passione di Gesù Cristo: i fedeli si immedesimano nella sofferenza che traspare da ogni stazione,



calandosi anch'essi nei panni di Gesù che in quel momento si era fatto uomo comune. Tale percorso



è quindi utile al fine di consolidare il rapporto di fede che intercorre tra i cristiani e Dio.80





2.2.5 L'abito ecclesiastico



L'abito ecclesiastico è ciò che distingue il clero dai cosiddetti laici ed è inoltre diversificato nei



diversi gradi della gerarchia. Infatti ogni ordine prevede un abito ufficiale, da indossare non



solamente in occasione di cerimonie pubbliche ma anche durante le quotidiane funzioni

79 B. Ballardini, Gesù lava più bianco, pagg. 55-57



80 http://www.vatican.va/news_services/liturgy/documents/ns_lit_doc_via-crucis_it.html

professionali.



Negli ultimi decenni l'etichetta dell'abito talare è molto cambiata: ora, infatti, anche ai più alti livelli



della gerarchia ecclesiastica, ad eccezione di eventi ufficiali, i ministri hanno ottenuto il consenso a



indossare il clergyman, ossia l'abito composto da pantalone , camicia e giacca neri che prevede una



striscia rigida bianca inserita nel colletto.81



L'importanza di rispettare una rigida disciplina anche nella scelta dell'abito non è marginale, poiché



esso influenza il rapporto tra fedeli e rappresentanti del clero.



Non è inoltre da dimenticare che la religione cattolica attribuisce un diverso significato ai colori



delle tonache indossate durante le celebrazioni liturgiche.; ognuno di essi è quindi un simbolo.



Analizziamoli nel dettaglio:



• Bianco: indica purezza e santità. Utilizzato a Pasqua e durante il Tempo di Pasqua 82, a



Natale e durante il Tempo di Natale 83, nella celebrazione del Battesimo, del Matrimonio e



durante la consacrazione di un sacerdote.



• Oro: simboleggia lo splendore e la gloria, quindi può essere indossato anche per conferire



maggiore solennità alla celebrazione, in quanto non sono state stabilite delle ricorrenze



particolari nelle quali è d'obbligo.



• Rosso: è simbolo della crocifissione di Cristo, del sangue dei Martiri, ma anche dello Spirito



Santo. Esso viene usato la Domenica delle Palme, il Venerdì Santo, a Pentecoste, per il



sacramento della Cresima e durante le celebrazioni degli Apostoli e dei Martiri.



• Verde: è il colore dell'attesa e della speranza. Viene indossato durante l'intero Tempo



Ordinario.84



• Viola: indica penitenza e richiamo alla conversione. È utilizzato nei periodi di Avvento 85 e







81 http://it.wikipedia.org/wiki/Clergyman

82 È chiamato Tempo di Pasqua il periodo di tempo che intercorre tra la Pasqua e la Pentecoste.



83 Dicasi Tempo di Natale il periodo di tempo che intercorre tra il Natale e il Battesimo di Gesù.



84 È il tempo liturgico di 34 settimane che si celebra per due volte nell'arco dell'anno.



85 È il periodo di tempo precedente il Natale, che consta di quattro settimane.

Quaresima86 e durante la celebrazione delle Messe in onore dei defunti.87





2.3 Il linguaggio religioso come strategia di marketing



Potrebbe sembrare azzardato parlare di marketing in un ambito spirituale come quello religioso, ma



la Chiesa ha, alla luce dei nostri studi, proposto un prodotto unico nella storia e lo ha promosso



grazie a strategie finalizzate al raggiungimento del maggior numero di consensi possibili; la



promozione attuata dalla Chiesa è da sempre il proselitismo. Inoltre, l'oggetto della religione, ossia



il culto di Gesù Cristo, non ha certamente un costo, né si delinea in un terreno prettamente



consumistico, per cui sembra paradossale paragonare l'operato della Chiesa romana a quello dei



cosiddetti squali del commercio.



Al contrario, come potremo costatare lungo la trattazione dell'argomento, il raffronto tra moderne



strategie di marketing e comunicazione religiosa non è del tutto avventato, seppur con i limiti del



caso.



La Chiesa romana sarà considerata al pari di una multinazionale, la religione e in particolare il culto



di Gesù Cristo sarà paragonato a una famosa marca, le strutture religiose (chiese, oratori, templi et



similia) saranno accomunate ai punti vendita e i fedeli, com'è facile immaginare, ai consumatori.



Noi quindi ci occuperemo di applicare le attuali leggi del marketing alle azioni compiute dalla



Chiesa nel corso della storia e osservare quanto i risultati possano essere sorprendenti.







2.3.1 La genesi del fenomeno



Prima di tutto, dobbiamo dare una definizione di marketing, in modo da circoscrivere il fenomeno



che andremo a indagare. La psicologia comportamentista afferma che



il marketing è un orientamento comportamentale che privilegia il momento di analisi del

consumatore/acquirente, dei suoi bisogni latenti e manifesti, dei suoi comportamenti d'acquisto, al fine di

permettere all'impresa di produrre il prodotto giusto e di venderlo nel posto giusto e al momento più opportuno.88





Considerandolo sotto questo aspetto, possiamo quindi ammettere che tutto ciò che soddisfa un



86 Sono i 40 giorni precedenti la Pasqua nei quali si è richiamati alla riflessione e alla penitenza.



87 http://www.parrocchiasanmartino.org/colori_liturgici.html

88 E. Valdani, C. Mauri, F. Storer, Il Marketing, pag. 17

bisogno manifesto o latente può senza dubbio essere coinvolto nei meccanismi del marketing, in



quanto foriero di un prodotto di consumo, di qualsiasi natura.



La religione, in particolare quella cattolica, che prenderemo in esame, ha in questo senso attuato i



principi sopra citati ai primordi, continuando tutt'ora: essa infatti li ha applicati armonizzando con



successo produzione e consumo, dando luogo a un modello consumistico etico.



Il processo di interiorizzazione della religione cattolica si è consolidato facendo leva sul senso di



colpa: esso è la motrice della nostra civilizzazione e potentissimo strumento di persuasione.



Qual è però il motore accende il senso di colpa dei cristiani in generale?



Si dice che non ci sia nulla di più potente del “principio del contraccambio” e i cristiani devono



portare sulle proprie spalle un pesante fardello: la cacciata dal Paradiso terrestre e il conseguente



sacrificio di Cristo.



L'uomo infatti aspira sempre a una migliore condizione di esistenza e, secondo l'Antico Testamento,



dopo la creazione quella condizione ideale già gli era stata donata. A causa della propria natura,



però, egli ha perso l'Eden e di conseguenza anche tutti noi, discendenti di Adamo e quindi del primo



peccatore. Geneticamente siamo perciò dei peccatori e proprio per riscattare il peccato originale,



Gesù si è sacrificato in croce per il bene dell'umanità.



Tale passaggio è fondamentale, in quanto ha generato indiscutibilmente il senso di colpa nel cuore



di tutti i cristiani.



La croce si è successivamente trasformata da strumento di morte in una sorta di trademark 89 che



contraddistingue da sempre quella che abbiamo chiamato marca, divenendo anche oggetto



decorativo, oltre che vero e proprio simbolo distintivo dei credenti (basti pensare, ad esempio, al



crocifisso in legno presente in tutte le case e gli edifici pubblici).90



Il senso di colpa ha dato inizio al processo di coinvolgimento emotivo necessario per generare



interesse nei confronti della marca, ma la vera opera di richiamo è stata attuata all'interno del



Vecchio Testamento, in particolare con i Dieci Comandamenti: essi rappresenterebbero infatti le



89 Il trademark è il simbolo di un'impresa



90 B. Ballardini, op. cit., pagg. 12- 7

guidelines della marca, vale a dire le linee di comportamento richieste per poter essere veramente



definiti Cristiani.



Grazie ai Comandamenti, la religione cristiana ha potuto affermare la propria unicità ed è semplice



capirne il motivo.



Se consideriamo, per esempio, il primo Comandamento, esso afferma che



Io sono il Signore Dio tuo, non avrai altro Dio fuori di me



La prima parte innesca un meccanismo che opera nelle nostre modalità cognitive primitive



riportandoci a un'era remota in cui, a causa di una diversa e più netta divisione degli emisferi



cerebrali, udivamo delle voci e le attribuivamo alle divinità. La fase successiva invece è un



imperativo a cui un vero cristiano non può trasgredire: essa, oltre a sottolineare il dovere di un



credente di non farsi ingannare da effimere religioni, stabilisce una volta per tutte l'unicità della



marca.



Grande rilievo per l'affermazione iniziale della nostra marca hanno avuto coloro che possiamo



modernamente chiamare testimonial, ossia gli evangelisti, gli apostoli e in prima istanza anche Gesù



stesso. In questo modo, marca e prodotto si sono uniti a formare un unico elemento, svolgendo un



ruolo fondamentale di mediazione di valori verso il pubblico: dare un'identità a un prodotto



significa far valere un diritto di proprietà sullo stesso prodotto. Inoltre il processo di creazione di un



marchio permette di attribuire a un prodotto caratteristiche positive che non gli appartengono



intrinsecamente e che derivano piuttosto dal suo contesto di sviluppo e produzione.



Come possiamo quindi intuire, ciò che si instaura è un processo continuo che mette in relazione



unicità, fedeltà e il cosiddetto “senso di perennità della marca”.91



Il senso di perennità determina nei fedeli la convinzione che la marca, in questo caso la religione



cristiana, non morirà mai e sarà sempre presente nelle loro vite, infondendo sicurezza.



In ultima analisi, possiamo affermare che anche il passaggio dal Vecchio al Nuovo Testamento ha



permesso di creare una continuità stabilendo la credibilità del Nuovo, in veste di riscrittura del



precedente. Nonostante le varie incongruenze contenute nelle Sacre Scritture, l'autorità del testo



91 B. Ballardini, op. cit., pagg. 22-26

scritto, e in particolare del Testamento, non è stata minimamente scalfita poiché, come sostengono i



biblisti



queste constatazioni non pregiudicano la fede dei cristiani nell'autorità dei libri ispirati. Se lo Spirito Santo

non ha concesso ai suoi interpreti di raggiungere una perfetta uniformità nel dettaglio, è perché non dava alla

precisione materiale una importanza per la fede. Molto più: voleva questa diversità nella testimonianza. [...]Perfino

quando la diversità delle testimonianze non proviene solo dagli incidenti della trasmissione, ma risulta da

correzioni intenzionali, essa è ancora un vantaggio. [...]Lo Spirito Santo che doveva ispirare gli autori del Vangelo

già presiedeva a tutto questo lavoro di elaborazione preliminare e lo guidava nel crescere della fede, garantendo

quella inerranza vera che non riguarda tanto la materialità dei fatti quanto il messaggio spirituale di cui sono

carichi.92







Come è facile dedurre, è il testo scritto che conferisce credibilità alle parole di Cristo, unito



all'autorità dello Spirito Santo. La significazione coincide così con la cosa significata, ossia il libro



sacro finisce per resistere al Cristo stesso.



Il cristianesimo ha investito fin dagli esordi sulla scrittura, a discapito dell'oralità, per ottenere più



prestigio e attendibilità presso il pubblico.



L'identificazione della parola di Dio con Dio stesso è la logica conseguenza del processo di



valorizzazione della scrittura messo in atto magistralmente dai primi “testimonial”. Infatti, essi



sostenevano che gli idoli muti non avessero valore in quanto non dotati della parola e quindi in



realtà non comunicassero con l'umanità, ma era quest'ultima che trasferiva senso ad essi, i quali



perciò parlavano come l'umanità desiderava. In questo senso, erano divinità fasulle.



Voi sapete infatti che, quando eravate pagani, vi lasciavate trascinare verso gli idoli muti secondo

l'impulso del momento.93







Inoltre, dobbiamo ricordare che non esistono modi diretti di confutare un testo, e questo aspetto



rende lo scritto inviolabile.



Con la Sacra Scrittura è nato un potentissimo medium monodirezionale e assolutista e la sua



presunta interattività era interamente a carico dei credenti che, rapportandosi ad essa, avrebbero



creduto di mettersi in relazione con il Verbo, o la sua incarnazione.



Di conseguenza, hanno acquisito carattere di sacralità anche tutte le parole derivate da essa, le



interpretazioni e gli interpreti stessi.





92 “Introduzione ai Sinottici”, in La Bibbia di Gerusalemme, pagg.. 2079-2080

93 Dalle lettere di San Paolo ai Corinzi, 35. 1 Cor 12,2

La concezione di libro sacro riferita alla Bibbia si stabilizzò fin dal IV secolo in ambito cristiano,



mentre in precedenza era comune il culto dei libri intesi come strumento per interpretare la realtà in



veste di oracoli. Come annotò il sociologo Marshall McLuhan,



dopo Gutenberg, la gerarchia romana si è potentemente strutturata con un organigramma e secondo

schemi di specializzazione e rigidità. Il progresso delle comunicazioni scritte ha reso possibile la crescita di

un'enorme burocrazia romana, trasformando il supremo pontefice in una specie di direttore d'azienda.94







Ora finalmente arriviamo al nodo centrale dello studio: dare alle Sacre Scritture l'enfasi di libro



sacro significa trasformarle in un reale strumento di comunicazione. A partire dai primi secoli, la



Chiesa apprese che la comunicazione non solo aiuta a creare l'immagine di un'azienda, ma arriva



persino a strutturarla.



Per avallare questa ipotesi, è sufficiente applicare alle azioni della Chiesa le cinque condizioni



generali che estendono il concetto di marketing a qualsiasi scambio di valori:



• Devono esserci almeno due parti: abbiamo la Chiesa e i fedeli.



• Ognuna di esse deve avere qualcosa che possa interessare l'altra: la Chiesa custodisce la



Parola e i fedeli possiedono la fede che dà senso ad essa.



• Ognuna di esse deve essere in grado di fare comunicazione e di effettuare la consegna: le



due parti comunicano vicendevolmente e sono in grado di mettere a disposizione dell'altra il



valore di cui dispongono.



• Ognuna di esse è libera di aderire all'offerta o di rifiutarla: esse agiscono in base al libero



arbitrio.



• Ognuna di esse ritiene che valga la pena o sia desiderabile trattare con l'altra: per la Chiesa è



di vitale importanza trattare con i fedeli e lo stesso vale per i fedeli.95



Questi ultimi cinque punti spiegano molto chiaramente i fattori che hanno generato un fenomeno di



massa come la religione cristiana, e ancora meglio sostiene l'originale comparazione tra strategie di



marketing e strategie comunicative messe in atto già agli stadi primitivi del fenomeno stesso.





94 Citazione in Derrick de Kerckhove, La civilizzazione video-cristiana, pag. 127



95 B. Ballardini, op. cit., pag. 30-40

2.3.2 La fidelizzazione



Come è stato ampiamente spiegato nel paragrafo precedente, è assolutamente possibile trattare la



comunicazione religiosa e le modalità di lavoro della religione cristiana come se facessero parte di



una più ampia strategia di marketing messa in atto poco più di duemila anni fa. È stata inoltre



illustrata la genesi del fenomeno, definendo le condizioni che hanno permesso la diffusione del



credo cristiano tra diverse popolazioni.



Qualsiasi prodotto che si rispetti, però, dopo un'iniziale successo dovuto alla discesa sul mercato,



necessita di fidelizzare il proprio target di riferimento. Per ottenere questo ambito risultato occorre



perciò considerare e trattare la religione cristiana in qualità di prodotto, con annesse peculiarità e



criticità.



Il prodotto della nostra multinazionale, cioè della Chiesa, è costituito dalla Parola e dai suoi derivati



e attorno ad essi si fonda l'intera attività. Esso possiede delle caratteristiche uniche in quanto



espressione unica dell'unico Dio. Le sue prestazioni sono assolute e non necessitano di conformità



agli standard, poiché è la marca stessa a stabilire gli stessi.



Inoltre, come detto, il prodotto in questione e i suoi derivati (come la salvezza) sono pressoché



eterni, per cui non dovrà mai affrontare il moderno “ciclo di vita” imposto dal marketing del XX



secolo. Azzardando un confronto ancora più stretto, possiamo parlare di riparabilità: nel nostro caso,



il derivato per eccellenza del nostro prodotto, la salvezza, è sempre recuperabile, anche se



fortemente compromessa dal peccato.



Oltre al prodotto, un'azienda generalmente offre anche un servizio: la Chiesa ha attuato un concetto



di servizio a 360°, che consiste nell'interpretazione del prodotto verso il pubblico. Sotto il profilo



della competenza si staglia l'infallibilità del Papa, che ha indiscutibilmente contribuito a creare



un'immagine autorevole della Chiesa.



La credibilità è data dalla diretta delega del ministero da parte di Dio:



L'ufficio di interpretare autenticamente la Parola di Dio scritta o trasmessa è stato affidato al solo

Magistero vivente della Chiesa, la cui autorità è esercitata nel nome di Gesù Cristo. 96







96 Concilio Ecumenico Vaticano II, Dei Verbum, 10

Essa è ulteriormente avvalorata dal rigido codice di comportamento, che deve essere il più possibile



aderente all'ideale di bontà delle Sacre Scritture.



La comunicazione, infine, rappresenta una parte fondamentale del servizio offerto, poiché tutte le



attività della Chiesa sono appunto comunicazione della Parola di Dio.



Il prodotto ha riscosso una tale approvazione da instaurare un processo perpetuo di



creazione/soddisfazione del bisogno dei consumatori. Si è realizzato quindi un modello produttivo



secondo il quale il prodotto viene gestito, interpretato, fruito ed evocato sempre mediante la Parola



(cioè il prodotto stesso).97



La fidelizzazione del cliente però non avviene solo grazie alla qualità del prodotto e dei servizi, ma



è un meccanismo molto complesso influenzato anche e soprattutto da fattori quali le strutture in cui



questo prodotto viene offerto, il cosiddetto merchandising, le musiche che accompagnano la



fruizione del servizio e i valori intrinsechi e simbolici del prodotto.



Nonostante il Vangelo affermi che



i cristiani non hanno tempio98



è necessario considerare che i cristiani formano una comunità composta da persone fisiche che sente



il bisogno di riunirsi nello stesso luogo. Le chiese, che chiamerò punti vendita, non sono solo



l'ultimo stadio della catena produttiva, ma anche e soprattutto motore di aggregazione e di



conseguenza di fidelizzazione.



Il luogo nel quale si riunisce la comunità cristiana per ascoltare la Parola di Dio, per innalzare a Lui preghiere

di intercessione e di lode e soprattutto per celebrare i santi misteri, è immagine speciale della Chiesa, tempio di Dio,

edificato con pietre vive. Così l'edificio di culto cristiano corrisponde alla comprensione che la Chiesa, popolo di

Dio, ha di se stessa nel tempo.99







Quella che è divenuta la più grande multinazionale della storia è riuscita a raggiungere l'obiettivo di



tutti gli strateghi del marketing: essa è riuscita a creare un legame emotivo tra i fedeli, cioè i



consumatori, e il punto vendita, ossia i luoghi di culto. La chiesa intesa come edificio è immagine





97 B. Ballardini, op. cit., pagg. 40-48



98 Gv 4; Ap 21, 22



99 CEI – Commissione Episcopale per la Liturgia, La progettazione di nuove chiese. Nota pastorale, Roma 1993, punto

1

della Chiesa intesa come popolo di Dio; di conseguenza, il semplice atto di recarsi, in solitudine o



nell'ambito di una comunità, all'interno del tempio cristiano, permette di avvicinarsi al Signore e,



parlando in termini economici, di godere del benefit dato dal prodotto. Il luogo di culto si trasforma



in luogo di comunicazione, in cui è necessario tornare per potersi assicurare la salvezza eterna e la



redenzione dei peccati.



Una chiesa deve essere costruita all'interno di un territorio qualsiasi: è necessario porsi di fronte ai



soggetti per i quali sarà edificata e al Dio a cui è riferita.100



Una delle principali differenze tra l'Ebraismo e il Cristianesimo (quindi ciò che ci ha permesso



questa analisi comparativa con il marketing) è il massiccio utilizzo di icone che si è sviluppato nel



corso dei secoli e che ha favorito il processo di fidelizzazione dei fedeli. La massima diffusione di



oggetti recanti l'immagine di Gesù e dei santi si ebbe nel Seicento, ma è a partire dal Settecento che



il santino assunse varie funzioni che contribuirono a renderlo popolare.



L'oggettistica sacra ancora oggi vive momenti di grande consumo, soprattutto in occasioni



eccezionali (beatificazioni, canonizzazioni, etc.), poiché il simulacro di un oggetto sacro aiuta a



mitizzarlo. Il fenomeno ha raggiunto dimensioni tali da scuotere anche gli alti vertici della gerarchia



ecclesiastica; il cardinale Angelo Sodano, prima Segretario di Stato della Santa Sede e ora Decano



del Collegio Cardinalizio, ha infatti espresso la propria opinione riguardo il massiccio movimento



commerciale sorto intorno alla figura di Padre Pio:



È inevitabile: è la natura umana e non la possiamo eliminare. Amiamo portare con noi la fotografia del

papà e della mamma, dei fratelli e delle sorelle, delle persone care. Anche noi siamo attaccati ad alcuni ricordi di

famiglia ed è quindi un po' logico che il nostro popolo cristiano ami anche queste cose esteriori. Non dobbiamo

essere razionalisti. La Chiesa è fatta di uomini. [...]Tutta la predicazione del Vangelo è contro l'esteriorità. Ma non

dobbiamo andare anche all'altro estremo: per non cadere in un fosso non dobbiamo spingere la macchina a

cadere nel fosso opposto. 101







Per incentivare la fidelizzazione, ancora più importanti dei gadget sono le reliquie, che però vanno



utilizzate in modo accorto, garantendone l'originalità. È altresì vero che spesso queste reliquie sono



false, ma ciò che simboleggiano è sufficiente ad attirare i fedeli alle celebrazioni.102



100B. Ballardini, op. cit., pagg. 52-55

101Intervista di Orazio La Rocca pubblicata su La Repubblica, 3 maggio 1999, pag. 10



102B. Ballardini, op. cit., pagg. 60-62

Facendo un passo avanti, possiamo considerare la Messa come un gioco di ruolo nel quale ogni



partecipante ha un preciso compito da svolgere in base alla posizione occupata all'interno della



gerarchia. I sacerdoti e in generale i ministri che presiedono alla celebrazione creano una vera



gerarchia di funzioni e rimandi simbolici e, contemporaneamente, diffondono il prodotto, cioè la



Parola.



La liturgia inoltre rispetta delle regole di prossemica 103 molto precise che aiutano a confermare i



ruoli fra coloro che sono stati scelti dal Signore e il pubblico:



la sede del sacerdote celebrante deve mostrare il compito che egli ha di presiedere l'assemblea e di guidare la

preghiera. Perciò la collocazione più adatta è quella rivolta al popolo, al fondo del presbiterio.104







È necessario che la disposizione generale del luogo sia tale da presentare in un determinato modo



l'assemblea riunita nella preghiera e favorire lo svolgimento regolare dei compiti di ciascuno.



Sempre rispettando le regole della prossemica, il pubblico deve avere lo spazio adeguato per seguire



l'evento compiendo i gesti corporei richiesti e codificati: la celebrazione alterna la posizione in piedi



a quella seduta e la condivisione dei medesimi atteggiamenti posturali genera senso di appartenenza



e ordine.



Le sedie e i banche si dispongano in modo che i fedeli possano assumere comodamente i i diversi

atteggiamenti del corpo richiesti dalle diverse parti della celebrazione, e recarsi senza difficoltà a ricevere la santa

comunione. Si abbia cura che i fedeli possano non soltanto vedere, ma anche, con i mezzi tecnici moderni, ascoltare

comodamente sia il sacerdote sia gli altri ministri.105







il nucleo centrale attorno a cui tutto ruota è il tabernacolo, lo scrigno prezioso nl quale sono



contenute le ostie dedicate all'Eucaristia. Esso deve avere una degna collocazione che sottolinei



l'estrema importanza del contenuto: lì è custodito il corpo di Cristo.



Il ruolo principale è però dato alla Parola, per la quale si crea un apposito trono che ne celebrerà il



valore: l'ambone.



L'importanza della parola di Dio esige che vi sia nella chiesa un luogo adatto dal quale essa venga

annunciata, e verso il quale, durante la Liturgia della Parola, spontaneamente si rivolga l'attenzione dei fedeli.106





103La prossemica è la disciplina che studia lo spazio e le distanze all'interno di una comunicazione, sia verbale che non

verbale.



104CEI, Messale Romano, cap. III, punto 58



105CEI, Messale Romano, cap. III, punto 273

Anche la musica e il canto giocano un ruolo rilevante e favoriscono la socializzazione e la coesione



del gruppo, consentendo allo stesso tempo di memorizzare al meglio i concetti esposti durante altri



momenti della celebrazione.107



La liturgia offre quindi l'immagine di una Chiesa che si costruisce con il contributo di tutti, da



sempre, e questo è il motivo per cui i consumatori, come li abbiamo chiamati all'inizio dello studio



sono fedeli alla marca e non li lasciano ingannare dalle nuove religioni apparse negli ultimi secoli;



queste ultime infatti non hanno radici e non possono nulla contro i paradigmi cristiani di cui la



cultura occidentale è imbevuta.108



In questo senso, comunicazione, marketing e fede si fondono perfettamente.







2.3.3 La leadership



Il Cristianesimo si è così affermato come l'unica via di salvezza, agevolato anche dalle antiche



radici e da un Dio che si è fatto uomo.



Unico nel panorama delle religioni è il sacramento dell'Eucaristia, estrema concretizzazione di un



simbolo: per un credente, l'ostia si trasforma realmente nel corpo di Cristo, pur non avendone



riscontro concreto. Questo avviene grazie alla dottrina della transustanziazione, cioè la concezione



per cui durante la comunione il vino e l'ostia si trasformano rispettivamente nel vero sangue e nella



vera carne di Gesù.109



Ogni leader che si rispetti deve anche comunicare e diffondere la propria vision. Agli esordi venne



introdotta una sorta di pubblicità comparativa, con la quale i proseliti cristiani usavano evidenziare



il primato del Cristianesimo declassando l'ebraismo.



Successivamente, grazie ai paradigmi dell'unicità e della superiorità, esso si posizionò nello stesso



segmento di mercato dei suoi diretti concorrenti, le divinità romane e pagane in generale. Queste



furono del tutto surclassate nel momento in cui papa Leone I dichiarò ufficialmente che Pietro e

106CEI, Messale Romano, cap. III, punto 272



107B. Ballardini, op. cit., pagg. 65-69



108B. Ballardini, op. cit., pag. 87



109B. Ballardini, op. cit., pag. 82

Paolo sarebbero stati i nuovi patroni di Roma, sostituendo Romolo e Remo.



L'associazione mentale tra Roma imperiale e Roma cristiana ha permesso di veicolare un senso di



autorevolezza e di grandezza universale difficilmente trasmissibile in altro modo.



Per conquistare la leadership, i sostenitori si avvalorarono di artifici retorici ancora attuali:



• Circulus in probando (petitio principii): utilizzare come premessa la conclusione che si



intende raggiungere:



(a) La Chiesa di Roma è la più grande e la più importante



(b) quindi la Chiesa di Roma è la più autorevole



• Argumentum ad verecundiam: fare appello all'autorità di qualcuno:



(a) La Chiesa di Roma è stata fondata dagli apostoli Pietro e Paolo



(b) quindi la Chiesa di Roma è la più autorevole



• Non sequitur: si basa su di una premessa che non ha alcun nesso rilevante con la



conclusione del ragionamento:



(a) La Chiesa di Roma gode in tutto il mondo fama di salda fede



(b) quindi la Chiesa di Roma è la più autorevole



Oltre a queste strategie comunicative atte a scardinare i ragionamenti logici, il fulcro della



credibilità è stato dato all'auto-giustificazione della promessa: la Chiesa ha infatti messo in atto una



comunicazione che riformula continuamente se stessa, con la perpetua rilettura della Parola. A



monte c'è un'unica campagna di promozione del Verbo, che ha lo scopo di portarlo dove non è



ancora giunto.110



Insieme alla diffusione del Verbo, non dobbiamo dimenticare un aspetto fondamentale della



religione cristiana, cioè il fatto che sia l'unica istituzione a distribuire il perdono. L'uomo per



peccatore per natura e milioni di fedeli sono in attesa del perdono, consci però del fatto che saranno



indotti in tentazione in innumerevoli altre situazioni.



Con la parola scritta il Cristianesimo ha generato nell'umanità il senso di colpa e con la stessa parola





110B. Ballardini, op. cit., pagg. 98-114

ce ne libera.111



Un ulteriore passo avanti è stata la creazione di un enorme corpus “aziendale”: oggi, esistono



220mila parrocchie in tutto il mondo, e le si possono considerare, nell'insieme, un unico apparato di



comunicazione; anche i credenti possono essere annoverati tra gli strumenti comunicativi e il



numero da loro raggiunto, circa un miliardo di persone, è davvero impressionante.



I cristiani stessi sono il medium e il messaggio, per adattare la teoria di McLuhan secondo cui il



mezzo è il messaggio stesso:



spesso parliamo del contenuto delle scritture supponendo che il contenuto sia il messaggio. Ma è falso.

Il vero contenuto della Bibbia è la persona stessa che sta leggendo. 112







Come ho detto in precedenza, si concretizza in questo modo un modello economico perfetto, in cui



coincidono produzione, comunicazione e consumo.113



Viene organizzata una pianificazione del messaggio, tenendo in considerazione due parametri: i



contenuti del messaggio stesso e il target di riferimento. Agendo secondo questo criterio, si



ottengono due vantaggi nello specifico: saturare la comunicazione impedendo ad altri la



trasmissione dei propri messaggi e raggiungere il gradimento del maggior numero possibile di



persone.



L'obiettivo è quello di qualsiasi altra azienda, cioè avere l'approvazione della quasi totalità del



pubblico a cui ci si rivolge, e l'ha Chiesa l'ha saputo raggiungere, esprimendo le proprie posizioni



ma anche tacendo nei momenti opportuni.



Possiamo quindi parlare di propaganda, anche se in termini assolutamente meno negativi del senso



comune.



Poiché la propaganda è pura comunicazione, è interessante vedere come un esponente della Chiesa



in particolare sia riuscito ad diffondere il messaggio cristiano anche tra quelle frange di popolazione



che dichiarava di non esserne interessata. Giovanni Paolo II è in assoluto il Pontefice che è riuscito





111B. Ballardini, op. cit., pag. 157



112Cit. in Derrick de Kerckhove, La civilizzazione, pag. 115



113B. Ballardini, op. cit., pag. 116

a intrattenere il maggior numero di relazioni pubbliche in prima persona. Questa è la vera



leadership.114







2.3.4 Le conseguenze



Come abbiamo visto nel paragrafo precedente, papa Giovanni Paolo II ha avviato un'intensa opera



di comunicazione rivolta verso il popolo e i giovani. In realtà Wojtyla ha fatto un uso talmente



massiccio dei mezzi di comunicazione da esserne in un certo senso assorbito fino a divenire lui



stesso un canale di comunicazione. Egli ha conquistato un'immortalità mediatica e l'apice di questo



fenomeno si è raggiunto nei giorni antecedenti e successivi alla sua morte: stampa, televisioni e



fedeli da ogni parte del mondo si riunirono in Piazza San Pietro per pregare, informare, piangere.



L'elezione di un nuovo Papa, dopo Wojtyla, avrebbe in qualsiasi caso segnato l'inizio di una nuova



era della Chiesa romana, oltre a perpetrare le tradizioni della “marca”.



Dopo pochissime sedute la fumata bianca decretò il nuovo Papa, Joseph Ratziger, nominatosi poi



Benedetto XVI.



Il suo papato ha avuto inizio in un periodo di forti scontri ideologici, in particolar modo il dibattito



sulla fecondazione eterologa e relativo referendum sostenuto dalle forze laiche. La Chiesa in questa



situazione doveva quindi portare a termine due scopi: impedire che la concorrenza, cioè i laici,



acquisisse quote di mercato e tutelare la sacralità della vita fin dal concepimento. Benedetto XVI



prese allora una decisione drastica e difficile: invitare i cattolici ad astenersi dal voto, in modo da



esprimere il proprio dissenso nei confronti della fecondazione artificiale.



La mission primaria era però quella di restituire alla Chiesa il rigore antecedente Giovanni Paolo II,



anzitutto opporsi all'avanzata delle nuovi religioni, prima fra tutte il “buddismo occidentale” con



disciplina e austerità.



Lo stile di Papa Ratzinger è fondato più sul pensiero che sull'immagine e non si avvale in modo



consistente dei media, utilizzandoli in modo discreto e strategico. Questa linea di lavoro è espressa



anche con il discorso rivolto ai rappresentanti dei Mezzi di Comunicazione Sociale il 23 aprile



114B. Ballardini, op. cit., pag. 120-124

2005:



è mio desiderio proseguire questo fruttuoso dialogo, e condivido, in proposito, quanto ha osservato

Giovanni Paolo II, che cioè “il fenomeno attuale delle comunicazioni sociali spinge la Chiesa ad una sorta di revisione

pastorale e culturale, così da essere in grado di affrontare in modo adeguato il passaggio epocale che stiamo

vivendo”115







In questa occasione il Pontefice chiarisce inoltre il ruolo centrale della Chiesa in tale ambito:



non si può poi porre in evidenza il bisogno di chiari riferimenti alla responsabilità etica di chi lavora in tale

settore, specialmente per quanto riguarda la sincera ricerca della verità e la salvaguardia della centralità e della

dignità della persona. Solo a queste condizioni i media possono rispondere al disegno di Dio che li ha posti a

nostra disposizione “per scoprire, usare, far conoscere la verità, anche la verità sulla nostra dignità e sul nostro

destino di figli suoi, eredi del suo Regno eterno”.116







Ratzinger ha poi stabilito dei valori assoluti di riferimento, dimostrando di esserne ancora un degno



depositario; per fare questo, il Papa ha adottato la strategia della “non-azione” in modo da



riconquistare quelle quote di mercato, se così le possiamo definire, ancora occupate dal relativismo



o dai valori laici.



Il messaggio di Ratzinger incoraggia i fedeli a trovare una nuova coscienza e viene espresso



ufficialmente il 2 ottobre 2005 durante il Sinodo Episcopale dedicato all'Eucaristia. Si presenta così



la possibilità di una svolta, seppur minima: il nucleo centrale è la riaffermazione della presenza



sostanziale di Gesù nell'Eucaristia e ciò che vi è connesso, quindi viene considerata la possibilità di



consentire il sacramento ai divorziati e si discute del celibato sacerdotale.



La Chiesa si è negli ultimi anni appropriata della parola chiave laicità, diffondendo nello stesso



tempo il concetto di laicismo:



accettando la democrazia la Chiesa ha così distinto tra laicità e laicismo. Il laicismo è una definizione

della laicità come contrapposizione alla religione. La laicità, come i cattolici la intendono e come è ormai scritta in tutti

i testi, è l'affermazione di un principio formale di composizione dei conflitti senza definizione del loro contenuto. I

cattolici italiani si sono inchinati, con il consenso della gerarchia, alla decisione del Parlamento e del corpo elettorale

che introducevano nella legislazione italiana il divorzio e l'aborto. [...]Oggi i cattolici possono essere i

difensori del concetto di laicità e di democrazia [...]Oggi il conflitto in Europa è stato quello tra laicità e laicismo e il

laicismo anticristiano è tornato in politica proprio sui temi della vita su cui il magistero della Chiesa di è così

fortemente impegnato.117







In conclusione, il futuro della Chiesa cattolica è ora nelle mani di Papa Benedetto XVI che ha



115Discorso tenuto dal Pontefice in occasione della Giornata dei Mezzi di Comunicazione Sociali, 23 aprile 2005



116B. Ballardini, op. cit., pag. 166



117Gianni Baget Bozzo, Il Giornale, 21 ottobre 2004

attuato fin dai primi mesi di mandato una strategia comunicativa atta a ristabilire l'austerità



originaria. Ciò non esclude però l'apertura ai nuovi media, in funzione dell'obiettivo primario di



raggiungere il maggior numero di persone e riconquistare quelle quote di fedeli che nei decenni



precedenti si sono allontanate dalla religione sia attratte dai nuovi valori laici, sia a causa delle



recenti problematiche che hanno investito la Chiesa.



Gli effetti delle strategie comunicative adottate nel corso dei secoli sono comunque visibili a tutti e



fanno sì che il messaggio cattolico non possa essere scalfito facilmente, in quanto la cultura



occidentale ne è profondamente impregnata e influenzata. Di conseguenza, la Chiesa si adatterà, pur



lentamente, ai mutamenti della società per poter creare nuovamente un binario tra l'istituzione e i



fedeli.

3. LA CHIESA E I NEW MEDIA



Durante gli ultimi decenni, i mezzi di comunicazione hanno subito un profondo cambiamento,



trasformandosi da meri intermediari tra i professionisti dell'informazione e il popolo a veri e propri



strumenti in grado di influenzare l'opinione pubblica.



Ogni cittadino, ogni minoranza etnica, ogni gruppo sociale può ora trovare il proprio spazio di



discussione all'interno dei nuovi media, grazie a una larghissima diffusione delle tecnologie e ad



una maggiore predisposizione all'utilizzo delle stesse.



In questo panorama, la Chiesa non è riuscita a stare al passo con i tempi, pur avendo già da da



decenni affrontato l'argomento, nello specifico durante il Concilio ecumenico Vaticano II (1961-



1965) con la pubblicazione del decreto Inter Mirifica nel quale di richiama più volte il dovere di



conoscere e utilizzare gli strumenti di comunicazione sociale per annunziare il Vangelo. Solo a



partire dagli anni '90 la Chiesa ha mostrato un'apertura nei confronti dei media, soprattutto radio e



televisione, mentre Internet è stata considerata solamente nell'ultimo quinquennio.



L'applicazione dei dettami del Concilio avviene solo nel 1971 con la Communio et Progressio che,



tra le altre disposizioni, contiene alcuni passi esemplari per la nostra materia di studio:



Il retto uso degli strumenti della comunicazione sociale rientra nella responsabilità di tutto il Popolo di Dio

(n. 4).



L’uomo del nostro tempo non può fare a meno dell’informazione, che deve rispondere a criteri

di rettitudine, di accuratezza, di esattezza e di fedeltà (n. 34).



Non sarà quindi obbediente al comando di Cristo chi non sfrutta convenientemente le possibilità

offerte da questi strumenti per estendere al maggior numero di uomini il raggio di diffusione del Vangelo

(n. 126).118



La religione cristiana, e quella cattolica in particolare, non si esaurisce nelle pratiche



tradizionali di culto ma investe l'uomo in tutta la sua vita privata e pubblica; la Chiesa dunque



ha la missione essenziale di comunicare agli uomini un messaggio di salvezza, attraverso tutti



gli strumenti disponibili. Gesù stesso diede questo ordine agli apostoli e ai predicatori:





Andate e predicate il Vangelo a tutte le genti sino agli estremi confini della terra 119







118 http://www.stpauls.it/ita/chiesa.htm

119At 1,8

Poiché ad oggi l'opera di evangelizzazione ha potuto contare quasi solamente sulla voce dei



predicatori e sull'opera dei missionari, l'avvento e la diffusione dei mezzi di comunicazione di



massa hanno reso estremamente più semplice la divulgazione della Parola.



La Chiesa definisce i media (quindi cinema, televisione, stampa, Internet e radio) come



“mezzi di comunicazione sociale”, poiché si riferiscono alla dimensione fondamentale della



socialità, intesa come il progressivo moltiplicarsi dei rapporti di convivenza, di attività e di



istituzionalizzazioni giuridiche. Per rispettare le linee guida della religione cattolica, i mezzi



di comunicazione devono essere aperti alla comunione fra persone ed è necessario che gli



operatori si impegnino in un dialogo di solidarietà: solo in questo modo i media potranno



adempiere all'obbligo di testimoniare la verità sulla vita e sul significato autentico della nostra



libertà. La Chiesa quindi auspica che i contenuti divulgati tramite i mezzi di comunicazione



sociale rispettino sempre l'uomo nella sua esistenza.



Ma cosa spinge la Chiesa ad aprirsi ai new media? Il suo interesse prevalente non è rivolto



alle potenzialità di predicazione diretta, bensì alla loro azione globale sull'uomo e sul mondo



di oggi. È infatti innegabile che la stampa, la televisione, Internet e gli altri media facciano



ormai parte della cultura odierna e si siano lentamente inseriti tra gli strumenti educativi



tradizionali: la Chiesa ha quindi il dovere di aggiornarsi riguardo gli attuali mezzi di



comunicazione per non correre il rischio di essere considerata retrograda ed essere estromessa



dai più diffusi ambiti formativi.120



Lo stesso Giovanni Paolo II aveva riconosciuto l'estrema importanza dei media, e riteneva la



comunicazione come un'occasione straordinaria di annuncio dell'unica verità fondamentale



per l'uomo, purché lo si faccia senza timore dei mezzi di comunicazione e partecipando



attivamente.121



Un primo e profondo cambiamento è arrivato durante gli anni '80, proprio con il pontificato di



Papa Wojtyla, protagonista di un'inedita esposizione ai media; vediamo inoltre la nascita del



120 http://www.caritas-ticino.ch/caritas_chicosa/chisiamo/CI1%20Chiesa%20e%20maass-media.htm

121 http://www.caritas-ticino.ch/caritas_chicosa/chisiamo/CI3%20Comunicare%20l%27invisibile.htm

Centro Televisivo Vaticano (CtV).



Durante gli anni '90 e fino ai primi anni del nuovo millennio, la Chiesa potenzia gli strumenti



e si affaccia anche alla stampa ma, come ho detto in precedenza, è l'avvento dei cosiddetti



new media a dare una svolta alla comunicazione religiosa. Nel 2001, infatti, l'episcopato



italiano pubblica il documento “Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia” mentre nel



2003 avviene la nascita del coordinamento dei webmaster cattolici.122



Per attuare una completa e corretta conversione ai più attuali mezzi di comunicazione occorre



una adeguata formazione, spesso non presente tra i livelli più bassi della gerarchia. Il pilastro



deve perciò essere una solida preparazione e dei promotori della comunicazione e dei



ricettori, poiché le modalità con le quali esse viene messa in atto attraverso i moderni



strumenti sono assai differenti rispetto a quelle adatte ai tradizionali rapporti tra ministri e



fedeli.123



Il futuro è ancora tutto da stabilire, poiché il settore dei new media è in continua espansione e



coinvolge ogni giorno nuovi operatori e nuovi target da raggiungere.



Una piccola anticipazione è però stata diffusa nei giorni scorsi: per la prima volta nella storia,



il 22 aprile 2011, esattamente nella giornata del Venerdì Santo, Benedetto XVI verrà



intervistato durante una trasmissione televisiva; papa Ratzinger risponderà ad alcune domande



poste dai fedeli durante il programma di ispirazione cattolica di Rai Uno “A sua immagine”,



sottotitolato “Domande su Gesù”, all'interno della puntata delle 14.10. I telespettatori



potranno inoltrare le proprie domande alla redazione, che provvederà a selezionarle per



sottoporle a Sua Santità.



Possiamo in un certo senso parlare di evento storico, in quanto mai un pontefice aveva



partecipato attivamente a un programma televisivo prima d'ora. Benedetto XVI risponderà



quindi a una lista di domande dei fedeli riguardanti Gesù e la religione: ciò permetterà di



trattare alcuni argomenti controversi e mettere in risalto la figura di Gesù Cristo.



122 http://www.romasette.it/modules/news/article.php?storyid=4582

123http://www.caritas-ticino.ch/caritas_chicosa/chisiamo/CI1%20Chiesa%20e%20maass-media.htm

Siccome sarà una puntata di portata eccezionale, verrà registrata nei giorni precedenti, quindi



sarà impossibile intervenire in diretta.



Un evento simile era accaduto nel 1998 durante una puntata di “Porta a Porta”, condotto da



Bruno Vespa: Giovanni Paolo II aveva in quel frangente telefonato durante la diretta per



ringraziare pubblicamente il giornalista di aver dedicato il proprio programma al ventesimo



anniversario del suo papato.124







3.1 Il web



Dalla nascita, Internet e il web hanno attraversato un enorme sviluppo, fino a trasformarsi nel più



importante e rivoluzionario mezzo di comunicazione.



Nonostante il web sia stato inventato alla fine degli anni '80, la Chiesa vi si è finora avvicinata



timidamente, non utilizzando appieno tutte le potenzialità da esso offerte.



Infatti da un lato abbiamo il web 2.0, che offre innumerevoli opportunità di socializzazione e



condivisione legate alla sua natura multimediale, mentre dall'altro abbiamo la millenaria Chiesa che



rischia di essere estromessa dalla sfera pubblica a causa di codici comunicativi ormai antiquati.



La Chiesa deve perciò entrare in questa nuova mentalità, non per esserne inghiottita, ma per trovare



la propria via tra l'eccessivo entusiasmo dei fanatici e l'estremo pessimismo degli apocalittici. Tre



sono le parole-chiave che i religiosi dovrebbero sempre tenere a mente per approcciare nel modo



corretto le nuove tecnologie: buon senso, responsabilità e competenza; inoltre, è necessario



considerare l'emergenza educativa emersa negli ultimi anni, anche a causa dei mutamenti della



società, e fornire di conseguenza la giusta preparazione a coloro che dovranno occuparsi dei



comunicazione digitale.



Monsignor Dario Edoardo Viganò, preside dell'Istituto Redemptor Hominis della Pontifica



Università Lateranense, ha compreso molto bene la dicotomia intrinseca dei social network e dei



mezzi di comunicazione sociale in generale: da un lato c'è il rischio di cadere nella trappola di una



socialità apparente che nasconde una profonda solitudine “da tastiera”, dall'altro ci sono invece le



124 http://www.televisionando.it/articolo/papa-ratzinger-in-un-talk-su-raiuno-il-22-aprile/47049/

numerosissime potenzialità del medium, capace di favorire il dialogo fra uomini provenienti da



situazioni socio-culturali molto differenti e di diffondere la cultura del rispetto.125



Papa Benedetto XVI, durante la 43^ Giornata Mondiale per le Comunicazioni Sociali ha ribadito il



concetto, affermando che



in questo contesto, è gratificante vedere l'emergere di nuove reti digitali che cercano di promuovere la

solidarietà umana, la pace e la giustizia, i diritti umani e il rispetto per la vita e il bene della creazione. Queste

reti possono facilitare forme di cooperazione tra popoli di diversi contesti geografici e culturali, consentendo loro

di approfondire la comune umanità e il senso di corresponsabilità per il bene di tutti126







La Chiesa cattolica fa pertanto il suo ingresso nell'era digitale consapevole del ruolo fondamentale



dei new media all'interno della società contemporanea.



La Cei, conscia del fatto che sarebbe anacronistico non fare spazio alle nuove tecnologie, organizzò



il convegno nazionale “Chiesa in rete 2.0”127; in questo frangente, si fece spazio all'idea che anche le



parrocchie potessero utilizzare Internet per raggiungere quei credenti che non partecipano alle



funzioni ordinarie.



Il web, osservato da questo punto di vista, è niente meno che un canale aggiuntivo per divulgare il



Vangelo e il messaggio cristiano, favorire il corretto uso delle nuove tecnologie e influenzare il



costume. Il Cristianesimo stesso altro non è che una grande comunità unita dalla fede, per cui ben si



presta all'interattività e alla socialità proprie del web 2.0.



La possibile missione pastorale della Chiesa nell'ambiente virtuale è senza dubbio una svolta, ma



anche una piacevole novità per coloro che abitualmente utilizzano Internet. Riconoscendone le



peculiarità, i rappresentanti religiosi hanno accantonato l'immagine negativa del web, prevalente



fino a qualche anno fa, per lasciare spazio a quella positiva, composta di messaggi di speranza.128







3.2 Il messaggio cristiano in chiave ironica



Il messaggio cristiano e cattolico viene solitamente trasmesso in modo estremamente formale,

125 http://www.diariodelweb.it/Articolo/Tecnologia/?d=20090509&id=83473

126http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/messages/communications/documents/hf_ben-

xvi_mes_20090124_43rd-world-communications-day_it.html, 24 maggio 2009



127Roma, 19-20 gennaio 2009

128 http://www.lapaweb.com/chiesa-su-internet.html

rendendolo inviolabile e contemporaneamente distante da quelle che sono le nuove generazioni di



credenti.



In realtà, i più giovani apprezzerebbero molto una visione più ironica, ma pur sempre rispettosa, del



Vangelo e dei valori fondanti.



Navigando tra i vari siti di intrattenimento e condivisione di risorse, è facile imbattersi in fantasiose



creazioni che, forse, sfiorano la derisione del messaggio religioso ma si possono scoprire alcuni



progetti molto interessanti, come quello intitolato “The digital story of the Nativity” 129: questo



video, divenuto molto popolare nel dicembre 2010, mostra i possibili comportamenti che



potrebbero assumere Giuseppe, Maria, i Re Magi e altri personaggi coinvolti nella nascita di Gesù



nell'era del digitale.



Il filmato è stato prodotto dalla società Excentric e mostra in chiave ironica e divertente come i



comportamenti degli uomini cambino in base agli strumenti a disposizione ma anche come i



sentimenti e la fede rimangano sempre gli stessi nei secoli.









Figura 1: Ecco come Giuseppe annuncerebbe la nascita di suo figlio Gesù

nell'era di Facebook



Il video ripercorre idealmente tutto il percorso della Natività, dall'Annunciazione dell'Arcangelo



Gabriele tramite un sms all'arrivo dei Re Magi guidati da un navigatore satellitare. Le



comunicazioni tra i vari personaggi avvengono solamente tramite via telematica o telefonica, i



luoghi vengono localizzati attraverso mappe digitali e gli eventi vengono comunicati grazie alle reti

129Il video può essere visionato all'indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=GkHNNPM7pJA

sociali: Facebook, Twitter e YouTube sono i protagonisti indiscussi dei rapporti interpersonali.



Esso mostra come i social network e le nuove tecnologie abbiano profondamente influenzato i



nostri comportamenti sociali, portandoci a voler condividere pubblicamente gli eventi e le



esperienze importanti della nostra vita, anche con persone fisicamente lontanissime da noi. Inoltre



evidenzia quanto le comunicazioni si siano velocizzate dall'avvento del web e quanto possano



essere utili i nuovi strumenti a nostra disposizione.



Questo prodotto multimediale dimostra come sia possibile unire fede e tecnologia, come nello



stesso tempo si possa essere ironici ma non blasfemi ma soprattutto sottolinea quanto sia essenziale



affacciarsi con fiducia all'era digitale: l'utilizzo dei new media infatti non potrà che giovare alla



Chiesa, considerata antiquata e anacronistica dalle nuove generazioni.









Figura 2: I tempi cambiano, ma i sentimenti sono sempre gli stessi



Come afferma il video nella parte finale, i tempi cambiano, ma i sentimenti sono sempre gli stessi.







3.3 Le nuove occasioni di incontro



Tradizionalmente, i luoghi di incontro e di aggregazione più comuni sono le chiese, gli oratori e le



parrocchie. Con l'avvento dei nuovi media e con il mutamento della società, anche le occasioni di



ritrovo si sono moltiplicate e trasformate.



Basti pensare alle celebri Giornate Mondiali della Gioventù, promosse durante il papato di Giovanni



Paolo II per comprendere quanto lo spirito di aggregazione si sia evoluto durante gli ultimi decenni.

Esse vengono organizzate a livello internazionale ogni anno in una città scelta dal Pontefice; lo



scopo di questi incontri è discutere di spiritualità e cultura con le nuove generazioni, toccando con



mano i problemi reali dei giovani.130



Un'altra occasione di incontro tra fedeli è il consueto meeting di Comunione e Liberazione, che si



tiene ogni anno a Rimini e conta circa settecentomila presenze: è stato organizzato per la prima



volta nel 1980 e da allora è divenuto un appuntamento irrinunciabile di fine estate. Durante la



settimana dedicata ai seguaci di Don Giussani, hanno luogo decine di eventi di varia natura: sport,



cultura, intrattenimento.



Il Meeting aspira ad essere un luogo dove la fede cristiana



grida a tutto il mondo la passione per l’umano che le è propria



pur nel dialogo aperto e nella valorizzazione di espressività provenienti da diverse culture e



tradizioni.131



Negli Stati Uniti invece si sta facendo spazio una moda alquanto particolare che predilige come



luoghi di aggregazione religiosa i parchi a tema e in particolar modo i luna-park. Nel 2001 infatti è



stato organizzato ad Anaheim, in California, un evento intitolato “Gesù a Disneyland”: l'incontro ha



lo scopo di riunire in un luogo notoriamente pagano un grande numero di cristiani, affinché questi



possano godere e del lato spirituale e del lato ludico. Il paradosso è evidente: si elegge ad ambiente



religioso un contesto nel quale ogni culto tradizionale è stato da tempo spazzato via per lasciare il



posto al consumismo e alle regole del divertimento effimero.



Tale evento dimostra come la religione cristiana possa oltrepassare i vecchi confini istituzionali



assumendo nuove e mutevoli forme portatrici di significato. Un caso come questo potrebbe inoltre



essere letto come un esempio della progressiva secolarizzazione interna della Chiesa stessa, dove il



contesto religioso diviene sempre meno distinguibile dal resto del mondo, e la vera dinamica che



guida i credenti non è più l'obbedienza bensì l'intrattenimento.



La scelta di un parco a tema come Disneyland non è casuale ed è assai significativa: esso è il luogo



130http://it.wikipedia.org/wiki/Giornata_mondiale_della_gioventù



131http://www.clonline.org/storiatext/ita/adulti/meet.htm

di fuga per antonomasia, da un lato verso il mondo dell'infanzia, dall'altro verso una



regolamentazione morale sempre valida; l'universo fantastico disneyano infatti offre una realtà



affascinante, nella quale il bene trionfa sempre e comunque sul male, di qualsiasi natura esso sia.132



Continuando a parlare di parchi a tema, è decisamente bizzarra e originale l'idea avuta dalla società



argentina Sigma per Capdepera, piccolo villaggio a pochi chilometri da Maiorca, in Spagna:



l'azienda sta infatti progettando la costruzione di “Terra Santa”, un parco divertimenti totalmente



ispirato al Vangelo e alla religione cristiana. Sarà il primo parco tematico cristiano del Vecchio



Continente, in ritardo rispetto alle tendenze sudamericane, e lo scopo è di creare un centro spirituale



che unisca luoghi ricchi di religiosità a intrattenimento: le giornate saranno scandite da momenti di



preghiera alternati a spettacoli che riprenderanno i più importanti passi della Bibbia e del Vangelo.



Non saranno trascurati i dettagli, ovviamente: ciò che maggiormente affascinerà i visitatori saranno



gli scenari ricchi di dettagli nei quali sono riprodotti i luoghi più celebri e significativi dell'antica



Gerusalemme, tra cui il Muro del Pianto e la Casa di Giustizia Romana.133







3.4 Feedback e atteggiamenti diffusi



Al fine di studiare in profondità l'impatto della comunicazione della leadership religiosa nella



società contemporanea, abbiamo pubblicato un breve sondaggio on-line, completamente anonimo,



nel quale ogni partecipante potesse esprimere, attraverso domande sia chiuse sia aperte, il proprio



pensiero e le proprie proposte riguardo il pensiero religioso in generale e l'attuale situazione della



Chiesa cattolica.



Escludendo le domande di carattere anagrafico, poste a fini statistici, le risposte raccolte sono molto



interessanti e alcune degne di nota, poiché sono riuscite a focalizzare l'attenzione su problematiche



attuali e per niente scontate. Verranno ovviamente esaminate le questioni più rilevanti per lo studio



che stiamo effettuando, quindi tutto ciò che riguarda la percezione del messaggio religioso e



132D. Lyon, Gesù a Disneyland, pagg. 15-26



133http://www.corriere.it/esteri/10_settembre_13/maiorca-cristianita-tortora_78fc2458-bf36-11df-8975-

00144f02aabe.shtml

l'atteggiamento nei confronti della Chiesa e della comunicazione ad essa connessa.



Il campione analizzato conta 212 persone maggiorenni provenienti da tutta Italia, con una



percentuale più alta di donne e di abitanti del Nord.



Le domande preliminari riguardanti l'atteggiamento nei confronti della fede e della concezione



religiosa a livello personale aiutano a far comprendere le tendenze del campione di riferimento; in



questo modo, possiamo avere il panorama generale in cui operiamo.



Alla domanda “Credi in Dio?” più della metà degli intervistati (52,7%) ha risposto positivamente,



il 26,4% ha risposto in modo negativo e un significativo 20,9% ha scelto l'opzione “non saprei”:



tale risultato è indice di una incertezza di fondo supportata però da domande sulla possibile natura



religiosa del mondo.



Contrariamente a quanto ci si potesse aspettare dalle precedenti risposte, solo il 22,5% dei



partecipanti si considera praticante, contro il 71,4% di coloro che non si definiscono tali e un 6% di



indecisi.



Come possiamo immediatamente notare, quindi, il fatto di credere in Dio non è strettamente



correlato alla partecipazione abituale. Tale constatazione è avvalorata dall'altissimo numero di



risposte negative alla domanda “Frequenti una comunità religiosa?”: l'81,3% di dichiara estraneo a



qualsiasi comunità di tipo religioso, mentre il rimanente 18,7% si divide fra oratorio, parrocchia e



associazioni varie.









Tabella 1: Partecipazione a comunità religiose







Entrando nello specifico del rapporto tra religione e società attuale, è evidente quanto ancora sia

radicata nell'immaginario collettivo la figura del buon cittadino cristiano. Infatti, alla domanda



“Pensi che alcune persone si dichiarino credenti solo per un retaggio culturale?” ben l'85,6% dei



partecipanti ha risposto in modo affermativo. Il dato è alquanto sorprendente, poiché mostra quanto



ancora i significati intrinsechi dell'essere credenti influenzino l'opinione della collettività. A



sostegno di questa tesi abbiamo anche le risposte alla domanda “Quanto pensi influisca sulla



società la nostra cultura cattolica?”: la quasi totalità di coloro che hanno preso parte all'inchiesta



ritengono che essa incida molto o abbastanza (rispettivamente per il 49,3% e il 42,6%), mentre un



esiguo 8,9% si divide fra chi pensa influisca poco e chi per niente.



I simboli religiosi, sia tangibili sia prettamente spirituali, sono pertanto ancora presenti nella nostra



vita e continuano a influenzare la nostra visione del mondo.



Giungendo però al nodo centrale della nostra analisi, è necessario soffermarsi sulle domande che



più da vicino trattano il tema della comunicazione religiosa e dei suoi effetti valutando in maniera



più approfondita le risposte personali fornite dai partecipanti per trarne notevoli spunti di



riflessione.



Prima di tutto gli intervistati che volontariamente si informano sulle questioni della Chiesa sono



circa il 70% del totale e si dividono fra i media tradizionali (televisione, stampa, radio, editoria),



l'esperienza diretta (associazioni e gruppi, raccolgono quasi 16% degli interessati) e Internet (che da



solo riceve il 29,6% dei consensi): questi dati mettono in luce il peso del web nell'odierna offerta



informativa, anche in ambito religioso.









Tabella 2: Chiesa e mezzi di informazione

Possiamo però supporre che solamente una piccola parte delle informazioni presenti nella rete



provengano da siti cristiani ufficiali perché, come è stato sottolineato nel paragrafo 3.4, l'apertura



della Chiesa ai nuovi media è molto recente e ancora in fase di sviluppo.



Quest'ultima è comunque stata apprezzata dal campione in esame, come possiamo vedere dalla



domanda “Pensi che la Chiesa abbia fatto bene ad aprirsi ai nuovi media?”: il sì è stato scelto dal



61,6% del campione, contro un 9,9% sfavorevole e un 28,5% di indecisi. Per approfondire la



questione, è stato lasciato uno spazio di commento agli utenti, affinché potessero esprimere



liberamente le proprie opinioni a riguardo; non è ovviamente possibile riportare tutte le



testimonianze e di conseguenza saranno citate quelle più significative.



La linea di pensiero si divide in due filoni: da una parte, coloro che giudicano in modo



assolutamente positivo l'ingresso della Chiesa nel panorama digitale, pur con qualche limitazione:



Positivo e necessario, ma sarebbe importante rendersi conto che agire su internet non è la stessa cosa che

parlare da un pulpito. Il rapporto di dominanza comunicativa non è lo stesso, la gestione dello scambio

comunicativo sul web è alla pari. Con un linguaggio (multimediale) adeguato potrebbe portare ad un riavvicinamento

dei giovani alla fede... Credo che i ragazzi abbiano ancora un sentimento religioso, che però non trova risposte nella

Chiesa istituzione; la rete finora è stata refrattaria alla religione, ci sarebbe bisogno di qualcuno che con coraggio

usasse un linguaggio nuovo per conquistare spazi in questi nuovi media.



Finché non si tratta di intervento censorio, di esercizio di un potere politico o quasi, di ingerenza nello

scontro politico, di disinformazione, ecc... La presenza della Chiesa nei nuovi media può essere positiva.

L'interazione con i nuovi media può avvicinare la Chiesa ai fedeli - al contrario dei politicizzati media

tradizionali, che spesso cercano di influenzare l'opinione dei fedeli per avvicinarli alla Chiesa.



Dall'altra invece troviamo coloro che guardano con diffidenza l'unione tra mondo religioso e new



media:



Credo che l'intervento della Chiesa nei mass media sia eccessivo. Non è possibile ritenere di gestire la

fedeltà ed i fedeli come se si parlasse di share televisivo. Le due cose sono ampiamente e profondamente slegate.



Il ritardo con cui la Chiesa si è avvicinata a i nuovi media è sintomatico del ritardo con cui essa percepisce i

mutamenti della realtà. Non credo che l'utilizzo di mezzi di comunicazione alternativi a quelli tradizionali possa

avere conseguenze apprezzabili sull'efficacia del messaggio religioso.







Abbiamo quindi una netta divisione tra chi considera eccessiva l'esposizione della leadership nei



media e chi al contrario la accoglie con curiosità e apertura. Inutile dire che, come è stato



sottolineato anche all'interno di alcuni interventi, le strategie comunicative adottate in occasioni di



incontro tradizionali sono molto diverse rispetto a quelle adeguate alla comunicazione in ambito



virtuale. La ricezione del messaggio è di conseguenza diversa e influenzata dall'atteggiamento

personale nei confronti della Chiesa. La leadership cattolica dovrebbe quindi considerare



maggiormente quelli che sono i feedback dei destinatari del messaggio per poter meglio



raggiungere il target di riferimento e attuare una comunicazione efficace.



Passando oltre, il sondaggio ha anche voluto indagare sui motivi di un evidente allontanamento e



dei credenti in generale e dei giovani in particolare dalla Chiesa e dai valori da essa rappresentati.



Decisamente significativa la percentuale di partecipanti (50,9%) che ha dichiarato di trovare



anacronistiche le posizioni della Chiesa cattolica riguardo temi come il celibato dei sacerdoti,



l'aborto, l'eutanasia e le coppie di fatto; per un cospicuo numero di intervistati (28,1%), inoltre,



questi dettami sono difficili da rispettare anche per un praticante.









Tabella 3: Posizione della Chiesa rispetto a vari temi d'attualità



Come dovrebbe comportarsi quindi la Chiesa in un momento come quello attuale, nel quale si



stanno mettendo in discussione i valori considerati validi fino a pochi anni fa? Da un lato ci sono



persone che pensano dovrebbe aggiornarsi e adeguarsi ai nuovi assetti sociali:



La Chiesa dovrebbe slegarsi da concetti sociali ormai superati e tentare di comprendere profondamente il

nuovo assetto delle relazioni interpersonali. Solo adeguandosi allo stato dell'arte potrebbe permettersi di

esprimere posizioni, basate su una precisa etica religiosa.



Per prima cosa, si dovrebbe dar spazio ai preti più giovani, che per il poco che so e conosco, sono più

"aperti" e portano una ventata di iniziative più stimolanti per i giovani. E poi, anche se penso sia impossibile e

inverosimile, la Chiesa dovrebbe capire che non esiste un praticante che rispetti le posizioni cattoliche in tutto e

per tutto...dovrebbe aprire gli occhi e accettare di professare una fede che non si basi su ostinate e obsolete regole

(appunto castità pre- matrimoniale, aborto etc..) ma su altro.







Dall'altro invece c'è ci ritiene che, per essere coerente con se stessa, non possa assolutamente



mutare la propria linea di pensiero:



Assolutamente nulla. La Chiesa è un'istituzione morale, il cui compito è spostarsi il meno possibile da

un comportamento eticamente accettabile. Come tutte le istituzioni umane occorre che sia ferma nei suoi principi,

di modo che la flessibilità del credente possa adeguarsi.

Infine, un utente offre uno spunto di riflessione degno di nota:



Paradossalmente ritornare alle origini. Ai bambini a catechismo si insegna a porgere l'altra guancia, ad

aiutare il prossimo, si insegna che Gesù Cristo aveva rispetto e perdono anche per il peggiore dei peccatori, ecc..

Son tutti insegnamenti che rivedo poco o nulla nell'istituzione vaticana odierna.







Potrebbe essere questa la nuova strada per comunicare una leadership veramente vicina all'uomo?



Ovviamente queste sono solamente ipotesi, ma dicono molto riguardo la comunicazione utilizzata



della Chiesa negli ultimi decenni. Il fatto che molte persone si siano allontanate dalla fede, o anche



solo dall'istituzione ecclesiastica, a causa di un messaggio che non ritengono in linea con il proprio



credo, è indicativo di un errore comunicativo di fondo e di un'analisi dei bisogni quasi del tutto



assente.



Facendo un passo avanti e considerando ora il rapporto tra Chiesa e nuove generazioni, i risultati



non sono molto differenti: il 56,1% infatti ritiene che i valori promossi dalla Chiesa cattolica non



rappresentino più un punto di riferimento per i giovani e le motivazioni sono molteplici: si passa dal



fatto che la Chiesa in generale non riesca più ad attrarli, fino all'aspetto anacronistico, come detto in



precedenza, di tali messaggi. Il 17,8% degli intervistati apre però uno spiraglio: i valori proposti



sono ancora validi, ma sono ormai sorpassati.









Tabella 4: I valori della religione cattolica e i giovani



Questa sezione del sondaggio ha ricevuto un gran numero di risposte interessanti e rilevanti per



capire meglio come una buona comunicazione possa in qualche modo migliorare il rapporto tra la



Chiesa e i giovani.



Per molti degli utenti che hanno risposto al questionario, la Chiesa dovrebbe ascoltare ciò che hanno

da dire i ragazzi, dovrebbe rispondere ai loro dubbi e affrontare le tematiche più attuali con



maggiore tolleranza e comprensione, senza ovviamente stravolgere le proprie posizioni. Una delle



risposte più complete alla domanda “Cosa dovrebbe fare secondo te la Chiesa per avvicinarsi di



più ai giovani?” è stata



iniziare a capire la vita di noi giovani, e non parlo di giovani che vanno in discoteca ad ubriacarsi o a

drogarsi, parlo di giovani come me, che vanno in chiesa tutte le domeniche e che svolgono una vita tranquilla ma

che nonostante ciò fanno cose contro quello che dice la chiesa, fanno l'amore, usano preservativi e magari, per

problemi non dovuti da loro si sono separati e vengono considerati come reietti dalla chiesa stessa senza capire le

motivazioni ma soprattutto senza aiutarli.







I ragazzi hanno un estremo bisogno di confrontarsi, per parlare della propria visione del mondo e



trovare un compromesso tra fede e vita quotidiana; possiamo perciò notare l'assenza di una



comunicazione di fondo tra il clero e le generazioni più giovani. I leader religiosi dovrebbero



rivolgersi ad esse cominciando proprio dal basso, dai ragazzi che frequentano gli oratori o le



associazioni di volontariato, da coloro che in sostanza faticano a riconoscersi in un'istituzione



antiquata.



Un'altra risposta esprime bene quello che in molti hanno detto, vale a dire che la Chiesa durante gli



ultimi decenni ha trasmesso ai fedeli un senso di discriminazione nei confronti di certe categorie,



come ad esempio gli omosessuali:



Dovrebbe aprirsi di più al mondo dei giovani, accettare tutti senza distinzioni e discriminazioni e senza

condanne (ad esempio nei confronti degli omosessuali credenti). In alcuni casi è la chiesa stessa ad allontanare i

giovani. Per il resto dovrebbe semplicemente lasciare ai giovani libertà di scelta evitando l'indottrinamento sin dai

primi anni di vita.







Da quest'ultimo intervento si evince che molti fedeli, e in particolar modo i giovani, hanno deciso di



allontanarsi dalla fede poiché non riuscivano a riconoscersi nel messaggio trasmesso.



Un cambiamento nell'atteggiamento dei giovani nei confronti della Chiesa si è potuto osservare



dalla proclamazione di Papa Benedetto XVI, nell'aprile 2005: Ratzinger ha voluto mettere in atto



strategie comunicative assai diverse rispetto a Giovanni Paolo II, il quale invece era in grado di



attrarre giovani di ogni nazionalità. Per conquistare di nuovo questo target occorre quindi



correggere i modi e la forma di trasmissione del messaggio cristiano e renderli più adeguati ai



bisogni espressi, pur mantenendo lo stile rigoroso che contraddistingue il nuovo Pontefice.

4. UN'ANALISI SUL CAMPO: LE OMELIE DEI SACERDOTI



Il linguaggio della leadership religiosa non si esaurisce ai livelli più alti della gerarchia ecclesiastica



ma, al contrario, è tanto più influente e significativa quanto più ci si avvicina alla comunità religiosa



e alla cosiddetta gente comune. Coloro che quotidianamente sono in contatto diretto con la



popolazione sono i sacerdoti: grazie ad essi, i credenti possono conoscere e comprendere la Parola



del Signore, e soprattutto hanno davanti ai propri occhi un esempio concreto di cristianità.



È perciò molto semplice intuire che le parole utilizzate dai parroci hanno la facoltà di condizionare



fortemente l'opinione pubblica riguardo temi complessi e problematiche che la Chiesa affronta da



sempre.



Lo strumento comunicativo a cui ricorrono con maggiore frequenza è senza dubbio l'omelia, ossia il



discorso seguente la lettura del Vangelo all'interno della celebrazione liturgica. Per mezzo



dell'omelia il sacerdote, oltre a spiegare in modo abbastanza semplice il passo appena letto, esprime



il proprio parere riguardo il tema trattato, solitamente attualizzandolo e adattandolo agli eventi che



coinvolgono i parrocchiani o, più sovente, una comunità estesa.



Nel Cristianesimo, in quanto religione, tutto ruota attorno al linguaggio: la Parola di Dio, il



Vangelo, il messaggio non indicano solamente un contenuto ma rappresentano essi stessi la sostanza



del contenuto stesso.134 Fondamentale è perciò l'utilizzo dello stile linguistico più adatto a



trasmettere il messaggio religioso.



Nella storia della Chiesa, il linguaggio si è assai trasformato: si è passati dalla messa recitata



interamente in latino ad una progressiva volgarizzazione della lingua, pur mantenendo un registro



molto alto. In tempi moderni, il linguaggio è divenuto semplice e diretto, in modo da raggiungere ed



essere compreso dal maggior numero di persone, ma sono comunque riscontrabili delle differenze



di stile e registro in occasione di diverse celebrazioni, città e ministri. Vediamo brevemente, prima



di iniziare l'analisi vera e propria delle omelie prescelte, come si è evoluta la lingua utilizzata dal



clero nei secoli scorsi, in un'epoca di grandi cambiamenti sociali e linguistici.



La lingua latina, in principio, fu introdotta nella liturgia per rispondere a un bisogno di



134V. Coletti, Parole dal pulpito, pag. 14

comunicazione e nello stesso tempo per rimarcare la sacralità del contenuto. Il latino aveva la



funzione, quindi, di rendere più solenne il Verbo ed evidenziare la distanza sociale tra popolazione



civile e rappresentanti del clero.135



Nel XII e XIII secolo però cominciò a diffondersi la pratica di tradurre i libri sacri nella lingua detta



volgare e di conseguenza il popolo iniziò a conoscere e comprendere le Sacre Scritture. I laici



entrarono in un vero e proprio processo religioso di evoluzione del linguaggio utilizzato dal clero,



incentivando anche con forti battaglie il passaggio alla lingua volgare. È il primo, piccolo, passo



verso la democratizzazione del messaggio religioso, anche se i sacerdoti non accettarono di buon



grado questo passaggio.136



Dalla metà del XIV secolo e per un centinaio di anni si assistette invece a un'inversione di tendenza:



i laici rivalutarono enormemente, durante l'Umanesimo, l'uso del latino. Inoltre, non si tratta più del



latino volgarizzato dell'epoca medievale, ma venne riscoperto il latino classico, legato alla sua



migliore tradizione. In tale contesto, si rovesciarono anche i rapporti con il clero: la cultura laica



non vi contrappose più la novità del volgare ma anzi presentò una lingua latina rinnovata. In un



primo momento la Chiesa si oppose tenacemente attirando l'invettiva degli umanisti, ma in seguito



si accostò ai valori proposti, arrivando ad appropriarsene e contando sulla propria cattedra



intellettuali di primo piano. Nello stesso tempo, però, tra il secondo e il settimo decennio del secolo,



la comunicazione religiosa si diresse sempre più verso il volgare, producendo numerosi



documenti.137



Agli inizi del '500 il panorama ecclesiastico subì una svolta: grazie alla diffusione del libro



stampato, i libri sacri raggiunsero una grande parte della popolazione, divulgando la conoscenza e



mettendo in discussione tutto ciò che fino a quel momento le gerarchie ecclesiastiche avevano



predicato. Anche le classi popolari, avendo accesso ai libri, iniziarono un processo di critica e



verifica del proprio sapere tradizionale e in particolar modo di quello religioso. Questa nuova



tendenza preoccupò molto la Chiesa del tempo, poiché fino ad allora era stata l'unica titolare della

135V. Coletti, op. cit., pag. 22



136V. Coletti, op. cit., pagg. 29-31

137V. Coletti, op. cit., pagg. 107-110

sola scienza di cui il popolo disponesse. Roma cominciò quindi a prendere provvedimenti: dettò le



prime norme di controllo dell'attività editoriale, iniziando una prassi che si affermò poi con l'Indice



dei libri proibiti, per contrastare atteggiamenti sovversivi.138



In ogni caso, l'istanza delle lingue materne, volgari, era troppo forte perché la Chiesa non ne tenesse



conto, e ne discusse proprio in occasione del Concilio di Trento 139 sotto la nota “questione della



lingua”. Il problema della lingua era a tutti gli effetti un discorso di politica culturale nel quale era



coinvolto lo stesso ruolo dell'istituzione ecclesiastica come unica detentrice e distributrice della



scienza divina: la lettura della Bibbia in volgare minava alla base questa supremazia. Durante il



Concilio, si formarono due fazioni ben distinte: coloro che appoggiavano un'innovazione della



Chiesa nella direzione del volgare e coloro i quali osteggiavano la riforma; entrambe arrivarono alla



conclusione che non fosse l'utilizzo della lingua volgare in sé a rappresentare un pericolo, ma le



possibili conseguenze di una traduzione poco curata e di conseguenza poco comprensibile ai



semplici.140



Il volgare diventò così non la lingua primaria della predicazione, ma un linguaggio derivato da una



catechesi adattata alle esigenze di controllo della gerarchia, identificate con i minimali bisogni dei



laici. A partire da questa epoca, le strategie comunicative utilizzate dalla Chiesa furono rivolte a una



armonizzazione tra lingua popolare e aulica, allo scopo di mantenere lungo i secoli l'esclusiva sulla



divulgazione del Verbo.



Oggi le omelie e la predicazione sono occasioni importanti di condivisione di ideali, momenti nei



quali, oltre a diffondere la Parola di Dio, si ha la possibilità di discutere tematiche attuali.



Nei paragrafi seguenti, vedremo le grandi differenze linguistiche e contenutistiche che intercorrono



tra i vari sermoni, determinate dal pubblico di riferimento, dall'importanza territoriale della



parrocchia nella quale vengono declamati e dal rapporto che intercorre tra il ministro celebrante e i









138V. Coletti, op. cit., pagg. 131-135



139Con questo concilio venne definita la riforma della Chiesa (Controriforma) e la reazione alle dottrine del calvinismo

e luteranesimo (Riforma protestante), 1545-1563

140V. Coletti, op. cit., pagg. 162-192

fedeli.141



Le omelie che seguono saranno analizzate a livello sintattico, retorico, lessicale e soprattutto



indagando sull'efficacia delle strategie messe in atto.







4.1 Il Santo Natale: omelia di Don Gallo a Genova



Don Andrea Gallo, nato a Genova nel 1928, è un personaggio religioso controverso e famoso per le



battaglie non propriamente in linea con i classici principi cattolici.



Famoso per la protesta contro la legge sulle droghe del 2006, ha successivamente fondato la



Comunità di San Benedetto al Porto; spesso ospite di vari programmi televisivi di attualità, Don



Gallo non ha mai nascosto le proprie tendenze politiche e si è sempre contraddistinto per la grinta e



la tenacia mostrate nella difesa dei propri ideali.



Essendo appunto il fondatore della comunità, egli ha di diritto celebrato la Messa di Natale, cioè la



giornata più importante di tutto l'anno liturgico.



Come possiamo dedurre, il luogo, la celebre personalità e l'occasione presuppongono la presenza di



un determinato pubblico, composto non solamente da cattolici praticanti ma anche da coloro che



partecipano alle celebrazioni solo in occasione delle maggiori festività e da coloro i quali



apprezzano Don Gallo in quanto uomo di cultura e non soltanto come uomo di fede; non



dimentichiamo inoltre che la chiesa in questione si trova in una grande città, dettaglio fondamentale



per capire al meglio le strategie comunicative messe in atto. Il target è perciò ampio e la stesura



dell'omelia ne sarà stata certamente influenzata.



Il passo del Vangelo è quello che tutti conosciamo, nel quale viene descritta la nascita del Bambin



Gesù e il moderno significato assunto dal Natale ben si presta a essere commentato con tagli a volte



diametralmente opposti.



Entrando nel merito dell'analisi linguistica, a livello sintattico prevale, nell'intero testo, la struttura



paratattica: il discorso è composto quasi esclusivamente da proposizioni principali spesso unite da





141Le omelie che andremo a valutare sono state trascritte dal parlato, per cui i segni di interpunzioni sono stati usati

facendo riferimento ai segnali vocali come le pause o le mutazioni nel tono della voce.

legami di coordinazione e altrettanto frequentemente distinte dai segni di interpunzione; sporadico è



l'utilizzo di proposizioni subordinate. La paratassi dona al testo un ritmo incalzante ma allo stesso



tempo semplice; grazie ad essa si ha un effetto di maggiore realismo ed essendo questo un elaborato



scritto per la riproduzione orale, presenta la necessità di essere compreso velocemente dall'intero



pubblico, risultato non raggiungibile se fosse utilizzato un grande numero di proposizioni



subordinate:



Solo ponendoci nell'ottica di un bambino (ecco Gesù) possiamo davvero vivere l'esperienza della notte

di Natale.

A Natale non contano le parole, conta il cuore!

Troviamo tutti il nostro genio della fanciullezza.





In alcuni passi possiamo trovare degli esempi di polisindeto, cioè una forma di enumerazione che



crea un legame tra i termini tramite l'uso di una congiunzione:



per salvare il capitalismo e le sue banche e le sue Bande





e in altri ancora è presente un esempio di parallelismo, che consiste nel ripetere la stessa struttura



sintattica in frasi successive in modo da creare maggiore coesione e rafforzare il concetto che si



vuole esprimere:



Gesù è nato Uomo... completamente Uomo. Gesù giunge a raccontarci Dio... ma attraverso il suo

percorso di vita umana. La sua testimonianza è straordinaria grazie, per l'appunto, alla sua straordinaria

umanità.

Gesù cerca discepoli, questi sì! Vedi Don Federico, il nostro parroco.

Senza Cristiani, non cade Dio (pensate alla fede ebraica, islamica...)

Gesù visita la spiritualità e la rispetta. Degli agnostici, degli atei, dei mangiapreti... di tutte le religioni.

Noi Cristiani proviamo la necessità di alzare il velo sulla relazione misteriosa che congiunge l'Uomo a Dio,

e raccontarci Dio... attraverso l'esperienza medesima della Carne Umana.

Gesù ci ammonisce: Primo! C'è il giusto e l'ingiusto; mica sta a vedere il battezzato e il non battezzato.







Troviamo inoltre alcuni esempi di chiasmo, ossia la disposizione a incrocio di termini, scelto con lo



scopo di accentuare il significato intrinseco della frase



La sua testimonianza è straordinaria grazie, per l'appunto, alla sua straordinaria umanità





oppure per sottolineare il contrasto tra i termini utilizzati



E nello spazio, sempre più ampio che si apre tra presunto benessere e fatica quotidiana del vivere



A livello retorico-figurativo, possiamo riscontrare le più comuni figure utilizzate nel linguaggio



parlato, dal significato chiaro alla maggior parte dei presenti. È facile capire come la scelta della

figurazione più adatta alla tipologia testuale sia stata accuratamente studiata affinché ad avere



maggior risalto fosse il messaggio e non la forma.



Tra le più frequenti, abbiamo la similitudine, che fa parte delle cosiddette figure di pensiero e



consiste nello stabilire un rapporto di similarità tra due elementi; viene usata al fine di dare



maggiore concretezza ai pensieri espressi durante il discorso, per far meglio comprendere il loro



significato:



Ma è l'incarnazione continua di un alito di vita, che spira come una brezza di salvezza per tutti.



Oggi, forse, più di ieri, perché il candore di un esserci come i figli del campo o come gli uccelli del

cielo è contaminato dagli esiti contraffatti di una vita sempre più lacerata, sfibrata, parcellizzata.



Il leghismo che affascina una parte del mondo operaio come le sirene tentarono Ulisse.







La metafora, nonostante sia una figura più ricercata rispetto alla precedente, appare in una sola



occasione:



Il Natale oggi si rinnova nelle spiagge dei disperati dove la novità della "stranieritudine" cerca di dire

con parole inascoltate il dramma di nascere e crescere fuori le mura, nelle mangiatoie di un mondo impoverito,

divorato dalla fame, violentato dal terrore e dalla corruzione.







In questo caso è molto evocativa e lo scopo è di rafforzare l'immagine che Don Gallo vuole



trasmettere facendo leva sull'emotività del pubblico.



Decisamente più rara è l'introduzione di antitesi (contrapposizione di due elementi tra loro



contrastanti)



La ferocia del lavoro senza la speranza dell'emancipazione





e ossimori (particolare forma di antitesi che accosta in una stessa espressione due termini di



significato opposto)



senza violenza orchestrata, magari disobbedienza passiva





probabilmente a causa del loro debole impatto all'interno di testi orali.



Sempre accattivante risulta invece il climax, l'uso di una serie di termini di crescente intensità



E nello spazio, sempre più ampio che si apre tra presunto benessere e fatica quotidiana del vivere

nascono l'invidia, i rancori, le intolleranze...



Ragazzi : resistete... con fantasia... indignazione... rabbia

Anche in questo caso, l'oratore ha l'intenzione di colpire il lato emotivo dei partecipanti, poiché il



climax produce nell'ascoltatore (o nel lettore) un senso di attesa e di coinvolgimento.



Per terminare l'analisi a livello retorico, non dobbiamo dimenticare una figura poco utilizzata negli



scritti ma di grande impatto nei discorsi pubblici, cioè il simbolo: esso è una particolare immagine



fisica trasmessa da un significante che rimanda a uno o più significati profondi, solitamente legati a



temi universali. Essa, pur richiedendo un alto livello di astrazione, è comprensibile alla maggior



parte del target di riferimento, poiché generalmente vengono scelti simboli dal significato noto.



Nell'omelia di Don Gallo ne abbiamo tre, posizionati nella stessa frase, in una sorta di climax:



Il cristiano deve testimoniare, se non testimonia è meglio che stia zitto. Sale, lievito, chicco di grano.







Tutti i termini scelti rimandano all'idea di nascita, crescita, semina: il cristiano deve quindi gettare il



seme della fede, aiutare la Chiesa a crescere ed essere il suo stesso nutrimento.



Spostandoci al livello lessicale, tra i più significativi nel nostro ambito di analisi, dobbiamo per



prima cosa dire che il registro dell'omelia non è quello che ci si sarebbe potuti aspettare



considerando l'occasione in cui è stata pronunciata; infatti esso è medio, non molto formale ma



nemmeno colloquiale. Da questo elemento traspare l'intenzione del sacerdote di porsi al pari dei



fedeli presenti alla celebrazione, parlando loro esattamente come farebbe un amico, un conoscente,



durante una normale conversazione.



Nonostante vi sia un numero abbastanza cospicuo di termini formali, ciò che è più evidente è la



quantità di termini propri del parlato:



Degli agnostici, degli atei, dei mangiapreti..di tutte le religioni.



Mettiamocelo bene in testa : Gesù nasce nel cuore del popolo!



C'è il giusto e l'ingiusto; mica sta a vedere il battezzato e il non battezzato.





Per rendere più attento e partecipe il pubblico, Don Gallo pone numerose domande retoriche,



rivolgendosi ai presenti e invocando Gesù stesso



rendere questo Natale invisibile alle persone sole, agli emarginati, ai carcerati, ai più poveri, ai migranti, ai

precari, ai disoccupati.. lo sapete che aumentano persino i suicidi?

E' una strada lunga e faticosa per annunciare la Buona Novella. Che fare?



Perché, parte della Chiesa, Vescovi e fedeli dichiarati sostengono ancora il governo del bunga, bunga? Il

fatto che Berlusconi non incarni le virtù del Buon Cristiano non conta? Che possiamo fare noi, Gesù Bambino?



Ragazzi : resistete... con fantasia... indignazione... rabbia, trasformata in eventi! Chi è l'invincibile?





Come sappiamo, le domande retoriche, oltre a mantenere alta l'attenzione di coloro che stanno



ascoltando e quindi avere la funzione di tenere aperto il canale della comunicazione, rappresentano



un efficace espediente per affermare il proprio pensiero senza ricorrere a frasi perentorie.



I campi semantici da cui attinge più frequentemente sono quelli dell'economia e della politica:



Quando i predicatori tuonano contro il consumismo dello shopping dovrebbero dare buon esempio.



Una parte consistente della nostra popolazione ha cessato di considerare garantita la propria aspirazione a

una vita degna, finisce inevitabilmente per trasformare il gioco sociale e politico tra chi è costretto a chiedere

"protezione" e chi in cambio, pretenderà fedeltà, consenso..

Con questi potenti, con noi, se diventiamo "servi" è devastata la democrazia..



Il leghismo che affascina una parte del mondo operaio come le sirene tentarono Ulisse è il residuo solido

del lavorismo di ieri senza l'orizzonte del trascendimento che l'aveva animato.



Se cade la speranza di migliorare le proprie condizioni, in questa Italia fragilissima noi cerchiamo un effimero

risarcimento a danno degli ultimi, spingendoli sempre più giù.







L'aspetto più importante è ovviamente quello contenutistico, poiché attorno ad esso si articola la



vera strategia comunicativa.



L'intero testo si divide in tre filoni argomentativi diversi: uno parla dell'essenza vera del Natale, di



Gesù Bambino, ed esorta i fedeli a riscoprire il “genio della fanciullezza”; il secondo filone parla



della trasformazione del Natale, di quanto sia diventato un'espressione del consumismo più sfrenato



e di come le persone si siano allontanate dallo spirito originario; il terzo e ultimo filone riguarda la



politica e l'attualità, in quanto un parte sostanziosa dell'omelia è stata dedicata ai problemi del



nostro Paese in ambito industriale, economico e politico.



Per quanto riguarda il primo degli argomenti discussi, si tratta di un classico tema ispirato al Natale,



trattato da ogni sacerdote in diverse declinazioni. In questo caso è stato attualizzato, spronando i



fedeli a riscoprire il bambino che hanno dentro di sé per sfuggire alla deriva dei valori cristiani:



Mettiamocelo bene in testa : Gesù nasce nel cuore del popolo!



Per questo motivo il Natale è sempre adesso. Gesù non è un evento di duemila anni fa.

Solo ponendoci nell'ottica di un bambino (ecco Gesù) possiamo davvero vivere l'esperienza della notte

di Natale. A Natale, non contano le parole, conta il cuore!

Troviamo tutti il nostro genio della fanciullezza!







Successivamente, Don Gallo affronta anche il problema della visione consumistica del Natale, fatto



solo di shopping e luminarie, a discapito dei veri valori che invece dovrebbe ispirare:



Quando i predicatori tuonano contro il consumismo dello shopping dovrebbero dare buon esempio.

Facendo peraltro un'ipotesi per assurdo ho l'impressione, che se si impedisse la Messa e la Benedizione urbi et

orbi del Papa si avrebbe una sollevazione popolare meno intensa rispetto ad un'ipotetica abolizione dello shopping

di massa e di luminarie. Almeno stasera, in questa Chiesa dobbiamo ammettere che in questa dimensione

consumistica risiede il senso effettivo del Natale dei nostri giorni.



La novità di Gesù è un mondo diverso. E' una novità "politica" nel senso di credere che sia possibile una

terra che assomiglia sempre più alla gloria di Dio in cielo.

E' il trionfo della pietas umana di una vita sobria in cui si afferma la giustizia sociale, la fratellanza universale.

Per questo motivo il Natale è sempre adesso. Gesù non è un evento di duemila anni fa. Ma è l'incarnazione continua di

un alito di vita, che spira come una brezza di salvezza per tutti.







In questi passi, il sacerdote pone l'attenzione al mutamento radicale che il senso del Natale ha avuto



negli ultimi decenni, ormai ridotto a mero consumo. Egli fa riflettere i presenti sugli atteggiamenti



diffusi e su quanto la scala di valori sia cambiata, portando al primo posto lo shopping e le città



illuminate a discapito della celebrazione della nascita di Gesù Cristo. Il Natale deve essere



riscoperto, perché sempre attuale.



L'ultimo filone contenutistico è quello più articolato e sostanzioso, poiché occupa gran parte del



discorso: Don Gallo infatti parla delle ultime vicissitudini della Fiat, di immigrazione, delle lotte



studentesche, dei danni causati dal capitalismo. Molto spazio è dedicato soprattutto alla Fiat:



A Fiat Mirafiori, firmata l'intesa, fuori la Fiom! Si negano diritti a chi non sigla il contratto...

Un peggioramento rispetto a Pomigliano si torna indietro di decenni dal '93. Cancellare qualsiasi

forma sindacale. Chi non condivide le rivoluzioni dell'Azienda...fuori e basta... E la Fiat fa da apripista.

Sottopongo a Gesù una riflessione.. A Pomigliano che cosa è successo?

[…] Ascolta Gesù : Se Montezemolo si accontentasse di ricevere 10mila euro al giorno e Marchionne si

accontentasse di riceverne 9100 si potrebbe dare lavoro a 100 operai in più.

[…] Dalla Fiat Marchionne (in un anno) ha ricevuto 4 milioni e 782mila euro, pari a 435 volte il reddito di un

suo dipendente.





Come si può immediatamente notare, il tono è molto aspro e porta coloro che sono presenti a



riflettere sull'argomento; vengono riportati esempi del passato e del presente, vi è un'accusa nei



confronti di chi si arroga il diritto di decidere per i propri dipendenti senza nemmeno pensare alle



conseguenze. Citare dati numerici verificabili è una strategia atta a rendere più autorevole e

persuasivo il proprio discorso, perché non vengono espressi solo concetti astratti ma anche



informazioni concrete che colpiscono di più il pubblico.



Oltre a parlare del caso Fiat, durante l'omelia Don Gallo ha toccato altri argomenti riguardanti la



politica italiana. Per avvalorare la propria tesi ed evidenziare il contrasto tra situazione passata e



attuale, si è avvalso di citazioni illustri, come per esempio il “Cantico delle creature” di S.



Francesco:



Dobbiamo noi Cristiani tornare con S. Francesco a Greggio e il Suo Presepio.

"Laudato sii, mi Signore, per sora nostra Matre terra, la quale ne sustenta et governa, et produce

diversi fructi con colori fiori et herba" e non, all'inizio del terzo millennio abbiamo:

– catastrofe ecologica

– Occidente fortezza che respinge i migranti

– deterrenza totale (se il nemico non c'è bisogna crearlo)







Grazie a questa citazione, il sacerdote può mostrare quanto ormai le società occidentali si siano



allontanate dall'insegnamento del santo, emblema del perfetto rapporto tra uomo e natura e tra



uomini stessi. Anche questo è un espediente che ha lo scopo di rendere più autorevole la tesi



supportata.



Per affrontare il tema dell'immigrazione e dei campi Rom, invece, sceglie un breve passo del



Vangelo secondo Luca:



Luca: “diede alla luce il figlio primogenito lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia perché non

c'era posto per loro nell'albergo". Vedi Rom, a Milano e altrove.142







Questa frase spiega bene come i fatti, durante il corso dei secoli e dei millenni, si ripetano sempre



uguali a se stessi: prima furono Giuseppe, Maria e Gesù Bambino a essere rifiutati, ora la stessa



situazione è vissuta dai popoli nomadi, confinati nelle periferie delle città. Ricordiamo infatti che



Don Gallo è sempre in prima linea per aiutare gli emarginati, quindi questo tema è perfettamente



coerente con le sue linee di pensiero.



In conclusione, quella che abbiamo appena analizzato non è la classica omelia di Natale, ma è un



vero e proprio discorso ai fedeli su temi di attualità e politica che offre uno spunto di riflessione



sulla situazione economica contemporanea. In questo testo vengono uniti topoi del Natale cristiano





142Lc 2,1-14

(la nascita di Gesù Cristo, l'emarginazione dei più deboli) e tematiche moderne, e il risultato è una



dura critica alla società odierna accecata dai bagliori del consumismo; la soluzione è tornare ai



valori semplici della cristianità.



Il discorso, dal punto di vista comunicativo è accattivante e assolutamente idoneo al target di



riferimento e al sacerdote stesso, da sempre impegnato in queste battaglie.







4.2 Chiesa di San Francesco a Vigevano (PV)



La chiesa di San Francesco si trova in pieno centro storico, vicinissima alla piazza principale della



città, frequentata dalla maggior parte dei vigevanesi. L'omelia che ci apprestiamo ad analizzare è



stata pronunciata domenica 20 febbraio, durante la Messa delle 11.30, quella che conta il maggior



numero di partecipanti adulti rispetto alle altre celebrazioni della giornata.



Il fatto che si trovi posizionata in un punto strategico della città influisce molto sia sui fedeli che



partecipano alla celebrazione, sia di conseguenza sullo stile utilizzato dal parroco per la stesura del



sermone.



In quella data, è stato commentato un passo del Vangelo di Matteo:



In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al

malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l’altra, e a chi vuole

portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad

accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito

non voltare le spalle. Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi

dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che

è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se

amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il

saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque,

siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».143







Si tratta di un passo molto importante, spesso citato perché rappresenta una pietra miliare del credo



cristiano, in quanto tratta l'argomento della carità e del perdono.



La sintassi presenta frasi abbastanza semplici, con proposizioni sia coordinate che subordinate,



anche se prevalgono leggermente le prime, e il risultato è una trasmissione immediata del



messaggio. Il parroco utilizza alcune frasi alla forma imperativa, forse per coinvolgere

143 Mt 5,38-48

maggiormente il pubblico e in qualche modo spronarlo:



Non dobbiamo odiare!



Amate i vostri nemici, pregate coloro che vi perseguitano […] Bisogna perdonare chi ci ferisce, pregare per

coloro che ci fanno soffrire.







Nel secondo esempio citato, possiamo notare anche una lieve forma di parallelismo, riscontrabile in



altre parti del discorso:



Il male si vince con il bene, il male si vince con il perdono, il male si vince con l'amore.



Sulla nostra bocca non troverete mai parole di morte ma solo parole di vita, mai parole di vendetta ma

sempre e solo parole di perdono.







Non sono invece presenti chiasmi o altre figure di parole.



Pure a livello retorico, non sono riscontrabili figure significative, segno che l'omelia è stata scritta



non per un'occasione speciale ma per una celebrazione ordinaria a cui partecipano fedeli che



abitualmente frequentano la chiesa. Nonostante non sia stata improvvisata, è stata comunque



pensata per un pubblico variegato, composto prevalentemente da anziani.



Il piano lessicale è invece più variegato e interessante per la nostra analisi. Coerentemente al passo



del Vangelo letto durante la Liturgia della Parola, i campi semantici da cui il ministro ha attinto con



più frequenza sono quelli relativi alla contrapposizione tra bene e male (o tra odio e amore) e del



perdono:



Amate i vostri nemici, pregate per coloro che vi perseguitano, perché così potrete essere i figli del re dei

cieli. Se non facciamo questo, non siamo cristiani: per essere cristiani bisogna perdonare chi ci ferisce, pregare per

coloro che ci fanno soffrire, e questo è possibile se siamo vicini a Gesù.



Non dobbiamo odiare. Ogni violenza nasce dall'odio nei nostri cuori.







Il registro è medio, il lessico molto curato ma nello stesso semplice e comprensibile all'intera platea



di fedeli. Il tono è pacato ma risoluto.



Per quanto riguarda il contenuto, il sermone parla principalmente della contrapposizione tra odio e



amore, dell'importanza di seguire la strada del bene per divenire così dei veri cristiani. A supporto



dei temi trattati, il sacerdote cita tre esempi di illustri personaggi, due dei quali non cattolici:



Gandhi, Martin Luther King e la testimonianza del magistrato Vittorio Occorsi e di suo figlio.

Parlando di Gandhi, il sacerdote sottolinea come, pur non seguendo valori cristiani, egli sia un



grandissimo esempio di uomo giusto che persegue fini universali, come universali sono i valori



cattolici:



Per citare Gandhi, “la non-violenza è la cosa più importante di cui dispone l'umanità”.





Per combattere la violenza, l'unica arma veramente efficace è perciò la non-violenza, obiettivo che



tutta l'umanità deve perseguire, indipendentemente dalla religione.



Successivamente, ha spiegato il pensiero di Martin Luther King, pastore protestante statunitense



divenuto leader dei diritti civili degli emarginati. Anche in questo caso, pur non essendo un



cristiano, egli incarna perfettamente ciò che Gesù Cristo predicava:



Martin Luther King diceva: “Ai nostri persecutori noi risponderemo con la nostra capacità di sopportare le

sofferenze. […] Fateci quello che volete, noi continueremo ad amarvi, lanciate bombe sulle nostre case, minacciate i

nostri figli, noi continueremo a resistere”.







Questo perché l'odio genera solamente altro odio, mentre risponderemo all'odio con l'amore è la



vera soluzione affinché possa cessare tale circolo vizioso. Per evitare però che questo insegnamento



venga frainteso, intendendo la non-violenza con la debolezza, il parroco ha specificato



Gesù ci invita a essere deboli? Non è questo il significato: Gesù non condanna la fermezza, Gesù dice

no all'odio e alla vendetta e ci invita alla misericordia.







Il terzo esempio riportato dal sacerdote è quello del magistrato Vittorio Occorsi e suo figlio,



entrambi molto legati alla religione cattolica e ai suoi insegnamenti. Il magistrato è una delle



numerose vittime delle Brigate Rosse e il figlio, memore della profonda fede del padre, nelle sue



testimonianze esprime l'insegnamento lasciatogli in eredità:



“Nostro padre ci ha insegnato a vivere la carità. Io credo che mio padre avrebbe perdonato i propri

uccisori. Sulla nostra bocca non ci saranno mai parole di morte ma solo parole di vita, mai parole di vendetta ma

sempre e soltanto parole di perdono”







Dopo quest'ultima citazione, egli ha espresso un desiderio, ha invitato i presenti e i fedeli tutti a



comportarsi come ha insegnato Gesù:



sia così anche per noi, solo così saremo veri cristiani.

Con questa frase, si è conclusa l'omelia: essa racchiude in sé il significato dell'intero sermone, cioè



che solo comportandoci come Gesù ci aveva insegnato, potremmo definirci veramente cristiani.



La predica che è stata analizzata quindi presenta poche e semplici strategie comunicative,



perfettamente idonee a catturare l'attenzione del pubblico presente, di certo abituato a frequentare



gli ambienti religiosi. Il parroco ha quindi optato per l'utilizzo della prima persona plurale, per



trasmettere l'idea di una vera comunità che opera per il bene dei singoli membri. I fedeli si sentono



così parte di un gruppo, si sentono accettati e capiscono di poter fare affidamento a qualcosa di più



grande; inoltre, con questa omelia, il parroco ha stilato una sorta di elenco delle linee guida a cui un



cattolico praticante dovrebbe ispirarsi.



Per quanto riguarda l'efficacia comunicativa del sermone, possiamo affermare che il messaggio in



esso racchiuso ha raggiunto la platea di fedeli in quanto il parroco parla con lo stesso linguaggio,



senza elevarsi a guida spirituale ma considerandosi parte della medesima comunità dei presenti.







4.3 Chiesa di SS. Marziano e Martino a Mede (PV)



La chiesa di SS. Marziano e Martino è l'unica e più importante parrocchia di Mede, una piccola



cittadina di circa 9mila abitanti. Le persone che frequentano la chiesa sono perciò le stesse da



sempre, conoscono personalmente il parroco, don Mauro, e alcune di esse partecipano attivamente



alle attività organizzate dalla parrocchia, dall'oratorio e dal gruppo scout. A differenza di una città di



medie dimensioni, come può essere Vigevano, è molto difficile che le messe vengano seguite da



abitanti di altre città, tranne in occasione di particolari sacramenti. Le celebrazioni della domenica



mattina quindi, oltre a essere un'abitudine radicata nei cattolici praticanti, è un'occasione di incontro



tra concittadini.



Tutti questi fattori non possono che influenzare la scelta delle parole da utilizzare nella stesura del



sermone domenicale, considerando nello stesso modo l'orario della messa, che incide sulla tipologia



di fedeli presenti.



L'omelia che ci accingiamo ad analizzare è relativa al passo del Vangelo letto domenica 27 febbraio

durante la celebrazione delle ore 10, notoriamente dedicata ai bambini. Questo è un dettaglio molto



significativo, poiché il discorso deve essere necessariamente adattato ad un pubblico giovanissimo,



in termini e di linguaggio e di interpretazione.



In tale occasione è stato letto il seguente passo tratto dal Vangelo secondo Matteo:



In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:



«Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e

disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza.

Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro

corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli

uccelli del cielo: non seminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li

nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la

propria vita? E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non

faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di

loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più

per voi, gente di poca fede? Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa

berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste,

infatti, sa che ne avete bisogno. Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste

cose vi saranno date in aggiunta. Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di

se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».144



A livello sintattico, abbiamo una netta prevalenza di proposizioni coordinate, quindi la struttura è



senza dubbio paratattica; i pochi esempi di subordinate sono rappresentati da causali introdotte da



“perché”:



Non è possibile aggrapparsi a Dio, e quindi a Gesù, e contemporaneamente alle cose perché l'amore e

l'egoismo sono inconciliabili tra di loro, dobbiamo scegliere.



Troviamo un paio di esempi di parallelismo, che hanno lo scopo di sottolineare il messaggio che il



parroco vuole trasmettere:



Egli scruta le intenzioni dei nostri cuori. Il Signore vaglia i nostri cuori.



Fate tutto ciò che dipende da voi, non dovete incrociare le braccia […] fate tutto ciò che dipende da

voi ma fidatevi di lui.







Non sono riscontrabili altri artifici legati alla sintassi e anche il livello retorico-figurativo non è per



nulla ricco di esempi. Troviamo solamente una metafora



Fate tutto ciò che dipende da voi, non dovete incrociare le braccia





e alcune domande retoriche



Egli provvede ai bisogni di tutte le creature, se agisce così con tutte le creature perché non dovrebbe fare

altrettanto con l'uomo?



144 Mt 6,24-34

E adesso, di quanto il Signore mi ha detto, cosa ne faccio?







Decisamente più notevoli sono invece le scelte lessicali. Don Mauro infatti si serve di un lessico



semplice, adatto alla platea che ha di fronte, composta in gran parte da bambini e ragazzini; egli



introduce nell'omelia dei termini perfettamente comprensibili da chiunque stia ascoltano, ripetendoli



per meglio sottolineare il concetto e rendere più chiaro il messaggio. Il registro è perciò medio e a



tratti colloquiale.



I campi semantici da cui attinge maggiormente sono quelli della fiducia e dell'amore, in linea con il



breve passo letto per la Liturgia della Parola:



Dobbiamo confidare in una certezza: prima di tutto, Dio ci ama più di un padre e di una madre […]; secondo,

dobbiamo impegnarci con tutte le nostre forze, ad esempio nel lavoro e nello studio, in tutto, però mentre ci

impegniamo con tutte le nostre forze dovremmo cercare ciò che è meglio per noi, fidandoci di Dio.



E allora abbandonatevi, dice Gesù, alla sua clemenza, fidatevi di Lui. Fate tutto ciò che dipende da voi, non

dovete incrociare le braccia, dovete darvi da fare, fate tutto ciò che dipende da voi ma fidatevi di Lui.







Poiché la celebrazione delle ore 10 è generalmente dedicata ai bambini, come già detto, il sacerdote



deve inserire degli spunti di riflessioni comprensibili anche dai più piccoli e coinvolgerli attraverso



domande e atteggiamenti particolari; da notare infatti che durante l'omelia egli è solito scendere dal



pulpito e avvicinarsi ai primi banchi, dove siedono i più giovani. Inoltre, li conosce singolarmente e



ciò permette di rivolgersi a loro in tono quasi paterno. Proprio per tenere alta l'attenzione, si rivolge



a uno di essi facendo un esempio concreto di ciò che significa affidarsi a Dio:



Faccio un esempio: Paolo oggi prega il Signore sperando che nell'interrogazione di matematica di domani la

maestra gli dia 10. Ma non è così: prima deve studiare, poi può pregare che Dio lo aiuti, ma prima deve studiare.







Successivamente, si rivolge ai genitori



Sapete qual è la preghiera che ci dà la fiducia in Dio più di ogni altra? È il “Padre Nostro”. “Padre

Nostro dacci oggi il nostro pane quotidiano”, cioè ciò di cui abbiamo bisogno per vivere.







In questo modo, egli afferma che è lo stesso Signore a chiedere che ci affidiamo a Lui.



Passando in rassegna il livello contenutistico, possiamo chiaramente notare due temi fondamentali:



la critica al consumismo e la necessità di affidarsi a Dio senza perdere di vista le proprie

responsabilità:



Dovete prendervi le vostre responsabilità. E ora di quanto il Signore mi ha detto cosa ne faccio?

Immediatamente dobbiamo liberarci dalle cose e vivere.



Non è possibile aggrapparsi a Dio, e quindi a Gesù, e contemporaneamente alle cose perché l'amore e

l'egoismo sono inconciliabili tra di loro, dobbiamo scegliere.







Gli argomenti trattati fanno parte della vita quotidiana di ognuno di noi, è facile per i fedeli



immedesimarsi in quanto viene detto.



L'efficacia comunicativa di questa omelia si trova nella semplicità del linguaggio utilizzato e



nell'espressività della comunicazione non-verbale, che purtroppo in questo frangente non è possibile



analizzare. Il lessico si adatta perfettamente alla platea variegata, le domande hanno lo scopo di



mantenere alta l'attenzione dei più piccoli e coinvolgerli nel ragionamento logico proposto nella



predica.



La vicinanza tra fedeli e sacerdote aiuta a limitare l'immagine di superiorità solitamente suscitata



dal pulpito, ed egli entra così a tutti gli effetti nella comunità cristiana del paese.



Molto interessante è infine la scelta di porre le comunicazioni della settimana al termine dell'omelia



e non alla fine dei riti di chiusura, come prassi richiederebbe. Probabilmente in questo modo vuole



sfruttare al meglio il livello ancora elevato di attenzione della platea e avere la certezza che tutti



potessero ascoltarle. Inoltre, mostra il rapporto confidenziale tra il parroco e i fedeli.



In conclusione, è evidente quanto il sermone preparato da don Mauro scaturisca da una profonda



conoscenza dei presenti: esso esprime confidenzialità e la sicurezza di non essere sotto il giudizio di



un pubblico estraneo. Tutto ciò, come già anticipato prima, gli permette di scendere dal pulpito,



ponendosi alla pari di tutti i partecipanti: essi infatti non hanno bisogno di un simbolo per



riconoscerne l'autorità in veste di ministro di Dio, lo considerano parte della comunità oltre che



concittadino.



Possiamo quindi affermare che in occasione di celebrazioni domenicali ordinarie, in una piccola



parrocchia, il sacerdote non necessita di elaborate strategie comunicative per raggiungere i credenti,



perché essi sono già legati a lui tramite un rapporto di fiducia e conoscenza: la predica diviene

quindi una sorta di dialogo tra amici.







4.4 Duomo di Milano, Messa di apertura dell'anno scolastico



L'omelia che ci apprestiamo a studiare è stata formulata dal cardinale e arcivescovo di Milano



Dionigi Tettamanzi in occasione della riapertura degli oratori ambrosiani, il giorno 8 settembre



2010 al Duomo di Milano. Il pubblico era composto prevalentemente da autorità ecclesiastiche e



civili, quindi si tratta a tutti gli effetti di un evento pubblico. Come vedremo, lo stile complessivo



del testo è stato profondamente influenzato da questi fattori, in tutti i suoi aspetti.



Prima di tutto, è impossibile non notare l'incipit dell'omelia (“carissimi”), che la rende più simile a



una lettera cordiale rispetto a un discorso rivolto verso il pubblico presente.



Dal punto di vista sintattico, abbiamo un equilibrio tra costruzione paratattica e ipotattica: la prima



permette di rendere meno difficoltoso l'ascolto dell'omelia grazie a un ritmo più veloce, mentre la



seconda conferisce comunque un tono solenne:



L’icona evangelica, dalla quale raccogliamo l’invito alla santità come partecipazione alla compassione

amorevole di Dio per tutti gli uomini, è quella del buon samaritano (Luca 10,25- 37). Essa presenta non una

generica forma di assistenzialismo, ma un “prendersi cura” che risponde a tutti i bisogni dell’uomo, da quelli più

immediati e comuni a quelli più profondi e nascosti.







Tettamanzi non ha introdotto particolari costruzioni sintattiche devianti dalla norma, se non una



opposizione non molto marcata:



Essa infatti non consiste nel fare grandi cose, ma nel fare piccole cose con grande amore.







Anche a livello retorico-figurativo non abbiamo molti esempi significativi, testimonianza del tono



formale del discorso; è presente qualche metafora di alto livello, adatta al target di riferimento:



Proprio così immagino i nostri Oratori: locande di passaggio dove si incontrano le vicende umane di altri

che camminano sulla stessa nostra strada



unita anche a una similitudine:



Ciascuna è stata il riflesso luminoso e concreto di un particolare aspetto dell’infinito e unico amore di Dio

nostro Padre, come avviene per le diverse sfumature dell’arcobaleno che si irradiano da un’unica luce.







Troviamo inoltre alcuni climax e anticlimax:

esperienza concreta di una comunità che educa, accompagna, incoraggia e consola.



Quello rivolto ai giovani è, tra i diversi ambiti della cura pastorale, certamente uno dei più urgenti,

complessi e difficili.







In questi esempi, i climax hanno la funzione di sottolineare l'aspetto morale della predica,



aumentando il coinvolgimento emotivo del pubblico con il procedere della frase.



Nel testo possiamo notare anche due casi di antitesi, usate per rendere le frasi più accattivanti:



Anche la storia dei nostri Oratori ambrosiani è costellata di esempi luminosi di santità



Dove si gusta l’amore di Dio che ci raggiunge attraverso l'esperienza concreta di una comunità







Il livello lessicale è quello che presenta il maggior numero di elementi rilevanti per l'analisi



dell'intera omelia. Il registro è decisamente formale, a tratti solenne; il lessico è ricercato e in alcuni



passi altisonante, e troviamo anche termini specialistici. Le aree semantiche da cui il cardinale



attinge maggiormente sono quelle della cura e dell'educazione, mentre la parola-chiave è senza



dubbio “oratorio”, ovviamente legata all'occasione per cui questa omelia è stata elaborata:



Chiediamo al Signore che la memoria di san Carlo, del suo amore a Gesù crocifisso e della sua eroica carità

verso la Chiesa e la società – una carità straordinariamente ricca di passione educativa – incoraggi e sostenga i nostri

sforzi per il rinnovamento degli Oratori tra la fedeltà all’intuizione originaria e la risposta alle esigenze di oggi.

In questo lavoro saremo aiutati dalla Chiesa italiana, che dedica il prossimo decennio pastorale alla “sfida

educativa”, nella consapevolezza che l’educazione è la questione centrale della trasmissione della fede cristiana e della

stessa esistenza umana.



È davvero consolante sapere che la nostra Chiesa è tuttora capace di parlare alle nuove generazioni e continua

con le sue migliori energie a prendersi cura di moltissimi bambini, ragazzi, adolescenti e giovani: li sente amici, li

ascolta, dialoga con loro, li aiuta a plasmare la loro umanità secondo quella di Gesù, introducendoli ad una

preghiera più vera e sostenendoli nella ricerca, forse difficile ma certamente appassionante, della loro vocazione e

missione.





Nel proferire il proprio discorso, in alcuni passi l'arcivescovo si rivolge alla platea: questo permette



di mantenere alta l'attenzione, come abbiamo già potuto vedere nelle omelie precedenti, ma anche e



soprattutto per renderla partecipe e coinvolgerla nella missione che egli propone:



Carissimi,

riprendono in queste settimane in tutta la nostra Diocesi le diverse attività degli Oratori



Come Vescovo, pensando con trepidazione e speranza ai tanti sforzi e alla grande passione educativa di

cui sono ricche le nostre comunità cristiane, mi sento preso da una profonda ammirazione e mi trovo pieno di

spirituale consolazione.



E a tutti vorrei dire di nuovo la mia gioia per il tanto bene compiuto



E la benedizione del Signore, che invoco di cuore sugli Oratori, doni a tutti voi fiducia, entusiasmo, pace e

gioia.







Per tutta la durata dell'omelia, Tettamanzi sceglie la prima persona plurale, in modo da non parlare



in modo esclusivo del proprio pensiero, ma coinvolgere tutta la comunità ecclesiastica e cristiana,



facendo sentire i presenti come parte di un gruppo che deve perseguire un obiettivo comune.



Essendo un discorso scritto per l'apertura degli oratori, il tema predominante è quello



dell'educazione, supportato da una breve parentesi dedicata a San Carlo Borromeo, uomo di



profonda fede che ha operato a favore delle giovani generazioni.



La chiusura dell'omelia è paragonabile al rito di chiusura delle celebrazioni ordinarie: il vescovo di



Milano invoca la benedizione del Signore per tutti i presenti, con tono solenne.



Questo tipo di discorso è esattamente ciò che ci saremmo aspettati in un'occasione ufficiale e da una



personalità di un certo calibro come quella dell'arcivescovo Tettamanzi: lo scopo della



comunicazione è quindi stato raggiunto, avendo questi utilizzato strategie consone al tipo di



celebrazione e di oratore.







4.5 Un rapido confronto



Dall'analisi delle quattro omelie qui presentate, senza addentrarci nei dettagli stilistici, possiamo



giungere a una fondamentale conclusione: il sermone domenicale e comunque ogni tipologia di



discorso pronunciato nelle diverse occasioni dal sacerdote sono il contatto più diretto tra i fedeli e la



Parola di Dio. Ciò che veramente giunge al pubblico sono le parole ascoltate durante le celebrazioni



e le occasioni di incontro, e i parroci hanno il compito di trasmettere il proprio messaggio alla



propria platea, che è diversa da qualsiasi altra. Per fare ciò, e per farlo in modo efficace, essi devono



quindi conoscere e studiare il pubblico che hanno di fronte, adattando lo stile e il linguaggio



utilizzati al target di riferimento.



Il linguaggio religioso che parte “dal basso” è perciò quello più diretto e di conseguenza quello che



maggiormente viene customizzato al fine di raggiungere ogni singolo fedele.



Riferendoci ai testi appena analizzati, possiamo senza dubbio notare queste differenze, vedendo

come il parroco di paese parli la lingua dei propri concittadini mentre Don Gallo, per esempio,



scelga sì un linguaggio comprensibile, ma che possa raggiungere anche coloro che sono interessati



ad altre tematiche e soprattutto che sono abituati ad altri registri linguistici.



Possiamo quindi concludere dicendo che la comunicazione degli alti vertici della Chiesa è



standardizzata, adatta a essere trasmessa attraverso i media, mentre quella della base raggiunge



veramente i fedeli per merito di una forte personalizzazione.

5. UN ARGOMENTO SPINOSO: I CASI DI PEDOFILIA CHE HANNO SCONVOLTO



LA CHIESA



Le strutture gestite dall'istituzione ecclesiastica, come gli oratori, sono da sempre considerati il



luogo migliore nel quale bambini e ragazzi possano trascorrere il proprio tempo sotto la guida di



adulti la cui missione è guidare il prossimo grazie a valori quali l'altruismo e la tolleranza. Non



sorprende perciò la reazione da parte di cattolici e laici di fronte ai fatti che da qualche anno stanno



sconvolgendo il mondo della Chiesa, e riguardano un cospicuo numero di sacerdoti in tutto il



mondo occidentale, soprattutto negli Stati Uniti, in Irlanda e in Australia, non risparmiando però



l'Italia.



Le accuse sono tra le più gravi e comprendono reati di pedofilia a danno di ragazzini e bambini,



nella maggior parte dei casi maschi. Tutto ciò ha creato uno scandalo di proporzioni enormi, dovuto



ovviamente anche al fatto che tali reati sono stati commessi proprio da coloro i quali dovrebbero



avere più a cuore l'incolumità dei minori.



Il fenomeno ha inizio dagli anni '50 ma la bolla è scoppiata solamente qualche anno fa, grazie a



notizie trapelate da archivi segreti e dai media e denunce da parte delle vittime.



I primi ad aprire delle inchieste sull'argomento sono stati gli Stati Uniti, nel 2004, quando la



Conferenza Episcopale Statunitense commissionò uno studio dettagliato del problema, il John Jay



Report. I dati dello studio provengono dagli archivi diocesani nei quali sono presenti schede



personali su ogni sacerdote accusato di abusi sessuali e su ogni vittima; le informazioni furono



elaborate in modo da garantire l'anonimato e del sacerdote e della diocesi a cui apparteneva. Da tale



studio risultò che circa il 4% di tutti i sacerdoti e i diaconi americani in carica dal 1950 al 2002 è



stato accusato di crimini di natura sessuale a carico di minori. Una percentuale davvero allarmante,



poiché significa che sono stati coinvolti circa 110mila religiosi.



Nel 2006 lo scandalo scoppiò definitivamente con la diffusione dell'inchiesta giornalistica "Sex



crimes and the Vatican" realizzata da Colm O'Gorman e trasmessa dalla BBC, di cui parleremo più



approfonditamente nel paragrafo 5.3. Riassumendo i punti salienti, questo documentario, oltre a

presentare varie testimonianze di vittime di abusi sessuali da parte di rappresentanti del clero,



accusa la Chiesa di complicità nei confronti dei colpevoli.



Nel 2007 il caso si apre ufficialmente anche in Italia quando, nel corso della puntata del 27 marzo



2007 di Annozero, don Fortunato Di Noto, fondatore dell'Associazione Meter che si occupa di lotta



alla pedofilia dichiara che



solo l'1% dei casi di pedofilia in Italia sono imputabili ai sacerdoti





Successivamente alle numerose polemiche sorte a causa delle sue affermazioni, il sacerdote ha



rettificato le sue dichiarazioni sostenendo che



in Italia in dieci anni si sono contati 80 casi di preti coinvolti in casi di pedofilia contro i 20mila casi che

avvengono ogni anno e i mille processi che si svolgono.





Considerate le dimensioni del fenomeno e dato lo sdegno causato in tutta la comunità cattolica e



non solo, gli organi ecclesiastici hanno ritenuto necessario effettuare alcune indagini e nel 2009 ne



sono stati divulgati i risultati. Il cardinale Cláudio Hummes, Prefetto della Congregazione per il



Clero, ha dichiarato al settimanale cattolico spagnolo Vida Nueva che



La Chiesa non può chiudere gli occhi di fronte ai casi di pedofilia tra i propri preti, che in alcune

diocesi arrivano a coinvolgere quattro preti su cento.



Mentre l'arcivescovo Silvano Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede all’ONU di



Ginevra, in una dichiarazione emessa durante una riunione del Consiglio dei Diritti Umani delle



Nazioni Unite a Ginevra, in relazione ai crimini sessuali sui minori, ha affermato che



le ricerche disponibili hanno mostrato che nel clero cattolico solo tra l'1,5% e il 5% è coinvolto in abusi

sessuali su minori.



A conferma di questi dati, nel maggio 2010 il diacono psichiatra Marco Ermes Luparia, intervistato



dal giornale di ispirazione cattolica "Avvenire", in relazione all'incidenza della pedofilia tra i preti,



ha dichiarato che



la percentuale ricalca pienamente quella già apparsa in altra documentazione: circa il 2% .



Come è facile capire, questi numeri hanno scatenato non poche proteste da parte degli esponenti del



mondo laico.



Tralasciando per un attimo i meri dati statistici, proviamo a capire, ovviamente senza la pretesa di

poter giungere fino al cuore del problema, la psicologia e il modus operandi del sacerdote che



commette questi reati.



I ricercatori Mary Frawley O’Dea e Virginia Goldner, insieme ad altri studiosi di criminologia e



psicologia, hanno analizzato i dati sia del John Jay Study (relativo agli anni fino al 2002) sia del



Report relativo al 2004, e hanno riscontrato che la maggior parte dei sacerdoti colpevoli è costituita



da pedofili seriali: ad esempio, nel Report del 2004 metà delle nuove accuse era rivolta a sacerdoti



già precedentemente accusati di abusi sessuali a danno di minori e inoltre più della metà delle



vittime ha confessato di essere stata abusata ripetutamente, a volte anche per interi anni.



Dai vari studi emerge inoltre la natura dell'abuso, che nella gran parte dei casi va molto oltre il



palpeggiamento della vittima, fino ad arrivare a rapporti completi (circa un terzo delle



testimonianze). Solo il 2,9% dei sacerdoti colpevoli hanno coinvolto i minori solamente in discorsi



di natura sessuale o nella visione di immagini pornografiche, catalogati tra le azioni meno gravi.



Il profilo più accreditato è quindi quello di una persona che agisce in modo seriale e non



occasionale, incline ad abusare più volte della stessa vittima.145



Il fatto che un grandissimo numero di violenze veda come protagonisti ragazzini si sesso maschile,



sfata il mito secondo cui questa perversione possa in qualche misura essere scatenata dal voto di



celibato a cui devono sottostare gli ordinati cattolici. Tale ipotesi viene inoltre smentita dalla



percentuale di pastori protestanti coinvolti nel fenomeno, i quali sono sposati nella maggioranza dei



casi.



Uno studio approfondito dell'argomento è stato proposto da Massimo Introvigne, fondatore e



direttore del Centro Studi Nuove Religioni (CESNUR), nel suo libro Preti pedofili. La vergogna, il



dolore e la verità sull’attacco a Benedetto XVI; egli afferma che il problema della pedofilia nel



mondo ecclesiastico è realmente presente e radicato, pur non implicando solamente la Chiesa



cattolica: esso infatti attraversa tutte le confessioni religiose e soprattutto tutte le classi sociali. Il



Papa stesso negli ultimi due anni ha più volte ammesso la gravità della situazione, riferendosi ai



145 http://it.wikipedia.org/wiki/Casi_di_pedofilia_all%27interno_della_Chiesa_cattolica

fatti accaduti in Irlanda e oltreoceano.



Il fenomeno sta però assumendo le caratteristiche di quello che i sociologi e gli psicologi chiamano



"panico morale", cioè un problema socialmente costruito, caratterizzato da un’amplificazione



mediatica di dati reali, spesso risalenti a decenni prima. Inoltre, in particolar modo negli Stati Uniti,



due sono stati i principali protagonisti dello scandalo mediatico-giudiziario: le società di



assicurazione, che pagano una buona parte dei risarcimenti miliardari, e gli studi legali specializzati,



che incassano gran parte delle somme; è quindi probabile che i fatti possano essere stati in alcuni



aspetti ingigantiti, coinvolgendo anche sacerdoti innocenti (come è stato riscontrato in diversi



episodi).



Oltre ad aver generato indignazione e sofferenze, questo ciclone ha travolto violentemente



l'immagine della Chiesa: essa ha quindi dovuto ricorrere a strategie comunicative d'emergenza per



arginare il problema e contrastare l'ondata mediatica da cui è stata investita.146



Nei paragrafi seguenti analizzeremo quindi ciò che concerne l'attività comunicativa della Chiesa,



nel dettaglio del Pontefice, e la risposta dei media e della comunità religiosa e laica. Lo scopo non è



dare un giudizio ma studiare le modalità con le quali il clero e la società hanno affrontato



l'argomento.









5.1 Le dichiarazioni del Pontefice



Nonostante il fenomeno in esame abbia avuto inizio nella seconda metà del secolo scorso, il



pontefice che più ha subito l'attacco mediatico è stato senza dubbio Benedetto XVI, in quanto il



problema è stato veramente affrontato solo a partire dall'anno 2007.



In più occasioni il Santo Padre ha rilasciato dichiarazioni in merito a nuove rivelazioni e indagini e



in quanto rappresentante della Chiesa cattolica nel mondo ha dovuto mediare tra quello che è il



codice canonico e gli attacchi ricevuti.





146 http://www.recensioni-storia.it/preti-pedofili-fenomeno-limitato-e-in-costante-diminuzione-dagli-anni-80-ma-ce-

anche-lattacco-a-benedetto-xvi-corriere-del-giorno-17-settembre-2010-pag-24

Un esempio particolarmente significativo e di enorme gravità è quello legato al Rapporto Ryan,



un'indagine eseguita in Irlanda e diffusa nei primi anni del XXI secolo, che raccoglie centinaia di



testimonianze sconcertanti di ex-alunni di una scuola cattolica irlandese. 147 A questo proposito, il



Pontefice ha espresso tutto il proprio rammarico, condannando duramente coloro che hanno



commesso tali crimini:



invito a continuare a stabilire la verità di ciò che è accaduto e perché; a garantire che venga fatta giustizia per

tutti; a vedere se le misure messe in atto per prevenire il ripetersi degli abusi siano pienamente applicate e aiutare

il processo di guarigione alle vittime degli abusi ancora in vita.





Questa dichiarazione è contenuta nel comunicato finale del Summer General Meeting della



Conferenza episcopale irlandese, nel quale Benedetto XVI ha anche esortato la Chiesa e tutti i



cattolici dell'isola a fare giustizia sui numerosi casi di pedofilia.148



Già nel 2008 Ratzinger si era espresso in termini simili, durante l'assemblea plenaria del Pontificio



consiglio per la famiglia



Alcuni membri della Chiesa hanno violato i diritti dell'infanzia, un comportamento che la Chiesa non

manca e non mancherà di deplorare e condannare.





E commentando il ventesimo anniversario della Convenzione dell'Onu sui diritti dell'infanzia, ha



aggiunto:



La Chiesa, lungo i secoli, sull'esempio di Cristo ha promosso la tutela della dignità e dei diritti dei minori e,

in molti modi, si è presa cura di essi. Purtroppo, in diversi casi alcuni dei suoi membri, agendo in contrasto

con questo impegno, hanno violato tali diritti. […] Le dure parole di Gesù contro chi scandalizza uno di questi

piccoli impegnano tutti a non abbassare mai il livello di tale rispetto e amore. Perciò anche la Convenzione sui

diritti dell'infanzia è stata accolta con favore dalla Santa Sede, in quanto contiene enunciati positivi circa l'adozione, le

cure sanitarie, l'educazione, la tutela dei disabili e la protezione dei piccoli contro la violenza, l'abbandono e

lo sfruttamento sessuale e lavorativo.149





Durante il corso dell'ultimo anno, le accuse si sono intensificate, suscitando un diffuso malumore



attorno al mondo religioso e gli alti vertici della gerarchia ecclesiastica hanno dovuto misurare



come non mai la comunicazione istituzionale. Il Pontefice ha preso una posizione ancora più netta



nei confronti del problema





147 http://viaggionelsilenzio.ilcannocchiale.it/post/2302454.html



148 http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-europa/pedofilia-papa-ratzinger-venga-fatta-giustizia-nella-chiesa-irlandese-

39824/



149 http://www.corriere.it/cronache/10_febbraio_08/papa-diritti-violati-pedofilia_d30c4a2e-14a8-11df-95c9-

00144f02aabe.shtml

Chiediamo insistentemente perdono a Dio e alle persone coinvolte, per gli abusi nei confronti dei

minori commessi da religiosi. […] Intendiamo promettere di voler fare tutto il possibile affinché un tale abuso

non possa succedere mai più. […] Vogliamo ancora di più accompagnare i sacerdoti nel loro cammino affinché il

Signore li protegga e li custodisca in situazioni penose e nei pericoli della vita.150





La Chiesa, attraverso il Papa ha quindi in qualche modo chiesto perdono per i reati commessi da



alcuni dei propri rappresentanti, impegnandosi a controllare maggiormente l'operato dei singoli



parroci.



In occasione della chiusura dell'Anno Sacerdotale 2010, Benedetto XVI ha ribadito il concetto



espresso in precedenza, assumendosi anche le responsabilità dei gesti dei sacerdoti accusati di



pedofilia, che si sarebbero potuti evitare seguendo con più costanza il loro lavoro:



Dobbiamo chiederci che cosa era sbagliato nel nostro annuncio, nell’intero nostro modo di configurare

l’essere cristiano, così che una tale cosa potesse accadere. Dobbiamo trovare una nuova risolutezza nella fede e

nel bene. Dobbiamo essere capaci di penitenza. Dobbiamo sforzarci di tentare tutto il possibile, nella preparazione al

sacerdozio, perché una tale cosa non possa più succedere. È questo anche il luogo per ringraziare di cuore tutti

coloro che si impegnano per aiutare le vittime e per ridare loro la fiducia nella Chiesa, la capacità di credere al

suo messaggio.



Parlando anche di strategie linguistiche, da notare i forti parallelismi presenti in questo passo, che



rafforzano il messaggio che il testo vuole trasmettere.



All'interno dello stesso discorso, il Santo Padre ha utilizzato una metafora per spiegare al meglio la



sua visione del problema:



Nella visione di Sant’Ildegarda, il volto della Chiesa è coperto di polvere, ed è così che noi l’abbiamo

visto. Il suo vestito è strappato – per la colpa dei sacerdoti. Così come lei l’ha visto ed espresso, l’abbiamo vissuto in

quest’anno. Dobbiamo accogliere questa umiliazione come un’esortazione alla verità e una chiamata al rinnovamento.

Solo la verità salva. Dobbiamo interrogarci su che cosa possiamo fare per riparare il più possibile l’ingiustizia

avvenuta.







Inoltre, cosa abbastanza rara nelle dichiarazioni ufficiali della Chiesa, ha esplicitamente ammesso la



gravità dei fatti:



Siamo consapevoli della particolare gravità di questo peccato commesso da sacerdoti e della nostra

corrispondente responsabilità.







Il Papa ha poi ipotizzato quali potrebbero essere le cause di questo vergognoso fenomeno:



Esiste un mercato della pornografia concernente i bambini, che in qualche modo sembra essere considerato

sempre più dalla società come una cosa normale. La devastazione psicologica di bambini, in cui persone umane

sono ridotte ad articolo di mercato, è uno spaventoso segno dei tempi. Da Vescovi di Paesi del Terzo Mondo

sento sempre di nuovo come il turismo sessuale minacci un’intera generazione e la danneggi nella sua libertà e



150 http://www.ilgiornale.it/interni/preti_pedofili_mea_culpa_papa_mai_piu/vaticano-benedetto_xvi-preti-scuse-abusi-

pedofilia-papa/00-00-0000/articolo-id=452368-page=0-comments=1

nella sua dignità umana. […] Negli anni Settanta, la pedofilia venne teorizzata come una cosa del tutto conforme

all’uomo e anche al bambino. Questo, però, faceva parte di una perversione di fondo del concetto di ethos.







E propone una linea di condotta che potrebbe condurre alla soluzione



Contro di esse Papa Giovanni Paolo II, nella sua Enciclica Veritatis splendor del 1993, indicò con forza

profetica nella grande tradizione razionale dell’ethos cristiano le basi essenziali e permanenti dell’agire morale.

Questo testo oggi deve essere messo nuovamente al centro come cammino nella formazione della coscienza. È

nostra responsabilità rendere nuovamente udibili e comprensibili tra gli uomini questi criteri come vie della vera

umanità.151



Limitandoci a questi esempi per questioni di studio, possiamo comunque dedurre le strategie



comunicative attuate dal Pontefice in occasione di dichiarazioni ufficiali e delicate come sono



quelle legate al tema della pedofilia nel mondo clericale.



Notiamo in prima istanza che il tono, seppur risoluto, non è mai eccessivo, ma anzi fa trasparire



calma e sicurezza. Il registro è solenne, a tratti si abbassa a diventare formale, ma il lessico è



estremamente curato e presuppone un destinatario di un livello culturale medio-alto.



In tutti gli esempi riportati, egli ammette le responsabilità della Chiesa ma non centra il problema



nello specifico, preferendo citare ciò che di positivo il clero ha fatto o potrà compiere in futuro. In



questo modo, porta il pubblico a pensare alla Chiesa cattolica in termini positivi ed evita che questo



si focalizzi sullo scandalo.



La Chiesa ha quindi affrontato il ciclone mediatico con estrema pacatezza, smorzando i toni quando



è stato necessario e non facendo trapelare nulla che non fosse già stato divulgato in precedenza.



Inoltre, seguendo la linea di pensiero più diffusa tra l'opinione pubblica, dopo un primo momento in



cui si dimostrava reticente nel portare al di fuori del diritto canonico reati commessi da membri del



clericato, ha infine accettato la collaborazione con la giustizia civile, in modo che questi individui



possano essere regolarmente portati in giudizio. Essa ha in generale gestito la comunicazione con



estrema cautela, consapevole della portata mondiale del fenomeno e del danno di immagine che ha



subito in seguito alla diffusione dei documenti citati nel paragrafo precedente; essa ha dovuto



inoltre far fronte alla perdita di credibilità da parte delle nuove generazioni, conquistate dal papato



di Giovanni Paolo II e ora colte da sfiducia.



151 http://www.italia-news.it/esteri-c4/europa-c8699/preti-pedofili--papa-ratzinger--chiesa-coperta-da-polvere-

53549.html

5.2 Le reazioni della comunità cattolica



La diffusione delle notizie riferite allo scandalo degli abusi di natura sessuale su minori commessi



da chierici ha suscitato nella popolazione mondiale sgomento e indignazione. Come è naturale, sia i



cristiani sia i laici hanno condannato tali nefandi comportamenti, ma negli anni la Chiesa ha dovuto



fronteggiare anche altre conseguenze: molte persone giudicano l'istituzione incoerente (molte



risposte di questa natura sono state date al sondaggio preso in esame nel paragrafo 3.4) e il fatto che



proprio coloro che dovrebbero salvaguardare e guidare i più giovani siano invece i loro aguzzini ha



generato un clima di sfiducia.



L'immagine costruita durante il lunghissimo papato di Giovanni Paolo II è stata fortemente



intaccata e ora Benedetto XVI ha il compito di ricomporla attraverso una comunicazione mirata e



accurata, fatta di parole ma anche e soprattutto di fatti concreti.



È pressoché impossibile raccogliere le opinioni dei cristiani e dei laici riguardo la questione



pedofilia, poiché i siti, gli articoli e gli interventi ad essa dedicati sono centinaia di migliaia, per cui



prenderemo come esempio il sito IlDialogo.org152, nello specifico la sezione dedicata ai casi di



pedofilia ecclesiastica, nella quale sono stati pubblicati numerosissimi documenti che trattano



l'argomento sotto ogni punto di vista.



Il giornalista e direttore Giovanni Sarubbi cita don Vitaliano Della Sala per avvallare la propria



posizione contro il disprezzo della sessualità che viene instillato nei giovani seminaristi durante il



loro percorso di studi:



Sono d’accordo con don Enzo Mazzi quando afferma che bisognerebbe intervenire sul “disprezzo” per la

sessualità che spesso è diffuso tra il clero, e dunque sul seminario, luogo nel quale tale “disprezzo” nasce e si

sviluppa. Tutto il cammino formativo dei seminari tende a “congelare” la sessualità, e di fatto è come se bloccasse il

naturale sviluppo sessuale dei ragazzi- seminaristi; se non si recupera, a fatica e da soli dopo, si rischia di diventare

adulti con una sessualità ferma al periodo puberale o adolescenziale.







Ma poi prosegue



anche un prete di avanguardia come don Vitaliano della Sala non va oltre la questione della sessualità

negata ai preti sul tema dei preti pedofili. Tale questione è la più appariscente e sicuramente la più dolorosa per

le piccole vittime ma non è alla base degli abusi. La base degli abusi è il potere sacro di cui sono ammantati gli



152 http://www.ildialogo.org/Ratzinger/pedofiliachiese.htm

uomini di chiesa. E' da questo potere che nascono gli abusi che si manifestano in vario modo di cui certo il più

doloroso è senz'altro quello contro i bambini.153



È proprio questo che più ha ferito la società, il tradimento di coloro che dovrebbero proteggere i più



deboli e insegnare loro a vivere con altruismo e misericordia. Se prima le associazioni religiose e le



strutture ricettive gestite dalle parrocchie rappresentavano un importante punto di riferimento per la



società, in quanto luoghi di svago e contemporaneamente di formazione, ora, anche a causa del



cosiddetto “panico morale” (già citato nel paragrafo introduttivo), la comunità cristiana è



destabilizzata e ha la necessità di ritrovare un punto fermo a cui potersi aggrappare.



Per quanto riguarda il primo punto introdotto da don Della Sala, i laici sono i più accaniti detrattori



del celibato sacerdotale, poiché in esso vedono la causa dei comportamenti devianti, ma la crisi in



realtà è molto più profonda.



Come scrive padre Giacomo Costa



non è possibile mantenere una posizione di superiorità morale esterna, di chi ha tutto da insegnare e

nulla da imparare, autorizzando le persone a parlare e dando fiducia ai laici. Riaprire spazi di dibattito e confronto è

questione di vita o di morte. È necessario un rinnovamento profondo che chiede a tutti i credenti di impegnarsi per

una Chiesa meno clericalizzata, che sappia accompagnare i fedeli convinti, quelli più incerti e le molte persone

che le si rivolgono con domande di senso.154



Forse è proprio questo ultimo dettaglio quello che aiuta a capire il clima di sfiducia tra i fedeli:



un'istituzione al cui interno si sono verificati casi di estrema nefandezza non può più ergersi a



esempio morale assoluto, ma deve mettersi in discussione e costruire un dialogo con coloro che



vivono quotidianamente la fede, per creare con essi un rapporto più umano e meno gerarchico e



ristabilire un legame di fiducia.







5.3 Le reazioni dei media



Come era prevedibile, i media hanno giocato un ruolo fondamentale nella diffusione delle notizie



riguardanti il fenomeno dei cosiddetti “preti-pedofili”, divulgando documentari e interviste e



permettendo il confronto tra sostenitori e detrattori della Chiesa cattolica.



Possiamo inoltre affermare che lo scandalo sia scoppiato proprio grazie ai media, poiché la prima





153 http://www.ildialogo.org/pretipedofili/Commenti_1273415356.htm

154 http://www.ildialogo.org/pretipedofili/Commenti_1277994418.htm

indagine giornalistica fu trasmessa proprio dalla BBC, nel 2006, e sconvolse il mondo.



Il documentario che per la prima volta affrontò l'argomento è il già citato Sex crimes and the



Vatican, curato dal giornalista Colm O'Gorman, vittima di abusi sessuali in età adolescenziale. Il



reportage è stato girato con lo scopo di denunciare gli abusi a danno di minori riconducibili a



rappresentanti del clero. Il video muove gravissime accuse al mondo cattolico, incolpandolo di



omertà: secondo il giornalista e le vittime intervistate infatti, la Chiesa avrebbe insabbiato ogni



denuncia semplicemente trasferendo il sacerdote coinvolto in un'altra parrocchia; inoltre, questi fatti



sarebbero stati protetti in gran segreto negli archivi vaticani. L'inchiesta ha destato enorme scalpore



e suscitato scandalo sia nel mondo laico che in quello ecclesiale, il quale ha preteso scuse formali da



parte dei giornalisti della BBC accusandoli poi di calunnia.



In Italia il documentario è stato inizialmente sottotitolato e pubblicato sul blog Bispensiero.it 155; il



quotidiano cattolico “Avvenire” ha inoltre dedicato ad esso un ampio inserto. Successivamente,



Michele Santoro ha richiesto l'acquisizione del documento per poterlo trasmettere durante una



puntata di Annozero, nonostante il disappunto del presidente della Commissione parlamentare di



vigilanza RAI, Mario Landolfi; dopo varie opposizioni, Santoro ha avuto il consenso alla messa in



onda durante la puntata del 31 maggio 2007. Alla puntata hanno partecipato l'autore del video Colm



O'Gorman e alcuni esponenti della Chiesa, come Rino Fisichella.156



La televisione è sicuramente il mezzo di comunicazione che più ha contribuito alla diffusione di



informazioni relative al dramma della pedofilia e in Italia, negli ultimi anni, è soprattutto un



programma a occuparsi di questo tema, “Le Iene”.



La trasmissione televisiva d'attualità ha spesso affrontato questo problema, attraverso interviste a



vittime di abusi e in particolar modo cogliendo in flagrante i colpevoli, grazie a filmati girati a loro



insaputa da attori che si sono finti persone bisognose di aiuto. L'anonimato dei sacerdoti coinvolti è



garantito da opportuni oscuramenti del viso e deformazioni vocali, ma le azioni sono ben visibili.



I video trasmessi dalle Iene sono numerosi, molti dei quali presentano situazioni decisamente

155 Il video è disponibile al link http://www.bispensiero.it/index.php?

option=com_content&task=view&id=201&Itemid=109



156 http://it.wikipedia.org/wiki/Il_Vaticano_e_i_crimini_sessuali

sconcertanti; spesso gli inviati, dopo la visita dell'attore, hanno parlato personalmente con i



sacerdoti incriminati e nella maggior parte dei casi questi si rivelano personalità disturbate che



agiscono però indisturbate forti della fiducia che in loro viene riposta dalla popolazione.157



Questo programma si occupa da sempre di temi spinosi ed è stato il primo a trattare



coraggiosamente e con esempi reali l'argomenti, non accusando senza prima aver avuto prove



concrete del reato. Grazie ad esso inoltre sono stati presi seri provvedimenti verso coloro che



perpetrato atti di pedofilia, spesso non denunciati per timore o a causa della pressione psicologica



messa in atto dagli stessi.



Un altro medium che tratta costantemente l'argomento è sicuramente la stampa, e l'”Avvenire” è di



certo il quotidiano che dedica più spazio alle notizie riguardanti tale problema. Essendo una



pubblicazione di stampo cattolico, difficilmente cadrà in facili accuse, ma ciò non impedisce che vi



siano articoli in cui il fenomeno è descritto in tutta la sua gravità.



Un esempio è l'intervista a monsignor Scicluna, il promotore di giustizia della Congregazione per la



dottrina della fede, che spiega dettagliatamente la portata del problema.158 Egli afferma che in Italia



finora il fenomeno non sembra abbia dimensioni drammatiche, anche se ciò che mi preoccupa è una certa

cultura del silenzio che vedo ancora troppo diffusa nella Penisola. La Conferenza episcopale italiana (Cei) offre

un ottimo servizio di consulenza tecnico-giuridica per i vescovi che devono trattare questi casi. Noto con grande

soddisfazione un impegno sempre maggiore da parte dei vescovi italiani di fare chiarezza sui casi segnalati loro.







Per quanto riguarda la diatriba tra diritto canonico e diritto civile, ha chiarito la questione, che



prevede un trattamento differente in base al Paese in cui viene commesso il reato:



in alcuni Paesi di cultura giuridica anglosassone, ma anche in Francia, i vescovi, se vengono a conoscenza di

reati commessi dai propri sacerdoti al di fuori del sigillo sacramentale della confessione, sono obbligati a denunciarli

all’autorità giudiziaria.







Nel caso in cui i vescovi non avessero questo obbligo per legge



noi non imponiamo ai vescovi di denunciare i propri sacerdoti, ma li incoraggiamo a rivolgersi alle vittime

per invitarle a denunciare quei sacerdoti di cui sono state vittime. Inoltre li invitiamo a dare tutta l’assistenza

spirituale, ma non solo spirituale, a queste vittime. In un recente caso riguardante un sacerdote condannato da un

tribunale civile italiano, è stata proprio questa Congregazione a suggerire ai denunciatori, che si erano rivolti a

noi per un processo canonico, di adire anche alle autorità civili nell’interesse delle vittime e per evitare altri reati.

157 Alcuni video sono consultabili ai siti: http://decorazionisegrete.blogspot.com/2010/04/le-iene-incastrato-il-prete-

pedofilo.html, http://video.giovani.it/iene-preti-pedofili.html, http://www.gexplorer.net/archivio1/2010/04/video-le-

iene-prete-pedofilo-tre-ave-maria-e-un-bacio-in-bocca/

158 http://www.avvenire.it/Dossier/Chiesa+e+pedofilia/intervista+pedofilia+scicluna_201003130801409170000_20100

3311353481630000.htm

In questo caso il quotidiano ha dedicato ampio spazio al monsignore, permettendo di chiarire molti



dubbi riguardanti la questione giuridica e soprattutto facendo in modo che ammettesse anche alcune



lacune nel modus operandi della Chiesa:



(domanda: è prevista la prescrizione per i delicta graviora? )Lei tocca un punto dolente. In passato, cioè

prima del 1898, quello della prescrizione dell’azione penale era un istituto estraneo al diritto canonico. E per i

delitti più gravi solo con il motu proprio del 2001 è stata introdotta una prescrizione di dieci anni. In base a queste

norme nei casi di abuso sessuale il decennio incomincia a decorrere dal giorno in cui il minore compie i diciotto

anni.



(domanda: è sufficiente?) La prassi indica che il termine di dieci anni non è adeguato a questo tipo di casi e

sarebbe auspicabile un ritorno al sistema precedente dell’imprescrittibilità dei delicta graviora. Il 7 novembre 2002,

comunque, il Servo di Dio Venerabile Giovanni Paolo II ha concesso a questo dicastero la facoltà di derogare dalla

prescrizione caso per caso su motivata domanda dei singoli vescovi. E la deroga viene normalmente concessa.







Come si può osservare, i mass media non sono mai completamente imparziali, poiché per la propria



natura debbono seguire una linea editoriale prestabilita, ma lavorano sinergicamente alla



formazione dell'opinione pubblica e in alcuni casi offrono un prezioso aiuto alla diffusione di



informazioni che altrimenti rimarrebbero appannaggio di pochi esperti del settore.

ABSTRACT



The purpose of this thesis is to study Christian language from an unusual point of view: indeed, we



made a parallel between catholic linguistic strategies and modern marketing techniques; then, we



analyzed four homilies told by several priests from different towns.



First chapter deals with leadership language in general form; we listed some branches like politics,



business, mafia managed associations, faiths and religious sects.



In the second chapter we explained catholic symbolism and we examined the most important



symbols; then we entered the heart of the subject studying in details christian and catholic Church



communicative strategies making a parallel between them and contemporary marketing rules.



In the third chapter we analyzed relation between catholic Church and new media (especially the



web); moreover we presented the results of an anonymous web survey realized thanks to a two-



hundred people sample whose aim was to catch their perception of Church image.



In the fourth chapter we studied four sermons taken during some mass and told by very different



priests come from different towns; we highlighted and meeting points and differences.



Last chapter deals with a very maidenly case study, the pedophilia scandal which involved many



priests in the world; in the analysis we saw how ecclesiastic top management faced the subject by



communication point of view.

BIBLIOGRAFIA



• Ballardini, B., Gesù lava più bianco. Ovvero come la chiesa inventò il marketing, Minimum



Fax, Roma, 2006



• Barthes, R., L'ancienne rhétorique, 1970 (trad. it. La retorica antica, Bompiani, Milano,



2000)





• Boccaccio, G., Decameron, 1349-51



• Bosticco, G., Riempire i vuoti. Un manuale (soggettivo) di scrittura e comunicazione, Ibis,



Pavia, 2007



• Bulwer-Lytton, E., Richelieu, 1839





• Burton, R., L'anatomia della malinconia, 1621





• Coletti, V., Parole dal pulpito. Chiesa e movimenti religiosi tra latino e volgare, Marietti,



Casale Monferrato, 1983



• Gorgia, Encomio di Elena



• Henry, J., Christian symbolism, Cyryl Davenport, London, 1911



• La Piana, G., Strategie di comunicazione mafiosa, SBC Edizioni, Ravenna, 2010



• Lyon, D., Gesù a Disneyland. La religione nell'era postmoderna, Editori Riuniti, Roma,



2002



• Raimondi, E., La retorica d'oggi, Il Mulino, Bologna, 2002



• Re, S., Mindfucking. Come fottere la mente, Cooper&Castelvecchi, Roma, 2003



• Santulli, F., Le parole del potere, il potere delle parole, Franco Angeli, Milano, 2005



• Sorani, A. V., Parola di leader, conversazioni sul discorso carismatico, Mauro Pagliai



Editore, Firenze, 2008



• Valdani, E., Mauri, C., Storer, F., Il Marketing, Etas, 1984

• SITOGRAFIA



• http://www.7thfloor.it





• http://www.artcurel.it/ARTCUREL/santissimatrinita.htm





• http://www.atuttascuola.it/risorse/religione/cresima.htm





• http://www.avvenire.it/Dossier/Chiesa+e+pedofilia/intervista+pedofilia+scicluna_20100313



0801409170000_201003311353481630000.htm





• http://www.biblistica.it/1/chi_sono_i_santi_3464319.html





• http://www.businessonline.it/6/StrategieeManagement/1565/seconda-parte-comunicazione-



aziendale-interna.html





• http://www.caritas-ticino.ch





• http://www.cathopedia.org



• http://christusveritas.altervista.org/Confermazione.htm





• http://www.clonline.org/storiatext/ita/adulti/meet.htm





• http://comunicazione.piuchepuoi.it/20/la-metacomunicazione



• http://www.corriere.it/esteri/10_settembre_13/maiorca-cristianita-tortora_78fc2458-bf36-



11df-8975-00144f02aabe.shtml



• http://www.diariodelweb.it/Articolo/Tecnologia/?d=20090509&id=83473



• http://www.diocesifrosinone.com/ufficio-liturgico/risorse/i-sacramenti-della-chiesa-gesti-



segni-e-simboli.html





• http://www.englishfor.it/rivista_articolo4_1_09.asp



• http://www.esoterya.com/numerologia-numero-tre/1655

• http://www.focus.it/Mondo/domanda/Come_e_costituita_la_gerarchia_ecclesiastica.aspx





• http://www.ildialogo.org





• http://www.ilgiornale.it/interni/discorso__berlusconi_governare_nellinteresse_paese/politica



-berlusconi-discorso-camera-punti-programma-premier/29-09-2010/articolo-id=476738-



page=1-comments=1





• http://www.ilpolitico.it/?p=136





• http://www.italia-news.it/esteri-c4/europa-c8699/preti-pedofili--papa-ratzinger--chiesa-



coperta-da-polvere-53549.html





• http://www.lapaweb.com/chiesa-su-internet.html





• http://lettere.unical.it/LaboratorioItaliano/Articoli/Numero0/il%20potere%20della



%20parola%20di%20Lo%20Bianco%20M.%20C..pdf





• http://www.libero-news.it/news/499424/Il_discorso_integrale_di_Silvio_Berlusconi.html





• http://www.parrocchiasanmartino.org/colori_liturgici.html





• http://www.parrocchiasantafamiglia.net/I%20Gruppi/Gruppo%20Liturgico/Le%20fasi



%20della%20Liturgia%20Eucaristica.htm





• http://www.pontifex.roma.it/index.php/editoriale/il-fatto/1079-il-fondamentalismo-religioso





• http://www.recensioni-storia.it/preti-pedofili-fenomeno-limitato-e-in-costante-diminuzione-



dagli-anni-80-ma-ce-anche-lattacco-a-benedetto-xvi-corriere-del-giorno-17-settembre-2010-



pag-24





• http://www.romaexplorer.it/marketing/management/business/comunicazione_interna.htm





• http://www.romasette.it/modules/news/article.php?storyid=4582

• http://www.stpauls.it/ita/chiesa.htm





• http://www.sporteasy.com





• http://www.televisionando.it/articolo/papa-ratzinger-in-un-talk-su-raiuno-il-22-aprile/47049/





• http://www.unionecatechisti.it/Catechesi/Schede/Sacramenti/Scheda37.htm





• http://www.vatican.va





http://www.wikipedia.org



Related docs
Other docs by Luigi Palumbo
SML_it
Views: 8  |  Downloads: 0
SML
Views: 1  |  Downloads: 0
Relazione LA DONNA IL CAMBIAMENTO L'EUROPA
Views: 1  |  Downloads: 0
LIBERI DI VOLARE corso-2
Views: 0  |  Downloads: 0
LIBERI DI VOLARE corso-1
Views: 31  |  Downloads: 1
CORSO SML-1
Views: 0  |  Downloads: 0
FLARE_Overview_it
Views: 5  |  Downloads: 0
Presentazione SML IT
Views: 38  |  Downloads: 1
By registering with docstoc.com you agree to our
privacy policy

You are almost ready to download!

You are almost ready to download!