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Farsi odiare per farsi amare-Giornalettismo.it

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posted:
10/31/2011
language:
Italian
pages:
2
Farsi odiare per farsi amare-Giornalettismo.it

di Luca Massaro



Giorni neri per la Chiesa Cattolica e il Vaticano, che nel momento del bisogno perdono di

vista l’esempio che dovrebbero cercare di dare al mondo: quello di Gesù



«Il teologo Yeshuotl sollevò gli occhi e disse a Monsieur Godeau: “Se volete davvero regolare la

vostra vita e giudicare la storia, dovrete almeno sapere come Dio passa le sue giornate. Egli si è

riservato in cielo un certo luogo, di quattro cubiti per lato, e lì studia il Talmud durante le prime tre

ore del giorno. Dalla quarta alla settima ora, Dio siede e giudica il mondo. Ma, poiché vede che il

mondo è colpevole, si alza dal seggio della Giustizia e va a sedersi sul trono della Misericordia.

Durante la terza parte del giorno, Egli è lì seduto e nutre il mondo, dal rinoceronte alle pulci.

Durante la quarta parte del giorno. Dio è seduto e gioca con il Leviatano”».



Roberto Calasso, La rovina di Kash, Adelphi, Milano 1983



DISCORSI - Seguendo tale leggenda, ci si accorge, dunque, che a Dio basta un’occhiata veloce per

giudicare il mondo. Per tale ragione, per non restare sospeso in un giudizio che non avrebbe fine

subito si alza dal seggio della Giustizia per sedersi sul trono della Misericordia e da lì comincia a

nutrire il mondo – noi compresi. Al termine della sua abituale giornata, Dio chiama la sua creatura

mostruosa, il Leviatano, e gioca (a carte?) con lui. Secondo me Dio spesso gioca a carte quando

ascolta discorsi come questi: «Nel silenzio di questa notte, nel silenzio che avvolge il Sabato Santo,

toccati dall’amore sconfinato di Dio, viviamo nell’attesa dell’alba del terzo giorno, l’alba della

vittoria dell’Amore di Dio, l’alba della luce che permette agli occhi del cuore di vedere in modo

nuovo la vita, le difficoltà, la sofferenza. I nostri insuccessi, le nostre delusioni, le nostre amarezze,

che sembrano segnare il crollo di tutto, sono illuminati dalla speranza. L’atto di amore della Croce

viene confermato dal Padre e la luce sfolgorante della Risurrezione tutto avvolge e trasforma: dal

tradimento può nascere l’amicizia; dal rinnegamento, il perdono; dall’odio, l’amore». Benedetto

XVI, “Dal tradimento al perdono. Dall’odio all’amore”, discorso tenuto dal Papa al termine della

via Crucis e pubblicato dall’Osservatore Romano del 4 aprile 2010.



PRESENTE – Sono giorni di pena, questi, per la Chiesa Cattolica. Essa si trova sotto attacco, un

attacco concentrico perpetrato in primo luogo dai media internazionali; i nostri media, lo

trasmettono di riflesso, distinguendosi; infatti, riportano la notizia, con titoli come «La stampa

estera contro il Papa: “A Pasqua silenzio sulla pedofilia”». E vabbe’ ci può stare, dato che i casi in

questione sono stati scoperti proprio in paesi esteri. Ma il punto di cui vorrei parlare non è questo. Il

punto è come le gerarchie vaticane reagiscono a tali accuse. D’accordo, loro difendono la loro

struttura di potere, potere tremendamente mondano, e la loro aurea di credibilità morale. Ma

possibile che, per una volta che possono incarnare l’essenza del cristianesimo, non ne approfittano?

Possibile che non si lascino “martirizzare” (senza ragione?) per far emergere con più forza la verità

della carità e della misericordia? Io non voglio mettere in dubbio che il Pontefice stia offrendo al

mondo intero “un grande esempio di fermezza nella ricerca della verità” e che voglia veramente far

luce completa sugli scabrosi casi della pedomania di alcuni sacerdoti cattolici (anche se qualcuno di

più informato lo potrebbe eccome mettere in dubbio, vedi Luigi Castaldi, alias Malvino). Ma il

punto, ripeto, non è questo. Il punto è come non assumano a prescindere su di sé le colpe che li

riguardano anche indirettamente. Perché tutta questa ansia di difendersi, di distinguersi, di dire io

no, non sono stato, sono innocente? Leggiamo Giovanni 15 (18, 25)

PASSATO - «Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il

mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo,

per questo il mondo vi odia. Ricordatevi della parola che vi ho detto: Un servo non è più grande

del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia

parola, osserveranno anche la vostra. Ma tutto questo vi faranno a causa del mio nome, perché non

conoscono colui che mi ha mandato. Se non fossi venuto e non avessi parlato loro, non avrebbero

alcun peccato; ma ora non hanno scusa per il loro peccato. Chi odia me, odia anche il Padre mio.

Se non avessi fatto in mezzo a loro opere che nessun altro mai ha fatto, non avrebbero alcun

peccato; ora invece hanno visto e hanno odiato me e il Padre mio. Questo perché si adempisse la

parola scritta nella loro Legge: Mi hanno odiato senza ragione ». Ecco, io non arrivo a capire

come i rappresentanti ufficiali di Cristo in terra non colgano da questa triste vicenda l’occasione

per ricordarsi di queste parole che l’evangelista mette in bocca a Gesù. Tuttavia i miei dubbi son

subito risolti: la Chiesa Cattolica e, in particolare, il Vaticano sono di questo mondo – per questo

non capiscono le ragioni per cui il mondo comincia ad odiarli. E a questo odio, a questa

persecuzione, non sanno abituarsi, non sanno farli fruttare per lanciarsi in una vera imitatio Christi.

In fondo, “farsi” perseguitare ingiustamente potrebbe rinnovare lo spirito autentico della lettera

evangelica, potrebbe far rivalutare agli occhi degli ultimi, degli sconfitti una Chiesa sempre più

impastata nelle trame mondane del potere; e questo tanto più se credono, come credono, di aver

ragione. Ma, purtroppo per loro, la Chiesa è divenuta una Potestà o un Principato – e questo è un

dato incontestabile. E, come scrisse Paolo nella Prima Lettera ai Corinzi (15, 20-24), la fine di ogni

potestà e di ogni principato non è tanto piacevole:



LA PARTITA CONTINUA – «Ora, invece, Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che

sono morti. Poiché se a causa di un uomo venne la morte, a causa di un uomo verrà anche la

risurrezione dei morti; e come tutti muoiono in Adamo, così tutti riceveranno la vita in Cristo.

Ciascuno però nel suo ordine: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono

di Cristo; poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo aver ridotto al nulla

ogni principato e ogni potestà e potenza». La preoccupazione vaticana di temere la sconfitta, di

avere le spalle al muro, in breve: di temere la crocifissione, è una preoccupazione altamente anti-

cristiana. Come Gesù si lasciò crocifiggere senza opporre la minima resistenza ma, obtorto collo,

bevve l’amaro calice soltanto per il trionfo della verità della vittima e dell’amore, così la Chiesa –

sua supposta figlia – dovrebbe provare realmente, sulla propria carne, la durezza della Passione.

Tanto più oggi che viviamo in un mondo in cui, per lo meno a parole, sia ha la massima cura delle

vittime, massimo riguardo per chi subisce soprusi; se la Chiesa riconoscesse fino in fondo le proprie

responsabilità e assumesse su di sé tutte le colpe commesse da suoi figli degeneri, allora

sicuramente troverebbe nei media internazionali (in quelli italiani non ne ha bisogno) comprensione

e inversione immediata di tendenza: cioè riconoscimento a possibile e onorevole guida morale del

pianeta. Ma stando così le cose, ostinarsi a chiudersi nei caveau mentali e non del Vaticano,

allontana la Chiesa dalla sua missione. E intanto Dio continuerà a passare oziosamente le sue

giornate nel suo angolo di cielo a giocare a carte con il Leviatano.



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