Farsi odiare per farsi amare-Giornalettismo.it
di Luca Massaro
Giorni neri per la Chiesa Cattolica e il Vaticano, che nel momento del bisogno perdono di
vista l’esempio che dovrebbero cercare di dare al mondo: quello di Gesù
«Il teologo Yeshuotl sollevò gli occhi e disse a Monsieur Godeau: “Se volete davvero regolare la
vostra vita e giudicare la storia, dovrete almeno sapere come Dio passa le sue giornate. Egli si è
riservato in cielo un certo luogo, di quattro cubiti per lato, e lì studia il Talmud durante le prime tre
ore del giorno. Dalla quarta alla settima ora, Dio siede e giudica il mondo. Ma, poiché vede che il
mondo è colpevole, si alza dal seggio della Giustizia e va a sedersi sul trono della Misericordia.
Durante la terza parte del giorno, Egli è lì seduto e nutre il mondo, dal rinoceronte alle pulci.
Durante la quarta parte del giorno. Dio è seduto e gioca con il Leviatano”».
Roberto Calasso, La rovina di Kash, Adelphi, Milano 1983
DISCORSI - Seguendo tale leggenda, ci si accorge, dunque, che a Dio basta un’occhiata veloce per
giudicare il mondo. Per tale ragione, per non restare sospeso in un giudizio che non avrebbe fine
subito si alza dal seggio della Giustizia per sedersi sul trono della Misericordia e da lì comincia a
nutrire il mondo – noi compresi. Al termine della sua abituale giornata, Dio chiama la sua creatura
mostruosa, il Leviatano, e gioca (a carte?) con lui. Secondo me Dio spesso gioca a carte quando
ascolta discorsi come questi: «Nel silenzio di questa notte, nel silenzio che avvolge il Sabato Santo,
toccati dall’amore sconfinato di Dio, viviamo nell’attesa dell’alba del terzo giorno, l’alba della
vittoria dell’Amore di Dio, l’alba della luce che permette agli occhi del cuore di vedere in modo
nuovo la vita, le difficoltà, la sofferenza. I nostri insuccessi, le nostre delusioni, le nostre amarezze,
che sembrano segnare il crollo di tutto, sono illuminati dalla speranza. L’atto di amore della Croce
viene confermato dal Padre e la luce sfolgorante della Risurrezione tutto avvolge e trasforma: dal
tradimento può nascere l’amicizia; dal rinnegamento, il perdono; dall’odio, l’amore». Benedetto
XVI, “Dal tradimento al perdono. Dall’odio all’amore”, discorso tenuto dal Papa al termine della
via Crucis e pubblicato dall’Osservatore Romano del 4 aprile 2010.
PRESENTE – Sono giorni di pena, questi, per la Chiesa Cattolica. Essa si trova sotto attacco, un
attacco concentrico perpetrato in primo luogo dai media internazionali; i nostri media, lo
trasmettono di riflesso, distinguendosi; infatti, riportano la notizia, con titoli come «La stampa
estera contro il Papa: “A Pasqua silenzio sulla pedofilia”». E vabbe’ ci può stare, dato che i casi in
questione sono stati scoperti proprio in paesi esteri. Ma il punto di cui vorrei parlare non è questo. Il
punto è come le gerarchie vaticane reagiscono a tali accuse. D’accordo, loro difendono la loro
struttura di potere, potere tremendamente mondano, e la loro aurea di credibilità morale. Ma
possibile che, per una volta che possono incarnare l’essenza del cristianesimo, non ne approfittano?
Possibile che non si lascino “martirizzare” (senza ragione?) per far emergere con più forza la verità
della carità e della misericordia? Io non voglio mettere in dubbio che il Pontefice stia offrendo al
mondo intero “un grande esempio di fermezza nella ricerca della verità” e che voglia veramente far
luce completa sugli scabrosi casi della pedomania di alcuni sacerdoti cattolici (anche se qualcuno di
più informato lo potrebbe eccome mettere in dubbio, vedi Luigi Castaldi, alias Malvino). Ma il
punto, ripeto, non è questo. Il punto è come non assumano a prescindere su di sé le colpe che li
riguardano anche indirettamente. Perché tutta questa ansia di difendersi, di distinguersi, di dire io
no, non sono stato, sono innocente? Leggiamo Giovanni 15 (18, 25)
PASSATO - «Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il
mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo,
per questo il mondo vi odia. Ricordatevi della parola che vi ho detto: Un servo non è più grande
del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia
parola, osserveranno anche la vostra. Ma tutto questo vi faranno a causa del mio nome, perché non
conoscono colui che mi ha mandato. Se non fossi venuto e non avessi parlato loro, non avrebbero
alcun peccato; ma ora non hanno scusa per il loro peccato. Chi odia me, odia anche il Padre mio.
Se non avessi fatto in mezzo a loro opere che nessun altro mai ha fatto, non avrebbero alcun
peccato; ora invece hanno visto e hanno odiato me e il Padre mio. Questo perché si adempisse la
parola scritta nella loro Legge: Mi hanno odiato senza ragione ». Ecco, io non arrivo a capire
come i rappresentanti ufficiali di Cristo in terra non colgano da questa triste vicenda l’occasione
per ricordarsi di queste parole che l’evangelista mette in bocca a Gesù. Tuttavia i miei dubbi son
subito risolti: la Chiesa Cattolica e, in particolare, il Vaticano sono di questo mondo – per questo
non capiscono le ragioni per cui il mondo comincia ad odiarli. E a questo odio, a questa
persecuzione, non sanno abituarsi, non sanno farli fruttare per lanciarsi in una vera imitatio Christi.
In fondo, “farsi” perseguitare ingiustamente potrebbe rinnovare lo spirito autentico della lettera
evangelica, potrebbe far rivalutare agli occhi degli ultimi, degli sconfitti una Chiesa sempre più
impastata nelle trame mondane del potere; e questo tanto più se credono, come credono, di aver
ragione. Ma, purtroppo per loro, la Chiesa è divenuta una Potestà o un Principato – e questo è un
dato incontestabile. E, come scrisse Paolo nella Prima Lettera ai Corinzi (15, 20-24), la fine di ogni
potestà e di ogni principato non è tanto piacevole:
LA PARTITA CONTINUA – «Ora, invece, Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che
sono morti. Poiché se a causa di un uomo venne la morte, a causa di un uomo verrà anche la
risurrezione dei morti; e come tutti muoiono in Adamo, così tutti riceveranno la vita in Cristo.
Ciascuno però nel suo ordine: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono
di Cristo; poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo aver ridotto al nulla
ogni principato e ogni potestà e potenza». La preoccupazione vaticana di temere la sconfitta, di
avere le spalle al muro, in breve: di temere la crocifissione, è una preoccupazione altamente anti-
cristiana. Come Gesù si lasciò crocifiggere senza opporre la minima resistenza ma, obtorto collo,
bevve l’amaro calice soltanto per il trionfo della verità della vittima e dell’amore, così la Chiesa –
sua supposta figlia – dovrebbe provare realmente, sulla propria carne, la durezza della Passione.
Tanto più oggi che viviamo in un mondo in cui, per lo meno a parole, sia ha la massima cura delle
vittime, massimo riguardo per chi subisce soprusi; se la Chiesa riconoscesse fino in fondo le proprie
responsabilità e assumesse su di sé tutte le colpe commesse da suoi figli degeneri, allora
sicuramente troverebbe nei media internazionali (in quelli italiani non ne ha bisogno) comprensione
e inversione immediata di tendenza: cioè riconoscimento a possibile e onorevole guida morale del
pianeta. Ma stando così le cose, ostinarsi a chiudersi nei caveau mentali e non del Vaticano,
allontana la Chiesa dalla sua missione. E intanto Dio continuerà a passare oziosamente le sue
giornate nel suo angolo di cielo a giocare a carte con il Leviatano.